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Ma quale Progetto per Casamassima?

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Quanti erano quelli che a vario titolo non fossero direttamente collegati a quella lista civica denominata Progetto Casamassima che giovedì 15 marzo ha fatto il suo debutto al paesello, è difficile dirlo, ma l’impressione netta che abbiamo avuto è stata quella che fosse solo una minoranza sparuta quella interessata a conoscerne gli scopi.

La presentazione, iniziata con mezz’ora di ritardo, scarsa e priva di contenuti apprezzabili e degni di nota, ha illustrato progetti (?) che non sappiamo al momento quali effetti avranno su un elettorato stanco e ormai disilluso di una politica brava, e forse neanche tanto, solo ad auto compiacersi ed auto incensarsi trovando negli altri, il nemico da abbattere.

E così nel giro di pochi giorni siamo passati dalla bellezza alla felicità, entrambi concetti degni di nota, ma privi di contenuto.

Sul palco, accanto al candidato sindaco, Maria Carmela Pastore, presidentessa del movimento civico, Sabrina Oratore, segretaria politico e Pierfrancesco Fais. A parte i discorsetti degli oratori, pensiamo imparati a memoria e senza humus, comprese le lezioncine sulla polis, quello che ha tratto maggiormente la nostra attenzione è stata la presenza del cittadino Pierfrancesco Fais che avevamo conosciuto come uno dei referenti di punta di quel Comitato Tari Equa che non molto tempo fa aveva illustrato, sullo stesso palco delle Officine UFO, i motivi di quel ricorso al TAR Puglia in riferimento alle tariffe Tari applicate dal Comune di Casamassima. Ricordiamo di quell’incontro i giuramenti e le rassicurazioni in merito alla costituzione di quel Comitato aperto a tutti i cittadini, che mai sarebbe divenuto un movimento politico e che anzi la politica sarebbe stata tenuta a debita distanza proprio perché intendeva salvaguardare i diritti di tutti al di là dei convincimenti di ognuno. Anche Giacomo Nanna, presidente di quel comitato spontaneo, si volle allontanare da quel Comitato in quanto il suo impegno politico all’interno dell’UDC non portasse a facili infrantendimenti di sorta.

Cosa sia cambiato da quella assise pubblica e da quei buoni propositi ad oggi, non è dato sapere.

E così, Lorenzo Ronghi, Carabiniere da un trentennio,  dopo varie vicissitudini che lo hanno visto anche cambiare il nome al suo movimento civico, diventa ufficialmente uno dei candidati sindaci che si contenderà il posto con gli altri che impareremo a conoscere in questa lunga e difficile e tediosa e noiosa campagna elettorale.

Ma non è nuovo alla politica il Ronghi candidato sindaco.

 

Lo ricordiamo impegnato nella campagna elettorale del 2015, allorquando si presentò come consigliere nella lista dell’UDC con Giacomo Nanna candidato sindaco in cui le sole 36 preferenze raccolte non gli consentirono di ambire alla carica di consigliere.

Sarà più fortunato stavolta?

Nelle urne la risposta.

 

 

 

 

 

Con la primavera tornano i Falchi Grillai.

Alla zampa di ogni uccello che vola è legato il filo dell’infinito.
(Victor Hugo)

La primavera è alla porte, ed è questo il momento migliore per istallare un nido artificiale e preparare una degna accoglienza ai migratori.

Così anche quest’anno torna l’iniziativa LIPU a sostegno della colonia del Falco grillaio nel Borgo Antico di Casamassima: “UN NIDO PER IL GRILLAIO”

L’obiettivo è, oltre ad assicurare un sito idoneo per la nidificazione, quello di sensibilizzare i cittadini facendo loro conoscere le particolari abitudini della specie, da considerarsi un vero e proprio concittadino alato.

Il Centro Storico di Casamassima rappresenta un importante sito di recente colonizzazione da parte del Grillaio.

Grazie all’attività di censimento e alle osservazioni scientifiche della colonia locale condotte in questi anni dagli studiosi della LIPU, si conferma la presenza di circa 200 Falchi grillai (Falco Naumanni) che hanno trovato nel Borgo Antico le condizioni ideali per nidificare.

L’epiteto specifico naumanni è un omaggio al naturalista tedesco Johann Andreas Naumann. È una specie protetta inclusa nella Direttiva Uccelli dell’Unione Europea.

Si nutre principalmente di invertebrati come cavallette, coleotteri, grillitalpa, insetti vari che coprono circa l’80% della sua alimentazione. Riesce comunque a predare con successo rettili come le lucertole e, occasionalmente, piccoli roditori terricoli

Questi piccoli rapaci compiono una migrazione di migliaia di chilometri: dalle regioni sub sahariane dell’Africa i Grillai giungono ogni anno nella nostra Regione ed anche nella nostra Casamassima, per annunciare la primavera e per riprodursi. Nidificano nel cuore della città utilizzando gli spazi sottocoppali, i sottotetti e tutte le aperture presenti sulle facciate delle antiche costruzioni quali case, chiese, campanili e monasteri.

A causa di ristrutturazioni poco attente e superficiali, anno dopo anno stanno scomparendo gli spazi naturali per la nidificazione del Grillaio, mettendo a serio rischio la sua presenza in città per il futuro. La tutela dei siti naturali del Grillaio e l’istallazione di nidi artificiali, contribuisce a dare prestigio alla città di Casamassima valorizzando lo stretto legame tra architettura e natura ed è legata alla volontà di ogni singolo cittadino ad accoglierlo e continuare a favorirgli uno spazio per la nidificazione sul tetto della propria abitazione.

Per richiedere informazioni e costi inerenti l’iniziativa potete contattare la LIPU di Casamassima al 349 738 7804. Anche i cittadini che non risiedono nel Borgo Antico di Casamassima, possono adottare nidi artificiali per sostenere altre specie migratrici minacciate come la Rondine e il Rondone, nidi per i piccoli passeri che vivono in città e batbox (nido artificiale).

Il Gruppo LIPU Casamassima è presente anche su facebook.

 

 

Un sindaco per Casamassima.

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Trascorso il tempo delle analisi e delle controanalisi sul voto dello scorso 4 marzo, le forze politiche in questi giorni ma sino a fine settimana si son date tempo, dovranno necessariamente presentare alla cittadinanza, in vista delle amministrative di giugno, nomi, proposte e programmi.

Al momento, nonostante la vittoria senza uguali del Movimento 5 Stelle in termini di voti anche qui al paesello, il moVimento guidato da Antonello Caravella se non saprà rinnovare il materiale umano sin qui proposto, nulla potrà contro le corazzate che si accingono alla battaglia. La strada per i grillini è certamente in discesa ma il voto delle amministrative ha dinamiche del tutto diverse da quello politico nazionale e vedremo se sapranno continuare con il trend positivo. Qui contano i volti, le personalità, l’autorevolezza ed un simbolo non può bastare.

Giuseppe Nitti, dopo quella prima uscita pubblica che neanche Burian riuscì a frenare, sembra saldamente in sella a quella coalizione che lo vede accanto ad Autonomia Cittadina. Ma anche lui potrebbe pagare le conseguenze di una discesa in campo, per alcuni frettolosa, che lo espone a rischi di crepe che potrebbero compromettere la stabilità della coalizione presentata con enfasi qualche giorno fa.

