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Il 20 e 21 settembre si vota.

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Con la presentazione delle liste la campagna elettorale per le regionali 2020 in Puglia si è aperta ufficialmente. E con la valanga di voti da raccattare a destra e a manca, gli incontri, le cene, le assemblee, le promesse e i posizionamenti diventano essenziali per far prevalere quello a discapito di questo.

Al paesello registriamo a questo proposito l’ingresso di Agostino Mirizio nel partito della Meloni che sostiene il candidato presidente Fitto.

Da indiscrezioni, però, sembra che qui a Casamassima, il candidato consigliere da sostenere non sia solo Ignazio Zullo, ma Tommaso Scatigna che più di altri sarebbe più idoneo “politicamente” nel sostenere i principi di Fratelli d’Italia.

E così scavando fra i sentito dire e i rumors inevitabili, le voci ci raccontano di un numero sempre maggiore di consiglieri comunali che sosterranno i candidati più disparati.

Quindi ai casamassimesi Columbo, Acciani, Portaccio e Guerra, a breve si aggiungeranno altri candidati che verranno tirati dal cilindro con un background decisamente più blasonato dei fantastici 4 autoctoni.

Per esempio, nella maggioranza di governo cittadino – civica solo nell’immaginazione dei referenti ma un po’ di sinistra e un po’ di destra circolano i “santini” e le raccomandazioni per i candidati di Forza Italia Giuseppe Carrieri e Bartolomeo Lofano. A questi si aggiunge anche l’appoggio nei confronti di Francesco Paolicelli del Partito Democratico.

PD che troviamo, anche fra i banchi della minoranza. Qui si sostiene Domenico De Santis seguito a ruota da Giovanni Giannini e dal sempre verde Mario Loizzo.

I grillini, in solitaria,sino alla morte con la Laricchia.

Ma non finisce qui.

L’immagine di copertina è tratta dal profilo Facebook di Fratelli d’Italia Casamassima.

I casamassimesi in corsa per un seggio in regione.

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Qualcuno, conti alla mano, dice che saranno oltre 1400 i candidati che si contenderanno i 51 posti disponibili da consigliere regionale in Puglia. Fra questi 4 saranno i casamassimesi che si daranno battaglia per sedersi su quelle poltroncine.

Due sosterranno il candidato presidente uscente Michele Emilano, uno lo sfidante Raffaele Fitto ed uno Mario Conca.

Nel dettaglio:

Candidato presidente Michele Emiliano:

Nicolasanti Ninni Columbo – Popolari con Emiliano;

Azzurra Acciani – Italia in Comune

Candidato presidente Raffaele Fitto:

Monica Portaccio – UDC – Nuovo PSI

Candidato presidente Mario Conca:

Nicola Guerra – Cittadini pugliesi.

Che la kermesse abbia inizio.

Un seggio alla regione vale più di 11 mila euro al mese.

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Nonostante di anni ne siano passati tanti, la politica è sempre di più sangue e merda.

Saranno due, salvo candidature dell’ultimo minuto, i concittadini del paesello a sud est che correranno per accaparrarsi una comoda poltroncina nel Consiglio Regionale della Puglia per la miseria di undicimila euro al mese.

Saranno Ninni Columbo, che come il fantasma del Louvre torna alla ribalta dopo aver macinato anni di politica e la giovane speranza Azzurra Acciani che dopo appena due anni da quando occupa l’assessorato alla cultura, alla pubblica istruzione e all’innovazione del paese (tenuto nascosto ai più) azzurro, si contenderanno quell’ambita poltroncina in quella sala nuova di zecca con tanto di aria condizionata.

Tutti e due, il maschietto e la femminuccia, sostenitori del Presidente uscente Michelone Emiliano. L’uno, il Columbo, nella lista Popolari con Emilano e l’altra, la Acciani, nella lista Italia in Comune.

Ma se per Columbo, da sempre seduto nei banchi del centro destra, un giudizio sarebbe possibile, per la nuova rivelazione Acciani, seppure ci applicassimo, le ragioni non le capiremmo.

Perché mai si dovrebbe scegliere di affidare le sorti della regione alla giovanissima assessora di Casamassima? Forse per quell’attaccamento dimostrato nei confronti del sempre più fantomatico paese azzurro per l’istallazione di quelle carinissime farfalline blue? O per il sostegno, da donna, alle centinaia di mamme alle prese fra la lezione a distanza dei figli durante la chiusura delle scuole ed il lavoro fuori e dentro casa ? O per il supporto, da assessore alla pubblica istruzione, agli studenti durante il lockdown ”scuola”? Oppure per il saluto fuori tempo massimo di fine anno scolastico con le riprese mozzafiato del drone con il palloncino si divenuto poi palloncino no? Oppure per aver tranquillizzato tutti sull’inizio dell’anno scolastico senza problemi? O per l’impegno profuso affinché i piccoli di via Lapenna terminassero la propria Odissea in quei locali alla strada? O per il Natale Blu catalizzatore di orde di turisti che è costato quasi 50 mila euro? Forse che le ragioni siano da ricercare per il programma estivo di eventi a cui molti, polemizzando, cercano, riuscendoci, a sottrarsi? O al cinema sotto le nuvole vista la partecipazione del «popolo»? Forse quasi certamente per aver con tutte le forze messo in risalto le peculiarità delle tante associazioni presenti sul territorio abrogando di fatto lo “ius primae noctis?

