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Continuano i “sabato del fare” di Giuseppe Nitti.

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Sbarca sulla fontana di via Conversano e sull’adiacente piazzetta la carovana ecologista di Giuseppe Nitti.

Anche stamane, un gruppetto di volenterosi guidati da Pinuccio Fortunato hanno “disboscato” dalle erbacce divenute alte quasi quanto gli alberi vicini, piantando fiorellini, la foresta amazzonica che si era insinuata nella famosa piazzetta di via Conversano.

Contrastanti i commenti dei curiosi e di quelli che passavano di lì per recarsi al mercato settimanale del sabato. Si passava nel giro di qualche nano secondo dal «bravi, ci voleva proprio questa pulizia», al «come si vede che stiamo in campagna elettorale».

 

 

 

Volti nuovi e vecchi hanno animato la giornata, che mentre scriviamo, non si è ancora conclusa.

 

 

 

 

Giuseppe Nitti circondato dai candidati consiglieri durante una pausa.

Anche il papà di Giuseepe Nitti al lavoro.

 

Sabino Verna

Nicola Guerra

Vito Mazzei

Rosa Manzari e Marilena Milano

 

Un “altro” alberghiero a Noicattaro. Giusy Caldararo non ci sta.

Giusy Caldararo, che a Casamassima abbiamo già avuto modo di conoscere in quanto dal 1992 al 1998 è stata un’apprezzata insegnante del 1° Circolo Didattico G. Marconi, ci informa di un dimensionamento della rete scolastica che potrebbe avere effetti non del tutto positivi, anche sull’Istituto Superiore Alberghiero Majorana di Casamassima.

La Caldararo già assessore alle Politiche Sociali e all’Istruzione al Comune di Turi e che oggi insegna all’Istituto Comprensivo Resta – De Donato Giannini, dichiara di aver ricevuto il 30 marzo scorso, una segnalazione esposto da parte dell’I.I.S.S. “Consoli Pinto” in cui erano espressi in forma chiarissima gli accadimenti che andremo a raccontare.

Per questo scrive al sopragiunto Commissario Prefettizio di Turi affinché si possa intervenire.

La Delibera di Giunta Regionale Puglia n. 251 del 01 marzo 2018, autorizzava l’attivazione presso l’Istituto Comprensivo “Pende” di Noicattaro della sede distaccata dell’Alberghiero De Lilla di Polignano a Mare. Attivazione che, a quello che si legge nel documento, l’Istituto Comprensivo Pende pare non sia stato per nulla interessato e coinvolto attraverso la sua composizione collegiale di Collegio Docenti e Consiglio d’Istituto.

Il tutto è avvenuto oltre qualsiasi termine di scadenza , già previsto per tutte le Scuole della Regione Puglia, fissato per il 20 novembre e il 30 novembre del 2017. Altresì, dall’analisi della Delibera di Giunta Regionale n. 251 si ricavava che la proposta di attivazione accordata al Comune di Noicattaro non compariva tra quelle presentate all’attenzione della Città Metropolitana e della Giunta Regionale Pugliese nei termini e nelle procedure adottate dagli altri Comuni interessati alla rete di dimensionamento scolastico.

Anche l’II.SS. Consoli – Pinto di Castellana Grotte dichiara che l’attivazione tardiva (da parte della Regione, ndr), si presume ad esclusivo interesse solo del Comune di Noicattaro e con copertura degli oneri da parte della Città Metropolitana di Bari. Non si riesce a comprendere bene quale il fondamento normativo da cui è scaturita detta attivazione, prosegue la nota del Consoli.

Quale l’urgente necessità/opportunità di attivare un altro Istituto Secondario di Secondo Grado a Noicattaro, senza dare a nessuna altra Scuola e/o Comune della provincia o della regione la stessa possibilità?

La dott.ssa Giusy Caldararo si chiede le ragioni che hanno spinto la Giunta Regionale della Puglia di respingere la richiesta, attraverso una Delibera del Consiglio Comunale di Turi,  di collegare l’ITES Pertini – Anelli di Turi con l’II.SS. Consoli – Pinto di Castellana Grotte, considerato che il totale di alunni  per l’anno scolastico 2018-2019 sarà inferiore alla soglia di mantenimento e garanzia dell’autonomia scolastica per poi, in deroga a tutte le disposizioni, consentire l’Istituto Superiore a Noicattaro.

