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Il sindaco di Acquaviva e l’appello ai percettori del Reddito di Cittadinanza.

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Erano le 7,31 di venerdì 30 agosto quando Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva delle Fonti ed esponente non secondario all’interno di Italia in Comune, dalla sua pagina Facebook si rivolgeva ai 359 acquavivesi che percepiscono il reddito di cittadinanza.

Questa per me, scriveva Carlucci, è una grande conquista sociale che, come più volte ho detto, va difesa e consolidata.
Però, chiedo.

C’è tra di voi qualcuno disposto a:

– spostare le transenne durante la festa patronale e in altre occasioni simili?

– aprire, chiudere, vigilare e tenere pulito e in ordine il parco giochi?

– aiutarci a montare la segnaletica verticale?

– occuparsi costantemente del decoro e della manutenzione della città?

– aiutarci a monitorare le campagne per prevenire gli incendi e la creazione di microdiscariche?

– curare meglio i cigli e i relitti stradali in un territorio che ha 130 chilometri quadrati?

– imbiancare le aule e occuparsi di tutti i piccoli lavoretti che servono per rendere decorose le nostre scuole?
– presidiare gli istituti scolastici per rendere più sicuro l’entrata e l’uscita dei bambini dalle scuole?

E continuava: Basterebbe che il 10% o, al massimo, il 20% di voi mi rispondesse di sì per riuscire a coprire tutte le esigenze che ho elencato. E si trasformerebbe Acquaviva in una città con servizi finalmente all’altezza delle necessità dei cittadini, quei servizi che un Comune con 66 dipendenti, su una pianta organica che ne dovrebbe prevedere 130, non riesce a garantire al 100%.

Certo, chi lavora va formato, assicurato e dotato di dispositivi di protezione, e a questi aspetti burocratici dovrà pensare il Ministero con un regolamento che speriamo il nuovo governo possa approntare al più presto.

Noi, attraverso il Piano di zona e il Comune, dovremo poi applicare il regolamento.

Ma voi, non aspettate tutti questi passaggi per mettervi a disposizione di chi si occupa della cosa pubblica. Nei limiti del possibile e del consentito, fatelo già, anche a titolo di volontariato.

Cominciate a organizzarvi in gruppi che pretendano di poter svolgere una prestazione in cambio del reddito che percepiscono.
Perché altrimenti giornali, servizi televisivi, commentatori sui social, partiti politici, associazioni datoriali e lobby che magari preferirebbero che ci fosse sempre qualcuno disposto ad accontentarsi di tutto pur di lavorare, non faranno altro che puntare il dito contro di voi.

E si perderà il senso sociale di una misura che invece dovrebbe essere il primo passo verso la piena occupazione e la garanzia di salari dignitosi per tutti. Si invocheranno le regole di contabilità, i patti di stabilità, la sostenibilità economica, e si dirà che l’Italia non può permettersi una misura del genere.

Alla base del reddito di cittadinanza e del reddito di dignità c’è l’idea di una società più giusta e umana. Fatela vostra e prendete in mano il vostro futuro. Altrimenti ve lo ruberanno di nuovo.

Nonostante le condivisioni di tale scritto, i like e gli articoli di stampa che hanno messo in rilievo la “richiesta pensiero” del sindaco Carlucci, che pensiamo possa essere espressione anche di altri sindaci che ogni giorno fanno i conti con organici affamati di personale, qualche considerazione andrebbe fatta.

Come prima cosa appare chiaro a tutti che il lavoro in questo Paese bistrattato, con crescita zero e pure in recessione, esiste. Eccome se esiste.

E se è una Istituzione, come per esempio quella comunale di Acquaviva a certificarlo, dobbiamo crederci.

Ci sarebbe bisogno di quelli che spostano le transenne durante le feste patronali, di quelli che aprono, vigilano, tengono puliti e chiudono i parchi pubblici, quelli che montano la segnaletica verticale, quelli che devono monitorare le micro discariche prevenendo gli incendi, quelli che devono curare i cigli stradali, quelli che devono imbiancare le scuole non tralasciando i piccoli lavoretti che si rendono necessari compresa la vigilanza sugli stessi, all’entrata e all’uscita dei bambini, ai fini della sicurezza.

Saranno prestazioni che probabilmente, secondo qualcuno, non rientrerebbero fra le attività per cui è richiesta una altissima specializzazione, ma come qualsiasi impiego, capace di far riguadagnare quella dignità che in mancanza di un lavoro, si perde.

Ed è per tutti questi lavoretti che i percettori del RdC, visto appunto il reddito percepito dallo Stato senza che loro facciano nulla e per evitare che si adagino sul divano, come la vulgata nazional popolare ama definire tali soggetti, senza aspettare tutti quegli inutili, aggiungiamo noi, passaggi burocratici necessari al fine di regolarizzare al meglio queste attività che è lavoro a tutti gli effetti, dovrebbero organizzarsi e magari, sotto forma di volontariato dichiarato, mettersi al servizio della collettività.

Non siamo mai stati favorevoli al cosiddetto Reddito di Cittadinanza, che partito come programma elettorale per raccattare voti il più delle volte, partendo dai 780 euro mensili promessi iniziali, si è rivelato, causa fondi nelle casse dello Stato insufficienti, essere un sussidio che con tutte le restrizioni, il più delle volte, è di un paio di centinaia di euro mensili.

Ma tralasciando la mancanza totale di politiche sul lavoro che in Italia non ha uguali, considerato che lo Stato non è mai riuscito ad adempiere, coronandolo, al primo comma dell’art. 1 della Costituzione, «L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro», oggi si vorrebbe che i cittadini lasciati indietro dalle politiche liberiste e liberticide e da una classe politica autoreferenziale ed incapace dovrebbero, quasi vergognandosi di percepire dallo Stato un “aiuto” che renda la propria esistenza meno misera di quella che la mancanza di un lavoro determina, mettersi al servizio, sotto forma di volontariato, del comune o del sindaco che ne faccia richiesta perché spostare la transenna durante la festa patronale è necessario e ad oggi non c’è chi lo possa fare in pianta stabile.

Abbiamo scoperto tutti che gli uffici di collocamento, in Italia, non funzionano. Anche se è richiesta l’iscrizione obbligatoria da parte di coloro i quali un lavoro l’hanno perduto e di quelli che un lavoro lo cercano per la prima volta, non abbiamo esempi che tale lieta eventualità si sia mai verificata se non in casi sporadici quasi alla stregua dei miracoli. Ed è per questo che crediamo sia difficile credere che dei “tutor”, peraltro precarizzati da una legge che in toto andrebbe profondamente rivista, possano essere chiamati a risolvere il problema lavoro proponendo addirittura tre lavori distinti e separati, magari anche a distanza di centinaia di chilometri da dove si vive.

E nonostante queste incongruenze affidate a terapie malsane che la politica ha messo in atto, vorremmo far pagare interamente il conto a chi un lavoro lo cerca. La politica, che parolona la politica, invece di capire le ragioni della propria inconcludenza si serve di quanto ha contribuito far credere, (fannulloni e divano), per auto assolversi senza dare soluzioni ed anzi acuendo il problema ancora di più.