E se per Columbo la candidatura ricade fra quelle di servizio potremmo considerare anche quella dell’Acciani una candidatura naturale?

Ma è’ quel comitato elettorale in piazza che apre scenari interessanti. (A proposito, chi paga?)

In quel luogo, che ha visto prima la presenza di Controvento, associazione giovanile in cui ha militato il Nitti sindaco, per poi passare alle strette dipendenze di Forza Italia guidata al paesello da Columbo, ed oggi con i faccioni di Acciani e Crudele, si giocherà il destino del borgo a sud est la grande metropoli.

Perché l’assessora Acciani in coppia con Crudele sarà presentata all’elettorato. E dopo l’esperienza traumatica per Abbaticchio alle Europee dove il responsabile provinciale di Italia in Comune (Giuseppe Nitti) nulla ha potuto per la scarsità di voti, oggi si tenta la strada con Crudele capo cordata alle regionali con un pedigree di tutto rispetto visti i dieci anni come sindaco di Capurso.

Ma il corto circuito nella stanza dei bottoni è già in atto.

Italia in Comune, nonostante da sempre avesse designato il Nitti quale segretario responsabile per la provincia di Bari, ha ad oggi in consiglio comunale solo un unico rappresentante peraltro in coabitazione nel gruppo misto. Nessuno degli eletti nella sacra lista del sindaco si è permesso di dichiararne apertamente l’appartenenza, scacciando Italia in Comune. Se a questo dovessimo aggiungere i rumors che danno qualche consigliere di maggioranza in procinto di guidare la volata ad altri candidati della grande coalizione Emiliano e poi sommare l’indisponibilità di due assessori che sembrano da sempre essere legati a Salvini, non vi sembra che l’elettricista sia necessario per scongiurare il cortocircuito?

E’ vero, la politica è sangue e merda. Passione poca.

Il primo fu Francesco Carletti.

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Nato a Firenze nel 1576 da Antonio e Lucrezia Macinghi, fece un lungo viaggio intorno al mondo, durato 12 anni, dal 1594 al 1606. Egli annota, nel suo diario di viaggio, a proposito delle donne dell’India Occidentale:

«Però, ritornando all’altra qualità di dette donne, cioè della loro pulitezza, in questo veramente fanno vergogna e trapassano tutte le donne del mondo, di qualsivoglia nazione, se bene l’usanza d’essse viene da quelle indiane dette Malavare: queste e quelle non fanno mai cosa di loro servizio naturale che non si lavino subito con acqua, e le più volte odorifera, e questo fanno solo con la mano sinistra, perché la destra serve per mangiare e d’essa non usano toccare nessuna di quelle cose che si possa considerare sporca; e, se si trastullano con il loro mariti o innamorati, subito si lavano e questo fanno tante volte quante sono adoperate. Ogni sera inanzi che vadino a letto, come ho detto, entrano nel bagno e lavarsi tutta la persona, e poi tutte profumate se ne vengono a letto involte in certi panni bianchi finissimi pure di bambagia, che subito lasciati cadere restano del tutto nude».

Tutto ci lascia supporre che per il Carletti tali abitudini non erano in voga nella sua Firenze e nella società occidentale del suo periodo. Crediamo non avesse senso con enfasi raccontare e descrivere quelli che erano i costumi di quel popolo se fossero stati uguali o simili al suo.

Il tutto per dimostrare quanta strada abbia dovuto fare l’acqua quale strumento di pulizia e redenzione dal puzzo e dalla sporcizia corporale.

Nel frattempo in Francia, i medici di Luigi XIV si limitano ad una toilette che investe solo la pulizia del viso, a giorni alterni, con un panno imbevuto di alcool etilico. In inverno e in estate.

Pulizia quindi che si preoccupa essenzialmente di detergere (che parola inutile, vista l’applicazione), solo parti del corpo diciamo periferiche: testa e mani. Per le rimanenti parti, comprese quelle che avete capito a cosa mi riferisco, compresi i piedini o piedoni, nulla. Cerano i lunghi vestiti e le scarpe che nascondevano. Alla vista solo, e non all’olfatto, però.

La pulizia delle parti corporee sconce fa apparizione tra la fine del settecento e l’inizio dell’ottocento attraverso la possibilità, ma con cautela, dell’immersione di tutto il corpo in una tinozza piena d’acqua. Il bagno.

