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Casamassima: oggi aperta la chiesetta già della Madonna del Soccorso.

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Stamattina, 5 agosto, gli “spari” hanno informato tutti che finalmente la Chiesetta della Madonna del Soccorso, divenuta di Santa Lucia e che sorge al di fuori della cinta muraria del cimitero di Casamassima, sarà aperta dalle 8.30 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00.

Ecco come si presentano l’aiuola prospiciente la piacevole chiesetta ed il parcheggio.

Le immagini si commentano da sole.

(Il necessario per dare una pulita alla chiesetta)

Buona visita di preghiera a tutti.

La morte del carabiniere avvolta nel mistero.

Che la vicenda di Mario Cerciello Rega, il vicebrigadiere dei carabiniere ucciso con undici coltellate a Roma la notte del 26 luglio scorso, sia una di quelle storie che presto diventano misteri inestricabili nel nostro bel Paese, densa di punti oscuri, è apparso chiaro dal primo momento.

Dopo qualche ora dall’omicidio, alle nove di mattina, attraverso un comunicato stampa proprio dei carabinieri, si diffonde l’ipotesi che a colpire il militare chiamato a dirimere un cosiddetto “cavallo di ritorno”, fosse stato un nordafricano.

Anzi, due.

Il caso da giudiziario e di cronaca comincia a configurarsi come “politico”, come quella politica spicciola di cui sembra ultimamente cibarsi la casalinga di Voghera che considera un delitto di maggiore o minore gravità a seconda dell’etnia dell’autore.

La pagina Facebook di Puntato, amministrata da due carabinieri in servizio, scrive che sono state arrestate quattro persone di cui tre di origine marocchine ed una algerina.

Sono loro gli autori dell’omicidio.

Ma anche un consigliere di un Municipio di Roma, con spiccate simpatie per l’estrema destra scrive: «Chissà come sono entrati in Italia i due nordafricani che hanno ucciso a #coltellate un carabiniere di 35 anni a Roma durante un controllo. Magari su una di quelle navi delle #ong. E magari qualche parlamentare del #Pd gli ha stretto la mano e li ha aiutati a sbarcare. Chissà».

ONG, PD, nordafricani, eccole le paroline magiche che tanto smuovono le coscienze assopite di un popolo distratto che, cavalcando l’onda dell’indignazione contro i neri, tutti sporchi, cattivi e assassini, condividendo a man bassa notizie ancora non confermate e tutte da verificare, inondano i social, terreno fertile per i milioni di sprovveduti che non aspettano altro per scaricare l’odio da anni represso. Ma anche i giornali, il Messaggero, la Repubblica e molti altri, fanno rimbalzare la notizia.

Salvini come suo solito si butta a capofitto e vi lasciamo solo immaginare quello che avviene in quelle ore convulse. Anche la Giorgia Meloni, approfittando del vento “sovranista” favorevole si lascia andare ad esternazioni dal nostro punto di vista, discutibili nella forma: «Provo rabbia e tristezza. L’Italia non può essere punto di approdo di certe bestie. Vicinanza a famiglia e carabinieri, spero questi animali vengano presi e marciscano in galera».

Ma a parte qualche, diciamo così, intemperanza verbale di qualcuno che non pensa che l’Italia sia uno Stato di Diritto, la condanna dell’atto, come è ovvio, è unanime.

Ma dobbiamo attendere ancora qualche ora e in serata, a sorpresa, quando tutti erano pronti a dichiarare guerra all’intero continente africano per quell’uccisione, viene divulgata la notizia che ad uccidere il carabiniere non sono stati due nordafricani, ma due americani.

Bianchi, ricchi, probabilmente annoiati e che fanno uso di stupefacenti.

Ed ora veniamo ai lati ancora oscuri della vicenda.

Ma perché, compresa l’Arma dei Carabinieri, ha dato adito a pensare che gli autori fossero magrebini? Qualcuno sussurra che siano stati messi su una strada sbagliata proprio da Sergio Brugiatelli, vittima del furto dello zaino da parte dei due americani, conosciuti dallo stesso Brugiatelli e che lui temeva fortemente. Ma possibile che l’Arma si faccia depistare così e che renda pubbliche notizie (i due nordafricani) ancora non confermate?

Lo zaino poi è stato sottratto dai due americani perché il Brugiatelli li aveva condotti da un pusher che gli aveva venduto aspirina al posto di cocaina oppure è stato consegnato volontariamente dallo stesso Brugiatelli ai due ragazzi come pegno affinché gli stessi ricevessero quanto pattuito?

E così, il Bruguiatelli, sprovvisto di zaino in cui custodiva documenti, effetti personali e cellulare, chiama (prima versione) la centrale operativa dei carabinieri denunciando di essere stato derubato. La centrale operativa chiede alla stazione di competenza un intervento in abiti civili.

La seconda versione invece, sostiene che il Brugiatelli, essendo una fonte confidenziale dei carabinieri denuncia quanto accaduto ai militari incontrati a Trastevere. A questo punto sono questi carabinieri che informano i colleghi della stazione dei carabinieri di competenza dell’accaduto richiedendo un intervento a favore del confidente.

Per la riconsegna di quello zaino da parte dei due americani al Bruguiatelli si presentano, in abiti civili, Mario Cercelli Rega ed il suo collega Andrea Varriale. A questo punto si sa solo che Cerciello entra in colluttazione con Eder Finnegan Lee che lo colpisce mortalmente con undici pugnalate inflitte con un coltello a lama fissa lunga 18 centimetri Trenknife tipo Kabar Camillus con lama brunita modello marines. E mentre il collega muore, l’altro carabiniere, Andrea Varriale, lotta anch’esso con l’altro giovane, Gabriel Christian Natale Hjorth senza accorgersi, come i fatti dimostrano, di nulla.

Come è possibile che quel coltello sia potuto passare attraverso i vari controlli che certamente, pensiamo, i due giovani americani hanno dovuto aver avuto nel loro ingresso dagli USA in Italia?

Che genere di preparazione ricevono le nostre forze dell’ordine se due ragazzoti di 18 anni riescono addirittura a sopraffarli?

Per quale motivo se Mario Cerciello era regolarmente in servizio aveva in dotazione con se solo le manette e non la pistola di ordinanza? E neanche il suo collega ha avuto il tempo di estrarre l’arma e fare fuoco?

Sarà poi vero che nelle vicinanze cerano addirittura due pattuglie che a quanto sembra non sono intervenute o non hanno avuto il tempo per farlo?