Giovedì 15 sarà la volta anche del candidato sindaco Lorenzo Ronghi, che persi alcuni pezzi della vecchia compagine, passati sembra nelle fila della coalizione Nitti non sappiamo fino a quando, si presenterà alla cittadinanza attraverso un evento pubblico. Vedremo cosa si nasconde dietro quel Progetto Casamassima così tanto pubblicizzato sul web e sui muri della città.

In casa centro destra continuano i mal di pancia e vedremo se Agostino Mirizio avrà ancora voglia di guidare la coalizione che lo dovrebbe sostenere e che al momento appare formata dalla sola Forza Italia e Fratelli d’Italia. La cosiddetta quarta gamba della coalizione che a livello nazionale era rappresentata dall’UDC e dal Movimento di Fitto non sembra interessata ad entrare in coalizione; la prima perché non del tutto convinta a convergere sul nome di Mirizio e la seconda perché, probabilmente per crisi identitaria, a continuare su quel terreno. La Lega di Salvini, che a Casamassima ha messo a segno il colpo da 750 voti, sembra intenzionata a percorrere una strada differente, al momento apparentemente oscura.

Le diatribe sul programma e sui metodi dell’ultima campagna elettorale nazionale fra Berlusconi, Salvini e la Meloni qui diventano incomprensioni insormontabili che impediscono, non sappiamo se volontariamente o involontariamente, di far convergere quel patrimonio di voti sul candidato Mirizio.

Anche nel centro sinistra le cose non vivono momenti felici. Mentre sembra certa l’intesa fra Partito Democratico e Liberi e Uguali si fa strada l’ipotesi di presentarsi al voto lasciando in disparte i simboli, divenuti ingombranti, dei partiti di appartenenza. Questa ipotesi spianerebbe la strada a possibili e auspicabili aperture verso fette cospicue di elettorato di sinistra tenuto lontano e colpevolmente lasciato in disparte. Aprirebbe anche ad ampi settori non fortemente politicizzati, ma tecnicamente preparati, che potrebbero essere interessati a contribuire con il loro apporto verso un sindaco condiviso dalle spiccate doti di sintesi.

Il nome del possibile candidato?

Al momento circolano con insistenza il nome di una donna e di due maschietti.

E la Nica Ferri con il suo movimento, che farà?

Andrà a destra o a sinistra?

Anche questo appassiona i commentatori politici.

Casamassima, viste le ultime consiliature molto al di sotto della sufficienza, avrebbe bisogno di un governo di salute pubblica, ma questo sembra non interessi nessuno.

 

 

Michelone, il pugliese Emilano, ha ragione.

Quei sondaggi che vedrebbero gli iscritti o i votanti, molto pochi in verità, il Partito Democratico vogliosi di vedere il proprio partito all’opposizione o comunque estraneo a qualsiasi rapporto con quei cialtroni del Movimento 5 Stelle, li trovo irreali e surreali.

Che poi tale superba arrogante invettiva venga da Carlo Calenda, classe 1973, che partendo  da coordinatore politico dell’Associazione Italia Futura fondata da Luca Cordero di Montezemolo, (noto esponente del sotto proletariato parigino), che poi si presentò alle elezioni politiche del 2013 con Scelta Civica, il partitello persona di Mario Monti, senza essere eletto per poi essere nominato, come premio alla mancata elezione, Vice Ministro nel Governo di Enrico Letta  traghettando il suo sacro sedere proveniente dalla periferia dimenticata, prima come rappresentante permanente dell’Italia presso l’Unione Europea per approdare infine alla poltrona di Ministro dello Sviluppo Economico sia con Renzi che con Gentiloni, da qualche giorno tesserato del PD, lo trovo goliardico.

E questo, ci riferiamo al Calenda, figlio della regista Cristina Comencini, pure il segretario del Partito Democratico vorrebbe fare. E se ci riuscisse lui, dopo quel chiacchierone di Matteo Renzi che è passato da vincere le Elezioni Europee con quel famoso 40%, (ma non lo conosceva nessuno), a perderle tutte, anche quelle che lo vedevano impegnato a rivestire il ruolo di responsabile del magazzino della bocciofila sotto casa, vuole dire che questo partito sta proprio frecato, come diremmo noi terroncelli della molto al di giù bassissima padania.

La sconfitta del PD contro lo steward da stadio Di Maio, brucia; eccome se brucia.

Ma possono prevalere i ricordi delle tante offese continue e costanti dei grullini in questi anni a gettare nel panico la classe dirigente, molto scarsa, del Partito Democratico per decidere l’estinzione della specie? E le dimissioni non dimissioni del giratore di ruota di bongiorniana memoria, che stanno a dimostrare se non la dissoluzione della poltronissima del rottamatore rottamato?

Ma poi ti accorgi che in questo marasma si fa viva la testolina pensante del Michelone pugliese Emiliano.

“Se il presidente Mattarella dovesse dare l’incarico a Di Maio, io farò ogni sforzo perché il Pd sostenga il M5S nella formazione del governo”, afferma il governatore, brutto termine, della Regione Puglia ad un’intervista a Telenorba del febbraio scorso. E prima delle elezioni, il nostro Michelone, ci aveva visto giusto quando affermò: “Se il Pd non dovesse essere il primo partito e l’incarico dovesse essere dato al M5S, e ad altre ipotesi non voglio pensare, siccome sarà un governo di emergenza perché nessuno avrà la maggioranza assoluta, bisognerà far in modo che il gruppo che riceverà l’incarico poi possa formare un governo”.

Alla luce di ciò, come dargli torto?

Le possibilità al momento, sono veramente pochissime e tutte pericolose, da qualsiasi parte le si veda, per arrivare alla formazione del nuovo governo:

Governo PD + Centro Desta (compresa la Lega);

Governo M5S + Lega Nordissima camuffata a livello nazionale senza Forza Italia di Silvietto;

oppure, quella che ci auguriamo pure noi, anti grillini a prescindere e anti piddìni democratici e che suggerisce Emiliano.

Non che Emiliano possa parlare liberamente, pure lui di scheletri nei vari armadi della regione ne ha conservati un bel po’, ma al momento sembra l’ipotesi più giusta da percorrere senza scossoni gravitazionali di rilievo cosmico. Lasciare la possibilità che Lega e M5S possano addirittura stravolgere la Costituzione, mi sembra criminale, visti i Salvini che sia aggirano furtivi nello stivale; lasciare ad un governo PD con la complicità di Forza Italia e spezzoni della destra più estrema le sorti del Paese è un film già visto, ed allora?

Ma poi, cari iscritti e simpatizzanti e votanti (pochini) del PD, che sarà mai un appoggio esterno ad un Governo a guida Movimento 5 Stelle dopo l’esperienza esaltante che ci avete regalato con  Angelino Alfano, Denis Verdini, Berlusconi e il Nazareno, con la Beatrice Lorenzin passata come su una giostra dal centro destra al cosiddetto centro sinistra, Enrico Costa, Maurizio Lupi, Gian Luca Galletti e Massimo Cassano, solo per citarne qualcuno?

