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La (Nostra) Voce del Paese, sentenziarono.

Nuova veste grafica, nuovi caratteri tipografici, un po’ troppo piccoli in verità, diversa impaginazione e nuova squadra redazionale; questa è la nuova versione de La Voce del Paese edizione di Casamassima che ha fatto il suo esordio sabato 7 ottobre.

La Nostra Voce del paese, è lo slogan utilizzato da giorni da Nicola Pastore per presentare e rilanciare il settimanale locale che, in crisi di vendite e di contenuti, cercava nuova linfa. Non sono noti gli accordi che hanno spinto l’editore, Fabrizio Lerede ad accettare simile nuovo cambio di squadra.

In redazione ci saranno Francesca Agnese Dell’Aia, Daniele Fox e Francesca Valentino che leggiamo nei curriculum pubblicati, tra l’altro fanno parte a vario titolo dell’associazione #mentiCreattive che gestisce le Officine Ufo, Luna Pastore che ancora collabora attivamente all’interno della Pro Loco di Casamassima, Nicola Pastore che da dj ed animatore è passato alla gestione della pagina facebook Amo Casamassima e da Gianluca Zaccheo, vecchia conoscenza della testata che dopo l’esperienza di addetto stampa presso il Comune del paesello durante la sindacatura Cessa, torna alla carta stampata.

Gianluca Zaccheo vestirà i panni di Direttore Editoriale mentre Nicola Teofilo continuerà a ricoprire il ruolo di Direttore Responsabile.

Gianluca Zaccheo aveva già fatto parte della redazione del giornale e con Marilena Rodi ne rappresentavano l’anima e il corpo, ma qualche anno fa abbandonano insieme la testata per fondarne una nuova, Il foglio di Maxima, che dopo qualche tempo cessò la pubblicazione cartacea trasferendosi sul web.

Probabilmente le ragioni che spinsero Zaccheo ad abbandonare quella redazione e quel giornale che oggi lo rivede fra le sua fila, sempre guidata da Teofilo, per fondarne uno nuovo, saranno sicuramente passate a miglior vita, oppure appianate, anche se rispetto a quella vecchia coppia di assalto solo la Rodi sembra aver pagato il prezzo più alto.

E così, alla presenza della sub commissaria, del comandante della polizia municipale, delle associazioni, della pro Loco, di esponenti politici, non tutti invitati in verità e di un pubblico scelto, (mancavano i lettori e fruitori ultimi della stampa, i cittadini), si è presentato il progetto che al suo interno prevede anche la formazione e l’organizzazione di corsi che non abbiamo compreso bene che attinenza abbiano con una testata giornalistica che si propone di informare, “giudicare” e “controllare” le scelte politiche messe in campo.

Ambiziose sono le aspettative della nuova redazione che come obiettivo ha quello di spaziare dalla cronaca alla politica, dalle ricette di cucina alla cura del corpo, alla moda, agli animali e all’ambiente, facendo una capatina anche nel gossip.

L’augurio che facciamo, contrariamente a quanto essi stessi possano augurarsi, è quello di imparare dalle cicale e non dalle formiche.

Perché le formichine possono smuovere una montagna o un elefante, e sono le uniche che, mentre le cicale durante l’estate cantano la propria gioia, lavorano indefessamente per racimolare quello che poi in inverno verrà utile. Pensate però ad un mondo in cui, senza più cicale che allietano il lavoro nei campi a quelle povere formichine indaffarate ad accaparrarsi tutto quel ben di dio, come sarebbero tristi le giornate di quelle formichine che con quella calura, sotto quella canicola e con l’obbligo di procacciarsi l’avvenire, lo dovessero fare senza una nota di colore e di gioia rappresentata dal canto delle cicale.

E se le formiche imparassero a cantare pure loro?

A proposito, il costo del giornale è aumentato: ora costa € 1.50.

Libera Casamassima, i Nitti e … il Sommo Poeta.

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Nel canto XI del Purgatorio Dante e Virgilio, passati finalmente dall’Antipurgatorio al Purgatorio vero e proprio, giungono alla prima cornice, dove le anime dei superbi espiano i loro peccati camminando con un masso sulla schiena, che li costringe a stare chinati in segno di umiltà.

Uno dei sette peccati capitali, questa è la superbia.

Una volta archiviata quella richiesta di tessera da parte di Michele Fiermonte, consulente politico e comunque personaggio di rilievo all’interno di Libera Casamassima, che chiede a gran voce l’entrata nel PD di Casamassima, sembra che i colpi inferti alla lista civica familiare dei Nitti, non si siano ancora placati.

Anche due degli assessori tecnici della ormai ex giunta Cessa decaduta, sembra, il condizionale è d’obbligo, vogliano entrare anch’essi nel partito dell’ex sindaco.

E così, invece di essere grati a coloro i quali avevano permesso il loro ingresso in giunta visto l’ultimatum presentato sul tavolo di Cessa, e degli alleati sonnecchianti, i “tecnici” voltano le spalle alla politica dei Nitti per sedere alla “mensa” del PD. Gli assessori tecnici, graditi a Libera Casamassima, in caso contrario non avrebbero avuto voto favorevole, hanno fatto si che Cessa potesse tentare di governare, o meglio, guidare la zattera che solo lui non ha capito per tempo lo stava conducendo alla deriva.

La grandezza relativa, riconosciuta anche da qui al Nitti Alessio, avvocato e stratega politico senza uguali, comincia a scricchiolare di fronte all’irrimediabilità degli eventi che lo vedono, a nostro parere, soccombere.

