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Costituiti i Gruppi Consiliari.

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Potrebbero essere 7 i gruppi consiliari che raccoglieranno i consiglieri comunali facenti parte il Consiglio Comunale di Casamassima. Considerato che non vi è il vincolo di mandato, ogni consigliere, indipendentemente dalla lista in cui è stato eletto, può decide di appartenere anche ad un gruppo consiliare diverso da quello di cui è espressione in ogni momento.

Al momento potrebbero essere:

Rivoltiamo Casamassima: Franco Pastore (capogruppo), Vito Mazzei, Michael Barbieri;

Autonomia Cittadina: Salvatore Nacarlo (capogruppo), Alessio Nitti;

Noi Civicamente: Nicola Guerra (capo gruppo);

Giuseppe Nitti sindaco: Giuseppe Capone (capogruppo), Marida Lerede, Michele Azzone;

Partito Democratico: Antonietta Spinelli (capogruppo), Andrea Palmieri;

Movimento 5 Stelle: Antonello Caravella (capogruppo), Giuseppe Patrono;

Centro Destra: Agostino Mirizio (capogruppo), Monica Portaccio.

I capogruppo fra le altre cose, si riuniscono per organizzare i lavori di svolgimento dei C.C., esaminando gli ordini del giorno e le mozioni prima della discussione in aula, con l’obbiettivo di cercare un accordo su un testo unificato.

 

Che la Madonna illumini il cammino del Sindaco.

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Che tu possa vegliare e guidarmi nel cammino che sicuramente non sarà facile e che comincia decisamente in salita.

Pensiamo sia stata questa la preghiera del neo sindaco Giuseppe Nitti allorquando, intento com’era a consegnare le chiavi della Città, volgeva la sua preghiera referente alla Madonna del Carmine sabato scorso.

La sentenza del Consiglio di Stato che come una bomba è esplosa proprio all’inizio del mandato sembra quasi la ciliegina sulla torta all’annoso problema mai realmente risolto intorno alla monnezza e al suo mondo. Ricostruire la storia delle gare sospese del 2012  e dei contratti firmati con troppa fretta nel 2016 senza che ci sia stato il dovuto approfondimento, sta mettendo Casamassima, insieme agli altri comuni facenti parte l’Aro Bari 5, in forte difficoltà. I dubbi e le perplessità che da giugno 2016, governava Vito Cessa, hanno accompagnato la firma del contratto per l’affidamento dei servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani e speciali e dei servizi di igiene urbana con la CNS (impresa mandataria) e la COGEIR (impresa mandante), si sono rivelati, tutti d’un colpo, non privi di fondatezza. Che oggi si possa desumere che per irregolarità nella gara il servizio di igiene urbana dovrebbe passare alla seconda classificata, la Falzarano di Benevento, apre ancora, invece di seppellirli definitivamente, scenari preoccupanti. Stare a recriminare oggi di chi le colpe di non aver saputo vigilare attentamente, tra il direttore dell’ARO oppure della commissione aggiudicatrice o dei sindaci che non hanno saputo “leggere” e “decodificare” gli incartamenti, ci porterebbe a sindacare l’operato che crediamo non rimandabile, da parte della magistratura. Oggi, però, i sindaci interessati, e fra questi anche quello di Casamassima, dovranno prendere decisioni importanti e che, se le promesse della campagna elettorale corrispondono al vero, essere prese a totale vantaggio della cittadinanza tutta. Se dovessimo aggiungere a tutto questo anche la pendenza del comune con quella sentenza del TAR Puglia che dichiara illegittime le tariffe applicate e che i cittadini continuano a pagare in merito alla TARI, scopriremmo che al caos se ne sta aggiungendo altro da cui sarà difficile uscirne senza lasciare “feriti e morti” sul “campo di battaglia”.

Basterebbe ricercare, servendosi del motore di ricerca più usato al mondo, per accorgersi che il giudizio complessivo sulla seconda classificata a quella gara che dovrebbe prendere il posto dell’attuale, non sono del tutto lusinghieri. Non vorremmo trovarci nelle condizioni di peggiorare il servizio complessivo invece di migliorarlo e, questione non da poco, mettere il personale attualmente operante, in condizione di precarietà come se quella che vivono attualmente non bastasse. Ma non si limitano solo a questo i problemi: le tariffe sino ad oggi applicate, nonostante il Comune voglia impugnare le decisioni del TAR Puglia che le dichiara sovradimensionate, sarebbero congrue anche nel caso in cui la Falzarano abbia applicato un maggiore sconto in fase di gara e che oggi verrebbe quindi a concretizzarsi? E del surplus versato dai cittadini, che si fa? Ed ancora come se non bastasse, del Centro Comunale di Raccolta di cui non si sente più parlare a che punto è l’acquisizione dell’area, la progettazione, la realizzazione e la messa in esercizio?