«Mi piacerebbe ora avere risposte certe e certificate, sancisce Giusy Caldararo,  per questo HO SCRITTO all’attenzione del Commissario Prefettizio del mio amato Comune, in quanto massimo garante della legge e in cui confido pienamente per la risoluzione del caso affinché precedenti cosi pericolosi non debbano verificarsi più.
Personalmente procederò fino ad arrivare al CAPO della matassa».

Nel frattempo Raimondo Innamorato, sindaco di Noicattaro, invita, a richiedere regolare nulla osta, (in quanto le iscrizioni sono già terminate), per consentire a chi interessato, di occupare quelle aule ricavate per giunta all’interno di una Scuola Media di Noicattaro.

Lasciamo le considerazioni ovvie che la convivenza fra studenti di scuola superiore e scuola media inferiore comporta, ma per l’Istituto di Casamassima, stesso indirizzo di studi, quali le conseguenze?

Che il “dialogo politico” intrapreso da Michele Emiliano con il Movimento 5 Stelle, (Raimondo Innamorato è sindaco del M5S), partano dalla Delibera di Giunta Regionale n. 251 del 1° Marzo 2018?

 

 

Il tunnel: lo scoglio è il candidato sindaco.

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A furia di rimandare, aggiornare e posticipare le decisioni, quel tentativo del Partito Democratico di Casamassima di restituire al paesello un accordo fra le forze responsabili che al di là degli schieramenti possa contribuire alla rinascita della comunità casamassimese, sembra essere destinato a non avere più quella spinta propulsiva iniziale.

Eppure le premesse erano incoraggianti:

«Lo scenario politico comunale emerso durante le  ultime  consultazioni politiche ha evidenziato  l’impellente necessità di dare la  massima   considerazione  al  disagio sociale,  alle  politiche del lavoro, alle politiche socio-sanitarie attraverso un  percorso nuovo e che sappia guardare anche oltre i classici schieramenti politici. Infatti, le forze politiche sane e responsabili prendono atto della situazione nazionale e locale, insieme,  intendono rilanciare la  buona politica  con  un  progetto  comune  che, ponendo al centro le persone ovvero la comunità di Casamassima  con  le proprie necessità e bisogni, metta in campo iniziative da attuare per il rilancio socio-culturale, produttivo, lavorativo ed urbanistico del territorio. L’intento comune, dunque, è dare risposte concrete alla comunità. Il nuovo progetto vuole coinvolgere l’intero tessuto sociale casamassimese; società civile, formazioni politiche e associazionismo, rendendoli  protagonisti di questo percorso».

Sarebbe il nome del candidato sindaco lo scoglio da superare affinché le premesse assumano valenza pratica. Anche se mai nominato espressamente, quella coalizione per alcuni strana, era nata anche attorno a quel nome che rappresentava un momento di sintesi ed una certezza su cui far convergere le aspettative. Il venir meno improvvisamente e senza ragione comprensibile alcuna di quella certezza, ha fatto cadere quasi nella disperazione i primi firmatari di quella alleanza: Partito Democratico, Articolo Uno e Uniti per Casamassima.

Al tempo stesso l’apertura da parte di Gino Vitali, coordinatore regionale di Forza Italia, a cui non dispiacerebbero governi cittadini di unità anche fra forze sulla carta non omogenee, aprirebbe le porte al partito oggi rappresentato al paesello da Rino Carelli che, abbandonato il tavolo di un centro destra sfaldato e disunito, peraltro con un candidato sindaco che segnali di esistenza politica in vita non dà e con molti esponenti storici della destra, maldestramente mascherati all’interno le liste civiche, potrebbe anch’egli aderire a quella proposta targata, che solo per esemplificazione, chiameremo PD & altri.

E proprio l’ingresso di Forza Italia in questa alleanza di responsabilità, potrebbe sbloccare l’impasse che attualmente vive la coalizione. A questo punto convergere su di un nome che rappresenti completa ed assoluta discontinuità con il recente passato e che sia espressione unitaria delle forze in campo, abbandonando primati ipotetici non suffragati dai fatti, sembrerebbe l’ipotesi più accreditata per continuare la strada verso un governo cittadino autorevole.

Dovrebbe essere domani, venerdì, il giorno destinato alle decisioni che contano. Staremo a vedere cosa ci restituirà la fine del tunnel.