Dimenticavo l’eletto Pier Ferdinando Casini, praticamente concepito e nato all’interno di Montecitorio e che da anni, avendo girato tutto l’emiciclo approda al PD conquistando un seggio rosso proletario, se non sbaglio,  emiliano.

Suvvia, antifascisti a parole, digrignate i denti, abbiate un po’, in silenzio mi raccomando, mettetevi la coda in mezzo alle gambe e fateci vedere che cavolo sono in grado di fare questi grillini che vi hanno stracciato miseramente senza appello.

E poi, scusateci, sono gli italiani che li vogliono.

Un po’ di rispetto, che cavolo: avete fatto grandi.

 

 

Casamassima: Elezioni Politiche 2018 – Spigolature.

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Nonostante Luigi Di Maio continui a ripetere stancamente auto convincendosi e tentando di convincere che sarà rappresentato dal suo Movimento 5 Stelle il pilastro fondante del prossimo governo del Paese dimenticando che senza il Partito Democratico o parte di esso nessuna maggioranza sarà possibile, né a destra né tantomeno con i penta stellati,  al paesello, regno della tecnocrazia burocratica  senza indugio, ci si interroga. Ci si domanda sull’esito delle prossime amministrative e come scongiurare che anche a livello locale, (basterebbe un’oca giuliva come candidato sindaco), sia il M5S ad uscirne vittorioso. Ma di questo avremo modo di parlare.

Nel frattempo, visti i riflettori ancora puntati sull’esito delle ultime Politiche del 4 marzo che hanno visto l’exploit del Movimento 5 Stelle divenuto il primo partito con oltre il 50% dei consensi e la debacle del Partito Democratico, vediamo come e cosa hanno votato i casamassimesi.

Uno degli Onorevoli Deputati che siederanno alla Camera e che avranno il compito di rappresentare anche il paesello è Emanuele Scagliusi, del M5S, che ha raccolto a Casamassima 5320 preferenze su un totale di 76.772 dell’intero collegio.

E’ stato già parlamentare dal 15 marzo 2013; è stato anche componente la Commissione permanente III Affari Generali e della Commissione parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza.

Sulle 24.836 votazioni elettroniche rilevate è risultato presente 18.062 (72.73%), assente 5148 (20.73%) e in missione per 1626 (6.65%). Per 132 volte ha votato diversamente dal proprio gruppo.

Spulciando tra i comportamenti che ha assunto nelle diverse votazioni quando vestiva i panni di onorevole portavoce dei cittadini fra le altre, abbiamo notato il voto contrario sulla Riforma del codice antimafia, sul Decreto vaccini, sul Ddl Legittima difesa, sul Decreto migranti, sul Decreto per l’abolizione di Equitalia, sul Decreto scuole belle, sul Ddl Rendiconti dei partiti politici, sul Ddl Decreto Taranto, sulla Rappresentanza di genere elezioni del parlamento Europeo, sul Ddl Svuota Province, sulla modifica del 416 ter scambio elettorale politico-mafioso, per le pene detentive non carcerarie, sul decreto Emergenza Immigrazione, sull’Abolizione del finanziamento pubblico diretto ai partiti e al Decreto Ilva.

Ha votato a favore, invece, al Ddl Abolizione vitalizi, sull’Abolizione finanziamento dell’editoria, sul Divorzio breve, sul Decreto rientro capitali dall’estero.

E’ risultato assente, ma non si sa per quante malattie e per quante volte in “missione”,  o si è astenuto, su la Fiducia Decreto Mezzogiorno, Introduzione del Delitto di tortura, Decreto abolizione voucher, Decreto terremoto, Decreto sicurezza urbana, Decreto per il Mezzogiorno, Riforma partiti, Ddl Unioni civili – voto finale, Ddl Ius soli, Anti corruzione, Ecoreati, Introduzione del delitto di tortura, Decreto anti terrorismo, Mozione riconoscimento Palestina, Ddl Autoriciclaggio, Decreto antiviolenza negli stadi, Decreto risarcimento detenuti, Ddl Esodati, Decreto Stipendi Scuola, Decreto terra dei fuochi, Tav Torino Lione, Decreto Istruzione, Ddl Diffamazione, Decreto anti femminicidio, Contrasto Omofobia e Transfobia, Decreto svuota carceri, Pagamento debiti pubblica amministrazione.

Già da questa pur breve e parziale ricognizione sui voti o non voti parlamentari, un quadro preciso su come la pensi si può tracciare.

Nato a Putignano il 15 febbraio 1984, esperto di informatica, papà da un anno e mezzo vive con la compagna stabilmente a Polignano.

E’ entrato anche lui nell’inchiesta scatenata da Le Iene in riferimento ai parlamentari coinvolti nelle mancate restituzioni di parte dello stipendio al fondo del microcredito targato M5S.

Nel suo caso, affermano i curatori dell’inchiesta Filippo Roma e Marco Occhipinti,  «non si parla di bonifici pubblicati e mai arrivati a destinazione, ma di bonifici arrivati nel fondo del microcredito solo parzialmente, cioè per cifre minori di quelle presenti nel documento pubblicato dai due onorevoli. Siamo passati dal bonifico eseguito e poi revocato al bonifico direttamente taroccato? Emanuele Scagliusi, intercettato da Le Iene, non si spiega come sulla distinta del suo bonifico ci sia una cifra di importo superiore a quella arrivata nel fondo. Ma il codice identificativo dell’operazione è lo stesso, quindi qualcuno ha manualmente modificato l’importo della distinta pubblicata sul sito dei Cinque stelle».

«Ho modificato la cifra sulla distinta del bonifico – ammette Scagliusi – per prendere i soldi senza che il mio collaboratore e la mia compagna se ne accorgessero. Questa è la vera leggerezza fatta e di cui chiedo profondamente scusa». «Ad oggi ho restituito – conclude Scagliusi – più di 223mila euro sul fondo del Microcredito per le piccole e medie imprese». (La Gazzetta del Mezzogiorno online del 17 febbraio 2018).

Al Senato invece, Casamassima, con i suoi 4759 voti, ha contribuito ad eleggere Pasqua L’Abbate, detta Patty risultata eletta con 115.848 preferenze totali nel Collegio.

Nata il 2 maggio 1966 a Trigianello, frazione di Polignano a Mare e dove vive tutt’oggi con la famiglia. Scrive sul suo profilo facebook «Mi sono laureata a Pisa in Sviluppo e Gestione Sostenibile del Territorio, con una tesi in Economia Ecologica, ho proseguito con un PhD in Economia e Gestione delle Risorse Naturale e sono stata in Olanda all’Università di Leiden come visiting researcher per continuare i miei studi sui metodi Input/Output e Life Cycle Assessment».

