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L’umanità del terzo millennio.

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Da qualche giorno qualcuno lamenta il fatto che quella foto con quei bambini ripescati morti sulle coste libiche sarebbe un’offesa alla dignità umana e solo becera strumentalizzazione. La becera strumentalizzazione dovrebbe essere quella di chi, non in linea con le decisioni assunte dal governo italiano, per malignare su di esso, speculando sulla morte di quei bambini si servirebbe dei loro corpicini per denigrare le scelte di Salvini e Di Maio.

E poi, cosa cazzo volete: sono morti lontano, sulle coste libiche e non su quelle salentine o siciliane. Perché mai dovremmo essere considerati complici per delle morti a centinaia di miglia da noi? Cosa centriamo noi con quei bambini?

Ma nessuno che abbia il coraggio di chiedere a Pietro Bartolo, medico eroe di Lampedusa, cosa rappresenti per lui salvare una vita quando la tua vita non vale altro che un numero su una tabella di morte.

Anche Roberto Fico, osannato nelle file del Movimento 5 Stelle perché prende il bus per andare a presiedere i lavori alla Camera, non in sintonia con le decisioni del governo giallo verde, attraversa un momentaccio vista al sua volontà dichiarata di avere i “porti aperti” che tanto stona con le decisioni fascio leghiste movimementiste del duo Salvini Di Maio.

Compreso Toninelli.

E così mentre Lucia Borgonzoni, sottosegretario ai Beni Culturali, dichiara candidamente che ora, dopo tre anni di inattività culturale, sarà costretta a leggerlo qualche libro ed andare a teatro o al cinema per tenersi informata su quello che fa cultura visto il nuovo incarico di governo, le donne e gli uomini di questo Paese si interrogano se sia il caso di pubblicarle quelle foto che fanno così tanto male al cuore che sarebbe meglio tenerlo lontano da quegli shock emotivi che scuotono le coscienze.

Cioè, fateci capire, voi siete emotivi e quindi noi per salvaguardare la vostra integrità psicofisica non dobbiamo farvi vedere la foto che ritrae 3 bambini che neanche un anno hanno compiuto e che sono morti in mare annegati perché voi i porti chiusi volevate avere?

Per non parlare poi di quelli che, come le capre in cammino verso l’erbetta sulla montagna, si affannano a provare e riprovare che quelli non sono bambini veri, ma semplici bambolotti, non sappiamo se gonfiati con l’alitosi boriosa che si ritrovano in corpo e quindi soggetti inermi in plastica gommosa per una ricostruzione filmica da far invidia a Spielberg.

Un po’ come quelle ricostruzioni fantasiose della storia che i campi di sterminio non sono mai esistiti e sono solo un’invenzione dei buonisti che per parlar male di Hitler e Mussolini, le persecuzioni e la camere a gas sono riusciti ad inventare.

Ma quei bambini, quei morti, sono veri e hanno pagato inutilmente con la vita la nostra povera e misera esistenza di analfabeti funzionali che neanche le istruzioni del mobiletto Ikea riescono a decodificare figuriamoci i flussi migratori, la storia e la geo politica.

Il Centrafrica, il Congo, la Nigeria, la Siria, la Palestina, l’Algeria, il Sudan, non sono squadre di calcio, ma luoghi dove, come qui, vivono uomini, donne e bambini, il più delle volte più poveri dei nostri poveri che vorrebbero trovare una via di scampo a guerre, persecuzioni, malaffare, corruzione, povertà, sperando che ci sia ancora una parte di mondo pronta ad ospitarli.

Il colonialismo politico culturale ed economico lasciamolo stare per il momento: troppo difficile per noi.

E con i nostri di poveri, che facciamo?

Il governo del cambiamento giallo verde, ha messo già in cantina il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia qui al sud, inondando la plebe che come la pecora il cane guida segue, affermando che prima bisogna estirpare il male assoluto: i migranti. Poi bisognerà censire i rom che agli angoli delle strade rompono le palle e poi rubano pure, passando dai vitalizi.

Intanto mezz’ora di internet gratis a tutti ci garantiranno.

