Home Blog Page 36

Un fenomeno che dovrebbe farci interrogare: il suicidio.

0

Non importa morire presto o tardi, ma morire bene o male; morire bene significa sfuggire al pericolo di vivere male.
(Lucio Anneo Seneca)

 

Sale all’ottantaseiesimo piano sul ponte di osservazione dell’Empire State Bulding; piega con cura il suo cappotto di stoffa e lo sistema sul muretto; all’interno un portafogli nero con un messaggio.

Salta giù e il suo corpo, quasi come in un abbraccio, è accolto dal tetto  di una  limousine di un diplomatico delle Nazioni Unite parcheg­giata 381 metri più in basso.

Passano solo 4 minuti ed un fotografo, Robert Wiles, scatta una foto. Quella foto, bellissima nella sua drammaticità, sarà l’ultima foto di quel giovane fotografo che da quel giorno, non ne pubblicherà mai più. La giovane donna, in quell’abbraccio mortale con il tetto dell’auto, è bellissima: nessun segno a deturpare quel volto che rappresenta la serenità e la pace assoluta. Quella mano che sembra quasi accarezzi la collanina al collo e le sue gambe, perfette ed adagiate una sull’altra come se una mano invisibile avesse voluto sistemare quel corpo straordinariamente bello per rendergli omaggio.

Era il 1° maggio del 1947 ed Evelyn McHale aveva 23 anni. A giugno si sarebbe dovuta sposare. Sul biglietto d’addio ritrovato in seguito aveva vergato:

Non voglio che nessuno mi veda , nemmeno la mia famiglia. Fatemi cremare, distruggete il mio corpo. Vi supplico: niente funerale, niente cerimonie. Il mio fidanzato mi ha chiesto di sposarlo a giugno. Ma io non sarei mai la brava moglie di nessuno. Sarà molto felice senza di me. Dite a mio padre che, evidentemente, ho fin troppe cose in comune con mia madre.

Quante volte ci è capitato di leggere notizie di persone, come me e voi, apparentemente normali, con una vita apparentemente normale che decidono di farla finita?

Ma perché mai? Stava bene: era un bel e bravo ragazzo. Così educato e tranquillo con una famiglia che gli voleva bene. Ma come? Proprio ieri l’ho incontrata: ci siamo parlati, abbiamo preso un caffè insieme ed abbiamo deciso che una cena era da tanto che non la organizzavamo. Ma cosa le sarà scattato? Ma si, forse non stava bene. Possibile che non ce ne siamo accorti? Ha lasciato moglie e figli. Ma la vita va vissuta nonostante tutto. Quanto ci manca.

Quante inutili parole: vero?

Commentare un suicidio è impresa ardua e difficile. Indagare la causa, la concausa, la matrice, l’occasione, lo scopo, l’origine, la motivazione e la scintilla che provoca nell’individuo quella voglia irrefrenabile che lo porta alla decisone irrevocabile di farla finita è il motivo per cui non solo la medicina, ma anche l’antropologia e la sociologia nonostante abbiano avuto la capacità di studiare il fenomeno proponendo soluzioni, rimangono inermi nei confronti della politica che tali fenomeni dovrebbe contrastare.

Perché la politica?

Se per Aristotele l’uomo è un animale politico, ovvero un animale sociale il cui naturale luogo di vita è la polis, chi organizza o propone modi di vita indirizzati al bene di tutti, all’interno della polis?

Qui non ci soffermeremo sui cosiddetti suicidi assistiti o comunque su quelli che scaturiscono da scelte deliberate di fine vita per porre rimedio a gravi ed incurabili patologie o menomazioni che rendono impossibile anche i più elementari bisogni, ma alla scelta consapevole di un essere umano che decide di suicidarsi nonostante apparentemente viva una vita normale.

Ma cos’è la normalità?

Questo è uno degli interrogativi.

Il giovane Werther di Goethe si uccide per amore.

E che dire di Luise, che in Intrigo e amore di Schiller, preferisce morire avvelenandosi?

Anche Anna Karenina di Tolstoj sempre più emarginata dalla società e convinta, erroneamente, di non essere più amata dal conte Vronskij, si uccide.

Ma questa è letteratura, forse non conta nulla.

Ed allora guardiamo alla storia: Socrate, Diogene, Catone, Seneca, Demostene, tutti morti suicidi.

Tutti per affermare un atto eroico o per rivendicare la supremazia della libertà umana?

E le ragazze di Mileto raccontate da Plutarco che si suicidavano una dietro l’altra senza che niente e nessuno riuscisse a trattenerle?

E se il suicidio degli Zeloti a Masada fosse confermato?

Ebrei, che sotto il dominio di Roma erano considerati alla stregua degli schiavi, decidono di suicidarsi collettivamente pur di non cadere vittime delle repressioni imperiali.

Una Gerusalemme celeste sostituisce una Gerusalemme terrestre.

Ma anche Ludwig Boltzmann, Vincente Van Gogh, Marilyn Monroe, Robin Williams, Primo Levi, Cesare Pavese, Francesco Borromini, Marina Cvetaeva, Kurt Cobain, Luigi Tenco, Ernest Hemingway, Mario Monicelli, Dalida, Emilio Salgari, Rodolfo D’Asburgo, Gilles Deleuze, Edoardo Agnelli, Virginia Woolf, Cleopatra, Vladimir Majakovskij hanno scelto di togliersi la vita; e l’elenco potrebbe continuare.

L’atto di darsi la morte in quanto compiuto con deliberata volontà.

Lo psicanalista Franco Fornari chiarisce che «il suicida sul piano cosciente sembra voler negare il proprio rapporto con il mondo, ma, nell’inconscio, in realtà lo cerca disperatamente».