Vada per quelle primarie imposte con una candidata a sindaco che poi hanno “scacciato”; vada per quella guerra e quel pollice verso nei confronti di un sindaco che la presidenza del consiglio aveva promesso senza averne la capacità; vada per quel cambio di casacca fra maggioranza – opposizione – maggioranza; vada per quell’imposizione di appoggio al primo cittadino purché si facessero fuori quei tre assessori scomodi e più suffragati nel PD; vada per quella farsa del voto contrario in quell’ultimo consiglio comunale che a niente serviva vista l’assenza della nemica giurata, la loro, Nica Ferri, la politica sin qui espressa da questa lista e dal suo leader, comincia, proprio a causa della “superbia” messa in campo, a vacillare paurosamente.

Pensiamo che la scelta del Fiermonte di abbandonarli abbia procurato non pochi scossoni, ma se a questo dovessimo aggiungere quello inerente la possibilità che anche i “tecnici” scelgano la strada del PD, la sconfitta sarebbe totale.

Ma anche il PD non uscirebbe del tutto indenne dalla presunta richiesta di tesseramento da parte dei tecnici usurpatori dei posti assegnati ai Palmieri, ai Bagalà e alle Spinelli.

Impossibile sarebbe il poter credere che l’anima dissidente di questa segreteria uscente o restante, possa anch’essa assorbire il colpo senza batter ciglio. Comparare il peso politico degli assessori maldestramente e senza giustificazione defenestrati, con l’ingresso nel partito di quelli che hanno occupato i loro posti solo ed unicamente per soddisfare il diniego ad una fascia sbiadita, sarebbe impresa ardua ed impossibile.

Per i comuni mortali, naturalmente.

Ma la missione di Libera Casamassima era quella di sfasciare irrimediabilmente il PD? E se il PD fosse al centro di un attacco concentrico di forze aliene e “Fuori del Comune” capeggiate da una lista che non ha, esclusi quegli ipotetici 500 voti, avvenire?

Quali contromosse metterà in campo affinché non si tenti, l’acquisizione delle quote di maggioranza?

Chi è il complice o i complici?

Quali le vere ragioni che spinsero i consiglieri dell’epoca a firmare presso un notaio la caduta rovinosa della seconda sindacatura Vito De Tommaso al cui interno figurava, come vice sindaco, lo stesso Alessio Nitti oggi segretario politico di Libera Casamassima?

Come se un cavallo di Troia apparisse all’orizzonte.

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Se dovessimo dare ascolto al chiacchiericcio, al cinguettio, al ciangottio, al brusio, al ronzio, al bisbiglio e alle illazioni che in questo periodo tengono bassa l’attenzione sulla politica al paesello a sud est verrebbe voglia di andare al mare nonostante il freddo che incalza.

Di candidati sindaco, qualcuno, di aspiranti consiglieri qualcheduno e di liste pronte a scendere nell’agone politico, tante.

La realtà è che si vorrebbe far credere che i giochi sono tutti da farsi e che saranno gli incontri esplorativi fra i soliti noti a decretare le sorti delle alleanze.

Sarà vero?

Dubbi nutriamo.

Tutti ad aspettare il PD che al momento tace e che non ha proferito parola neanche dopo la caduta rovinosa del Cessa sindaco a causa di quell’assenza della Ferri proprio in quell’ultimo consiglio del 28 luglio. Dei malumori all’interno del grande partito di governo solo un accenno, peraltro senza forza. Qualcuno, abbandonando da tempo quelle mura, tenta la fortuna attraverso nuovi agglomerati politici, che se fossero uguali a quelli che si prospettano a livello nazionale, (perché dovrebbero essere diversi), sarebbero solo una foglia di fico contro lo strapotere di Renzi e del renzismo (liberismo) sfrenato che neanche Silvio, arrivato all’età di 81 anni, ha mai concepito.

Si chiede a gran voce, ma solo nelle segrete stanze, la testa del segretario cittadino su cui si è abbattuta una caterva di insulti e di improperi che ad oggi, tranne qualche riunione al bar dello sport, non ha prodotto risultati degni di nota. Sarà il congresso a decretare la fine del povero giovane segretario cittadino del PD? Saranno le mozioni d’ordine, gli ordini del giorno, le analisi senza uguali del Palmieri a sancire la fine ingloriosa dalla guida del partito? E sarà vero che altri saranno destinati a raccoglierne l’eredità che li porti di nuovo alla ribalta? Se Rocco Bagalà dovesse diventare il nuovo segretario cittadino, voci sempre più insistenti lo danno per certo, forse quell’OPA (offerta privata di acquisizione) farebbe si che il PD, probabilmente inglobando altre forze politiche che nell’ultima consiliatura hanno dato prova di forza sovraumana, possa diventare la Cosa più Cosa senza uguali. L’arroganza del PD che ha sempre imposto i suoi candidati sindaco potrebbe, questa volta, tentare la strada dell’accondiscendenza a patto di rimanere l’ago della bilancia. Parentele, amicizie e complicità politiche all’interno del partito di maggioranza relativa, e anche fuori, potrebbero lastricare la strada per l’ottenimento di quei 500 voti che forse si ripresenterebbero intatti nonostante i cambi di casacca repentini e le caramelle non consumate in questi ultimi due anni. Se quanto i rumors raccontano circa una richiesta esplicita di tesseramento PD da parte di Michele Fiermonte, “consulente” politico di Libera Casamassima, fosse vera, lo scenario che si aprirebbe all’orizzonte ci porterebbe alla memoria il famoso Cavallo di Troia e alla sconfitta dei troiani da parte dei greci.

Il trionfo di Atena, la dea della strategia militare.

Ma se il PD nicchia e sbraita solo nelle assemblee aperte ai simpatizzanti ed iscritti ma ermeticamente chiude al resto del paesello, gli altri non sono da meno.