Nel frattempo Giuseppe Nitti naviga in perfetta solitudine verso il traguardo finale che, se la politica continuerà a cincischiare, lo porterà ad indossare la fascia di sindaco ancor prima delle elezioni. Ma questo merita futuro approfondimento: non è tutto oro quello che luccica.

Black out.

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Il problema non è Giuseppe Nitti ed i suoi immaginari haters compresi i proclami spacciati come sostanza, ma quelli che Giuseppe Nitti vorrebbero sconfiggere.

E’ tutta lì la questione. Se sia meglio ubriacare gli elettori e le elettrici con quelle fantasmagoriche uscite ecologiste a cui oggi tutti vorrebbero partecipare indossando quelle magliette identificative che una squadra di calcio mi sembra o contrastare quel populismo che parla alla pancia della gente da strada con progetti realizzabili.

Chi segue la politica nostrana non può negare di aver avuto i primi segnali che qualcosa stava maturando fra il Nitti e il Fortunato già da un anno fa. Ma anche ammettendo che distrattamente nessuno ne aveva colto i segnali, già il 15 dicembre scorso, da queste pagine, avevamo anticipato, come confermato dai fatti, che sarebbe stato l’asse Giuseppe NittiPinuccio Fortunato quello che prepotentemente si era proposto alla guida del paesello. Mugugni e disapprovazione accompagnarono quella candidatura tirata fuori dal cilindro da Autonomia Cittadina che mal si sposava con l’idea di amministrazione della cosa pubblica. Ma è da allora che gli strateghi della politica, quelli che la mangiano a colazione, pranzo e cena, una risposta ancora non riescono a darla.

Il centro destra trova oggi il coraggio, attraverso il suo uomo simbolo, Franco Pignataro, di affermare che Casamassima HA BISOGNO DI DESTRA” ma senza specificare da chi dovrebbe essere rappresentata quella destra che appare divisa, frantumata e lacerata.

Quelle radici che il Pignataro dice dovrebbero affondare nel ricordo del MSI e di Giorgio Almirante, sembrano più una conta dei nostalgici che un programma di governo (cittadino).

“Se Fratelli d’Italia, insieme ai suoi alleati, dovesse ricevere il mandato popolare di governare Casamassima, NON FARA’ SCONTI A NESSUNO. Ordine, Pulizia, Dovere prima dei Diritti, Onestà e Serietà di Comportamenti”, scrive Pignataro, dimenticando di nominarli gli alleati, che oggi appaiono e scompaiono come le buche sul selciato. Tralasciando il giudizio che ci spingerebbe a disquisire a lungo se siano i doveri a precedere i diritti, pone l’accento sul fatto, questo si incontrovertibile, che “Nel silenzio assordante di una cittadinanza che appare e che probabilmente è rassegnata, il Comune ha stralciato dai residui attivi circa 1,2 milioni di euro e che il Commissario ha eliminato dal bilancio una entrata, che in realtà non esisteva, ma contribuiva a garantire una spesa equivalente”.

Cosa significa tutto ciò? Si chiede Pignataro: Significa meno possibilità di intervenire sulle strade, nei giardini, nelle opere necessarie per la nostra Comunità. Ma significa anche il rischio che il Comune, con un’altra operazione simile, incorra in ben più pesanti conseguenze.

Che il riferimento sia ad un possibile default, sembra ovvio, ed allora, chiediamo noi?

Quale il programma di governo che la destra casamassimese mette in campo? E quali le donne e gli uomini sulle cui gambe quel programma dovrebbe realizzarsi al netto di quelli e di quelle che causa transumanza una sistemazione già l’hanno trovata in un posto all’ombra magari di quegli alberi piantati di recente?

Sono oltre tre mesi che vi riunite, che aprite e poi chiudete e poi socchiudete la porta, ma risposte ad oggi nessuna. Compresa quella che ci permetterebbe di sapere senza ombra di dubbio se il vostro candidato sindaco risponde al nome di Agostino Mirizio oppure se anche questo nome, a meno di due mesi dalle elezioni, è divenuto trattabile o no.

E se “Casamassima non ha bisogno neanche di giovani ma già esperti voltagabbana che con preoccupante e semplicistica sufficienza danno fiato, in completa incoscienza, ad un repertorio infinito di sciocchezze, pensando alla carica di Sindaco come ad una possibilità occupazionale”, quali le contromosse che propone quella destra ancorata alle radici nel ricordo di Almirante e che oggi ritroviamo in Fratelli d’Italia?