Finita l’ondata dei meridionali ascari con le corna che affollano come in uno stadio Pontida, si comincerà a sistemare pure loro che di una classe di governo hanno bisogno, forse con qualche muro perimetrale, tipo quelli che Garibaldi non ebbe il tempo di costruire, perché abili come la Lega con quella mancata restituzione dei 50 milioni di sovvenzionamento “rubato” da Belsito e Bossi e il Trota, non sono capaci proprio.

Ma quelle foto, al di là dell’inesistente giudizio che questa gente ha, stanno solo a testimoniare che quella “guerra” alle ONG, al diverso, all’uomo nero, all’estraneo che alla nostra tavola si vuol accomodare senza averne diritto, rappresentano e rappresenteranno il macigno che le coscienze di lor signore e lor signori, si porteranno dietro sino all’ultimo. Nessuno discute su come tentare di risolvere una questione che guardate bene, non ha dimensioni nazionali o continentali, ma planetarie. Nessuno si pone il problema di quali siano le ragioni di tali spostamenti di masse indistinte di esseri umani che essendo consci di far rischiare ai propri figli finanche la vita, la mettono a rischio pur di trovare forse quella pace e quella parvenza di serenità che nella propria terra è andata perduta.

E se poi a chiacchiere ti fanno credere che basterà un summit europeo a risolvere il caso, tu credici e se qualcuno nel frattempo muore in mare o nel deserto, che te frega.

Si preferisce allo studio e all’approfondimento, pensare che tutto possa essere risolto attraverso i campi di accoglienza (leggi prigionia) costruiti in Libia, distrutta per mano francese, ed oggi con Macron più che mai contro l’immigrazione, purché l’integrità della razza, quella italiana e quella europea con il crocifisso in classe, non sia contaminata.

Prima gli italiani, grida qualcuno.

E se poi questi italiani siano o no capaci di scendere in piazza, la loro di piazza, contro lo jobs act, la disoccupazione con punte altissime al sud, le scuole a pezzi, i servizi che mancano, i treni fatiscenti al sud con le carrozze nuove fiammanti al nord, per la sanità fra pochissimo solo per chi se la può permettere, per gli esodati, per le pensioni, per i giovani e per gli anziani, non importa.

Per il momento l’uomo nero al di fuori dei confini dello Stato Regio deve rimanere e se poi muore per quei due euro al giorno raccogliendo pomodori nelle campagne pugliesi, chi se ne frega: il lavoro a noi è venuto a togliere. Ben gli sta.

Ma abbiate fede: la domenica in chiesa una preghiera in ginocchio ci sarà affinché le vostre anime siano accolte nelle braccia di qualche dio volenteroso.

Non vi lasceremo soli.

 

La Scuola Media Dante Alighieri non è sicura: andrebbe abbattuta e ricostruita.

La Scuola Media Dante Alighieri di via Angelo Pende angolo Giacomo Leopardi a Casamassima, andrebbe abbattuta e poi ricostruita perché,

su tale edificio scolastico sono stati effettuati gli opportuni accertamenti per la valutazione del rischio sismico, che hanno evidenziato l’inadeguatezza del struttura portante alle eventuali sollecitazioni sismiche, nonché la fondamentale onerosità delle lavorazioni per ottenerne l’adeguamento sismico che rende la demolizione e ricostruzione maggiormente conveniente in termini sia di economicità che di funzionalità dell’edificio, rispetto alle più recenti norme e direttive in edilizia scolastica;

inoltre l’edificio in questione presenta condizioni di inadeguatezza, oltre che sismica, anche funzionale ed impiantistica;….

Questo è quanto si dichiara sulla Deliberazione del Sindaco Avv. Giuseppe Nitti con i poteri della Giunta Comunale n. 83/2018 del 28.06.2018.

A tale proposito interviene l’ex assessore ai Lavori Pubblici Andrea Palmieri ed oggi in attesa della nomina da consigliere in consiglio per il PD, che sulla sua pagina facebook, dopo gli auguri di rito al neo sindaco Nitti, scrive:

…E proprio rispetto alle sue prime deliberazioni, con i poteri della Giunta Comunale, mi permetto, come cittadino qualunque e non ancora come rappresentante delle istituzioni, di chiedere di verificare e con la massima urgenza, la necessità o meno del parere di regolarità tecnica nella delibera n. 83, per la “Demolizione e ricostruzione dell’edificio scolastico Dante Alighieri”, approvato in data 28/6/2018 e pubblicato oggi 29/6/2018.