Autonomia Cittadina, forte degli ultimi quasi 2000 voti, vorrebbe incidere anch’essa e non rimanere chiusa nella stanza delle opposizioni come ha fatto finora. Quei voti dovranno essere messi al servizio della comunità e incidere profondamente sulle scelte dei prossimi 5 anni. Si sente il bisogno di governare.

Ad ogni costo? Speriamo di no.

Ma anche altri sarebbero intenzionati a proporsi come possibili futuri statisti.

La ex Presidente Ferri (sarebbe un peccato se abbandonasse), il sempre evergreen Pignataro che con Franco Reginella e il loro Fratelli d’Italia vorrebbero sfondare anche qui, con Forza Italia nelle mani di Maria Montanaro ancora indecisa, la giovane lista Insieme per Casamassima con quel Ronghi attivo sui social come non mai, con il Gengo che lavora anch’egli, con Episcopo il cui nome sempre compare, con la Verna, con il Rubino, con il Guerra, con la Borracci e con quel simpaticone del Giacinto Rella che non sappiamo se vestirà la maglia piddina o da Articolo 1.

Rino Carelli, abbiamo dimenticato.

Anche vecchie glorie di Autonomia  sembra siano in corsa, vista la sintesi non possibile con il nuovo corso del movimento; con quegli altri lì che cercano sponde da Valenzano; con quelli che hanno voglia di cambiamento a sinistra o con quello strano movimento di opinione che vorrebbe il riscatto, outsider, dei forestieri indicati da tutti come unici nemici da combattere contro il degrado casamassimese.

Per fortuna che sono solo chiacchiericci, altrimenti sai che dolore di testa che verrebbe.

A meno che, rinfoderare le spade sarebbe meglio.

I moschetti sono già pronti.

L’ingresso storico del Comune. Proseguono i lavori.

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Proseguono in queste ore le operazioni di pulizia e rimozione delle “chincaglierie” che in questi anni, tanti anni, hanno occupato l’androne dell’entrata storica e monumentale del Comune di Casamassima. Giusta la Determina del 26 settembre scorso, la Società Cooperativa incaricata del trasferimento degli arredi e della pulizia degli spazi, continua la sua opera di bonifica e ripristino anche oggi. Costo complessivo delle operazioni 3.000 euri.

E così si è deciso, finalmente, di far tornare al suo vecchio splendore quell’entrata alla Casa Comune, che per troppi anni è stata trascurata e bistrattata a favore dell’ingresso in via Savino.

Non sappiamo ancora in che modo e attraverso quali forme saranno utilizzate quelle stanze presenti e prospicienti l’androne dell’ingresso. Ci auguriamo che l’ufficio o gli uffici eventualmente dislocati possano restituire al paesello tutto, ed anche nei confronti dei visitatori esterni, quella forma di rappresentanza auspicata e che ad oggi manca.

Che il Comune, l’Istituzione cardine del senso di appartenenza ad una comunità ed il suo ingresso per antonomasia, possa ritornare ai vecchi splendori e all’antico fasto, andato smarrito.

A Casamassima la Casa della Salute è (finalmente) una realtà.

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E’ l’Associazione Antonio Busto che oggi ne da notizia sulla propria pagina facebook.

«Si, è vero c’è l’abbiamo fatta», esordisce l’Associazione intitolata ad Antonio Busto, che ricordiamo perse tragicamente la vita due anni fa e che tanto impegno profuse affinché la Casa della Salute divenisse una realtà per Casamassima.

«Il sogno si è realizzato; con la Convenzione siglata il 26 settembre 2017 presso gli Uffici della Direzione Generale della ASL di Bari tra il Direttore Generale dott. Vito Montanaro e gli M.M.G. di Casamassima nelle persone dei dottori e medici di base: Oreste Morelli, Venanzio Stasi, Sidonia Episcopo Tanzer, Antonio Infantino, Teresa Santorsola, Nicola Acciani, Giuseppe Pio Pagliarulo e il rappresentante del Comitato Cittadino “Pro Casa della Salute Casamassima” Franco Busto si permetterà l’apertura del C.P.T. di Casamassima a far data dal 1° gennaio 2018».

L’Associazione ricorda che c’è voluto oltre un decennio per arrivare a questo risultato: tre o quattro amministrazioni comunali, tre o quattro Assessori regionali alla Sanità, tre o quattro Direttori Generali, senza contare le raccolta firme, le interpellanze regionali e tanto altro, ma la pazienza, le delusioni, la rabbia, la buona volontà e la caparbietà ora si riducono a tre paginette con tanto di firme che dichiarano inequivocabilmente che la Casa della Salute è finalmente una realtà.

E dopo i ringraziamenti di rito che non possono escludere il Presidente Michele Emiliano, il Direttore della ASL Vito Montanaro, il Direttore Generale Comparto Sanità Giancarlo Riuscitti, il Presidente della Città Metropolitana Antonio De Caro ed i funzionari e dirigenti che si sono adoperati alla buona riuscita di questa impresa, un ringraziamento particolare l’Associazione lo rivolge a Leo Caroli per la sua opera di coordinamento.

«Non può non mancare un ricordo particolare per l’impegno profuso nell’ultima parte di questa vicenda da parte di Antonio».

Ed io, da questa pagina, vorrei che quell’impegno, quella pazienza, quei momenti di gioia e di sconforto, quella caparbietà si tramutassero per la nostra comunità in un atto di riconoscenza e ricordo e per questo spero di non rimanere solo nel chiedere che la struttura Casa della Salute di Casamassima sia intitolata ad Antonio Busto.

Quando c’era lui.

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Spesso capita di imbattersi, specialmente sulle pagine dei social più popolari, in scritti che, senza scrupolo, sia analfabeti strutturali, che analfabeti funzionali, spacciano per veri credendoli tali.

Molti sono il frutto della poca propensione degli italiani nello studiare, nel leggere un libro, (meno del 50% ha letto un libro nell’ultimo anno, forse due o addirittura quattro) e  nel continuare a credere reali le fantasie da bar dello sport. Complice il revisionismo storico imperante che vorrebbe rimuovere la realtà degli avvenimenti, complice quella politica che tenta maldestramente di rimuovere le differenze sostanziali fra il bianco e il nero tentando di dar senso al grigio qualunquista per raccattare una manciata di voti, le bufale e le menzogne della serie “Quando c’era lui”  assumono, specialmente in questo periodo storico in cui si crede che il braccio di ferro di una dittatura sia l’unica arma a disposizione per combattere le paure dalle paure, un mito da sfatare.

Vediamone alcune di queste credenze popolari del Quando c’era lui.

Il duce ha creato le pensioni – Falso

Come si può verificare sul sito dell’INPS, la previdenza sociale nasce nel 1898 con la creazione della Cassa Nazionale di Previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai. Si tratta di un’assicurazione volontaria integrata da un contributo di incoraggiamento dello Stato e dal contributo anch’esso libero degli imprenditori.

Nel 1919, dopo circa un ventennio di attività, l’assicurazione per l’invalidità e la vecchiaia diventa obbligatoria e interessa 12 milioni di lavoratori. È il primo passo verso un sistema che intende proteggere il lavoratore da tutti gli eventi che possono intaccare il reddito individuale e familiare. La pensione sociale, come la conosciamo oggi, nasce fra il 1968 e il 1969.

Il duce ci ha regalato la tredicesima – Falso

Specialmente in prossimità del Natale, questa è un’altra frottola che i nostalgici analfabeti strutturali e funzionali amano raccontare.

Nel Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro del 1937 venne effettivamente introdotta una “gratifica natalizia.” Questa mensilità in più era tuttavia destinata ai soli impiegati del settore dell’industria e non ad esempio agli operai dello stesso settore, che anzi si videro aumentare le ore di lavoro giornaliero fino a 10, 12 ore con gli straordinari non rifiutabili. Un privilegio solo per pochi gruppi e settori.

La vera tredicesima per tutti fu istituita con il Decreto del Presidente della Repubblica n. 1070 del 1960.

Lui era morto e sepolto già da 15 anni.

Quando c’era lui non vi era disoccupazione in Italia – Falso
Tutte le industrie e l’artigianato erano direttamente o indirettamente impegnate a pieno regime a fornire un esercito che si preparava ad entrare in guerra. Il benessere che i nostalgici spacciano per economico era solo una logica conseguenza del forzato impegno per assicurare alla macchina bellica gli strumenti per la guerra. L’accesso al lavoro, poi, era precluso a tutti coloro i quali non sottoscrivevano la tessera del Partito Fascista ed anche i datori di lavoro erano sanzionati nel caso di assunzioni di lavoratori senza tessera. Per questo, durante il fascismo, assistiamo ai primi flussi migratori che videro molti italiani, per motivi politici, emigrare prima in Francia (prima dell’invasione nazista) e poi in USA, Argentina, Brasile e Africa. Disoccupazione o emigrazione?

Lui ha inventato la Cassa Integrazione Guadagni per aiutare i lavoratori di aziende senza lavoro – Falso

Nel 1939, tramite circolari interne, veniva prevista la possibilità, senza un reale quadro normativo per poterla applicare, visto che allora era totalmente inutile. L’Italia, già coinvolta nelle guerre nelle colonie (Libia, Abissinia) si stava preparando all’entrata in guerra al fianco della Germania e l’industria (soprattutto quella bellica) era in gran fermento, motivo per cui non solo si lavorava a turni pesantissimi ma si assistette addirittura al primo esodo indotto di lavoratori dall’agricoltura all’industria. La Cassa Integrazione Guadagni, nella sua struttura è stata costituita solo il 12 agosto 1947,  finalizzata al sostegno dei lavoratori dipendenti da aziende che durante la guerra erano state colpite e non erano in grado di riprendere normalmente l’attività.

Se non c’era lui e ti ammalavi non prendevi lo stipendio – Falso

Con la legge 11 gennaio 1943 n.138 venne istituita la prima Cassa Mutua di Assistenza di Malattia che offriva tutele minime ai soli lavoratori dipendenti del pubblico impiego e nulla per tutti gli altri. L’indennità di malattia è un dono della Repubblica Democratica visto che venne istituita con decreto legislativo del Capo provvisorio dello Stato il 13 maggio 1947. L’INAM, Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro le Malattie, riformato nel 1968, assistette tutti i lavoratori, anche coloro che dipendevano da imprese private. Solo nel 1978, la legge del 23 dicembre n. 883, estese l’indennità retributiva in caso di malattia, anche al diritto all’assistenza medica con la costituzione del Servizio Sanitario Nazionale.

Quando c’era lui le donne votavano – Falso

Le donne, quando c’era lui, erano ammesse alle votazioni solo per piccoli referendum locali mentre erano escluse dal voto per le elezioni politiche. La prima volta che le donne furono democraticamente ammesse al voto fu al Referendum repubblica/monarchia del 1946.

Il fascismo e lui non erano razzisti, come  quel cattivone di Hitler – Falso

Con ogni probabilità questa è la mistificazione più odiosa, che fa leva sul radicato stereotipo del “bravo italiano”, lui e del “cattivo tedesco”, Adolf.

Se è vero che in un primo momento i rapporti tra gli ebrei e il fascismo furono “normali” e lo stesso Mussolini, nel libro Colloqui con Mussolini nel 1932, lo sottolinea, affermando che «l’antisemitismo non esiste in Italia», le cose cambiarono progressivamente con la deriva totalitaria del regime che sfociò, dopo poco, nelle persecuzioni.