Ma se i misteri fossero solo questi potremmo sperare che qualche buon investigatore, coadiuvato da un magistrato attento, potrebbe presto arrivare alla soluzione, ma altro rende la vicenda ancora avvolta nella nebbia.

Gabriel Christian Natale Hjorth eEder Finnegan Lee

(In foto a sx Gabriel Christian Natale Hjorth, imputato di concorso in omicida e a dx Eder Finnegan Lee, reo confesso)

Perché sono state divulgate quelle foto, le prime dei due americani, all’interno della camera d’albergo che occupavano per oltre 200 euro a notte all’atto dell’arresto?

E poi perché, come per uno dei classici autogol, si è permesso a qualcuno di fotografare Gabriel, non l’autore materiale del delitto ma accusato in concorso di omicidio, ammanettato e bendato in quella stanza di una caserma dei carabinieri con i quadri appesi alla parete del generale Della Chiesa e di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino considerati da tutti uomini di Stato che proprio per il perseguimento della giustizia attraverso la legalità e le regole sono stati uccisi?

Se l’autore della foto shock comparsa peraltro su tutti i media americani che mette in forte imbarazzo la giustizia italiana è stato allontanato dai servizi operativi, qualcuno fra gli inquirenti, si è fatto un’idea da dove e da chi sia partita l’ispirazione?

Certo che per Salvini e la Meloni e la pletora dei sostenitori “odiatori” scoprire che non si sia trattato di due neri sbarcati da qualche ONG con il placet del PD ad uccidere il nostro connazionale non è stata certamente una buona notizia; infatti la morte del carabiniere sembra essere passata in secondo piano da quando i due arrestati si sono rivelati statunitensi. Che sia questa la ragione per i tanti misteri che continuano ad avvolgere l’intera vicenda?

Le ulteriori polemiche che in queste ore animano ancora il fuoco sotto la cenere sono alimentate da quella strana visita di Ivan Scalfarotto, in quota PD, al carcere in cui sono rinchiusi i due americani, il messaggio dell’insegnate sospesa che non piange la morte del carabiniere e l’esternazione di Massimo Fini, giornalista che collabora con Il Fatto Quotidiano. Per il giornalista scrittore, «il vicebrigadiere Cerciello Rega pur essendo in servizio si era dimenticato la pistola d’ordinanza in caserma. Più che un eroe, termine di cui in questi anni enfatici si è fatto uso e abuso, mi sembra un incapace. Ma anche l’altro brigadiere coinvolto, Andrea Varriale, non scherza, non è stato in grado di portare alcun aiuto al collega in difficoltà perché, come ha dichiarato Francesco Gargaro, comandante provinciale dei carabinieri di Roma, “sopraffatto e buttato a terra” dal ragazzo americano. Se queste sono le nostre Forze dell’Ordine stiamo freschi».

Come è facilmente ammettere, la vicenda che ruota intorno all’uccisione di Mario Cerciello Rega è intrisa di tutti gli ingredienti utili affinché, forse come nostro solito, tra un trentennio riusciremo a capirci di più arrivando a stabilire la verità.

Nel frattempo rimangono le lacrime di Rosa Maria Esilio, divenuta moglie di Mario 45 giorni prima della sua morte, a farci ricordare la scomparsa del trentacinquenne che come desiderio aveva quello di indossare la divisa e di servire lo Stato.

Resistere, resistere, resistere.

Ammiro chi resiste, chi ha fatto del verbo resistere carne, sudore, sangue,

e ha dimostrato senza grandi gesti che è possibile vivere, e vivere in piedi anche nei momenti peggiori.”
(Luis Sepúlveda)

Che si sia deciso di consegnare le chiavi di casa a «nani e ballerine» solo gli analfabeti compresi quelli funzionali, non lo capiscono. Ne è riprova anche la non tanto lontana Ucraina dove, con il 73% dei consensi, il comico Volodimir Zelenskij diventa presidente. Guiderà molto probabilmente un governo composto da attori e tecnici tv, molti dei quali provenienti dalla serie tv di successo che lo ha fatto conoscere in tutto il paese, Servo del popolo, e che lo ha portato a rivestire una così alta carica.

Anche nel civilissimo Regno Unito, un altro caso scuote l’opinione pubblica nostrana con l’elezione di un certo Alexander Boris Johnson. Noto alle cronache per le sue innumerevoli gaffes, scalando il partito conservatore diventa primo ministro: carica che lo metterà nelle condizioni di superare lo scoglio Brexit.

E così Boris, il razzista che sostiene «che i neri hanno sorrisi come angurie» o che «le donne musulmane velate mi sembrano cassette della posta» passando dal più classico «culattoni» riferito ai gay, dopo essersi costruito la sua carriera prima come giornalista e poi come politico costruendo fake news anche su Edoardo II, con il placet perfino del biondino come lui Donald Trump, dopo aver vinto la battaglia con l’Italia per la lunghezza dei profilattici, siederà ai tavoli che contano.

Perfino una donna in questa speciale classifica: sarà la Ursula Von der Leyen a rivestire i panni di presidente del governo UE. Non una «nana e neanche una ballerina», la Ursula, che votata anche con i voti determinanti del M5S che quasi una crisi di governo, l’ennesima, provocavano, con quell’invito del 2011 ad utilizzare misure più dure e brutali contro il governo ed i cittadini greci, lascia il governo tedesco della Merkel per approdare in pompa magna in Europa.

Gli esempi potrebbero ancora susseguirsi con il Trump a cui piace costruire muri e se volete anche con l’amico di Salvini Viktor Orbán che i confini li ha elettrificati, ma non possiamo, nostro malgrado, dimenticare il nostro Bel Paese che sembra non abbia nulla da insegnare a nessuno. Anche da noi i «nani», Berlusconi e i «comici», Grillo. Anche da noi le ballerine che con le loro inimmaginabili piroette passando da una posizione a quella esattamente all’opposto, leggi Luigi Di Maio e Matteo Salvini, tentano goffamente e pericolosamente in una campagna elettorale perenne, di governare un Paese allo sbando.

Tra reddito di cittadinanza incompleto e per alcuni versi inconcludente, abolizione della povertà e delle accise sulla benzina che sono ancora lì, condoni, salvataggi dai processi in Parlamento, chiusura dell’ILVA a Taranto e stop a TAP e TAV che si faranno lo stesso nonostante i milioni di voti presi con «l’inganno della promessa elettorale», conditi con l’odio nei confronti dei migranti e dei poveri ma mai della povertà, fra invenzioni di «mandati zero», siedono stabilmente su quelle seggiole che poi tanto scomode non devono essere se li tengono così fortemente incollati.