Il lavoro manca, non scendere in piazza, non farmi la guerra, rimani calmo e sereno, ti do un tantino al mese che ti aiuti a sopravvivere, ma tu devi essere al mio servizio quando voglio io, per il tempo che io ho deciso e alle condizioni da me solo stabilite.

Saremo retrogradi e giurassici, non lo neghiamo, ma più che dignità del lavoro ci sembra essere lo schiavismo del nuovo millennio.

Penso siano molto pochi quelli che, seppur percependo il RdC, vogliano che questo si protraesse nel tempo pur di non lavorare. In percentuale potrebbero essere pari a quelli che, assunti con contratti a tempo indeterminato magari negli uffici pubblici, una volta timbrato il cartellino, preferiscono il mercato per la spesa o la barca a vela.

Ed è per questo che ci vuole altro.

E l’altro che ci vorrebbe dovrebbero essere proprio quelli che la politica la praticano ogni giorno e che hanno prodotto tale sciagurato scenario, magari dall’alto della carica ricoperta, o rivestendo cariche importanti all’interno di partiti politici a proporle, ma salvaguardando la dignità che non è più o meno prestigiosa se un lavoro lo hai oppure no.

Ma perché mai questi amministratori pubblici che gestiscono le istituzioni che dichiarano essere carenti di personale, attraverso i canali che non saremo certo noi a suggerire, non impongono che un nuovo patto ci vorrebbe proprio per continuare a garantire quei servizi, molti dei quali accessori, sono strettamente necessari per il funzionamento in armonia delle comunità che sono chiamati ad amministrare?

Per questo pensiamo che, proposte estemporanee fatte magari troppo presto la mattina ancor prima che il caffè aiuti a carburare al meglio, debbano essere approfondite prima di darle in pasto a chi, per fortuna, il problema di mettere insieme il pranzo con la cena, non l’ha mai vissuto.

A proposito, non saremo mai al fianco di quei giornali, servizi televisivi, commentatori sui social, partiti politici, associazioni datoriali e lobby che non fanno altro che puntare il dito contro di voi, cari 359 percettori del RdC di Acquaviva e non solo, perché abbiamo capito da tempo che la vostra unica colpa è solo una non assennata scelta politica.

Come la nostra, d’altra parte.

Ed è per questo che da ora innanzi prendere in mano il futuro senza permettere a nessuno di rubarlo diventerà l’imperativo.

Tutto pronto per il Conte bis.

Tra uno Zingaretti che dovrà trovare la quadra fra un partito, quello Democratico, e i gruppi parlamentari dello stesso che non sembrano essere nella sua completa disponibilità e un Di Maio commissariato prima da Giuseppe Conte e poi dalla Grillo Casaleggio che nell’angolino lo hanno messo viste le sue spiccate non doti politiche, il Presidente della Repubblica decide, viste le consultazioni, di affidare l’incarico per la formazione di questo nuovo Governo votato da una nuova maggioranza, all’avvocato del popolo.

Ma Conte come è riuscito a diventare, partendo dall’essere un burattino nelle mani di Salvini e Di Maio, un grande statista cui affidare le sorti dell’Italia? Che sia riuscito ad entrare nel cuore di molti, dopo quella spietata arringa contro Salvini nell’aula del Senato, è innegabile, ma dimenticare quello che ha dimostrato di essere durante quei 14 mesi di governo insieme al fascio leghista che poi ne decretava la fine, sarebbe una grave mancanza.

Giuseppe Conte, l’avvocato del popolo, è riuscito a rimanere in silenzio sul censimento che il capitano vice premier aveva proposto sui rom, che ricorda tanto quelli fatti da Mussolini, passando al silenzio assordante intorno alla vicenda della zingaraccia che forse, non considerati italiani dal Conte premier, non avevano bisogno di un avvocato. Come dimenticare poi tutti quelli passati dalle fosse caudine dei social salviniani che per la sua spasmodica ricerca del consenso costruita sull’odio riusciva a prendersela anche con ragazze minorenni che si permettevano di contestarlo nell’incompleta indifferenza del presidente del consiglio?

E’ riuscito, il professore Conte, a non battere ciglio neppure di fronte alle accuse, con nessun riscontro giudiziale che a lui da avvocato non saranno certo sfuggiti, nei confronti delle OGN che nel frattempo, intanto che la campagna elettorale perenne imperversava, mentre salvavano vite umane in mare, venivano con veemenza feroce, accusate di essere vice scafisti al soldo probabilmente della mafia o della malavita.

Certo che sentire parlare di mafia o di malavita Salvini dopo le tante indiscrezioni da parte della stampa sul capitano da parte di un silente Conte, ha fatto parecchio riflettere quelli a cui non basta un solo discorso in Senato per cambiare opinione.

Ma era ancora troppo poco per Conte, divenuto oggi statista. Insieme all’altro suo vice premier, Di Maio, oggi messo all’angolo e depotenziato dall’elevato, si assumevano la responsabilità politica, mai peraltro disconosciuta, sulla questione nave Diciotti e sul sequestro da parte dello Stato, di esseri umani. Salvare Salvini da un giusto processo è stato per Conte e per l’altro suo compare Di Maio, l’inizio dell’imbarbarimento insito in quel governo presieduto dall’avvocato del popolo.

E come considerare quelle dichiarazioni di Conte quando, a proposito di quei famosi 49 milioni “rubati” spudoratamente dalla Lega si sarebbe proposto come difensore del partito di Salvini se non avesse ricoperto il ruolo di Presidente del Consiglio?

E sugli abbracci ad ultras inquisiti e condannati per atti di violenza e sulle visite in carcere a chi sconta una pena per tentato omicidio nei confronti di un ladro fermato e che non poteva nuocere più gli sparava al torace mentre era già a terra inoffensivo? Doveva portare in porto quella legge inutile sulla legittima difesa che tanto interessava il capitano a cui nulla doveva essere obiettato visto che il governo, a tutti gli effetti, era lui a guidarlo e non il Conte oggi fine statista.

Per non parlare dell’affare Russiagate che ha travolto il leghista lombardo che continua ancora a tacere sui suoi coinvolgimenti con l’amico Savoini.

E durante l’approvazione dei due decreti sulla sicurezza, che anche i militanti 5 Cose timidamente contrastavano, cosa ha fatto? Cosa ha detto?

Nulla, perché per rimanere il sella nulla poteva replicare il Conte oggi statista ma con un passato da scimmietta che non vede, non sente e non parla, almeno sino a quando non gli si tocca il posto al sole della presidenza del consiglio.

Tutti abbiamo un pupazzetto di Zorro da difendere.

Rimuovere le enormi responsabilità politiche di Giuseppi Conte che oggi riceve l’endorsement addirittura di Donald Trump, l’uomo col capello biondo al vento sposato con una lady da urlo, è un impresa a cui ci sottraiamo e che non ci appassiona.

Lasciamo ai cultori dell’impossibile Toninelli l’ingrato compito.

