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Amara avventura per i bambini di una scuola di Casamassima.

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Avevano preparato quell’uscita da giorni, le bambine ed i bambini che frequentano una scuola di Casamassima. Era una occasione fin troppo ghiotta che sta girando in lungo e in largo l’intera Italia, per non essere ammirata.

E dopo quelle spiegazioni e quegli approfondimenti in classe arriva finalmente il giorno in cui tutti, muniti del solito zainetto in spalla con all’interno del quale non poteva mancare la deliziosa merendina da consumarsi a metà mattinata, si danno appuntamento al pullman che di lì a poco li avrebbe finalmente portati a destinazione. L’euforia è al massimo e l’adrenalina, complice quella giornata di scuola da trascorrere al di fuori dell’aula, come un toccasana improvviso, fa si che le assenze siano ridotte all’osso.

E dopo i saluti ed i baci dei genitori che sembravano salutare i propri figli che pareva per una missione impossibile erano diretti, il pullman accende i motori e parte alla volta dell’avventura.

Ed avventura, brutta ed amara, diventa.

Percorsi qualche centinaio di metri mentre i bambini sono indaffarati a guardare il paesello dai finestrini, un fumo nero ed acre proveniente dal retro del mezzo, li invade.

I pianti, alcuni dei quali disperati, prendono presto il posto dei sorrisi, della spensieratezza e della gioia. Le maestre accompagnatrici a gran voce chiedono che il mezzo sia arrestato immediatamente e che le porte siano aperte.

Ma le porte non si aprono.

Immaginiamo solo il terrore e l’angoscia su quei volti.

Pian piano la normalità torna a prevalere. I bambini vengono tranquillizzati ed il pullman riesce, nonostante tutto, a tornare a scuola. Il peggio è passato.

Le bambine ed i bambini prendono posto in un nuovo pullman che finalmente, senza più drammi, li conduce alla meta.

Ci chiediamo, cosa sarebbe potuto succedere se invece di qualche centinaio di metri quel pullman avesse raggiunto la Statale 100: dove avrebbe fatto scendere quelle bambine e quei bambini?

Nel mezzo di una strada grandemente trafficata?

Per fortuna tutto si è risolto nel migliore dei modi, ma ci chiediamo: chi avrebbe dovuto vigilare per la Scuola sull’integrità di quelle bambine e di quei bambini? Chi avrebbe dovuto controllare su quel servizio di appalto dato a quella società di trasporti? Chi avrebbe avuto il compito di verificare anno di immatricolazione del mezzo, chilometri percorsi, assicurazioni, certificazioni di idoneità degli autisti, certificazioni di manutenzione dei mezzi?

Eppure di Norme stringenti ve ne sono.

Sono state rispettate le disposizioni del Decreto Interministeriale n. 129 del 28 agosto 2018 (Regolamento recante istruzioni generali sulla gestione amministrativo-contabile delle istituzioni scolastiche, ai sensi dell’articolo 1, comma 143, della legge 13 luglio 2015, n. 107)?

Ed il Codice degli Appalti n. 50 del 2016 aggiornato al 2017, ove servisse, è stato applicato?

Il 20 dicembre scorso, nella vicina Turi, grazie solo all’intervento della Polizia Stradale, si è scoperto che un pullman utilizzato per una gita scolastica non era assicurato e che i documenti dell’autista non erano in regola. (clicca qui per leggere).

 

Casamassima. Il generale Inverno entra in classe.

Quello che infastidisce di più sono le rassicurazioni del sindaco Giuseppe Nitti, che nonostante promettesse, ringraziando i referenti delle segreterie per la collaborazione e l’assessore Anna Maria Latrofa, un rientro confortevole per i nostri bambini e ragazzi dopo le vacanze natalizie con quell’accensione degli impianti di riscaldamento già da sabato 5 gennaio, nulla dica oggi, a tre giorni dalla ripresa dell’attività scolastica, su quel qualcosa andato storto  che per qualcuno si è tramutato come il nuovo compagno di banco: il freddo.

Quello che indispettisce di più sono le difese d’ufficio di chi, mosso da sentimenti di “cortigianeria” giustifica a priori con commenti senza senso il guasto o i guasti dei caloriferi, che, toccati dal rito vudù agiscono e si comportano come quelli che trovano motivi di lamentela continua nei confronti del giovane sindaco perché invidiosi.