I cittadini chiedono chiarezza, nomi e programmi, portavoce Franco Pignataro.

Le solite invettive contro il PD e la sinistra in genere hanno fatto il loro tempo; almeno qui tutti siamo coscienti di cosa abbiano rappresentato alcune delle tante amministrazioni di falso centro sinistra, (in verità anche quelle di centro destra, comprese quelle di Carelli sindaco per un giorno e quella di Birardi), ed allora?

Continuare a dividersi nonostante i problemi siano noti a tutti con la speranza che la nostalgia canaglia possa risolverli?

Ma non solo la destra o il centro destra è in uno stato confusionale da incubo. Anche la sinistra, (non pervenuta in verità), con tutto il centro, cerca una via di fuga. Ma anche da quella sponda ad oggi nessuna risposta. Sembrava all’inizio intenzionata a intavolare un dialogo con il Nitti, ma si son presto resi conto che con i fondo schiena che vedi quando qualcuno si allontana, nessun discorso è possibile. Ed allora anche loro, come il centro destra suo dirimpettaio, hanno voluto aspettare il 4 marzo e in una spinta propulsiva nazionale che anche la pietra tonda sapeva non ci sarebbe stata. O almeno non c’è stata nel senso sperato. Ed anche lì riunioni su riunioni, aggiornamenti, proposte, invettive sino ad arrivare a quella proposta ventilata di un governo di salute pubblica che calcasse quel contratto che anche Di Maio, per districarsi a livello nazionale da quell’abbraccio mortale con il PD o con la Lega di Salvini senza Berlusconi che apre le porte però, propone per tentare una via d’uscita dignitosa.

Ma anche quella proposta fatta dal PD casamassimese di inglobare tutti nel nome della responsabilità sembra ferma ai nastri di partenza. Inutile negare le divisioni ideologiche all’interno del partito fra coloro i quali vorrebbero l’apertura e quelli che la porta chiusa sarebbe meglio. Per far cosa, però, nessuno lo spiega. Che anche loro siano nostalgici che fanno della testimonianza una virtù? Ed intorno a quel documento già controfirmato, così dichiarano quelli che sanno, non senza patemi d’animo fra il PD, Articolo Uno e Uniti per Casamassima, nessuna certezza sull’auspicato allargamento della coalizione visto che segreto rimane come se fosse uno di quelli rivelati a Fatima.

Nel frattempo sembra non interessi nessuno che fra circa 30 giorni scadranno i termini per presentare le liste ed i candidati sindaco collegati. Ad oggi non conosciamo i nomi di tutti i possibili candidati sindaco, ad esclusione di Giuseppe Nitti e Lorenzo Ronghi, manca ancora l’ufficializzazione di quello per il Movimento 5 Stelle, come i programmi ed i candidati consiglieri che vorranno e sapranno e avranno la voglia e la competenza di risolverli i problemi.

Ed oggi, con quello che si prospetta per il paesello non certamente rappresentato da qualche pezzo di terreno ripulito dalle erbacce, (vero Pignataro? vero caro e vecchio PD?) si discute ancora se sia o meno il caso di intavolare un discorso serio fra tutte le forze politiche in campo e con i cittadini che hanno il diritto di sapere quello che fra qualche mese prenderà corpo.

Ed il problema non sarà certamente quello degli spazi verdi abbandonati ed incolti usati per i bisogni dei cani.

 

Per qualcuno saranno i “sabato del fare”.

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Se si andasse alle urne ogni 6 mesi, i cittadini tutti, quelli delle grandi città come quelli del paesello a sud est la grande metropoli, sarebbero i sudditi più felici. Sarebbero beneficiati dagli 80 euro in busta paga, dalla speranza di un reddito di cittadinanza, da una tassazione uguale per tutti, ricchi e poveri, dalla fine dei vitalizi, dal fatto che tutti andrebbero in bus, elettrici magari, da scuole belle e colorate, da campi sportivi e dalla pulizia necessaria dalle erbacce di alcune zone della città che sono proprio insopportabili.

Ed è quello che hanno fatto oggi quelli di Idea Civica, la coalizione di liste civiche (?) che vorrebbe Giuseppe Nitti sindaco di Casamassima. Armati di falce e qualche mezzo meccanico, si son dati appuntamento su quei terreni abbandonati ed incolti di via Turi dove, dopo aver macinato senza pietà quelle erbacce che impedivano la vista, hanno piantato 4 ulivi di memoria prodiana come simbolo di lotta alla trascuratezza e alla negligenza.