Non sappiamo se questo nuovo governo, che secondo i dettami della nostra Carta Costituzionale, nonostante in tanti  la ignorino, è del tutto legittimo, riuscirà ad incidere realmente, migliorandole, le condizioni di vita delle cittadine e dei cittadini del nostro Paese, ma quello che in queste ore ci rallegra è vedere la sofferenza che i fascio leghisti salviniani, accompagnati dai fascio meloniani seguiti a ruota da quelli che le olgettine e le igieniste dentali hanno portato alla ribalta, stanno provando in questo momento consumando camionate di Maalox che sembra aver aumentato la produzione viste le richieste. Un pensiero reverente va anche ai tanti komunisti che il Movimento 5 Cose hanno votato e di quelli che, orfani di Salvini che soli li ha lasciati, non voteranno più le Stelle.

Gli italiani non saranno buoni per le rivoluzioni, ma in quanto a trasformismo non li batte nessuno.

Casamassima: la “spedizione punitiva” contro i Carabinieri.

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In queste ore, con la foresta dell’Amazzonia in fiamme, sta andando in fumo anche l’illusione che per il paesello a sud est la grande metropoli il problema più importante da risolvere sia o meno ridipingere di azzurro il centro commerciale.

Due carabinieri, padre e figlio compresa la mamma, malmenati da un gruppo di forsennati, (le cronache parlano di dieci individui), solo perché, forse, un ceffone voleva far desistere il figlio di uno degli invasati aggressori, nel continuare a molestare un cagnolino che la famiglia del carabiniere aveva con sé in casa e che scodinzolava tranquillo nel giardinetto prospiciente l’abitazione.

Una spedizione punitiva da film quella che vedeva scendere dalle auto parenti ed amici del piccolo sopraggiunte subito sul posto che aggredivano non solo il carabiniere, in borghese perché in casa, ma anche suo figlio e sua moglie.

Ma in questo caso sono i servizi sociali del Comune di Casamassima ad essere chiamati in causa direttamente dall’articolo che oggi La Gazzetta del Mezzogiorno ha dedicato all’accaduto. Famiglie non sufficientemente seguite? Situazioni contingenti sfuggite all’attenzione delle istituzioni comunali?

Fatto sta che oggi al paesello a sud est la grande metropoli sembra acclarato che alcune zone non siano più nella disponibilità completa dei cittadini. Oltre la cosiddetta Villa Comunale di via Acquaviva anche la centralissima Piazza, stando ai vari commenti che si leggono sui social, sono diventate zone off limits per quelle che brave persone sono.

Non bastavano le rapine e i tentativi di rapimento di bambini per farci assurgere alla cronaca nera nazionale; ora anche le aggressioni, i raid e le spedizioni punitive finanche nei confronti di rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri in un crescendo scioccante che in primis dovrebbe preoccupare e non poco chi l’onere di governare ha.

Per la cronaca il carabiniere e suo figlio sono stati ricoverati alla Mater Dei.

Ci uniamo incondizionatamente all’unico messaggio di solidarietà comparso sui social nei confronti dei carabinieri così barbaramente aggrediti espressa da Andrea Palmieri, consigliere del Partito Democratico di Casamassima augurandoci una pronta guarigione e che le indagini portino la magistratura ad operare in tempi brevi.

Una risata vi seppellirà.

Autoritario, ignorante, privo di coraggio e di cultura istituzionale, irrispettoso delle regole, con mancanza di senso di responsabilità ed incoscienza religiosa, queste in estrema sintesi le accuse che ieri l’oramai ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha rivolto ad uno dei suoi vice premier, Matteo Salvini, che mentre ascoltava stupefatto l’analisi politica non riusciva ad andare oltre le faccette di circostanza con quel bacio al rosario pregando che la requisitoria dell’avvocato del popolo, terminasse il prima possibile.

Ed è in quei 50 minuti di ramanzina al capitano che prima decide di sfiduciare il governo che gli ha permesso l’impossibile sino ad arrivare a duplicare il consenso di un anno fa, questo dicono i sondaggi, ritira quella mozione di sfiducia nei confronti dello stesso Conte tentando in extremis una capovolta che lo facesse in qualche modo recedere e prendere le distanze da quella fine politica che da solo si è andato costruendo, che va collocato il quadro d’insieme che ha tenuto in vita il governo del contratto.

Ed insieme ai penta stellati che non vivono certo un buon momento, tutto il planetario si è unito al coro di approvazione e di sostegno a quel presidente del consiglio che, apostrofato da qualcuno un burattino nelle mani di Salvini e Di Maio, con un moto tardivo di dignità personale, si è rivolto all’emiciclo apostrofando più volte il capitano con le parole che chiunque avrebbe sottoscritto.

(Clicca qui per il testo del discorso di Conte).

Il dubbio amletico che ci assale però e che non lascia scampo a nessuno, neanche a coloro i quali nutrendo piena fiducia nelle capacità istituzionali dell’avvocato professore oggi sono lì ad osannarlo, è quello di sapere le ragioni che hanno svegliato Conte dal coma profondo in cui era caduto per non riconoscere che l’eversore Salvini sedeva stabilmente al suo governo decidendone le sorti.

Che Conte si sia destato improvvisamente, come tutto il moVimento mandato al macero da Di Maio, solo in vista della fine? Ha per caso dimenticato Conte l’approvazione solo qualche giorno fa, di quel decreto contro l’umanità, fatto approvare senza battere ciglio? E quel voto concesso per non permettere un giusto processo al capitano con quell’ammissione di colpa collettiva che ha investito tutti i ministri, compresi quelli con le stelle cadenti, che fine ha fatto? E quei provvedimenti, tanti, qualcuno di questi molto pericolosi in quanto toccano direttamente il portafoglio degli italiani, il presidente Conte, con chi li ha approvati?

Certo che solo un governo fondato su una sommatoria di posizioni divergenti fatte passare come contratto di governo, poteva riconsegnarci quello che ieri abbiamo vissuto.

E pensare che il 2019 doveva essere nelle aspettative del premier Conte un anno bellissimo in cui finalmente si sarebbe sconfitta la povertà (Di Maio).

Ed a un discorso di ampio respiro, quello di Conte, ha fatto da contraltare il ruminare di Salvini che oltre le solite invettive contro Renzi, la Boschi e Bibbiano non è saputo andare. Continuando a non dire niente sul suo amico Savoini e sul Russiagate, con una sequela di slogan senza senso partoriti per l’occasione dalla Bestia di Morosini, come se dovesse parlare ad un gruppo di analfabeti funzionali come quelli che si trovano sui social o al Papeete Beach, nemmeno con un mojito in mano, si inventava un accordo fra Conte, il M5S e il PD per fargli le scarpe e le ciabatte per quando in spiaggia sta. Anziché al ministero.

Ma preparatevi a questo refrain da parte del leghista del nord Salvini, perché la fandonia dell’accordo da tempo fra Di Maio e Renzi passando dalla Boschi, ce la dovremo sorbire per un pezzo.

