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Gli uffici perdono pezzi.

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E così dopo 19 anni lavorati presso il Servizio di Gestione Economico Finanziario del Comune, la dott.ssa Giustino Giacomina lascia Casamassima per approdare a Gioia del Colle.

Ricordiamo che ultimamente era stata designata a prestare la propria opera lavorativa presso l’Ufficio Tecnico del Comune. Incarico che ha svolto dal 5 giugno scorso ad oggi, data della sua partenza.

Avevamo intitolato Il mistero intrigante, la decisone che vedeva lo spostamento di Francesco Ladisa, geometra, all’ufficio finanziario e quello della Giacomina Giustino, laureata in economia e commercio, all’ufficio tecnico. Se la causa della richiesta di mobilità sia da ricercare nelle ultime decisioni assunte che la vedevano lasciare il suo vecchio e naturale incarico a favore dell’ufficio tecnico non è dato sapere.

A Gioia del Colle ricoprirà l’incarico di Specialista in Attività Amministrativo Contabile.

Nel frattempo nulla è cambiato: sempre ad interim l’incarico alla guida dell’ufficio economico e finanziario del comune.

Tanti auguri alla dott.ssa Giustino per la nuova esperienza lavorativa.

My AlterEgo e l’Estate, inizio Inverno, Casamassimese.

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Il 18 e 24 settembre e il 1° ottobre, continuerà l’Estate Casamassimese con tre spettacoli che sembrerebbe esulino dal solito cliché che siamo abituati a vedere qui al paesello.

Come mai non si è provveduto a pubblicizzarli adeguatamente?

Ripercorriamone la storia.

L’8 giugno 2017 la Giunta Comunale, Cessa è ancora Sindaco, riteneva opportuno formulare le linee di indirizzo per la manifestazione culturale “Estate a Casamassima 2017” predisponendo un apposito Avviso Pubblico. Con lo stesso provvedimento stanziava € 8.000 per l’attività.

Il 12 giugno si adottava il provvedimento dell’Avviso Pubblico (gara ndr) atto a raccogliere le proposte finalizzate a promuovere e realizzare la manifestazione.

Il 15 giugno viene pubblicato il Bando.

Il 10 luglio si procede alla nomina della Commissione di Gara.

Il 18 luglio la Commissione di gara valuta le offerte pervenute e ne scarta due, fra le quali anche la Fondazione Montanaro, che hanno presentato documentazione incompleta.

Il 2 agosto si aggiudica il Progetto all’Associazione Culturale  “MY ALTER EGO” di Bari e si precisa che l’Avviso dell’esito di gara sarà comunicato all’aggiudicatario e sarà pubblicato con le modalità previste per legge.

Il 15 settembre viene pubblicato l’Avviso di Gara in cui si aggiudica definitivamente all’associazione My Alterego srl di Bari la realizzazione dell’evento per € 7.900.

Il programma prevede:

18 settembre 2017 I Mostri in Casa, commedia presso Monacelle;

24 settembre Sudjembè Afropercussion, spettacolo musicale presso Piazza Dalfino e

1° ottobre Malo et Malo, rivisitazione shakespeariana dell’Amleto presso la Scuola Marconi.

Sembra chiaro a tutti che dal 15 settembre, giorno in cui viene pubblicato l’esito dell’Avviso Pubblico (gara ndr), al 18 settembre data del primo spettacolo, il lasso di tempo, due giorni, non sembra sufficiente ad informare, ed allora quali le ragioni?

Se a questo dovessimo aggiungere che probabilmente quasi certamente le date degli spettacoli non sono state scelte dall’associazione vincitrice del bando ma rivenienti da date disponibili in cartellone, mi chiedo, come mai non si è proceduto più speditamente?

 

Stasera si spara, al paesello a sud est.

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Tra poco, a Casamassima,  cominceranno le esplosioni di suoni e colori che concluderanno la Festa in onore di San Rocco.

E come ogni anno le polemiche infuriano sui social.

La Festa di San Rocco che ha visto le luminarie, le processioni, le bande, la tanta gente in piazza (nelle chiese un po’ meno), si è tenuta il 9, il 10 e l’11 settembre scorso. Ma si è deciso quest’anno, per non meglio ragioni spiegate, che i fuochi, gli spari, invece di tenerci svegli la notte del lunedì, dovessero essere spostati ad oggi, una settimana dopo.

Ma perché i fuochi pirotecnici dopo una settimana?

Di chi la brillante idea?

Ma non si dovrebbero fare come sempre il lunedì dopo la festa?
E perché mai non la domenica sera a fine festa?

Ma quei soldi non potevano essere spesi per altro?

Ma San Rocco non preferirebbe che questi soldi venissero spesi diversamente?

E quei casamassimesi che “vengono dall’estero” per la festa più importante, senza i fuochi se ne vanno?

E chi più ne ha più ne metta.

Le tradizioni sono tradizioni e vanno rispettate, ma pensare di poter giustificare tutto nel nome delle tradizioni sembra grossolano, ormai, ai più.

Se i devoti di San Rocco fossero in grado, vuoi per tradizione, vuoi per fede, vuoi per consuetudine, provvedere da soli alla raccolta necessaria di fondi per organizzare qualsivoglia attività in autonomia ed essere autosufficienti nel procurarsi i capitali per organizzare e mettere su tutto il necessario per festeggiare il Santo come meglio credono, non ci sarebbe problema alcuno, ma ….