 

Sicuramente un opera meritoria e degna di attenzione visto che solo grazie ad un’autotassazione da parte dei candidati le liste civiche si sono potuti compensare i costi sostenuti per l’acquisto di quegli alberi e del personale specializzato che operava sui mezzi, ma ci chiediamo se sia possibile ogni volta, specialmente in campagna elettorale, continuare a sostenere simili belle azioni, che poi, inevitabilmente, una volta arrivati ad occuparli quegli scranni, diventano memoria antica senza ricordo. Vedremo, disbrigheremo, vi promettiamo che faremo ….. diventano le parole d’ordine di quelli che, seduti su quei banchi, rigirandosi i pollici ci spiegheranno che i soldi son pochi e che bisognerà aspettare quella sovvenzione di quel tale fondo europeo o regionale perché senza soldini nulla si potrà realizzare.

Ma i sostenitori di Giuseppe Nitti sindaco, non sono certo i primi e non saranno certamente gli ultimi che ci vorranno deliziare con queste azioni da libro Cuore e da questi blitz ecologisti da far invidia a National Geographic.

E’ ancora vivo il ricordo, uno fra i tanti, di Antonello Caravella candidato sindaco per il Movimento 5 Stelle alle scorse amministrative, allorquando ripuliva, inseme ai suoi prodi, Marcedd dai rifiuti gettati lì come se si trattasse di una discarica a cielo aperto e non di un polmone di verde da tutelare.

Ma se volessimo arrivare al bello e alla felicità, parole comparse in questa magmatica campagna elettorale, attraverso giudizi su come si stiano spendendo denari pubblici, o su come scompaiano possibili introiti pubblici da atti comunali, ci accorgeremmo tutti che è meglio una pulizia superficiale su un terreno incolto ed abbandonato, perché il copertone e l’erbaccia li vedono tutti, mentre i conti che regolano le nostre tasse, no.

Appuntamento a sabato prossimo.

 

Nel frattempo l’ascensore della Marconi è ferma da anni.

Mentre a qualcuno ricorda un acquario senza pesci, per altri potrebbe essere utilizzato come camera ardente. Con il catafalco al centro sormontato da quattro ceri, con quelle luci di atmosfera e con quel divanetto e poltroncine blu a contorno, l’androne dell’ingresso Monumentale e Storico del Comune di Casamassima, restituito alla vista, ma solo a quella, dei cittadini gaudenti, che passando e ripassando volontariamente e con gioia più volte al giorno, ne ammirano le fattezze e la grazia della resurrezione.

Con la famosa porta a bussola messa in opera si è completata senza indugio la straordinaria trasformazione del Palazzo di Città che da ricovero per attrezzi e cianfrusaglie varie, oggi ospita al suo interno sia l’associazione principe del Santo Patrone che quella credenza senza età circondata da quelle che una volta erano porte ma che oggi sono passaggi murati.

Costo complessivo delle opere (documentate) per arrivare a simile straordinario risultato, € 18.461 (diciottomilaquattrocentosessantuno).

E poi dite che nessuno pensa al nostro benessere visivo.

A proposito: nel frattempo, sembrerebbe che l’ascensore della Scuola Primaria Marconi sia ferma da anni.

Che manchino i soldi per le manutenzioni?

E che volete, mica tutto si può avere.

 

Il simbolo della vergogna.

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Trasformare i sudditi in cittadini è miracolo che solo la scuola può compiere
(Piero Calamandrei)

 

E’ passato così tanto tempo che sembra difficile credere che una volta in quell’edificio divenuto un cantiere informe ed abbandonato erano le bambine ed i bambini, con i loro grembiulini colorati e con quei sorrisi capaci di smuovere le montagne a portare la gioia e la spensieratezza. Tutto fermo intorno a quelle buche dove solo l’erbaccia porta un po’ di colore laddove anche la speranza si è arresa.

Ancora ospitati presso quelle aule ricavate all’interno del Majorana i piccoli cittadini che un giorno animavano la Collodi, la scuola dell’infanzia alla zona 167 di Casamassima, contano i giorni che li separano dall’illusione che un giorno potranno ritornare in quelle che erano le loro aule.