In un italiano approssimativo e sgraziato, lingua molto gradita a coloro i quali piace molto il capitano ormai divenuto caporale di giornata (forse ancora meno), si è conclusa la parabola discendente di un uomo politico che galvanizzato dai sondaggi ha preferito abbandonare da codardo quella manovra finanziaria di fine anno che lo avrebbe definitivamente trombato per l’eternità.

Ma Salvini è riuscito nella folle impresa di far sembrare il suo omonimo, Renzi, un grande statista e non più un cazzaro come spesso è apostrofato dai suoi oppositori.

Che vogliamo di più dal governo del cambiamento?

Ma anche al presidente di quella commissione antimafia come a tutto il dimaio center group vorremmo rivolgere una domanda. Ma caro senatore 5 stelle Nicola Morra, ma lei solo oggi si è accorto che ostentare i simboli religiosi (rosario e relativo bacio) in alcune zone del Paese è la simbologia utilizzata dalla ‘ndrangheta?

Come mai interviene solo ora dall’alto della sua carica istituzionale per denunciare il comportamento censurabile ed “omertoso” di uno dei suoi vice premier in possibile odore di mafia, come si evince facilmente dalle sue parole? Come mai, caro senatore la sua battaglia antimafia vale oggi e non quando ha votato più volte la fiducia a quel vice premier che secondo lei lanciava messaggi alla ‘ndrangheta?

Anche lei è intermittente come le lucette sull’albero di Natale? eta

Ebbene, sino a ieri tutto era permesso al Salvini eversore, il sacro deretano lo richiedeva, ma oggi che quel culetto a mandolino potrebbe non trovare più una poltrona imbottita per ospitarlo, si può mettere in scena anche l’opposto.

Oggi iniziano le consultazioni da parte del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e non sappiamo se si andrà di nuovo al voto o se un nuovo governo formato da M5S e PD prenderà vita, (visto che contrariamente a quanto si crede, le maggioranze in parlamento si formano), e non sappiamo neppure se anche un altro odiato cavaliere ne farà parte, ma sappiamo per certo di chi siano le responsabilità di chi ha fatto cadere l’Italia dalla padella alla brace.

In primis quel Renzi che oggi stanco del divano e dei pop corn che non permise un anno fa un dialogo con i movimentisti immobili, permise l’ascesa di Salvini che oggi vorrebbe contrastare solo per riorganizzare le proprie fila non certamente quelle del PD, per riprendersi il partito e cacciare a pedate nel sedere Zingaretti.

E la seconda, non certamente da meno ed ancora più grave, è quella che vede Conte, Salvini e Di Maio responsabili tutti e tre in ugual misura di aver ridotto il Paese in questo stato comatoso.

Ma noi, indefessamente, resistiamo, resistiamo e resistiamo.

Una risata, vi seppellirà.

Casamassima: Kasamatta Disobbediente chiede scusa al pastore “schiavo”.

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Alcuni giorni fa un “imprenditore” di Casamassima è stato arrestato perché aveva “assunto” un giovane pastore di 24 anni, pagandolo 1 euro e 80 centesimi l’ora. Doveva lavorare 11 ore al giorno e le poche ore di “libertà” che gli rimanevano da vivere nella giornata le poteva trascorrere in un alloggio di fortuna ricavato da cabine di un camion in disuso avendo come bagno in comune il pozzo destinato agli animali.

(Clicca qui per leggere il comunicato stampa dei Carabinieri)

Ci saremmo aspettati un moto di indignazione almeno pari a quello dedicato ai gatti ammazzati per strada e magari abbandonati nei cestini dei rifiuti, ma niente. Anzi, leggendo qualche commento sui social, regno incontrastato dei nuovi “cattivi” seriali, la colpa maggiore probabilmente è da ricercarsi proprio in quel pastore bengalese che se qualche ONG non avesse scaricato sulle nostre coste, oggi non vivrebbe la sua misera esistenza senza permesso di soggiorno con il terrore di essere rimpatriato o peggio ancora, di divenire uno dei tanti “fantasmi irregolari” con il telefonino di ultima generazione in mano e con la collanina al collo. Un po’ come come quelli che raccolgono i pomodori per “fare la salsa” che in questo periodo affollano le campagne di Foggia.

La notizia ben presto ha fatto il giro d’Italia, e non solo, portando di nuovo l’attenzione sul paese azzurro distratto nelle stesse ore da un post ironico in cui, commentando quelle foto costruite a tavolino in cui l’azzurro delle biciclette si scaglia con l’abbandono e l’incuria della strada accanto, e che circolano da tempo, dovrebbero invogliare quella marea di nuovi viandanti a fermarsi a Casamassima per ammirarne le bellezze. Ma anche altri problemi di vitale importanza oscurano il caso di schiavismo che ha portato all’arresto dell’imprenditore agricolo. Oggi sono tutti impegnati a decidere quale il nuovo nome da affiggere sulla nuova cartellonistica che indica il centro commerciale di Casamassima, ex Auchan e non sappiamo ancora se futuro Conad; la lotta a favore di un nome sfavorendo l’altro, si combatte in trincea strada per strada, associazione per associazione, comitato contro comitato.

Ma per lo “schiavo bengalese” pagato un euro e 80 centesimi l’ora che aveva bisogno di quei soldi per mantenere la famiglia lasciata così tanto lontano, non c’è né tempo e nè voglia e neanche il coraggio di spendere parole visto che il lavoro agli italiani è venuto a sottrarre.

Di seguito il lungo post di Kasamatta Disobbediente che vi proponiamo.

La ns. SOLIDARIETA’ e le ns. SCUSE al giovane bengalese reso schiavo nella ns. terra, per il ns. egoismo cieco, e per la ns. cattiveria.

IL PAESE AZZURRO
Il paese antico “tutto azzurro”, il paese “nuovo” tutto telecamere e sicurezza.

Provate a digitare su Google Casamassima……altro che brand….
(per i casamassimesi che si credono svedesi….)

Il 14° motivo che non ti fa vivere a Casamassima……..
la narrazione di un luogo immaginario e la violenza della realtà (reale) di un paese della bellissima terra barese, da dove i giovani, e non solo, scappano disperati, dalla povertà, dallo sfruttamento, dalla malavita. dalla politica degli interessi familiari, dalla violenza, dall’impossibilità di crearsi un futuro. Dove vige l’appartenenza e la sopravvivenza.

Il paese del chi può e di chi s’arrangia. e di chi non riesce neanche in quello, e si affida al mondo di mezzo e a quello di sotto.

Giorni fa girava un post che citava, ironicamente, 13 motivi per non venire a Casamassima, simpatico, di buon auspicio. Narrava con foto “intelligenti” di un borgo antico, azzurro e fiorito.

Che bello. Fosse vero.

Ovviamente per chi ama la proprio terra il sostegno ad un idea urbanistica, culturale e sociale come quella che si faceva intendere, può essere solo motivo di orgoglio.
Il sostegno ad un idea è però cosa ben diversa dalla promozione reale del “paese azzurro”, come invece iniziavano a mostrare le tante condivisioni e commenti del succitato post.
Persino il sindaco sulla sua pagina ne decantava la bellezza e l’ispirato amore per il suo borgo.