Il suicida rappresenta quindi un escluso che cerca  di affermare la propria presenza.

Io ci sono, esisto; tu non mi vedi, non mi senti, non mi parli e per questo mi suicido affinché tu possa vedermi, sentirmi e parlarmi.

E quale rapporto con il mondo si cerca disperatamente di trovare, suicidandosi?

Molte volte ci capita di leggere notizie, di essere informati direttamente, che persone conosciute, parenti o amici hanno tentato o sono riusciti a togliersi la vita.

Qualcuno sostiene, ma questa è la stima più bassa, che siano più di 4.000, fra maschi e femmine, quelli che ogni anno tentano o riescono a togliersi volontariamente la vita su tutto il territorio nazionale.

La media globale dei suicidi in tutto il mondo ci dice che ogni 100 mila abitanti, 15 sono i suicidi dei maschi e 8 quelli delle femmine.

Da quando l’ISTAT, nel 2010, ha sospeso la rilevazione dei suicidi e tentativi di suicidio basata sulle informazioni trasmesse dalle forze dell’ordine per seguire la strada della certificazione medica attestante le cause del decesso, è diventato difficile reperire calcoli precisi. Anche i giornali, dove fanno eccezione le notizie riguardanti i suicidi che hanno o che procurano clamore, sono parchi nell’informazione. Una cosa è commentare e scrivere di un padre che uccide i propri figli per poi togliersi la vita, altra è quella del malato che coscientemente cerca la morte e altra cosa ancora quella che racconta la storia di qualcuno che con una corda intorno al collo si appende al soffitto. Alcuni pensano poi che la notizia di un suicidio debba rimanere nascosta e che il fenomeno negativo debba essere oscurato, forse per scelte politiche sbagliate, per non turbare la collettività e per evitare possibili emulazioni.

Che sia la società la mandante dei suicidi?

Perché gli uomini sposati ricorrono molto meno al suicidio e al contrario quelli che non lo sono, molto di più?

E perché fra i divorziati sono sempre i maschi quelli che si suicidano e meno le femmine?

Domenico De Maio, cronobiologista di fama internazionale, attraverso i suoi studi arriva alla conclusione che i suicidi aumentano vertiginosamente fra aprile e luglio per gli uomini i quali scelgono di congedarsi dalla vita nei giorni centrali della settimana fra le 17 e le 18.

Ma perché si sceglie di suicidarsi e di farla finita con il mondo intero?

Cosa non funziona nell’insieme degli individui uniti da rapporti di varia natura e in cui si instaurano forme di cooperazione, collaborazione, divisione dei compiti, che assicurano la sopravvivenza e la riproduzione dell’insieme stesso e dei suoi membri che conosciamo come società?

Il primo forse che si è posto il problema, studiandolo, è Emile Durkheim, che scrisse, nel lontano 1897, che l’individuo entra in società facendo violenza alla sua natura e superando il proprio livello di singolo. Quindi la società è una coercizione che l’individuo subisce dall’esterno.

Questo provoca il «generale disagio che colpisce le società contemporanee».

Descrive un homo duplex che vive tra la sua natura individuale e la sua natura sociale. Come individuo cerca di perseguire un proprio fine particolare; come membro della società è portato a perseguire fini generali collettivi. L’uomo considerato l’animale sociale per eccellenza trova fra i suoi simili, la società, motivi di sopravvivenza ma anche di astio e di repulsione.

Cosa non va nella società?

Cosa determina nell’animo umano, se mai ce ne fosse uno, la ragione che lo spinge ad allontanarsi da quella società, ad abbandonarla al proprio destino, facendola finita con la vita?

Certamente non condividerà quella società, quelle scelte che essa stessa fa per sopravvivere a se stessa, o quelle non scelte che non è in grado di fare o quelle che accetta non sue ma calate come essenziali dall’alto.

Durkheim nel suo saggio Il suicidio analizza vari tipi di suicidio:

Maniacale, dovuto ad allucinazione delirante o alla fuga da pericoli o vergogne;

Ossessivo, legato all’idea fissa della morte;

Impulsivo, dovuto a un momento drammatico che fa scattare l’atto della propria ossessione.

Ma li classifica principalmente secondo le «tre modalità sociali»:

Egoistico, cioè quello che porta l’individuo ad estraniarsi dal gruppo e ad entrare in uno stato depressivo e di isolamento.

Altruistico, al contrario, nasce dalla troppo scarsa individualizzazione e dalla troppa integrazione che rendono l’individuo intercambiabile e depersonalizzato.

Anomico, deriva da squilibri sociali. Si hanno suicidi nei momenti di crisi o di disastri economici, prima e dopo le rivoluzioni, nei casi di brusche variazioni nelle situazioni sociali ed economiche o nelle carriere. Nel suicido anomico esiste una ambiguità fra suicidio ed omicidio e spesso il suicidio segue un omicidio effettuato oppure  il suicidio segue un mancato omicidio.

Anche per Freud il suicidio è un omicidio mancato.

Il fatto è che la presenza del suicidio indica sempre e comunque gravi disfunzionamenti sociali ed individuali che possono essere fronteggiati socialmente ed individualmente.

Non è l’individuo, ad essere assente rispetto alla società, ma è la società stessa ad essere assente rispetto ai suoi membri più deboli.

Ma i più deboli sono i più poveri o i più ricchi?

Sono quelli che vivono società evolute o involute e/o diverse alla nostra?

Sono gli occidentali o gli orientali?

Sono quelli del nord o quelli del sud?

E poi sono millenni che ci interroghiamo se è stato o meno un suicidio quello alla base di una religione che oggi ha qualche miliardo di fedeli in tutto il mondo.