La maggior parte della storiografia è ormai concorde sul fatto che l’antisemitismo e le leggi razziali non furono introdotte per imposizione della Germania, come i nostalgici vorrebbero far credere e che il Manifesto della razza, ad esempio, pare sia stato scritto dallo stesso Mussolini.

La verità sulle Colonie

Anche circa il periodo coloniale le esagerazioni non mancano. La volontà è quella di fare passare Mussolini come un benefattore che esportava progresso e civiltà nei territori conquistati, mentre in realtà per imporsi in Africa il regime non esitò ad usare armi proibite, quali gas e iprite. Azioni che oggi non esiteremmo ad etichettare come crimini contro l’umanità.

Quando c’era lui i membri del governo andavano in bici – Falso

Realtà: Non esiste nessuna conferma sulla fiaba delle biciclette. Anzi ad un certo punto per spingere l’industria dell’automobile si mise una tassa sulla bici e, almeno in alcune grandi città, si cominciò a limitarne l’uso. Se dovessimo paragonare l’uso di auto blu e grigie di quegli anni con oggi, forse faremmo una rivoluzione solo per questo.

Quando c’era lui … e le scoperte scientifiche – Falso

Sempre i soliti, i nostalgici strutturali e funzionali, sostengono che l’Italia era, quando c’era lui, una nazione faro per le scoperte scientifiche. La Treccani, però, nota enciclopedia bolscevica, a proposito del Il Fascismo e la scienza, scrive che il governo «aveva sostanzialmente ignorato tutte le questioni connesse con l’organizzazione della struttura di ricerca scientifica» che rimaneva ferma a quella dell’Italia liberale pre fascismo. Nel 1923 venne avviato il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), la prima struttura deputata a svolgere ricerca “su temi di interesse generale”.

La sua attività fu subito caratterizzata dalla penuria dei finanziamenti, segno della “scarsa fiducia nel nuovo ente che ancora nutriva Mussolini.”

Col passare degli anni, nonostante i proclami e la propaganda, il CNR non divenne mai incisivo e non produsse nulla di significativo, soprattutto perché la sua unica indicazione di ricerca era quella per l’autarchia, un’indicazione troppo generica. Lo scoppio della seconda guerra mondiale, poi, “allontanò in modo generalizzato i più giovani tra ricercatori, assistenti, tecnici di laboratorio e, in breve tempo, il lavoro scientifico rallentò fino alla quasi totale paralisi.”

Nel 1938, a riprova di quanto al fascismo non importasse nulla della scienza, l’ambiente scientifico italiano era stato travolto dal più infame e antiscientifico degli atti politici del regime: la promulgazione delle leggi razziali costrinse molti scienziati e studiosi o al confino o al carcere o alla fuga.

Se non c’era lui le grandi strade in Italia non venivano costruite – Falso

Anche questo non è vero; la necessità di realizzare infrastrutture in Italia fu un’idea di Giovanni Giolitti durante il suo quinto governo (15 giugno 1920 – aprile 1921), avendo constatato l’impossibilità di uno sviluppo industriale in mancanza di solide strutture lo sviluppo industriale si dimostrò necessario dal confronto con le altre grandi potenze che avevano partecipato al primo conflitto mondiale. Ma tale “rivoluzione” non poté essere attuata da Giovanni Giolitti, prima, e dal governo Bonomi che ne seguì, a causa del boicottaggio e dell’ostruzionismo politico da parte del nascente fascismo, prima generico movimento popolare (1919) e poi in forma di partito dal 1921, con la costituzione del Partito Nazionale Fascista.

Quando c’era lui i treni partivano ed arrivavano in orarioFalso

Il mito della puntualità dei treni durante il ventennio fascista  era più un argomento di propaganda che un fatto reale. Sapete perché? Perché ritenendo l’efficienza dei trasporti un ottimo simbolo della salute del regime, il capo, il duce, lui, ordinò di censurare tutte le notizie riguardanti incidenti e …. ritardi dei treni. .

Quelli che arrivano in orario, e neanche tanto, erano quelli delle deportazioni.

Quando c’era lui il popolo stava meglio! – Falso

Anche questa è un’affermazione discutibile. Infatti, a seguito delle sanzioni internazionali del 1936 all’Italia e a seguito dell’invasione dell’Etiopia, il 18 novembre di quell’anno venne indetto il “Giorno della fede” in cui gli italiani furono invitati, in teoria a base volontaria, a donare tutto il proprio oro alla Patria ricevendo in cambio, per gli sposati, delle fedi nuziali in ferro con la scritta “ORO ALLA PATRIA”. In giro, se ne trovano ancora. Se qualcuno, malgrado l’invito volontario e non obbligatorio, fosse stato scoperto a possedere oro anche in casa, veniva perseguito come traditore e nemico della patria dalle squadre del Fascio Littorio e ripassati (come si diceva allora) a manganello ed olio di ricino. E sempre per sostenere la guerra in Abissinia ed Eritrea, venne imposta l’autonomia: tutti i prodotti di importazione vennero soppressi; la maggior parte del grano utilizzato per la pasta fu sostituito dall’italico riso ed il caffè sostituito dal “surrogato” fatto con cicoria tostata e il the, sostituito dal “coloniale” karkadè.

Anche questo contribuì a peggiorare la qualità della vita.

E il sequestro ai contadini della produzione agricola? Agli agricoltori, veniva imposta una elevata produzione agricola di cui solo una piccola parte veniva lasciata al contadino per il consumo personale e la vendita al mercato mentre la quantità più corposa veniva “prelevata” dai fascisti locali “per il bene della patria”. E questo avveniva anche per gli animali da carne. Furono anni in cui calò l’allevamento dei maiali, animale ingombrante, oneroso da mantenere, visibile e quindi facilmente “prelevabile” in favore dell’allevamento del coniglio, più piccolo, più discreto e quindi più facilmente nascondibile; molte zone d’Italia divennero territori per allevamenti abusivi dei conigli, quelli che le famiglie contadine mangiavano la domenica e nei giorni di festa malgrado le disposizioni del regime.

Quando lui amava l’Italia – Falso

«Mi serve qualche migliaio di morti per sedermi al tavolo delle trattative» dichiarò il duce il 26 maggio 1940. E così fu, visto che nella disastrosa “campagna di Russia”, solo per compiacere Hitler con una presenza italiana del tutto male equipaggiata e fornita per le  operazioni di guerra, persero la vita ufficialmente 114.520 militari sui 230.000 inviati al fronte, a cui si aggiungessero poi i dispersi, ovvero le persone che non risultavano morte in combattimento ma nemmeno rientrate in patria, che fonti UNIRR (Associazione dei dispersi e dei reduci di guerra) stimano in circa 60.000. Anche un famoso film di Totò, Letto a tre piazze, è incentrato sulle disavventure di un reduce della campagna in Russia che torna a casa e trova la moglie sposata con un altro. Il Duce amava talmente l’Italia da aver introdotto leggi razziali antisemite nel 1938 solo per compiacere l’alleato nazista, inutili, perché in Italia gli ebrei, a differenza che in Germania, non avevano un’importanza rilevante in un sistema economico di cui la dittatura volesse provvedere all’esproprio. E i fascisti, soprattutto durante il periodo della Repubblica Sociale Italiana (o di Salò) collaborarono attivamente ai massacri di rappresaglia a seguito delle operazioni partigiane e alla deportazione nei lager di cittadini italiani.
In Italia inoltre il fascismo fu istitutore e gestore di “lager”. La bibliografia ufficiale stima 259 campi di prigionia, alcuni normali campi di detenzione, altri campi di smistamento in attesa della deportazione in Germania, altri ancora autentici campi di sterminio come la Risiera di San Sabba a Trieste, dove il tenore dei massacri era inferiore solo ai campi di Germania e Polonia.

Quando c’era lui si sradicò la mafia! – Falso

La nomina a Prefetto di Palermo di Cesare Mori avviò una vasta campagna di propaganda antimafiosa da parte del regime. Mussolini si vantava dell’azione del Prefetto che in realtà colpì solamente la bassa mafia, come lui stesso raccontò nelle sue memorie. Egli mirava però a colpire l’alta mafia. Caso emblematico dell’opposizione del fascismo è quello di Alfredo Cucco, leader del fascismo siciliano. Mori era convinto che Cucco aveva ottenuto dalla mafia voti, appoggi e denaro con cui fondare un giornale, “Sicilia Nuova”. Cucco venne espulso dal PNF e il Fascio di Palermo sciolto. Ciò ebbe di riflesso la reazione dell’alta mafia che agì direttamente su Mussolini per screditare l’opera di Mori, reputata troppo ambigua o troppo violenta. Mori divenne presto un personaggio scomodo per il fascismo e suoi gerarchi (Grandi, Balbo e Farinacci non avevano mai visto bene Mori) fino ad essere sollevato dall’incarico di senatore del regno.

Quando leggere, informarsi, studiare e comprendere non è da tutti.

La democrazia e la libertà di Pericle solo un testo sbiadito sulle pagine della storia.

Quando c’era lui per fortuna oggi non c’è.

Il digitale terrestre, il canone e la Rai.

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Dopo le segnalazione di Lorenzo Netti, Sindaco di Sammichele di Bari del 24 agosto scorso e quella del Commissario Prefettizio Aldo Aldi di Casamassima del 31 agosto, la Rai, in riferimento alla mancata/cattiva ricezione del segnale del digitale terrestre, risponde con una nota inviata il 21 settembre.

Il 6 settembre scorso, personale tecnico dell’Ispettorato del Ministero dello Sviluppo Economico, dopo sopralluogo in Casamassima e Sammichele di Bari, ha accertato che la mancata/cattiva ricezione del segnale è dovuta ad un aumento della propagazione delle onde elettromagnetiche che si presenta nei periodi estivi in quanto la ricezione dei segnali Rai provenienti dalla postazione di Monte Caccia (BA) viene disturbata dai segnali Rai provenienti dalla postazione di Monte Sanbuco (FG).

Pertanto, tenuto conto che la Rai al fine di garantire il servizio pubblico sul MUX 1 (RAI 1 – RAI 2 – RAI 3 – RAINEWS24) ha attivato a Bari un impianto sul CH 09/VHF è consigliabile ricevere il MUX 1 della Rai dall’impianto di Bari sul predetto CH 09/VHF da cui è possibile ricevere anche il MUX 5 sul canale CH 11/VHF.

In definitiva, considerato che la Rai disturba se stessa, sarebbe meglio risintonizzare i proprio apparecchi sui parametri consigliati.

E che Dio, le antenne, i decoder ed il tempo, ci assistano.

 

Italia a 5 stelle, cadenti.

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Tra tornei di calcetto, esibizioni da bluesman di Beppe Grillo e atti poco garbati nei confronti dei giornalisti Rai il raduno dei 5 Stelle a Rimini, sta volgendo al termine.

Quello che tutti si aspettavano fosse il responso delle urne, pardon dei click, si è avverato: Luigi Di Maio, non chiamatelo Giggino,  è il candidato premier (candidato a presidente del consiglio, sarebbe giusto definirlo) del Movimento 5 Stelle scelto fra ……

A proposito, chi erano gli altri? Tizio, Caio, Sempronio e quella là.

37.442 i click totali di cui 30.936 destinati al Di Maio; la differenza suddivisa fra i sette contendenti (i 7 nani li ha definiti qualcuno), che  sono entrati nel gioco a perdere delle consultazioni online che avevano già un vincitore già prima dei click.

Certo che fra i 500 mila iscritti al Movimento ed i circa 140 mila iscritti certificati che potevano accedere alla piattaforma Rousseau per esprimere la preferenza, quei 37 mila voti click sono per i più pochissima roba, ma non ai movimentisti che si dicono soddisfatti, dimenticando le previsioni che parlavano almeno di 100 mila partecipanti.

Se dovessimo confrontare quei voti di preferenza click agli spettatori,  per esempio, del concerto di Vasco Rossi del luglio scorso con oltre 220 mila spettatori paganti, i penta e stellati uscirebbero con le ossa rotte. Se dovessimo confrontare poi il dato con quegli antipatici, arroganti e molti inquisiti del PD, che le primarie le hanno importate male, il risultato sarebbe deludente.

Catastrofico sarebbe il termine giusto.

Con quasi due milioni di votanti, compresi forse qualche decina di migliaia di cinesi, per giunta paganti l’obolo, i piddini contro quella miseria di 37 mila click che hanno impegnato l’iperspazio, congestionandolo, sino al punto di posticipare per ben due volte il termine del voto trovano motivi di scherno sino all’eternità.

Non sappiamo se il sistema operativo messo a punto dalla Casaleggio Associati, il famoso Rousseau, abbia ancora qualcosa da rivedere viste le denunce, non sappiamo se veritiere o non di un hacker, certo rogue_0, che afferma di aver violato il sistema votando decine di volte, fatto sta che i votanti sono pochi, anzi pochissimi.

Oseremmo dire un flop.

Nel frattempo zia Rosa, che aveva intenzione di votare Movimento 5 Stelle, interpellata stamani, dichiara di non sapere cosa sia un computer, internet e la piattaforma dei 5 stelle. A Di Maio avrebbe preferito Roberto Fico, ma sapendo che non gli è stato permesso neanche di parlare di televisione nonostante sia il Presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, qualche dubbio la assale come quando seppe degli 80 euri renziani dati come marketta e spacciati come salvatori della Patria e del PIL.

Vedremo come il “premier” a 5 Stelle riuscirà ora a guidare il Movimento, visto che l’investitura lo ha elevato a capo politico indiscusso dei “grillini” con soprannaturali poteri di vita e di morte e come fra l’euroscetticismo di qualche tempo fa, l’uscita dall’Europa con quelle firme raccolte per un referendum impossibile, l’incontro a Cernobbio con i notabili della finanza, il bacio all’ampolla sanguinante di San Gennaro e l’arcano vaccini si, vaccini no, saprà coniugare il sacro programma ballerino che ancora non dichiara degli immigrati cosa se ne dovrà fare.

Ma si sa, come con qualche decina di click diventi parlamentare con altrettanti dieci click cambi le regole e permetti anche agli inquisiti di diventare premier.

La coerenza dell’implosione missilistica annunciata.

Questi a Kim e a Donald un baffo gli fanno.

Morale: prima Berlusconi, dopo Bersani, poi Monti, Letta per un po’ e dopo Renzi, mo Gentiloni e domani Di Maio?

Ma che male abbiamo fatto?

I gattini avvelenati e le minacce di morte.

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L’articolo di oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno riapre il caso dei gattini morti e che sembrerebbe siano stati avvelenati.

Qualche giorno fa sui social comparivano due video in cui si vedeva nel primo un gatto agonizzante e nell’altro un uomo che provvedeva a portare in casa due gatti che sembravano privi di vita.

Si scopriva che tali video erano stati girati da una proprietà confinante a quella in cui avveniva l’azione e che si riferissero al proprietario di una villa del Barialto, zona residenziale di Casamassima. Si diceva che il proprietario di quella villa ripresa nel video avesse avvelenato due gatti e ne avesse occultato le carcasse all’interno delle mura domestiche.

Si raccontava che erano giunte sul posto pattuglie dei Vigili Urbani, referenti dell’ANPANA  e i Carabinieri.

L’uomo, che si dice abbia avvelenato i felini (le indagini delle forze dell’ordine proseguono), si era barricato in casa e non permetteva l’ingresso alle forze dell’ordine giunte sul posto. Si attendeva il mandato del magistrato che ne autorizzasse l’accesso.

Per ricapitolare: i video ci mostrano un gatto agonizzante, un gatto che sembra morto, dei piattini con del cibo che si presume dovessero servire ai gatti stessi ed un uomo che uscendo sulla veranda di casa ne raccoglie le carcasse e le porta all’interno dell’abitazione.

A questo punto i commenti che abbiamo letto a corredo della notizia ci hanno lasciati molto più interdetti della notizia stessa.

Si è andato dal semplice, denunciatelo ed arrestatelo, al più corposo bastardo,  per arrivare a quello che augurava al protagonista la  stessa sofferenza provata dai felini, e poi quello che aveva voglia di fracassargli tutte le 209 ossa del corpo, quello che chiedeva di conoscere nome e cognome, compreso l’indirizzo per andar lì e farlo fuori e così di seguito sino ad arrivare a quello che sentenziava: vivisezionatelo. Apostrofato come pezzo di merda, assassino, verme, schifoso, metastasi, figlio di puttana, infame, figlio del demonio, maledetto, testa di cazzo, lurido, figlio di troia, escremento umano,  il “commentatore”, non solo nostrano, ha fatto sfoggio di turpiloquio ed invettive ed auguri inimmaginabili. Sembra che tutto lo scibile la brutalità sia stato utilizzato al fine di rappresentare l’odio nei confronti del gesto e del suo protagonista.