Tale parere, che nella delibera risulta “non richiesto”, potrebbe essere invece rilevante.

Infatti, secondo una Giurisprudenza consolidata fino a poco tempo fa, “il mancato rilascio dei pareri prescritti dall’art 49 del Tuel non avrebbe riflessi sul piano della legittimità della delibera”.
Ma tale orientamento è stato “recentemente disatteso (modificato), partendo dai richiami giurisprudenziali prevalenti, secondo i quali la mancanza dei pareri di regolarità tecnica e di contabilità costituirebbero una “mera irregolarità”, si inverte la tendenza e si attribuisce allo stesso, mediante il richiamo coordinato all’art. 147 bis del d.l. n. 174/2012 e l’art. 49 Tuel per la sua obbligatorietà procedimentale, una valenza legittimante dell’intera azione amministrativa”.

In sintesi, la “mera irregolarità” (in generale) è praticabile, annota la Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per l’Emilia – Romagna (11 aprile 2017, n. 62), solo in presenza di una “lieve anomalia” del provvedimento (un cd. vizio marginale), “allorché la diversità della forma o la non perfetta osservanza di un adempimento endoprocedimentale non siano tali da impedire il concreto raggiungimento dell’interesse pubblico tutelato dalla norma. Ciò non sembra potersi affermare lì ove manchino i pareri di regolarità tecnica e contabile”; diversamente, i pareri di regolarità tecnica costituiscono atti procedimentali obbligatori, posti al centro del sistema ordinamentale degli Enti locali, anche per sopperire alla mancanza di competenza tecnica degli organi elettivi, soprattutto dopo gli ultimi innesti normativi (ex art. 147 bis del Tuel, ad opera del d.l. n. 174/2012) che affidano ai responsabili dei servizi un ruolo centrale nella tutela della regolarità e correttezza amministrativa”.

Senza entrare in tecnicismi, che comunque potrebbero essere approfonditi, negli articoli linkati, mi chiedo e chiedo al Sindaco Nitti ed al Segretario Generale, senza allarmismi, di verificare la delibera, che risulta, tra l’altro, in palese contrasto, con la delibera n. 81 approvata in data 28/6/2018 dal Commissario Prefettizio Giuseppe Nitti (evidente refuso, poco rilevante) per la “Ristrutturazione e adeguamento della scuola materna “Don Milani”, Approvazione Progetto di fattibilità tecnica ed economica, che, invece, vede il parere di regolarità tecnica, “espresso e favorevole”.
Interpreterò così il mio ruolo, perché penso che la candidatura con due progetti così rilevanti, (redatti durante il Commissariamento del dott. Aldo Aldi) al Piano Regionale Triennale di Edilizia Scolastica 2018/2020, sia importante per la Nostra Comunità, indipendente dal merito dei progetti, ma in ogni caso, NON POSSIAMO RISCHIARE ASSOLUTAMENTE, la mancata partecipazione al Piano. 
#cominciamobene

Ma ci chiediamo, tenendo da parte le dispute sulle regolarità dell’intera Deliberazione, quali sono le determinazioni della ”macchina politica e amministrativa e tecnica” nel caso tale sovvenzionamento si concretizzasse in riferimento la sistemazione e/o spostamento di quelle aule e degli studenti frequentanti un luogo idoneo? E dove per esempio?

Seguiremo la vicenda.

Qui i riferimenti normativi suggeriti da Andrea Palmieri:

Il Comitato Tari Equa Casamassima chiede di incontrare il sindaco.

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In questi giorni sta facendo molto discutere la lettera che Pierfrancesco Fais il 17 giugno scorso ha indirizzato al Commissario Prefettizio e per conoscenza al Segretario Comunale, alla Responsabile dell’Ufficio Gestione Finanze e al Responsabile dell’Ufficio Igiene Urbana, a proposito della sentenza n. 869 del Tar Puglia che dichiarava illegittimi gli atti “legiferati” dal Comune di Casamassima in riferimento alla Tari 2017. (clicca qui)

Nel frattempo, vista l’elezione di Giuseppe Nitti a Sindaco, pensiamo naturale credere che la missiva ora sia nelle sue mani. Giuseppe Nitti, oggi sindaco, nonostante il suo voto favorevole in quel famoso Consiglio Comunale del 29 marzo 2017, che decisioni prenderà? Sarà disponibile, come richiede Fais anche a nome degli altri cittadini ricorrenti, ad un incontro con il Comitato Tari Equa? Ricordiamo che in campagna elettorale Agostino Mirizio, il candidato sindaco uscito sconfitto dal ballottaggio, si dichiarò disponibile a rivedere il piano Tari contestato non oppenendo appello.