Anche lei investita da una polemica iniziata verso la fine di febbraio scorso. Ci si chiedeva se non rientrasse anch’essa fra gli incandidabili del Movimento vista la sua partecipazione come candidata in una lista denominata Io Sud, della Adriana Poli Bortone, già eurodeputata per Alleanza Nazionale insieme al P.L.I., Partito Liberale Italiano durante le elezioni amministrative di Castellana Grotte nel 2012 a sostegno del sindaco Simone Pinto,  ricevendo 41 preferenze. Con una nota ufficiale però, il M5S ha spiegato che “la candidatura di Pasqua, detta Patty L’Abbate, candidata al collegio Uninominale Puglia 4 per il Senato, è conforme al regolamento del MoVimento 5 Stelle in quanto quella lista non era in concorrenza con il Movimento stesso”.

I dati alla Camera dei Deputati. Spigolature.

Al paesello coloro i quali hanno diritto al voto erano, al 4 marzo 2018, per la Camera 15.669 e per il Senato 14.352. Le donne sono in maggioranza: infatti le iscritte, 8.015 alla Camera e 7.368 al Senato.

Hanno votato per la prima volta 36 diciottenni (15 maschi e 21 femmine). La sezione in cui hanno votato percentualmente più donne è la 13 (69.59%) mentre quella in cui gli uomini hanno preferito la pennichella al voto la n. 4 con una presenza maschile pari al 60%.

La sezione in cui si è votato di più in assoluto la 13 con il 74.91% dei votanti; quella in cui si è votato di meno la 1 con il 56,83% delle presenze.

La sezione più Movimento 5 Stelle è stata la n. 13 con 453 voti.

Quella invece più Partito Democratico la sezione n. 9 con appena 92 voti.

La sezione n. 5 è quella dove Forza Italia ha ricevuto i maggiori consensi; 170 preferenze.

Un discorso a parte merita la Lega di Salvini, che con quei 750 voti totali, fa investigare molti su chi siano questi cittadini nostrani ed amanti delle tradizioni casamassimesi che tanta fiducia hanno riposto in questo movimento sino a qualche giorno fa antimeridionalista. Si chiede a gran voce di palesare il loro convincimento leghista almeno esponendo un drappo verde alla finestra.

Presentarsi non guasterebbe e sarebbe educato.

Certo è che scoprire Nuccio Altieri, candidato all’uninominale della Camera ricevere nella sua Rutigliano meno voti di quanti raccolti qui a Casamassima, domande ne pone. E molte.

Comunque, la sezione più leghista di tutte è la n. 14 con 71 preferenze.

Per rimanere in tema anche i voti a Casapound lasciano interdetti molti. Non sappiamo se, seguendo l’invito fatto a quelli che Lega hanno votato, vogliano o meno presentarsi almeno con un drappo nero, per stare in tema, alla finestra. Questi “fascisti” del terzo millennio si sono presentati di più nella sezioni n. 6 e 7 con un numero uguale di voti: 8.

Sempre nell’ambito del centro destra, ma a più destra del centro, Fratelli d’Italia ha raggiunto il suo massimo nella sezione n. 5 con 40 voti espressi.

Dall’altra parte della barricata, la sezione più Partito Comunista è stata la n. 16 con 13 voti provenienti, pensiamo, da mangiatori di bambini insaziabili.

Liberi e Uguali della Boldrini e Grasso, raccolgono il massimo dei voti, 43, nella sezione n. 11.

Valore Umano, partito di cui non si sa praticamente nulla, l’unico voto lo acciuffa nella sezione n. 11.

Per concludere le schede bianche in massima misura nella sezione n. 2, 11, e quelle annullate, 14, ex aequo  nella sezione n. 6 e 8.

Alle amministrative si replica.

 

 

Casamassima: chi ha vinto e chi ha perso.

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Non sarà certo “La forma dell’acqua” di Guillermo del Toro che ha trionfato nella notte degli Oscar e neanche la scomparsa del capitano della Fiorentina Davide Astori, morto improvvisamente nel sonno  e neanche lo struggente ricordo delle note di Lucio Dalla a raccontare, sui libri di storia, quello che ha rappresentato il 4 marzo del 2018 in Italia.

Giorno che sarà ricordato come quello in cui il Movimento 5 Stelle, nonostante le posizioni sui diritti civili fossero latitanti nei programmi, nonostante i 4 ministri proposti fossero di aria renziana e nonostante mai abbia chiarito la propria posizione sul fascismo e sull’antifascismo, ma avendo come chiodo fisso il controllo sugli scontrini, stravince a livello nazionale con la battaglia populista e con le tante promesse vane che sapremo solo vivendo se diventeranno realtà. E in uno scenario europeo in cui anche l’Italia partecipa attivamente facendo cantare il de profundis alla Sinistra, è la destra, quella omofoba, quella razzista a farsi strada concedendo alla Lega il primato nel centro destra.

Parlare di vincitori e sconfitti solo guardando le percentuali quasi bulgare racimolate dai penta stellati ci sembra, in questo momento, prematuro. Sarà l’attribuzione dei seggi e solo questa a determinare chi sarà in grado di governare stabilmente il Paese, e se qualcuno afferma che la Terza Repubblica sia nata il 4 marzo, forte è il sospetto che sia ancora la Prima a tener banco con i famosi pentapartiti. Perché stando così le cose una maggioranza, con i mille veti incrociai e con la perenne guerra di tutti contro tutti, non è possibile. A riprova di ciò, con queste nuvole che ci cadono in testa, le stelle non si vedono.

La batosta di Renzi da una parte e di Berlusconi dall’altra, consegnano un Paese sempre ed ancora più a destra in cui la sinistra radicale, spettatore non pagante, con le sue divisioni interne ed esterne, incapace di amalgamare, abbandonando le periferie non solo delle città, cerca attraverso cartelli elettorali estemporanei, forme di autocompiacimento. E se il PD è l’artefice, con un ventennio di voto utile, delle maggiori responsabilità di questa debacle, troviamo anacronistico e surreale la presenza sulle liste elettorali di simboli, ci riferiamo a Liberi e Uguali, Potere al Popolo e vari Partiti Comunisti, che nonostante sapessero da tempo a cosa si andava incontro, hanno proseguito con quella suddivisione dell’atomo che ha portato al nulla. Ricostruire? E su cosa.

Anche il tavolo hanno distrutto che ormai senza gambe si allontana come una zattera, all’orizzonte.

E mentre rimarremo per le prossime settimane ad interrogarci sul governo possibile per un Paese alla deriva, accorciamo lo sguardo entro i confini del paesello per noi fonte di ispirazione.

E così a Casamassima alla Camera, Emanuele Scagliusi del Movimento 5 Stelle racimola 5320 voti (51,97%)  contro i ragguardevoli 3080 di Nuccio Altieri della Lega che raccoglie il 30,80 %.

Al terzo posto Marilù Napoletano in forza al Partito Democratico, distanziata da un abisso con i suoi 1152 voti che le fanno raggiungere un disastroso 11,25 %.

Testimonianze quelle di Anna Maria Candela di Liberi e Uguali (3.40 %). A seguire, non raggiungono neanche l’un per cento, Valentina Basta (Potere al Popolo), Danilo Nesta (Partito Comunista), Pietro Cosimo Ippolito (Casapound), Mirco Fanizzi (Il popolo della famiglia), Michele Lucio Vito Mitrotti (Italia agli italiani), Anna Gallone (10 volte meglio), Margherita Marsala (P.R.I.), Francesco Paolo Sibilia (Partito valore umano).