E così mentre si aspetta ancora che la scatoletta di tonno venga aperta, (mancano gli attrezzi), uno che non ha mai lavorato in vita sua, Salvini, insieme ad un altro che come esperienza di lavoro ha fatto l’esperienza dignitosa di venditore di bibite al San Paolo, rivestono il ruolo di Ministro degli Interni e Ministro del Lavoro.

Ma c’è Bibbiano oggi, che come un mantra, sbandierato a destra e a manca con quella strumentalizzazione infame fatta su quei poveri bambini e sulle loro famiglie, consumato come arma di distrazione di massa viene utilizzato impunemente per coprire il caso Moscopoli-Russiagate in cui la Lega sembra coinvolta in modo inequivocabile con quei ancora presunti (?) fondi neri destinati al partito. E come se dovessimo affermare che tutto il M5S è marcio, come loro sostengono del PD non solo a Bibbiano, solo perché hanno fatto donazione di fondi proprio all’associazione Hansel e Gretel, la onlus al centro delle indagini su quegli affidi discussi.

Seppellire gli scandali dei fondi neri e quella reale secessione del nord dal sud voluta fortemente dalla Lega con la farsa sull’autonomia accompagnata da quei 49 milioni che mancano all’appello è un attimo. Anche se in verità sarebbero oltre 45 i miliardi di euro che che mancano per la prossima finanziaria e che dovranno colmare il buco del RdC e della Flat Tax che toglie ai poveri per dare benefici significativi ai ricchi in barba a quanto la nostra Costituzione prevede all’art. 53.

Ma la questione che dovrebbe in maggior ragione preoccupare il popolo del sud, quello che ha in forma massiccia dato il proprio consenso alla Lega Nord, è la questione della cosiddetta autonomia. Veneto e Lombardia, a guida Lega ed Emilia Romagna a guida PD, chiedono che da 16 a 23 competenze dello Stato passino alle regioni. Vorrebbero scegliersi addirittura gli insegnanti “graditi” nelle loro scuole nordiste i leghisti della prima ora, che abbindolando e narcotizzando il popolo del sud che grida capitano capitano, è ancora lontano dal pensare che la vera guerra non è nei confronti dei migranti che continuano a morire sui barconi, ma anche e soprattutto nei confronti del meridione d’Italia, povero e senza prospettive rinchiuso nell’angoletto dell’agenda delle priorità. Se i meridionali terroni sapessero e capissero, per esempio, che quella riforma del titolo V della Costituzione voluta dal PD ha aperto le porte a questo sfascio e che i LEP (Livelli Essenziali di Prestazione), proposti dai Grillini non sono altro che una polpetta avvelenata per far passare il complessivo impianto secessionista lavandosi la coscienza con i meridionali che massicciamente il 4 marzo li hanno votati, molte cose sarebbero più chiare.

Si vuole in definitiva, cambiare il concetto stesso della Costituzione, i cui valori di cittadinanza sarebbero determinati dalla residenza di ognuno con la creazione di piccoli “staterelli” feudali anziché rifarsi al concetto di Nazione.

Ci saremmo aspettati che i consigli comunali, almeno quelli del sud, si fossero uniti in rete se non altro attraverso l’approvazione di ordini del giorno o di mozioni condivise per contrastare questo barbarico modo di fare del governo fondato sul contratto.

Ma i comuni del sud, fra i quali anche quelli che ospitalità continuano a dare ad esponenti della Lega, sono indaffarati più a vivacchiare che a pensare ai veri problemi che si presenterebbero se passasse questa riforma autonomista. Autonomia che vedrebbe i cittadini che credono di amministrare attraverso le mille bugie fatte passare per verità, fare i conti con le risorse che ancor più mancherebbero per i servizi essenziali e primari.

Ed è questo il clima in cui Resistere diventa una priorità.

Continua ……

Casamassima: Consiglio Comunale di giovedì 25 luglio.

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Tutti presenti al consiglio comunale che si è tenuto stamattina, giovedì. Naturalmente tutto secondo il classico copione tranne che per qualche punto posto in discussione e che sinceramente ci è apparso poco chiaro. Ve li proponiamo.

Il consigliere Agostino Mirizio presenta un interrogazione:

«Criteri di affidamento incarichi legali e di affidamento diretto dei lavori alle ditte. In base alle nuove norme previste dal codice degli appalti che ha ampliato la possibilità di utilizzare la procedura di affidamento diretto si chiede di sapere quali sono i criteri utilizzati da codesto ente sia per l’affidamento degli incarichi legali sia per l’affidamento dei lavori alle ditte, se esistono delle “short list” dalle quali attingere e quali siano le modalità di accesso».

Il sindaco Giuseppe Nitti, che risponde a Mirizio, in sintesi afferma che per gli incarichi legali, relativamente pochi per il sindaco (ma personalmente in questo non siamo del tutto d’accordo), si tratta di un rapporto pressoché fiduciario con il legale scelto. Per gli affidamenti dati alle ditte per i vari lavori che si rendono necessari, non vi è intervento alcuno da parte della componente politica.

Le indicazioni che l’amministrazione ha impartito agli uffici sono solo le linee guida da seguire e che sono rappresentate dalla competenza, all’economicità e dalla turnazione fra le varie imprese che operano sull’intero territorio casamassimese per metterle tutte o buona parte di esse, nelle stesse condizioni.

A tal proposito specifica poi che non esiste nessuna short list comunale da cui attingere volta per volta per l’individuazione dell’impresa o della ditta chiamata ad eseguire un particolare lavoro.

Ed è questo che ci ha fatto sobbalzare dalla sedia.

Il sindaco con la sua risposta ha di fatto contraddetto e sconfessato la vice sindaco ed assessore Annamaria Latrofa la quale, ad una domanda simile posta durante il Consiglio Comunale del 29 novembre scorso, accennava all’esistenza di una short list di imprese suddivise per competenza presente agli atti dell’Ufficio Tecnico.

Ora, alla luce di tutto ciò, dove la verità?

La competenza, l’economicità e soprattutto la turnazione fra le ditte è solo compito degli uffici oppure anche la parte politica potrebbe come fa il consigliere Mirizio, dare una scorsa all’albo pretorio online per verificare se effettivamente è vero che si «ripercorrono» sempre gli stessi nomi?