Questo il testo del messaggio di Fais e a seguire la lettera inviata.

APPLICAZIONE SENTENZA PIANO TARI 2017:

All’esito della competizione elettorale, che subito dopo il primo turno ha avuto come argomento di confronto l’emissione della sentenza del TAR che ha annullato il Piano TARI 2017, è opportuno rendere pubblico, per evitare “dimenticanze”, che domenica 17 e lunedì 18 giugno, sono state notificate via PEC al Comune 2 inviti/diffida (che si allegano), affinché l’amministrazione non impugni tale sentenza solo per prendere tempo e spendendo inutilmente altri soldi ma, piuttosto, valuti ora per allora, le soluzioni ad errori compiuti in precedenza, lasciando inascoltate le contestazioni dei propri cittadini.  

Va da se che, tale sentenza, rappresenta una vittoria per tutti i casamassimesi, benché il sacrificio anche economico sia stato affrontato da sole 4 persone +1.

Per l’appunto, a seguito di notizie diffuse con travisazione dei fatti e la convinzione di aver contribuito alle spese per il ricorso di qualcuno che ha aderito al Comitato Tari Equa, è giusto anche chiarire che le spese sostenute per la proposizione del ricorso, sono state INTERAMENTE sostenute, di tasca propria dai 4 ricorrenti, oltre a Franco Busto (UIL), con ripartizione in parti uguali delle quote (in numero totale di 5).
Nessun contributo è stato erogato dal Comitato Tari Equa, estraneo al ricorso, benché 3 dei ricorrenti ne compongano il direttivo.
Si tenga conto che, avendo il TAR condannato il Comune al pagamento di soli 2000 euro per spese legali (considerando che tali spese ricadranno ugualmente sulla popolazione), chi ha proposto il ricorso non solo non ha guadagnato nulla ma, al contrario, ci ha rimesso. Tutto questo per amor di verità.  Pierfrancesco Fais

Cliccando qui la Sentenza del TAR Puglia n. 869.

Aggiornamento ore 18.01 del 29 giugno 2018
….. Il Comitato, non è parte in causa, pertanto ogni ricorrente, come ogni cittadino, avrebbe potuto fare una diffida al Comune. Se il Comitato nella persona del suo presidente non lo ha fatto, è una questione che non può riguardarmi personalmente, in quanto ho sempre agito come libero cittadino. Per quanto posso constatare, la funzione del Comitato è terminata con la divulgazione della sentenza TAR.  Questo dichiara Piefrancesco Fais.

Alla luce di ciò la lettera inviata al Comune di Casamassima è intesa esclusivamente a livello personale. I motivi che hanno spinto i ricorrenti a non procedere ancora sulla stessa strada che li ha condotti fin qui è un “mistero”.

 

Maria Montanaro diventa assessore.

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Si andrebbe delineando il quadro che porterà alla nomina della giunta da parte del sindaco Giuseppe Nitti. Forse una giunta tutta al femminile quella che lo accompagnerà nell’avventura di governo. I nomi in lizza sarebbero quelli di Maria Santa Montanaro, che tornerebbe a rivestire i panni da assessore, Azzurra Acciani risultata prima degli eletti con 273 preferenze e quello di Annamaria Latrofa, già presente nello scorso Consiglio in opposizione a Cessa.

Ma la giunta non sarebbe costituita solo da soggetti politici provenienti dalle liste che si sono presentate il 10 giugno a sostegno di Nitti, perché anche personalità tecniche i cui nomi sono già circolati in campagna elettorale, potrebbero entrare a far parte la squadra di governo.

Riteniamo valida l’ipotesi, poi,  che la Presidenza del Consiglio possa essere destinata ai maggiori suffragati fra la lista di Giuseppe Nitti sindaco e quella di Noi Civicamente.