Ma esattamente dove si trova questo borgo azzurro?

4 case dipinte e due scalinate con balconi fioriti, fotografate in tutte le angolazioni possibili, sono questo il paese azzurro?
Abbiamo letto nei commenti “questo è un brand “….

Contemporaneamente esplodeva la notizia dell’arresto, a Casamassima, di un imprenditore per sfruttamento e riduzione in schiavitù di un lavoratore.

In schiavitù, 12 ore al giorno, i bisogni nel pozzo, 1.80 all’ora, come si dice dalle ns. parti “o’ mort”, senza riposi, ferie, alloggio. Insieme alle bestie insomma.
A Casamassima. in quel del borgo azzurro
.

Sulla pagina del sindaco, non un post, un richiamo, una PAROLA.

Se si scorre la suddetta, si potrà leggere appunto dell’immaginifico borgo azzurro, della necessità primaria ed impellente di sicurezza e di telecamere, sulla brutalità del linguaggio dei social, specie contro i politici, sulla doverosa punizione da infliggere ai frequentatori di lavoratrici del sesso (sfruttate e schiavizzate) .
Ma sul lavoro nero e sfruttamento, sui lavoratori e sulle lavoratrici ridotti in schiavitù, nel comune che amministra, neanche un accenno, un richiamo. Nonostante i continui interventi delle FF.O. e degli enti preposti.
La pseudo sinistra, il PD, i sindacati poi non ne parliamo,
mutismo totale. TUTTI MORTI.

Vince la propaganda e l’allucinazione collettiva.

(di quelli che non vogliono vedere, ragionare, impedire).
La narrazione per cui impedire che un cane ti possa cacare davanti casa, o riconoscere chi ti ruba l’auto sia la necessità impellente, anche per tutelare il ns. stupefacente borgo azzurro.

Pieno di turisti……

Che i giovani di Casamassima sono anch’essi migranti costretti alla fuga, che qui c’è caporalato, sfruttamento e lavoro nero, violenza e disperazione, riduzione in schiavitù, politiche sociali e culturali fantasma, quello è solo un brutto sogno.
E’ questa “l’allucinazione”.

Ma in che paese credete di vivere?

I due avvenimenti possono sembrare privi di legame, ma provate a digitare su Google Casamassima……altro che brand, altro che turismo.

Amare e difendere la propria terra non vuol dire mistificare la realtà, ma denunciarla, se serve combatterla, non nasconderla, per cambiarla, migliorarla, per il bene comune.

W il PAESE AZZURRO.

Kasamatta Disobbediente

Si rivede Romano Prodi.

Gli uomini sognano più il ritorno che la partenza.
(Paulo Coelho)

Incomprensibile sarebbe stato se alla destra del redivivo Grillo non avesse trovato posto la Casaleggio Associati a decidere le sorti di un intero Paese, l’Italia, che, gettato come un sacco dell’immondizia sul ciglio di una strada di periferia, oggi non avesse come priorità quella di diminuire la rappresentatività dei cittadini all’interno delle istituzioni.

Che la Casaleggio sia fortemente interessata a partecipare a quel tavolo, visto l’obolo che ogni mese i portavoce onorevoli e senatori del movimento grillino devolvono in cassa, ci sembra il minimo sindacale considerato che in caso di nuove elezioni il gruzzoletto mensile sarebbe seriamente compromesso viste le intenzioni di voto degli italiani, ma che oggi i vari Di Maio, Fico, e Di Battista si accorgano che con Salvini il traditore nessun tipo di contratto bis sia possibile, dopo tutto quello che gli hanno permesso di fare diventando lo zerbino del capitano, ha del patologico.

Ma quelli che soffrono di bipolarismo, per “nostra fortuna”, non sono solo i pentastellati che nel frattempo le stelle hanno perduto: in questa nuova avventura tutta italiana sono accompagnati da un altro Matteo, quello cresciuto a Rignano, che, distrutto il Partito Democratico, oggi ne reclama il corpo in decomposizione.

E così, nonostante quegli attacchi violenti personali subiti in questi anni, malgrado la Banca Etruria, senza tener conto di Bibbiano, il Renzi che non vuole abbandonare il palcoscenico, si immola e con la costante collaborazione di Luca Lotti, Maria Elena Boschi, Ettore Rosati accompagnati da Ivan Scalfarotti e Roberto Giachetti, dall’alto di quello scranno del Senato della Repubblica che avrebbe voluto cancellare, si propone come salvatore della patria proponendo un governo di scopo o istituzionale con i divenuti amici di una vita grillini che sull’orlo del precipizio stanno vivendo la loro inutile esistenza alla ricerca ancora della chiavetta magica che la apra quella scatoletta di tonno oramai nascosta da quella marea di scontrini sbiaditi.

E sarebbe anche disponibile, per evitare quell’aumento dell’IVA che proprio le politiche scellerate di Di Maio e Salvini hanno messo ancora più in campo, a votare quella riduzione dei parlamentari voluta fortemente da Giggino che senza una riforma complessiva delle regole costituzionali, si tradurrebbe solo in un drastico ridimensionamento della rappresentatività del popolo caprone che abbagliato dalla riduzione dei costi della politica, segue il capo branco senza accorgersi che fra le altre cose, quella riduzione comprometterebbe anche l’elezione del Presidente della Repubblica. Ma si sa, spiegare le regole e i pesi e i contrappesi che la Costituzione ha previsto con largo anticipo 72 anni fa è impresa proba e pressoché inutile nei confronti di un popolo che ha fatto della cultura un inutile princisbecco. Eppure basterebbe proporre di dimezzare il compenso mensile elargito a profusione a deputati e senatori per arrivare a quel fantomatico ed irrisorio risparmio così tanto perseguito da Di Maio & C., ma si sa, quello che oramai si è raggiunto non si vuole perdere. Ipocriti.

E così, tornando a quel popolo italico che dimentica perché la memoria lo abbandona sempre, dopo il grande Berlusconi, dopo l’immenso rottamatore Renzi e dopo l’abbaglio del moVimento stellatico, oggi, con l’inumano Salvini vorrebbe risorgere tenendo non solo i porti chiusi che non permettono più liberamente di sfruttare i pastori bengalesi o i raccoglitori di pomodori foggiani o quelli che gli agrumi in Calabria raccattano, ma anche le loro menti formatesi sui social divenuti la Bestia.

E così fra uno Zingaretti che sarebbe tentato di arrivare alle elezioni per fare piazza pulita una volta per tutta dei renziani che ancora infestano quel partito che una volta, ma tanto tantissimo tempo fa, qualcosa di sinistra la biascicava ancora, anche un altro grande uomo che sembrava messo in naftalina si affaccia all’orizzonte e che in groppa alla sua mortadella personale, pontifica sull’utilità di un governo PD-M5S che liberi l’Italia dal malefico Salvini.

Se poi entrasse nell’esecutivo anche l’ex cavaliere? Che ci sarebbe di male in un governo della Ursula o della Orsola?

