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A Casamassima il gioco ci costa oltre 50 milioni all’anno.

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Un business che vale il 4% del PIL nazionale.

Nel 2016 gli italiani hanno giocato per 96 miliardi di euro in slot, videolottery, Gratta e Vinci, lotterie e scommesse.

Un record. Storico.

Se dovessimo fare l’identikit del giocatore compulsivo ci accorgeremmo che accanto all’operaio cassaintegrato, troveremmo il nonnetto che prima della spesa passa dal tabaccaio per un gratta e vinci, allo studente che prima di entrare a scuola tenta la fortuna con la scommessa, sino ad arrivare alla gran donna in pelliccia e borsa da 2.000 euro che gioca a più non posso mettendo monetine, sempre di più, in quella macchinetta alta e snella il più delle volte sistemata dietro al paravento di fortuna in quel bar di periferia.

Perché le macchinette mangiasoldi, fateci caso, sempre nascoste devono stare. E’ come se soffrissero alla vista del sole.

E quando, partendo da quei 5 euro, massimo 10, dovesse arrivare la vincita inattesa ma cercata, che entri nel vortice che per uscirne del medico hai bisogno.

In Puglia la provincia in cui si gioca di più è quella della BAT (Barletta-Andria-Trani) in cui la giocata pro-capite è passata da 682 euro nel 2015 a 737 euro nel 2016.

Segue Brindisi con 617 euro nel 2015 a 674 euro nel 2016.

A Bari si è speso, sempre pro capite, 616 euro nel 2015 e 655 euro nel 2016.

A Lecce nel 2015, 551 euro e nel 2016 594 euro pro-capite.

Taranto 533 euro pro capite del 2015 sono diventati 586 nel 2016.

Chiude questa speciale classifica la provincia di Foggia con 366 euro nel 2015 e 397 euro nel 2016 sempre pro capite.

Sono numeri da capogiro quelli che girano intorno all’uso delle slot machine, diaboliche apparecchiature a moneta o a gettoni, installate in locali pubblici o nelle case da gioco che, al verificarsi di determinate combinazioni su tamburi rotanti, possono dar luogo a una vincita consistente in un certo numero di monete, che vengono espulse attraverso una scanalatura situata al di sotto dell’apparecchio.

Chi di noi non le ha mai viste nel tabaccaio, nel bar, nel centro scommesse, in sale gioco appositamente attrezzate e finanche nel self service delle pompe di benzina?

A leggere i dati si rimane sconvolti.

Caresanablot, paese in provincia di Vercelli, a fronte di 1.133 abitanti si registra una giocata pro-capite di 24.228 euro. Segue Bosnasco (Pavia) che spende 17.214 euro a testa a fronte di una popolazione di soli 623 abitanti.

E a Casamassima?

Nel 2016 la spesa pro-capite per i 19.846 abitanti è stata pari a € 2.605, per un totale di 51,70 milioni di euro.

Avete capito bene: quasi 52 milioni di euro.

Presenti sull’intero territorio comunale 219 apparecchi.

Di questi 153 AWP (chiamate anche “New Slot” accettano solo monete e sono presenti anche in bar e tabaccherie) e 66 VLT (le Videolottery o VLT accettano anche banconote, sono presenti in locali dedicati e consentono giocate e vincite più alte).

In media 11 slot per ogni 1.000 abitanti.

Certamente in media molto di più delle buche che mediamente scansiamo ogni giorno.

Rispetto al 2015 le giocate hanno avuto un incremento pari al +11,4%.

Casamassima, con il suo non invidiabile primato, almeno nell’immediato circondario, registra un reddito annuale medio pro-capite di € 15.753.

E nelle vicinanze?

A venti chilometri troviamo Bari.

324.198 abitanti con una spesa media pro-capite pari a 794 euro.
Durante il 2016 si sono giocati 257,46 milioni di euro.

A Noicattaro nonostante il numero di abitanti sia decisamente superiore a quello di Casamassima, 26.297 abitanti, si sono giocati a testa mediamente 484 euro per un totale pari a 12,74 milioni di euro.

Anche ad Acquaviva delle Fonti i 20.760 abitanti hanno inserito monete per un totale di 10 milioni di euro, con una media pro-capite di 481 euro.

Rutigliano, con una media di € 349 pro-capite i suoi 18.617 abitanti,   hanno giocato 6,51 milioni di euro;

Sammichele di Bari con meno di un terzo di abitanti rispetto a Casamassima,  6.499, ha una spesa media pro-capite di € 1.792 per un totale di 11,62 milioni euro.

E l’elenco potrebbe continuare all’infinito.

Ottime per lo Sato, lo sono di più per le organizzazioni criminali.

Dalla Gazzetta di Reggio online apprendiamo che: «il 74% di quanto giocato deve tornare ai giocatori in vincite; del restante 26%, la metà va allo Stato, il 12% è diviso tra concessionaria (a cui va 1/12), noleggiatore (a cui vanno 5,5/12) e all’esercente che le detiene nel proprio locale (5,5/12)»; «.. ogni barista guadagna 4.058 euro all’anno per ogni slot machine, 338 euro al mese».

Più affare di così?

Ma per chi?

Nel 2008 al prototipo di Safe Slot progettato dall’azienda dell’imprenditore Francesco Gatti, titolare di Bakoo Spa, una delle aziende leader nella produzione di macchine da gioco fu aggiunta una funzione: si dava alla slot la capacità di percepire il disagio del giocatore attraverso il modo in cui vengono pigiati i tasti e di interrompere il flusso di partite con frasi sul monitor come “Attenzione, non stai per caso esagerando?”.

Non se ne fece più nulla. Solo un progetto.

Bocciato.

 

(Cerca il tuo comune)

 

E poi dicono che l’economia non gira.

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Sono di quelle notizie che, apprese all’improvviso, senza una giusta preparazione, ti fanno rischiare, tra capo e collo, un colpo “a-polpettico”.

Ma si può? anche in prossimità delle feste, della festa per eccellenza, comunicare così alla “cruda”  calendari di apertura e chiusura di un centro commerciale?

E ai malati di cuore, l’aspirina cardiaca dobbiamo far prendere?

Defibrillatori, a me!

Apprendiamo che il centro commerciale, in prossimità del Santo Natale, seguirà il seguente calendario:

l’8 e il 9 dicembre dalle 9.00 alle 22.00;

e va bè.

Ma l’8 non è segnato in rosso sul calendario gregoriano?

Il 23 dicembre dalle 9.00 alle 23.00;

e mi sembra giusto: il cenone di Natale, gli ultimi acquisti, il pesce e le cozze pelose vanno rispettati.

Il 24 e il 31 dicembre dalle 9.00 alle 19.00.

E qui qualche appunto vorremmo pure farlo.

Come mai chiudono così presto quando i festeggiamenti sono previsti solo per mezzanotte? E dalle 7 di sera sino alle 11 e mezza quando si comincia a preparare lo spumante e il panettone, e fra una chiacchiera e l’altra qualcuno pure a messa va, che facciamo?

Quanta pazienza.

Ma è in fondo in fondo all’avviso, in verde, che leggiamo la notizia che mai avremmo voluto leggere:

il 25 e il 26 dicembre chiusi.

Come chiusi?

Allora ditelo che non siete per l’unità familiare.

E voi, proprio quando le famiglie si riuniscono facendo aumentare vertiginosamente le liti inevitabili che quella riunione annuale provoca in tutti noi, che fate? Chiudete?

Lo sanno tutti quello che succede durante quelle giornate:

il nonno che non sopporta il nipotino casinista a tavola deve rimanere; per non parlare della suocera che sempre da ridire ha sulla nuora che deve ancora imparare a stirare le camicie del figlio; o sulla cognata che con quella minigonna pare una donnina allegra che rattrista quelli che solo guardare possono; e dello zio che viene da lontano e che tanti soldi ha fatto? Manco un panettone porta: mai!

La lite è dietro l’angolo e la tristezza ti avvolge come una cappa di dolore.

Il marito che deve sopportare la moglie e la moglie che lo sopporta da una vita.

Sono feste e riunioni familiari che anche in tragedia possono sfociare.

Parenti serpenti che appresa la notizia dai vecchi che più soli non vogliono rimanere e che con i figli vogliono andare ad abitare, saltano in aria con quel nuovo regalo dell’ultimo minuto: la stufetta a gas con la bombola.

La filmografia e la cronaca sono pieni di episodi di questo genere: ci si uccide, ci si ferisce, si da in escandescenza, si bestemmia e si rutta a più non posso. Tutte quelle ore trascorse insieme a scrivere i messaggini d’auguri, a parlar male del vicino impiccione e di quell’auto che hai cambiato ma è un bidone. Per non parlare di stare a sopportare la moglie che «questo è l’ultimo anno che faccia la schiava in cucina per la tua famiglia» e del cognato che spilucca qua e là con le mani sporche da camionista.

E voi, sapendo tutto questo, che fate?

Ci lasciate fuori?

E noi che dovremmo fare senza quelle corsie di prodotti dietetici e di pane integrale che vegano è bello? Rimanere a casa, sul divano a vedere la tv o al tavolo a giocare a tombola o al tresette?

Per i più fortunati il burraco sta.

Che palle!

Non poter prendere quella monetina, infilarla nel carrello per renderlo libero e noi insieme a lui scorazzare fra gli assorbenti e i pannoloni per l’incontinenza che senza zucchero rimaniamo sempre.

Con i bambini che ti rompono i timpani con gli ultimi regali scartati, con quella puzza di pesce marcio che esce dalla cucina, con quello stronzo che solo di pallone sa parlare, trascorrere quelle serate noiose in famiglia quando una passeggiata in galleria ci tirerebbe su il  morale. E senza neanche la scusa di andare a comprare le mollette che domani devo stendere, sperare che un meteorite colpisca la terra pur di farci uscire.

Ma se il lutto della disperazione colpisse solo noi, acquirenti compulsivi che niente accattano, sarebbe niente.

Noi ai lavoratori pensiamo.

Senza quella levataccia all’alba per pulire la cassa e senza quello scorazzamento convulso fra la farina e quel pallet che in piedi non vuole stare. Quei lavoratori che non vedono l’ora di prendere servizio per liberarsi da quella morsa mortale dei figli, dei parenti, dei mariti e delle moglie e degli affetti, buttati così, senza ritegno sul quel divano seduti a capotavola dovranno sobbarcarsi pure la spesa del pranzo e della cena senza che quelle morbide scarpe antinfortunistiche con la punta rinforzata li possano far librare nell’aria liberi di lavorare e produrre.

Poveri lavoratori che non colpiti abbastanza l’8 dicembre, che solo alle dieci di sera hanno chiuso, dovranno aggiungere l’offesa della chiusura completa del 25 e del 26 dicembre iniziando il nuovo anno che triste si preannuncia visto che neanche na scatoletta di tonno potranno sistemare sugli scaffali.

E poi dicono che l’economia non gira.

 

 

Per Pinuccio Fortunato il sindaco è Giuseppe Nitti.

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Già consigliere di Libera Casamassima, lista oggi in quiescenza, Giuseppe Nitti, giovane avvocato trentunenne, rivestirà i panni di candidato sindaco per una coalizione che vedrà presenti, oltre la sua lista personale, anche e soprattutto Autonomia Cittadina, che ha fortemente voluto questa candidatura, Rivoltiamo Casamassima e Civicamente di Guerra & Rubino.

Sembrava che questa coalizione potesse anche inglobare uno spento PD del nuovo corso rappresentato da Rocco Bagalà, ma le trattative si sono bruscamente ed irrimediabilmente e definitivamente interrotte. Mentre scriviamo non sappiamo se i dissensi all’interno del PD, sia nei confronti dell’accettazione di un candidato sindaco discusso e sia nei confronti di una coalizione a trazione Autonomista, si concretizzeranno o no attraverso una candidatura alternativa che possa coagulare quello che rimane del molto centro e non pervenuta sinistra che rappresenta la politica di questo partito. Potrebbe essere il professor Vito De Tommaso, con una propria lista e quindi svincolato dal PD, l’unica figura di rilievo con spiccate doti di sintesi in grado di ricompattare il centro sinistra che vedrebbe il PD praticare l’unica strada possibile: sostenere la candidatura dell’ex sindaco per tentare la strada della riproposizione dopo il terremoto Cessa.

A questo punto, Liberi E Uguali, la nuova formazione nata dalla fusione di Articolo 1MPD di Speranza-Bersani, Possibile di Civati e SI di FratoianniVendola, guidata a Casamassima da Giacinto Rella, potrebbe, nonostante «mai con il PD», lasciare la strada dell’intesa con Autonomia per confluire in alleanza con il professore ed ex sindaco De Tommaso.

Certo è che l’accelerazione di Autonomia, guidata dal nuovo segretario politico Pinuccio Fortunato, che entro fine anno vuole delimitare il campo da gioco per iniziare una campagna elettorale chiara e senza sotterfugio alcuno, ha creato non pochi problemi praticamente a tutti i partiti o liste che vorrebbero entrare nell’agone politico.

A breve si prevede l’ufficializzazione di questa nuova prima coalizione che non sappiamo se riuscirà a convogliare il consenso di altri attori oggi in campo.

 

 

I “dissuasori di velocità” in via Bari.

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Gli inglesi li chiamano sleeping policeman (poliziotto che dorme), quei dossi artificiali in plastica a bande zebrate nere e gialle che in questi giorni si stanno montando su alcune strade del paesello.

Viste le enormi potenzialità dei vari Hamilton che scorazzano a tutta velocità sulle strade cittadine, qualcuno ha pensato bene di frapporre fra essi e possibili futuri disastri stradali questi innocui (?) e simpatici ostacoli che dovrebbero rallentare le velleità da formula uno.

E così con la Determina n. 225 del 4 dicembre 2017, il Comandante della Polizia Municipale di Casamassima Giuseppe Eramo affidava all’impresa omissis per un importo pari ad € 1.098 (iva inclusa) il compito di collocare n. 8 dissuasori di velocità (dossi artificiali) per 60 metri totali e di n. 10 segnali verticali. Dissuasori di velocità acquistati precedentemente dall’amministrazione e finora mai utilizzati il cui costo oggi ci sfugge.

I lavori stanno interessando varie arterie cittadine fra le quali anche l’ormai noto e triste incrocio che vede via Bari intersecarsi con via Pascoli.

Via Bari, interessata qualche mese fa anche da lavori di asfaltatura completa che hanno avuto il merito di riportarla ai vecchi splendori, sprovvista però finora di segnaletica orizzontale, avrà quindi anch’essa il poliziotto che dorme che vigilerà sul concittadino pilota.

Ma basteranno questi poliziotti dormienti o dossi artificiali o dissuasori di velocità senza un’adeguata e fondamentale segnaletica orizzontale (le strisce bianche sulla strada, per intenderci) ad impedire la corsa del pilota nostrano?

Ma poi, questi marchingegni diabolici, sono previsti dal Codice della Strada?

L’articolo 179 del Regolamento di esecuzione e attuazione del Codice della Strada riporta, per l’art. 42:

Sulle strade dove vige un limite di velocità inferiore o uguale ai 50 Km/h si possono adottare dossi artificiali evidenziati mediante zebrature gialle e nere parallele alla direzione di marcia, di larghezza uguale sia per i segni che per gli intervalli (Fig. II.474) visibili sia di giorno che di notte.

Lo stesso articolo 42 al comma 5 e 6 specifica:

I dossi artificiali possono essere posti in opera solo su strade residenziali, nei parchi pubblici e privati, nei residences, ecc.; possono essere installati in serie e devono essere presegnalati. Ne è vietato l’impiego sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei veicoli normalmente impiegati per servizi di soccorso o di pronto intervento.

Ma una strada comunale qual è via Bari può essere considerata strada residenziale?

Via Bari non rappresenta invece una strada che attraversa un centro abitato?

E’ una strada frequentemente percorsa dai veicoli di soccorso, di polizia o di emergenza?

E’ anche un arteria utilizzata da linee di trasporto pubblico?

E se via Bari rappresenta tutto ciò, perché sono stati posizionati quei dossi gialli e neri nonostante la Direttiva del 24/10/2000 del Ministero dei Lavori Pubblici “sulla corretta ed uniforme applicazione delle norme del codice della strada in materia di segnaletica e criteri per l’installazione e la manutenzione”, ne preveda l’immediata rimozione?

Non sappiamo se siano intervenuti nel frattempo altre specifiche da parte del legislatore, ma se tutto ciò non fosse, come mai si decide, nonostante divieti espressi, continuare ad operare in tal senso?

Non solo in via Bari e via Pascoli sono stati montati tali dissuasori di velocità, ma anche, ci risulta, in via Pier Paolo Pasolini e in via Conversano. Anche queste strade saranno state considerate strade residenziali?

Sempre a proposito di strade, solo qualche giorno fa le buche ricoperte con del semplice brecciolino.

 

 

 

 

Libera Casamassima: il mea culpa e il tempo.

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«LiberaCasamassima avverte su se stessa e sull’intera classe politica locale tutto il peso di un fallimento».

Comincia così il sentito commiato di Libera Casamassima, la lista civica familiare che ha così fortemente caratterizzato gli ultimi due anni e più della vita politica del paesello.

Cappeggiata da Alessio Nitti l’avvocato, ha trovato in Giuseppe Nitti consigliere comunale, unico apostolo conosciuto.

Chiedono scusa agli elettori ed in particolare agli elettori del centro sinistra che non meritavano politicanti alla stregua degli ultimi consiglieri comunali, come loro attori di questo cattivo palcoscenico.

Ed è per questo che decidono di rinchiudersi in loro stessi, per far ricerca, per studiare e per riflettere non presentandosi alle prossime elezioni amministrative. Ma vista l’enorme libertà di cui sono colmi e considerato siano altamente altruistici e nonostante riconoscano gli errori commessi e le disgrazie fatte subire ai cittadini casamassimesi, si ritirano dalla contesa lasciando liberi i propri iscritti di fare scelte personali.

Dichiarano di mollare per non mollare.

Che gaudenti questi Liberatori!

Peccato nessuno possa restituire ai cittadini il tempo perduto.

Come per esempio quello trascorso per assistere alle giravolte di campo allorquando già dal primo consiglio comunale fu negata al giovane avvocato Giuseppe la seggiola di Presidente.

Ed il tempo sottratto alla politica del bene comune con quel j’accuse farlocco ed ipocrita?

E il tempo per quella Carta di Pisa divenuta oleosa come quella che avvolge la focaccia?

Chi restituirà il tempo per quell’ennesima giravolta che vedeva passare e ripassare il Nitti j. dalla maggioranza all’opposizione come l’inesorabile giorno dall’irremovibile notte?

Ed il tempo buttato alle ortiche per ripescare un sindaco allo stremo delle forze ormai in cammino verso la strada di casa?

A chi chiedere il conto per quel tempo sprecato alla ricerca di assessori tecnici, rivelatesi inefficaci, perché quelli politici del PD non andavano bene?

Ed il tempo per quel crono programma, altra invenzione dei Liberatori, che invece di risolvere i mille problemi del paesello ne ha aggiunti degli altri?

Per non parlare del tempo concesso ad una amministrazione commissariale che sforna provvedimenti tutti opinabili di una opacità indiscutibile nella completa indifferenza, guarda caso, anche di Libera Casamassima.

E no cari amici di Libera Casamassima; dovreste restituirci il tempo che abbiamo sprecato anche e soprattutto per colpa vostra e per le vostre scelte discutibili, controverse, condannabili, contestabili e censurabili se la politica è divenuta quella da cui oggi proprio voi vorreste prendere le distanze.

Ci vorrebbe uno shock, una scossa, una rivoluzione culturale, un sommovimento terra profondo per piantare una nuova vigna, per abbozzare un’idea di Città del futuro, dichiarate con il vostro saluto strappalacrime alla cittadinanza; ed allora non costringeteci a subire ancora il furto del nostro tempo con le promesse da marinaio a cui non crede più nessuno.

Nonostante tutto lasciate liberi i vostri iscritti di intraprendere la strada più congeniale. Come se le responsabilità cadessero come un macigno solo su alcuni, costretti a studiare, a ricercare e a riflettere e non su tutti.

Chi sarà designato a proseguire la corsa sul campo sentendosi libero di non studiare, di non ricercare e di non riflettere in quanto immune dallo studio, dalla ricerca e dalla riflessione?

E’ questa l’unica comunicazione che avreste dovuto fare e che vi siete guardati bene dal fare.

Perché prima di tutto dovreste restituirci intatto il tempo che anche voi ci avete fatto trascorrere senza beneficio alcuno.

Perché è il furto del tempo, fra i furti possibili, quello che di gran lunga è il più grave di tutti.

Libera Casamassima, per una volta, ti lasceremmo volentieri andare.

 

 

Le buche, croce e delizia del paesello.

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Sarebbe inumano e da ingrati non chiedere di brevettare per esportare in tutto il mondo terraqueo, il metodo rivoluzionario che si sta sperimentando con enorme successo di pubblico al paesello.

In questi giorni, non sappiamo se ideato da tecnici comunali o buontemponi da strada, si sta utilizzando, per ricoprire quelle buche, qualche volta voragini, che si aprono all’improvviso nelle strade del paesello a sud est dell’universo del semplice ed innocuo e rispettoso dell’ambiente, brecciolino.

Scoperta la buca, chiamando il numero verde SOS buche, una squadra di operai (uno) si  recherà immediatamente sul posto con il camioncino tre ruote colmo di candido brecciolino.

Scaricato il composto brecciolinoso nella buca, come per magia la voragine scomparirà salvaguardando il culetto, in casi particolari il culone, di quei poveri disgraziati che quello squarcio sulla strada mica lo avevano visto.

Attenti però: la mancanza di tormento dello scossone e la botta alla base della colonna vertebrale che sottintende l’osso sacro culare , in casi particolari il culone, dura solo per qualche flebile momento, perché dopo il tredicesimo passaggio, la buca ridiventa voragine e la botta ritorna inesorabilmente a scuotere l’autista ignaro che inizia ad imprecare mettendo in scena il calendario gregoriano con tutti quelli che santi ancora devono diventare.

Con questo sistema rivoluzionario la denuncia per quella buca che ci fa cadere, che ci distrugge la ruota e che mette a dura prova gli ammortizzatori e la pazienza, è evitata e tutti vissero felici e contenti.

Fino al prossimo premio oscar.

 

 

Nelle foto esempi di questa nuova straordinaria

“teoria del ripristino bucaiolo”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Comitato Tari equa Casamassima, informa i cittadini.

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Costringere i cittadini ad intraprendere un costoso ed impegnativo atto di impugnazione di fronte ad un tribunale per un atto che un’amministrazione comunale mette in campo, è l’offesa più grande che si possa fare nei confronti, non solo di quei cittadini, ma nei confronti di tutta la comunità.

E’ andato in onda questo e solo questo sabato 2 dicembre quando il Comitato Tari equa Casamassima ha dato appuntamento alla cittadinanza e alle forze politiche presenti sul territorio, all’auditorium delle Officine UFO di Casamassima, per discutere intorno all’alone di mistero che circonda ancora quella bollettazione sulla tassa dei rifiuti.