Altro punto non chiaro è il costo complessivo delle opere che si stanno eseguendo sulla Scuola Collodi. Se non sbagliamo, lo scorso consiglio comunale monotematico sulla Collodi, che monotematico non fu, decise di stanziare ulteriori 200 mila euro per completare le opere e per arrivare alla riapertura prevista, secondo il sindaco, nella prima quindicina di settembre.

Oggi si scopre che ci sarà bisogno di un ulteriore somma pari a 15 mila euro per opere di rifinitura e 35 mila euro per gli arredi: totale 50 mila euro.

Alla luce di ciò una domanda ci pare lecita.

Attraverso le esposizioni pubbliche comprese le dichiarazioni alla stampa da parte del sindaco e dell’amministrazione tutta, ci è sembrato di capire (chiediamo scusa in anticipo se abbiamo compreso male), che l’ex direttore dei lavori Giuseppe De Leonardis accanto a «varie colpe» avesse anche quella di non essere riuscito a quantificare con esattezza la somma finale da destinare all’intero intervento. Ora ci chiediamo se sia possibile che l’amministrazione comunale nel suo complesso sia caduta nella stessa «grave colpa» visto che nel giro solo di un paio di settimane fa lievitare ancora le spese finali aumenandole  di un quarto rispetto all’ultima variante.

Possibile che quegli ulteriori interventi di cui parla il sindaco non potevano già essere previsti e decisi 15 giorni fa?

A Casamassima neanche la cassa armonica trova pace.

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Ed anche quest’anno (ne avevamo parlato anche l’anno scorso), si ripresenta puntuale come un orologio svizzero costruito a Taiwan, il prodigio della cassa armonica ballerina.

Rimane un giallo quello che aleggia intorno a quello strano e familiare elemento a forma di cupola che ospita le bande musicali che, dipendentemente dalla festa in cui è montato e in cui troneggia in piazza, ora si sistema sulla sinistra ed ora sulla destra del Monumento ai Caduti.

A dire il vero questo vezzo, che qualcuno paragona ad un miracolo (in mancanza di uno vero ce ne inventiamo uno all’occorrenza), ha avuto origine l’anno scorso e coincide con l’elezione di Giuseppe Nitti a sindaco.

Per ricapitolare, a luglio, quando il sindaco consegna le chiavi della Città alla Madonna, si preferisce, probabilmente per avere sgombra la visuale, sistemarla alla sinistra del Monumento e a settembre, durante San Rocco, si sistema alla destra, dove peraltro è sempre stata situata da secoli a questa parte.

(La cassa armonica durante la festività di luglio per la Madonna del Carmelo)

(La cassa armonica durante la festività di settembre per San Rocco)

Nonostante lambiccarsi del cervello data la propensione al materialismo che ci contraddistingue e che solo un’emicrania ci ha fatto venire, abbiamo tentato di dare una giustificazione a tale prodigioso evento della natura dell’era pinucciana che vede il paesello interrogarsi senza riuscire a trovare una risposta convincente. Esclusa la giustificazione su le fantomatiche questioni legate alla sicurezza che non potrebbe trovare accoglimento visto che le feste religiose appaiono nella sostanza e nell’organizzazione praticamente una fotocopia, non ci rimane che aspettare l’intervento di qualche anima pia fra organizzatori, polizia municipale, confraternite varie, assessori, sindaco o suoi immancabili portabagagli di consensi, che possa finalmente illuminare le nostre menti ottenebrate da questo dogma che opprime le nostre misere ed inutili vite.

Anche se appare chiaro che ….

Naufraghi senza volto – Dare un nome alle vittime del Mediterraneo

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Questi morti senza identità ci raccontano una storia di umanità che per troppo tempo abbiamo deciso di ignorare, così come i nostri avi ignoravano le navi negriere nel Settecento. In queste imbarcazioni viaggiavano cinque persone per metro quadro naufragate poco prima di arrivare nell’Europa che si vanta di essere la terra dei diritti umani.

Cristina Cattaneo

E’ un’operazione particolarmente difficile dare un nome a coloro i quali muoiono carbonizzati per un incidente aereo, oppure perché qualcuno ha pensato bene di far scomparite il cadavere in un pilastro oppure perché di quella giovane scomparsa a Roma e ritrovata morta magari a Milano, anche in presenza di una denuncia di scomparsa, veniva seppellita senza nome perché risultava enigmatico il riconoscimento.

E’ dal 1995 che la dottoressa Cattaneo, nel suo laboratorio milanese, il LABANOF (Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense), tenta di dare un nome a quei cadaveri che per una ragione o per l’altra capitavano lì e di cui era impossibile l’identificazione. Ma tutto questo non succedeva e succede ancora solo a Milano, ma in tutto il Paese e in tutta Europa. La mancanza di una banca dati che potesse raccogliere tutti gli elementi utili al riconoscimento del defunto e che potesse mettere in relazione certa i dati post mortem con quelli ante mortem, mancava e continua a mancare anche se oggi passi da gigante, grazie all’impegno e al lavoro costante di professionisti e medici come la Cattaneo, portano i loro frutti.

La letteratura anglosassone definisce ambiguous loss, perdita ambigua, quella vera e propria patologia mentale che porta gravi danni, anche fisici, come depressione, alcolismo e turbe immunitarie a quei soggetti che perdono un congiunto e che non sanno se questo sia morto oppure no. Immaginate se un vostro familiare o un parente o un semplice amico all’improvviso scompare a causa di un viaggio, di un allontanamento volontario o non e se il non sapere più che fine abbia fatto non vi faccia vivere nell’angoscia del non conoscere, di non aver certezza di come sia andata a finire la vicenda che lo riguarda.

Elaborare un lutto presuppone che ci sia un corpo su cui piangere e su cui riversare il nostro affetto e il nostro amore. E questo lo aveva capito anche Omero.

Quando Ettore morì, Achille non diede il corpo ai troiani ma se lo portò con se nell’accampamento greco. Allora Priamo, padre del principe troiano, si recò da solo nell’accampamento greco con grande umiltà per pregare Achille di restituirgli il corpo. In questo passo, uno dei finali dell’Iliade, Priamo inizia subito a pregare Achille e cerca di fargli capire quanto significava per lui riavere indietro il figlio, altrimenti Achille l’avrebbe dato in pasto ai cani e agli avvoltoi. Nel mondo greco antico, infatti, quando qualcuno moriva doveva venire fatto il funerale mentre se il corpo era stato abbandonato per poi venire divorato dalle bestie il defunto perdeva ogni dignità e faceva una fine che veniva vista come una cosa vergognosa. Priamo si paragona a Peleo, padre di Achille spiegandogli quanto sarà contento un giorno lui a vedere suo figlio tornare a casa, cosa che non avverrà. Achille in questo passo non è l’Achille aggressivo e individualista che si conosceva, qui infatti, inizia quasi a commuoversi e a provare pena e compassione per Priamo. Alla fine della lunga trattativa, con un grande riscatto, Achille decise di ridare indietro a Priamo il corpo di Ettore e di concedere ai troiani 12 giorni di tregua per i funerali e per tutti i riti legati ad esso.