E Salvini, poiché Moscopoli e i rubli vorrebbe far scomparire come quei 49 milioni di cui le tracce si sono perse, che oltre i balli con le fanciulle in tanga al Papeete Beach non va, senza saper ne leggere e scrivere, accortosi della cazzata, pardon, castroneria, di dichiarare guerra al governo da lui sostenuto e in cui ha fatto il bello e il cattivo tempo, vorrebbe, con uno spericolato testa coda tornare sui suoi passi gridando all’inciucio senza, anche lui, scordevole e caprone come il popolo che vorrebbe governare con i massimi poteri, sapere che le maggioranze di governo si formano all’interno del Parlamento e non sui social o sui sondaggi.

Ed allora, abolito lo streaming per quel maledettissimo aumento della tariffa che i giga a profusione non ci concede più, ci voleva quel taglio previsto al comparto istruzione per rassicurare tutti che non sarà ancora possibile, neppure per le prossime generazioni, liberare le strade e l’iperspazio dai caproni che le affollano così intensamente e che poi anche a votare con il matitone in mano vanno.

Pietà.

 

La Signorina Rottermeier, la politica nazionale e l’abbandono.

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Al momento non sappiamo se Donald riuscirà a comprarsi la Groenlandia o se il capitano dell’inferno riuscirà nell’impresa epica di chiudere una crisi di governo da lui stesso aperta a favore dell’altro contraente ex bibitaro con lui oggi stabilmente, nonostante tutto, al comando. Non sappiamo neanche che fine faranno i migranti che su quelle navi aspettano di attraccare in porto e neppure se quel moto umanitario del presidente del consiglio Conte, della ministra Trenta e del ministro Toninelli siano sinceri oppure dettati, come sembra evidente, più da un senso di vendetta nei confronti del capitano del Papeete Beach che da una reale repulsione nei confronti di quello che sino ad oggi hanno assecondato senza se e senza ma solo per non perdere la poltroncina così faticosamente occupata.

E mentre ci interroghiamo su cosa potrebbe succedere nei vari consigli comunali dei paeselli a sud est che circondano le metropoli nel caso sciagurato di un governo nazionale formato dal PD di Renzi, della Boschi e di Bibbiano, miracolosamente scomparsi dalle invettive quotidiane dei penta stellati, leggiamo di analisi politiche nazionali a cura della Signorina Rottermeier”, che triste e sconsolata perché nessuno più parla di lei, si sente abbandonata al suo destino nell’iperspazio dell’indifferenza.

Strana la Signorina Rottermeier.

In principio furono gli haters che presto divennero, per comodità dialettica motivata dalla scarsa propensione all’approfondimento alfabetico funzionale del suoi seguaci, leoni da tastiera.

Ma haters e leoni da tastiera, nel senso comune, hanno praticamente la stessa accezione e mentre il primo si indirizza ad un pubblico che almeno conosce la differenza fra diritto amministrativo e filosofia del diritto, il secondo, di più facile comprensione, arriva ad essere penetrato anche da quello che all’università della vita si è laureato con il massimo dei voti.

Badate bene, haters e leoni da tastiera non perché attraverso profili falsi usando espressioni dispregiative o piene di violenza e odio insultando l’interlocutore ne augurano persino una brutta fine, ma solo perché attraverso il confronto delle idee dimostrando l’esistenza di visioni differenti rispetto alla proposta avanzata, muovono obiezioni e modi di vedere differenti motivandoli.

Ma si sa che chi si appresta a ricoprire cariche pubbliche di responsabilità e chi tali cariche le ha già raggiunte, non vede di buon occhio chi, prospettando soluzioni disuguali, si frappone come se fosse una pietra d’inciampo, a quello che il “sovrano”, la Signorina Rottermeier , ha già deciso per lui.

Ed è alla luce di ciò, sentendo la mancanza di questo mondo che vorrebbe confinare nel virtuale, incapace com’è di interpretare il reale, ne lamenta la mancanza, la Signorina Rottermeier .

E in quel torrino di cartapesta che con l’ausilio dei lacchè si è sapientemente costruito tutto intorno, pensa di essere divenuta il centro del mondo in cui tutti, proprio tutti, siano chiamati a disquisire con i toni che lei predilige, quelli dell’odio, il suo operato. Dimentica di non essere l’ombelico del mondo che mentre blatera sul nulla altri più importanti questioni si aprono sullo scenario non solo nazionale ma internazionale. E noi, lasciando per un attimo il suo mondo fatto di lettere condite con parole di disgusto nei confronti di un ministro e non lasciando, come lei fa, rappresentanti di quel mondo al suo personale servizio, ci accorgiamo che forse proprio per quei comportamenti untuosi che la Signorina Rottermeier alla perfezione incarna, ci tocca affrontare non solo la crisi della politica italiana, ma anche e sopratutto quella europea e non solo.

Non si è ancora accorta, anche se contraddicendosi lo conferma, che la politica dell’odio che lei pretende per se ha fallito! Come è fallita la politica virtuale! che la vorrebbe al centro dei social in cui rifuggendo la critica spera siano i cortigiani a toglierla d’impaccio delegittimando l’interlocutore sino ad intimorirlo.

Non riesce ancora, la Signorina Rottermeier, a comprendere che se si sente abbandonata e rifiutata è solo perché ha già dato prova di quanto inconsistente è la sua azione e vuota la sua parola. Che fine abbia fatto il principio supremo del rispetto delle regole democratiche è un tabù per chi, sentendosi come un podestà, ne calpesta i principi ispiratori decidendo, sulle spalle di tutti, chi potrà essere chiamato a usufruire del “vantaggio” che oggi appare alla portata ma che domani non si sa.

No, noi non proviamo odio che sarebbe anche un sentimento nobile se lei, la Signorina Rottermeier, fosse in grado di capirli i sentimenti, ma solo una tranquilla, serena ed olimpica resistenza ad un modo di fare che sino ad oggi ha messo in luce la sua ipocrita, falsa, gesuitica, commediante e filistea politica del cambiamento.

Ed è per questo che, avendola conosciuta sino in fondo e sperando che prima o poi la notte presto lasci spazio alla luce la lasciamo sola e soletta a riflettere, magari fumando una sigaretta mentre sorseggia una coca, al suo inesorabile destino.

Adda passà ‘a nuttata!

I gialli, la cronaca nera, Mussolini e il serial killer Cesare Serviatti.

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A chi di noi non sarà capitato di avere fra le mani e leggere un libro giallo? E poi perché il giallo da noi è sinonimo del romanzo poliziesco in cui si racconta di delitti, alcuni dei quali efferati, a cui quasi sempre l’ispettore integerrimo e con il fiuto dell’indagine riesce sempre a scoprirne l’autore?

Il tutto nasce nel 1929 allorquando la Arnoldo Mondadori Editore inizia la pubblicazione de I libri gialli, noti anche come i Gialli Mondadori che con la loro inconfondibile copertina gialla, narravano fatti delittuosi e le relative indagini.

Da principio erano traduzioni di scritti di autori tutti non italiani: Ss Van Dine e Agatha Christie, per citare i più noti. Erano molto ricercati e molto letti. Agli italiani piacevano quelle storie intriganti e piene di suspance in cui avevano modo di percorrere le indagini che alla fine avrebbero condotto all’assassino.