Tanti gli interrogativi e tutti di non facile soluzione, ed è per questo che chiediamo al sindaco di coinvolgere tutte le forze politiche presenti in Consiglio Comunale, sulla decisione o decisioni, finali. Saremmo favorevoli che si convochi un Consiglio Comunale monotematico urgente al fine di aprire un tavolo in cui nessuno si possa sentire escluso dal deliberare sul futuro dei cittadini. La spesa complessiva che Casamassima mette a disposizione per tener pulito non solo il territorio comunale, ma le case dei propri cittadini, non è certamente insignificante ed incide fortemente sul bilancio comunale, ed è per questo che un’amministrazione che si dichiara “civica” e quindi slegata da logiche “spartitorie di partito” dovrebbe nel concreto agire a completo beneficio dei cittadini amministrati e conseguenzialmente prendere le decisioni alla luce del sole investendo sulla responsabilità di tutti.

E poi al sindaco Giuseppe Nitti sicuramente non mancherà il ricordo di Consigli Comunali in cui le minoranze di allora, divenute oggi maggioranze e le maggioranze di allora divenute oggi minoranze, disquisivano a lungo utilizzando a volte toni aspri e duri e severi per portare alla ragione su quella famosa firma su quel famoso contratto ancora secretato ai più e che oggi si scopre viziato.

Ed il cambiamento promesso per Casamassima da parte del sindaco e della sua maggioranza non può che passare dalla strada obbligata del confronto e della responsabilità. Faccia pure tutti i passaggi istituzionali che il caso comporta, compreso quello che lo vedrà impegnato a breve in una riunione fra i sindaci dei comuni ARO Bari 5, ma speriamo non dimentichi di coinvolgere tutti nelle decisioni; perché qui o si vince tutti insieme o si perde tutti insieme. Le medaglie di cartone non servono e non fanno grande nessuno e l’autosufficienza abbiamo già visto dove ci ha portato.

E se «La politica è l’ambito in cui si dialoga e ci si confronta su idee differenti per il bene collettivo, l’ambito in cui si  promuove l’attivismo e la partecipazione di tutte le forze sociali e individuali, al di là delle ideologie che muovono i vecchi apparati partitici tradizionali», è un principio alla base di Italia in Comune sottoscritto anche da forze politiche presenti oggi in maggioranza in cui anche il sindaco si è riconosciuto,   bisognerebbe con ogni mezzo evitare, come recita ancora la carta dei valori di Italia in Comune «il rischio di una maggioranza che pone ai margini della dialettica democratica le varie minoranze».

Buona fortuna sindaco.

 

 

 

… non sono una donna anch’io? La storia di Sojourner Truth.

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Questa è la storia di Isabella (Bella) Baumfree, passata alla storia con il nome di Sojourner Truth.

Nacque, la data non è certa, a Swartekill, nello Stato di New York, nel 1797 e morì a Battle Creek, nel Michigan, il 26 novembre del 1883.

Isabella, una delle tredici figli di James ed Elizabeth Baumfree, entrambi schiavi del colonnello Hardenbergh. Alla morte del colonnello, Isabella viene venduta all’asta e acquistata insieme ad un gregge di pecore per 100 dollari. Aveva 9 anni.

Vive tra soprusi, violenza e stupri quotidiani perpetuati dal nuovo padrone, certo  John Neely, che, stancatosi del giocattolo, la rivende nel 1808 a 105 dollari.

Martinus Schryver ne resta proprietario per un anno e mezzo. Nel 1810 viene di nuovo venduta ed acquistata per 175 dollari. Questo nuovo padrone proprietario è di animo gentile, ma la moglie no. Vive solo per il gusto di tormentare quella giovane ragazza di 13 anni.  Intorno al 1815 la ragazza incontra uno schiavo di nome Robert, che appartiene ad una fattoria dei dintorni e se ne  innamora perdutamente.

Il padrone di Robert, però, vieta che i due abbiano una relazione in quanto, se da quella relazione dovessero nascere dei figli, lui non potrebbe accampare diritti su di loro in quanto i due genitori, schiavi entrambi, apparterebbero a padroni diversi. Un giorno Robert viene picchiato selvaggiamente per punirlo, evidentemente, dell’amore che provava per Isabella. Poco dopo l’uomo muore per le lesioni ed Isabella non lo rivedrà mai più. E così, nel 1817 Isabella è costretta a sposare uno schiavo più vecchio di nome Thomas. Avrà 5 figli: Diana (1815) figlia di Robert, e Thomas (morto poco dopo la nascita), Peter (1821), Elizabeth (1825) e Sophia (1826 circa) tutti figli di Thomas.