Ma anche altre problematiche sorgono inevitabilmente con il non sapere se lo scomparso è o no ancora in vita: come si fa ad imbastire un’indagine per omicidio senza conoscere il nome della vittima? Come si fa a procedere per successioni, eredità ed altri atti amministrativi senza avere la certezza del decesso? Come si fa a far valere i diritti di orfani e vedove senza certificati di morte?

Con la nascita dell’UCPS (Ufficio del Commissario straordinario del Governo per le Persone Scomparse) un primo ed importantissimo tassello, le cui procedure poi sono state ricalcate da molti Paesi non solo europei, è stato messo in moto.

E se il dare un nome a quel volto appare molte volte impresa difficile per quelli che consideriamo i nostri morti, figuriamoci quello che può accadere e accade per i morti che nostri non sono.

E’ un racconto duro e spietato quello che si presenta quando si comincia la lettura di Naufraghi senza volto – Dare un nome alle vittime del Mediterraneo, di Cristina Cattaneo. Al tempo stesso, però, il libro racconto diario demolisce quella “cattiveria” che circonda i barconi dei migranti affondati nel Mediterraneo facendola scomparire in un sol colpo, per dar sfogo finalmente a quell’umanità che credevamo perduta.

Ed è dal 2013 che la Cattaneo, insieme ai tanti volontari accompagnati dai reparti scientifici dei Carabinieri, del Ministero della Sanità, dai reparti dei Vigili del Fuoco e dall’instancabile contributo della Marina Militare e delle tante Università italiane, fra cui quella di Bari, continua il lavoro incessante che si nasconde dietro quelle migliaia di migranti morti nelle acque del Mediterraneo e che nascondono storie ancora per molti inaccessibili.

Non si indagano le ragioni del lungo viaggio – alcune volte dura anche degli anni – che dalla profondità dell’Africa e non solo spinge donne, uomini e bambini, molte volte soli e non accompagnati, a decidere di attraversare deserti, Paesi inospitali in cui vengono trattati come schiavi rinchiusi in lager di prigionia e che, malgrado tutto, riescono a raggiungere quella costa con quel mare che oltrepassato, potrebbe assicurargli un futuro migliore.

Chissà come dovrà sentirsi quel genitore che per quella traversata, dopo aver speso anche 15 mila euro per l’unico figlio di sei anni, si ritrova a piangere su una notizia che non giunge mentre in un barcone tra centinaia di ossa, viene ritrovato un dente proprio di un bambino di sei anni che risulta ancora sconosciuto.

Ed accanto ai nostri di morti che rimangono ancora sconosciuti, si apre all’improvviso per la dottoressa Cattaneo anche quel mondo ancora inesplorato delle centinaia di persone che hanno trovato la morte su un barcone.

Fu la notte del 3 ottobre 2013 a scuotere le coscienze di tutti sin ad allora ancora sopite. Alle 4.30 si ebbe notizia che una imbarcazione si era rovesciata al largo dell’Isola dei Conigli a Lampedusa. Portava un carico di circa 600 persone quasi tutte eritree. Furono recuperati 366 cadaveri.

Da lì nacque l’operazione Mare Nostrum e da lì si iniziò a pensare, molto lentamente, che quei morti non erano solo loro, ma anche nostri. E fu anche grazie a questo che la Cattaneo, patologa forense, insieme al Porta, biologo, a Danilo, esperto di odontologia e a Pasquale, naturalista, che insieme avevano plasmato il LABANOF, cominciarono ad interrogarsi se fosse possibile e in che modo dare un nome a quei morti. Non potevano bastare solo le foto che la Questura di Agrigento aveva raccolto in un book a disposizione poi, non si sa di chi visto che i parenti o coloro i quali potevano risalire al nome del cadavere, erano lontani e probabilmente irraggiungibili a migliaia di chilometri. Non si considerava neanche il fatto che, trattandosi di eritrei, torture, prigionie a a volte la morte, erano destinati ai parenti di coloro i quali avevano tentato la traversata abbandonando il Paese.

Il Commissario, insieme al Comitato 3 Ottobre, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, la Croce Rossa Internazionale e la Fondazione Migrantes, stilarono un comunicato che servisse in qualche modo, tralasciando i canali ufficiali, da “passaparola” nei confronti dei parenti o dei conoscenti che si stava facendo qualcosa per identificare le vittime della tragedia.

Rimandiamo alla lettura del libro le descrizioni di quei volti, di quei corpi e di quelle piccole cose che siamo abituati tutti ad utilizzare durante la giornata che farebbero provare una stretta allo stomaco anche al più duro e spietato carnefice che nega il dolore che per codardia e paura vuole tener lontano da se.

Mettere insieme i dati post mortem, anche un dente a volte basta per un identikit quasi completo, con quelli che si sarebbero man mano raccolti dai presunti parenti (ante mortem), avrebbe permesso di seppellire con dignità e con un nome quella vittima.

Ma una tragedia ancora più spaventosa attendeva la Cattaneo. Era il 18 aprile 2015 quando a cento chilometri dalle coste libiche perirono in un barcone, il Barcone, più di mille persone.

E quando il relitto fu portato in superficie lo spettacolo che si presentò a quegli uomini che erano riusciti, dopo svariati sforzi, a completare l’operazione fu drammatico.

Ai lati alcuni cadaveri erano rimasti appesi alle assi rotte delle pareti, e penzolavano ancora integri. Quei corpi erano più eloquenti di qualunque racconto dei sopravvissuti.

Dovevamo entrare, arrendendoci al fatto che bisognava calpestare qualcuno di quei corpi scivolosi per farci strada. Scavalcai la soglia dell’apertura e cercai di mettere un piede tra un cadavere e l’altro, solo per scoprire che sotto sentivo altri strati, altre sagome.

