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Altri problemi sul servizio di igiene urbana.

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Sicuramente ricorderete la vicenda inerente quella sentenza del Consiglio di Stato n. 04544 pubblicata il 25 luglio in cui si leggeva che la C.N.S. (impresa mandataria), in R.T.I. con la Cogeir Costruzioni e Gestioni s.r.l. (impresa mandante) soccombeva nei confronti del ricorso presentato dalla Ecologia Falzarano S.r.l., in riferimento all’appalto sui rifiuti per l’ARO Bari 5. Tale sentenza aprirebbe le porte al possibile cambio di gestione del servizio di igiene urbana qui a Casamassima con un cambio di azienda: dalla COGEIR alla Falzarano srl.

Incontri ancora interlocutori hanno visto per il momento il sindaco Nitti impegnato al tavolo sia con gli altri sindaci dell’ARO 5 e sia con i vertici dell’ARO stesso.

Ma è di questi giorni la notizia, riportata da organi di stampa, che i Comuni costituenti l’ARO Bari 8, Monopoli (capofila), Conversano, Mola di Bari e Polignano abbiano chiesto lo scioglimento del contratto di appalto per il servizio di igiene urbana. Sembra che le criticità fatte emergere dai Comuni di Monopoli e Conversano, con il sequestro penale preventivo del deposito di via Castellana a Conversano, portate all’attenzione dell’AGER (Agenzia Regionale per la Gestione dei Rifiuti), abbiano “scoperchiato il vaso di Pandora”. I comuni lamentano una serie di disservizi ed inadempienze contrattuali che i cittadini continuano a pagare attraverso la Tari.

Il punto di contatto con Casamassima e l’intero ARO Bari 5 sarebbe nel fatto che l’impresa che attualmente cura il servizio di igiene urbana a Monopoli e Conversano è la Falzarano s.r.l. di Benevento, la stessa che dovrebbe subentrare alla Cogeir a seguito della sentenza del Consiglio di Stato. A Monopoli e Conversano la Falzarano, con un comunicato, ha informato i sindacati che sarebbe pronta a richiedere il trasferimento dei dipendenti presso la ditta cui vorrebbe affittare il servizio, la Ecojunk srl, anch’essa di Benevento, che così subentrerebbe negli obblighi contrattuali nei confronti dei due Comuni.

Come vediamo la scelta degli ARO non sembra aver risolto il problema della gestione dei rifiuti che non ha portato a quella semplificazione con abbattimento dei costi sperati.

Staremo a vedere come si evolverà l’intera faccenda e quali le risultanze anche per il Comune di Casamassima.

Rinnoviamo l’invito al Sindaco Giuseppe Nitti di voler, quando ci saranno più elementi sul tappeto, a convocare un Consiglio Comunale monotematico affinché le decisioni che investono l’intera comunità siano prese con responsabilità da tutti.

 (Fonte La Gazzetta del Mezzogiorno 20 agosto 2018)

Casamassima: aggiornamento sul tentativo di furto, maldestro, alla lavanderia.

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Ieri abbiamo parlato ampiamente del tentativo di furto di un distributore cambiamonete avvenuto in una attività commerciale di via Don Minzoni domenica scorsa intorno alle 20.15 e dei relativi commenti da social, molti dei quali infarciti di razzismo e di violenza. Clicca qui per rileggere.

Oggi, La Gazzetta del Mezzogiorno, ricostruisce l’accaduto riportando quanto raccolto dalle indagini del comandante dei Carabinieri della Stazione di Casamassima,  luogotenente Filippo Falcone.

  • L’apparecchio cambiamonete sarebbe incastonato in un apposito alloggiamento e per prelevarlo, scrive La Gazzetta, servirebbero diverse braccia nerborute ed arnesi da scasso. Nessuno, purtroppo, nonostante ci fossero testimoni, ha trovato traccia di, per esempio, piedi di porco o simili.
  • Da solo quindi, il presunto responsabile dell’accaduto, servendosi solo della forza delle proprie braccia e delle proprie mani, avrebbe sradicato dal muro l’apparecchiatura che risulta anche particolarmente pesante.
  • Le telecamere di sorveglianza, anche questa volta fuori uso, non servono ad identificare il ladro e la dinamica del tentativo di furto.
  • Visto la notevole pesantezza del distributore cambiamonete, ci si chiede come possa essere caduto dall’auto in fuga per poi essere recuperato dal titolare l’esercizio commerciale.
  • Unici testimoni dell’accaduto il titolare l’attività commerciale ed una signora di passaggio. Il titolare imputa la tentata rapina ad un non meglio identificato cittadino dalla pelle scura.
  • I Carabinieri della locale Stazione indagano a tutto campo senza escludere nessuna ipotesi.

Alla luce di ciò e visti i nuovi elementi che gli organi inquirenti rendono noti con una ricostruzione che chiarisce aspetti che ieri non erano in possesso dei vari commentatori da social, violenti e razzisti, ci chiediamo se ancora molti di quei pensieri in libertà possano continuare a fare bella mostra di se così impunemente.

Ci chiediamo se molti di quei commenti senza freni e senza censura che vorrebbero una giustizia sommaria da O.K. Corral, oggi farebbero ancora la loro comparsa.