Nel frattempo Giacomo Casanova, celebre tombeur des femmes, nonostante usasse l’acqua per i suoi giochini erotici, preferiva le donne «provviste di abbondante traspirazione». Insomma, gli odori femminili, da ogni parte provenissero, erano considerati afrodisiaci.

Nel frattempo in Italia e in Francia si diffuse il bidet, solo ad uso delle famiglie nobili e ricche; bidet che fu utilizzato, insieme all’acqua, come purificatore delle parti intime.

Bisognerà arrivare nel XIX secolo affinché si capisca, quasi dappertutto, almeno in occidente, quanto sia importante utilizzare l’acqua non solo come bevanda, ma anche come mezzo attraverso il quale, purificare il corpo e l’olfatto.

Cosa alla quale ancora oggi, molti non credono sia possibile aspirare.

Arrivata l’estate il corpo decide di spogliarsi. Gli indumenti diventano sempre più leggeri, quasi impalpabili. Uomini e donne, ma preferisco le donne, scusatemi, cominciano ad abbandonare quegli inutili cappottoni e quegli ingombranti jeans e fra na maglietta e una mini mozzafiato, si aggirano per la città. Giovani e vecchi finalmente liberi, con quello strano cappellino che li ripara dai raggi solari e dalla calura estiva, si aggirano indisturbati nei bar, nelle vie, sui treni, sui bus. Anche nelle ville. Al mercato e nel negozio, quasi sempre quello in fila prima di te. Solo alle poste te lo ritrovi dietro.

Ed è lì che il più delle volte diventano mine vaganti in cerca di vittime. A volte ti colpiscono di striscio, ma il più delle volte, se non sei fortunato, ti ammazzano e senza pietà scavalcano il tuo corpo esanime lasciandoti ai piedi del selciato. E’ quando alzano quel braccio, magari per spostarsi il cappellino o per salutare l’amico distante, che il loro odore, acre, malevolo, pungente, penetrante e mortale ti colpisce e ti lascia senza fiato. Ti uccide di una morte lenta e inesorabile.

Altre volte, ti capita di incontrare quelli che vogliono il primato di sterminatori di massa.

Questi, i più pericolosi, quelli che solo la vista ti toglie il respiro come un presagio, non devono neanche sforzarsi di alzarlo il braccio. L’odore di cozza lasciata marcire al sole mentre una moltitudine di piccoli vermetti grigio verdi ne assapora la fine, fanno a gara con quelli che dell’odore di piscio amalgamato al tessuto che ne delimita la zona di influenza fanno bella mostra di se al centro commerciale. Per non parlare di quell’odore post mortem di cui è piena la generazione da birra nel bar. Ma anche quella del piede incastonato fra una non definita barriera incrostata di ammoniaca si giocano le loro carte sulla nostra pelle. Basta come fosse una leggera brezza marina che viene dal Mar Morto, ne senti la presenza a centinaia di metri di distanza e che se per caso decidessero di prendere il tuo stesso treno il tuo stesso bus, sai che strage.

Ma gli sterminatori di massa compulsivi sono quelli che dal nulla creano un’arma contundente che l’odore nauseabondo dell’organico tenuto nella mastella al chiuso e sotto il sole per una settimana prima della consegna, gli fa un baffo, sicuri come sono che ti accorgi del loro andirivieni anche settimane e mesi dopo il loro passaggio.

Lavatevi, se potete. Siamo in estate.

A Casamassima le scuole non sono una priorità.

Tre le interpellanze/interrogazioni sulla scuola, (Caravella-Palmieri-Guerra) nell’ultimo consiglio comunale di giovedì 9 luglio scorso.

Tenendo da parte l’annuncio dell’assessora all’istruzione Acciani, circa i fondi destinati anche alle scuole di Casamassima da parte del Ministero – 90 mila euro -, e la richiesta dei “dati tecnici” scuola per scuola, da parte dei dirigenti scolastici come se questi non fossero già nella disponibilità degli uffici visto che le scuole sono comunali, nessuna notizia è trapelata circa i progetti o provvedimenti o decisioni che l’amministrazione comunale è riuscita a partorire, vista la distanza bocca bocca di un metro fra gli studenti che il 24 settembre dovranno iniziare il nuovo anno scolastico.

Aspettando che lunedì 13 il sindaco, gli assessori e i dirigenti scolastici si incontrino per «buttare giù» un progetto che rispetti le linee guide del Governo per l’inizio delle lezioni in presenza in piena sicurezza, nulla sappiamo sulla scuola Collodi e sulle aule in affitto all’ex Majorana che diventerà R. Luxemburg.

Non sappiamo se i lavori alla Collodi sono terminati, così come sembra; non sappiamo se il plesso scolastico è nella piena disponibilità della dirigenza scolastica e se le certificazioni necessarie sono state rilasciate e se si sceglierà di continuare a pagare l’affitto alla Città Metropolitana (ultimamente non abbiamo visto determine di spesa) per quelle aule necessarie di supporto all’attività scolastica. Queste, come peraltro ci hanno abituato da tempo, sono notizie top secret che il cittadino e i consiglieri comunali, non sono tenuti a conoscere.