Quello che esaspera è che, malgrado esperienze passate e presenti confermino che dopo una lunga pausa di inattività degli impianti, qualsiasi impianto, il riavvio non sia mai efficiente facendo emergere le criticità, un’amministrazione, quella del cambiamento, quella dell’innovazione, quella della trasparenza, quella delle colonnine per la ricarica delle auto elettriche, non abbia ancora messo su un’organizzazione degna di questo nome. In questi ultimi giorni, accanto al coordinamento delle attività sull’emergenza neve che ci ha riportato alla mente le passate amministrazioni, (per fortuna la neve è durata solo due giorni e ci ha pensato la Befana a farla scioglierla), anche l’annoso e sempre presente problema intorno a quelle caldaie dispettose continua a tenere banco fra i silenzi imbarazzati di chi qualche risposta dovrebbe darla.

Possibile che non si riescano a stipulare contratti di manutenzione con ditte specializzate come quelli in essere per le caldaie delle nostre case al fine di scongiurare o al limite arginare gli effetti di guasti improvvisi ed imprevedibili? Possibile che si riescano a reperire fondi per esempio per l’addetto stampa, e non per il benessere dei giovani studenti casamassimesi? Possibile che si continui ad aspettare il guasto per poi chiamare l’impresa all’intervento e che il tutto debba essere condito con quell’atto pubblico obbligatorio che prende il nome di determina che deve anticipare l’intervento e non posticiparlo?

Ma nel frattempo le ragazze ed i ragazzi della Media Succursale sono da tre giorni a fare i conti con i calorifici che non assolvono il compito loro assegnato. Non sappiamo se lunedì i bambini della Don Milani ed oggi le ragazze ed i ragazzi della Media Succursale siano tanti o pochi, e se tutte le classi siano state visitate dal generale Inverno, ma non credete fosse stato anche solo uno dovremmo chiedere tutti scusa per la nostra dabbenaggine?

Ricordiamo per i pochi distratti che ancora non siano stati informati che le manutenzioni, dalle scuole per l’Infanzia passando dalle Primarie sino ad arrivare alla Media, sono completamente a carico dell’amministrazione comunale.

Le scuole, croce per i termosifoni e delizia per le inaugurazioni.

A proposito di scuole, alla Collodi è ancora tutto fermo.

Ne sapete qualcosa?

Casamassima. Sherlock torna sul mistero degli scuolabus.

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Solo quando vedi che un’intera amministrazione ha una voce sola ed una sola parola e quando all’unisono lavora per il bene dei cittadini che puoi dire, senza ombra di dubbio che i provvedimenti presi, qualsiasi provvedimento, è veramente al servizio della comunità.

Ed è quando le ordinanze di chiusura non vengono revocate nel giro di 12 ore, o che i defenestramenti di vice sindaco vengono presi attraverso giustificazioni che di politico non hanno nulla o le dichiarazioni di assessori o di presidenti del consiglio non nascondono alla mano destra quello che la sinistra ha già fatto che la fiducia in chi governa assurge alla apoteosi del consenso.

Il fatto.

In più di un consiglio comunale, forze di opposizione, in primis quella rappresentata da Agostino Mirizio, chiedeva lumi e delucidazioni in merito a quel “misterioso”, che di misterioso sembra non avere più nulla, affidamento ad una società cooperativa di Bari del servizio di guida degli scuolabus. Ne abbiamo parlato ampiamente più volte. Ebbene, seppure nessuno abbia mai dissipato i dubbi se tale società cooperativa avesse o meno i requisiti per svolgere il delicato compito affidato, durante l’ultimo consiglio comunale del 20 dicembre scorso, alla ripetuta centesima volta domanda, il presidente del consiglio, Giuseppe Valenzano, dichiarava candidamente che rispondere sarebbe stato superfluo visto che il servizio oramai era in scadenza in quanto con quella società cooperativa il contratto si sarebbe estinto il 21 dicembre. Chiedere se quella società cooperativa avesse avuto o meno le “carte in regola” per svolgerlo quel servizio era divenuto superfluo proprio perché il contratto era in scadenza. A parte il fatto che bisognerebbe spiegare al presidente del consiglio, Giuseppe Valenzano, che sarebbe gradito da parte dei cittadini sapere se il Comune firma contratti ed affida servizi a soggetti abilitati a svolgerli, e che il fatto se il servizio cessi di lì a poco o già cessato non libera l’amministrazione e gli uffici dal dichiarare come operano, veniamo al clou della vicenda.