Nel frattempo già dal 1799 lo Stato di New York aveva iniziato a legiferare per abolire la schiavitù. Il padrone di Bella promette, intorno al 1826, di concederle la libertà con un anno di anticipo, ma cambia idea perché un infortunio alla mano l’ha resa meno produttiva. E così Bella decide di scappare portando con sé la figlia Sophia. Lascia gli altri figli perché per le leggi del tempo non sarebbero stati liberi sino a quando non avessero prestato servizio come servi fino al compimento dei vent’anni. Vive con una famiglia sino al momento in cui, per legge, l’Atto di Emancipazione non diviene effettivo. Intanto Peter, uno dei suoi figli di 5 anni, viene venduto illegalmente ad un proprietario dell’Alabama. Fa ricorso in tribunale che le rende giustizia facendole riottenere il figlio. E’ la prima donna di colore a vincere una causa contro un uomo bianco.

Nel 1829 si trasferisce a New York dove incontra Elijah Pierson, un prete evangelista. Nel 1832 viene affascinata dal Profeta Matthias andando a lavorare come domestica da lui. All’improvviso Elijah Pierson muore e sia Bella che il Profeta Matthias vengono accusati di averlo avvelenato, ma vengono assolti da tutte le accuse. Nel 1839 il figlio Pater si imbarca su di una nave da cui non farà più ritorno.

Una rivelazione cambia il corso della sua esistenza. Dio la chiama a liberare il suo popolo dalla schiavitù. Il 1° giugno del 1843 Isabella cambia il nome in Sojourner Truth.

Sojourner significa “colei che c’è” e Truth “verità”.

Diventa metodista e parte in giro per gli Sati Uniti diventando attivista dei diritti dei neri e delle donne, e si batterà sino alla morte per l’abolizione della schiavitù e della pena di morte. Nonostante fosse analfabeta, ha dettato i suoi diari e molti articoli che sono stati pubblicati su varie riviste e ha pronunciato, tra gli altri, uno dei discorsi più significativi per i diritti delle donne durante la convention dell’Ohio nel 1851, in seguito conosciuto con il titolo Ain’t I a Woman?

“Bene c’è un tale fermento che qualcosa scappa fuori per forza. Credo che a furia di dare addosso ai negri del Sud e alle donne del Nord – tutti in cerca di diritti – gli uomini bianchi saranno presto nei guai. Ma di cosa si sta parlando qui? Quell’uomo sta dicendo che le donne hanno bisogno di essere aiutate a salire su delle carrozze, che bisogna prenderle in braccio se c’è una pozzanghera e che bisogna dargli il posto migliore. A me non mi ha mai aiutato nessuno a salire in carrozza o a saltare le pozzanghere, e nessuno mi ha dato il posto migliore! Quindi non sono (forse) una donna? Guardatemi. Guardate le mie braccia! Ho lavorato nelle piantagioni ed ho coltivato i campi mettendo (il fieno) nei fienili e nessun uomo mi ha mai aiutata! E non sono una donna? Potevo lavorare e mangiare quanto un uomo -quando potevo- E non sono una donna? Ho dato alla luce tredici bambini e visto la maggior parte di loro essere venduti come schiavi e quando piansi la morte di mia madre nessuno mi ha ascoltato a parte Gesù. E non sono una donna? E poi hanno iniziato a parlare di questa cosa che hanno nella loro testa. Come la chiamano? Intelletto. Beh dolcezze.. E cosa c’entra questo con i diritti delle donne e delle persone nere? Quell’uomo dice che le donne non possono avere gli stessi diritti degli uomini perché Cristo non era una donna! E da dove viene il tuo Cristo? Da Dio e da una donna (Maria)! L’uomo non ha nulla a che fare con lui. Se la prima donna (Eva) che Dio creò fu capace di ribaltare il mondo (mangiando la mela) allora tutte queste donne dovrebbero essere in grado di capovolgerlo ancora! …. ed ora la vecchia Sojourner non ha più nulla da dire.”

Nell’aprile 2009 Michelle Obama svelando il busto di Sojourner Truth ha dichiarato: «Spero che lei sarà fiera di me».

Ma gli appassionati della conquista spaziale quel nome la conoscono bene: corrisponde a una delle sonde lanciate dal maliano Cheick Modibo Diarra – fisico, matematico e ingegnere – che ha lavorato con la Nasa.

Stelle nere appunto, che volano alto.

 

 

Ma a Casamassima, quando? Notizie sul fronte dell’igiene urbana. Alcune sono inquietanti.

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Era il 3 novembre del 2017 quando davamo notizia circa quella macchinetta computerizzata che a Turi distribuiva i sacchetti in plastica per la raccolta differenziata. (per leggere clicca qui).