Se tale eventualità si dimostrasse vera, entrerebbero in consiglio Salvatore Nacarlo e Vito Mazzei.

A presto ne sapremo di più.

 

Un mistero che dura da 38 anni.

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Ustica è un comune di 1539 abitanti e fa parte della Città Metropolitana di Palermo. Il suo territorio è rappresentato da quella piccola parte emersa di un vulcano sottomarino, il Monte Anchise, sperone di terra e roccia di soli 8,5 km quadrati.

Balzò agli onori della cronaca quando, il 27 giugno del 1980, un DC9 dell’Itavia partito da Bologna e diretto a Palermo, cadde in mare nei suoi pressi. Non si salvò nessuno. Morirono 77 passeggeri e 4 componenti l’equipaggio; totale 81 vittime. Fra queste 11 ragazzi tra i due e i dodici anni e due bambini di età inferiore ai 24 mesi.

Le piste investigative che si sono susseguite in questi lunghi 38 anni, partendo dall’ipotesi di un ordigno a bordo che aveva probabilmente provocato l’esplosione in volo, giungono a chiarire, senza ombra di dubbio, che quel volo partito da Bologna alle 20.08, era stato colpito da un missile. Queste le risultanze del processo tenutosi nel 1986.

Nel 1999 il giudice Rosario Priore conclude la requisitoria sentenziando che «l’incidente al DC-9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento. Dunque c’era la guerra, quella notte del 27 giugno 1980 nel cielo di Ustica e il DC-9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un’azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto».

Ma dopo le pesanti condanne dei vertici del Ministero della Difesa e del Ministero dei Trasporti, ancora oggi, siamo a chiederci chi abbia mai aperto le ostilità nei confronti dell’Italia attraverso quell’azione di guerra.

Un paese alleato? E perchè?

Perchè continua la reticenza dello Stato?
I comportamenti di chi si continuano a sottacere?

I parenti delle vittime e noi tutti siamo in attesa di conoscere, dopo 38 anni, tutta la verità.

 

Qui l’Associazione Parenti delle Vittime della strage di Ustica.

 

Il sindaco Giuseppe Nitti, Casamassima e la politica.

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La prima visita che il nuovo sindaco di Casamassima Giuseppe Nitti riceve, è quella di Davide Bellomo, coordinatore provinciale di Conservatori e Riformisti, divenuto poi Noi con l’Italia, il movimento politico di Raffaele Fitto, che scrive:

«Ho sostenuto fin dall’inizio, insieme a Gino Petroni, la candidatura di Giuseppe Nitti a Sindaco di Casamassima; una persona dalla professionalità indiscussa ma, soprattutto, un amico dalle grandi doti umane, di grande umiltà ed esperienza. Questa sera Giuseppe ha dimostrato che il lavoro sul campo, al servizio della propria comunità e del territorio, viene sempre riconosciuto e ripagato come merita. Faccio a Giuseppe Nitti neo Sindaco di Casamassima e a tutti gli eletti del consiglio comunale i miei più sinceri auguri di buon lavoro!»

Quello che attende il giovane avvocato trentenne sarà un lavoro lungo e pensiamo  irto di ostacoli che non potranno essere rappresentati certamente dallo scegliere i colori dei fiorellini da piantare, ma che dovranno necessariamente passare dal tentativo di riportare fiducia in un elettorato stanco e disilluso. Le percentuali dei votanti sia al primo turno, che al ballottaggio sono un macigno sulle coscienze di tutti. Dichiarare, come qualcuno nell’euforia del momento scrive, che Giuseppe Nitti avrebbe stravinto, lo consideriamo lo sfogo personale di chi, alla fine di una competizione elettorale in alcuni tratti decisamente troppo tesa, trova un momento per festeggiare lo scampato pericolo che un ballottaggio nasconde. Se i sostenitori di Mirizio hanno come base di partenza l’aver aumentato rispetto al primo turno, i consensi con quegli oltre 500 voti in più indirizzati al candidato sindaco, quelli di Nitti, invece, avranno da riflettere sulle ragioni che hanno causato la perdita di circa 300 voti di preferenza nonostante le 5 liste a supporto.