Gesù Cristo si è suicidato?

Le scritture lo avevano previsto ed i profeti lo avevano confermato.

Perché anche andare verso morte sicura è un suicidio, non un omicidio.

E che la vera vita sia oltre la morte e che la resurrezione porti alla vera vita, cos’è?

Ed il Paradiso, ricompensa dai mali della vita, cosa rappresenterebbe?

Incitamento al suicidio?

La discussione è aperta.

 

Per chi volesse approfondire si consiglia la lettura:

Emile Durkheim – Il suicidio, Edizione BUR Rizzoli

Nadia Busato – Non sarò mai la brava moglie di nessuno, Edizioni Sem

 

 

Il razzismo italiano ha radici antiche.

0

Sono passati ottant’anni, ma sembra che la storia non abbia insegnato nulla. La “stirpe” da proteggere era quella “italica”: bisognava con ogni mezzo impedire che la malsana contaminazione rappresentata dalla “razza ebraica” e/o quella “africana” proveniente dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo, venissero a contatto con quella della penisola, che nonostante anch’essa sul Mediterraneo si affacci, era (?) creduta “pura”.

Tutti i principali organi di stampa divulgarono la propaganda razzista, preparando il terreno al censimento degli ebrei e alle normative che li privarono dei loro diritti di cittadini, espellendoli dalle scuole e dai posti di lavoro pubblici. La Chiesa di Roma espresse alcune tiepide critiche, accompagnate dal riconoscimento che fosse comunque necessaria la separazione degli ebrei.

E quelle parole di odio echeggiano ancora oggi con quei censimenti che si accompagnano a quel “prima gli italiani” che incutono terrore.

Il 14 luglio 1938 rappresenta per il nostro Paese il giorno in cui si sprofondò nella più assoluta e totale vergogna. In quel giorno, anticipando di poche settimane la famosa e triste legislazione razziale fascista che arrivò a cavallo tra settembre e ottobre, Il Giornale d’Italia pubblicò il Manifesto degli scienziati razzisti passato alla storia come il Manifesto della razza. Firmato da alcuni scienziati e docenti universitari poco noti italiani, divenne la base ideologica e pseudo scientifica della politica razzista dell’Italia mussoliniana. Si afferma che le “razze umane esistono” e che esisterebbe pure una “razza pura italiana” e che “gli ebrei non appartengono alla razza italiana”. Da un punto di vista scientifico e morale, le considerazioni e lo “studio” farneticante di questi scienziati è completamente assurdo ed infondato anche se, a livello politico, permangono convinzioni che specialmente in questo ultimo periodo, a 80 anni di distanza, alcune forze politiche perseguono ancora per parlare alle pance della gente.

 

E per i pochi nostalgici che la storia ha spazzato via, ricordiamo che La difesa della razza, una rivista diretta da Telesio Interlandi, e che uscì per la prima volta il 5 agosto 1938 sino al 1943, vigilia della Liberazione, ebbe come segretario di redazione Giorgio Almirante che divenne poi segretario politico del Movimento Sociale Italiano.

Qualcuno cerca di sostenere che la campagna razzista e antisemita del regime non fosse intrinseca al nazionalismo fascista, che l’avrebbe subìta per imposizione dell’alleato tedesco. Una falsità storica smentita non solo da innumerevoli testi in cui, fin dalle sue origini, il fascismo additava l’ebraismo col nemico esterno, bolscevico e/o capitalista, ma anche dal fatto che né la Spagna né il Portogallo, alleati di Hitler, si ritennero costretti a promulgare leggi razziali.

Se questi falsi scienziati non avessero nascosto che l’uomo ha contaminazioni a livello di DNA provenienti da antenati che il Mondo lo hanno girato in lungo e in largo, e se ancora oggi non si desse credito a politici che riescono a suddividere gli uomini fra bianchi e neri, alti e bassi, biondi e bruni, italiani ed immigrati, terroni e polentoni, cristiani e mussulmani, l’umanità avrebbe compiuto un passo importante per continuare la sua esistenza.

Vi proponiamo il testo completo di questo farneticante documento, vergogna nazionale, pubblicato il 14 luglio 1938 che non solo vale carta straccia da un punto di vista biologico ma che confonde la storia con la pura fantasia.

Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l’egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.

  1. Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi.

Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.

  1. Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.
  2. Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.
  3. La popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa.
  4. È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio.
  5. Esiste ormai una pura “razza italiana”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.
  6. È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l’Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.
  7. È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.
  8. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.
  9. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.

I firmatari:

Lino Businco, docente di patologia generale, ‘Università di Roma

Lidio Cipriani, docente di antropologia, Università di Firenze

Arturo Donaggio, docente di neuropsichiatria, Università di Bologna, nonché presidente della Società Italiana di Psichiatria

Leone Franzi, docente di pediatria, Università di Milano

Guido Landra, docente di antropologia, Università di Roma

Nicola Pende, docente di endocrinologia, Università di Roma, nonchè direttore dell’Istituto di Patologia Speciale Medica

Marcello Ricci, docente di zoologia, Università di Roma

Franco Savorgnan, docente di demografia, Università di Roma, nonché presidente dell’Istituto Centrale di Statistica

Sabato Visco, docente di fisiologia, Università di Roma, nonché direttore dell’Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche

Edoardo Zavattari, direttore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Roma.

 

 

Casamassima: Giuseppe Nitti ha deciso. Nominata la Giunta.

0

Vengono tutte confermate le anticipazioni sulla Giunta che coadiuverà il sindaco Giuseppe Nitti e che avevamo già diffuso il 6 luglio scorso (clicca qui).