Inserisci la tessera, chiedi il tipo di sacchetti che ti necessitano ed oplà, il gioco è fatto. Più facile di un caffè al bar.

Oggi, a distanza di qualche mese, anche Acquaviva delle Fonti si dota dello stesso marchingegno per distribuire automaticamente le buste da utilizzare per la raccolta differenziata dei rifiuti. E così, mentre a Casamassima sono previste le lunghe code, l’ultima sul finire del 2017 presso locali a Monacelle, per il ritiro del kit di raccolta, negli altri comuni la tecnologia avanza evitando ai cittadini sperpero di tempo e danaro visto che gli uffici della ditta che cura il servizio di igiene urbana è ubicato praticamente fuori paese, al Baricentro.

Nel frattempo, sempre a proposito di rifiuti, del Centro Comunale di Raccolta, si sono perse le tracce, mentre alcune zone del paesello continuano a soffrire e patire dei rifiuti lasciati in ogni dove.

(Clicca qui per leggere quanto scrivevamo a proposito il 28 dicembre scorso).

E’ di qualche giorno fa la notizia riportata da BariToday in cui si denunciava una discarica a cielo aperto alle porte di Casamassima, nella zona dell’ex discoteca il Merendero, sulla Statale 100. (clicca qui).

A proposito, anche Turi ed Acquaviva delle Fonti, come Casamassima, fanno parte dello stesso ARO 5. Pensiamo che anche Gioia del Colle, dove opera la stessa impresa di Turi, la Navita srl,  sarà a breve adottato lo stesso sistema.

Ma sul fronte dei rifiuti le notizie non finiscono qui. In queste ore sta rimbalzando la sentenza del Consiglio di Stato n. 04544 pubblicata il 25 luglio in cui sembrerebbe che la C.N.S. (impresa mandataria), in R.T.I. con la Cogeir Costruzioni e Gestioni s.r.l. (impresa mandante) soccomba nei confronti del ricorso presentato dalla  Ecologia Falzarano S.r.l., in riferimento all’appalto sui rifiuti per l’ARO Bari 5.

Staremo a vedere nei prossimi giorni cosa potrebbe avvenire anche in riferimento al servizio di igiene urbana del Comune di Casamassima.

 

Ed anche la “cassa armonica”, traslocò.

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Qualcuno sostiene che il suo posto sia stato sempre lo stesso da oltre un secolo. Cosa sarà successo nell’anno domini 2018, perché tale usanza non fosse rispettata? Non sarà sfuggita certamente l’ubicazione della cassa armonica detto anche chiosco della musica, che insieme alle luminarie, serviranno da corredo per la festa in onore della Madonna del Carmine, che sabato prossimo riceverà, in segno di devozione affinché protegga il suo popolo, le chiavi della Città di Casamassima dal sindaco Giuseppe Nitti.

Invece che ornare ed arredare la piazza centrale del paesello nello spazio posto a sinistra del Monumento ai Caduti, quest’anno si è deciso di montarla a destra (vedi foto di copertina), coprendo anche quei pochi alberi che fanno mostra di se in piazza. Grande sbigottimento ed incredulità ha procurato questa decisone, per qualcuno assunta per “questioni di sicurezza”. Ci saremmo aspettati che qualcuno, dell’amministrazione comunale o dei rappresentanti le forze dell’ordine del paesello, ci avessero informato spiegandocene le ragioni, ma ad oggi, nessuna comunicazione in tal senso sembra essere pervenuta.

Ma guardando le foto ci accorgiamo che qualcosa non quadra.

La serie delle decorazioni assemblate sui pali di sostegno tutto intorno alla Piazza sembrano montate secondo un antico e previsto disegno che, pensiamo, in fase di montaggio, sia stato variato. Infatti proprio in prossimità del chiosco della musica un rombo di luci è stato troncato di netto (come facilmente riscontrabile dalla foto), per permettere appunto la sistemazione della cassa armonica.

Perché tagliare e mozzare quel rombo di luci se il progetto originario, variato per “questioni di sicurezza”, prevedeva per quest’anno la sistemazione della cassa armonica proprio lì? Non manca neanche quel palo dell’illuminazione pubblica proprio davanti alla musica.

Non siamo esperti di sicurezza né tantomeno di ordine pubblico, ma ci pare “discutibile”, come potete vedere dalla foto qui sopra, che una delle possibili vie di fuga in caso di necessità rappresentata da quella viuzza che dalla piazza conduce a vico Palmira sia stata ostacolata proprio dalla presenza del chiosco della musica.
Cosa che non si sarebbe verificata nel caso in cui si fosse continuato a sistemare la cassa armonica nella sua vecchia allocazione.