A Melilli venne messo un campo grazie alla Brigata San Marco con la collaborazione della Croce Rossa; due tende refrigerate erano divenute sale autoptiche. Furono scaricati uno ad uno quei sacchi in plastica che contenevano quei corpi ormai privi di vita su cui si procedeva ad eseguire l’autopsia per cogliere ogni minima caratteristica che sarebbe poi, con l’ausilio dei parenti, servita a identificare senza ombra di dubbio a chi appartenesse quel corpo senza nome. Ed è in questa fase che, analizzando anche gli abiti dei morti e quei pochi effetti personali ritrovati, si sono rinvenute agendine con numeri di telefono, fotografie, sacchetti di terra natia sapientemente cuciti all’interno degli indumenti e la pagella scolastica conservata con cura ritrovata sul corpo di un bambino che credeva probabilmente sufficiente ad intraprendere una vita nuova. Migliore.

Ma quei sacchi in plastica che venivano man mano scaricati per essere analizzati, non sempre contenevano dei corpi intatti. Molti servivano per raccogliere le decine di teste che nel frattempo si erano staccate dal corpo e le migliaia di ossa che fluttuavano in quella stiva stracolma di morte. Anche un dente di un bambino di sei anni venne ritrovato.

Quel tatuaggio particolare, o con quel tipo di otturazione dentale, o quel neo proprio lì come quell’intervento chirurgico o quella frattura al dito della mano, potevano essere utili per il riconoscimento che i parenti un giorno avrebbero potuto fare ed avere la “fortuna” di iniziare il lutto per elaborarlo.

Tragico diventa il racconto allorquando i primi parenti o amici o semplici conoscenti si presentano negli uffici organizzati per i riconoscimenti.

Così tragico che sarebbe inutile spendere una sola parola per descriverlo.

Scappare da carestie, sopraffazioni, angherie e violenza per assicurare un futuro umano è anche l’ultima possibilità che genitori disperati, propongono ai propri figli, lasciati soli o affidati nelle mani di qualche amico. Se non sappiamo e non vogliamo assicurarglielo, almeno mettiamoci il nome su quella lapide.

Mamma, tutto a posto: siamo arrivati e stiamo bene.

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A Valeria, appena siamo arrivati, mani gentili,

mamma, mai viste mani così belle,

hanno provveduto ad asciugarla e le hanno fatto indossare un vestitino tutto bianco con un bel fiore all’altezza del cuore. Dovresti vedere come le stanno bene quelle scarpette nuove nuove e poi, sono così morbide.

Poi si sono avvicinati i bambini.

Mamma, quanti bambini son qua.

Uno dei primi è stato Aylan.

Aveva un paio di pantaloncini blue ed una maglietta rossa.

Mamma anche Aylan è un piccolo adorabile bambino.

Poi è stata la volta del piccolo ignoto con la pagella ancora in tasca che le ha sussurrato all’orecchio una frase. Quando le ho chiesto cosa le avesse detto, e tu sai che Valeria da quando ha iniziato a parlottare a me ha sempre detto tutto, mi ha abbracciato e mi ha bisbigliato all’orecchio il suo nome pregandomi di serbare il segreto così come lui le aveva chiesto.

Qui è una moltitudine di bambini.

Sembra quasi che questo posto sia solo per loro.

Arrivano da ogni parte del nostro, scusa mamma, dell’ormai tuo mondo.

Raccontano di guerre, di carestie, di malattie, di soprusi e di miseria.

Mamma quanti di questi bambini potrebbero non essere qui se si potessero costruire ponti e non muri.

Giocano e si divertono come mai ma spesso ti capita di vederli assorti ad ascoltare il pianto che da giù sale sino a qua.

Vorrebbero la loro mamma, il loro papà e giocare come non hanno potuto fare mai con il fratellino che non si trova ancora.

Quelli che sono qui da più tempo ci hanno detto che di muri non ne hanno mai visti, come non esistono neanche fiumi o mari da dover attraversare.

Mamma di a Tania che Valeria è qui con me e che qui non rischia niente e che un giorno, quando il destino avrà deciso, potrà riabbracciare la sua piccola bambina.

E così ancora troppo giovane Tania.

Mamma, siamo arrivati e stiamo bene.

Tuo figlio Oscar che ti vuole tanto bene e che non vuole vederti con le lacrime.

 

Una pietra d’inciampo per riflettere.

Troviamo lodevole e profondamente significativa l’iniziativa e l’idea che, partita dal Liceo Scientifico di Pagani (SA), con il passare dei mesi, si sta sempre più diffondendo come messaggio di umana speranza.

L’idea nasce dal libro Naufraghi senza volto, in cui l’autrice e medico legale Cristina Cattaneo, ha rivelato un segreto che ha commosso molti. Durante le operazioni che di solito si compiono sui corpi dei migranti che muoiono in mare, il medico legale trovò, su quel corpicino sconosciuto, cucito nel risvolto di una tasca dei suoi abiti, ben riposta, la pagella piena di buoni voti scritti in arabo e francese.

Quel bambino di 14 anni, che nel suo lungo viaggio dal deserto del Mali il 18 aprile 2015 trovò la morte nel Mediterraneo, volle portare con sé un documento, la pagella scolastica, che dava prova del suo impegno scolastico e che per lui rappresentava un lasciapassare sufficiente per fargli proseguire gli studi e magari trovare un lavoro.

E così, per ricordare quel ragazzo Elzida Pepe, Preside del Liceo Scientifico Mangino di Pagani, insieme ad alcuni insegnanti ha pensato fosse giusto incollare una piccola targa a terra che ricordasse il suo impegno.

Ed ora le ragazze, i ragazzi e gli insegnati entrando nell’atrio della loro scuola dovranno fare attenzione a non inciampare in una piccola lastra di ottone incastonata tra le mattonelle che ricorda un loro coetaneo morto annegato con una pagella in tasca come se fosse l’unico documento al mondo valido per il futuro.

È di qualche giorno fa l’iniziativa di Lorenzo Ballarini, consigliere comunale di Campi Bisenzio (FI), che è riuscito a far approvare una Mozione in cui il Consiglio Comunale ha deciso, voto contrario della Lega e di F.I., di installare una pietra d’inciampo davanti ad ogni scuola in ricordo perenne di quel ragazzo studente morto annegato.

Ci auguriamo che “Una pietra d’inciampo davanti a ogni scuola” possa essere adottata anche da noi e che qualcuno voglia ripetere il gesto che ci sembra senza ombra di dubbio una azione meritoria perché noi tutti abbiamo il dovere di ricordare tutti gli olocausti compreso quello dei troppi annegati in mare alla ricerca di un futuro.