Ma, questo è il punto, l’intera collettività di Casamassima, credenti e non, devoti e non, anche quest’anno hanno contributo alla Festa elargendo parte delle loro tasse, € 21.000 (ventunomilaeuro) al Comitato Festa Patronale di San Rocco.

E voi volete pure che nessuno obietti, che nessuno chieda spiegazioni, che nessuna domanda venga fatta e che nessuna risposta venga data?

Buoni spari a tutti e viva San Rocco.

Il brodo primordiale.

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Escludendo Franco Pignataro (sempre a destra) e la nomina di Franco Reginella a coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, il movimento di destra di Giorgia Meloni, nulla appare sull’orizzonte politico di Casamassima.

A destra come a sinistra, passando per il centro, sembra che niente possa attirare l’attenzione del cittadino distratto del paesello che aspetta il nuovo messia. Il centro sinistra, uscito distrutto dall’ultima amministrazione, cercherà il suo nuovo centro di gravitazione universale solo dopo un assemblea del PD che si dovrebbe tenere sul finire della prossima settimana e che sarà propedeutica a quel congresso che potrà svolgersi dal 1° al 18 ottobre prossimo. Molti danno già con le valigie dietro la porta il segretario cittadino Adriano Bizzoco, ma pensiamo che qualche effetto stroboscopico possa meravigliare i nostri sogni. Le elezioni, non solo quelle amministrative, ma anche le politiche sono alle porte e non vorremmo scorgere il nome di qualcuno a noi molto “caro” candidato alla Camera.

Libera Casamassima, come peraltro tutti, è impegnata, come Berta, a filare la trama di quella che potrebbe essere la sua nuova collocazione. Non sappiamo se prevarranno le vecchie logiche del centro sinistra o quelle che la vorrebbero una volta, Controvento.

Staremo a vedere.

I fuoriusciti dal PD di Renzi e di Bizzoco, potrebbero, insieme a un vecchio saggio della politica nostrana, fondare ed aprire anche al paesello una sezione cittadina di MdP – Articolo 1 che dovrebbe scacciare i demoni della vecchia passata amministrazione.

Andrea Palmieri? Rocco Bagalà? Antonietta Spinelli?

Possibili cofondatori?

Per il resto calma piatta.

Nel frattempo i giornali raccontano di incontri al vertice fra i vecchi amici di banco (mai sia a chiamarli compagni), Franco Pastore di Autonomia Cittadina  e Franco Pignataro di Fratelli d’Italia. Sono anni che ci tediano sempre con la solita storia.

Gli stessi giornali, però, non ci informano se il nuovo segretario politico del Movimento Autonomista, Pinuccio Fortunato, ne sia a conoscenza e se anch’egli partecipi a questi incontri al “vertice”.

E proseguendo con le ricostruzioni giornalistiche si scorgerebbe uno stanco Vito Rodi, dato ormai come ex Autonomia in rotta di avvicinamento con la sfiduciata ex Presidentessa del Consiglio Nica Ferri, possibile candidata a sindaco, un Rino Carelli che diventerebbe fittiano e che stringerebbe alleanze con Gino Petroni e Maria Montanaro, attualmente referente locale per Forza Italia che penderebbe dalle labbra di Massimo Cassano che uscito dal gruppo di Alfano il 25 luglio scorso è tornato in Forza Italia.

Insomma, per riempire le pagine dei giornali tutto fa brodo, ma il brodo primordiale di cui è composta attualmente la politica nostrana dovrà fare i conti con l’evoluzionismo che oggi appare ancora lontano.

Nel frattempo l’associazionismo culturale, sempre culturali sono le associazioni, affilano le lame. Anche lì ci sono i voti da raccogliere.

Per finire, sembrerebbe, così raccontano i beni informati, che il Commissario Prefettizio abbia bisogno di un segretario particolare che gli smisti quella caterva di lettere che da ogni dove gli vengono inviate. Ma avrà il tempo di leggerle?

Non è un processo mediatico: c’è la confessione stavolta.

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E tutti a prendersela con la giornalista di Chi l’ha visto per quell’intervista ai genitori del giovane assassino di Noemi Durini andata in onda ieri sera su Rai 3.

Molti indignati per quella spettacolarizzazione del disappunto consapevole di due genitori che apprendono di aver messo al mondo un assassino che con una pietra sfonda il capo della sua giovane amante per poi seppellirne i resti sotto un muretto in pietra distante venti chilometri da casa. Tutti indignati per una giornalista che fa confessare un padre circa la normalità che un diciassettenne, seppur senza patente, prendesse l’auto della madre per i suoi incontri amorosi. Un padre che mente spudoratamente per quei tre TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio) imputandoli alla giovane vittima e non per l’uso di droga da parte del figlio.

Tutti a interrogarsi se fosse deontologicamente e professionalmente accettabile mostrare le reazioni dei genitori del mostro alla notizia che il figlio avesse confessato l’omicidio di Noemi. Nessuno impegnato a capire a cosa volessero alludere le dichiarazioni dei genitori a proposito della giovane vittima, come esperta di non celate capacità manipolative e non solo.

Il carnefice vittima di Noemi. Ma è Noemi a rimetterci. La vita.

Nessuna parola di comprensione nei confronti della ragazza, sia prima che dopo la scoperta di un figlio assassino, hanno caratterizzato quell’intervista. Solo improperi, rancori, malevolenza, malignità e ferocia che non giustificano in nessun modo le denunce che i genitori di Noemi avevano presentato al Tribunale Minorile a proposito di quel comportamento violento del figlio diciassettenne che come hobby, apprendiamo sempre dalla stampa, amava così tanto la sua giovane vittime da picchiarla.