(In verde il chiosco della musica di quest’anno e in rosso il posto destinato per oltre un secolo e sino all’anno scorso.
In azzurro la strada che dalla piazza sbocca in via Palmira).

Lanciando interrogativi lasciamo le risposte a chi di competenza.

(Un insieme di Piazza Moro ed in primo piano, in verde, dove pressapoco il Sindaco incontra la Madonna per la consegna delle chiavi).

 

I norvegesi sono anche gli immigrati dall’Afghanistan, dal Pakistan, dalla Polonia, dalla Svezia, dalla Somalia, dalla Siria.

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Giovedì 1° settembre 2016, all’età di 79 anni, Harald V, Re di Norvegia, rese orgoglioso il suo popolo e gli uomini del mondo intero, con un discorso che è passato alla storia.

Caro Primo Ministro, caro Vice Presidente, caro Presidente della Corte Suprema, cari tutti,

abbiamo viaggiato per diversi anni per buona parte del Paese, ma adesso è bello ospitare i rappresentanti da tutta la Norvegia, un caloroso benvenuto a tutti voi.

Voi che siete radunati qui oggi rappresentate l’estensione di ciò che è la Norvegia oggi.
E dunque, cos’é la Norvegia?

La Norveglia é alte montagne e fiordi profondi. È pianure, rocce, isole e isolotti. È campi fertili e colline gentili. Il mare batte il paese da nord, da ovest e da sud. La Norvegia è sole di mezzanotte e notti polari, è inverni sia duri che miti, estati calde e fredde.

La Norvegia è terra allungata e le abitazioni sono sparpagliate.
Ma la Norveglia è soprattutto la sua gente.

I norvegesi vengono dal nord della Norvegia, dal centro, dal sud e da tutte le altre regioni. I norvegesi sono anche gli immigrati dall’Afghanistan, dal Pakistan, dalla Polonia, dalla Svezia, dalla Somalia, dalla Siria.

I miei nonni sono immigrati dalla Danimarca e dall’Inghilterra centodieci anni fa.

Non é sempre facile dire da dove veniamo, a quale nazione apparteniamo.
Casa è dove è il nostro cuore e a volte può non rientrare tra i confini di un paese.

I norvegesi sono giovani e vecchi, alti e bassi, sani e malati in carrozzella, un numero sempre più grande hanno più di cento anni. I norvegesi sono ricchi, poveri, e sono classi medie. I norvegesi amano il calcio e la palla a mano, alcuni scalano montagne altri veleggiano, altri ancora preferiscono riposare sul divano. Alcuni credono molto in loro stessi, mentre altri faticano a credere di essere sufficientemente validi così come sono.

I  norvegesi lavorano nei negozi, negli ospedali, nelle piattaforme petrolifere. I norvegesi lavorano affinché tutti noi si viva al sicuro. Lavorano per tenere il paese liberato dalla spazzatura, e studiano nuove soluzioni per un futuro più verde. I norvegesi coltivano la terra e sono pescatori. I norvegesi fanno ricerca e insegnano.

I norvegesi sono single, divorziati, famiglie con bambini e vecchie coppie sposate. I norvegesi sono ragazze che amano ragazze e ragazzi che amano ragazzi e ragazze e ragazzi che si amano l’un l’altro.

I norvegesi credono in Dio, in Allah, in tutto e in niente. I norvegesi amano Grieg, Kygo, Hellbillies (una rock band norvegese), e Kary Bremmes (cantante norvegese).

In altre parole: voi siete la Norvegia! Noi siamo la Norvegia. Quando cantiamo il nostro inno nazionale “Sì, noi amiamo questo paese”, dobbiamo ricordarci che noi stiamo cantando l’uno dell’altro. Siamo noi che formiamo questa nazione, quindi l’inno nazionale è anche una dichiarazione d’amore verso la gente di Norvegia.

La mia più grande speranza per la Norvegia è che noi riusciremo a prenderci cura l’uno dell’altro, che noi si possa costruire ulteriormente il paese sulla fiducia, sulla solidarietà e sulla generosità, così che possiamo sapere – malgrado le differenze – che siamo un unico popolo.
La Norvegia è una.

 

Casamassima: primo Consiglio Comunale. Gioco facile per la maggioranza con queste minoranze.

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Inizia con un minuto di raccoglimento in memoria del “Sindaco di Casamassima” Vito De Tommaso e del giovane Presidente la Maxima Soccorso Lino Gargaro, scomparsi a distanza di una settimana l’uno dall’altro, il primo Consiglio Comunale dell’era Giuseppe Nitti.