Bene dopo le incompressibili dichiarazioni del Valenzano e le continue non risposte del sindaco scopriamo che dopo appena due settimane, quel servizio non è affatto concluso e che anzi in tutta fretta il sindaco, insieme alla giunta, lo proroga sino al 31 marzo prossimo.

Fermate l’autobus voglio scendere oppure in questo mondo surreale è impossibile vivere, sussurrerebbero gli extraterrestri se avessero voglia finalmente di farsi vedere.

E noi per questo plaudiamo ad una amministrazione che, contraddicendo se stessa, non rispondendo alle legittime domande da parte non solo delle opposizioni, ma dell’intera collettività, (almeno quella non “cortigiana”), opera al meglio garantendo non solo un controllo della spesa come un buon padre di famiglia, ma soprattutto in piena trasparenza.

Queste le risultanze della prima Delibera del Giunta del 2019 redatta e sottoscritta il 5 gennaio, in piena “crisi neve”, in cui Giuseppe Nitti, insieme ad Annamaria Latrofa, Azzurra Acciani e Michele Louidice, decide di procedere mediante ricorso a prestazione di servizi esterni, dal 7 gennaio 2019 al 31 marzo 2019 per un importo pari a € 13.000, di dare indirizzo al competente servizio:

– di garantire la continuità e la regolarità del servizio trasporto scuolabus mediante l’adozione di misure temporanee ed urgenti atte a garantire l’erogazione del servizio.

La Determina n. 2, sempre del 5 gennaio, che mette in atto tale decisone è presto redatta. Si affida alla società “Cooperativa Sociale Aliante A.R.L. ONLUS” con sede al C.so Italia n.171/173 –70123 BARI, il servizio temporaneo ed urgente di trasporto alunni per il periodo dal 7 gennaio 2019 sino al 31 marzo 2019, per la spesa complessiva di €. 13.000,00 I.V.A. inclusa.

Che altro aggiungere?

Il sindaco Nitti, i termosifoni alla Don Milani e i cortigiani.

Ha procurato tanta insoddisfazione, ai soliti “cortigiani” dalla lingua così lunga capace di raggiungere ogni “pertugio”, che si registrino commenti non del tutto graditi e/o positivi nei confronti di un post redatto ieri dal sig. sindaco di Casamassima, Giuseppe Nitti, che pubblicizzava l’iniziativa di aver provveduto, insieme all’assessora Annamaria Latrofa, di accendere i termosifoni delle scuole, da sabato 5 gennaio.

Questo perché, dopo tanti giorni di inattività degli stessi, si voleva garantire l’efficienza per assicurare ai bambini e ai ragazzi  un rientro nelle aule confortevole.

Ma sembra che qualcosa non sia andato per il verso giusto e qualche genitore abbia avuto motivo per lamentarsi.

Vi proponiamo solo alcuni dei commenti indirizzati al sindaco.

Ma non ne parlate con nessuno perché registrare la realtà, quando questa scomoda appare, è peccato mortale.

La vera storia della Befana.

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L’Epifania (dal greco “apparizione”) è una festa cristiana celebrata 12 giorni dopo il Natale; il 6 gennaio quindi, sia per le Chiese occidentali che per quelle orientali che seguono il calendario gregoriano. Ma per i bimbi è, a giusta ragione, un’occasione in più per straviziarsi e aspettare la “calza” dalla mitica Befana. Ma chi era in realtà la Befana? Lo scopriamo insieme con una fiaba a lei dedicata di Don Giampaolo Perugini.

 

In un villaggio, non molto distante da Betlemme, viveva una giovane donna che si chiamava Befana. Non era brutta, anzi, era molto bella e aveva parecchi pretendenti.

Però aveva un pessimo caratteraccio.

Era sempre pronta a criticare e a parlare male del prossimo. Cosicché non si era mai sposata, o perché non le andava bene l’uomo che di volta in volta le chiedeva di diventare sua moglie, o perché l’innamorato – dopo averla conosciuta meglio – si ritirava immediatamente.
Era, infatti, molto egoista e fin da piccola non aveva mai aiutato nessuno.

Era, inoltre, come ossessionata dalla pulizia.