Ma a Benito Mussolini e al fascismo questo genere di “letteratura”, come tutta la cronaca nera in genere, non era gradita.

Si cominciò a pretendere, e la censura in questo fu spietata, che nessuna delle storie narrate si potesse svolgere in Italia e che se ciò fosse avvenuto l’assassino non poteva che essere o un nero o un ebreo.

Sembra, guardando all’oggi e cambiando i protagonisti, che i corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico siano sempre stati e continuino ad essere una realtà incontrovertibile.

Nessun italiano, bianco, mai poteva essere accomunato, neanche nella finzione letteraria, ad un feroce assassino che magari prima uccideva e poi faceva a pezzi le donne trucidandole. Bisognava tranquillizzare il popolo che non vi fossero impulsi omicidi in una civiltà come quella italica e fascista, perché, in quanto unica società salubre possibile in cui vigeva l’ordine e l’armonia accompagnate dalle regole fasciste di ordine universale, non c’era spazio per simili nefandezze. E così, accanto alle Leggi Razziali (clicca qui per approfondire) e ai cartelli che spesso si trovavano all’ingresso di bar o esercizi commerciali vari, «vietato l’ingresso a cani ed ebrei», il Minculpop (Ministero della cultura popolare) cominciò una ferocia guerra nei confronti non solo della casa editrice Mondadori, sequestrando quei libri che non si attenevano alle disposizioni, ma anche e sopratutto nei confronti di quegli autori italiani che ne avessero seguito le orme. Vennero praticamente imposti scrittori, italici, che ambientarono le loro storie in poco credibili città americane in cui, sottofondo il  jazz, musica considerata dal regime corrotta e negroide, venivano consumate le tragedie omicide.

Eppure durante il fascismo che per la stessa logica applicata ai romanzi gialli e alla cronaca nera bandita dai giornali pretendeva che mai nessuno potesse sostenere che i treni facessero ritardo, ci fu un caso degno del più bel romanzo giallo mai scritto.

Nato a Subbiaco il 24 novembre 1880, Cesare Serviatti prima macellaio, poi infermiere, poi custode e infine gestore di un piccolo albergo, che da bambino voleva fare il boia, attraverso un annuncio pubblicato sui giornali, “Pensionato, 450 mensile, conoscerebbe Signorina con mezzi. Preferibilmente conoscenza scopo matrimonio”, adescava nella sua rete donne che poi uccideva.

Le indagini, partite il 16 novembre 1932, undicesimo anno dell’era fascista, dopo che su di un treno alla Stazione di Napoli erano state scoperte due valigie contenenti un cadavere con parti di una di donna fatta a pezzi avvolti nelle pagine di un giornale inglese, si fanno sempre più intriganti allorquando il giorno dopo, alla Stazione di Roma Termini, viene ritrovata un altra valigia contenente le parti mancanti del corpo della stessa donna ed anche questi avvolti in un giornale inglese.

Paola Gorietti, Paolina, è lei la donna uccisa e fatta a pezzi ritrovata in quelle valigie.

Ci sono molti sospettati, compreso un inglese che avrebbe fatto felice il duce che non gradiva assassini italiani, ma il Capo della Squadra Mobile di Roma, Cav. Enrico, crede di più alle indagini dei commissari Musco e De Simoni che vedono in Serviatti, quell’uomo di 59 anni stempiato, non certamente bello e con il vezzo di tingersi i baffi e la barba di nero, come maggiore indiziato.

Viene arrestato il 9 dicembre del 1932.

Messo alle strette durante l’interrogatorio di terzo grado, quello fatto con la classica luce del lume sparata negli occhi e che dura quattro giorni consecutivi, confessa, anche grazie al commissario Musco che ricorda altri casi di donne fatte a pezzi e ritrovate in mare e in un pozzo, anche altri due omicidi le cui indagini da parte della polizia non avevano portato a nulla.

Sono Pasqua Bartolini Tiraboschi e Bice Margarucci. Anch’esse cameriere come Paolina. Ingannate, illuse con la promessa di un matrimonio che mai si sarebbe potuto celebrare in quanto il Sarvietti era già sposato, derubate dei risparmi di una vita e poi uccise.

Uccise con lo stesso metodo; strangolate, fatte a pezzi e poi dispersi i resti o in mare o in un pozzo.

Non ci furono elementi validi per incriminarlo per altri simili assassini avvenuti in quegli anni.

Nel processo che iniziò il 14 giugno 1933 venne condannato per furto, rapina e per l’omicidio di Pasqua Bartolini Tiraboschi e Bice Margarucci all’ergastolo.

Per l’omicidio di Paolina Gorietti alla pena di morte.

Il 13 ottobre 1933 alle 6,24 nel poligono di Sarzana, i moschetti giustiziarono alle spalle Cesare Serviatti.

Forse questo, nonostante la parvenza di perfezione del regime fascista imposto da Mussolini, il primo omicida seriale, serial killer, d’Italia.

E con enorme dispiacere del duce non era ne nero e neanche ebreo. Non sapremo mai se gli piacesse il jazz.

Il rivoluzionario Nitti sposta anche il Luna Park.

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Giuseppe Nitti, sindaco di Casamassima, continua in groppa al suo fido destriero, a rivoluzionare gli usi e costumi comprese le tradizioni di questo sonnolente paesello a sud est la grande metropoli.

Accortosi che l’estate, almeno per i più piccoli, non inizia con il finire delle scuole, si inventa, rivalutandolo, il periodo più prossimo all’inzio del successivo anno scolastico per indire la colonia estiva per i più piccoli con partenza il 26 agosto.

Ma non solo la colonia estiva in bassissima stagione concede il sindaco ai piccoli più fortunati; dedica loro anche la Città animata che li vorrebbe tenere impegnati culturalmente il 29 agosto e il 5, il 12 e il 19 settembre a scuola iniziata.

Per gli anziani decrepiti come noi, invece, e per quelli che ancora decrepiti non sono ma che vorrebbero occupare la piazza almeno sino alle tre di mattina per permettere di girare film credibili, il nulla. Nulla concertini, nulla serate danzanti, nulla cinema all’aperto, nulla burraco e manco scala quaranta che sembra ormai troppo stantia. Dovranno aspettare tutti il 23 agosto allorquando, con il programma estivo pubblicato oggi 9 agosto, potranno trovare qualcosa a loro congeniale con il famoso e mai dimenticato Settembre Casamassimese che si concluderà il 13 ottobre e che costerà alle casse comunali 21 mila euro.

(Questo il programma allegato alla Delibera di Giunta n. 162 del 07 agosto 2019)

Ma è per le feste comandate che la rivoluzione del Nitti sindaco e della sua squadra di governo cittadino, si è concentrata maggiormente in questo primo anno di mandato.

Considerato lo spostamento della cassa armonica ballerina che sfrattata dalla Madonna del Carmelo di luglio ritorna al suo posto millenario durante San Rocco a settembre senza spiegazione alcuna, da quest’anno anche il Luna Park del Santo più Santo di Casamassima sarà spostato passando da Largo Fellini all’area mercatale (Piazzale Baden Powell e Piazzale Nazariantz).