Con Ordinanza n. 53 del 11/07/2018, diventano assessori:

Azzurra Acciani, 29 anni, architetto, con delega a Cultura, Pubblica Istruzione, Politiche per il Centro Storico, Turismo, Programmazione e gestione eventi e manifestazioni;

Annmaria Latrofa, 38 anni, ingegnere, con delega ad Urbanistica, Lavori Pubblici ed Infrastrutture, Assetto del Territorio, Edilizia Privata, Edilizia Residenziale Pubblica, Piano e Gestione arredo urbano, Manutenzione del patrimonio e pubblica illuminazione;

Michele Loiudice, 59 anni, impiegato INPS, con delega a servizi sociali alla persona, Politiche per la Famiglia, Politiche dell’Infanzia e degli Anziani, Pari opportunità, rapporti con le associazioni e volontariato, Sport e Trasporti di carattere sociale;

Maria Santa Montanaro, 39 anni, avvocato, con delega a  Contenzioso, Personale, Bilancio, Finanza e Tributi, Gestione Amministrativa del Patrimonio, Contratti e Appalti, Informatizzazione ed Innovazione tecnologica;

Luigi Petroni, 54 anni, commerciante, con delega a Commercio ed Artigianato, Agricoltura, Politiche per lo sviluppo economico e per il lavoro, politiche per la tutela del consumatore.

L’assessore Petroni rivestirà, pensiamo solo sino al 31 dicembre prossimo, anche la carica di Vice Sindaco. Carica destinata ad essere stabilmente assegnata ad Annamaria Latrofa all’indomani della gravidanza che la vedrà mamma per la seconda volta.

Le deleghe ancora nelle mani del sindaco sono: Sicurezza dei Cittadini e Polizia Municipale, Progetti strategici per Città, Comunicazione istituzionale, Sanità, Servizio di Igiene Urbana, Ambiente, Verde Pubblico, Protezione civile, Politiche Energetiche, relazioni con le parti sociali, partecipazione del cittadino.

Superate le divergenze politiche all’interno le componenti la coalizioni che vedevano la proposta di ingresso dell’ing. Lucio Antonio Episcopo ai lavori pubblici, la quadra si è chiusa e così, dopo 17 giorni dal turno di ballottaggio, la squadra amministrativa e politica può partire. Prevista per le 18 di oggi una conferenza stampa di presentazione.

Alla luce di ciò il nuovo Consiglio Comunale di Casamassima sarà così composto:

  • Maggioranza: Giuseppe Nitti (sindaco) ed i consiglieri,

Salvatore Nacarlo (A.C.), Alessio Nitti (A.C.), Franco Pastore (R.C.), Vito Mazzei (R.C.), Michael Barbieri (R.C.), Nicola Guerra (Noi C.), Giuseppe Valenzano (G.N.S.), Giuseppe Capone (G.N.S.), Marida Lerede (G.N.S.) e Michele Azzone (G.N.S.);

  • Minoranza: Agostino Mirizio, Antonietta Spinelli ed Antonello Caravella (candidati sindaci perdenti) e i consiglieri,

Monica Portaccio (F.I), Andrea Palmieri (P.D.) e Giuseppe Patrono (M5S).

 

Clicca qui l’Ordinanza per del Sindaco che nomina gli Assessori

 

 

Non poteva che finire, o iniziare, così.

0

Il Comune di Casamassima nella persona del sindaco Giuseppe Nitti, decide di appellarsi al Consiglio di Stato avverso le risultanze della Sentenza del TAR Puglia n. 869/2018 in riferimento alla quale le decisioni assunte dalla passata amministrazione comunale a guida Vito Cessa in riferimento alla TARI 2017, venivano contestate dando ragione ai quattro cittadini ricorrenti. Di fatto, con tale atto, il Comune sospende gli effetti della sentenza dei Giudici del Tar. (Impeganti € 8.000 per l’incarico al legale che seguirà l’iter giudiziale per il Comune).

Con delibera n 90/2018 del 08/07/2018 (domenica ore 11), scrive il Presidente del Comitato Tari Equa Casamassima,  il neo sindaco Giuseppe Nitti, con poteri della Giunta comunale, ha deciso di ricorrere in appello al C.d.S. contro la sentenza 869/2018 del TAR, che accoglie tutti i dubbi sollevati dai 4 ricorrenti su tutti gli atti che compongono la delibera della Tari 2017, dubbi che sono alla base della formazione del nostro Comitato.
Ancora una volta chi amministra decide di non ascoltare i propri cittadini, trattandoli come fastidiose zanzare.
Il “comitato una Tari equa” esprime tutto il suo sdegno verso una decisione legittima, ma che va contro gli interessi dei cittadini di Casamassima.
Caro Sindaco, conclude Giacomo Nanna, la domenica è fatta per riposare e riflettere, perché la fretta è cattiva consigliera e può far commettere errori madornali.

Seguiremo gli sviluppi.

 

La Delibera n. 85/2018 dell’08-07-2018 a firma del Sindaco Giuseppe Nitti

(La Delibera n. 90 cui fa riferimento il Presidente il Comitato Tari Equa Casamassima non figura sull’Albo Comunale)

 

I funerali oggi alle 16 sul sagrato del Purgatorio in Piazza Moro.

0

Sono tanti i messaggi che in queste ore si registrano sui social per salutare il professor Vito Domenico De Tommaso, per molti il “Sindaco di Casamassima”,  che ieri sera ci ha lasciato per il suo lungo viaggio.

Quello che si registra, nonostante il Suo essere Uomo di Partito sempre e comunque schierato nel centro sinistra casamassimese, è il constatare che l’apprezzamento umano e professionale, gli è doverosamente riconosciuto a prescindere dai convincimenti politici.