Aveva sempre in mano la scopa, e la usava così rapidamente che sembrava ci volasse sopra. La sua solitudine, man mano che passavano gli anni, la rendeva sempre più acida e cattiva, tanto che in paese avevano cominciato a soprannominarla “la strega”.

Lei si arrabbiava moltissimo e diceva un sacco di parolacce.

Nessuno in paese ricordava di averla mai vista sorridere.

Quando non puliva la casa con la sua scopa di paglia, si sedeva e faceva la calza. Ne faceva a centinaia. Non per qualcuno, naturalmente! Le faceva per se stessa, per calmare i nervi e passare un po’ di tempo visto che nessuno del villaggio veniva mai a trovarla, né lei sarebbe mai andata a trovare nessuno. Era troppo orgogliosa per ammettere di avere bisogno di un po’ di amore ed era troppo egoista per donare un po’ del suo amore a qualcuno. E poi non si fidava di nessuno.

Così passarono gli anni e la nostra Befana, a forza di essere cattiva, divenne anche brutta e sempre più odiata da tutti. Più lei si sentiva odiata da tutti, più diventava cattiva e brutta.
Aveva da poco compiuto settant’anni, quando una carovana giunse nel paese dove abitava.

C’erano tanti cammelli e tante persone, più persone di quante ce ne fossero nell’intero villaggio. Curiosa com’era vide subito che c’erano tre uomini vestiti sontuosamente e, origliando, seppe che erano dei re.

Re Magi, li chiamavano.

Venivano dal lontano oriente, e si erano accampati nel villaggio per far riposare i cammelli e passare la notte prima di riprendere il viaggio verso Betlemme.

Era la sera prima del 6 gennaio.

Borbottando e brontolando come al solito sulla stupidità della gente che viaggia in mezzo al deserto e disturba invece di starsene a casa sua, si era messa a fare la calza quando sentì bussare alla porta. Lo stomaco si strinse e un brivido le corse lungo la schiena. Chi poteva essere? Nessuno aveva mai bussato alla sua porta. Più per curiosità che per altro andò ad aprire. Si trovò davanti uno di quei re. Era molto bello e le fece un gran sorriso, mentre diceva: “Buonasera signora, posso entrare?”. Befana rimase come paralizzata, sorpresa da questa imprevedibile situazione e, non sapendo cosa fare, le scapparono alcune parole dalla bocca prima ancora che potesse ragionare: “Prego, si accomodi”. Il re le chiese gentilmente di poter dormire in casa sua per quella notte e Befana non ebbe né la forza né il coraggio di dirgli di no. Quell’uomo era così educato e gentile con lei che si dimenticò per un attimo del suo caratteraccio, e perfino si offrì di fargli qualcosa da mangiare. Il re le parlò del motivo per cui si erano messi in viaggio.

Andavano a trovare il bambino che avrebbe salvato il mondo dall’egoismo e dalla morte.

Gli portavano in dono oro, incenso e mirra. “Vuol venire anche lei con noi?”. “Io?!” rispose Befana.. “No, no, non posso”. In realtà poteva ma non voleva. Non si era mai allontanata da casa.
Tuttavia era contenta che il re glielo avesse chiesto. “Vuole che portiamo al Salvatore un dono anche da parte sua?”. Questa poi… Lei regalare qualcosa a qualcuno, per di più sconosciuto. Però le sembrò di fare troppo brutta figura a dire ancora di no. E durante la notte mise una delle sue calze, una sola, dove dormiva il re magio, con un biglietto: per Gesù.

La mattina, all’alba, finse di essere ancora addormentata e aspettò che il re magio uscisse per riprendere il suo viaggio.
Era già troppo in imbarazzo per sostenere un’altra, seppur breve, conversazione.
Passarono trent’anni.

Befana ne aveva appena compiuti cento. Era sempre sola, ma non più cattiva. Quella visita inaspettata, la sera prima del sei gennaio, l’aveva profondamente cambiata. Anche la gente del villaggio nel frattempo aveva cominciato a bussare alla sua porta. Dapprima per sapere cosa le avesse detto il re, poi pian piano per aiutarla a fare da mangiare e a pulire casa, visto che lei aveva un tale mal di schiena che quasi non si muoveva più.