Mentre i più informati dicono che fra 15 giorni saranno riconsegnate nella loro completa disponibilità le aule della Scuola Primaria Rodari, per i piccoli della Collodi neanche un’ipotetica data messa lì a testimoniare l’impegno di qualcuno per risolvere il problema di qualcun altro, viene messa come traguardo. E se per quest’anno potranno continuare a frequentare quelle aule in affitto al Majorana, il problema maggiore sarà per il prossimo anno scolastico allorquando, finito l’affitto non più rinnovabile che forse ci sarà costato più di una scuola prefabbricata, si dovrà trovare una possibile sistemazione. Ma ora non disturbate i candidati sindaco e le coalizioni che chiuse nel loro impareggiabile egoismo miope e strumentale sono impegnati a racimolare i voti, perché tanto risposte non ne daranno.

Vuoi vedere che i piccoli della Scuola dell’Infanzia ospitati presso quei locali commerciali di via Lapenna sono, nonostante tutto, i più fortunati?

Che vergogna.

 

Sono le “prime donne” della politica nostrana il problema?

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Nica Ferri, presidente della Fondazione Don Sante Montanaro e a capo di una lista civica rappresentata negli incontri politici da Fabio Lisco e Pasquale Moramarco, suo marito, affida ad un giornale online la volontà di sfilarsi dall’ipotesi di accordo con il Partito Democratico per le prossime amministrative.

Quell’invito alla responsabilità da parte di Rocco Bagalà in accordo già con Giacinto Rella e Pino Gengo, cade nel vuoto.

Ma perché la Ferri non ha accettato l’invito?

Difficile credere che la causa potesse essere rappresentata da accordi e da percorsi politici visto che le ragioni dovranno ancora essere spiegate e che i documenti che dovranno sancire tale patto sono ancora in fase di redazione che ella stessa avrebbe potuto contribuire a stilare, ed allora perché?

Forse perché non poteva rivestire i panni di candidata sindaco?

Nel frattempo radio fante, in queste ore, sta facendo circolare la notizia, (non la crediamo possibile), che anche in ambito centro destra tale richiesta di candidatura era stata proposta e non accettata. Ed a proposito di radio fante, anche una lite furibonda fra Giuseppe Nitti e Pinuccio Fortunato occupa l’etere.

La Nica Ferri, ricordiamo, creatura anch’essa nata dall’avvocato Alessio Nitti che pretese partecipasse alle primarie con Vito Cessa  per stabilire chi fra i due dovesse rivestire il ruolo di candidato sindaco, eletta dalle opposizioni nella scorsa consiliatura alla presidenza del consiglio e poi passata anima e corpo nelle braccia della maggioranza almeno sino alla sua caduta rovinosa con quella mozione di sfiducia a cura delle minoranze, cercherebbe alleanze fuori dell’antico flirt con il PD per approdare non sappiamo ancora dove.

La Casamassima politica, non ancora pronta per un governo di responsabilità ormai improcrastinabile, risponde all’invito che da più parti vien fatto rispondendo in modo sgraziato: e così, alla non negoziabile candidatura di Giuseppe Nitti e di Lorenzo Ronghi e a quella che crediamo presto si aggiungerà di Antonello Caravella, passando da quella di Agostino Mirizio, si potrebbe aggiungere anche quella della Ferri se le notizie di radio fante fossero confermate.

E così, in vista delle prossime amministrative che si terranno domenica 10 giugno 2018 con l’eventuale turno di ballottaggio al 24 sempre di giugno, il clima si arroventa sempre di più con così tanti soggetti in campo, tutti prime donne non trattabili, che pensiamo siano animati più da vanagloria personale che dalla volontà di mettere al primo posto gli interessi generali del paesello e dei suoi abitanti.

 

Governo di responsabilità?

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Se i rumors intorno al Partito Democratico di Casamassima impegnato a costruire le basi per un governo di salute pubblica aperto a forze politiche apparentemente eterogenee ma mosse dalla responsabilità di smuovere le cause dell’immobilismo in cui il paesello a sud est si trova a combattere da anni avessero un seguito, si aprirebbe uno scenario politico del tutto nuovo degno di attenzione da parte di tutti.