Certo ci sarà il tempo per analizzare al microscopio i dati elettorali, ma il verdetto incontestabile e che se la politica nostrana nella sua interezza  non riuscirà a decodificare il malumore diffuso e l’astio dei cittadini a questo modo di procedere e di far politica, sonoramente sconfitto e battuto visto che solo il 36% si è recato alle urne, probabilmente per eleggere il prossimo sindaco basterà un’assemblea di condominio.

Quello che attende il nuovo sindaco, fra la formazione della giunta, non ancora comunicata e l’elezione della presidenza del consiglio, sarà, come da più parti si sollecita da tempo, l’armonizzazione degli uffici atteso che la politica senza una macchina tecnico amministrativa efficiente ed organizzata, nulla può.

Ma un giudizio politico su quello sin qui visto lo possiamo fare.

Movimento 5 Stelle.

Antonello Caravella per ben due volte candidato sindaco fragorosamente sconfitto e che non è riuscito a capitalizzare l’enorme affermazione del 4 marzo che ha visto il suo movimento raccogliere oltre il 50% dei consensi, dovrebbe, se la politica significasse ancora qualcosa e se la morale fosse il suo asse portante, dimettersi. Lasciare il posto in consiglio a quei giovavi e giovanissimi su cui il movimento dovrà continuare a camminare sarebbe il minimo. L’affermazione dei consiglieri, nonostante sconosciuti ai più, meriterebbe, secondo noi, massima attenzione e considerazione. A questo proposito ci sembra simile il caso della candidatura a sindaco di Vito Rodi (Autonomia Cittadina) per la seconda volta il 2015. Battuto anch’esso per due volte, preferì continuare a sedersi su quel banco non permettendo, per lungo tempo, che entrassero consiglieri comunali giovani e nuovi che le sorti della lista civica avrebbero in seguito portato.

Partito Democratico.

Ancora ai più sconosciute le ragioni che hanno portato Antonietta Spinelli a rivestire i panni di candidata sindaco quando anche le pietre, compresa quella tonda, mai abbiano dato speranze alcuna. La morte del centro sinistra, nazionale e locale, dovrebbe rappresentare un momento di riflessione alle masse di sinistra a patto che il PD si spogli dall’arroganza e dalla supponenza che non hanno permesso al popolo di essere rappresentato degnamente. Endorsement e dichiarazioni di voto palesi ed occulte nei confronti di candidati che hanno contribuito in prima persona all’estinzione del partito, non hanno fatto altro che aumentare il divario fra la cittadinanza e la casta.

 

Centro destra.

Anche qui, incomprensioni maturate dopo il primo turno, hanno permesso ai soliti noti che un posto al sole non avevano raggiunto, di lavorare per il ballottaggio più contro che a favore di Agostino Mirizio. L’inciucio e il tradimento sono sempre in agguato, ma Mirizio, se vorrà e ne avrà voglia, potrà considerare quest’esperienza come fondamenta sicure su cui basare la sua azione futura. Ancora titubante e in molti versi con non ancora quel briciolo di cattiveria politica che in alcuni casi non guasta, potrà farsi le ossa in un consiglio comunale, che aimè, non ci sembra eccelso.

«Faccio un in bocca al lupo a Giuseppe Nitti per l’arduo compito che lo attende confermando che troverà da questa parte un aiuto e una collaborazione ogni qual volta ci sarà una proposta a favore dei cittadini, ogni qual volta ci saranno da tutelare e far rispettare gli interessi di tutti i casamassimesi. Se l’operato della nuova amministrazione non andrà in questa direzione allora troverà un’opposizione ferma e dura perché questa città non merita di assistere ancora ai giochi di palazzo e attende risposte chiare e celeri».

Come non condividere gli auguri che Agostino Mirizio rivolge al nuovo sindaco?

Auguri di buon e proficuo lavoro, signor Sindaco.

 

Oggi si sceglie.

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Al primo turno un’affluenza bassissima.

A decidere per tutti sempre gli stessi; le solite famiglie, le solite corporazioni e i soliti interessi. Disertare le urne sembra essere diventata la risposta ad una politica che sempre più spesso attraverso l’autoreferenzialità si candida a governare la cosa pubblica il più delle volte non avendone capacità alcune.