E a ciascuno che veniva, Befana cominciò a regalare una calza. Erano belle le sue calze, erano fatte bene, erano calde. Befana aveva cominciato anche a sorridere quando ne regalava una, e perciò non era più così brutta, era diventata perfino simpatica.
Nel frattempo dalla Galilea giungevano notizie di un certo Gesù di Nazareth, nato a Betlemme trent’anni prima, che compiva ogni genere di miracoli. Dicevano che era lui il Messia, il Salvatore. Befana capì che si trattava di quel bambino che lei non ebbe il coraggio di andare a trovare.
Ogni notte, al ricordo di quella notte, il suo cuore piangeva di vergogna per il misero dono che aveva fatto portare a Gesù dal re magio: una calza vuota… una calza sola, neanche un paio!

Piangeva di rimorso e di pentimento, ma questo pianto la rendeva sempre più amabile e buona.
Poi giunse la notizia che Gesù era stato ucciso e che era risorto dopo tre giorni. Befana aveva allora 103 anni. Pregava e piangeva tutte le notti, chiedendo perdono a Gesù. Desiderava più di ogni altra cosa rimediare in qualche modo al suo egoismo e alla sua cattiveria di un tempo. Desiderava tanto un’altra possibilità ma si rendeva conto che ormai era troppo tardi.
Una notte Gesù risorto le apparve in sogno e le disse: “Coraggio Befana! Io ti perdono. Ti darò vita e salute ancora per molti anni. Il regalo che tu non sei venuta a portarmi quando ero bambino ora lo porterai a tutti i bambini da parte mia. Volerai da ogni capo all’altro della terra sulla tua scopa di paglia e porterai una calza piena di caramelle e di regali ad ogni bambino che a Natale avrà fatto il presepio e che, il sei gennaio, avrà messo i re magi nel presepio. Ma mi raccomando! Che il bambino sia stato anche buono, non egoista… altrimenti gli metterai del carbone dentro la calza sperando che l’anno dopo si comporti da bambino generoso”.
E la Befana fece così e così ancora sta facendo per obbedire a Gesù.
Durante tutto l’anno, piena di indicibile gioia, fa le calze per i bambini… ed il sei gennaio gliele porta piene di caramelle e di doni.
È talmente felice che, anche il carbone, quando lo mette, è diventa dolce e buono da mangiare.

 

Casamassima: Gino Petroni, vittima predestinata?

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E come avremmo potuto dimenticare le parole del sindaco Nitti all’atto dell’insediamento con la tutta la Giunta che il vice sindaco Gino Petroni sarebbe stato “assunto” a tempo determinato con la data di scadenza impressa sulle spalle, come quella usata per gli yogurt che, se consumati oltre, perdono i principi attivi per i quali sono concepiti?

Ma attenti come cerchiamo sempre di essere, siccome di politica parliamo e non di fichi secchi, avevamo interpretato quelle parole come un momento, o il momento topico, in cui qualcuno, e ci riferiamo a chi aveva necessità più di altri di marcare il territorio, aveva tutto il diritto legittimo di ergersi a guida non solo spirituale, ma anche politica, dell’intera coalizione che aveva portato il Nitti alla vittoria. L’affermare che la Latrofa sarebbe diventata da lì a poco, la sola deputata a divenire vice sindaco, a questo serviva, e non ad altro. Marcare il territorio, appunto, per esplicitare dal primo momento che il faro dell’intera amministrazione era ed è, quel gruppo politico che oltre a siglare indelebilmente la sua presenza massiccia con tre dei cinque assessori a disposizione, anche di quella carica di vice sindaco voleva pregiarsi perché fa tanto onore e restituisce ancor più visibilità.

Il dato politico fondamentale che rimane intatto in queste ore, mentre il ghiaccio che si scioglie ci restituisce la normalità delle buche voragine per strada, e che nonostante il vice sindaco a tempo determinato Petroni si “ringrazia per la disponibilità dimostrata verso la nostra squadra di governo, l’impegno, la correttezza e la competenza, qualità indispensabili per la nostra coalizione” si decida non sappiamo per quale recondito motivo di spodestarlo dalla carica.

E se quegli equilibri che l’11 luglio in quella presentazione di “squadra di governo” che si volevano assicurare non fossero ancora garantiti e saldi vista la scelta di togliere quella fascia al Petroni, nonostante la disponibilità dimostrata, l’impegno, la correttezza e la competenza?