Ma quello che mi ha colpito di più è stato quello di un certo Luca T. che scrive:

«Esposto e denuncia ai carabinieri? Ma vi siete impazziti?

NON GLI FANNO NIENTE a questo bastardo infame pezzo di merda!

Ma quale denuncia!!! Ma quale esposto!!!

Deve essere legato ad una sedia e avvelenato con piccolissime dosi ogni ora finché crepa! E poi gli tagliamo la testa!… e poi con la sua testa ci andiamo a giocare a pallone e a baseball».

No denunce, no esposti, no sanzioni, no neppure al carcere previsto per questo tipo di reati, ma giustizia sommaria.

Valentina d.G. cerca di portare un po’ di serenità e scrive:

«Ma perché augurate la morte alle persone che gli sono vicine? Cosa c’entrano? Vi state sporcando con un atto terribile! Ma perché invece di maledire non pensate a benedire quelle anime volate in cielo? Sono anime anche loro, e vanno accompagnate con delle preghiere, o quanto meno benedizioni, esattamente come fate con i vostri cari. A chi ha fatto questo, penserà prima la legge e poi la legge suprema di Dio».

«Dio non esiste ed è inutile fare buonisti di fronte a tanta cattiveria e malvagità», incalza Ljuba S., dimenticando la cattiveria e la malvagità che ella stessa esprime.

Rincara la dose Ivi P. che dice:«Valentina d.G. ma quale buonismo un soggetto così deve soffrire e poi crepare è un tumore per la società e sono convinta che anche Dio fa schifo».

La punteggiatura latita, tanto è il rancore che annebbia la mente.

Qualcuno, nel frattempo, timidamente, faceva notare che invece di riprendere il tutto con il cellulare, si sarebbe potuto intervenire, gridare, invitare l’uomo dal desistere da un’azione riprovevole.

Ma ormai siamo tutti assuefatti dai like che potrebbe generare il video girato con lo smartphone.

La gogna mediatica ci pervade e ci appassiona.

Certamente grave e senza senso apparente è stata la decisone di quest’uomo, che non appare giovanissimo nel video, che avrebbe deciso di far fuori così, peraltro attraverso uno strumento di tortura quale è rappresento l’avvelenamento, dei gatti che circolano liberamente nelle nostre strade, sui nostri tetti e nei nostri cortili: ma è possibile allo stesso tempo giustificare una violenza verbale dai toni così elevati ed esacerbati?

Non ci sono le leggi? Non ci sono i giudici? Non c’è Dio?

Ma cosa ha smarrito l’essere umano per essere giunto a tutto questo? Cosa è andato storto nell’evoluzionismo per sopportare sia il presunto torturatore di animali e sia quelli che dente per dente ne auspicano una morte atroce?

Giocare con una testa mozzata a pallone sembra la scena di un film dell’orrore che ci tiene svegli una notte intera. Neanche in riferimento all’assassino di Noemi a Specchia di qualche giorno fa ho letto commenti così racapriccianti.

Altro che l’Inquisizione, qui si è molto più avanti.

Vi confesso che ho più paura di questi commenti e di questa violenza sbandierata sui social che non del povero imbecille che avvelena i gatti.

Rispetto gli animali e ne perseguo una vita dignitosa e priva di violenze gratuite inaccettabili, ma rispetto anche l’uomo che dovrebbe, proprio per la sua capacità di discernimento, capire quando è il caso di moderare, quelli si, gli istinti animali da cavernicolo.

Mi auguro che se colpevole, il presunto avvelenatore di gatti sia perseguito e paghi per il misfatto ma al tempo stesso mi auguro che anche gli autori di questi commenti siano alla stessa stregua fermamente condannati e perseguiti.

La legge è legge, per tutti.

Le emergenze non si contano più.

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Le strade, la villa comunale, le scuole: emergenze su emergenze e solo per citarne alcune.

Come se non bastassero quelle che già abbiamo e che incombono come un macigno sulle nostre teste e sulle nostre coscienze, ne aggiungiamo continuamente delle altre sino ad arrivare a quella che vede la Caserma dei Carabinieri di Casamassima in uno stato di colpevole abbandono.

Le innumerevoli segnalazioni, la presenza di assessori tecnici, i sopralluoghi, le interrogazioni e le interpellanze, anche durante l’ultima consiliatura, non sono riuscite a risolvere i problemi che attanagliano l’unico presidio di legalità sul territorio.

L’edificio che ospita da decenni la Caserma dell’Arma avrebbe bisogno al più presto di interventi manutentivi che possano garantire sia la stabilità dell’edificio sia la completa disponibilità degli spazi da parte dei militari che lo occupano. Sembra che il piano superiore della Caserma, adibito ad alloggio per i carabinieri che vivono e lavorano a Casamassima, non possa più essere utilizzato e che le camerate che ospitano le stanze da letto siano state ricavate in locali di fortuna al pian terreno.

Dalla foto si evince che la “foresta” che si sta facendo strada sul lastrico solare sta arrecando significativi danni al secondo piano dell’edificio.

 

Chiedere in continuazione più sicurezza, chiedere che il territorio sia presidiato e più controllato, chiedere che la legalità sia garantita ci obbliga al dovere civile e morale di assicurare a questi uomini la dignità di un alloggio: la dignità della divisa che indossano.

Nella speranza che almeno il Commissario Prefettizio, Aldo Aldi, si adoperi e che questa triste storia abbia risvolti significativamente positivi, esprimiamo la nostra solidarietà al Comandante di Stazione Luogotenente Falcone Filippo e a tutti i suoi uomini impegnati ogni giorno nel garantire la nostra sicurezza.

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