Sarebbe impossibile riportare tutti i saluti dei partiti politici, movimenti, sindacati, associazioni e semplici cittadini che si affollano: ne abbiamo scelto qualcuno.

Per quanti vorranno salutarlo ricordiamo che i funerali si svolgeranno oggi pomeriggio, 9 luglio, alle ore 16 sullo spazio antistante la Chiesa del Purgatorio in Piazza Aldo Moro a Casamassima.

 

Oggi è una giornata triste e di dolore per me e per la nostra città. L’ex sindaco Vito De Tommaso, un amico prima ancora che una figura che ha guidato il Comune di Casamassima dal 2003 al 2010, ci ha lasciati. Il mio pensiero, in questo momento di profonda tristezza, va alla sua famiglia, ai suoi amici, a tutta la cittadinanza verso la quale Vito ha sempre manifestato affetto e vicinanza. A tutti loro va il mio abbraccio fraterno.

Ciao Vito, e grazie di tutto.

Giuseppe Nitti (sindaco di Casamassima)

 

Non ti piangiamo adesso che sei morto.

Perché tu non ci hai lasciato. Ci hai solo preceduto.

Ciao Vito

i Telamoni, gli amici dell’angolo

 

Caro Vito so che riuscirai a leggere questo mio  pensiero anche se non potremo più  parlarne. E’ passato un giorno dal tuo ultimo saluto  e sono incredulo. Lo dicevi sempre: La vita non  è  una passeggiata, è  fatta di sacrifici  e di tante dure prove. So che avevi ragione ma non pensavo arrivasse così  presto questo grande dolore. Mi mancheranno  i tuoi  consigli  i tuoi rimproveri  le nostre baruffe politiche. Ti ho  voluto e ti vorrò  sempre bene.

Mimì Orofino

 

Il Circolo del Partito Democratico di Casamassima esprime il proprio cordoglio per la scomparsa del prof. Vito Domenico De Tommaso, già sindaco di Casamassima. Ci lascia una persona cara, vicina alla gente, sempre pronta ad ascoltare ed a regalare un sorriso. Alla sua famiglia, agli amici ed a tutti quelli che lo hanno conosciuto e come noi apprezzato, va il nostro più profondo cordoglio!

 

Appassionato della cultura e del sapere.  Le tue più grandi doti: l’ascolto ed il desiderio di “fare comunità”.  Tra la gente e tra i tuoi giovani studenti, univi sempre, senza mai dividere. Con la sinistra nel cuore, SEI riferimento politico di grande umiltà, semplicità e senso pratico del vivere. Tu, Sindaco di Tutti, sempre con me, dai banchi di prima media, come un padre mentre ridevamo a crepa pelle in riva al mare e mentre piangevamo insieme.
Ora sarai sempre seduto con me tra tutti i banchi di prova di questa vita e terrò alto il baluardo dei tuoi ideali
. Combatterò sempre per gli ultimi come facevi tu e vivrò la vita intensamente minuto per minuto, sapendoti allegro con papà, che ora ha ritrovato il suo grande amico.

Antonietta Spinelli

 

È con sincera commozione che rivolgo le mie più sentite condoglianze alla famiglia De Tommaso per la scomparsa dell’amato prof. Vito. Un uomo semplice e saggio, un avversario sincero e leale che mi piace ricordare con questa foto. Ero un giovane consigliere comunale alla prima esperienza e ricordo con affetto i suoi consigli e suggerimenti quasi paterni che porterò sempre nel cuore. Quando gli animi si scaldavano era solito dire: “fatti non foste per viver come bruti, ma per seguire virtute e canoscenza”. Che il suo insegnamento sia da esempio per le future generazioni. Riposa in pace Professore.

Agostino Mirizio

 

Oggi è un giorno triste per tutti noi, Casamassima perde una persona speciale.
Un insegnante, un maestro di vita, un grande sindaco al di là delle convinzioni, un grande uomo. Siamo in tanti ad aver attinto ai suoi insegnamenti, alla sua simpatia. Il mio, il nostro pensiero alla sua famiglia , ai suoi cari e a lui , al Professor Domenico Vito Detommaso.
Riposa in pace Sindaco…

Civicamente

 

Avversari in politica, ma mai nemici ! Sentite condoglianze alla famiglia De Tommaso da Forza Italia Casamassima, poiché oggi la nostra Casamassima piange un suo degno e stimato Cittadino, un esempio per tanti.
Riposa in pace VITO.

Rino Carelli per Forza Italia Casamssima

 

Riposa in pace Professore. Fratelli d’Italia rivolge un pensiero rispettoso alla figura del prof. Vito De Tommaso, avversario politico coerente ed intransigente, Sindaco attento e disponibile con tutti, persona affabile, colta e di profonda umanità. In tempi in cui si moltiplicano qualunquisti senza dignità e pupazzi multicolore, se ne va un protagonista della politica locale, con il quale, per una lunga stagione politica, la Destra ha vissuto un scontro dialettico forte ma di alto livello, sempre incentrato sulle idee e sul futuro della nostra Comunità.
Una grande perdita per tutti. Addio Vito.

 

Ci uniamo anche noi al dolore della Famiglia De Tommaso per la perdita del Prof. Vito.

Sinistra per Casamassima

 

Il Sindaco, l’Amministrazione Comunale, il Segretario Generale e i dipendenti tutti con affetto e riconoscenza prendono parte al dolore della famiglia per la scomparsa del caro prof. Domenico Vito De Tommaso già Sindaco dal 2003 al 2010, uomo colto e semplice, di animo buono, amato dai suoi concittadini e rispettato dai suoi avversari politici, lascia un patrimonio di esempi e di opere per la sua amata città.