Gli effetti degli schieramenti che sino ad oggi hanno tentato maldestramente e goffamente di governare la piccola cittadina sono sotto gli occhi di tutti. Centro destra e centro sinistra, almeno nella composizione della vulgata comune, hanno fallito miseramente portando a gestioni commissariali che si sono dimostrate non all’altezza e che ulteriori interrogativi hanno messo in campo senza risolvere alcunché. Anche l’ultima amministrazione, autoreferenziale  e priva di quella spinta propulsiva che liste personali del sindaco hanno fortemente deteriorato occupandosi solo della “gestione delle poltrone”, sono la dimostrazione plastica di quanto affermiamo.

E così, se il PD, insieme a Liberi e Uguali e al gruppo capitanato da Pino Gengo a cui seguirà anche quello  della Nica Ferri che non farebbe mancare il suo appoggio, dovesse prendere forma e sostanza, Casamassima vivrebbe per la prima volta nella sua storia la possibilità di gettare le basi e le fondamenta per quella responsabilità a parole più volte cercata ma mai tentata concretamente. Pensiamo che tale fondamento, però, non possa rinchiudersi in se stesso ma operare per allargare il consenso su un progetto che in prima battuta non può che vederci favorevoli. E qui ci riferiamo a quelle forze politiche impegnate in un braccio di ferro che oltre la testimonianza fine a se stessa, nulla potrebbero nel nome della conservazione di ideali che i cittadini non riconoscono più come essenziali.

Anche il civismo che in questi ultimi anni si è fortemente rafforzato e che in Autonomia Cittadina trova la sua massima espressione, non potrà rimanere indifferente a questa presa di coscienza dei partiti tradizionali, a lungo combattuti per il proprio immobilismo e che oggi, attraverso un concreto e visibile cambio di rotta, tentano la strada della ricostruzione. Solo un incosciente, e Giuseppe Nitti non lo è,  non potrebbe  mettere da parte la sicumera che sino ad oggi ha caratterizzato il suo percorso per ripensare il cammino. Difficile sarebbe convincere, e due anni di esperienza politica son troppo pochi,  quelli che riponevano fiducia in lui e che lo vedevano come ultimo baluardo contro i partiti arruffoni, continuare a concedergli fiducia quando proprio i partiti che lui voleva sconfiggere sul terreno di un ipotetico e sperato buon governo, lo stoppassero inesorabilmente attraverso il pragmatismo che vorrebbero mettere in campo.

E questo tornare sui propri passi sarebbe auspicabile anche perché Autonomia Cittadina e il suo segretario politico, Pinuccio Fortunato, ad oggi hanno nicchiato sulle ragioni logiche politiche che vedevano nel giovane avvocato trentunenne il candidato sindaco ideale, perché i motivi dichiarati il quella serata Burian di cui abbiamo già parlato, non ci sembrano sufficienti. Pensiamo che anche l’intera alleanza che sostiene Nitti avrà ragioni sufficienti per interrogarsi; (ci riferiamo a Civicamente guidata da Rubino & Guerra con il sostentamento di frange che hanno abbandonato il Ronghi, senza peso specifico, lungo il cammino).

Ma pure il Movimento 5 Stelle, viste anche le vicissitudini ultime a livello nazionale, non potrà chiudersi in se stesso senza dare e contribuire come sa a un tentativo, il primo per i casamassimesi, di incamminarsi per un sentiero che oggi non sappiamo se diventerà autostrada.

Nel frattempo tifosi da stadio, mossi per lo più da interessi di bottega e vecchi rancori, attraverso ricostruzioni fantasiose e prive di fondamento alcuno, commentano simile possibile nuovo scenario denigrando l’ipotesi che oggi gli spiazza inesorabilmente facendogli crollare i sogni che li vorrebbero ancora protagonisti del nulla cosmico fin qui prodotto.

Il consiglio che sommessamente vorremmo porgere all’attenzione di quegli uomini e di quelle donne impegnati in questa nuovo cammino è che dovranno ponderare bene i nomi dei candidati in campo per evitare spiacevoli e conseguenti fraintendimenti che inevitabilmente sarebbero terreno fertile per i competitor in campo. Ci auguriamo altresì che il candidato sindaco chiamato a guidare questa nuova coalizione non abbia nessun tipo di legame con le vicissitudini politiche del recente passato che male si coniugherebbero con il progetto che si vorrà proporre ed in ultimo, non certo per importanza, che il programma di governo si basi su pochi ed essenziali punti che sarebbe inutile qui stare ad elencare.