Anche Noemi nella sua ingenuità infantile le aveva mosse quelle accuse dalla sua pagina facebook.

Una poco di buono è stata definita Noemi e quindi come tale l’omicidio derubricato ad uno di serie B.

Peccato che mentre tutti i soloni del commento sulla giornalista iena  e canaglia che infierisce sul dolore di un padre e di una madre nell’apprendere della confessione del figlio assassino, dimenticano che quell’intervista cruda anticipa quelle che stanno diventando le strategie difensive del figlio che oggi, così riporta la stampa, lo vorrebbero giustiziere di una ragazza che aveva deciso di sterminargli la famiglia.

Non abbiamo certamente la capacità e la voglia di indagare non solo la famiglia dell’omicida, ma anche quella della vittima, molte cose diranno in molti, non le avremmo permesse, non le avremmo consentite, ma da questo ad affermare che quella giornalista sia una canaglia, solo per aver raccontato con quel senso di giustizia e di inchiesta cosa possa mai provocare un omicidio, mi sembra troppo.

Per quelli che hanno disapprovato quelle immagini di un padre e di una madre che apprendono la certezza della confessione del figlio assassino, vorremmo solo sommessamente ricordare che se quel piglio investigativo dimostrato dalla giornalista fosse stato seguito da quei magistrati che quel grido d’aiuto hanno lasciato cadere nel vuoto, forse oggi non staremmo a piangere un’altra vittima.

Nel frattempo il Ministro della Giustizia apre un fascicolo su quelle denunce che non hanno avuto seguito.

A proposito: anche il padre disperato le cui immagini hanno sconvolto il sonno a qualche distratto commentatore era iscritto nel registro degli indagati.

E’ stata la moglie, ieri, in quell’intervista, ad anticiparne la notizia.

Tu non sei niente. Un dramma familiare.

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Entra in camera e vede la donna e l’uomo dormire nel loro grande letto.

Con il coltello che aveva preso dalla cucina, affonda la prima coltellata alla donna.

Eresvida muore subito e non sente le ulteriori sette coltellate che le lacerano il corpo. Nel frattempo Vincenzo, il marito, svegliatosi per quel fiotto di sangue caldo che gli colora il viso, tenta di difendersi. Tre coltellate vanno a vuoto, ma la quarta gli trafigge il cuore. Viene trafitto per altre tredici volte e lo sarebbe stato ancora se il manico del coltello non si fosse staccato dall’anima di ferro.

Si ferma a guardare i due corpi straziati nel mare di sangue che inonda la stanza.

Saccheggia la stanza e priva quei corpi anche delle fedi.

Si guarda le mani che sanguinano copiosamente. Maledetto coltello la cui punta, stortasi per la violenza delle coltellate, lo aveva ferito.

Corre in cucina e sotto l’acqua del lavandino cerca di trovare refrigerio per quelle povere dita martoriate e con uno strofinaccio tenta di tamponare le ferite.

Nel frattempo Giulio dalla sua stanza chiama la madre e chiede cosa stia accadendo.

Ed allora Franco entra nella stanza e lo colpisce per trentotto volte con quella lama maledetta, decretandone la fine.

«Ora Franco era finalmente felice e, per nulla preoccupato o turbato dalla sua mattanza, si stese sul letto che erano ormai le tre passate».

Si preoccupa di sistemarli in una stanza che sigilla per impedire la fuoriuscita di eventuali cattivi odori e la cosparge con deodorante al ciclamino per nascondere quell’odore di morte.

 

Era la notte del 27 maggio 1956 quando, Franco Percoco, ventisei anni e con un diploma scientifico, uccise la madre, il padre e il piccolo fratello down che vivevano con lui in quella casa di Via Celentano 12 a Bari.

Si salvò solo il fratello Vittorio che era in carcere.

Marcello Introna, con Percoco, edito per la prima volta nel 2012 da Il Grillo Editore di Bari, ripercorre la sciagurata vita di Franco Percoco che forse, con quella prima strage familiare, farà da apripista ad altri efferati delitti consumati all’interno di mura familiari.

Un delitto maturato probabilmente per le troppe aspettative che i genitori avevano nei confronti di quell’unico figlio sano in cui riponevano tutte le loro speranze. O forse per quella vita che in quegli anni si affacciava dimenticando le privazioni della guerra e quel benessere apparente

Uno dei più efferati delitti che sconvolse l’Italia del dopoguerra aveva come cornice Bari.

Difficile indagare le cause di simili delitti che vedono le mamme uccidere i propri figli, gli zii le nipoti con le complicità dei cugini ed i figli i genitori. Difficile l’indagine psicologica o comportamentale, ma non difficile capire che l’aspettativa che si riversa sul proprio figlio solo come processo di emancipazione personale nell’essere quello che non si è stato e che si cerca nell’altro ci porta quasi a tifare le vere ragioni di una tragedia.

Il 10 giugno del 1956, tutte le copie de La Gazzetta del Mezzogiorno furono ritirate addirittura porta a porta. Il direttore, Luigi de Secly e Ciro Buonanno, l’estensore dell’articolo in cui si riportava integralmente la confessione di Franco Percoco senza omettere nessun particolare, furono accusati di aver diffuso notizie raccapriccianti e di aver seminato panico a Bari, e non solo. Furono processati e condannati. Quattro anni dopo furono assolti ma non vennero mai più reintegrati in redazione. Quel plurimo omicidio poco si coniugava con l’Italia benpensante dell’epoca che si apprestava al boom economico che si andava compiendo.