Ed è attraverso i commenti che numerosi sono giunti al lancio della notizia rivoluzionaria, che ci permettiamo, senza pretesa alcuna, tralasciando quelli entusiastici lanciati solo per assecondare colui che oggi “comanda” e quelli troppo tranchant che quello che “comanda” proprio non lo sopportano, di stilare i pro e i contro attraverso il giudizio dei cittadini su questa rivoluzione giostraia senza precedenti.

I pro a favore dell’area mercatale:

  • Area completamente asfaltata;

  • Possibilità di maggiore scorrevolezza delle ruote per i diversamente abili su carrozzina e per i bambini sui passeggini;

  • Possibilità di indossare senza problema alcuno il tacco 12;

  • Non si sporcheranno più le scarpe;

  • Presenza del bagno pubblico.

I contro:

  • Prendendo come punti di riferimento la Chiesa Madre (partenza) e prima l’area mercatale e poi Largo Fellini, attraverso i percorsi più brevi e misurandone le distanze, quella da coprire per arrivare all’area mercatale è di 721 metri contro i 641 per arrivare a Largo Fellini.

Chiesa Madre Area Mercatale (mt 721)

Chiesa Madre – Chiasso della Rosa – Piazza Santa Croce – via Farini – via Don Liborio – via Molini – via Castello – via Ascanio Amenduni – Corso Garibaldi – via Angelo Pende – via Leopardi – via Nicolò Macchiavelli e Piazzale Nazariantz.

Chiesa Madre Largo Fellini (mt 641)

Chiesa Madre – via Chiesa – Corso Umberto I – via Francesco Lapenna – Largo Fellini

  • Più intersezioni con strade che nei giorni di festa non sono chiuse al traffico; infatti sarebbero interessate al passaggio dei pedoni per raggiungere il Luna Park Corso Garibaldi, via Angelo Pende, via Leopardi, via Machiavelli, incrocio con via Parini e Piazzale Nazariantz;

  • L’area mercatale non sembra aver a disposizione i pozzetti di terra obbligatori per il montaggio e la funzionalità delle giostre;

  • Densità abitativa della zona mercatale rispetto a Largo Fellini decisamente maggiore con conseguente riorganizzazione della sosta per i residenti considerando non secondario anche il danno in decibel causato ai maggiori residenti l’intera area;

  • Impossibilità di tenere il mercato settimanale del sabato per il giorno 7 settembre;

  • Problemi alla circolazione delle autolinee extra urbane che dovendo percorrere via Angelo Pende (la cosidetta Estramurale) vista la chiusura di via Bari, dovranno districarsi oltre che con le auto in sosta anche con i pedoni impegnati a raggiungere il Luna Park;

  • Probabilmente un danno economico per quelle poche attività che pur affiancandosi su via Bari ed avendo il beneficio della strada chiusa al traffico, vedranno certamente diminuire l’affluenza visto che il percorso non sarebbe più “appetibile”.

Ora non sappiamo quale la ragione di questa rivoluzione nittiana visto che nessuno dell’amministrazione ha confermato o meno la notizia apparsa sui social forse perchè in attesa della decisione dei giostrai che dovranno a loro spese rendere l’area mercatale a norma per ospitare le giostre, anche se qualcuno sussurra che sarebbe dettata dalla necessità di valorizzare il borgo antico attualmente al centro di attenzioni che sembrano obiettivamente eccessive visto lo stato in cui si trova nonostante i visitatori esterni.

E cosa si dovrebbe apprezzare? Le chianche dismesse? Il Castello transennato? Gli intonaci scrostati da cui dedurre l’azzurro? Oppure perché sarebbe quella la location perfetta per sistemare i venditori di panini con porchetta e i venditori di palloncini colorati compresi quelli che utilizzano la terra cotta per le loro opere?

Ma anche l’area asfaltata contro una che non lo è ma che dovrebbe già avere i requisiti in regola per ospiatre le giostre, potrebbe essere la ragione. Compresa quella dell’unico bagno pubblico presente nell’area mercatale che non vogliamo neanche immaginare cosa possa diventare e rappresentare solo dopo un’ora di apertura del Luna Park.

Oppure norme di sicurezza a noi ignote che preferirebbero, nonostante i tanti interrogativi, occupare una porzione di territorio maggiore comprendente zone non attivamente interassate sia alle funzioni religiose che a quelle del divertimento sfrenato si rendono necessarie per una festa in tutta tranquillità?

Comunque la pensiate auguriamo ai tutori dell’ordine pubblico, Polizia Municipale e Carabinieri, buon lavoro.

La scatoletta di tonno rimasta ermeticamente chiusa.

Sarebbe tempo perso continuare a parlare del Partito Democratico che, nonostante abbia voluto Zingaretti alla sua guida, continua ad inanellare figurine su figurine (educati siamo), come se quelle sino ad oggi accumulate non bastassero a spiegarne l’esistenza in vita. Gli ancora molti renziani nelle sue fila non bastano a giustificare la scelta che oggi li vede votare insieme al fascio leghista Salvini accompagnato dal nano di Arcore che ancora cerca di incunearsi nei nostri sogni come se gli inumani penta stellati non bastassero a guastarci il sonno.

Ma a parte le solite considerazioni sul PD che ormai conosciamo tutti a memoria, oggi è un giorno speciale perché finalmente si è avuta certezza, come se ce ne fosse ancora bisogno, che il vero male per questo Paese, oltre il PD e Salvini, è proprio quel movimento che partito per aprire la scatoletta di tonno, si è trovato inscatolato anch’esso nella poltronissima che meglio dello strapuntino decisamente è.

E così, dopo aver concesso la libertà al capitano che anche un po’ loro è diventato con quel voto ignobile contro l’autorizzazione a procedere, dopo aver dimenticato l’onestà per quei 49 milioni di euro da consegnare in comode rate ottantennali, dopo che nessuna parola è stata spesa per lo scandalo di Moscopoli e dopo aver varato quel decreto sulla inumanità, votano contro lo stesso Presidente del Consiglio, Conte, così fortemente imposto al loro partner di governo.

Speravano, con quella mozione farsa, di lavarsi la coscienza su promesse fatte e mai mantenute. Volevano scacciare lontano da loro il benestare controfirmato da Conte ed inviato alla spocchiosa Europa sulla TAV, disinfettando il tutto senza la firma del ministro cartone animato Toninelli che come minimo oggi dovrebbe dimettersi e cambiare continente.

E così mentre il grande Beppone accortosi di aver partorito un mostro abbandona i 5 stelline al loro destino, il grande Di Maio, che oggi tutti sperano si tolga presto dagli zebedei per lasciare campo libero all’altro uomo di punta e falegname Dibba, avrà modo di contare sul pallottoliere quanti saranno ancora gli italiani che ne vorranno riconoscere le grandi doti nascoste visto che quelli del RdC o dell’ILVA o della TAP e della stessa TAV non abbiano già avuto modo di apprezzare.

Benvenuti in Italia.

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