Questo è il dato politico che noi, poveri commentatori di provincia, senza l’ausilio di filmati, sottoponiamo all’attenzione dei nostri pochi, ma graditi lettori.

Poi il perché il Petroni abbia scelto volontariamente e consapevolmente di rivestire i panni, già dal primo giorno, di vittima predestinata di vice con la data di scadenza impressa come un  marchio, è un altro motivo di analisi e di interrogativo che non può lasciare indifferenti.

Casamassima: Gino Petroni, vittima predestinata?

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E come avremmo potuto dimenticare le parole del sindaco Nitti all’atto dell’insediamento con la tutta la Giunta che il vice sindaco Gino Petroni sarebbe stato “assunto” a tempo determinato con la data di scadenza impressa sulle spalle, come quella usata per gli yogurt che, se consumati oltre, perdono i principi attivi per i quali sono concepiti?

Ma attenti come cerchiamo sempre di essere, siccome di politica parliamo e non di fichi secchi, avevamo interpretato quelle parole come un momento, o il momento topico, in cui qualcuno, e ci riferiamo a chi aveva necessità più di altri di marcare il territorio, aveva tutto il diritto legittimo di ergersi a guida non solo spirituale, ma anche politica, dell’intera coalizione che aveva portato il Nitti alla vittoria. L’affermare che la Latrofa sarebbe diventata da lì a poco, la sola deputata a divenire vice sindaco, a questo serviva, e non ad altro. Marcare il territorio, appunto, per esplicitare dal primo momento che il faro dell’intera amministrazione era ed è, quel gruppo politico che oltre a siglare indelebilmente la sua presenza massiccia con tre dei cinque assessori a disposizione, anche di quella carica di vice sindaco voleva pregiarsi perché fa tanto onore e restituisce ancor più visibilità.

Il dato politico fondamentale che rimane intatto in queste ore, mentre il ghiaccio che si scioglie ci restituisce la normalità delle buche voragine per strada, e che nonostante il vice sindaco a tempo determinato Petroni si “ringrazia per la disponibilità dimostrata verso la nostra squadra di governo, l’impegno, la correttezza e la competenza, qualità indispensabili per la nostra coalizione” si decida non sappiamo per quale recondito motivo di spodestarlo dalla carica.

E se quegli equilibri che l’11 luglio in quella presentazione di “squadra di governo” che si volevano assicurare non fossero ancora garantiti e saldi vista la scelta di togliere quella fascia al Petroni, nonostante la disponibilità dimostrata, l’impegno, la correttezza e la competenza?

Questo è il dato politico che noi, poveri commentatori di provincia, senza l’ausilio di filmati, sottoponiamo all’attenzione dei nostri pochi, ma graditi lettori.

Poi il perché il Petroni abbia scelto volontariamente e consapevolmente di rivestire i panni, già dal primo giorno, di vittima predestinata di vice con la data di scadenza impressa come un  marchio, è un altro motivo di analisi e di interrogativo che non può lasciare indifferenti.

 

Casamassima. Il Comune in «dissesto» ma con l’addetto stampa.

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E’ stata firmata alle 22.15 del 28 dicembre scorso la Delibera di Giunta n. 169 avente per oggetto: Approvazione del Piano Triennale Fabbisogni di Personale (PTFP) anni 2019-2021 e ricognizione per l’anno 2019 di eventuali situazioni di esubero di personale nell’organico dell’ente.   

Dopo una serie di normative e leggi richiamate, quello che ha attratto di più la nostra attenzione è che nell’elenco riepilogativo il Piano triennale del fabbisogno del personale che dovrà essere assunto dal Comune di Casamassima figura, tra gli altri, anche, a cominciare dal 2019, di un Istruttore Amministrativo – Addetto Stampa Categoria C per un compenso annuo pari a € 31.100,55.

Come paragone, per le mansioni di addetto stampa presso il Comune, abbiamo soltanto quello di Rocco Gianluca Zaccheo, che lo vide, con l’amministrazione Cessa, rivestire il ruolo di addetto stampa dal 16 settembre 2016 e sino alla caduta del sindaco, per un importo annuale onnicomprensivo pari ad € 14.400.