Marcello Introna, studiando il faldone del processo, ricostruisce le vicende e ne scandaglia le ragioni.

E’ triste per un figlio sentire la propria mamma dire: «Tu non sei niente».

 

Il Luna Park (ci costa un botto) e il debito fuori bilancio.

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Avremo vissuto tutti l’esperienza che ci ha visto tirar fuori dal portafoglio somme di denaro, all’improvviso, perché quella spesa non l’avevamo prevista. Far quadrare il bilancio familiare con quell’inatteso guasto meccanico, quell’ inaspettata vista medica e relative analisi cliniche o con quel vocabolario di latino che questo mese non ci voleva, è esperienza che nostro malgrado tutti noi abbiamo vissuto. Sono debiti che si accumulano e che potrebbero mettere a rischio non solo le previsioni mensili, ma anche quelle annuali. E così le ferie diventano un sogno e quella pizza che sabato avevamo previsto per il compleanno della piccola si fa benedire.

Di questi debiti soffrono anche le amministrazioni pubbliche. Ma non sempre le spese improvvise sono inattese, per un Ente Pubblico, a differenza di una famiglia.

Molte, anzi quasi la totalità di queste, si sa da quando esistono e quando hanno avuto origine, ma qualcuno si dimentica forse di portarle a Bilancio e così diventano debiti fuori bilancio.

Non fa eccezione il Comune di Casamassima.

Le disposizioni dicono che trattasi di obbligazioni formatesi secondo un iter non conforme ai principi giuscontabili. Nel bilancio comunale tali obbligazioni non compaiono ed una volta che arriva una sentenza di tribunale quel debito dovrai riconoscerlo.

Un bilancio comunale non è un bilancio familiare, anche se alcune caratteristiche sembrerebbero simili, ed allora perché ho bisogno di una sentenza di un giudice che accerti il fatto che, nonostante ti sia servito di un centro per fare fotocopie, una volta che ti arriva la fattura che ti intimi di pagare le prestazioni tu non le paghi?

Quali i motivi che ti spingono, nonostante tu ti sia servito di questo centro di copisteria da settembre 2011 a dicembre 2014 e nonostante ti sia arrivata regolare fattura l’8 febbraio del 2016 e il 2 agosto del 2016 ti sia pervenuta anche intimazione al pagamento, tu, cara amministrazione comunale, ancora non hai pagato costringendomi ad adire le vie legali per il riconoscimento del tuo debito nei miei confronti? E come mai tale debito, nonostante tu sapessi dal 2011 della sua esistenza, non figura nei bilanci comunali che si sono succeduti negli anni?

Ma perché non compaiono?

E’ colpa della burocrazia, quella burocrazia di cui parlava il Commissario Prefettizio nella sua prima intervista, oppure della politica che non ha vigilato?

E se la politica non vigila lo fa perché incapace oppure perché certificando tali spese non potrebbe, per esempio, destinare tali risorse magari per una promessa elettorale che non potrebbe onorare?

E se, la burocrazia e/o la politica, deve riconoscere tale debito e se la somma non prevista a bilancio per il pagamento è sottratta ad un capitolo di spesa previsto e che quindi non potrebbe più essere realizzato, con chi prendersela?

Non vi sembra sia il caso di sapere di chi le eventuali responsabilità?

Comunque stiano le cose, il creditore stufo delle promesse ricevute si rivolge ad un giudice il quale, constatata la fondatezza di tali debiti, ne decreta il pagamento. Sei andato lì per 3 anni, hai fatto copie e stampe, hai gli scontrini controfirmati da tuoi dipendenti e/o incarcati e non metti a bilancio?

E non paghi?

Il 29 agosto scorso il Commissario Prefettizio Aldo Aldi, controfirmava Delibere per regolarizzare spese in uscita del comune che non figuravano in bilancio e che quindi, non previste, erano da considerarsi debiti fuori bilancio, per un importo complessivo pari a € 101.359,75.

Quattro i debiti fuori bilancio deliberati, ma quello che ha attratto di più la mia curiosità è quello che riguarda il terreno su cui insiste la cosiddetta area Luna Park in via Lapenna.

La storia.

Il Comune di Casamassima, nel 2008, amministrazione Vito De Tommaso, così raccontano le carte, espropriò all’I.D.S.C. (Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Bari), la porzione immobiliare in via Lapenna che oggi conosciamo tutti come area Luna Park.

Il 20 novembre dello stesso anno, il Comune di Casamassima quantificò l’indennità dell’esproprio spettante all’Istituto Diocesano in € 75.442.02 che accettò la stima in data 27 febbraio 2009.

Il 30 aprile 2009, il Comune di Casamassima indicava la documentazione necessaria per l’acquisizione dell’area e il 12 ottobre del 2009 l’Istituto Diocesano inviava al Comune tutta la documentazione necessaria per il completamento della documentazione e per l’ottenimento dell’indennità pattuita.

Nonostante fosse tutto in regola nessuna somma di danaro venne messa a disposizione per indennizzare l’espropriato.

Come mai?

Passano 4 anni e Mimmo Biradi prende il posto di De Tommano che nel frattempo è stato sfiduciato dal notaio.