Ma quello che solletica la nostra morbosa attenzione sono i voti di lista che al paesello si sono spartiti i contendenti.

Vediamo cosa è successo alla Camera.

Chi ha vinto e chi ha perso.

 

Antonello Caravella, se ancora portavoce del M5S vedremo, porta a casa 5027 voti.

Rispetto al 2013 il moVimento passa dal 31.56% ad un 51,43% di tutto rispetto.

                     

Rino Carelli, a capo di Forza Italia, trova nell’urna 1790 voti pari al 18.31%. Ci perdoni Carelli, ma non sappiamo se a questo risultato abbia o meno contribuito anche il sempre presente nonostante tutto Pino Gengo  e Pietro Cristantielli che nel 2013, con il PdL raggiunsero il 28,54% pari a 2887 voti.

All’epoca era Columbo che guidava Forza Italia.

 

Franco Pignataro e Franco Reginella con Fratelli d’Italia raccolgono 345 preferenze con il 3,52%. Rispetto al 2013 in cui raccolsero 120 voti con l’1,19%, praticamente triplicano i consensi.

 

 

 

Gino Petroni e Mimmo Birardi, rappresentanti sul territorio di Noi con l’Italia – UDC, si accontentano di 110 voti (1,12%). Nel 2013 la sola UDC prese 236 voti, il 2,32%.

 

 

 

Maria Montanaro, rappresentante sudista della Lega salviniana, è quella che farebbe il botto. Passa dagli 8 voti del 2013 (0,08%), ma allora Lega Nord si chiamava, ai 750 di ieri pari al 7,67%. Quando  i meridionali si scoprono leghisti del nord.

 

 

Rocco Bagalà, segretario cittadino del PD raccoglie solo 990 voti con un misero 10.12%. Nel 2013 i voti furono 1520 pari al 15.03%. Non ci ricordiamo simili risultati da tempi immemori.

 

Giacinto Rella, fuoriuscito dal PD ed attualmente coordinatore cittadino di Liberi e Uguali, conta 326 voti pari al 3,33%.

 

Tutti gli altri un inutile contorno.

Anche al Senato, dove a decidere sono quelli dai 25 anni in su, le cose non cambiano di molto.

Se fosse una corsa ad ostacoli potremmo affermare che al paesello è saldamente al comando il M5S seguito dalla coalizione di centro destra (F.I. – Lega – F.dI. – UDC) e distanziato ancora di molto il centro sinistra rappresentato dal PD.

Ma se volessimo guardare l’esito di questo voto in prospettiva con le prossime amministrative, qualche considerazione la faremmo.

Non crediamo possibile che il Movimento 5 Stelle, forte di questa vittoria schiacciante, possa continuare a far politica e a proporsi con gli uomini oggi sul campo. Se saprà ricercare nel paesello personalità sufficientemente credibili e che non si limitino a copia ed incolla imbarazzanti sui social ma che sappiano coniugare al meglio le aspettative dei cittadini elettori, potrebbero occupare stabilmente il Palazzo di Città.

Anche il centro destra potrebbe concorrere ma si dovrebbe liberare di un passato recente con un Birardi, non in grado più di intercettare parte del proprio elettorato. Se Agostino Mirizio continuasse nella costruzione di una possibile coalizione, dovrebbe avere la necessità di circondarsi di uomini fidati e leali. Lealtà che è sempre mancata da quelle parti.

Per il PD ed il centro sinistra il discorso è più complesso. Non crediamo che Bagalà, vista la disfatta del partito a livello cittadino, possa essere considerato l’unico e solo responsabile. A parte la conduzione renziana  nazionale, discutibile ed arrogante distante dal sentire comune, ha ereditato un partito sfatto e non più credibile anche a causa di segreterie a lui precedenti con un amministrazione comunale degli ultimi due anni disastrosa ed inconcludente. Mettere da parte e rottamare simili soggetti politici sarebbe auspicabile, ma non pensiamo attuabile. Ricostruire una Sinistra partendo dalle periferie e con una vera dignità riconosciuta per tutti i partecipanti, potrebbe essere un buon inizio. Un’intesa non solo con Liberi e Uguali, anche loro sull’orlo di una crisi di nervi, ma con una sinistra frastagliata e disunita che potrebbe far avvicinare alla politica chi da tempo se ne è allontanato. Intese si, ma di Sinistra.

La strada più facile sarebbe quella della trasformazione in lista civica e tentare l’assalto sul carro del possibile vincitore che ad oggi, visti i risultati, non potrebbe che essere il duo Nitti Fortunato.

A proposito di liste civiche che riempiono sale e marciapiedi di gente che con l’ombrello in mano accorrono al freddo Burian per sentire la parola sul bello del messia, che diavolo avranno votato alle politiche del 4 marzo?

Il M5S? Non se ne parla proprio.

Forse il PD? Ma che dite, prima lo distruggono e poi lo votano? Mai.

Forza Italia? Non credo.

Qualcun altro del centro destra?

E chi?

Guardando quel balzo in avanti un sospetto mi attanaglia l’anima, ma il tempo non ci mancherà per le analisi.

 

 

Ringrazio Patrick Netti per la vignetta di copertina.

 

Il 4 marzo si vota. Istruzioni per l’uso.

Domenica 4 marzo 2018 si vota per rinnovare il Parlamento, cioè la Camera dei Deputati (630 deputati di cui 12 da circoscrizione estero) e il Senato (315 senatori di cui 6 da circoscrizione estero).

In tutta Italia gli elettori per la Camera (diritto di voto dai 18 anni compiuti entro domenica) sono 46.604.925, di cui 22.430.202 maschi e 24.174.723 femmine; per il Senato (diritto di voto dai 25 anni) sono 42.871.428, di cui 20.509.631 maschi e 22.361.797 femmine. Le sezioni elettorali saranno 61.552.

A Casamassima, invece, gli aventi diritto per la Camera sono 15.678 (7663 maschi – 8015 femmine) e per il Senato 14.352 ( 6984 maschi – 7368 femmine). Voteranno per la prima volta tutti quelli che compiranno il diciotessimo anno entro il 4 marzo: 15 maschi e 21 femmine. Le sezioni sono 16.

I seggi saranno aperti dalle 7 alle 23. Per votare bisogna portare con sé la tessera elettorale e un documento d’identità (la carta d’identità o un altro documento di riconoscimento munito di fotografia e rilasciato dalla pubblica amministrazione). (Il documento può anche essere scaduto purché assicuri l’identificazione del votante).

Può votare chi ha compiuto 18 anni. Chi ha meno di 25 anni riceverà solo la scheda per la Camera (scheda gialla). Chi ha più di 25 anni riceverà due schede: una per la Camera dei Deputati (scheda rosa) e una per il Senato (scheda gialla).

La nuova legge elettorale si basa su un sistema misto: un terzo dei parlamentari sarà eletto con il sistema maggioritario, gli altri due terzi con il proporzionale. Le schede elettorali riflettono questo sistema.