L’improvvisazione e il campare alla giornata almeno sino a quando qualcuno le domande non le pone, sembra il modus operandi di questa amministrazione che vive alla giornata fra palloncini colorati, droni, pareti blue e visite all’aeroporto.

Nel frattempo fra 75 giorni suonerà la prima campanella.

Casamassima: per quanti la scuola a settembre?

Dopo le gite in barca per la pesca d’altura, dopo i tavolini fuori dalle pizzerie e dai bar per aiutare i commercianti, dopo le discoteche e il bacio sull’altare per i novelli sposi, qualcuno, il governo, si è accorto che in Italia esistono le scuole e gli oltre 8 milioni di studenti che le affollano.

Praticamente surreali le linee guida che la ministra Azzolina e il presidente del consiglio Conte hanno illustrato ieri alla stampa per il nuovo anno scolastico.

Lasciando da parte l’assunzione a tempo determinato di 50 mila nuove unità fra insegnanti e personale ATA (come se il precariato di cui soffre la scuola non bastasse), e la mancia di un miliardo di euro per quei fondi lasciati nelle mani dei dirigenti scolastici e degli enti locali per opere di bassissimo ammodernamento o adeguamento, tutto il resto è nella mani degli enti locali, regioni, provincie e comuni con la responsabilità dei dirigenti scolastici che in sinergia dovranno, con la politica “localissima”, trovare i rimedi per aprire le aule a tutti il 14 settembre.

La ministra Azzolina, dopo incontri, dibattiti e confronti con i sindacati, studenti, docenti, famiglie e presidenti di regione, non trascurando quanto nel nostro piccolo andavamo suggerendo già l’8 giugno scorso, ha messo su un programmino su cui registrare le superfici delle classi, dei corridoi, delle sale docenti e di tutti quei luoghi che chiamiamo scuola, al fine di determinare quanti studenti potranno regolarmente sedersi nei banchi a settembre rispettando quella distanza sociale di un metro tra bocca e bocca per evitate il possibile contagio.

La ministra dice che ha completato il database nazionale, con i dati provenienti dalle scuole della penisola e dagli enti locali (proprietari delle scuole sul territorio comunale dall’infanzia alla media inferiore), per circa il 78%. Il dato che viene fuori, certamente sconfortante e pensiamo non corrispondente alla realtà, vedrebbe un 15% di studenti privo di aula, di banco e crediamo anche di insegnati, perché, diminuendo la superficie della classe per far fronte al distanziamento viene meno la possibilità di concedere “scuola” a tutti.

Come fronteggiare l’emergenza?

E visto che solo oggi la politica, dopo aver praticamente raso al suolo l’istruzione pubblica negli ultimi venti anni sempre più a favore di quella privata destinata solo a pochi, ricchi, si inventa che scuola può essere anche la biblioteca, il museo, il giardino o quella vecchia stalla ormai abbandonata.

Oppure si ricorda, cosa ancora più grave, di utilizzare quelle vecchie scuole o aule lasciate al degrado dopo il famoso riordino scolastico che come quello visto sulla sanità, danni incalcolabili ha causato.

Ma considerato che abbiamo veramente a cuore il nostro futuro che solo una scuola libera, democratica e inclusiva può assicurarci, non potendo sperare in una rivoluzione non solo culturale, siamo qui a barcamenarci per trovare soluzioni possibili ed auspicabili. Lasciando in disparte gli scenari che da più parti prendono corpo su una nuova ondata di contagi questa volta più nefasta in prossimità dell’autunno (troppe inaugurazioni, partitelle notturne ed assembramenti senza controllo), la strada da intraprendere appare segnata.

Se come dice la ministra Azzolina, i dati raccolti sono stati forniti dalle scuole e dagli enti locali, chi più delle dirigenze scolastiche insistenti sul territorio insieme al comune, dovrebbe sapere ad oggi quante bambine e bambini, quante ragazze e ragazzi potranno tranquillamente e in sicurezza sedersi in quei banchi?

Le Scuole, i dirigenti, i collegi dei docenti, gli assessori alla pubblica istruzione e gli amministratori tutti sanno come eventualmente sopprimere le classi pollaio non più concepibili che sino ad oggi hanno caratterizzato l’istruzione pubblica rendendola “possibile” mettendo le basi per la nuova Scuola che ci auguriamo nasca?

Ed il paesello, in cui manca un parco pubblico degno di questo nome, figuriamoci l’esistenza di un prato o di un museo, in che modo saprà sopperire agli anni di indifferenza e indolenza che nulla hanno investito nelle scuole (quando lo ha fatto ha solo dato seguito agli interventi dei Vigili del Fuoco che ne constatavano la pericolosità), per assicurare a tutti l’istruzione?