 

Il percorso fatto insieme è stato lungo , come Assessore alla Cultura, come Sindaco facente parte del Direttivo, come Uomo di Cultura, sino all’ultima preziosa collaborazione quale essere Presidente della Commissione Personaggio Casamassimese dell’Anno 2017…..la Pro Loco Casamassima ricorderà per sempre la grande figura del prof. Vito De Tommaso, nel suo essere stato vicino e presente con la sua immensa saggezza e disponibilità verso tutti, in ogni ruolo ricoperto. Grazie Professore. “

Pro Loco Casamassima

 

Nonostante i conflitti che si sono generati nel tempo, non possiamo non ricordare tante situazioni che con te abbiamo condiviso e momenti importanti per la ns crescita politica e culturale. Non possiamo dimenticare la tua identità socialista e la tua sensibilità verso chi operava in difesa dei più deboli. E anche nello scontro. mai è venuto meno il nostro rispetto e riconoscimento.
Ai famigliari le ns più sincere condoglianze. Ciao Vito .
Ciao professore, fa buon viaggio.

Kasamatta Disubbidiente

 

Il nostro Movimento Politico di Autonomia Cittadina e Rivoltiamo Casamassima esprime il più vivo cordoglio alle famiglie De Tommaso e Berardino per la prematura scomparsa del caro Vito. Sindaco, professore e padre di famiglia, amato e apprezzato per essere stato un uomo di tutti.
Ci mancherai.

 

Non ci sono parole….adesso potrai continuare a sfotterti con Mimì…..abbraccia melo……entrambi solo seminaristi…..

Pino Gengo

 

L’ ho conosciuto che ero ancora un ragazzino, e posso dire che Vito, o “Professore”, come amichevolmente lo chiamavamo, è stata una persona integerrima nel suo dovere, l’ unico che quando ebbe la fascia di Primo cittadino, se incontrava vicino al Bar un vecchio amico, anche di colori politici diversi, era sempre pronto ad offrire un caffè…Vito, rimarrà per sempre il tuo bel ricordo a Casamassima, e tutto quello che hai fatto di buono per il nostro Paese. Non ti dimenticheremo Vito, che tu ora possa godere della pace che regna nel Paradiso che ti sei meritato. R.I.P.

Donato Paglionico

 

Il Movimento 5 Stelle si unisce al dolore della Famiglia De Tommaso per la perdita del Prof. Vito.

 

Vito hai dato alla tua vita un senso di grande umanità, hai vissuto in modo esemplare anche le situazioni più difficili. Sei stato sempre capace di ironia e di profonda saggezza tipica delle origini e della cultura contadina. TVB

Michele Fiermonte

 

Il Partito Comunista di Casamassima onora la scomparsa del Prof. Vito
De Tommaso La terra Ti sia lieve.

 

Addio Professo’… Per quante te ne hanno dette in questo paese io ti ho sempre difeso a spada tratta per tutte le opere che hai fatto per il nostro paese… Ora riposa in pace e non avere nessun tipo di rimorso.. Nel bene e nel male sei stato un grande uomo ed è solo questo quello che conta.. Hai saputo mostrare i “così detti” per 8 anni e dopo di te nessuno ci é riuscito.. Un abbraccio professò

Daniele Latrofa

 

Ci si chiede spesso perché sono sempre le persone migliori a lasciarci…
Perché le anime belle vanno preservate dalla sporcizia di questo mondo
RIP prof

Giacomina Giustino

 

Non mi ha insegnato solo storia grammatica e letteratura, ma a saper ragionare, a informarmi, a riflettere e a credere in me stessa perché lui credeva in me più di quanto ci credessi io. Il mio esame di 3 media, un dialogo tra me e i professori sui problemi dei ragazzi, sull’attualità e lui di fronte a me che mi guardava orgoglioso. Quando lo incontravo per strada era sempre un piacere e con quella voce che non dimenticherò mai mi diceva “Marì!” (per lui non sono mai stata Miriam). Ciao prof, riposa in pace, non ti dimenticherò mai, ciò che sono, come ragiono e il mio amore per la scrittura lo devo un po’ anche a te. Un abbraccio alla sua famiglia

Miriam Laterza

 

Siamo stati insieme ragazzi nel seminario comboniano di Sulmona,una vita di conoscenza e rispetto, è stato un sindaco affabile ed umano. Ciao Vito

Antonio D’Amore

 

Ricordo la sua preparazione mista ad umiltà.un grande padre ,marito e nonno. Un sindaco del popolo. Che la terra ti sia lieve!

Teresa Ottomano

 

È stato un onore conoscerti e far parte della tua vita…

Maria Tedeschi

 

Non dirò addio ma semplicemente ciao mio carissimo prof.

Mariella Laporta

 

Il tuo amico ,il nostro amico,l’amico di tutti ,il Sindaco di tutti .Orgogliosa di averlo conosciuto,con lui potevo parlare di pane e mortadella e di politica con disinvoltura,un uomo a 360 gradi che mi sapeva spiegare tutto soprattutto L ‘ etimologia delle parole,dei figli splendidi e un valore aggiunto la sua grande umanità.Un abbraccio alla sua famiglia

Katia Azzizzi

 

Forse non riuscirò a salutarti per questo tuo ultimo viaggio, ma voglio ricordarti per la tua capacità di aggregare e mai dividere. Resterai nel nostro quotidiano: il Professore

Lino Radogna

 

Un caro saluto all’amico sincero, al collega erudito, al compagno appassionato, al sindaco coraggioso. Già da un po’ mi mancano: le tue battute calorose, gli incontr, i confront, gli scontri, i tuoi discorsi dal linguaggio popolare nei quali traspariva comunque la profonda cultura, i motti frizzanti in dialetto casamassimese, le tue giacche sudate alle processioni. Addio! Chissà se ci rincontreremo un giorno: io l’agnostico razionale, tu il credente già seminarista! Un abbraccio a tutta la famiglia, in particolare, a Renzo e Loredana.