La scheda – sia quella per Camera sia quella per il Senato – è divisa in rettangoli: nella parte superiore di ogni rettangolo è riportato nome e cognome dei candidati al collegio uninominale. La parte inferiore dei rettangoli è dedicata ai collegi da eleggere con il sistema proporzionale: ci sono i contrassegni della lista o delle liste che appoggiano il candidato uninominale e, a fianco, i nomi dei candidati nel collegio plurinominale. Le liste sono bloccate, cioè non si possono esprimere preferenze.

Quest’anno, per la prima volta, la scheda ha un tagliando antifrode. Al seggio l’elettore riceverà una scheda dotata di un codice identificativo riportato su un tagliando rimovibile. Il Presidente del seggio deve registrare questo codice e, quando l’elettore ha votato, controllare che il codice della scheda chiusa corrisponda a quello annotato sul registro. A quel punto rimuoverà il tagliando e inserirà la scheda nell’urna. Questo meccanismo serve a contrastare il voto di scambio: sarà infatti possibile verificare che la scheda consegnata dall’elettore sia quella che gli è stata consegnata dal Presidente del seggio e non un’altra.

Si può esprimere il voto in tre modi.

  1. Tracciando un segno solo sul rettangolo che contiene il nome del candidato nel collegio uninominale: il voto così espresso vale anche per la quota proporzionale e sarà distribuito tra le liste collegate.
  2. Tracciando un segno sulla lista del collegio plurinominale: il voto è valido sia per la lista sia per il candidato uninominale collegato.
  3. Tracciando un segno sia sul rettangolo che contiene il nome del candidato del collegio uninominale sia sul contrassegno di una lista che lo sostiene: il voto è valido sia per il candidato uninominale sia per la lista.

Cosa non bisogna fare.

  1. Le liste sono bloccate, quindi non va tracciato nessun segno sul nome di un candidato della lista plurinominale ma solo sul simbolo della lista.
  2. Il voto disgiunto non è ammesso. Se si traccia un segno sul rettangolo contenente il nominativo di un candidato uninominale e un altro segno su una lista che non sostiene il candidato dell’uninominale, il voto è nullo. Il voto disgiunto è ammesso solo nelle elezioni amministrative.

Per gli elettori di Casamassima iscritti nelle sezioni elettorali  5 – 6 – 7 – 8, vista l’inagibilità della Scuola Elementare  G. RODARI, le suddette sezioni sono state trasferite presso la Scuola Elementare G. MARCONI con ingresso da Largo Fiera.

Di seguito i facsimile delle schede che riceveranno gli elettori dell’Area Metropolitana di Bari facenti parte del Collegio in cui è compresa anche Casamassima:

Adelfia, Alberobello, Casamassima, Castellana Grotte, Cellamare, Conversano, Gioia del Colle, Locorotondo, Mola di Bari, Monopoli, Noci, Polignano a Mare, Putignano e Rutigliano.

 

 

Fonte: Internazionale.it – Ansa.it – Comune Casamassima – Prefettura Bari

 

Neanche Burian spaventa: in tanti ad ascoltare Giuseppe Nitti.

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Per gli esteti della politica mai ci sogneremmo di paragonare le mele con le pere perché sappiamo benissimo che le dinamiche dell’insiemistica fra le elezioni politiche nazionali e le amministrative localissime non possono essere né accostate e né confrontate, ma che i cittadini del paesello a sud est la grande metropoli siano stanchi dei partiti (nazionali), sembra innegabile.

Basta osservare quello che è avvenuto domenica 25 febbraio.

La mattinata, riscaldata da quel tiepido sole che sembrava primaverile e che non voleva cedere il passo al freddo vento siberiano,  vedeva i bambini scorazzare in bici accompagnati dai genitori che con un vassoio di paste in mano si attardavano. Due giovani si scambiavano teneri baci sotto l’orologio e i più dormiglioni si accingevano a sorseggiare il primo caffè al bar. Nella centralissima piazza Moro, nel frattempo, si contendevano lo spazio gli scout che all’ombra del Monumento ai Caduti cantavano ed il PD che, con il M5S, propaganda elettorale facevano. A giorni si andrà a votare e si sparano le ultime cartucce. Li divideva quel muro rappresentato dai porta manifesti elettorali montati in tutta fretta e che a nulla servono.

Da una parte Amati e Pagano e dall’altra L’Abbate con Di Maio. Ebbene, sia al banchetto del PD che a quello dei 5 Stelle, di cittadini neanche l’ombra. Le pile dei facsimili delle schede elettorali  con la croce da apporre, praticamente illibati, smontati i banchetti e ripiegati i gazebo, sono tornati immacolati e in fila indiana, tutti, nelle sedi di partito.

Poi trascorrono alcune ore e in via Marconi 6, in quella che un tempo fu una cappella, ormai sconsacrata, il candidato sindaco Giuseppe Nitti da appuntamento per quell’incontro pubblico con la cittadinanza. Si ha netta l’impressione, appena arrivati, che Burian, ha bussato alla porta del paesello annunciando quello che poi è arrivato, ma senza aver la forza di scoraggiare ed impedire a quella moltitudine di persone, tutte imbacuccate, di mancare all’appuntamento. Quel luogo non riusciva a contenerli tutti. Se non fosse stata una cappella sconsacrata ma un teatro avremmo scritto che era pieno in ogni ordine di posti. A spintoni si poteva arrivare dove una volta, al posto dell’altare, gli organismi dirigenti di Autonomia Cittadina, accompagnati dal segretario di Civicamente e di quell’Idea Civica facevano da contorno all’avvocato trentunenne che si candida alla guida del paesello.

Folla e partecipazione che avrebbe fatto impallidire i vecchi autonomisti, se non fossero ancora impegnati su quella lunga strada intrapresa nell’ultima campagna elettorale e che li ha visti alla guida del movimento civico sia nel 2011 che nel 2015; perdendo in entrambi i casi. In religioso silenzio, inframmezzato qui e là da sporadici applausi, parlano Giuseppe Capone, cardiochirurgo a capo della lista del sindaco, Leo Rubino per Civicamente, Pinuccio Fortunato ed Annamaria Latrofa per Autonomia e Vito Mazzei, per Rivoltiamo Casamassima.

Questa la coalizione, per ilmomento, che sosterrà Giuseppe Nitti candidato sindaco.

 

Il discorso di Nitti, tutto incentrato sulla bellezza quale volano per il futuro di Casamassima in più punti ci lascia perplessi e dubbiosi. Vorremmo, conoscendo e non dimenticando il percorso politico che ha portato il giovane legale sin qui,  disquisire sul suo primo discorso, ma vogliamo dargli tempo. Siamo buoni noi.