E se tali commenti che reputiamo osceni diventano ingiustificati e comunque ingiustificabili man mano che la verità viene a galla, quali i provvedimenti?

Non credete possibile che alla responsabilità del commentatore violento si possa aggiungere anche quella di chi a quel commento ha partecipato attivamente nella divulgazione?

 

 

Casamassima: il tentato furto e l’importanza delle parole.

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Sta facendo parecchio discutere la notizia, riportata da un giornale online edizione locale, circa il tentativo di furto di un dispositivo cambiamonete andato in malora.

La cronaca, nel denunciare il misfatto, riferisce di un “fallito assalto” da parte di un uomo di colore con le treccine, come se il colore della pelle fosse un’aggravante, che alle 20.15 di domenica sera entra in un’attività commerciale per “sradicare” il cambiamonete dal muro per poi caricarlo su di un’auto. Uscendo avrebbe “consigliato” una cliente del locale commerciale a rimanere in silenzio. Ma aimè per lui, perde il carico appena dopo qualche metro causa probabilmente l’imperizia nella guida e nel furto, pensiamo noi.

Insomma, un furto alla Stanlio e Ollio, che se avessimo visto in uno delle decine di video comici che circolano anche in rete ci avrebbe fatto ridere a crepapelle per ore.

Ma le parole usate, e fra queste quel famoso assalto, non possono che farci interrogare sull’uso delle stesse e del loro significato.

La Treccani alla voce assalto recita: Azione di attacco violento e per lo più armato contro persone o luoghi, come episodio di un combattimento o come atto di aggressione (a scopo di rapina, di uccisione, di ferimento, ecc.)…..

Ora ci chiediamo: dove le ragioni per parlare di assalto leggendo la definizione che un dizionario enciclopedico da del termine?

Il soggetto in questione, di colore nero, bianco o lillà, il colore non incide sul giudizio finale, a quanto pare armato solo della propria imbeccilità, che con fare certamente goffo e sgraziato e ridicolo sradica dal muro un apparecchio per poi caricarselo in macchina per poi perderlo strada facendo, vi sembra veramente un pericoloso assalitore terrorista assetato di sangue o semplicemente un balordo? Perché non può che essere uno stupido uno che tenta un furto che non gli riesce perché perde la refurtiva mentre tenta di scappare.

Ma le notizie, anche tramite le parole, corrono veloci di bocca in bocca e forse, ancor prima di aver sporto regolare denuncia agli organi competenti al fine di determinarne la vera dinamica, vengono pubblicate e con esse anche le parole che le descrivono.

Se poi queste stesse parole e la stessa enfasi viene data in pasto al popolo dei social, ecco andare in onda il grottesco.

Dal più banale inerente le telecamere che, come memoria collettiva il cui filmato potrebbe essere utilizzato per riconoscere “l’assalitore” per poi sfraganarlo di mazzate,

al solito trito e ritrito indirizzato ai buonisti che a casa dovrebbero tenerseli i clandestini, sentenziando che il ladro imbecille che perde la refurtiva sia certamente un clandestino:

Al più articolato “io non sono razzista però” che con una fine analisi socio politica pedagogica affronta, non si sa per quale strano motivo, anche il problema delle badanti georgiane o rumene che rubano in casa dei parenti bisognosi di cure che probabilmente “io non sono razzista però” non ha il tempo di accudire viste le sue analisi sui social che farebbero invidia all’ultimo dei premi Nobel

Per poi approdare al cult che queste notizie mettono in azione: i famosi Vigili Urbani che affollano i loro uffici, con le scrivanie che non bastano neanche per tutti, per tutta la mattinata, nel pomeriggio di meno, che non si sa cosa voglia dire

E come fare, dopo i Vigili Urbani non arrivare ai Carabinieri e poi ancora al Sindaco?

Ed ecco servito il piatto forte che li riguarda: probabilmente stavano “a dormire” e non avendo il tempo di tutelare noi, (tutti bravi e aggraziati, aggiungiamo noi) neanche il tempo per tutelare i ladri hanno. Italiano buttato in pasto ai serpenti che mal digeriscono la comprensione.

Una passatina veloce ai luridi che buttano l’immondizia nei cestini non guasta mai per poi affondare il colpo mortale sul sindaco, un “chiacchierone” che non si muove a risolvere questi problemi “evidenti”.

Quello che inquieta di più, dopo questa serie di commenti sgrammaticati e senza senso, è quello del signor X che sentenzia,

Un invito, neanche tanto velato, ad uccidere tutti questi “assalitori” senza scrupoli passandoci sopra con l’auto. Se nella lista siano compresi solo quelli neri con le treccine non è dato sapere: purtroppo non lo specifica il commentatore omicida a prescindere.

Per concludere, nel caso in cui non si sia in possesso di un’auto così potente da salire sopra i corpi di questi sporchi assassini ed assalitori di macchinette cambiamonete che perdono la macchinetta appena sradicata dal muro perché manco sanno guidare, si potrebbe demandare il compito di far fuori il balordo direttamente al titolare dell’esercizio commerciale così almeno noi ci liberiamo la coscienza:

Ecco come una notizia, probabilmente ampliata dall’uso di parole non del tutto condivisibili e con un mancato controllo dei commenti molti dei quali materia di “studio” di giudici inflessibili,  continua ad esasperare un clima di odio e di discriminazione, anche razziale, in cui sono costretti a vivere i nostri figli.

Una notizia che non ha avuto nessuna conseguenza tragica, a parte l’amor proprio del ladro cretino, deficiente, demente, ebete, fesso, grullo, idiota, imbecille, rimbambito, rincoglionito, scemo, sciocco, sempliciotto, stolto, stupido e tardo, ma disarmato, che avrebbe potuto farci scompisciare dalle risate per settimane e che avrebbe alleggerito la tensione fin troppo alta, se solo si fosse dato il giusto peso, diventa un dramma.

Perché uno che tenta un furto e poi perde la refurtiva, chiamatelo come volete, ma sempre un “balordo coglione e minchione” rimane, e bisognevole solo di qualche “giorno al fresco” vista la calura di questi giorni.

 

 

Il prof. Edoardo Cosenza: «Nessuno, dico nessuno, ha il diritto di avanzare ipotesi senza questi studi».

Il prof. Edoardo Cosenza, uno fra i maggiori esperti di ingegneria a livello mondiale, con alle spalle una serie di pubblicazioni scientifiche che lo hanno visto partecipe ad innumerevoli convegni internazionali con una carriera universitaria di tutto rispetto che lo vede  Professore Ordinario di Tecnica delle Costruzioni presso l’Università di Napoli Federico II dal 1994; Professore Associato in Strutture Prefabbricate presso l’Università di Napoli Federico II nel 1992;  Ricercatore in Tecnica delle Costruzioni presso l’Università di Salerno nel 1986; dottorato di ricerca in Ingegneria delle Strutture (I ciclo) presso l’Università di Napoli Federico II nel 1985 (tesi: Duttilità globale delle strutture sismo-resistenti in acciaio) e Laurea in Ingegneria Civile Trasporti presso l’Università di Napoli Federico II nel 1982, lascia sulla propria pagina facebook questa riflessione sul crollo del ponte Morandi a Genova.

 

Ho subito deciso di non partecipare al dibattito mediatico e mi avevano cercato persino BBC e TV tedesca. E soprattutto ho deciso di non avere ruoli nelle varie Commissioni. Sono un Componente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il massimo organismo tecnico del MIT – e quindi dello Stato – e ritengo giusto non avere ruoli di parte.

Affido solo alla mia modesta pagina Facebook qualche considerazione, senza filtri.

Ed allora vorrei dire anche io qualcosa sul crollo.

Non c’è dubbio che la crisi di uno strallo porta rapidamente al collasso dell’intero cavalletto e delle campate adiacenti. Il sistema nasce per essere fortemente compresso dagli stralli, una elevatissima compressione quasi centrata che fa lavorare in condizioni ottimali il calcestruzzo. Le piccole eccentricità che nascono per non simmetrie di carico o di altro, non credo che portino in trazione il calcestruzzo, nelle condizioni di progetto. Ovviamente la soletta da ponte invece è inflessa e perciò è stata precompressa.

Con questo comportamento, praticamente pendolare, il collasso di uno o più stralli porta ad una rottura complessiva rapidissima. Nessun elemento è in grado di portare le enormi flessioni ed a catena, in frazioni temporali rapidissime, cede tutto. Con termini più moderni si direbbe che è una delle tante strutture “fragili” esistenti al Mondo, o con terminologia ancora più recente, “Poco Robusta”.

Ma questi ultimi sono requisiti che anche alle strutture moderne vengono chiesti da pochi anni con le nuove Norme Tecniche. E che non si possono chiedere a certi tipi di strutture anche usatissime oggi; su questo punto non mi posso soffermare.

Dunque il cedimento di uno strallo equivale ad un arresto cardiaco.

Ma il ponte è deceduto per arresto cardiaco? Con questa dizione medica che noi riteniamo un poco banale che alla fine non chiarisce? È chiaro che se c’è arresto cardiaco il paziente muore, ma perché c’è stato l’arresto?

Cioè tornando ai termini ingegneristici, perché ha ceduto uno o più stralli? E il cedimento è una causa o un effetto?

E qui viene la parte che merita silenzio. Perché può esserci stata corrosione degli stralli non prevista e non vista; oppure tensioni negli stralli da fatica ciclica troppo elevata; oppure cedimento improvviso del vincolo fra strallo e soletta; oppure vibrazioni da vento e pioggia (addirittura qualcuno ha parlato di fulmine) che hanno portato a sollecitazioni negli stralli assolutamente anomale; oppure ci sono stati cedimenti improvvisi delle campate appoggiate sulle selle che hanno portato ad azioni flessionali dinamiche inaccettabili sul sistema strallato; oppure una combinazione delle cose che ho enunciato; oppure tanto altro ancora che adesso non mi viene in mente …

E perciò il silenzio. Solo analisi approfondite e complessive su: progetto eseguito, filmati disponibili, parti strutturali rimaste, materiali nello stato di vecchiaia attuale, condizioni di pioggia e di vento prima del crollo, magari prove su modelli, ecc ecc potranno far arrivare alle necessarie conclusioni. Che dovranno essere affidabili e che non dovranno lasciare dubbi.

Nessuno, dico nessuno, ha il diritto di avanzare ipotesi senza questi studi. Nel rispetto delle povere vittime incolpevoli ed inconsapevoli e dei loro familiari di questa grande tragedia nazionale.

A chi ha avuto la pazienza di arrivare fino in fondo di questo post di lunghezza eccessiva rispetto agli standard di Facebook ed al tempo di attenzione dei lettori, chiedo un ulteriore sforzo: Non mi chiedete altro. IO NON SO COSA SIA SUCCESSO e se me lo chiedete vuol dire che non avete compreso, certamente per mia poca chiarezza, quello che è scritto in questo post.

Grazie

 

Casamassima: il campo polisportivo viene affidato ad un privato.

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Il sindaco Giuseppe Nitti decide di affidare temporaneamente alla Società sportiva CROSSFIT 70010 di Berardino Stefano la gestione del campo polifunzionale di via Giovanni XXIII.

Considerato che l’intera area comprendente anche la struttura dell’ex carcere era interessata da un progetto definitivo di riqualificazione e rifunzionalizzazione che prevedeva la realizzazione di un Centro Sociale – Culturale – Sportivo denominato “Centro Evasioni” fruibile in modo precipuo da giovani in età scolare, la cui gestione si riteneva dovesse essere affidata, a mezzo concessione, a soggetto esterno attraverso l’attivazione di regolare procedura di gara, in attesa dell’attivazione della procedura di gara per l’affidamento dell’intera struttura, si è ritenuto opportuno rendere fruibile e funzionante l’impianto polifunzionale in parola in considerazione che il territorio è, ad oggi, carente di spazi e contenitori sportivi accessibili, che soddisfino le richieste dell’utenza sportiva, in particolar modo giovani e studenti.

L’amministrazione comunale, anche in virtù della richiesta del Berardino che lamentava danni causati dai ragazzi che giocando a palla su quel campo arrecavano alle vetrine della sua palestra posta di fronte a quel campetto, decideva di concedergli l’affidamento temporaneo.

La Crossfit 7010 srl avrà  l’obbligo di effettuare, a proprie spese, tutti gli interventi utili per la ripresa dell’attività sportiva osservando le seguenti prescrizioni:

  1. consolidamento della rete di recinzione;
  2. custodia e pulizia della struttura sportiva; deposito e custodia di tutte le attrezzature sportive nella Palestra CROSSFIT 70010;
  3. innalzamento del muro divisorio (adeguato ad evitare scavalcamenti da parte dei ragazzi) del campo sportivo con il resto della struttura ex Carcere con contestuale chiusura del passaggio ivi esistente;
  4. concessione di nr. 5 tessere annuali di ingresso gratuito presso la palestra CROSSFIT 70010 in favore di giovani individuati dal Servizio Sociale Comunale;
  5. promozione e potenziamento della pratica delle attività sportive, con l’introduzione di fasce orarie gratuite per l’utilizzo del campo sportivo polifunzionale, fruibili da cittadini che ne facciano richiesta sollevando l’Amministrazione Comunale da qualsivoglia responsabilità.

Sperando che si cerchi di dare ordine a quella miriade di strisce disegnate sul campo, che in caso di caduta garantiscono a prescindere lo “sbucciamento” delle ginocchia, i ragazzi aspettano fiduciosi di sapere quando la struttura sarà aperta grautitamente.

Clicca qui per la Delibera di Giunta n. 97 del 3 agosto 2018

Clicca qui per la Determina di esecuzione n. 289 del 3 agosto 2018

 

Chi lo spiegherà a Samuele, Camilla e Manuele?

Chi spiegherà a Samuele, Camilla e Manuele le ragioni che hanno determinato il collasso improvviso di un ponte che ha trascinato giù le loro giovani vite insieme a quelle dei loro genitori?

 

Chi spiegherà a Samuele, Camilla e Manuele di chi le responsabilità, se mai saranno disvelate, che hanno visto duecento metri di viadotto cadere all’improvviso trascinandosi dietro una scia lunga di sangue?

E come ogni catastrofe che colpisce il nostro territorio che nelle prime ore procura sdegno, rabbia e dolore, accompagnata dalle immancabili promesse del faremo e provvederemo affinché i colpevoli siano assicurati alla giustizia, ci prepariamo a rimuovere dalla nostra coscienza il peso di quelle morti indirizzando le responsabilità al fato.

Non pensiamo sia necessaria una laurea specialistica in ingegneria o architettura per capire, guardando le foto di quel ponte prima del crollo, che qualche intervento di consolidamento andava fatto.

Ma non a tempo scaduto.

Ma a causa probabilmente del profitto introitato dal pedaggio autostradale, tutto è rimasto immutabile ed immutato. Le speculazioni politiche si sprecano come gli slogan dei vari ministri che si affannano a giustificare la loro insipienza ed inadeguatezza al ruolo. Uno dei due vice premier, Matteo Salvini, assicura interventi risolutori facendo intendere che le responsabilità della tragedia sarebbero da ascrivere unicamente ai governi precedenti e a quei vincoli europei che non ci permettono di spendere liberamente il danaro per la salvaguardia idrogeologica e strutturale del nostro Paese, dimenticando di dire però, che il suo di partito, la Lega, è dal lontano 1994 che occupa quasi stabilmente i ministeri, alcuni dei quali chiave, all’interno dei governi nazionali.

Ma anche l’altro di partito, il Movimento 5 Stelle, firmatario del contratto di governo con la Lega di Salvini, attraverso il gioco delle tre carte, dimentica di ricordare che la Gronda, un progetto certamente non risolutivo ma che avrebbe dovuto decongestionale il traffico su quel tratto di autostrada, è stato sin dal 2012 osteggiato prima dai suoi consiglieri comunali genovesi e poi dal moVimento nella su interezza.

Oggi scaricare le responsabilità sul già martoriato e giustamente vilipeso PD che mai abbiamo apprezzato per la sua politica ci sembra uno sport fin troppo facile e puerile in un gioco al massacro che non salva nessuno.

Dov’erano i leghisti della prima ora al governo impegnati a portare in porto quello che oggi è diventato necessario ed impellente? Dov’erano quelli che ieri forza di opposizione ma oggi di governo, erano a prescindere per il no sempre e comunque?  E stiamo vedendo che qualcuno di quei no, TAV, TAP, Gronda, diventano all’ombra delle poltrone, dei ni.

Oggi, ma solo per oggi però, vorrebbero mettere in discussione quegli sciagurati accordi che danno in concessione a privati beni dello Stato che probabilmente ci costereranno oltre 20 miliardi di euro di clausole rescissorie. Al tempo stesso non dicono a chi, una volta tolti di mezzo i privati speculatori,  toccherebbe la gestione della rete autostradale. All’ANAS? che solo nel nominarne il nome vengono alla memoria innumerevoli inadempienze?

Ma dov’erano quando anche un altro gioiello come Telecom veniva “regalato”? Ma oggi e per sempre, dimenticano di rientrare in possesso di Alitalia, oppure dell’ILVA, svenduta anch’essa, o di qualche banca visto che una nazionale non esiste più. Ma questo rappresenterebbe troppa sinistra anticapitalistica e cozzerebbe con il neoliberismo, cavallo di battaglia di oltre il 90% della politica attuale che vede accomunati Lega, M5S, PD e FI.

Nel frattempo, solo qualche ora dopo la passeggiata in manica di camicia rigorosamente bianca sul luogo del disastro e le parole di sdegno quasi pregne di odio per i vincoli europei e per i governi precedenti responsabili ed insensibili alla salvaguardia della vita dei cittadini, il Ministro degli Interni e Vice Premier Matteo Salvini, trovava il tempo per festeggiare un ferragosto alternativo al dolore di Genova con i suoi sodali in Sicilia.

(Clicca sulla foto per leggere i commenti)

Cosa volete ne possano sapere Samuele, Camilla e Manuele  che volevano andare al mare con i loro genitori per giocare chi con la bici e chi con la palla sulla spiaggia per poi tuffarsi spensierati nel mare azzurro?

Sabato 18 agosto sarà il giorno dei funerali di Stato e del Lutto Nazionale.

I nomi delle vittime del 14 agosto 2018 scolpiti nel Ponte Morandi crollato a Genova:
Andrea Cerulli, 48 anni di Genova
Andrea Vittone 49 anni, di Venaria Reale (Torino)
Alessandro Campora 55 anni di Genova
Manuele Bellasio 12 anni di Pinerolo
Camilla Bellasio 16 anni di Pinerolo
Claudia Possetti 47 anni di Pinerolo
Marta Danisi 29 anni di Sant’Agata di Militello (messina)
Alberto Fanfani 42 anni di Firenze
Juan Carlos Pastenes, 64 anni
Nora Rivera
Juan Ruben Figueroa Carrasco di 68 anni, cileno
Roberto Robbiano, 47 anni
Samuele Robbiano, 8 anni
Ersilia Piccinino, 41 anni
Elisa Bozzo, 33 anni di Genova
Mirko Vicini
Bruno Casagrande 57 anni, di Antoninina (Reggio Calabria)
Matteo Bertonati, 26 anni di Torre del Greco
Giovanni Battiloro, 29 anni di Torre del Greco
Gerardo Esposito, 26 anni di Torre del Greco
Antonio Stanzione, 29 anni di Torre del Greco
Gennaro Sarnataro, 43 anni di Volla (Napoli)
Stella Maria Boccia, 24 anni nata a Napoli, residente ad Arezzo
Carlos Jesus Eraso Trujillo, 23 anni
Marian Rosca, 36 anni
Axelle Nèmati Alizèe Plaze, 21 anni
Nathan Gusman, 20 anni
Melissa Artus, 22 anni
Francesco Bello, 41 anni di Serra Riccò
Vincenzo Licata, 57 anni di Grotte (Agrigento)
Marius Djerri, 28 anni
Luigi Matti Altadonna, 34 anni di Genova
Edy Bokrina

(Nella foto di copertina Samuele e i suoi genitori).

 

E non chiamatela Villa.

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Mentre qualcuno per mascherare la propria inadeguatezza si diverte a vestire i panni, non avendone i mezzi, di moralizzatore attraverso il pubblico ludibrio che la Colonna Infame solo un triste ricordo appare, i bambini di questo paesello sempre più sperduto a sud est la grande metropoli, non hanno il diritto al gioco. Su quel parco della zona 167 no perché la chiesa ne rivendica la proprietà, per strada no perché la palla contro il muro fa rumore, in piazza no perché rincorrersi fra le auto che sfrecciano veloci non si può e poi quel monumento neanche da “tana” può essere utilizzato per un sano nascondino…….

Non rimane che la Villa Comunale. Un agglomerato di alberi cadenti, con panchine fatiscenti, “avanzi” digeriti di animali pronti a concimare l’ambiente, sacchi di immondizie di qualche distratto che non è stato portato a conoscenza della raccolta differenziata e con i giochi per i più piccoli recintati come un’oasi divenuta oramai terra di conquista e con un senso di sicurezza che farebbe invidia ad alcuni quartieri americani dei film thriller anni 50. Perché poi continuare a chiamarla Villa quello spazio inconsueto venuto fuori quasi per caso senza nessuna logica né urbanistica e né pratica? I giardini, i polmoni verdi di ogni città, dovrebbero essere fruibili da ogni lato e non ricavati, come nel nostro caso, da uno spazio che il cemento non è riuscito a conquistare.

E tutti ad interrogarsi e a porre quesiti, ad investire di responsabilità i sindaci e le amministrazioni che si susseguono senza che una soluzione si metta in pratica. Non solo quel quadrilatero senza forma geometrica conosciuta con due muri perimetrali che ne offuscano la vista è un polmone verde inutile per come è stato concepito, ma rappresenta terreno fertile per tutti quelli che fanno dell’oscurità motivo di vita. Si dice, e su questo siamo tutti testimoni, che quando quel parchetto, non chiamatelo più Villa per piacere, era recintato ed al suo interno ospitava un chioschetto che vendeva panzerotti e ghiaccioli, era un luogo di ritrovo piacevole non solo per i bambini che potevano scorazzare in tutta libertà ma anche per chi gli accompagnava e che trovava un momento di svago e di socializzazione. Ebbene, se siamo tutti convinti che almeno questo di ritorno al passato sia l’unica strada percorribile, perché non seguire l’esperienza?

Perchè, visto che intenzioni di spostarlo quel parco non ve ne sono proprio, non ripristinare l’esistente di una volta?

Quello spazio andrebbe bonificato da quegli alberi che minacciosi non aspettano altro che abbattersi sulle nostre teste, attrezzato come si conviene e soprattutto dovrebbe essere recintato. Una recinzione munita naturalmente di varchi aperti e chiusi ad orari prestabiliti e perché no con un responsabile che se ne prenda cura. Dare in gestione un piccolo bar che possa rappresentare il punto di riferimento togliendolo a quei bagni pubblici sopraelevati che sembrano una cattedrale in putrefazione.

Quante altre amministrazioni si dovranno succedere ancora per tornare stancamente a ripetere le stesse cose? Quante altre amministrazioni si dovranno dare il cambio affinché tutti i rioni del paesello siano dotati di aree attrezzate a verde pubblico con le stesse caratteristiche di quelle vorremmo fosse dotata la Villa di via Acquaviva affinché i “figli” di Casamassima non abbiano motivo di sovraffollarne solo una? Quando quei programmi fantasmagorici che vorrebbero collegare Piazza Moro con la Villa di via Acquaviva prenderanno corpo?  Quando quel nuovo parco urbano promesso in campagna elettorale che sopperisca al bisogno di insufficienza di spazi attrezzati e aree giochi da cui il paese è afflitto sarà finalmente realizzato? La differenza fra i fiorellini in campagna elettorale e l’onere di amministrare passa anche da questo. Soprattutto da questo.

Quando in questo paesello i bambini avranno diritto al gioco senza essere costretti ad emigrare per trovare magari una pista di pattinaggio o un campo da basket? Perché quelli ci sono, ma se non paghi non entri e non ti rimane che il monumento come tana.

 

Una volta c’erano una maggioranza e una minoranza.

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C’era una volta un paesello posto a sud est di una non meglio specificata provincia italiana in cui, una maggioranza (politica), non avendo i numeri per garantire il numero legale affinché un consiglio comunale si potesse svolgere regolarmente, trovò, sulla propria strada, ora per un programma elettorale completamente sovrapponibile, ora per senso di responsabilità, ora per le colonnine di ricarica delle auto elettriche ed ora per il progetto megagalattico dell’albero della vita, una minoranza che, fulminata troppo tardi sulla via di Damasco, dimenticando una campagna elettorale fatta contro le attuali forze di governo cittadino, le assicurò il numero legale e il relativo sostegno. Se la maggioranza ad oggi è di fatto allargata non è dato sapere.

Ed è questo che è andato in onda nel consiglio comunale di martedì scorso al paesello. Nella maggioranza risultavano assenti Alessio Nitti, Giuseppe Capone e Vito Mazzei: 3 assenti e 8 presenti. Il numero legale sarebbe rappresentato  da 9 consiglieri, ma il Movimento 5 Stelle, all’opposizione (?), neanche una parvenza di melina mette in campo. Con i suoi due rappresentanti, Caravella e Patrono, prende posto nell’emiciclo ed assicura così l’inizio dei lavori. Certo, sarebbe cambiato poco in quanto in seconda convocazione, perdurando le 3 assenze della maggioranza, gli 8 restanti avrebbero consentito lo svolgimento del consiglio, ma vuoi mettere la soddisfazione politica di rimandare a casa una maggioranza così fortemente arrogante da convocarlo a prescindere quel consiglio anche se priva di numero legale?

Ma no, la politica, le campagne elettorali fatte l’uno contro l’altro armati sino ai denti per dimostrare che Tizio è differente da Caio e che l’honestà è al primo posto, non servono a nulla se poi prevale quel senso di responsabilità e di attaccamento al bene dei cittadini, che non fa niente se hanno votato in contrapposizione a qualcuno, se poi ha vinto l’uomo della provvidenza che anche ai grillini penta stellati va bene.

Ed è solo un caso che torni alla mente il metodo D’Hondt che attribuisce i seggi una volta eletto il sindaco e che con la vittoria di Nitti, al M5S di seggi ne attribuisce 2 contrariamente al caso che avesse visto prevalere Mirizio, perché in quel caso di seggi ne sarebbero spettati solo 1.

Certo, solo un caso fortuito e non prevedibile: il ballottaggio è un terno al lotto.

Che altro sottolineare di un consiglio in cui alla maggioranza si concede anche il lusso di sceglierseli lei, fra le minoranze, i componenti le commissioni permanenti? Che altro dire di una serie di opposizioni, al momento se ne contano ben 4 distinte e separate, che invece di essere da pungolo alla maggioranza ne agevolano a vario titolo e a vario modo l’ascesa incontrastata? Che dire poi di un assessore peraltro vice sindaco che vorrebbe comunicare con le istituzioni regionali attraverso i mille minuti gratis verso tutti e non attraverso atti scritti e protocollati con tanto di stemma comunale? E del Presidente del Consiglio privato del suo diritto di parola da un sindaco troppo presente?

Il fatto è che la maggioranza, trovandosi di fronte quel pertugio lasciato incustodito dalle minoranze, si infila e continua la sua opera di dissuasione che durerà, crediamo, a lungo, visto anche il clima di “Contratto” che impera a livello nazionale.

Palmieri e Mirizio, caduti dal pero con quei componenti per le commissioni ancora non nelle loro disponibilità in un consiglio che solo quello avrebbe dovuto decidere, si arrabattano e tentano di non pensarci proprio alla loro inadeguatezza ed inconsistenza; politica naturalmente.

E fra i primi atti a firma del sindaco senza giunta, che non si capisce bene se abbia o meno il potere di una giunta, si discute su atti ritenuti illegittimi e che consegnano ai genitori della Scuola Media Dante Alighieri il dubbio se quella scuola debba o no essere abbattuta perché non in regola con le disposizioni sull’antisismicità (corsi e ricorsi storici) ed una ingarbugliata situazione sulla monnezza, vista la sentenza del Consiglio di Stato.

Se la Scuola Rodari e se aprirà regolarmente i cancelli per il nuovo anno scolastico alle porte, si sia parlato durante la pizzata o panzerottata immediatamente susseguente il consiglio comunale, non siamo tenuti a saperlo.

Lasciate da parte ogni speranza perché Giuseppe Nitti questa volta, non come la scorsa, e la sua granitica maggioranza, governeranno a lungo riuscendo ad allargare il consenso consiliare come non mai.

L’implosione però, è sempre dietro l’angolo.

Per la cronaca questa la composizione delle commissioni permanenti:

1° commissione, opere pubbliche, edilizia residenziale, urbanistica, toponomastica, assetto del territorio;

Franco Pastore, Marida Lerede, Salvatore Nacarlo (maggioranza); Andrea Palmieri e Antonello Caravella (minoranze);

2° commissione,  bilancio, tributi, finanze, commercio, annona, industria, artigianato, agricoltura;

Nicola Guerra, Vito Mazzei e Marida Lerede (maggioranza); Agostino Mirizio e Giuseppe Patrono (minoranza);

3° commissione,  servizi sociali, pubblica istruzione, cultura, sport, spettacolo, igiene, sanità e ambiente;

Alessio Nitti, Michael Barbieri e Giuseppe Capone (maggioranza); Antonietta Spinelli e Giuseppe Patrono (minoranza);

4° commissione, revisione statuto, formazione e modifiche regolamenti, affari generali e personale;

Michele Azzone, Alessio Nitti, Salvatore Nacarlo (maggioranza) e Monica Portaccio e Antonello Caravella (minoranze).

(Cliccando sull’immagine il Consiglio Comunale del 7 agosto 2018)

 

Un uomo che sapeva fare anche il calciatore.

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Oggi vi racconteremo la storia di uno sportivo, che prima di essere un grande calciatore che tutte le squadre di calcio volevano avere nelle fila, è stato anche un grande uomo.

Nato a Faenza nel 1910, appassionato di lettura, arte e poesia, non disdegnando incontri culturali e visite ai musei, dall’età di 16 anni, entrò di prepotenza nella squadra di calcio della sua città. Le sue caratteristiche tecniche e la sua visione di gioco fecero di lui un calciatore che tutte le squadre pretendevano di avere nella rosa. Nel 1929 la Fiorentina sborsò la bellezza di 10 mila lire (paragonate ad oggi sarebbero all’incirca 13 milioni di euro certamente lontanissimi dagli ingaggi moderni, ma per l’epoca stratosferici), affinché quel giovane calciatore diventasse l’artefice della prima volta in serie A da parte della società viola.

Quel calciatore si chiamava Bruno Neri.

Ma quel mediano che tutti gli amanti del calcio ricordano ancora, il 13 settembre 1931 dà una svolta alla propria vita. Era in programma Fiorentina Admira Vienna come partita inaugurale per il nuovo stadio di Firenze. Quel giorno sugli spalti del Giovanni Berta, progettato da Pier Luigi Nervi a forma di “D” in onore del Duce, avevano trovato posto 12 mila spettatori; in verità la capienza di quello stadio, che in seguito divenne l’Artemio Franchi, era di gran lunga maggiore, ma si aspettava Benito Mussolini ed i lavori furono sospesi.

In tribuna d’onore ci sono tutti gli alti gerarchi fascisti dell’epoca con il podestà fiorentino Della Gherardesca che Mussolini ha invitato.

Le squadre schierate a centro campo prima della partita alzano il braccio per il consueto saluto romano al Duce che tronfio in piedi risponde anch’egli al saluto con il braccio al cielo.

Ma lì, fra quegli 11 uomini schierati in campo, si scorge che Bruno è l’unico che quel braccio non lo alza.

Bruno Neri era antifascista e mai avrebbe compiuto gesti che potessero andare contro i suoi ideali.

Continuò a giocare a pallone, addirittura in nazionale con Meazza, Ferrari e Piola, ma accanto alla passione per il calcio mai abbandonò l’idea per un Paese, l’Italia, liberato dalla morsa del fascismo. Dopo l’armistizio di Cassibile, nel 1943, decide di arruolarsi nelle brigate partigiane assumendo il ruolo di comandante del Battaglione Ravenna con il nome di battaglia Berni.

La guerra, tuttavia, non gli impedisce di continuare a giocare a pallone. Con la maglia del Faenza, nel 1944, partecipa infatti al campionato Alta Italia. Sarà l’ultimo campionato della sua vita. Il 10 luglio di quello stesso anno, dopo uno scontro con i tedeschi avvenuto ad Eremo di Gamogna, sulle montagne dell’Appenino tosco-romagnolo, trova la morte in un conflitto a fuoco.

Questa la storia di Bruno Neri detto “Berni”, il calciatore partigiano, che oltre il calcio amava la libertà.

Una targa ne ricorda il sacrificio.

 

 

Convocato nuovo Consiglio Comunale.

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E’ convocato per martedì 7 agosto alle 16.30, in prima convocazione e giovedì 9 in seconda, il secondo Consiglio Comunale dell’era Giuseppe Nitti.

All’ordine del giorno l’approvazione dei verbali delle sedute precedenti, le comunicazioni, le interrogazioni ed interpellanze e la nomina dei componenti le commissioni permanenti. Ad oggi non sappiamo se ci saranno comunicazioni o interpellanze/interrogazioni a proposito della sentenza del Consiglio di Stato che di fatto spodesterebbe la CNS e quindi la COGEIR dal servizio di igiene urbana a Casamassima. Come non siamo a conoscenza di quali sviluppi abbiano avuto gli incontri del sindaco Nitti sia con i colleghi delle città costituenti l’ARO Bari 5 e sia con gli organismi dirigenti dello stesso ARO.

A parte questo motivo di grande preoccupazione, si discuterà di commissioni consiliari permanenti. Le commissioni consiliari permanenti svolgono funzioni istruttorie, propositive, referenti e di iniziativa su tutte le materie di competenza del Consiglio Comunale. Ciascuna commissione consiliare permanente può formulare proposte di deliberazione di consiglio comunale e deve esprimere parere preventivo sulle proposte provenienti da altri consiglieri comunali ovvero dal sindaco e dalla giunta comunale. Alle commissioni sono trasmesse, in funzione cognitoria, tutte le deliberazioni della giunta comunale e le determinazioni dirigenziali entro il termine di dieci giorni dalla loro adozione.

Le Commissioni Consiliari Permanenti che il Consiglio Comunale dovrà eleggere sono:

La 1° commissione, di solito la più ambita, si occupa di opere pubbliche, edilizia residenziale, urbanistica, toponomastica, assetto del territorio;

la 2° di bilancio, tributi, finanze, commercio, annona, industria, artigianato, agricoltura;

la 3° di  servizi sociali, pubblica istruzione, cultura, sport, spettacolo, igiene, sanità e ambiente;

la 4° di revisione statuto, formazione e modifiche regolamenti, affari generali e personale.

Le commissioni sono composte da 5 consiglieri (3 di maggioranza e 2 di minoranza).  Al loro interno eleggono il presidente ed il vice. Presidente e vice non potranno appartenere allo stesso schieramento di maggioranza e/o minoranza.

I consiglieri possono far parte anche a più commissioni.

Ricordiamo che 5° commissione, quella elettorale, l’unica composta da 3 consiglieri, è stata già votata durante il primo Consiglio Comunale e ne fanno parte: Nicola Guerra, Vito Mazzei e Andrea Palmieri. Supplenti Monica Portaccio, Michael Barbieri e Michele Azzone.

 

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