Lo stupro. Sorella, io ti credo.

0
2

“Noi viviamo in clausura, indossiamo un vestito che arriva quasi alle caviglie, non usciamo mai la notte (tranne per le emergenze), non andiamo alle feste, non beviamo alcolici e abbiamo fatto voto di castità. E’ una scelta che non ci rende migliori o peggiori di nessuno, sebbene paradossalmente ci rende più libere e felici di molte. E proprio perché è una scelta libera, difendiamo con tutti i nostri mezzi a nostra disposizione (e questo è uno di quelli) il diritto di tutte le donne di fare liberamente il contrario senza per questo essere giudicate, violentate, intimidite, assassinate o umiliate.

Sorella, io sì ti credo“. 

Questo è quanto scrivono le carmelitane scalze di Hondarribia, paesino di 15mila abitanti nei Paesi Baschi, a sostegno del movimento che ha animato la comunità internazionale #yositecreo, per quella sentenza che vede il branco formato da 5 uomini che nel 2016 violentò una ragazza di 18 anni condannati solo per abuso assolvendoli dall’accusa di violenza sessuale. Questa la sentenza del tribunale di Pamplona nei confronti dei 5, fra di essi anche un appartenente alla Guardia Civil, che nel giugno del 2016 violentarono in gruppo una ragazza di 18 anni. I giudici hanno riconosciuto nei confronti degli stupratori solo il reato che prevede pene più miti, abuso, e non quello della violenza sessuale.

Tra qualche mese i 5 violentatori potrebbero tornare in libertà. Lo sdegno, allargatosi a macchia d’olio, ha superato i confini della Spagna arrivando ad indignare la comunità internazionale.

Anche noi, feriti: #sorellaioticredo

 

Commenti

commenti

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui