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L’Amarcord (parziale) del Direttore.

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Quel “mi ricordo”(Amarcord) in dialetto romagnolo e che Federico Fellini nel 1973 portò sul grande schermo, sono il ricordo della sua infanzia fatta dall’insegnante prosperosa che stuzzica i pensieri peccaminosi degli allievi, dello zio perdigiorno che si fa mantenere, della Mille Miglia, della ragazza che va con tutti, del padre antifascista che per il suo antifascismo beve litri e litri di olio di ricino e di un paese che aspetta, sotto la luna, il passaggio del transatlantico Rex, e poi i signori di città, i negozianti, il suonatore cieco, la donna procace ma un po’ attempata alla ricerca di un marito, il venditore ambulante, il matto, l’avvocato, la tabaccaia dalle forme giunoniche, i professori di liceo e il magico conte di Lovignano, ma soprattutto i giovani del paese, adolescenti presi da una prepotente “esplosione sessuale”. Le musiche di Nino Rota a commentare quelle scene indimenticabili che consegnano alla storia del cinema italiano una pellicola considerata una delle 100 da salvare.

E con simile premessa anche da noi, un piccolo e giovane Fellini, ricorda con mestizia, inquietudine, tedio, tristezza e malinconia il com’era bello il paesello, la vita, i rapporti umani, le strade, i luoghi che oggi, aimè, non sono più. Sembra dire che quel tempo è fuggito via e mai più tornerà.

Ed è Gianluca Zaccheo che, editorialista de La (Nostra) Voce del Paese come ama definirlo un amatore del nostro paesello, immaginando di svegliarsi una domenica mattina, preso il caffè, sintonizzato sulla tv locale, ascolta gli ultimi accadimenti. E forse, mentre disbriga in bagno le ultime faccende, con la radio che gli fa compagnia, tra una canzone e l’altra sempre targate Casamassima, esce per strada e comincia la sua passeggiata. Fa uno strano giro Gianluca, ma è giovane, ha ancora quella forza nelle gambe che sarebbe ingiusto non avere a quell’età, e passando dalla Pretura, arriva all’Ospedale sino a spingersi sino al Campo di Calcio dove da lì a poco la squadra di casa si contenderà i due punti in classifica. Allora i punti in caso di vittoria erano due e non tre come oggi.

Dal Campo si sposta in Villa gremita di bambini che giocano a pallone  e che si divertono a biliardino. Ma forse il Chiosco della villa non lo vede. Poi, per una commissione, arriva al Campo da Tennis dove due temerari si affrontano all’ultimo set. Prima di sedersi a tavola e buttarsi a capofitto nel pranzo domenicale, il nostro giovane Gianluca sceglie di comprare un biglietto per il Cinema e di prenotare a Teatro il posto per quello spettacolo di Luigi De Filippo che verrà questa settimana. Questa era Casamassima degli anni 80; una città da sogno.

Una Tv e una Radio locale, la Pretura, l’Ospedale, il Campo da Calcio, uno da Tennis, una Villa Pulita e molto frequentata e addirittura un Palcoscenico teatrale calcato dai maggiori attori italiani. Questa era. Ora non più.

Come Gianluca non staremo ad indagare le ragioni della chiusura della Pretura, o quelle dell’ospedale e neppure perché dopo trent’anni si sia ancora senza un parco comunale e con le scuole in disarmo. Non indagheremo neanche le ragioni per le quali dopo aver speso del denaro pubblico il campo da tennis, divenuto un ginepraio di linee colorate sia ancora in quello stato e come lui, ci poniamo un solo interrogativo: come mai il paesello è così profondamente involuto rispetto a trenta, trentacinque anni fa?

E la risposta è lo stesso Gianluca di Amarcord che la fornisce.

Dopo qualche pagina, commentando la decisione del Commissario Prefettizio che concede in comodato d’uso gratuito per 8 anni al Comitato San Rocco dei locali posti all’interno del Comune che si affacciano sull’ingresso monumentale, scrive:

«Ci chiediamo sarebbe forse stato meglio continuare a tenere chiuso l’ingresso storico del palazzo municipale? Noi, francamente, crediamo proprio di no».

Probabilmente caro Gianluca, la tua passeggiata domenicale fra pretura e cinema non si è spinta sino al Comune. Come mai non sei passato dalla piazza quella domenica? Per andare in Villa, che strada hai percorso? Eppure è sempre stato il centro del paese, e trent’anni o trentacinque anni fa lo era ancora di più. E alla tua memoria non ti vengono in mente le processioni che partivano da lì? Possibile che tu non abbia mai partecipato a un 2 giungo o a un 25 aprile? Possibile tu non ricordi quando da lì le autorità civili partivano con le chiavi da far custodire alla Madonna?

Possibile tu abbia rimosso in questo modo il ricordo di quei Vigili Urbani che quei luoghi vivevano, lavoravano e presidiavano?

Possibile che dimentichi di citare le cause che determinano lo spostamento della Polizia Municipale da quelle stanze a beneficio di quei locali commerciali alla strada sul Corso?

Possibile che tu abbia rimosso anche il ricordo di cosa rappresentasse quell’ingresso storico e monumentale di quei luoghi che solo negli ultimi dieci anni sono stati deprezzati, offesi e vilipesi riconoscendogli solo il rango di deposito di cianfrusaglie?

E se quelle cause sono state rimosse, perché la storia non potrebbe ripartire da lì?

Possibile tu abbia cancellato il ricordo di una comunità che si stringeva intorno a quel luogo, a quel palazzo, a quel simbolo?

A quell’ingresso maestoso ed imponente?

Vedi caro Gianluca, la Casamassima che tu ricordi e che i lacrimoni a qualcuno fa scendere, non tornerà più perché, molti, come te, vogliono rimuovere dalla memoria, forse scacciare, l’essenza della Nostra Storia, del Nostro essere Comunità, del Nostro essere Identità che si poggia proprio su quella simbologia che tu nascondi e deridi ed umili con il più banale dei motivi che vorrebbe quel luogo chiuso forse per mancanza di fondi o forse per mancanza, questa si accertata, di volontà.

Mi avrebbe fatto piacere che tu, proprio in virtù di quei ricordi che io non ho, ti fossi battuto affinché il rispetto che si deve ai luoghi, al Luogo per eccellenza che identifica il senso di appartenenza fosse un Patrimonio comune da cui poter ripartire per una Casamassima che certamente non vorremmo più anni 80, ma che ci faccia sentire una Comunità coesa che non baratta niente della sua storia con una apparente modernità che ci farebbe tornare al medioevo feudale.

Ti chiedi come mai il paesello sia così profondamente involuto rispetto a trenta o trentacinque anni fa? Perché, caro Gianluca, manca il rispetto dei luoghi, il rispetto dei simboli che tu vorresti radiare.

Un popolo che non conosce e non rispetta il proprio passato, non ha futuro.

La mamma e l’allenatore.

Stasera alle 20.45 l’anticipo Napoli Inter inaugura la nona giornata del campionato di calcio di serie A.

Vedremo se Icardi, dopo le ultime tre pappine fatte ingoiare al Milan, saprà fare lo stesso con il Napoli, anche se, la vedo nera.

La vedo nera azzurra.

Ebbene si, lo confesso: mi sta simpatica l’Inter.

Ho detto simpatica, non che mi straccerei le vesti per lei o che rinuncerei a stare in famiglia oppure rimanderei il gioco con mia figlia oppure direi di no agli amici che in pizzeria vogliono andare, sacrificando la vita reale per vedere le prodezze di Icardi.

Sia chiaro.

E poi mi piace sfotticchiare quei tifosi intelligenti (sempre pochi da trovare), quando la loro squadra perde o pareggia e doveva vincere oppure quando sbaglia il calcio di rigore decisivo. Mi fanno paura quei commenti post partita in cui ci si rinfaccia di tutto pur di non ammettere la sconfitta o lo sfottò che brucia: ahi come brucia!

Ma si sa, il calcio è lo sport più seguito, almeno qui in Italia e anche il paesello non si sottrae alla palla che rotola in rete e che in estasi ti fa andare come se quei milioni che i calciatori guadagnano per la nostra droga di distrazione di massa, entrassero pure nei nostri portafogli sempre al verde. Pronti, i tifosi conclamati, a fare barricate e iniziare una rivoluzione armata senza che si facciano prigionieri se la Nazionale ai Mondiali non si qualifica. E come sarebbe stato possibile che un commento su facebook di una mamma che vuol iscrivere il proprio figlio ad una scuola calcio, non scatenasse l’inferno? Sono intervenuti tutti. Tutti con la testa nel pallone: allenatori, ballerine, pedagoghi, insegnanti, terapeuti, psicologi, altre mamme, psicoterapeuti, papà, educatori, cugine, nonni e perfino lo zio d’America che sempre i dollari lascia quando viene qui.

Questo il post:

Spesso un Calcio di Rigore lo sbaglia chi non dovrebbe!

Riflessione…le scuole calcio servono per insegnare non solo a giocare ma anche a socializzare e divertirsi.
Volevo iscrivere mio figlio del 2006, premetto che non è Maradona, un bambino che aveva voglia solo di giocare e divertirsi e dopo la lezione di prova, il tanto gentile allenatore mi ha detto: “suo figlio non è al livello degli altri della sua età, sa noi facciamo tornei importanti, se vuole iscriverlo lo faccia pure ma in queste partite sarà sempre in panchina”, allora io con la mia educazione….altrimenti lo mandavo a quel posto ho detto: “piuttosto che regalare i miei soldi a voi lo iscrivo a basket visto che l’anno scorso era il primo anno e dopo poche lezioni lo hanno fatto giocare in un torneo dicendomi che nonostante giocasse da poco i ragazzi devono divertirsi e imparare in campo. Insomma vi sembra un comportamento normale, anche di fronte a mio figlio, che in un primo momento ci è rimasto male, molto male, poi ha capito per fortuna.

Buona giornata e scusate lo sfogo!

(D.F.)

Cara mamma del bambino come mai suo figlio, nonostante l’anno scorso dopo solo qualche lezione entra in squadra, gioca, socializza, si diverte, partecipa ai tornei e poi, improvvisamente, quest’anno decide di cambiare sport?

Ma il bambino, che lei dice non essere Maradona, e supponiamo neanche Meneghin a questo punto, perché quest’anno decide di cambiare? Forse non si trovava bene? Forse non socializzava? Forse non si divertiva? Se lo sport, come Lei stessa dichiara, dovrebbe servire a questo, divertirsi con i piedi o con le mani, una palla non potrebbe bastare ? Oppure il gioco, la socializzazione, il divertimento passa dalla partita, dal torneo, dal fischio in campo dell’arbitro, dal tifo e dalle bandiere?

Ed i soldi che si spendono per la retta servono a questo?

Sinceramente lo chiedo, perché questo proprio non l’ho capito.

Ma veniamo a quell’allenatore che lei avrebbe mandato a quel posto se non fosse stata educata.

Si rivolge ad una scuola calcio e l’allenatore, dopo la prima lezione, sentenzia: Suo figlio non è all’altezza degli altri, quindi non potrà giocare con gli altri le partite del torneo o dei tornei a cui noi partecipiamo. Dovrà rimanere in panchina.

Penso abbia voluto dire che sino a che il suo livello non avesse raggiunto almeno quello degli altri, non poteva essere assicurata la presenza nei tornei.

Questa per Lei un’offesa da lavare con il sangue. Perché?

E perché poi si rivolge ad una scuola calcio che sa disputare tornei e che non insegna solo le basi del calcio e basta?

Le interessavano i tornei, la competizione, l’agonismo ed è per questo che sente la panchina come un’offesa indelebile? E dove sono finite la socializzazione e il divertimento?

Ma Lei lo sa che se non esistessero le panchine le partite di calcio, anche quelle fra Facchetti e Mazzola o Rossi e Cabrini passando da Maradona, non si potrebbero disputare? La panchina non è anch’essa esperienza, maturazione, socializzazione e impegno per diventare e magari superare quelli che in quel momento sono in campo?

Cara mamma del bambino che l’anno scorso faceva basket e quest’anno vorrebbe facesse calcio, Lei ad una SCUOLA calcio si è rivolta. Lei pensi se in una SCUOLA, qualsiasi essa sia, un bambino che ha l’età per frequentare la quinta elementare ma che ha una preparazione di uno di terza o addirittura di seconda, voglia frequentare per forza la quinta classe. Il danno non sarebbe solo per lui, ma anche per quelli che gli stanno intorno perché sarebbero costretti ad aspettare che lui raggiunga il loro stesso livello di apprendimento per imparare cose nuove. O no?

Penso che l’allenatore che Lei non ha mandato a quel posto perché educata, questo Le abbia voluto dire. Avrà usato certamente una termologia da allenatore, notoriamente non vanno a Oxford gli allenatori di calcio, ma a Coverciano, ma anche sbagliando lessico e sintassi, cosa Le ha detto di così offensivo?

Certamente Le riconosco che un bambino deve imparare le lezioni sul campo: anche quelle di aritmetica, facendo centinaia di operazioni con l’addizione, la sottrazione, la divisione e la moltiplicazione, ma se, senza sapere a memoria le tabelline pretendessimo di farlo partecipare ad una gara fra i migliori in aritmetica, i risultati sarebbero deludenti. Non Le sembra?

Anche un calciatore dovrebbe sapere passare la palla, fare lo stop, tirare ad effetto, palleggiare, riuscire a capire il dribbling, saper fare i colpi di testa e se è questo che manca, se mancano le basi, come può pretendere che entri in squadra, dal primo momento, scendere sulla fascia e fare gol?

Non rischierebbe, cara mamma del bambino che l’anno scorso faceva basket e che quest’anno vuole faccia calcio nonostante riconosca che Maradona non è, che gli stessi suoi compagni di squadra, nel caso giocasse nei tornei, facessero finta di non vederlo, che per loro non esistesse proprio in campo perché saprebbero a priori che una palla passata a lui sarebbe persa per sempre? E con essa il torneo?

E come rimarrebbe quel povero bambino che la mamma vuole partecipi ai tornei di calcio altrimenti non spende i propri soldi?

Ma mi confessi una cosa, fra noi: ma è suo figlio che vuole imparare a tirare qualche calcio alla palla, per andare a fare i tornei e diventare campione oppure è Lei che crede che la socializzazione e il divertimento passino dal torneo di calcio con suo figlio titolare?

I bambini dagli una palla e ti sollevano il mondo.

Il suo comportamento, il suo astio, il suo risentimento non hanno permesso all’allenatore di valutare che probabilmente suo figlio non sarà il migliore fisicamente, tecnicamente o tatticamente, ma forse poteva eccellere per la sua attenzione, il suo impegno, la sua abnegazione, per l’applicazione e per quell’apporto che avrebbe e potrebbe dare a quello che si, sarà pure Maradona, ma non sa cosa sia vivere.

Gli dia una palla e lo lasci sfogare come crede e si assicuri solo che l’ambiente sia sano, che la competizione sia un confronto costruttivo che non sfoci mai nell’odio per il rivale e che stare in allegria con compagni di squadra veri è la cosa più importante. Anche il campo di calcio insegna la solidarietà e il rispetto che non è solo diretto nei confronti della propria squadra, ma anche nei confronti degli avversari che hanno perso ma che ridono e si divertono con te. Vinceranno la prossima volta.

Ma hanno già vinto nella vita.

Stop. Il patrimonio pubblico non si tocca.

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Sta montando un caso che probabilmente a breve ci farà di nuovo assurgere non solo alla cronaca spicciola locale, ma anche a quella nazionale. Forze politiche, associazioni e cittadini comuni sono in fermento. Si preannuncia un altro fine settimane con il botto.

I fatti.

Con immediata eseguibilità, (dove l’urgenza impellente di vita o di morte si chiedono in molti), il Commissario Prefettizio, dott. Aldo Aldi, concede in comodato gratuito a tempo determinato (8 anni) ad una associazione comitato molto conosciuto nel paesello, dei locali a piano terra del Palazzo Comunale.

Ricorderete certamente le operazioni di pulizia e di sgombero che hanno interessato l’ingresso principale e storico e monumentale del Comune in Piazza Roma di qualche giorno fa.

Tutti nella circostanza, ad elogiare il Commissario Prefettizio che finalmente interveniva per ridar lustro a quello che rappresenta la Casa Comune; la Casa per eccellenza di tutte le cittadine e tutti i cittadini di Casamassima, per tanti anni derisa e vilipesa con quell’abbandono incomprensibile.

Però quella Delibera del Commissario Prefettizio n. 39 del 18 ottobre 2017, ha fatto montare la polemica che non sappiamo quando e in che modo vedrà la fine.

Molti fra ex amministratori, referenti di partito e movimenti politici, di ogni schieramento, associazioni anch’esse di valenza sociale non secondaria e semplici cittadini, vorrebbero sapere quali le ragioni che hanno spinto il dott. Aldi, ad intraprendere la strada che chiunque avrebbe previsto sarebbe stata impervia.

Molti si aspettavano che quell’ingresso monumentale, ripulito e finalmente rispettato, potesse rappresentare il miglior biglietto da visita non solo per la comunità casamassimese tutta ma anche e soprattutto per gli ospiti che ogni giorno raggiungono la nostra cittadina.

Avremmo sperato, dichiara qualcuno, che il Gonfalone Comunale, segno identitario per una comunità, potesse finalmente essere custodito all’interno del Comune e che la Polizia Municipale potesse tornare a “presidiare” il simbolo delle istituzioni sotto quelle bandiere che ogni giorno ci svolazzano sulla testa ricordandoci chi siamo e dove siamo.

Avremmo voluto che le funzioni civili e religiose partissero, come è logico, dal Comune e non da quegli uffici adibiti e ricavati per la Polizia Municipale sul Corso. Vedere il Sindaco, o anche ultimamente il sig. Commissario stesso, partire per dar inizio a importanti ricorrenze civili o religiose dal Comando di Polizia Municipale, ha creato non poche perplessità visti quegli spazi comunali a dieci metri così umiliati per tanti anni.

Ma invece no; si è deciso, peraltro attraverso un atto che ai più sembra carente e contradditorio, di affidare a un comitato associazione, seppure blasonato, uno dei luoghi simbolo della laicità e del pluralismo democratico di uno Stato. Grande la responsabilità che il Commissario Prefettizio ha voluto caricarsi sulle spalle, nonostante la legge gli consenta di amministrare ordinariamente e straordinariamente un comune, entrando a gamba tesa in una decisone che sarebbe spettata alla politica ed ai suoi rappresentanti legittimamente eletti in un Consiglio Comunale.

Sarebbe ed è una questione questa, di opportunità disattesa e opinabile. Legittima, forse, ma non opportuna e discutibile.

Vincolare due intere amministrazioni comunali, espressione democratica e diretta della volontà popolare, attraverso una decisone, quella del Commissario Prefettizio, per giunta immediatamente eseguibile, pare una responsabilità che ricade interamente sulle spalle di chi l’ha presa e che dovrebbe essere giustificata e circostanziata sin nel più minimo particolare.

Ai più esperti anche l’iter che ha portato il Commissario a “legiferare” in tal senso  sarebbe confutabile.

Un allegato alla delibera, (mancherebbero altri di sostanziale importanza ma citati nella stessa Delibera), racconta di una richiesta da parte di un’associazione comitato che aveva già protocollato il 6 giugno scorso, quindi durante la sindacatura Cessa, la richiesta di spazi comunali per le sue attività. Possibile che non vi sia nessuna delibera di giunta presieduta dal dott. Vito Cessa Sindaco che si sia occupata della questione? E come mai il dott. Cessa non ha dato seguito a tale richiesta?

E da dove si evincerebbe la volontà politica dell’allora sindaco Cessa di destinare quei locali, quelle stanze, quegli spazi ad associazioni o comitati o onlus per usi al di fuori di uffici o spazi istituzionali?

E se tale era la volontà, tutta da provare, come mai non si è espressa chiaramente pubblicamente invitando le associazioni, i comitati e tutte le realtà culturali e sociali del paesello a concorrere?

Quale sarebbe l’interesse pubblico equivalente o addirittura superiore rispetto a quello che l’intera comunità beneficerebbe se tali spazi non fossero ad uso esclusivo dell’Istituzione Comune?

Ma quei locali, quelle stanze, quegli spazi, non concorrono anch’essi a determinare il Patrimonio Pubblico ed architettonico di una comunità? E se il Patrimonio Pubblico è di tutti, non devono essere tutti e quindi i rappresentanti eletti nell’Assise Pubblica a deciderne le sorti?

Perché un Ente Pubblico, garante dei principi costituzionalmente garantiti di uno Stato laico e pluralista dovrebbe destinare locali di sua proprietà in uso gratuito e continuativo, magari solo per attività religiose?

La laicità dello Stato non è più garantita?

Non ci sono per esempio, ci si riferisce all’Associazione Combattenti, altre associazioni di valenza storica, politica e sociale che rappresentano l’intera Unità Nazionale, degne anch’esse di occupare quei locali?

Perché la scelta è capitata proprio su di una a sfavore dell’altra?

Quante altre sarebbero state le associazioni o comitati spontanei di cittadini a provvedere al ripristino dei luoghi per garantirne il decoro e la salubrità a proprie spese pur di non pagare affitti per 8 anni?

Quei locali, sempre occupati dalla Polizia Municipale, vennero abbandonati per operazioni di ripristino soprattutto della scala che conduce al primo piano durante il periodo in cui al Comando della Municipale era il dott. Cassano nel lontano 2007. Visto che ora tali adeguamenti strutturali sono stati garantiti, per quale motivo, non si trasferiscono di nuovo in quegli spazi, in quelle stanze e in quel luogo il Comando della Polizia Municipale a presidio perenne di quei luoghi sacri e inviolabili per la nostra democrazia e che i locali oggi occupati dagli uffici della Municipale siano utilizzati dai Sevizi Sociali certamente più idonei ad accogliere quei cittadini, anziani o diversamente abili, che troverebbero meno difficoltoso l’incontro con le Istituzioni?

Contiamo sulla Sua saggezza e lungimirante impegno, che si deve nei confronti di una Comunità chiamata a dirigere nel rispetto anche di quelle leggi non scritte ma che hanno in se i valori della morale e del rispetto collettivo, sostengono gli oppositori a questa decisone.

Staremo a vedere come si evolverà l’intera faccenda.

La storia del palo che pende in via Conversano.

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A chi di voi non sarà capitato di girare su via Conversano e trovarsi lì, all’improvviso, piantato sul marciapiede in equilibrio precario, conficcato proprio come un palo, il palo dell’illuminazione che pende?

Ormai anche i giornali non ne parlano più e quei pochi testimoni oculari che un giorno dritto, fiero di esistere lo hanno conosciuto e visto, con il passare dei mesi, degli anni, dei secoli secularum, stanno abbandonando questa terra di perdizione e desolazione per popolare la volta celeste.

Ma intorno a quel palo, che solo grazie a quella casa che lo sorregge riesce ancora a sopravvivere su quel marciapiede martoriato e afflitto da mali atavici, la storia si confonde con le leggende che in questi secoli hanno preso vigore e forza e che solo i pochissimi testimoni oculari ci possono tramandare.

A imperitura memoria ne vogliamo ricordare le gesta affinché anche le giovani generazioni ne possano conoscere la storia.

Non si sa quanto tempo fa il palo venne, dopo accurato scavo, conficcato nella nuda terra che tutto accoglie, perché con quella lampadina montata sulla sua sommità potesse illuminare il cammino dei viandanti. Ma un giorno, un uomo, al risveglio, si accorse che quel palo pendeva paurosamente su un lato.

Ma pende verso destra o verso sinistra?

Si domandò.

Ma quel palo, stanco di essere austero e ritto su se stesso, una notte si inclinò paurosamente.

Perché?

Qui le leggende e le versioni cominciano ad essere discordanti: c’è chi racconta di una carro persiano che in curva, causa l’eccessiva velocità dei buoi che lo trainavano, sbandò e, catapultandosi sul povero palo, lo privò per sempre della sua alterigia.

Qualcun altro, invece, asserisce che un uomo, forse lo stesso che ne scoprì la pendenza, la sera prima, ritirandosi a casa dopo una serata con gli amici a bere birra e mangiucchiare lupini nel circolo lì vicino, scoprì che la moglie, in sua assenza, intratteneva rapporti, diciamo così, cordiali e intimi con un altro uomo e che preso dalla gelosia che acceca e incattivisce, volle prendersela con quel povero palo che a cornate prese.

Altri ancora raccontano di un essere spaventoso che continua ad aggirarsi per il paesello e che come svago e passatempo, alza la zampetta contro tutte le cose ritte che incontra lungo il cammino e zip zap, lascia il suo liquido giallastro e maleodorante acido, minando alla radice le rettitudini.

Ma su un punto tutte le testimonianze raccolte coincidono.

Quel palo quando la luna è gibbosa crescente prende vita e il suo spirito si materializza andando a zonzo per il paesello assonnato. L’ultimo dei testimoni che lo hanno visto ritto sul proprio piedistallo prima che si inclinasse vertiginosamente, giura e spergiura che quello spettro, che avvolge le spalle dei poveri testimoni ignari del maleficio, colpiti dal sortilegio, sono presi tutti da una male incurabile che li vede bestemmiare a più non posso nei confronti di non specificate figure che non sanno cosa sia la pietà.

Ma un aiuto viene dalla magia.

Per essere sicuri che nulla possa accadervi, prima di intraprendere il viaggio in via Conversano al cospetto del palo, seguite queste indicazioni che sono riuscito a estorcere ad un esorcista di fama internazionale.

Accendete 13 candeline. Storte.

Riempite con acqua bollente la vasca da bagno, sistemate le candeline tutte intorno ed immergetevi. Chiamate a lavarvi la schiena, per gli uomini, otto danzatrici del ventre rigorosamente nude e grasse e per le donne, otto pulitori di camini, aitanti e magrissimi con dei pettorali grandi così e vestiti solo della sporca fuliggine

Dopo questo lavaggio poderoso sarete pronti, e pronte, una volta asciugati e vestiti di solo perizoma trasparente blu, a percorrere quella strada senza che le forze maligne si impossessino di voi.

E se fosse tutto il resto del paesello inclinato?

Si parte domenica 5 novembre.

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Parte da facebook l’iniziativa lanciata da Roberta Radogna e da Daniele Latrofa, che vorrebbero istituire un appuntamento bimensile che veda la partecipazione di cittadini, attività commerciali, appassionati e cultori dello sport, amanti della natura, tutti impegnati nella tutela e nella pulizia della Villa Comunale di Casamassima in via Acquaviva.

Dove le istituzioni non arrivano ci pensano i cittadini.

Il testo dell’appello di Roberta:

Domenica 5 Novembre vorremmo organizzare, in qualità di semplici cittadini una mezza giornata dedicata alla pulizia della villa, sperando possa diventare un appuntamento bimensile fisso al fine di rendere la villa un ambiente sano per grandi e piccini e sperando di risvegliare un senso civico addormentato sia dei cittadini che delle istituzioni!
Chi ci da una mano!??

L’appello è rivolto a tutti: cittadini, fiorai, attività commerciali che vogliano dare il loro supporto, palestre, genitori che vogliano dimostrarsi attivi realmente e chi più ne ha più ne metta!!!
Aspettiamo risposte solo POSITIVE!! No polemiche, no scuse!

E la Democrazia resta a guardare.

Se votare facesse qualche differenza non ce lo farebbero fare, disse Mark Twain (1835-1910).

Ed è tutta qui la verità che la politica cerca maldestramente di nascondere attraverso il susseguirsi di leggi elettorali anticostituzionali che votate a colpi di maggioranza o voti di fiducia, sta insudiciando il diritto dovere di ogni cittadino chiamato a decidere le sorti del proprio Paese attraverso la scelta consapevole e libera dei propri rappresentanti.

Probabilmente questa settimana l’iter della nuova legge elettorale, il Rosatelllum, diventerà legge dello Stato attraverso il passaggio in Senato. Il Presidente della Repubblica firmerà il decreto che promulgherà la legge che diventerà operativa a solo qualche mese dalle nuove elezioni che dovrebbero svolgersi presumibilmente a marzo 2018.

Il Codice di Buona Condotta del Consiglio d’Europa del 2013, citato anche da una sentenza della Corte di Strasburgo, che invita a non legiferare su leggi elettorali un anno prima delle elezioni, anche stavolta sarà disatteso ed i cittadini traditi e vilipesi nei loro diritti principi. Peccato constatare che nessuno sia deputato a vigilare su tale norma di buon senso.

Dichiarare l’operato del Presidente della Repubblica, nel caso in cui promulghi la legge senza il rispetto che si dovrebbe a simile verità basilare per le sorti di una democrazia, ribadite anche dal Consiglio d’Europa, “succube” del potere legislativo (ma qui si aprirebbe una disputa fra le responsabilità dell’esecutivo e del legislativo), sarebbe il minimo.

Gianluigi Pellegrino, giurista salentino, sulle pagine del Fatto Quotidiano, definisce tale legge «l’imbroglio degli imbrogli», un «autentico specchietto per le allodole», «l’apoteosi dei nominati», sino a spingersi nel ribattezzare tale legge elettorale «truffellum».

La truffa, afferma, sta nella ripartizione dei voti di chi non è stato eletto nell’uninominale tra i candidati nella lista bloccata: in pratica l’elettore crede di aver espresso la volontà di eleggere una persona mettendo una crocetta sul suo nome e invece vota qualcun altro. Non accade in nessun paese del mondo.  

Le prossime elezioni, dichiara al Fatto, saranno con ogni probabilità una gara tra minoranze: il 25-30% dei voti basterà a far eleggere il primo arrivato, il restante 75% non servirà a mandare in Parlamento i candidati che lo hanno raccolto ma a far scattare il seggio per i nomi della lista collegata; in questo modo gran parte degli elettori saranno derubati del loro voto e solo una piccola parte andrà a eleggere il vincitore.

Una legge fatta non per i cittadini, quindi, ma per i partiti e per i “suoi” uomini che decidono per noi, chi debba sedersi nell’emiciclo e chi deputato a stabilire le sorti del nostro futuro.

I tempi stringenti non permetteranno alla Corte Costituzionale di pronunciare il verdetto su questa legge e nonostante illustri costituzionalisti ne affermino l’incostituzionalità, la Corte deciderà di applicare il principio di continuità, come afferma Gustavo Zagrebelsky, e così, nonostante l’incostituzionalità di vedere deputati e senatori seduti su quegli scranni, si farà man bassa sull’effettivo senso di democrazia rappresentativa vigente nel nostro Paese. Se la Democrazia rappresenti ancora una forma di governo in cui il potere viene esercitato dal popolo, tramite rappresentanti liberamente eletti, è una domanda che spesso tutti, o almeno in gran parte, continuiamo a porci, senza che una risposta esaustiva e certa e con basi giurisprudenziali verificate. La legge proporzionale che rispecchia esattamente la volontà del popolo da rappresentare è ormai troppo scomoda per l’oligarchia che impera e domina, aimè, anche la coscienza collettiva, ubriacata da fantomatiche quanto inesistenti doveri di governabilità.

Per non parlare delle preferenze sacrificate e dimenticate che per estirpare alla radice, secondo la politica dominante, lo strapotere della mafia o degli interessi particolari, portavano a sedere sullo scranno il mafiosetto di provincia o il potentato delle lobby. Il principio cardine della democrazia soppresso perché la classe politica non è mai stata capace di estirpare da se, dai propri partiti, dalle proprie liste, interessi illegali, vietati, illeciti, illegittimi, irregolari, arbitrari. Un voto che con il passare degli anni ha vissuto una sempre più marcata disaffezione dei cittadini che rimangono a casa perché hanno capito che nulla potrà cambiare.

Il voto utile che qualche ex segretario di partito di governo cavalcò per sopprimere nelle urne le scelte legittime dei cittadini, a beneficio di un principio di governabilità taroccato, è arrivato alla sua massima evoluzione per giungere ad una scelta falsa e pregiudizievole che ci porta a sostenere che la massima di Mark Twain è più che mai attuale.

Aldo Giannuli si augura che il PD prenda meno del 3% dei consensi e che non entri in Parlamento.

Io mi chiedo se tale augurio non debba essere allargato.

Roberta Lombardi, candidata Presidente alla Regione Lazio.

Attraverso le Regionarie, le consultazioni online dei grillini a cui zia Rosa non potrà mai partecipare vista l’incapacità di capire a cosa serva quel computer collegato al telefono che le donne semi vestite ti fa vedere, con 2952 click, la Roberta Lombardi, diventa la candidata Presidente della Regione Lazio per il Movimento 5 Stelle.

Ma chi è Roberta Lombardi?

Leggiamo su  biografieonline.it che è nata il 15 agosto 1973 a Orbetello, in provincia di Grosseto. Trasferitasi a Roma per l’università, studia Giurisprudenza alla Sapienza, laureandosi con una tesi in Diritto Commerciale Internazionale; quindi, frequenta un corso in Sviluppo Manageriale alla Luis. Entrata nel mondo del lavoro, nel 2004 entra a far parte della Design Duemila, un’impresa di Roma che si occupa di arredamento d’interni, grazie alla quale entra in contatto con numerosi clienti stranieri facoltosi. Residente nel IV municipio, si mantiene sempre lontana dalla politica sino a quando si iscrive al Meetup “Amici di Beppe Grillo” di Roma a gennaio del 2007, tramite alcuni amici; l’anno successivo Roberta Lombardi partecipa alle elezioni amministrative, guadagnandosi poco meno di 2mila preferenze, con la Lista Civica Amici di Beppe Grillo Roma. Entrata nel MoVimento 5 Stelle, se ne allontana brevemente dopo essere rimasta incinta: in seguito, ritorna a partecipare in maniera attiva, al punto da essere candidata alle elezioni politiche del 24-25 febbraio 2013 nella circoscrizione elettorale Lazio 1: eletta deputata, viene nominata – il 4 marzo 2013 – Capogruppo del MoVimento 5 Stelle a Montecitorio.

Sulla base del Codice di Comportamento dei parlamentari del M5S, Roberta Lombardi mantiene tale carica solo per tre mesi, dimettendosi il 24 luglio.

Si occupa poi di politica sul territorio del comune di Roma. Nel 2016 dopo la vittoria di Virginia Raggi alla corsa di sindaco di Roma, Roberta Lombardi, per la sua esperienza, sembra destinata a entrare a far parte della squadra che aiuterà il lavoro della neo sindaca. Tuttavia dopo pochi giorni, a metà luglio, fa un passo indietro uscendo dal direttorio – pare – per forti divergenze con Virginia Raggi.

Andrea Scanzi, giornalista del Fatto Quotidiano, non certo ostile a Beppe Grillo, la definisce “un troll, non una militante, ma un fake creato dal Pd per minare la credibilità del Movimento”. (Espresso online 15 aprile 2013).

Forse alcune frasi e dichiarazioni rilasciate in questi anni di militanza politica ce la possono far conoscere meglio.

Eccone un estratto:

Sul fascismo:

Prima di degenerare il fascismo aveva un alto senso dello Stato. Il fascismo vero, prima che degenerasse, aveva invece una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello Stato e la tutela della famiglia.

Poi su Casapound, un movimento da tutti considerato di estrema destra e neofascista, la Lombardi scrive:

Da quello che conosco di Casapound, del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica (se vogliamo dire così), razzista e sprangaiola. Che non comprende l’ideologia del fascismo, che prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello stato e tutela della famiglia.

Si ripete la Roberta candidata alla Presidenza della regione Lazio, ma che volete, ha le idee chiare sul fascismo e sulla sua parte folcloristica di manganello e aspersorio.

Il 27 marzo 2013, durante l’incontro esplorativo in vista della formazione di un nuovo governo, in streaming e in diretta afferma, rivolgendosi a Pierluigi Bersani:

Sentendola parlare mi sembrava di essere a Ballarò.

A seguito delle elezioni amministrative del 2013, rivolta ai deputati del Movimento 5 Stelle:

Volevo scrivere qualcosa per condividere con voi questa specie di assedio a cui siamo sottoposti, ma grazie allo stronzo/i che fanno uscire tutto quello che ci scriviamo o diciamo sui giornali, mi è passata la poesia. Grazie per averci tolto anche la possibilità di parlarci in libertà. Sei una merda, chiunque tu sia.

Sull’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori:

Pensare di poter reintegrare un lavoratore nel posto di lavoro da cui è stato licenziato senza giusta causa o giustificato motivo è secondo me un’aberrazione e crea uno stato di tensione (relazionale, discriminatoria o di natura economica) maggiore tra datore di lavoro e lavoratore stessi di quello che ha dato origine al licenziamento. Meglio a mio avviso prevedere un veramente congruo indennizzo a favore del lavoratore ove venisse riconosciuta dal giudice del lavoro l’illegittimità del licenziamenti.

Sulla trasparenza del movimento:

Ci sono momenti conviviali o momenti in cui si fa la linea politica che non possono essere trasmessi in streaming (5 aprile 2013).

Anche alle onorevoli, pardon, portavoce dei cittadini, capita di essere scippati:

Ieri sera mi hanno rubato il portafoglio dalla borsa. Oltre l’immane seccatura di rifare carte, patente, codice fiscale e il piccolo dispiacere per l’oggetto in sé, ho perso tutte le ricevute delle spese sostenute finora…….. Poca roba, circa 250 in un mese. Poiché è mia intenzione trattenere dalle voci di rimborso che compongono il mio stipendio solo quelle effettivamente sostenute e documentate e restituire il resto, cosa faccio? Aspetto vostri consigli” (disperato appello su facebook, testualmente, 13 aprile 2013)

No comment:

L’intervento per i pagamenti dei debiti della Pubblica Amministrazione “è una porcata di fine legislatura, parte dei soldi andrà alle banche!” (la Lombardi viene sommersa dalle critiche, accusata di non conoscere le basi di questi meccanismi, 26 marzo 2013).

Conoscenza della Costituzione:

Che un presidente della Repubblica debba avere una certa età anagrafica non c’è scritto da nessuna parte… (15 aprile 2013 – in realtà è la Costituzione che prevede che il Presidente della Repubblica debba avere minimo 50 anni).

Per completare il quadro ricorderemo quando Vanity Fair riesumò una sua vecchia dichiarazione lasciata su un forum nel 2009 che recitava testualmente: «Il Movimento nasce monco. Ho capito che a me di Grillo piace il programma, ma il metodo con cui si sta muovendo mi fa decisamente schifo».

Evidentemente ha cambiato idea.

E Grillo ha chiuso, per lei, un paio d’occhi.

Che dire, in bocca al lupo.

Rino Carelli e Forza Italia.

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Vito Oronzo Carelli, per tutti Rino, subentrando a Maria Montanaro, diventa il nuovo Coordinatore Cittadino per la Città di Casamassima, di Forza Italia.

 “Il nostro compito si può sintetizzare nel rispetto dei principi di Affidabilità (competenza e coerenza), Coraggio (ricerca del consenso spontaneo, a prescindere dagli apparati)”.

“Sono certo che saprai adempiere a questo compito con dedizione e impegno”.

Arrivata poco fa la nota del Commissario di Forza Italia per Bari Città Metropolitana, Onorevole Avv. Francesco Paolo Sisto, che ne ufficializza la nomina secondo le indicazioni programmatiche del Presidente Silvio Berlusconi ed in accordo con il Coordinatore Regionale Onorevole Avv. Luigi Vitali.

Ricordiamo che nelle amministrative del 2015, Forza Italia, guidata ancora dalla Montanaro, in coalizione con il Movimento Schittulli e Vivere Casamassima, candidato sindaco Gino Petroni, raccolse 485 voti.

Rino Carelli, in una lista civica, Nuovi Orizzonti, in coalizione con altre liste civiche ed Autonomia Cittadina, candidato sindaco Vito Rodi, raccolse da solo 130 preferenze, che gli consentirono di divenire consigliere comunale.