 

La campagna elettorale per le amministrative durerà qualche mese e giugno, vista la neve che vien giù, è lontano. Vedremo quali saranno i progetti futuri dell’avvocato Nitti in merito ai migranti che potrebbero giungere al paesello, oppure sull’annoso problema del depuratore e della mancanza di fogna nera che con le ultime che giungono da Rutigliano lasciano Casamassima in balia delle onde, oppure sulle scuole ospitate nei garage, sull’organizzazione degli uffici comunali e sui suoi mille, a volte, sprechi; sulle strade, sui parchi cittadini, sulle politiche a sostegno non solo degli ultimi, ma per gli anziani e i giovani, sull’associazionismo spesso praticato solo per visibilità personale, sulla salvaguardia del Castello e di Santa Chiara e di tutto il borgo antico sempre più vecchio e cadente; sullo strapotere di un centro commerciale che se non ci fosse non permetterebbe al paesello neanche la menzione speciale sulle cartine geografiche, su Fondazioni che ci vedono partecipare solo marginalmente, su teatri che mancano, sui centri di aggregazione sociale, sulle future lottizzazioni che premono nonostante la marea di vendesi che si vedono in giro, su spazi pubblici concessi a privati e potremmo continuare quasi all’infinito. Insomma, vorremmo che la bellezza di cui parla Giuseppe Nitti, fosse coniugata in tutte le sue sfaccettature, ed è per questo che gli concediamo, magnanimamente, ancora del tempo per illustrarci i progetti.

Non lo sprechi inutilmente, però.

Presenti molti dei futuri candidati consiglieri comunali ed assessori di cui non anticipiamo i nomi.

Strette di mano, abbracci e baci completano la serata.

Solo una precisazione mi preme fare al giovane Giuseppe Nitti: Peppino Impastato non è un film.

 

Casamassima e il biotestamento: da oggi si può.

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Aldo Aldi, Commissario Prefettizio, con la Delibera n. 6 del 14 febbraio 2018, istituisce a Casamassima il  Registro comunale per il deposito delle disposizioni anticipate di trattamento (DAT), ovverossia il cosiddetto biotestamento.

Sottoscrivere un testamento biologico in Italia per le dichiarazioni anticipate di trattamento (DAT), adesso, significa decidere, in un momento in cui si è ancora capaci di intendere e volere, quali trattamenti sanitari si intenderanno accettare o rifiutare nel momento in cui subentrerà un’incapacità mentale.

Certo la legge che istituisce tale Registro non autorizza ancora l’eutanasia, ma il caso di Dj Fabo ne ha accelerato l’approvazione.

Ricorderete tutti il caso di Fabiano Antoniani, Dj Fabo, che a 40 anni ha trovato volontariamente la morte in Svizzera avviando il percorso del suicidio assistito. Il 13 giugno del 2014, in seguito ad un incidente stradale aveva urtato violentemente un’altra auto mentre stava raccogliendo il cellulare che gli era caduto dalle mani, finendo sbalzato fuori dall’abitacolo.  In seguito alle ferite riportate Fabiano era diventato cieco e tetraplegico.

Era iniziata per lui “ una notte senza fine”.

Anche il Presidente della Repubblica aveva ricevuto la richiesta d’aiuto del giovane Fabo il quale chiedeva di poter disporre liberamente della sua vita preferendo la morte a quella sofferenza. Sergio Mattarella mai ha risposto a quell’invocazione d’aiuto.

Inizia il calvario nel calvario che lo vedeva prendere contatti con varie associazioni: la Dignitas, nonostante in Italia la legge sul testamento biologico non fosse ancora stata approvata, gli consiglia di depositare presso un notaio le sue ultime volontà biotestamentarie. In virtù di quel testamento la Svizzera apre le sue porte alla possibilità del “suicidio assistito” per il giovane quarantenne. Ed è l’Associazione Luca Coscioni, il cui segretario è Marco Cappato, che si propone di accompagnarlo nel suo ultimo viaggio.

Schiaccia con la bocca, l’unica cosa che poteva ancora muovere, un pulsante mentre tiene per mano la mamma e la fidanzata. Dopo dieci minuti se ne va.

Ha riacquistato la libertà perduta.

Ma quello di Fabo è solo l’ultimo caso; Piergiorgio Welby e Eluana Englaro solo degli esempi.

Si è molto dibattuto e si continua a farlo: per quale motivo non debba essere riconosciuta la libertà di morire allorquando le condizioni fisiche non permettono una vita degna di essere vissuta è un grosso interrogativo non ancora risolto.

Ma la Legge 219 del 2017 approvata in via definitiva al Senato il 14 dicembre 2017 con 180 voti a favore, 71 contrari e 6 astensioni è una buona base di partenza.

Tra i voti contrari quello del capo gruppo leghista Marco Centinaio, del vice presidente del senato Maurizio Gasparri (Forza Italia), Gaetano Quagliariello, Carlo Giovanardi, Eugenia Roccella e Gian Luigi Gigli. Tra i favorevoli il PD e il M5S.

Molti comuni in Italia stanno predisponendo dei modelli facsimile per il biotestatmento. In attesa che anche il Comune di Casamassima ne predisponga uno, solo come esempio ne proponiamo uno:

Io sottoscritto, _______________________________, nato a ______________________( _____), il ______/______/_______, e residente a _______________________________________(______) in via ______________________________________________, visti l’art. 32 della Costituzione Italiana (“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”); l’art. 9 della Convenzione sui diritti dell’uomo e sulla biomedicina, stipulata ad Oviedo il 4 aprile 1997 e ratificata in Italia con legge n.145 del 28/03/2001, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali ed allo scopo di salvaguardare la dignità della mia persona dichiaro di voler esercitare il mio diritto di scelta o di rifiuto delle diverse possibilità di trattamento sanitario, attraverso le volontà qui espresse anticipatamente. A tale scopo nel caso in cui necessitassi di cure mediche e mi trovassi in situazione di perdita della capacità di decidere o nell’ impossibilità di comunicare le mie decisioni ai medici dispongo che

  • qualora io fossi affetto da una malattia allo stadio terminale, oppure da una malattia o lesione cerebrale totalmente invalidante e irreversibile o ancora se fossi in uno stato di permanente incoscienza (coma o stato vegetativo permanenti )
  • e qualora tale situazione clinica, secondo il giudizio dei medici, venisse ritenuta irreversibile siano intrapresi tutti i provvedimenti atti ad alleviare le mie sofferenze, compreso l’uso di farmaci oppiacei, anche se il ricorso ad essi rischiasse di anticipare la fine della mia vita.

Richiedo espressamente inoltre che non vengano intraprese nei miei confronti misure di prolungamento artificiale della vita se, secondo la migliore scienza e conoscenza medica, è constatato che tali misure dilazionino solamente la mia morte.

Dispongo infine che □ non mi sia data assistenza religiosa

□ mi sia data assistenza religiosa di confessione ________________;

dispongo inoltre che I miei organi

□ siano □ non siano donati per trapianti.

Il mio corpo □ sia □ non sia utilizzato per scopi scientifici o didattici.

Il mio funerale avvenga in forma : □ civile □ religiosa secondo la confessione di fede da me professata;

Il mio corpo □ sia cremato e le mie ceneri ○siano ○non siano disperse □ non sia cremato

Altre direttive _______________________________________________________Al fine di rendere esecutive le suddette disposizioni e di assumere in mia vece le altre decisioni che fossero necessarie, ed ai fini della designazione di un amministratore di sostegno ai sensi dell’art. 408 c.c., ovvero della indicazione del tutore, ed in ogni caso per ogni effetto di legge designo come mio fiduciario il sig. ______ nato a ___(__) il ___/__/__, e residente a _______________(__) in via _______ il quale sottoscrive per accettazione dell’incarico.