Il 13 maggio del 2013 l’ Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero della Diocesi di Bari procedeva a formale diffida nei confronti del comune di Casamassima.

Il 5 giugno 2013 il sindaco, Mimmo Birardi, formalizzava una proposta di definizione transattiva proponendo all’Istituto Diocesano il pagamento dell’indennità spettante pari a € 75.444,02 in tre rate con scadenza 31 dicembre 2013, 31 gennaio 2014 e 31 gennaio 2015.

Il 1° luglio 2013 l’I.D.S.C. comunicava l’accettazione della proposta.

Quindi ora è tutto a posto?

Si paga e finisce la storia.

E no, la burocrazia vuole i suoi tempi.

Il 4 luglio del 2013 l’Ufficio Contenzioso del Comune di Casamassima invia all’Ufficio Tecnico e all’Ufficio Finanziario il carteggio per gli adempimenti del caso.

Trascorrono inutilmente 5 mesi e non succede nulla.

Il 5 gennaio del 2014 il legale dell’Istituto Diocesano comunicava la risoluzione dell’accordo transattivo firmato dal sindaco Birardi avvertendo il Comune di Casamassima che all’importo iniziale pari a € 75.444,02 dovranno essere sommati, oltre gli interessi legali maturati dal 1° gennaio 2014 anche  le spese legali sostenute dall’I.D.S.C..

Ma perché mai trascorsi già 6 anni ora si dovranno pagare anche gli interessi e le spese legali e nonostante tutto nessuno si decide a pagare?

A settembre del 2014 Mimmo Birardi non è più sindaco.

Anche qui il notaio ha certificato la fine.

Arriva Vito Cessa ed il legale dell’istituto Diocesano, dopo che è trascorso più di un anno e mezzo senza che il Comune abbia adempiuto a quanto comunicato il 1° gennaio del 2014, il 20 luglio del 2015 inoltra formale diffida nei confronti del Comune di Casamassima.

Constatato che anche la diffida non sortiva nessun effetto, l’I.D.S.C. depositava ricorso per decreto ingiuntivo presso il Tribunale di Bari che con provvedimento del 3 maggio 2017 ingiungeva il Comune di Casamassima al pagamento della somma pari ad € 75.444,02, oltre interessi legali, nonché spese e compensi.

Il Decreto del tribunale viene notificato al Comune di Casamassima il 13 giugno 2017 diventando esecutivo il 23 luglio 2017.

Il 31 luglio Vito Cessa non è più sindaco.

Questa volta è il Consiglio a bocciarlo e vedi il destino, proprio sui conti e sui numeri.

Arriva il Commissario Prefettizio e il 29 agosto 2017, 9 anni dopo l’esproprio, vista la sentenza del Tribunale di Bari, delibera la regolarizzazione della spesa divenuta di 80 mila euro e 500 grazie alla benevolenza dell’Istituto che rinunciava agli interessi sul capitale.

Il debito fuori bilancio andava pagato, ma i Revisori dei Conti, l’organo deputato a controllare la veridicità e la correttezza delle varie voci a bilancio, riscontrano nella loro analisi la necessità che si debba far luce sulle anomali dinamiche che hanno generato la formazione del debito al di fuori dell’alveo contabile (leggi bilancio), con attribuzioni di responsabilità economico/patrimoniali nei confronti dei soggetti che hanno dato luogo a detta disfunzione.

Dal 2008 ad oggi ci sono stati tre sindaci e tre commissari prefettizi compresi tutti i funzionari fra le cui mani sono passate e ripassate le “carte”.

Di chi sono le responsabilità?

Si faccia luce, come dicono i revisori dei conti.

Ancora niente, ma il Parco non c’è più.

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L’estate sta finendo, canterebbero i Righeira e del Centro Parrocchiale neanche l’ombra.

Dopo che in fretta e furia si è deciso di far sloggiare da quello spiazzo di fronte alla Collodi, anch’essa in abbandono, il Parco Giochi della zona 167, dopo l’aratura forzosa di quegli spazi dove sorgevano quei campetti da giochi e dopo l’apposizione di quel cartello che recitava: Proprietà della Parrocchia S. Maria delle Grazie – Vietato l’ingresso ai non autorizzati, anche la recinzione che delimitava il Parco, da oltre un mese, è sparita.

L’abbandono, il degrado che il tempo favorisce e quegli alberi che cominciano ad ingiallirsi senza una goccia d’acqua sotto il sole cocente,  fanno da contorno a quello spazio destinato ai bambini che lì trovavano un momento di svago, di gioco e di socializzazione.

Sembrava che i lavori che avrebbero interessato l’area in questione, destinati alla costruzione di una nuova chiesa e del nuovo centro parrocchiale, di cui mai si sono visti i progetti definitivi, sarebbero iniziati presto. Ma ad oggi nulla.

Sono trascorsi inutilmente già cinque mesi.

Forse più.

Nessuna tabella che indichi quando i lavori dovrebbero iniziare, nessuna comparsa di autorizzazioni per eseguire i lavori: nessuna data e nessuna informazione.

Mancano i soldi?

Mancano le autorizzazioni?

Mancano i progetti definitivi?

Ma chi ha optato per lo “sfratto”, possibile lo abbia deciso senza le coperture finanziarie e senza le autorizzazioni necessarie? Come se i mille misteri che circondano il paesello a sud est non bastassero.

Non pensiamo che tutti quei bambini che popolavano quel Parco abbiano avuto la possibilità di andare in vacanza, al mare, oppure in montagna, ed allora perché privarli anzitempo almeno del gioco dietro una palla che rotola o su quelle giostrine che arredavano quell’area?

Che ci sia bisogno di spazi verdi da destinarsi ai piccoli in questo paesello è indubbio, ed allora perché ostacolarli in ogni modo?

Grande clamore suscitò il fatto che siccome si trattava di un terreno privato, fosse il privato a deciderne la destinazione. Ma qui il privato era una chiesa. Possibile che una chiesa possa sfrattare i bambini senza che immediatamente si inizino i lavori previsti?

Possibile che nessuno sia in grado di trovare soluzioni alternative?

A Casamassima di aree abbandonate in balia di pantegane e affini se ne contano molte, ed allora, perché mai non si decide di affidarle a volontari che possano valorizzarle e renderle fruibili per la collettività?

Affidare un’area sembra sia la cosa più semplice che si possa fare, vedi quella di via Taranto destinata a sgambatoio per cani, ed allora perché mai non destinare, per esempio quella che insiste su via Sammichele, abbandonata da anni, ad un parco per i più piccoli?

Le giostrine messe su all’interno della cosiddetta Villa di via Acquaviva, dopo un inizio promettente, cominciano ad essere poco sicure (qualche giorno fa un albero si è abbattuto su una panchina) ed insufficienti per una popolazione di 20 mila abitanti, ed allora perché mai nessuno si è adoperato per destinare altri spazi a questo scopo?

Inascoltati gli appelli rivolti all’ex sindaco.

Commissario, che fa, ci pensa Lei?

Il Movimento (pleonastico) Cinque Stelle.

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Non vi sarà sfuggito quello che circonda ultimamente il Movimento 5 Stelle a livello nazionale, con quella capitale, Roma, che vede, tra nomine, dimissioni e defenestramenti di assessori e dirigenti, la Raggi sulle prime pagine dei giornali e che non riesce a giustificare come mai si accorga, con qualche mese di ritardo, che le sue scelte sono sbagliate e che sarebbe meglio cambiare.

Sembra che le colpe siano sempre degli altri, del PD e del PdL che hanno governato prima di lei e che lei, scelta quasi all’unanimità dai romani per governare la città, non abbia responsabilità e colpe. Sembra che gli anni passati in Consiglio Comunale all’opposizione non le siano serviti per capire come funzionava e funziona la macchina burocratica e di chi potesse fidarsi e di chi no. Lo sapevano anche i gladiatori che stazionano davanti al Colosseo che a Roma avrebbero stravinto, ma oggi, dopo un anno dall’insediamento, fra ripensamenti, prove tecniche e tentativi maldestri, la capitale, a quanto riportano le cronache e le stesse voci all’interno del Movimento, fascisticamente zittite, tutto langue.

La scelta ultima del quarto assessore al bilancio del comune di Roma, preso in prestito da Livorno, racchiude in se l’inconsistenza di questo movimento e della sua classe dirigente. Per non parlare dell’ennesima contraddizione messa in campo all’indomani dello sgombero violento dei profughi a Roma, dove, tra Roberto Fico e Luigi Di Maio, pur di racimolare consensi, è andata in scena la parodia delle dichiarazioni contrastanti. Le due facce, quella buona e quella cattiva a confronto, per dire che all’interno di questo movimento tutto è possibile.

Tutto e il contrario di tutto.

Anche se i sostenitori di Grillo e Casaleggio continuano a giustificare acriticamente gli accadimenti senza che si alzi una sola voce di dissenso, quelle sono epurate, anche il benevolo Marco Travaglio, bandiera indiscussa dei grillini, comincia a dubitare di questa nuova organizzazione politica partitica che, fra lotte intestine e correnti di pensiero autonome, si distacca sempre più dall’immaginario collettivo. Infatti. Solo l’immaginazione a capo del nulla.

E voi volete che in questo marasma rappresentato oggi dalla politica politicante non si inserisca anche il Movimento 5 Stelle di Casamassima?

Non avremmo voluto scrivere di cosa abbiano rappresentato le minoranze o le cosiddette opposizioni, che dir si voglia, nella passata amministrazione, visto il giudizio che le vedeva tutte, a nostro giudizio,  rimandate a settembre. Ma ….

«NOI CONTINUIAMO A LAVORARE COME SEMPRE, con responsabilità andremo avanti per la nostra strada ed a fianco dei cittadini».

Così ha salutato i suoi elettori il consigliere Antonello Caravella, esponente del M5S di Casamassima, giorni fa dalla propria pagina facebook.

Ma cosa ha prodotto il consigliere in questi due anni?

Cosa ha prodotto il Movimento 5 Stelle a Casamassima?

Un po’ di storia per rinfrescare la memoria.

Dimenticate le folle oceaniche che affollavano la villa di Casamassima l’11 maggio del 2011 raccolte intorno a Beppe Grillo che sosteneva il candidato sindaco, Michele Amoruso, il Movimento 5 Stelle, ne ha fatta di strada. All’incontrario.

Il candidato sindaco Amoruso raccoglie 183 voti.

Allora si lottava contro Mimmo Birardi, Vito Rodi, Alessio Nitti, Giovanni D’Addabbo, mica pizza e fichi.

Passano gli anni; passano i sindaci ed i commissari.

Del Movimento si perdono le tracce e sembra non esista più.

Al fianco dei cittadini nessuno.

Ma arriviamo senza lode e senza inganno al 2013 allorquando, la vecchia guardia del movimento, sempre capeggiata dall’Amoruso, si presenta alle Politiche raccogliendo 2796 voti al Senato, con lo stesso Amoruso candidato  e 3193 alla Camera.

Una gran balzo in avanti per il paesello a sud est.

Ma politiche sono.

Nato nel 2009 grazie alla rete, senza lasciare traccia del suo passaggio, transitando da un manipolo di grillini che quasi tutti in seguito hanno abbandonato, il simbolo sacro delle 5 Stelle passa dall’ideatore fondatore, Amoruso, ad Antonello Caravella, il nuovo.

Qualcuno si chiede come mai questo passaggio e qualcun altro si interroga sul perché. Mistero.

Gli streaming non esistono, i verbali secretati, le bocche cucite.

Durante le consultazioni europee del 2014, il Movimento, capeggiato non più da Amoruso e diciamo dalla vecchia guardia, ma dal nuovo che si anima e che prende corpo, con Antonello Caravella che risponde presente, raccoglie 2028 voti.

Un balzo all’indietro rispetto alle politiche.

Un caso o la potenza distruttiva del Renzi?

E veniamo alle ultime elezioni, in concomitanza con le Regionali del 2015, in cui il candidato sindaco 5 Stelle Antonello Caravella, scelto da un’assemblea che vede la partecipazione, raccontano le cronache, di sei persone, viene scelto come candidato sindaco per la guida del paesello a sud est. Con sei click che poi click non sono stati, diventi candidato sindaco. Che dire, la forza dell’inconsistenza.

E della rappresentanza. Si, quella amicale.

Anche qui streaming assenti, verbali secretati e bocche cucite.

Raccoglie, agevolato enormemente dal traino del Movimento non solo alla Regione, ma anche per la presenza parlamentare, 889 voti. Lo si vede a capo di una lista che vede i mariti contendersi il posto con le mogli e con quei 4 amici al bar dove qualcuno per allietare le serate suona il piano. Agrumi ed agrumeti a contorno.

Ma non diventa sindaco. Solo consigliere.

Alle Regionali, invece, i 5 Stelle racimolano 1661 voti.

Praticamente il doppio. Come mai? Quei click non sono bastati per convincere quei dissacratori dei casamassimesi?

E così il Caravella comincia la sua avventura in Consiglio Comunale dove diventa vice Presidente del Consiglio.

Alla faccia del bicarbonato di sodio direbbe Totò.

Inizia quasi subito ad inondare l’iperspazio con i selfie del cittadino consigliere portavoce e vice presidente del consiglio comunale, che,  accompagnato dal sempre presente F. B. (la pubblicità si paga) con alle spalle la Procura Regionale della Corte dei Conti ora per i contratti di illuminazione pubblica, ora per i contratti per la liquidazione passiva dei sinistri, ora per l’analisi del contratto ARO.

E così, selfie dopo selfie e con quei gazebo stanchi e che si reggono a malapena, si arriva al 31 gennaio 2016 con quell’incontro pubblico in cui raggiungevano, i movimentisti penta stellati, il massimo dell’apoteosi e dove annunciavano la situazione delle scuole, l’amianto sulla cantina sociale e lo sperpero di danaro pubblico.

Con la trama di un film muto prima offrono la bottiglietta d’acqua all’AQP, per poi passare alle interpellanze dall’alto contenuto politico:

23/05/16 contrasto al bullismo e servizi igienici per gli operatori di mercati cittadini;

14/06/16 profilo strategico politico in materia di trasporti pubblici;

17/06/16 ritardo apertura casa della salute;

11/07/16 quote di depurazione calcolate in bollette AQP.

Ma la deificazione è del 29 agosto 2016, allorquando le minoranze tutte abbandonano l’aula consiliare dopo l’approvazione da parte della maggioranza di un assestamento di bilancio quasi praticamente scandaloso e che li vede presenti in aula, soli nei banchi delle opposizioni, pur di presentare interpellanze pronte dal 23 giugno precedente.
Loro con le minoranze non volevano aver niente da spartire. Neanche il simbolo su un manifesto congiunto poteva comparire.

Loro del movimento sono e non possono imbrattare le loro idee (quali?), con quelle degli altri, anche se condivise.

La famosa mozione energia pulita per la costituzione di colonnine di ricarica per le macchine elettriche (due unità a Casamassima) e mappatura dell’amianto presente sul territorio, finite a tarallucci e vino con l’amministrazione che chiedeva se avessero valutato le coperture finanziarie nelle loro proposte e che si approvavano all’unanimità garantendo l’impossibilità a metterle in pratica.

Il giorno dopo si poteva apprezzare sulla loro pagina la grande vittoria raggiunta, peccato che il 26/05/2017, un anno dopo, richiedevano lo stato dell’arte di quelle mozioni vanamente votate all’unanimità senza la presenza delle minoranze.

Ma come? dopo un anno?

Hanno i loro tempi i grillini del paesello a sud est.

Si arriva al Consiglio del 7 aprile 2017 in cui chiedono lumi sulla Caserma dei Carabinieri, sulla famosa via della Pietra Tonda e sul ritardo del servizio porta a porta ARO 5, interpellanze tutte, che senza ricevere risposte, diventano un momento in cui l’amministrazione può liberamente fare quello che ha sempre fatto: spot propagandistici.

Come dimenticare l’interpellanza del 13 aprile 2017 sugli orti sociali?