Oltre il Comitato Tari, rappresentato dal legale che ha curato il ricorso al TAR Puglia,  avv. Rocco Paccione e da Pierfrancesco Fais e Danilo Nesta, il mondo politico del paesello ha risposto in massa.

 

 

 

 

 

 

Tutti presenti, da Vito Cessa, sindaco uscente ed a capo dell’amministrazione responsabile di quegli atti impugnati, passando da Pasqua Borracci, Rocco Bagalà, Chelluccia Acito, Giuseppe Nitti, Mimmo Birardi, Rino Carelli, Nica Ferri, Pinuccio Fortunato, Alessio Nitti (il professore), Pietro Savino, Giacomo Nanna, Francesco Matarrese, Pino Gengo, Nicola Guerra, Pinuccio Massaro, Nicola Vallarelli, Lorenzo Ronghi ed i cittadini che hanno occupato quelle poltroncine blu ascoltando le ragioni di quel ricorso nelle mani del giudice.

Nel frattempo Valentino Sgaramella de La Gazzetta del Mezzogiorno, annotava sul taccuino.

La domanda di ascolto che vedeva assente e sorda l’amministrazione Cessa di fronte alla costituzione di quel Comitato che da maggio scorso chiedeva udienza  per spiegare le ragioni che in seguito sono diventate motivi di impugnazione, non ha ricevuto risposta alcuna. Anche la presenza dell’ex sindaco Vito Cessa, tardiva ed indolente, completamente fuori tempo massimo, per giustificare e ribattere alle accuse mosse dall’opposizione a quelle decisioni, non ha convinto. Risposte impacciate e non efficaci, a volte irritanti e saccenti, hanno consegnato un ex sindaco smarrito di fronte a tabelle, determine e dati di fatto che dimostrano, almeno a detta dei ricorrenti, un’amministrazione poco oculata e con un’interpretazione delle norme oggi al vaglio di un tribunale. Supponenza che non veniva meno allorquando impegnava 15 mila euro di danari pubblici per rispondere in tribunale a quelle pregiudiziali che quei cittadini, inascoltati e snobbati, muovevano all’indirizzo dell’amministrazione.

Vedremo se avrà avuto ragione il sindaco o i cittadini che quei numeri hanno contestato ma non potremo mai giustificare, indipendentemente da come andrà a finire, il disinteresse e l’indolenza che ha caratterizzato la passata amministrazione nel non ricercare un dialogo con quei cittadini che contestavano le decisioni che si andavano prospettando. Quell’abolizione del citofono dalla stanza del sindaco, così ampiamente abusata in campagna elettorale, mai ha preso corpo ed il sogno di un palazzo di vetro è diventato un incubo. Non dimentichiamo la questione acqua e scuole, che ancora pesano sulla coscienza collettiva.

Quei conteggi sulla TARI, con quella base di partenza in qualche modo sfalsata, sono state le convinzioni che hanno spinto il legale del comitato ad intraprendere questa lunga ed estenuante disputa legale nei confronti del Comune di Casamassima.

La tassa rifiuti solidi rappresenta il corrispettivo che il Comune richiede ai cittadini a fronte del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti sul proprio territorio.

Il PEF (Piano Economico Finanziario) comprende tutti gli interventi economici relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani. Ai fini della determinazione della tariffa, il soggetto gestore del ciclo dei rifiuti urbani, ovvero i singoli  comuni, approvano il piano finanziario degli interventi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani, tenuto conto della forma di gestione del servizio prescelta tra quelle previste dall’ordinamento.

Sulla base del piano finanziario l’ente locale determina la tariffa, fissa la percentuale di crescita annua della tariffa ed i tempi di raggiungimento del pieno grado di copertura dei costi nell’arco della fase transitoria, determina l’articolazione tariffaria.

Ma se il PEF deve essere redatto dal soggetto che svolge il servizio stesso senza aggravio di spese per la cittadinanza (quindi la CNS-COGEIR nel nostro caso), perché mai ci si chiede, il Comune di Casamassima lo affiderebbe prima a Gestione Servizi s.p.a. e in seguito, per il 2018, alla Servizi Locali s.p.a. con una spesa non certo indifferente per la casse comunali, si chiedono i ricorrenti?

Perché mai non vi è congruenza di dati fra la somma totale destinata a ricoprire il costo totale del servizio di gestione dei rifiuti urbani ed assimilati e quella che il Comune di Casamassima raccoglierà attraverso la riscossione totale delle cartelle esattoriali inviate ai cittadini?

E poi, si chiede il Comitato, come mai ad Acquaviva delle Fonti, stesso ARO, il servizio costerebbe di meno considerando che il personale impegnato nella raccolta dei rifiuti sia di 12 unità superiore a quello utilizzato a Casamassima? Neanche il numero dei dipendenti che le aziende utilizzano per l’espletamento del servizio è determinante, ed allora a cosa sono dovuti questi costi maggiori che devono sostenere i cittadini di Casamassima?