La proposta di Agostino Mirizio di voler trovare con la maggioranza una figura condivisa per rivestire la carica di Presidente del Consiglio non viene accettata dal Sindaco in quanto non è a poche ore dall’inizio del consiglio comunale che tale richiesta può essere formulata, dichiara lo stesso, come se, però, non si volesse riconoscesse all’unica Assise pubblica di un Consiglio Comunale quella deputata per discutere di tale argomento. E così, secondo quanto dichiara il consigliere di minoranza in quota PD Andrea Palmieri, l’elezione di Giuseppe Valenzano quale nuovo Presidente del Consiglio Comunale di Casamassima è la dimostrazione lampante che il manuale Cencelli è stato rispettato in toto da parte della maggioranza. Il riferimento, come poi specifica in altro intervento, riguarderebbe anche la nomina degli assessori da parte di Giuseppe Nitti sindaco che, ad esclusione di Azzurra Accciani, ha nominato personalità legate più alla politica spicciola di partito che al civismo sbandierato in campagna elettorale.

Ricordiamo ai pochi che non lo sappiano ancora, compreso il sindaco che non nasconde la sua non dimestichezza al politichese comparato, che il manuale Cencelli, messo a punto dal noto democristiano Massimiliano, è una serie di alchimie affinché si possa arrivare alla spartizione di incarichi basata su interessi politici limitati caratterizzati più dal peso elettorale di ognuno e/o di corrente anziché sul merito.

Anche la vice Presidenza del Consiglio è ad appannaggio della maggioranza che alla 4° votazione elegge Salvatore Nacarlo con i suoi 11 voti. Ma questa votazione apre una preoccupante crepa all’interno della minoranza determinata dalla spaccatura politica evidente fra il Movimento 5 Stelle, che con i suoi due voti elargiti a Caravella Antonello, contro le 4 schede bianche della rimanente opposizione, apre scenari non edificanti. A riprova di ciò arriva anche il voto favorevole dei penta stellati allorquando dichiarano il loro convincimento che il programma illustrato dal sindaco Nitti potrebbe essere sovrapposto al loro. Crediamo che simile affermazione forse aprirà una discussione fra gli attivisti e simpatizzanti che si chiederanno quali le ragioni di aver presentato una lista, quella del M5S, autonoma e con un proprio candidato sindaco, quando quella di Nitti avrebbe perfettamente fatto al caso loro. Se a questo dovessimo aggiungere che solo l’elezione di Nitti avrebbe garantito la presenza di due consiglieri comunali, l’apoteosi delle analisi avrebbe raggiunto il suo culmine.

Ed è per questo che sembra strana e quantomeno discutibile la decisone assunta dal Caravella Antonello, per due volte consecutive uscito sconfitto come candidato sindaco per il M5S, e nonostante la bocciatura da parte degli elettori che hanno preferito i giovani esponenti del movimento cittadino a scapito dei vecchi volti noti superati finanche dalle stesse mogli candidate anch’esse, che continui a negare l’esperienza doverosa a giovani promesse che a breve dovranno continuare la strada tracciata, non prendendo la decisone di dimettersi lasciando loro lo spazio conquistato sul campo.

Per quanto riguarda poi le linee programmatiche del nuovo sindaco, per adesso, come ogni programma di governo che si rispetti, considerato il  libro dei sogni per ogni amministrazione che muove i primi passi, rimandiamo a quello pubblicato e reso pubblico in campagna elettorale.

Sottolineiamo soltanto gli impegni pubblici del sindaco in merito alla sicurezza del territorio, alla salvaguardia e al potenziamento delle aree verdi e sulle analisi periodiche attraverso centri di analisi certificati, sull’acqua potabile dei nostri rubinetti. Sul fronte Scuole, per la Rodari mancherebbero ancora certificazioni necessarie per l’apertura del prossimo anno scolastico e per la Collodi la lunga durata dei lavori che al momento non permette scadenze certe.

Mancherebbe un nuovo «capo» all’Ufficio Finanziario e un «rinforzo» all’Ufficio Tecnico, le priorità nelle parole del Sindaco. La zona PIP, che da anni occupa il confronto politico, sarà lo studio da destinare all’assessore Latrofa per la realizzazione di un parco tecnologico che non abbiamo ben capito in cosa dovrebbe concretizzarsi.

Per l’urbanistica riqualificare il paesello partendo da Piazza Moro con le nuove panchine, di cui abbiamo già dato notizia (clicca qui), piste ciclabili, demolendo l’idea di Paese Azzurro che qualcuno a forza vorrebbe imporre senza che le caratteristiche siano state mai valorizzate realmente.

E poi i lavori sul campo sportivo, casa delle associazioni da realizzarsi all’interno dell’ex carcere, politiche sociali, centro aperto per gli anziani, e l’istituzione di olimpiadi per i diversamente abili, abolizione delle barriere architettoniche, completamento fogna nera e bianca, salvo i fondi necessari da ricercare e l’immancabile  recupero del Monastero di Santa Chiara.