Quale il piano, se esiste, che sta studiando, se lo sta studiando, dell’amministrazione comunale al fine di scongiurare la didattica a distanza, i doppi turni, o le mille sgradevolezze che la furia dell’ultimo giorno riesce a mettere in campo?

Quali le richieste che oggi, visto che settembre è domani, gli organi della scuola e l’amministrazione comunale hanno indirizzato agli organi sovra scolastici locali e sovra comunali per un nuovo anno scolastico all’insegna di un futuro sereno per tutti? Dove dovrà fare didattica quel 15% (?) di studenti tagliato fuori dalla scuola?

In quale parco?

In quale giardino?

In quale biblioteca?

In quale aula dismessa?

Dovremo assistere ancora al parcheggio in locali alla strada che andrebbero bene solo per vendere mortadella come avviene da decenni per le bambine e i bambini dell’Infanzia di via Lapenna?

Augurandoci poi che l’anno scolastico 2019-2020 riesca presto ad essere dimenticato dagli studenti tutti, di ogni età, per l’assurdità della mancanza del quotidiano e necessario confronto de visu con il docente e con la carenza di abbracci, sorrisi, solidarietà ed empatia, le amministrazioni comunali, compresa quella del paesello, sapranno mettere in moto la macchina dell’ingegnosità e dell’impegno concreto al fine di evitare inutili e dannose interruzioni della didattica?

Ci riferiamo alle consultazioni elettorali del 20 e 21 settembre prossimo.

Possibile non ci siamo altri luoghi che le amministrazioni comunali possano proporre alle Prefetture e al Ministero degli Interni, dove adibire i seggi elettorali? Possibile che dopo una settimana dall’inizio del nuovo anno scolastico qualche milione di studenti dovrà forzatamente rimanere a casa perché la classe dovrà, sul banco, ospitare l’urna?

Staremo a vedere.

Nitti, la Villa e l’inaugurazione sciagurata.

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Non sappiamo se l’avranno portata a casa per poi depositarla nelle pattumelle casalinghe o se abbiano approfittato dei pochi cestini dei rifiuti disseminati nel paesello per conferire, in modo appropriato, la montagna di indignazione suscitata nei cittadini che l’amministrazione comunale di Casamassima è riuscita ad accumulare con l’inaugurazione della Villa comunale in via Acquaviva di ieri.

Alla presenza delle divise pubbliche e private delle associazioni di volontariato e delle più alte cariche cittadine, in testa il sindaco Giuseppe Nitti, vice sindaco Annamaria Latrofa e vari altri assessori e consiglieri di maggioranza con al seguito i figli, si è proceduto, in un crescendo di irresponsabile e colpevole spocchiosa indolenza, al taglio, violaceo, del nastro che ha dato inizio alla convenzione fra Comune e Nico Pastore, nuovo gestore del bar chiosco all’interno del giardinetto e responsabile dell’intera area.

Fra mascherine indossate che una mano è troppa per contarle e con un assembramento da finale di Coppa Italia vinta ai rigori al novantesimo minuto, le centinaia di persone chiamate a raccolta dal sindaco Nitti si sono riversate in quei viali dando vita ad una calca senza alcun tipo di controllo con la corsa per conquistare il posto in prima fila per ascoltare il verbo del nuovo messia che, come il prete sull’altare, sa da dare buoni consigli senza dare buoni esempi.

Basta scorrere i social per accorgersi che le foto e le dirette immancabili testimoniano certamente molto di più e meglio quello che semplici parole su di uno schermo possono solo tentare di descrivere nella loro crudezza. Insomma, mascherine pochissime, distanziamento sociale completamente assente, prevenzione di nuovi contagi non pervenuta ma irresponsabilità tante che solo una casa non basta, ci vorrebbe un castello, per contenerle tutte.

Staremo a vedere se questo liberi tutti per l’inaugurazione sciagurata del sindaco Nitti per la nuova sempre vecchia Villa comunale, con al seguito partitella di calcio per i più piccoli, sarà applicato anche per il mercato settimanale del sabato che se la febbre non ti fai misurare le cipolle non puoi comprare.

E se i palloncini avessero prodotto meno danni?

Ai posteri l’ardua sentenza.

(Le foto sono tratte dal profilo Facebook di Pro Loco Casamassima)

L’assessora Acciani e i palloncini.

Impegnati com’erano a “legiferare” su quell’interpretazione personale ed estensiva sulla TOSAP stabilite a livello nazionale dal governo, l’amministrazione di Casamassima, con a capo il sindaco Nitti, ha dimenticato che il 10 giugno sarebbe stato per gli studenti del paesello l’ultimo giorno di scuola.

In molti fra studenti, genitori, insegnati e personale tutto della scuola, si sarebbero aspettati che qualcuna fra le figure istituzionali indirizzasse loro un saluto ed un arrivederci visto l’anno scolastico appena trascorso non certo usuale vista la l’eccezionalità del momento.