E poi, ancora, come mai il costo del servizio raccolta rifiuti nel paesello a sud est è praticamente lo stesso che sostiene una città di quasi 185 mila abitanti quale è Modena?

L’altro interrogativo senza risposta è quello che verte sull’annosa questione CCR (Centro Comunale di Raccolta).

Ma perché la passata amministrazione, nonostante avesse problemi nella ricerca sui centri abilitati a raccogliere l’organico che ogni giorno riempiono i nostri bidoncini e alla mancanza di un centro di raccolta dove poter conferire rifiuti speciali, ingombranti e/o pericolosi senza nessun problema e senza nessun aggravio per le tasche dei contribuenti cittadini, ha deciso lo stesso di controfirmarlo quel contratto, rimasto ancora chiuso nei cassetti e mai reso pubblico, a giugno 2016, dopo un battage pubblicitario partito addirittura a novembre del 2015?

Cosa nasconde quel contratto, quel capitolato d’appalto che un’amministrazione che ha fatto la sua guerra personale al citofono sulla porta del sindaco i cittadini non possano sapere?

Chi non vuole o non ha voluto la coscienza della conoscenza?

Sono tanti gli interrogativi che circondano tutto quello che orbita intorno alla monnezza e alla gestione della stessa da parte della politica e degli organi tecnico burocratici di casa nostra e non sappiamo quando finalmente potremo scrivere la parola fine.

Se mai ci sarà, una fine.

 

 

Maria Montanaro e l’incarico in Forza Italia.

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Ma che succede in Forza Italia?

Tra coordinatori e vice coordinatori regionali e provinciali, responsabili del dipartimento enti locali ed affini, capirci qualcosa sarebbe operazione difficile.

Proviamoci.

Il 26 ottobre scorso BarlettaLive.it, ci informa di una riunione tenutasi il 23 ottobre della Segreteria Regionale del dipartimento Enti Locali Puglia di Forza Italia, diretta dal coordinatore regionale Michele Simone, supportato di suoi vice regionali tra cui Massimo Posca, Auro Buttiglione e Stefano Occhiogrosso. Presenti anche tutti i responsabili delle singole province della regione tra cui Vito Giamppetruzzi e Servodio per la Provincia di Bari, Vigiano per quella di Foggia, Caroli per Taranto e Damiani per la Bat.

Durante l’incontro sono state rese note le nomine dei nuovi coordinatori tra cui Stefano Gallo per la Provincia di Lecce e Luigi Vigiano per la Provincia di Foggia.

Gaetano Minutillo viene nominato Vice Coordinatore Enti Locali Puglia.

 

Su La Voce del Paese edizione di Casamassima del 18 novembre 2017, viene data la notizia che vedrebbe Maria Montanaro rivestire i panni di Vice Coordinatrice Provinciale di Forza Italia con l’incarico specifico di curare i rapporti con gli Enti Locali.

 

Il 28 novembre, PugliaReporter.com, ci informa che il Coordinatore del dipartimento Enti Locali di Forza Italia, Miche Simone, ha nominato Felicita Jirillo, quale Coordinatrice del Dipartimento Enti Locali per l’area Metropolitana di Bari.

Alla luce di quanto leggiamo non sappiamo come avvengano le nomine e quanti e quali siano in totale gli incarichi all’interno di Forza Italia, e considerato che non riusciamo a mettere ordine fra le nomine , ci chiediamo:

La dott.ssa Maria Montanaro , che incarico effettivamente riveste all’interno di Forza Italia? L’incarico specifico di curare i rapporti con gli  Enti Locali è a livello cittadino o provinciale? O regionale?

 

 

 

 

 

I Fratelli d’Italia non ci sono più.

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E’ durata il battito di ali di una farfalla la nuova sede di Fratelli d’Italia – Alleanza Nazionale che in Piazza Moro, a Casamassima, ci ricordava della sua esistenza con quella targa al civico 5.

Alla vigilia del 2° congresso nazionale, che si terrà a Trieste dal 2 al 3 dicembre prossimi e che vedrà la presenza del delegato Franco Pignataro, che al paesello riveste il ruolo di porta voce, quella targa in plexiglass ha abbandonato la piazza e non sappiamo, al momento, se troverà sistemazione più duratura.

Eppure quel 1° Congresso Cittadino del 18 novembre scorso voleva rappresentare una realtà acquisita per il paesello e quell’insegna, sorta un mesetto fa, ne dichiarava la presenza.

Cosa sarà successo?

Nell’immagine sotto come appare il civico 5 di Piazza Moro a Casamassima stamattina.

 

 

 

 

 

Finalmente una buona notizia.