Ma delle coperture necessarie per tutte queste opere da mettere in cantiere, sottolinea la Antonietta Spinelli dai banchi delle minoranze, non vi è ancora traccia.

Certo è che con una serie di minoranze distinte e separate fra loro, a  parte i problemi con il M5S già visti, e con quell’ulteriore frammentazione determinata dalla Monica Portaccio (che ci ricorda tanto le dichiarazioni di Gino Petroni nella scorsa consiliatura allorquando dichiarò di far parte di un gruppo politico non concorrente alle elezioni ma che sempre è rimasto nel suo credo politico), quando asserisce, disconoscendo di fatto il suo candidato sindaco Mirizio, di voler far parte di un gruppo politico, l’UDC, il cui simbolo era assente nella competizione elettorale, si comincia in modo raffazzonato e rabberciato, un modo di fare opposizione che stando così le cose, poco potrà garantirsi nel compito di vigilanza e pungolo nei confronti della maggioranza, salda al comando delle operazioni.

Avremo tempo e modo di parlare intorno a quei consiglieri comunali che per la prima volta siedono sui banchi del consiglio, non dimenticando l’unico momento di giubilo e di sano humour che abbiamo notato rappresentato da Giuseppe Nitti, seguace nella scia di Sir Robin Knox Johnston, ad essere riuscito a circumnavigare l’aula toccando vette inaspettate per la politica del paesello.

 

Casamassima: nuovo restyling in Piazza Moro. Si parte dalle panchine.

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E’ del 12 luglio scorso la Determina di impegno di spesa per l’affidamento diretto per la fornitura e posa in opera di arredi urbani per Piazza Moro nel Comune di Casamassima.

In queste ore si sta procedendo alla rimozione di quelle fioriere, comprensive di sedute “antisociali”, che da più di un decennio facevano bella mostra di sé in Piazza Moro. Mai si è capito il “gusto architettonico” e mai se ne sono scoperte le ragioni che obbligavano, coloro i quali in questi anni le hanno utilizzate, a sedersi uno di fianco all’altro sino a darsi le spalle con il muro  di cinta della fioriera che impediva ogni contatto; compreso quello visivo.

Ci auguriamo che le nuove strutture, sei in totale come in foto più otto panchine semplici, che vi mostriamo nella foto di copertina, possano garantire, oltre che una seduta più comoda, anche e soprattutto quella socializzazione che, visti i tempi, non guasterebbe agevolare. Il costo dell’operazione 18 mila euro, comprensivi di IVA e degli oneri di sicurezza del cantiere.

L’opera completa, molto probabilmente, sarà inaugurata per le prossime festività intitolate a San Rocco.

 

 

Venerdì il primo Consiglio Comunale dell’era Nitti.

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E’ convocato per domani, venerdì 20 luglio alle ore 16, il primo Consiglio Comunale dell’Amministrazione Giuseppe Nitti. All’ordine del giorno la verifica e la convalida degli eletti in consiglio comunale, l’elezione del presidente e del vice presidente del consiglio, il giuramento del sindaco, le comunicazioni sui componenti della giunta, la presentazione delle linee programmatiche di mandato e l’elezione dei componenti la commissione elettorale.

In virtù dei regolamenti e delle disposizioni, presiederà la prima seduta il consigliere anziano Giuseppe Valenzano che diventerà, se non ci saranno scossoni dell’ultimo minuto, il nuovo Presidente del Consiglio visto che potrà contare sugli undici voti della maggioranza.

Per la vice presidenza circolano in queste ore indiscrezioni che vedrebbero la maggioranza favorevole all’ipotesi di assegnare la carica alle minoranze. Considerato però che il primo consiglio comunale di solito, (vedi l’esperienza passata di Vito Cessa in cui entrò presidente del consiglio designato Giuseppe Nitti e ne uscì vittoriosa invece la Nica Ferri), riserva sempre sorprese il più delle volte non gradite politicamente alla maggioranza, potrebbe succedere di tutto. Staremo a vedere.

Comunque la maggioranza, vista la nomina di 5 consiglieri eletti come assessore, (Michele Loiudice, Maria Santa Montanaro, Gino Petroni, Annamaria Latrofa ed Azzurra Acciani), consentirà l’ingresso di 5 consiglieri fra i primi non eletti e quindi risulterà composta da: Giuseppe Nitti (sindaco), Giuseppe Valenzano  Presidente del Consiglio e dai consiglieri veterani Salvatore Nacarlo (A.C.), Alessio Nitti (A.C.), Franco Pastore (R.C.), Nicola Guerra (Noi C.) e Vito Mazzei (R.C.), e dalle reclute  Michael Barbieri (R.C.), Giuseppe Capone (G.N.S.), Marida Lerede (G.N.S.) e Michele Azzone (G.N.S.).