Una parola sui social, una lettera pubblica, un video messaggio…

Niente. Solo un silenzio che è stato assordante.

Tuttavia, forse grazie a sollecitazioni esterne perché se ne avesse avuto volontà lo avrebbe comunicato in tempi non sospetti e non considerato che passata la festa, gabbato il santo, l’assessora alla pubblica istruzione e alla cultura del comune di Casamassima, Azzurra Acciani, l’11 giugno prende carta e penna e scrive ai dirigenti scolastici.

Cari dirigenti, per tentare di superare insieme, ancora una volta, i limiti imposti dal pericolo di pandemia e festeggiare insieme la fine di questo insolito anno scolastico chiediamo alle scuole e di conseguenza alle famiglie di uscire tutti quanti alle 12 di lunedì 15 giugno sui balconi sventolando o lasciando volare palloncini colorati cantando “volare”, canzone divenuta ormai simbolo della nostra comunità. Un drone dall’alto riprenderà il tutto ed il video, una volta montato, sarà diffuso sui canali social e sulle testate giornalistiche regionali.

Sembra assurdo credere che l’assessora alla cultura e alla pubblica istruzione Acciani, visto l’impegno delle scuole da sempre concentrate nel diffondere i temi della tutela dell’ambiente, possa proporre impunemente di lanciare in volo palloncini colorati da sempre considerati una forma di inquinamento che si combatte strenuamente in tutto il mondo.

Sconcertante scoprire che l’assessora Acciani non abbia mai sentito parlare che l’inquinamento provocato all’intero ecosistema e all’ambiente causato da quel palloncino colorato poi, inesorabilmente caduto al suolo, oltre a sporcare, potrebbe essere ingerito da piccoli animali o da uccelli.

Difficile sarebbe credere che l’assessora Acciani non sappia che molti Paesi al mondo abbiano messo al bando, come ha fatto anche il più vicino Comune di Maruggio, l’uso dei palloncini viste le numerose indagini autoptiche, dalle quali è emerso che vi è una lunga lista di organismi nel cui stomaco sono stati trovati i palloncini: tartarughe, delfini, capodogli e uccelli.

E come è possibile che sempre l’assessora Acciani, salutata con gioia l’iniziativa dell’amministrazione solo di qualche giorno fa che salvava i falchi grillai da quel cantiere al Monastero di Santa Chiara, oggi dimentichi tutto permettendo che quella plastica monouso possa finire nei nidi e negli stomaci di quei piccoli falchetti che a breve impareranno a volare?

Assessora Acciani, abbiamo capito tutti che la fine dell’anno scolastico è sfuggita non solo a lei ma all’intera amministrazione, ma non aggiunga danni al danno.

Invece che ai palloncini colorati al cielo ci faccia sapere cosa sta mettendo in campo per il nuovo anno scolastico che dovrebbe aprirsi regolarmente a settembre: faccia sapere agli studenti se le scuola saranno pronte ad accoglierli, compresa la Collodi; ci faccia sapere come potranno i piccoli dell’infanzia ospitati in quei locali alla strada in via Lapenna potranno disegnare liberamente; controlli bene lei e i suoi colleghi di governo cittadino quanti studenti potranno regolarmente sedersi in quei banchi; informi tutti sull’uso, se ci saranno prescrizioni, dei dispositivi di sicurezza, del personale necessario e dello stato dei luoghi.

Assessora Acciani, faccia l’assessore e lasci ad altri il compito di lanciare i palloncini dai balconi.

Lei è pagata per far volare le certezze non i palloncini.

L’ignoranza è forza.

Molte volte, quasi sempre, ci accusano di essere troppo severi, poco indulgenti, pignoli ed esigenti nei confronti di coloro i quali hanno la responsabilità di amministrare e governare non solo il Paese intero, ma anche porzioni di esso rappresentati dai paeselli che più passa il tempo e più diventano villaggi. Ma siamo, lo confessiamo, solo dei romantici realisti, visto quanto riescono a dimostrare lor signore e lor signori.

Andrà tutto bene, gridavano dai balconi quelli che, costretti a casa dal lockdown, non si erano accorti che dopo il confinamento del corpo sarebbe sopraggiunto, come è peraltro già avvenuto da tempo, il confinamento delle coscienze e della mente. E così dopo aver gridato allo scandalo per il tutto chiuso, per l’economia stagnante, per l’aperitivo negato, per le partite di calcio impossibili e per la messe in streaming, tutti a sperare che potesse sorgere un nuovo sole che facesse tramontare per sempre quello che era stato facendolo divenire un triste e sbiadito ricordo.

Ma non è stato e non sarà così.