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Ed è quando ti accorgi che la cassetta della posta contiene quei bollettini che devi andare a pagare che lo stomaco comincia a tribolare, non solo per quella spesa che sapevi di avere ma che volevi posticipare il più possibile, ma perché ti toccherà, volente o nolente, perdere del tempo prezioso alla “posta” per andarli a pagare quei bollettini. Chi di noi non ha mai bestemmiato in turco per quella coda chilometrica che sai quando entri e non sai quando esci?

Ma finalmente una buona notizia; una notizia che ti porterà a vivere quel pagamento con gioia e con quell’esultanza che trotterellando ti farà pagare l’incombenza.

Il Servizio Affari Generali – Servizi al Cittadino, ha finalmente, con la Determina n. 490 del 16 novembre 2017, detto stop a tutto questo. Visto che le amministrazioni pubbliche devono avvalersi per le attività di incasso e pagamento della piattaforma tecnologica e delle piattaforme di incasso e pagamento dei prestatori di servizi di pagamento abilitati (c.d. “PAGOPA”) e che tale adempimento è stato ribadito anche dalla circolare AGID e che il pagamento delle entrate tributarie ed extratributarie è previsto attraverso gli strumenti elettronici; RAVVISATA la necessità, stante l’obbligo normativo suddetto, di dover provvedere urgentemente all’attivazione del nuovo sistema dei pagamenti elettronici denominato PagoPa; decide di affidare, con la modica spesa di € 27.084 iva compresa alla Servizi Locali S.p.a.  la gestione della famosissima  piattaforma pagoPA dal 1° dicembre 2017 al 31 dicembre 2019. Costo annuale € 6.588 iva compresa a cui andranno aggiunti (€ 0,50 + iva più € 0,05 + iva) per ogni transazione e per la conservazione del documento da liquidarsi a parte.

Ricorderete che abbiamo incontrato questa società, la Servizi Locali s.p.a. già qualche giorno fa quando parlammo della determina n. 184 del responsabile la Polizia Municipale.

Per rinfrescarvi la memoria potete cliccare qui.

Ma cos’è il pagoPA?

pagoPA (pago Pubblica Amministrazione) è un sistema di pagamenti elettronici realizzato per rendere più semplice, sicuro e trasparente qualsiasi pagamento verso la Pubblica Amministrazione.

Si possono effettuare i pagamenti direttamente sul sito o sull’app dell’Ente (il tuo comune, ad esempio) o attraverso i canali (online e fisici) di banche e altri Prestatori di Servizio a Pagamento (PSP), ovvero:

Presso le agenzie della tua banca

Utilizzando l’home banking della tua banca (dove trovi i loghi CBILL o pagoPA)

Presso gli sportelli ATM della tua banca (se abilitati)

Presso i punti vendita di SISAL, Lottomatica e Banca 5

Presso le Poste, se la Pubblica Amministrazione che devi pagare ha attivato anche tale possibilità.

Questo vuol dire che praticamente dovunque tu ti trovi, anche mentre stai scommettendo sull’ultima partita della tua squadra del cuore, potrai approfittare per pagare quell’esoso balzello.

Sicuramente un vantaggio non da poco.

Niente più scuse, niente più code, niente più bestemmie in aramaico.

Ma qualche dubbio ci assale.

Come mai sono gli uffici dei Servizi Affari Generali a preoccuparsi della procedura in esame, trattandosi di riscossione tributi e non gli Uffici di Ragioneria e Tributi?

Ma non esiste in essere un contratto con altra Società per la gestione dei tributi che versiamo?

La piattaforma che utilizza tale forma di pagamento, non è gestita direttamente da una società nazionale, la Sogei, azienda italiana che opera nel settore dell’ICT e controllata al 100% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze?

Tali forme di pagamento non prevedono che il cittadino si debba accreditare (iscriversi) al servizio?

Ma a questi, se ne aggiungono ancora degli altri.

Da una veloce ricerca abbiamo scoperto che altri comuni italiani si avvalgono di tale procedure, a condizioni, però, decisamente diverse.

Per esempio, il Comune di Villamar, spende per lo stesso servizio € 1.659,20 (iva compresa), il Comune di Canegrate € 2.103,28, il Comune di Pomigliano d’Arco spende annualmente per la manutenzione del servizio € 1.700, Comune di Manduria per il triennio 2107-2019 costo € 9.000, Comune di Pantelleria € 2.103,28 annuali,  Comune di Porto Cesareo all’anno € 1.525 ….

Come potete vedere la differenza di spesa fra il Comune di Casamassima e il “resto del mondo” è importante.

Perché?

Perché non riusciamo a risparmiare dove gli altri ci potrebbero insegnare qualcosa?

No, quella di oggi non è una bella notizia.

 

 

 

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