Giovanni D’Addabbo

 

Ciao Vito.

La notizia della perdita di un nostro concittadino, il Professore Vito De Tommaso che per molti anni ha servito la nostra comunità, ci ha dolorosamente colpito.

Esprimiamo il nostro cordoglio ai familiari e agli amici.
Uil Casamassima

 

Voglio ricordarti in questo 25 aprile trascorso a casa tua, con l’allegria che ti contraddistingueva, la battuta pronta, le perle di saggezza e il tuo “latinorum”. Ciao SINDACO, nessuno potrà mai dimenticarti!

Mariella Calisi

 

L’associazione #mentiCreattive si stringe attorno alla famiglia del professor Vito De Tommaso per la sua prematura scomparsa. Grazie, professore, per aver speso la sua vita a contatto con le giovani generazioni e per aver offerto il suo indispensabile contributo nella creazione del contenitore culturale che ci ospita: il Laboratorio Urbano “Officine UFO”. L’ultima volta che abbiamo avuto l’onore e il piacere di averla con noi celebravamo, solo pochi mesi fa, “Il giorno del ricordo”, un evento dal nome che oggi assume una connotazione ancor più significativa e che denota l’impossibilità, da parte nostra e di tutta la cittadinanza, di dimenticare la sua opera sul territorio…

 

Dieci anni fa ero la più piccola in questo circolo, da difendere e istruire tra parole e pacche sulle spalle.
Ricordo: “Uè, la ciqurdozz nostrj”, allora come fino allo scorso 24 giugno.
E faccio finta che quella mano sulla spalla ci sia anche domani.

Marica Angelillo

 

Ci mancherai nella quotidianità, nel saluto mattutino, nel fischiettio mentre ti prendevi cura del giardino , nell’ ordine maniacale nel riporre tutti i tuoi attrezzi , li usavi per costruire gli innumerevoli banchetti , bastoni, tavolini, portatutto e quadretti per tutti i nipoti ;
ci mancheranno i tuoi presepi costruiti con il polistirolo e dipinti con tanto amore e passione , veri e propri paesaggi .
Passavi le ore a dilettarti trasmettendo serenità , perché questo eri per noi , un punto fermo, un pilastro familiare, un riferimento in qualsiasi momento di difficoltà,
con te tutto sembrava superabile,…. ma non è stato così per te ..ci hai lasciato con la convinzione che a tutto c è un rimedio..e invece..
ti vogliamo ricordare così: un marito , un padre, un nonno, un fratello, uno zio , un genero , un cognato, che tutti vorrebbero avere,
noi ce l’avevamo…ci mancherai Vito

Pasqua Borracci

 

 

 

 

 

 

Ciao Vito, ciao professore.

0

Non piangere sulla mia tomba.
Non sono qui.
Non sto dormendo.
Io sono mille venti che soffiano.
Sono lo scintillìo del diamante sulla neve.
Sono il sole che brilla sul grano maturo.
Sono la pioggia lieve d’autunno.
Quando ti svegli nella calma mattutina,
sono il rapido fruscio degli uccelli che volano in cerchio.
Non piangere sulla mia tomba.
Non sono qui.
Non sto dormendo.
Sono la tenera stella che brilla nella notte.
Non piangere sulla mia tomba. Io non sono lì,
ma dove tu mi puoi ricordare…

Ciao Vito, ciao professore.

(Canto degli indiani Navajo)

7 luglio 2018: una maglietta rossa per fermare l’emorragia di umanità

Anche da qui ci uniamo e condividiamo l’appelo di don Luigi Ciotti, presidente nazionale Libera e Gruppo Abele:

Rosso è il colore che ci invita a sostare. Ma c’è un altro rosso, oggi, che ancor più perentoriamente ci chiede di fermarci, di riflettere, e poi d’impegnarci e darci da fare. È quello dei vestiti e delle magliette dei bambini che muoiono in mare e che a volte il mare riversa sulle spiagge del Mediterraneo. Di rosso era vestito il piccolo Alan, tre anni, la cui foto nel settembre 2015 suscitò la commozione e l’indignazione di mezzo mondo. Di rosso erano vestiti i tre bambini annegati l’altro giorno davanti alle coste libiche. Di rosso ne verranno vestiti altri dalle madri, nella speranza che, in caso di naufragio, quel colore richiami l’attenzione dei soccorritori.

Muoiono, questi bambini, mentre l’Europa gioca allo scaricabarile con il problema dell’immigrazione – cioè con la vita di migliaia di persone – e per non affrontarlo in modo politicamente degno arriva a colpevolizzare chi presta soccorsi o chi auspica un’accoglienza capace di coniugare sicurezza e solidarietà. Bisogna contrastare questa emorragia di umanità, questo cinismo dilagante alimentato dagli imprenditori della paura. L’Europa moderna non è questa. L’Europa moderna è libertà, uguaglianza, fraternità. Fermiamoci allora un giorno, sabato 7 luglio, e indossiamo tutti una maglietta, un indumento rosso, come quei bambini. Perché mettersi nei panni degli altri – cominciando da quelli dei bambini, che sono patrimonio dell’umanità – è il primo passo per costruire un mondo più giusto, dove riconoscersi diversi come persone e uguali come cittadini.