E se i cittadini si riappropriassero di quel voto, di quella matita e decidessero veramente in libertà per il loro futuro?

Siamo consapevoli che l’offerta politica non è quella che vorremmo, ma volenti o nolenti è con questa che dovremmo fare i conti per i prossimi 5 anni.

Nell’idea dei costituenti, il diritto di voto rappresenta una conquista di civiltà, che costò molti sacrifici in termini umani e di lotte sociali, ed anche l’astenersi senza esprimere preferenza alcuna, ma recandosi al seggio imbucando una scheda in bianco, rappresenterebbe la libera determinazione di rendere immutabile moralmente quel dovere civico che ogni cittadino dovrebbe compiere.

La responsabilità di come potrebbe essere Casamassima è nelle nostre mani.

 

(L’immagine di copertina tratta da Comune Casamsssima.it)

Tommaso Scatigna lascia Forza Italia.

Egregi Politici,

come sempre dichiarato in ogni occasione pubblica e privata, la mia profonda fiducia nel Partito e negli ideali di Centro Destra sono stati il faro a cui ho guardato, sia nei momenti di grande vittorie, sia nei momenti più difficili di tutto il movimento a cui mi fregio di appartenere. Ho sostenuto sempre e comunque ogni decisione che la Presidenza ha operato per il bene del partito, anche quando non ne condividevo appieno le ragioni e spesso, devo ammetterlo, mi sono piacevolmente ricreduto riconoscendo nei vertici capacità di direzione e lungimiranza nelle decisioni. Da qualche tempo, però, qualcosa è cambiato. La Direzione Nazionale viene spesso consigliata in modo discutibile, a mio parere. Da qualche tempo Forza Italia non rappresenta più i moderati del nostro Paese, ma una parte esigua di essi lasciando ampio spazio a chi non vive il territorio, a chi non si misura con i cittadini e, per questo, non riesce a respirare gli umori ed i malumori degli elettori. I dati elettorali sono la prova di tutto ciò che sto scrivendo. A maggior ragione sottolineo il mio disappunto e la mia delusione in merito alla considerazione che i vertici del partito hanno nei miei riguardi. Sono stato candidato al Senato della Repubblica, nonostante fosse la mia prima esperienza in una competizione Politica. Sono stato lasciato solo a trascinare il Partito in collegi uninominali difficili, in cui era palese la difficile lotta con il Movimento 5 Stelle. La mia totale adesione al Partito è stata preponderante rispetto alle possibilità di candidatura in altre compagini e alla Camera dei Deputati, in cui mi era stato assicurato un grande sostegno. Nonostante ciò, all’indomani del risultato (sono stato il primo ad essere votato fra le liste dei candidati di Forza Italia, con il numero più alto di voti personali) non ho recriminato. Ho accettato, da soldato semplice e da navigato politico, le scelte operate dai vertici del mio partito e dagli elettori. Nelle settimane successive mi sarei aspettato un maggior coinvolgimento nelle scelte del Partito in Puglia per le Amministrative 2018. Nonostante i miei oltre 89 mila voti raccolti nella provincia di Bari e in quella di Brindisi, in Comuni nei quali si rinnoveranno le cariche amministrative, nessuno ha pensato bene di coinvolgermi, di mettermi a parte di un rinnovamento politico che tutti chiedono ma che nessuno opera, mantenendo uno status quo che serve solo agli apparati. Sono convinto di essere stato un luky loser, un ripescato dalla politica dei palazzi, quella politica lontana dalla gente che vota, quella che stabilisce a tavolino e senza ascoltare la base, chi comanda senza dar conto dei risultati. E nonostante ciò, ho prodotto un risultato che mi fa andar fiero dei miei anni di gavetta politica, di amministrazione comunale da consigliere, da assessore ed ora da sindaco. Sono un punto di riferimento per il mio piccolo paese e per questo vi suggerisco di cercare su google Locorotondo e di conoscere realmente cos’è il paesello che amministro da 7 anni. Sono un punto di riferimento per i politici del circondario: sono loro che mi chiamano per avere suggerimenti, confronto e fiducia. Sono un punto di riferimento per la base, con cui i Vertici hanno perso i contatti. Sono un punto di riferimento per la base, non per i Vertici che continuano a muovere pedine in base a criteri che con gli elettori non hanno attinenza. La mia storia politica non mi consente più di essere confinato ai margini di un Partito che non valorizza i suoi talenti. La mia storia politica è fatta di scelte di campo, come recitava uno slogan di una delle tante competizioni politiche vincenti, appartenenti al passato. La mia storia politica mi porta, in questo momento, a prendermi una pausa di riflessione, per ponderare bene le scelte future. Ho dato tutto ciò che potevo al Partito. Ognuno raccolga ciò che ha seminato. Con stima, sempre”.