Solo per il momento, però.

 

Ci vorrebbe una rivolta popolare.

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Mentre i falsamente civici impazzano nell’immaginario collettivo come unici possibili risolutori del tutto tentando maldestramente di dare risposte concrete alle contraddizioni e alla caterva di problemi messi su dai partiti tradizionali che tanti danni hanno fatto e continuano a fare, non solo al paesello, loro, i partiti costituiti, quelli granitici, quelli completi di tutto, che fanno?

Nicchiano tentando di sopravvivere a se stessi.

Chiusi al loro interno cercano di costruire la squadra migliore, con i nomi più altisonanti e blasonati pur di vincere le elezioni per ricominciare le beghe di sempre alla ricerca di quel posto al sole che se fosse una telenovela sarebbero decenni che ne vediamo le repliche.

Ci vorrebbe una rivolta popolare; una sommossa capace di lasciare il segno e che diventi monito alle future generazioni.

Sovvertimento sarebbe quello che dovrebbe vedere i cittadini chiedere a gran voce a lor signori di rimboccarsi le maniche, dopo il depauperamento delle coscienze e delle risorse perpetuato nel tempo, mettendo da parte quelle inutili e fantasiose divergenze ideologiche e con senso di responsabilità concorrere tutti insieme alla costruzione di un argine a quella deriva catastrofica in cui proprio loro, i partiti granitici costituiti e immobili, hanno mantenuto e fomentato per anni.

Un governo di salute pubblica o chiamatelo come più vi aggrada che si occupi di pochi ma essenziali punti e che sia da fondamento per una politica non più di palazzo ma di strada.

Continuare a discutere se le buche sono di destra o sinistra mi sembra assurdo. Come incredibile sarebbe dividere la parte destra di un parco giochi attrezzato da quella sinistra e se una scuola chiusa da anni o quella in affitto in un garage sia più di destra che di sinistra.

Tra centro destra e centro sinistra si sono spartiti in ugual misura, una parcellizzazione sarebbe impossibile allo stato attuale, responsabilità che con il passare del tempo sono diventate macigni che vedono i cittadini gli unici e soli costretti sotto il peso.

Non pensiamo che qui al paesello dove più o meno ci conosciamo tutti qualcuno possa arrogarsi il diritto di affermare che i cattivi o i buoni siano tutti a destra o tutti a sinistra. Non pensiamo che non ci possano essere capacità, competenza e voglia in ambedue gli schieramenti. Ed è proprio per questo che deve prevalere in tutti questi la consapevolezza che un percorso diverso è possibile, è auspicabile; è necessario. Dovrebbero essere tutti obbligati a riconoscere le loro insindacabili colpe e tentare, in primis loro, i responsabili dei partiti, a mettere da parte quegli insulsi e non credibili, almeno a livello locale, divergenze ideologiche al fine di ricostruire quello che hanno distrutto.

Dopo decenni di malgoverno della cosa pubblica dove interessi particolari hanno prevalso su interessi generali, proprio i partiti, gli artefici di tali soprusi, dovrebbero sentire la necessità di riportare la vita politica, sociale e culturale sui binari della trasparenza della legalità e del normale vivere civile di una comunità.

E così mentre ancora in queste ore riunioni si accavallano in case diroccate, in sottoscala angusti e in sedi di partito che anche un caffè fuori porta va bene per discutere di alleanze, i cittadini, inebetiti e fatti rimbecillire da false promesse che nessuno mai si sognerebbe di rispettare, aspettano che tutto si ripeta.

Non vedrei nulla di anormale in simboli di partiti che mai si sognerebbero di stare insieme se il fine è un ammissione di colpe per ricostruire su basi e fondamenta solide il nostro futuro e quello dei nostri figli che chiedono solo scuole sicure, strade immacolate e parchi per giocare. Far tornare il cittadino al centro della vita politica e sociale del paese sarebbe cosa gradita e se potesse partecipare attivamente anche attraverso lo strumento referendario alle decisioni che pesano su tutti, sarebbe la vera rivoluzione.

E mentre cari lettori cittadini vi accingete a decidere se votare l’amico suggerito, o il cugino da parte di madre, o la sorella che chi meglio di voi sa essere incapace o il politico riciclato che nella lista civica fa figo, il futuro vi viene sottratto e con esso la speranza che se potreste fuggire lo fareste senza pensarci su.

 

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