Don Luigi Ciotti

Francesco Viviano, giornalista

Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci

Stefano Ciafani, presidente nazionale Legambiente

Carla Nespolo, presidente nazionale ANPI

 

 

Guardo la pelle di mia figlia è scura, eppure se la tocco è uguale alla mia, Santo Padre…

Caro Santo Padre,
chi ti scrive è una mamma. Una mamma che ha aperto il ventre per accogliere una vita, e il cuore per accoglierne un’altra dall’Africa.
Ti scrivo perché il sette luglio sarai a Bari, nella mia città, e andrai a pregare sulle reliquie di Nicola, un santo nero arrivato da lontano su una barca che non naufragò, amato e venerato a Bari e nel mondo. Che se non fosse stato santo e fosse sbarcato di questi tempi sulle nostre coste sarebbe stato un migrante.

E non sarebbe stato né riconosciuto, né accolto, né amato.
Ma si amano i santi, e talvolta si odiano i vivi
In questi giorni di deriva razzista, di intolleranza, di emarginazione, giorni pesanti di morti annegati, pesanti di odio, siamo in tanti a batterci affinché non si dimentichi che siamo tutti fratelli nell’umanità. Come arma abbiamo solo la nostra parola e le nostre opere, ma non bastano contro questa barbarie di sentimenti. E ci stupiamo sempre più spesso nel constatare quanto certe forme di intolleranza e di rigetto arrivino proprio da gente che si professa cattolica.

Santo Padre, in questo momento solo la tua voce può alzarsi, forte e potente, e contrastare il clima di indifferenza e di odio in cui ci troviamo a vivere, e che ci porta a temere la disumanità del nostro vicino, non lo straniero dei gommoni.
Sabato ricorda, se puoi, a coloro che pregheranno con te e ti ascolteranno, che non si può far parte dell’umanità se non ci si riconosce fratelli nella stessa umanità.
Ricorda, se puoi, che non ci sono compromessi nella fede e nell’amore. E che Dio guardandoci e amandoci non vede il colore, la lingua, la religione, ma vede solo i suoi figli, e ci insegna a fare così, a guardarci l’un l’altro come fratelli.
Ricorda, se puoi, che ai fratelli che soffrono o sono in pericolo, si tende la mano, non la si nega, non la si allontana.
Ricorda, se puoi, che in quei barconi c’è il figlio dell’Uomo, e che continua a morire, non in croce ma annegato, perché non lo abbiamo riconosciuto, aiutato, accolto…

Guardo la pelle di mia figlia è scura, eppure se la tocco è uguale alla mia, Santo Padre…

E io voglio consegnare a mia figlia, a mio figlio, alle generazioni che stanno crescendo un mondo in cui la pace e la fratellanza dei popoli non restino parole ingombranti ma un diritto riconosciuto e rispettato.
Grazie Santo Padre

Patrizia Altini

la madre di una ragazza adottata in Congo

 

Aggiornamento 26 luglio 2018:
La lettera è stata pubblicata anche da Famiglia Cristiana

Casamassima: a breve la presentazione della Giunta.

0

Se le indiscrezioni dell’ultimo minuto fossero confermate, la squadra di governo cittadino scelta dal sindaco Giuseppe Nitti potrebbe essere composta da:

Azzurra Acciani (A.C.);

Annamaria Latrofa (R.C.);

Michele Loiudice (G.N.S.);

Maria Santa Montanaro (R.C.);

Gino Petroni (Noi C.).

Per la prima volta nella storia di Casamassima, ci sarebbero tre donne in giunta. Per le deleghe agli assessori rimandiamo a notizie certe. La Presidenza del Consiglio, considerata la sua valenza di garanzia, sarà scelta e concordata con il Consiglio Comunale nella sua interezza.

Alla luce di ciò il nuovo Consiglio Comunale di Casamassima potrebbe essere così composto:

  • Maggioranza: Giuseppe Nitti (sindaco) ed i consiglieri,

Salvatore Nacarlo (A.C.), Alessio Nitti (A.C.), Franco Pastore (R.C.), Vito Mazzei (R.C.), Michael Barbieri (R.C.), Nicola Guerra (Noi C.), Giuseppe Valenzano (G.N.S.), Giuseppe Capone (G.N.S.), Marida Lerede (G.N.S.) e Michele Azzone (G.N.S.);

  • Minoranza: Agostino Mirizio, Antonietta Spinelli ed Antonello Caravella (candidati sindaci perdenti) e i consiglieri,

 Monica Portaccio (F.I), Andrea Palmieri (P.D.) e Giuseppe Patrono (M5S).

 

 

Casamassima: Nitti nomina i responsabili degli uffici.

0

Fra i primi atti firmati dal sindaco Giuseppe Nitti, vi sono le Ordinanze attraverso le quali nomina i vari responsabili dei servizi per il Comune di Casamassima.

  • La dott.ssa Teresa Massaro è confermata quale Responsabile del Servizio Socio Culturale e Servizi alla Persona;
  • l’architetto Flaviano Palazzo è confermato quale Responsabile del Servizio Gestione del Territorio, Infrastrutture ed Opere Pubbliche;
  • il dott. Ivano Eramo è confermato quale Responsabile del Servizio di Polizia Municipale;
  • la dott.ssa Carmela Fatiguso è confermata quale Responsabile del Servizio Affari Generali – Servizi al Cittadino;
  • la dott.ssa Carmela Fatiguso è nominata anche ad interim quale Responsabile del Servizio di Gestione Economica Finanziaria.

Tutte le nomine avranno validità dal 2 luglio 2018 e sino a nuove disposizioni.

Ordinanza nomina Teresa Massaro;

Ordinanza nomina Flaviano Palazzo;

Ordinanza nomina Ivano Eramo;

Ordinanza nomina Carmela Fatiguso;

Ordinanza nomina ad interim Carmela Fatiguso.

 

 

This function has been disabled for Maurizio Saliani.