Al momento non abbiamo notizie circa la possibilità di aprire o meno un circolo politico cittadino.

Auguri al nuovo coordinatore cittadino.

11 ottobre – Giornata Mondiale delle Bambine e delle Ragazze.

Anche Casamassima, aderendo all’invito dell’ANCI, celebra la Giornata Mondiale delle Bambine e delle Ragazze che ricorre come ogni anno, l’11 ottobre.

La ricorrenza, voluta dall’ONU, per la quale l’organizzazione Terres des hommes ha lanciato la campagna #Indifesa, punta l’attenzione sui diritti negati.

Le violenze, gli abusi e le discriminazioni a cui milioni di bambine e giovani ragazze sono sottoposte ogni giorno sono documentati e denunciati nel dossier “La condizione delle bambine e delle ragazze nel mondo”, stilato dalla stessa onlus, Terres des hommes.

I dati che leggiamo sono raccapriccianti e ci fanno vergognare del come si possa, nonostante il nostro effimero benessere, tollerare tutto questo. Aborti selettivi, infanticidio delle bambine, mutilazioni genitali, matrimoni precoci, gravidanze precoci, vittime di tratta, violenza:

16 milioni di nuove baby spose ogni anno tra Somalia, Guinea, Gibuti, Egitto, Eritrea, Mali, Sierra Leone e Sudan;

68 milioni di bambine di un’età compresa fra i 15 e 17 anni costrette a lavorare;

70 milioni di ragazze fra i 15 ed i 19 anni costrette a subire abusi sessuali.

La situazione si è aggravata ulteriormente per le sempre più frequenti migrazioni, che anche l’Italia conosce, che alimentano la tratta di esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione e dello schiavismo minorile.

Dal 2000 ad oggi le bambine rappresentano inoltre il 60% di tutta la popolazione infantile che non ha accesso all’istruzione.

Questa una delle tante testimonianze dal sito terredeshommes.it

Mi chiamo Amani, ho solo 12 anni e sono indifesa.
Mi piacerebbe andare a scuola per imparare a leggere e scrivere e giocare con i bambini della mia età.

Invece le mie giornate le passo piegata a terra a pulire, a lavorare, ad assistere persone che mi trattano come una schiava.
Il mio salario? Un tetto sopra la testa e avanzi per cena.
La mia paura più grande? Il padrone che si avvicina…

So cosa vuole.

Il mio sogno? Una via d’uscita, la scuola, i libri, una vita normale.

I morti riposano. La viltà dell’uomo gli fa compagnia.

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Spettacolo indecente quello che, ad intervalli regolari, si presenta alle spalle del Cimitero di Casamassima. Quel muro perimetrale che divide i vivi dai morti usato come deposito di immondizie, cianfrusaglie, cassoni scarrabili che fanno bella mostra di se impunemente e vergognosamente.

Ma anche vicino a luoghi sensibili, quali le scuole, lo spettacolo non è da meno.

Casamassima, ridente paesello del sud est barese firmatario di un contratto sulla monnezza che ha fatto lievitare la tassa sui rifiuti che gli abitanti pagano, o dovrebbero pagare, e che mai, diciamo mai, si è preoccupata di non arrossire di fronte al disagio per il cittadino e per l’ambiente per l’inesistenza di un centro comunale di raccolta.

Anche le speranze per quello che sarebbe dovuto divenire un CCR temporaneo, quella ex cantina sociale in attesa di autorizzazioni definitive da parte dell’amministrazione, sembrano siano andate in fumo. Se è bastata una lettera di un ex consigliere a bloccare l’iter che dopo mesi doveva solo quantificare l’importo dell’affitto, sarà la storia chiamata ed obbligata a risponderci.

Resta il fatto che ad oggi, a circa due anni dall’inizio del servizio porta a porta, Casamassima è priva di un luogo deputato alla raccolta delle bombolette spray per la lacca della signora e di quel televisore a valvole che dopo decenni di duro lavoro con la Barbara Durso di turno trova luogo di riposo eterno sulla scarpata che conduce alla Statale 100 o in prossimità della provinciale.

Se non addirittura in aperta campagna.

Ma il Commissario Prefettizio assicura tutti, attraverso uno scritto su di una pagina di un social (non capiamo perché non si servi del Sito Istituzionale, perché Casamassima avrà tutti i difetti, ma un Sito Istituzionale lo possiede), che attraverso accordi presi direttamente con il Presidente Emiliano arriveranno fondi destinati alla pulizia anche di quelle arterie che statali non sono, imbrattate e deturpate così impunemente.

Perché mai dovrebbero essere utilizzati denari pubblici, perché anche quelli della Regione soldi pubblici sono, per quei comuni che per la frenesia di firmare contratti ARO si sono dimenticati di creare un centro di raccolta comunale, mi pare una pazzia. Sei stato imprudente, sei stato inetto, sei stato maldestro, ti sei voluto appuntare al petto una medaglia di cartone ed ora pure i soldi ti devo dare perché non sei capace di risolvere quello che tu avresti dovuto risolvere a monte. Pazzesco se non fosse grottesco.

Ora tutti chiedono e sono pronti nel promettere sanzioni esemplari nei confronti di quelli che abbandonano i rifiuti in ogni dove, compreso il pubblico ludibrio, ma le abitazioni tutte, sono state censite? Sappiamo nome, cognome e indirizzo di chi non è in possesso di bidoncini e buste per la raccolta porta a porta?

E quali i provvedimenti adottati o da adottare?

Continueranno a fare gli “incivili” a tempo indeterminato?

E se lo sappiamo perché continuano impunemente a lanciare dal finestrino dell’auto la loro busta maleodorante?

E così, mentre sembra che il Comune sia alla ricerca di un terreno all’imbocco del paese per destinarlo a CCR, quando andiamo a pregare per i nostri morti, ricordiamoci anche di quelli di tutti gli altri.

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