Firma ……………

Qualora questi fosse impossibilitato ad esercitare la sua funzione, delego a sostituirlo il sig._________nato a ________(_____) il __/___/__, e residente a______(___) in via _________ il quale sottoscrive per accettazione dell’incarico. Firma………………

La persona delegata dovrà prendere al mio posto tutte le decisioni necessarie relative al mio trattamento medico. Di conseguenza dovrà tener conto soprattutto della mia volontà e delle mie aspettative che ho qui lasciato per iscritto. Potrà prendere in visione la mia cartella clinica e autorizzare la sua consegna a terzi. A questo fine sciolgo dal segreto professionale, nei confronti della persona da me delegata,chiunque sia tenuto al medesimo. Resta inteso che queste mie volontà potranno essere da me revocate o modificate in ogni momento con una successiva disposizione, che annullerà le precedenti.

Queste mie volontà sono depositate in originale presso________________ Luogo e data _______

In fede________________________________________________ Ai sensi dell’art.13 D.lgs 196/03 dichiaro di prestare il consenso al trattamento dei dati personali al fine dell’attività espletata nel mio interesse.

Firma ____________ Luogo, lì …………………………….

Qui potrete leggere:

Il testo della Legge n. 219 del 14 dicembre 2017;

Deliberazione del Commissario Prefettizio con i poteri del Consiglio Comunale n.6/2018 del 14.02.2018;

Regolamento per l’istituzione del Registro Comunale per il Deposito delle Disposizioni Anticipate di Trattamento.

Progetto Pentolaccia casamassimese: clamorosamente bocciato. Il Presidente della Pro Loco Antonio Pastore lo sa?

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Archiviata la Pentolaccia casamassimese, edizione  41, iniziano i ringraziamenti che, caduti anch’essi da quel pentolone a 5 metri di altezza, tutti raccolgono ed elargiscono a piene mani. Ed anche il presidente della Pro Loco Casamassima, Antonio Pastore, ringrazia le Istituzioni, le Scuole, le tante Associazioni, i Servizi d’Ordine, gli Sponsor, gli Editoriali e i Social, i Tecnici e i tantissimi Soci e Amici che si sono prodigati e messi a disposizione per l’organizzazione e la riuscita di una manifestazione che richiede tanta sinergia e collaborazione.

Difficile sarebbe però, mettere insieme quali i dati, riferiti al pubblico che ha assistito, partecipando all’evento. Si sparano da più parti numeri da capogiro ed un’affluenza di forestieri (nel gergo tribale quelli che al paesello non risiedono) senza uguali. Chiederemmo alla Questura, se ci fosse, di certificare i dati.

Ma la Pentolaccia appena conclusasi, anche tempo fa, ci aveva tenuti impegnati.

Luglio volgeva al termine e Cessa governava con la giunta tecnica quando scrivemmo su quel Bando di Avviso Pubblico della Regione Puglia per il triennio 2017-2019 indetto per sostenere  iniziative progettuali che promuovendo la cultura, come componente fondamentale del territorio e della cultura stessa, fattore di sviluppo economico e sociale, in accordo con le linee di programmazione regionale, nazionale e comunitaria, al fine di favorire il rapporto tra tradizione ed innovazione nella valorizzazione delle identità e del patrimonio culturale, storico, artistico, performativo, figurativo, letterario, antropologico, sia materiale che immateriale rivolto ad associazioni o enti, per formalizzare un progetto da presentare finanziato dalla Regione.

Il Comune, in ATS con l’Associazione Pro Loco Casamassima e la Fondazione Monsignor Sante Montanaro di Casamassima, vara il progetto a valenza  triennale finalizzato alla  valorizzazione della “Pentolaccia Casamassimese – un Carnevale nel Paese Azzurro delle meraviglie”.

Il progetto aveva un costo complessivo, per cui si richiedeva il sostegno regionale, di € 181.974.

Di questi, € 105.533,28 sarebbero stati a carico della Regione, € 61.444,72 a carico del Comune e € 15.000,00  a carico di Aziende locali private attraverso sponsorizzazioni.

Fra le figure interessate alla realizzazione del progetto, figuravano l’architetto Antonio Pastore, Presidente della Pro Loco, quale responsabile della direzione organizzativa-gestionale; Luna Carmen Pastore come responsabile organizzatrice; Luisa Valenzano (a sua insaputa) come direttrice artistica e Marilena Rodi con esperienza pluriennale in organizzazione di eventi culturali con particolare riferimento a mostre, presentazioni libri e organizzazione concorsi e premi e lavoratrice presso la Fondazione Monsignor Sante Montanaro come responsabile organizzativo/artistico delle attività svolte dalla Fondazione.

Nonostante si trattasse di un progetto carnevalesco, sembra che nessuna delle varie associazioni di cartapestai casamassimesi sapessero del Bando e del progetto presentato in Regione.

Anche La Gazzetta del Mezzogiorno si occupò della faccenda.

Nel frattempo l’estate è finita e come al solito, in piena Quaresima, la Pentolaccia si è tenuta, senza che siano mancati i sovvenzionamenti pubblici comunali sempre molto cospicui. Domenica 18 febbraio, durante la serata finale, il Presidente della Pro Loco, Antonio Pastore, riconoscendo i grandi meriti (?) delle associazioni nostrane per mostrare la faccia migliore di Casamassima, passando dalla stessa Pro Loco, fra le prime dieci d’Italia, ricorda a tutti di aver partecipato a quel Bando Regionale, ma dimentica di dire quali siano state le risultanze.

Risultanze già note dal 26 gennaio scorso e pubblicate sul sito della Regione Puglia.

Fra i 131 progetti presentati, quello della Pro Loco Casamassima in ATS con il Comune e la Fondazione Don Sante Montanaro, giunge al 117° posto raccogliendo solo 10 punti; (4 punti per la capacità di networching e 6 punti per la sostenibilità economica).

Il progetto che tanto clamore suscitò, è riuscito nell’impresa, nonostante vi fossero enormi competenze, come si leggeva nella stesura del progetto definitivo, proprio su un punto, ma non il solo, tanto enfatizzato in questi giorni a non convincere nessuno. Con quello zero sulla ricaduta promozionale territoriale accompagnato dall’altro zero sull’innovazione per finire con un altro zero sulla qualità del progetto, la commissione regionale boccia sonoramente e clamorosamente senza appello quanto, anche grazie alla Pro Loco, fu proposto ai vertici regionali.

Quando alla Pentolaccia sfilano, anziché i carri allegorici, la boriosità, la prosopopea, la supponenza, la tronfiezza, questi sono i risultati.

Ma non demordiamo e chiediamo per l’ennesima volta, che l’Associazione principe di Casamassima, la Pro Loco, pubblichi con la stessa tempestività che ha accompagnato i ringraziamenti, le foto ed i filmati, anche un resoconto dettagliato delle spese sostenute con quei denari pubblici che se non ci fossero stati altro che Pentolaccia avrebbe visto Casamassima.

 

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