Le industrie, quelle del nord, non si sono mai fermate; la sanità, anch’essa abbandonata, ha dato prova di arretratezza e molte volte di incompetenza; i servizi essenziali si sono dimostrati inadeguati e le bambine e i bambini, compresi quelli che ragazze e ragazzi sono diventati, a fare i conti con internet dispettoso nel decidere se si poteva o meno collegarsi con la maestra che insegnava i segreti del verbo essere oppure che ti parlasse di Rousseau e dell’uomo nato libero ma che ovunque è in catene.

E si, la scuola, questa entità divenuta praticamente invisibile e che ti accorgi della mancanza solo quando non sai dove scaricare i figli almeno per una mattinata intera perché la spesa, il lavoro, il parrucchiere e l’amica/o non si possono tradire. Non ha indignato nessuno, o ha sconvolto solo una esigua parte di noi, non sentirne parlare per tanto tempo di quel a volte vecchio e fatiscente contenitore di stanze che sottratto al suo antico luogo di degenza ospedaliera si è deciso, finita l’emergenza della guerra, di trasformarlo in aula scolastica dove i giovani abbiano qualcuno che insegni loro ad imparare.

Tutti giurano e spergiurano che a settembre le scuole riapriranno e finalmente si tornerà fra quei banchi con le riminiscenze del teorema di Pitagora per imparare i fondamenti del latino.

Ci saranno le mascherine obbligatorie? Saranno tutti chiusi nelle cabine telefoniche fatte di plexiglass? Faranno lezione all’aperto nei parchi cittadini che abbondano oppure in qualche sottoscala recuperato qua e là dalle amministrazioni più lungimiranti?

E le classi continueranno ad essere una babilonia tipo pollaio oppure finalmente qualcuno si sveglierà dal torpore decidendo d’imperio che più di 15 in una stessa aula non si può convivere per imparare?

Dopo venti anni, ma solo perché non vogliamo far credere a quelli che ci accusano di essere troppo severi che ragione abbiamo, scientemente si è deciso di distruggere l’istruzione pubblica con tagli di miliardi all’anno, favorendo a dismisura la cosiddetta scuola paritaria, oggi siamo qui a studiare un modo affinché si possa investire nel futuro che appare sempre più a beneficio del ricco, che potrà anche curarsi a piacimento, lasciando dietro il povero che potrà morire per la mancanza di aspirine e che a malapena è riuscito a firmare la sua condanna a morte.

Tra insegnati sul piede di guerra per quell’assunzione mancata e per lo stipendio esiguo, fra collaboratori scolastici che sempre pochi sono per spazzare le aule e che ora anche i bagni dovranno sanificare dopo che ogni bimba o bimbo la pipì sono andati a fare, fra gli ATA, alcuni dei quali neanche sanno da dove si accende il pc, ai giovani cittadini chi ci pensa?

Avremmo sperato che l’elicottero carico di soldoni e di demagogia che in questi mesi ha occupato i nostri TG e le dirette estenuanti che, partendo dalle più alte cariche istituzionali ha occupato i pomeriggi anche dei ragazzini/e che responsabilità di interi villaggi hanno, ci consegnassero non solo i benefit per i monopattini elettrici, ma che ci raccontassero di come hanno intenzione di far svoltare la scuola dopo questi lunghi decenni di macerie.

Ma come?

Avremmo gradito che si fosse partito dal basso, proprio da coloro i quali quelle aule dovrebbero occupare in sicurezza, per ricostruire tutti insieme quello che abbiamo distrutto delegando ad una politica arruffona, incapace e che per garantirsi continuità sperperava il danaro in favore di pochi condannando i più all’oblio.

Chi oggi potrà, partendo dalle Università per arrivare alla più piccola scuola di provincia, dichiarare e certificare che, vista l’intera struttura, considerate le dimensioni di quelle aule, per garantire la distanza minima interpersonale fra gli studenti quella scuola da 100 potrà ospitare solo 40 studenti?

E per tutti gli altri?

Chi presenterà il conto affermando che bisognerà costruire ex novo nuovi contenitori destinati alla cultura, che dovrà impiegare altri e più numerosi insegnanti compresi i tecnici e i collaboratori e da qui ripartire per una visone d’insieme che ci faccia comprendere il tutto?

E voi credete possibile che i ragazzini e le ragazzine magari laureatisi in quel prestigioso college da migliaia di euro al mese catapultati nella politica solo per arrivismo possano riuscire a far tutto ciò sapendo bene che l’ignoranza è forza?

Intanto settembre è domani.

P.S.

Leggete o rileggete 1984 di George Orwell e capirete perché l’ignoranza è forza.

In subordine, per quelli che volessero dar un senso alla propria esistenza in quanto cittadini, si consiglia la lettura della Costituzione della Repubblica Italiana (comodamente scaricabile cliccando qui) che non sono le frecce tricolori nelle giornate di festa.

A Casamassima se sei povero ti tirano le pietre.