Questo il testo della lettera scritta da Tommaso Scatigna il 5 maggio scorso ma tirata fuori in queste ore, ed inviata a Silvio Berlusconi, Antonio Tajani, al Coordinatore Regionale Puglia on. Luigi Vitali, al Coordinatore Provinciale Bari on. Paolo Francesco Sisto e al Coordinatore Cittadino di Locorotondo Antonio La Ghezza e per conoscenza anche  all’on. Mauro D’Attis.

Ricordiamo che Scatigna e Sisto sono anch’essi saliti sui palchi di Casamassima per la campagna elettorale amministrative 2018.

Fonte valleditrianews

 

Il civismo di Davide Carlucci.

Qualcosa continua a sfuggirci sul civismo e su Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva delle Fonti che domenica prossima lo vedrà impegnato nel ballottaggio contrapporsi a Francesco Pistilli.

 

Come dovremmo interpretare le sue parole in riferimento al civismo che ha sbandierato dai palchi anche di Casamassima quando lo sostengono in questi rimasugli di campagna elettorale, Antonio De Caro, sindaco di Bari, a quanto riferiscono le cronache renziano di ferro e Nicola Fratoianni, parlamentare e segretario nazionale si Sinistra Italiana?

Ma non erano i partiti tradizionali la “fonte” di tutti i mali della politica?

E come la prenderà Federico Pizzarotti, ex Movimento 5 Stelle, presente anch’egli al comizio di stasera ed oggi alla guida del nuovo partito dei civici Italia in Comune?

 

La Giustino dott.ssa Giacomina si rivolge al Giudice del Lavoro.

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E’ del 14 giungo scorso la Delibera del Commissario Prefettizio Aldo Aldi che nomina il legale che rappresenterà il Comune di Casamassima per resistere in giudizio al ricorso presentato dalla dott.ssa Giacomina Giustino.

Nella Delibera del Commissario si legge: con ricorso ex art.414 c.p.c. RG 9330/17 proposto dinanzi al Tribunale di Bari – Giudice del Lavoro, la dott.ssa Giacomina Giustino, dipendente di questo Ente dal 20/05/1998 al 27 settembre 2017 con il profilo professionale di istruttore direttivo contabile, cat.D, chiedeva procedersi a condanna del Comune per asserite condotte vessatorie e demansionanti derivanti da ingiusta revoca della posizione organizzativa conseguente all’adozione dell’ordinanza sindacale 20/01/2017 n.11 e dalle condotte successive indicate nell’atto di ricorso nonché al risarcimento del danno illecito patito quantificato in € 27.500,00 circa oltre spese e competenze di lite nella misura massima consentita dal D.M. 55/2014.

Ricordiamo che l’ex sindaco Vito Cessa, con l’Ordinanza Sindacale n. 11 del 20 gennaio 2017, nominava ad interim la dott.ssa Carmela Fatiguso quale responsabile del Servizio Gestione Economico Finanziaria, “trasferendo” la dott.ssa Giustino all’Ufficio Tecnico.

A seguito di ciò la dott.ssa Giustino inoltrò domanda di mobilità che poi la condusse all’approdo al Comune di Gioia del Colle.

Ed ora la causa dinanzi al giudice del Tribunale del Lavoro.

 

Clicca qui per la Delibera del Commissario Prefettizio Aldo Aldi dello scorso 14 giugno.

Clicca qui per l’Ordinanza Sindacale dell’ex Sindaco Vito Cessa in cui si procedeva al nuovo incarico ad interim alla dott.ssa Carmela Fatiguso.

Clicca qui per il nostro articolo del 20 settembre 2017 in cui annunciavamo il nuovo incarico della dott.ssa Giustino al Comune di Gioia del Colle.

 

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