E se questi poi sono dei ragazzi, il dovere diventa obbligo.

Per saperne di più, collegati con SaltaMuri.it

Clicca qui per non perdere la puntata di CHE CI FACCIO QUI di Domenico Iannacone andata in onda lo scorso maggio in cui era ospite la dott.ssa Cattaneo.

 

Casamassima: la manutenzione e il ripristino del manto stradale. Collabora anche tu.

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In questi giorni «sono in fase di esecuzione i lavori di manutenzione e ripristino del manto stradale».

Qualcuno afferma, distorcendo un tantino la realtà al solo scopo di beatificare questa amministrazione, che sarebbero trascorsi dieci anni dagli ultimi interventi. Ma a parte le polemiche inevitabili sul come, sul quando e con chi e tenendo conto che nessuno vorrebbe far trascorrere ulteriori dieci anni senza la manutenzione e il ripristino del manto stradale, e con il chiaro intento di collaborare attivamente con il sindaco, l’amministrazione comunale tutta, la giunta, i consiglieri e gli uffici tecnici preposti, ci permettiamo di segnalare, così come comunicato e proposto dai cittadini, l’elenco delle vie che più necessitano di intervento.

Vi preghiamo di segnalarci le strade che per nostra colpa, abbiamo dimenticato o non menzionato.

Tutto «per restituire a Casamassima il decoro che merita!».

Questo l’elenco, in rigoroso ordine alfabetico, degli interventi segnalati e proposti dai cittadini:

Acquaviva   Via

Adelfia   Via

Adelfia   Via   Vecchia

Adige   Via

Alberi   Via   degli

Alberti   L.B.   Via

Alessi   G.   Via

Alfieri   V.   Via

Algardi   Alessandro   Via

Alighieri   Dante   Via

Alighieri   Dante   Via

Amadeo   G.A.   Via

Amendola   Via

Amenduni   Via

Ammannati   Via

Angelica   Chiasso

Annasanta   Stradella   Vicinale

Archimede   Via

Arena   Via

Azzone   Mariano   Via

Baden   Powell   Piazzale

Baccellieri   Via

Bandiera   F.lli   Via

Berlino   Via

Bernini   G.L.   Via

Birardi   C.   Via

Bixio   N.   Via

Boccaccio   Via

Borromini   F.   Via

Botticelli   Via

Bovio   G.   Via

Bovio   G.   Via

Bramante   Via

Brescia   Via

Brindisi   Via

Brunelleschi   Filippo   Via

Bruno   Giordano   Via

Bufano   M.   Via

Caduti   della   Patria   Via

Calabria   Via

Calzaiuoli   Via

Campania   Via

Campanile   Vico

Camporeale   Via

Canonica   Luigi   Via

Caracciolo   Ten.   Via

Cardo   Dritta   Via

Cardo   Storta   Via

Carducci   Giosuè   Via

Carità   Chiasso

Casamassima   a   Sammichele   Strada   Comunale

Castello   Via

Cattaneo   C.   Via

Cavallerizza   Via

Cavour   C.   Via

Cellamare   Via

Ceo   Vico

Cervi   F.lli   Via

Chiesa   Via

Cialdini   Via

Cilea   Via

Cimagliola   Strada   Vicinale

Cisterne   Via

Colombo   C.   Via

Conche   Via

Concordia   Via

Condotti   Via

Conservatorio   Via

Conservatorio   Via

Console   Don   D.   Piazza

Conte   di   Torino   Via

Conversano   Via

Copernico   N.   Via

Corsari   Via

Corticelli   Via

Cotrone   Via

Croce   Benedetto   Via

D’Acquisto   Salvo   Via

D’Addetta   di   Casamassima   Ten.   Via

Da   Vinci   Leonardo   Via

De   Bellis   Via

De   Chirico   G.   Via

De   Giosa   Via

De   Nittis   G.   Via

Deledda   Grazia   Via

Delfino   Piazza

Della   Porta   G.   Via

Di   Donna   Mons.   Via

Di   Vagno   Giuseppe   Via

Di   Vittorio   Giuseppe   Via

Donatello   Via

Donizetti   Via

Dorso   Via

Einaudi   L.   Via

Elia   Chiasso

Faenza   Via

Falcone   e   Borsellino   Via

Farini   Via

Fattori   G.   Via

Fellini   F.   Largo

Fermi   Enrico   Via

Ferrantina   Via

Ferraris   G.   Via

Fiera   Largo

Fiermonte   Onofrio   Via

Fiore   Vico

Fiorentini   Via

Fiorentini   Via

Foggia   Via

Fonti   Via   delle

Forno   Via

Fortunato   Via

Foscolo   U.   Via

Francesco   di   Giorgio   Martini   Via

Freddo   Vico

Frisini   B.   Via

Galilei   G.   Via

Galluzzi   Via

Galvani   L.   Via

Garibaldi   Giuseppe   Corso

Genio   Via

Genova   Via

Ghiberti   L.   Via

Giardini   Via

Giordano   Umberto   Via

Giotto   Via

Giovanni   XXIII   Via

Giovinazzo   Via

Gramsci   A.   Via

Grandolfo   Don   G.   Via

Grazia   Via

Grillo   Via

Guarini   G.   Via

Gusto   Vico   del

Hrand   N.   Piazzale

Imbriani   Via

Isonzo   Via

Italia   Via

Jappelli   Giuseppe   Via

Juvarra   F.   Via

Kennedy   J.F.   Via

King   M.L.   Via

Lacci   Via   dei

Lago   Largo

Lamarmora   Via

Lapenna   Francesco   Via

Laurana   L.   Via

Laurino   Ottomano   Strada   Vicinale

Lazio   Via

Leopardi   G.   Via

Libertà   Viale

Liborio   Don   Via

Londra   Via

Longhena   Via

Lucania   Via

Macello   Via

Machiavelli   N.   Via

Maddalena   Via

Maderno   C.   Via

Madonnina   Piazzetta

Madrid   Via

Magellano   Via

Mallardi   Via

Mameli   G.   Via

Manzari   Via

Manzoni   A.   Via

Marconi   G.   Via

Martelli   Via

Martiri   di   Via   Fani   Via

Mascagni   Pietro   Via

Massaro   A.   Piazza

Matteotti   G.   Via

Mazzini   G.   Via

Mazzone   Don   G.   Via

Medina   Via

Mengoni   G.   Via

Mercadante   Via

Messina   Via

Meucci   A.   Via

Michelangelo   Via

Michelozzo   Michelozzi   Via

Milano   Via

Mille   Via   dei

Minzoni   Don   Via

Modigliani   A.   Via

Molini   Via

Molise   Via

Montale   E.   Via

Montemilone   Via

Monti   Via

Montrone   Via

Moro   A.   Piazza

Muraglia   Via

Napoli   Via

Natale   P.   Via

Nazionale   Via

Neglia   Prof.   A.   Via

Ninna   Chiasso   della

Noicàttaro   Via

Nonna   Don   D.   Via

Oberdan   Via

Ofanto   Via

Orofino   Francesco   Via

Orofino   Sindaco   A.   Via

Orti   Via   degli

Pace   Via   della

Pacinotti   A.   Via

Padre   Pio   Piazzetta

Palladio   Andrea   Via

Palliodoro   Via

Palmira   Vico

Parco   Cerasa   Strada   Vicinale

Parente   Domenico   Via

Parigi   Via

Parini   Via

Pascoli   Giovanni   Via

Pasolini   Pier   Paolo   Via

Passatoio   Magazzini   Strada   Vicinale

Pastore   R.   Via

Pende   Angelo   Via

Pergole   Via

Perilli   Via

Pertini   S.   Via

Peruzzi   B.   Via

Pesce   A.M.   Via

Petrarca   Francesco   Via

Pezza   di   Spirito   Strada   Vicinale

Pezzatina   Via

Pia   Via

Piave   Via

Picasso   P.   Via

Piccinni   N.   Via

Piccolo   Vico

Piantate   del   Duca   Strada   Vicinale

Piermarini   Giuseppe   Via

Pietà   Via

Pietra   Tonda   Via   della

Pirandello   Via

Pisani   A.   Via

Piscinelle   Via

Pitagora   Via

Plebiscito   Piazza

Pollaiuoli   Chiasso

Polo   Marco   Via

Popolo   Piazza   del

Porta   Nuova   Via

Pozzi   Vico

Progresso   Via

Puccini   Giacomo   Via

Puglia   Via

Quasimodo   Salvatore   Via

Raffaello   Via

Ragone   Strada   Vicinale

Repubblica   Piazza   della

Richini   F.M.   Via

Ricordi   Via

Risorgimento   Via

Rivoli   Via

Rizzi   Strada   Vicinale

Rizzo   A.   Via

Roma   Via

Rosa   Chiasso   della

Rosario   Via

Rosselli   F.lli   Via

Rossellino   B.   Via

Rossetti   Biagio   Via

Rossi   A.   Via

Rossini   Via

Rutigliano   Via

Sacramento   Via

Salvemini   G.   Piazza

Sammichele   Via

San   Francesco   Piazza

San   Lorenzo   Via

San   Michele   Chiasso

San   Sabino   Corso

Sannicandro   Via

Sant’Angelo   Vico

Sant’Antonio   Via

Santa   Chiara   Via

Santa   Croce   Piazza

Santa   Rosa   Via

Santo   Stefano   Via

Sardegna   Via

Sauro   N.   Via

Savino   V.   Via

Scesciola   Via

Secchiaia   Via

Serlio   S.   Via

Serrone   Strada   Comunale

Sicilia   Via

Sirena   Via

Solari   G.   Via

Speranzella   Via

Stazione   Via

Stella   Via

Stretto   Vico

Susca   Prof.   Vito   Nicola   Via

Susca   Strada   Vicinale

Tagliamento   Via

Taranto   Via

Tasso   T.   Via

Terramea   Strada   Vicinale

Terramea   Via

Tevere   Via

Tibaldi   P.   Via

Tiziano   Piazza

Toti   E.   Via

Trieste   Via

Trizio   Don   R.   Via

Turi   Via

Turi   Vico

Umberto   I   Corso

Ungaretti   G.   Via

Unità   Via

Valadier   G.   Via

Valfondo   Via

Vanvitelli   L.   Piazza

Vasari   G.   Via

Vecchia   da   Acquaviva   delle   Fonti   a   Casamassima   Str.   Com.

Vecchia   Gioia   del   Colle   Via

Vecchia   Sammichele   Via

Venezia   Via

XXV   Luglio   Via

Verdi   Giuseppe   Via

Verga   Via

Vicenza   Via

Virgilio   Via

Vittorio   Emanuele   Corso

Vittorio   Veneto   Via

Volta   A.   Via

Votano   del   Mucchio   Strada   Vicinale

Votano   Tondo   Strada   Vicinale

Zafferano   Via

Zella   Milillo   Avv.   M.   Via

Zizzi   Via

 

 

Casamassima: le falle dell’informazione sulla Collodi.

Sembra assurdo, che nell’era di internet e della rete in cui si riesce a far circolare le notizie con la velocità di un battito di ali, debbano trascorrere diciannove ore prima che qualcuno informi la cittadinanza tutta su un argomento, quello bambini a scuola, che a Casamassima sta mobilitando le coscienze di tutti.

Tanto ci è voluto affinché, La Voce del Paese, per bocca di una pagina Facebook, informasse la cittadinanza che quell’incontro alla Città Metropolitana di Bari di ieri alle 16 ha portato come frutto il proseguo, per le bambine e i bambini, della frequenza, anche per il prossimo anno, all’interno del Majorana visto il perdurare dei lavori che probabilmente non consentirà l’apertura regolare del plesso a settembre, nonostante le rassicurazioni del sindaco.

Perché mai il sindaco, nonostante fosse un argomento di scottante attualità, non ha sentito la necessità di comunicarlo di persona l’esito dell’incontro? E l’addetto stampa del sindaco facente parte dello staff , se non in queste occasioni, quando opera concretamente mettendo a frutto la professionalità per cui è stato scelto?

Ma non solo questa la nota stonata: ieri il consigliere Agostino Mirizio, attraverso un messaggio su Facebook informava tutti che gli era stato impedito di assistere all’incontro tenutosi alla Città Metropolitana di Bari?

Perché impedire ad un consigliere comunale di assistere come uditore ad un incontro che a tutti gli effetti è Istituzionale?

Questo il post del consigliere pubblicato ieri, 25 giugno alle 17.05.

 

Aggiornamento del 26 giugno 2019 ore 18.30

Il sindaco Giuseppe Nitti aspetta più di 24 ore per dare la notizia, visto che già in mattinata si era avuto conferma di quanto  già si sapeva, con un post sulla sua pagina Facebook. Dimostrazione plastica che palesa che a volte i sindaci devono essere pungolati per dare “il meglio di se”.

 

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