E’ da anni che le forze politiche tutte, comprese le associazioni di volontariato no profit che operano nel paesello, tacciono incomprensibilmente sulle scelte politiche che le varie amministrazioni che si rincorrono sul Palazzo di Città mettono in campo ogni anno.

Ci riferiamo in particolar modo alla scelta politica reiterata anche dall’amministrazione Nitti in virtù della Delibera di Giunta n. 52 del 3/06/2020.

Per i servizi a domanda individuale esercizio 2020. Determinazione tariffe e percentuali di copertura, si continua ad osservare e seguire un canovaccio che è apparso sin dal primo momento non solo indecifrabile ma innegabilmente ingiusto.

La Giunta comunale, presieduta dal sindaco Giuseppe Nitti e composta dagli assessori Annamaria Latrofa, Azzurra Acciani, Michele Loiudice, Maria Montanaro e Gino Petroni, ravvisata la necessità di dover predisporre gli atti di programmazione e gestione per il bilancio di previsione esercizio 2020 con particolare riferimento ai servizi a domanda individuale (1. Mensa ad uso scolastico; 2. Mensa anziani; 3. Trasporto scolastico; 4. Colonia estiva minori; 5. Soggiorno climatico anziani; 6. Palestre Scolastiche), determina le tariffe cui i cittadini dovranno attenersi per richiedere il servizio.

E come sempre saltano agli occhi delle ingiuste incongruenze a cui, purtroppo, da anni, nessuno cerca di porre rimedio.

Il costo dei singoli buoni pasto che i genitori dovranno sborsare per permettere ai figli di accedere al servizio sono così suddivisi:

  • 1,65 PER SINGOLO BUONO PASTO per dichiarazione ISEE da 0 a € 6.000,00

  • 2,10 PER SINGOLO BUONO PASTO per dichiarazione ISEE da 6.001,00 a € 12.000,00

  • 2,60 PER SINGOLO BUONO PASTO per dichiarazione ISEE da 12.001,00 a € 21.000,00

  • 3,80 PER SINGOLO BUONO PASTO per dichiarazione ISEE oltre € 21.001,00

Quello che salta immediatamente agli occhi è la scelta, anche per Nitti, ma come abbiamo sottolineato non solo per lui visti i precedenti, di mettere in rapporto (guardate la prima fascia), un ISEE uguale a zero con un ISEE pari a € 6.000.

Quale sia il rapporto matematico e/o proporzionale che collega lo zero con qualsiasi altro valore, lo chiederemo non solo agli illustri matematici ma anche agli emeriti giuristi e costituzionalisti presenti non solo in giunta, ma anche a quelli che occupano le seggiole del consiglio comunale.

Se proporzionalità dovrebbe essere seguita per stabilire il costo di un servizio, questa non può prescindere dalla determinazione del reddito familiare. E se alla base decidiamo di utilizzare lo strumento dell’ISEE per stabilirlo, quale il criterio di sancire per “legge comunale” che chi possiede 0 (zero) deve pagare il buono pasto € 1,65 come quello che possiede 1 oppure 6.000?

Questa abnorme stortura non solo della morale, del diritto e dei principi costituzionali, cozza ancora di più in questo momento di emergenza economica in cui molti sono stati stritolati. Da una parte si procede a solidarizzare con le famiglie in difficoltà con i pacchi doni degli aiuti alimentari seguiti dai buoni pasto alimentari e dall’altro, scordandosi colpevolmente di quanto si sia stati bravi a concedere l’aiuto, si chiede al genitore in difficoltà che non sa neanche cosa sia un reddito, di pagare per il proprio figlio il buono pasto per la mensa. Penso che il far di conto sia una prerogativa che tutti, ma proprio tutti posseggono, ed allora perché chi ha o dichiara zero non può usufruire del servizio in forma completamente gratuita?

Molti comuni lo fanno, ma l’amministrazione del paesello no. Perché?

E come se, spente le telecamere del TG3 e le dirette strappalacrime in cui si mettevano in risalto le doti umanitarie di questo o di quello, tutto d’improvviso sia scomparso.

Certo, sarebbe difficilissimo (?) suddividere proporzionalmente la spesa necessaria per assicurare il servizio fra i richiedenti lo stesso escludendo a priori quelli che zero riportano sui certificati, ma sarebbe di gran lunga più equo e più giusto.

Ma la giustizia non è di questo mondo e neanche di questa amministrazione, si sa.

E se poi volessimo applicare, richiedendolo, lo stesso criterio di proporzionalità, escludendo gli zero, anche per le bambine e i bambini attratti dalla colonia estiva o dalle attività ludico ricreative, saremmo tacciati da questa giunta comunale a cui riesce bene solo il copia ed incolla di delibere dannose e qualunquiste, di essere pericolosi bolscevichi figli di Marx?

A proposito, dopo i campi estivi e le attività ludico ricreative, saranno stati tutti risolti i problemi per le scuole aperte a settembre cui quei buoni pasto sono destinati?

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