Ma visto che il sindaco Giuseppe Nitti, questa volta, decide addirittura di raddoppiare e più il compenso per l’addetto stampa, ci chiediamo chi sarà mai chiamato a svolgere questo delicato ed importante ruolo? Se non più un semplice giornalista di provincia pronto ad “adoperarsi” per 1.200 euro mensili, chi avrà intenzione di chiamare a sé il sindaco Nitti per un compenso quasi pari a 2.600 euro, sempre mensili?

In queste ore si sta aprendo il toto nome: sarà Enrico Mentana che nei ritagli di tempo che non lo vedono impegnato nelle dirette ad occuparsi della comunicazione per l’amministrazione? Nicola Porro?  Marco Travaglio? Eugenio Scalfari? Milena Gabanelli? Alessandro Sallusti, oppure, sino alle 8 di sera, visto che dalle 8 e 30 in poi è impegnata in TV, la Lilli Gruber?

Ma il Comune, come asserito dal sindaco Nitti nell’ultimo Consiglio Comunale, non risultava “quasi sull’orlo del baratro” se anche il Consiglio di Stato dovesse dar ragione ai cittadini che hanno impugnato il piano Tari?

Ed allora come mai, nonostante il possibile dissesto, si da a queste spese “pazze”?

Fra le altre cose che questa delibera di giunta mette in evidenza, di cui continueremo a parlare in seguito, ci preme segnalare anche le solite sviste.

Nel frontespizio leggiamo:

Il giorno 28 dicembre 2018 alle ore 22.15 nella residenza comunale in apposita sala, il Sindaco Avv. Giuseppe Nitti proclamato alla carica di Sindaco in data 25 giugno 2018 come da verbale dell’ufficio elettorale centrale prot. n. 12273, con la partecipazione del Vice Segretario Generale dott.ssa Carmela Fatiguso.

Ed allora, se era presente la dott.ssa Carmela Fatiguso quale Vice Segretario Generale, come mai la delibera di Giunta è controfirmata dal Vice Segretario Ettore Massari?

Ma il nuovo Segretario Comunale non è il dott. Sergio Bruno che ci è stato presentato proprio durante uno degli ultimi Consigli Comunali? Ma quanti vice segretario ci sono?

Ecco cosa significa lavorare sino a tarda sera con tutta la stanchezza sulle spalle.

 

 

Casamassima. Nitti cambia il vice sindaco.

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Non è bastata la neve e neppure il freddo pungente di queste ore per fermare il sindaco che proprio oggi ha deciso di revocare a Gino Petroni, dopo solo 5 mesi, la delega di Vicesindaco per affidarla con decorrenza immediata nelle mani di Annamaria Latrofa.

Ma cosa avrà fatto di così tanto grave il Petroni per meritarsi in questa giornata di gelo simile sventura?

Con questa nomina si rafforza ulteriormente la compagine che vede in Autonomia Cittadina e Rivoltiamo Casamassima, sempre più punto di riferimento per tutta la coalizione che sostiene Nitti. Infatti solo Loiudice e lo stesso Petroni non appartengono allo schieramento guidato da Pinuccio Fortunato.

Che questo atto rientri negli accordi di governo cittadino al fine di preservare quell’unità di intenti che qualcuno insinua essere precaria?

 

Casamassima. Alla Collodi il cantiere è fermo.

Non sappiamo se i lavori non riprendono a causa delle condizioni atmosferiche oppure perché si stanno prolungando le “vacanze” natalizie oppure perché nel frattempo sono sorte ulteriori complicanze: sappiamo per certo che ancor prima che arrivasse Natale, di squadre di operai e tecnici in cantiere non si è vista l’ombra.

Ricordiamo che il 5 dicembre scorso, il Responsabile dell’Ufficio Tecnico arch. Flaviano Palazzo, ha provveduto a nominare il nuovo Direttore ai Lavori individuato nell’ing. Nicola Stefanelli. (clicca qui pe la determina)

Considerato, come si sostiene da più parti, che da settembre prossimo non ci sarà più la possibilità di usufruire delle aule in affitto messe a disposizione dall’Istituto Majorana e con le iscrizioni alle porte per il prossimo anno scolastico 2019/20 che partiranno il 7 gennaio per terminare il 31 gennaio, come faranno i genitori dei piccoli studenti a sapere se i lavori che si stanno protraendo da tempo saranno finalmente ultimati per permettere di decidere se iscrivere o meno i propri figli alla Collodi?

Con questo interrogativo apriamo l’anno.

 

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