Ma il culmine negativo, a nostro modo di vedere, lo si raggiunge con scioltezza nell’ultimissimo periodo:

Il 28 giugno 2017 l’Antonello Caravella, accetta la carica a Vicepresidente del Consiglio grazie al voto esclusivo della maggioranza ovvero del PD, suo nemico giurato, nonostante una votazione valida precedente che ha visto nominare la Nero e Guerra, che per un accordo interno alla maggioranza, rinunciavano.

Il 10/07/17 l’interpellanza che presta il fianco alla maggioranza su di un ricorso al Tar promosso da cittadini che impugnano quelle delibere di consiglio che impongono la “vessazione” sulla tassa della monnezza. Dopo aver votato contro un bilancio previsionale e contro la TARI si “scagliano” contro i cittadini che ricorso hanno presentato.

Perché questa volta, non era un loro ricorso.

Erano stati superati sul filo di lana mentre continuavano a montare e smontare gazebo.

28 luglio 2017 ultimo Consiglio Comunale.

Il portavoce pentastellato propone di non entrare in aula per non permettere lo svolgimento del consiglio per mancanza del numero legale. Ma come? se un consigliere di maggioranza assicura con gli 8 della minoranza il numero legale, si propone di non entrare in aula?

That’s Incredible!

Solo la maggioranza aveva la volontà di rinviare quel consiglio in seconda convocazione al 31 luglio 2017, quindi perché tale proposta?

Voleva per caso accontentare la maggioranza?

Inesperienza? Ignoranza (nel senso che ignorava cosa poteva comportare quella scelta)? O superficialità?

Ancora oggi eminenti esponenti del tatticismo politico interplanetario si interrogano. Ma per fortuna qualcuno gli spiegò tramite un disegnino che ancora campeggia sul suo posto che quella scelta scellerata lo avrebbe portato verso l’oblio ormai raggiunto.

Tralasciando la nomina dello scudiere F.B. (ripeto, la pubblicità costa) a rappresentante del Movimento nel …… come esperto di «prodotti mangerecci» e quella strana astensione in un provvedimento che, proposto dalle minoranze, metteva in subbuglio la maggioranza, questo in pillole, il percorso dei grillini in consiglio comunale.

Certo, che se per sedere ad una sedia, va bene la motivazione di esperto in prodotti mangerecci, stiamo a posto per l’eternità.

Se mai questi dovessero governare a Casamassima, che idea di paese hanno?

E gli assessori, facendo un baffo ai vecchi sindaci, da dove li prenderanno? Da Livorno o li prenderanno fra quelli sostituiti a Roma dalla Raggi?

Nel frattempo iniziano il tour per il paese #ideadipaese.

Se questi sono capaci di governare, io mi faccio prete.

Comincio il seminario.

A presto.

A breve inizierà l’anno scolastico 2017 – 2018.

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Mentre le attività scolastiche al 1° Circolo Didattico Marconi inizieranno l’8 settembre, per il 2° Circolo Didattico Rodari le stesse avranno inizio il 15 settembre.

Ma come sappiamo la Rodari continua ad avere problemi.

Sia la sede centrale, quella che ospita la primaria e sia la Collodi, infanzia, vedono i cantieri ancora presenti con i lavori fermi e da ultimare.

O da iniziare, come per la Collodi.

Le classi necessarie alla normale attività scolastica saranno, anche per quest’anno, ricavate all’interno del Majorana.

Spesa prevista per queste ulteriori 4 classi da realizzarsi attraverso tramezzature, € 31.794,94.

Ma ancora ad oggi, 25 agosto 2017, dei lavori necessari affinché queste aule possano vedere la luce, non si vede l’ombra. L’ufficio tecnico del Comune, attraverso la Determina n. 193 del 24 agosto 2017, dichiara che i lavori dovranno essere eseguiti dall’impresa entro 30 giorni consecutivi a patto che:

ci sia l’approvazione del protocollo di intesa e dello schema di convenzione regolante i rapporti tra la città metropolitana e il Comune di Casamassima e che sia presente la sottoscrizione del protocollo di intesa e della convenzione regolante i rapporti tra la città metropolitana e il Comune di Casamassima.

In parole povere la Città Metropolitana dovrà concedere ancora l’affitto di parte del Majorana al Comune di Casamassima.

L’approvazione e la sottoscrizione di tale schema di convenzione risulta inevasa in quanto dovrà essere il Consiglio della Città Metropolitana, riunito, a decretarne l’efficacia.

Da oggi al 15 settembre mancano 15 giorni lavorativi, e quindi?

Anche se i lavori dovessero essere eseguiti lavorando anche di sabato e domenica, ci sarà la possibilità di procedere alle operazioni, crediamo necessarie, di pulizia e di arredo delle stesse?

E per le attività che i docenti saranno tenuti a svolgere dal 1° settembre quali saranno i luoghi deputati che potranno e dovranno essere utilizzati?

Ci auguriamo che il tutto possa risolversi per il meglio, perché un altro anno di tormenti per i piccoli cittadini studenti del paesello a sud est, sarebbero insopportabili, ma ……

Nel frattempo le due scuole interessate ai lavori, Rodari e Collodi, ad oggi, hanno visto la spesa lievitare sino a 231 mila euro.

Ma la Collodi ritornerà al suo vecchio splendore?

Le forze politiche, tutte, tacciono.

Ora c’è il Commissario e poi, prima di San Rocco, stanno ancora in ferie.

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