La minoranza, invece, sarà composta da: Agostino Mirizio, Antonietta Spinelli ed Antonello Caravella (candidati sindaci perdenti) e dai consiglieri, Monica Portaccio (F.I), Andrea Palmieri (P.D.) e Giuseppe Patrono (M5S).

Gruppi consiliari.

Quasi certamente in maggioranza ce ne saranno due: uno che farebbe riferimento ad Autonomia Cittadina e Rivoltiamo Casamassima che sembrano intenzionate a sposare le tesi politiche di Italia in Comune,  il nuovo partito guidato a livello nazionale dall’ex Movimento 5 Stelle e sindaco di Parma Federico Pizzarotti e dal bitontino Vincenzo Gesualdo in veste di coordinatore regionale per la Puglia e l’altro, probabilmente, indipendente, che raggrupperà i consiglieri eletti con la lista del sindaco. Difficile a questo punto decodificare la posizione che assumerà Giuseppe Nitti, che, parte attiva nel coinvolgimento civico in tutta la campagna elettorale, dovrà anch’esso, visto l’ultimo incontro regionale con altre realtà di sindaci che hanno dichiarato la loro appartenenza al partito di Pizzarotti, esplicitare il percorso politico.

Per la minoranza invece, al canonico gruppo del M5S e del PD, si potrebbe affiancare anche quello che rappresenta in toto il centro destra, salvo dichiarazioni di appartenenza a liste o partiti non presenti fra i simboli che si sono presentati alle elezioni ma che sappiamo essere rappresentati all’interno delle liste di Forza Italia.

 

Casamassima: oltre 95 mila euro all’anno per le spese legali. Ma la spesa vale l’impresa?

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Gli avvocati, questi girarrosti delle leggi che, a forza di girarle e rigirarle, finiscono per cavarne un arrosto per loro.
(Heinrich Heine)

 

Gli italiani, si sa, sono un popolo di santi, poeti e navigatori.

Anche di cantanti.

Ma altra è la vera caratteristica che ci accomuna tutti: l’avvocato e il tribunale. Litighiamo con tutti: ogni occasione è buona per intavolare una discussione che prima o poi ci porterà nello studio di un avvocato ed in un tribunale dove un giudice supremo emetterà la sua sentenza.

Dal piccolo danno all’auto in un parcheggio al rumore molesto del pianista del piano di sopra per finire all’abbaiare del cane lasciato solo sul balcone. Al 2016, secondo il Sole 24ore, i processi civili fermi nei tribunali italiani erano oltre due milioni.

E per rispettare tali tradizioni anche i Comuni, da italiani, si adeguano litigando con il resto del Mondo.

Il Comune di Casamassima, per esempio, dal 2013 al 2017, ha tirato fuori dalle casse comunali, per onorare le parcelle degli avvocati,  una cifra ragguardevole che si avvicina al mezzo milione di euro. 500.000 mila euro altro che bruscolini.

In dettaglio, così come risulta dal Sito Istituzionale del Comune , nel 2013 i contenziosi ammontavano ad una spesa pari a € 80.671,07, mentre nel 2014 ad € 65.772,89. Nel 2015 si è toccata la cifra record di € 141.762,68 che l’anno seguente, il 2016, è stata pari a € 110.902,65.

L’anno scorso, il 2017, parcelle e procedimenti pari a € 77.987,00.

Una spesa complessiva, dal 2013 al 2017, di € 477.096,29.

Ma le cause o i procedimenti, hanno valori diversi: si va dal patrocinio gratuito a compensi che possono arrivare a superare i 25 mila euro.

Fra le 85 parcelle che compongono la contabilità dal 2103 al 2017, 40 vanno da un minimo di zero ad un massimo di 5.000 euro; 37 superano i 5.000 euro sino ai 10.000 euro e 8 prevedono compensi oltre i 10.000 euro sino a 25.534,60.

In definitiva, dal 2013 al 2017, si è avuta una spesa media all’anno pari a € 95.419,26.

Analizzare le ragioni che sono causa per intraprendere la via giudiziale da parte del Comune di Casamassima potrebbe divenire anche motivo di approfondimento, ma alla luce dei dati pubblicati una domanda sorge spontanea: a quanto ammonterebbe il beneficio da parte del Comune e quindi dell’intera collettività per coprire costi pari a 95 mila euro annuali?

Peccato non ci sia una tabella comparativa che gli raffronti questi dati.

Zia Rosa direbbe: ma la spesa vale l’impresa?

 

 

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