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La comunicazione (dei sindaci) al tempo del coronavirus.

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Archiviata la Pasqua e la relativa immancabile Pasquetta sul balcone o nel giardino di casa, per i più fortunati, i sindaci di ogni ordine e grado sono stati impegnati, ieri 14 aprile, ad informare i cittadini che hanno l’onere e l’onore di amministrare, in riferimento all’emergenza sanitaria che stiamo tutti vivendo.

Mentre alle ore 19.23 apprendevamo dal sindaco di Casamassima, Giuseppe Nitti, dell’esistenza di una discrepanza fra i numeri dei contagiati forniti dalla Prefettura e quelli forniti dal bollettino quotidiano della Regione Puglia, che, come ha sostenuto il sindaco, non ci restituisce un dato certo, anche altri sindaci erano impegnati, sullo stesso fronte dell’informazione,

Nel nostro girovagare sul web, non ci resta che il web per prendere un po’ d’aria oramai, ci siamo imbattuti in un altro profilo Facebook: quello di Angelo Annese, sindaco di Monopoli, che alle 20.46 lo vedeva impegnato nei canonici aggiornamenti.

Ci ha colpito molto il modo di comunicare, ieri non con un video, ma con un post che ci è sembrato dettagliato e completo. Ma quello che più ha attirato la nostra attenzione è stata la precisione in cui venivano comunicati i dati riferiti ai contagiati da Covid-19 che accludevano la tabella che riportiamo.

Fascia d’età del contagiato, come ha contratto il virus e stato di salute riscontrato.

Mi sono immediatamente chiesto come mai a Monopoli il sindaco ha addirittura la possibilità di comunicare il numero dei contagiati e di coloro i quali sono a casa in “quarantena” mentre il sindaco di Casamassima non trova coincidenza fra i numeri di Prefettura e Regione?

Eppure Monopoli e Casamassima sono comuni che rientrano entrambi nella Città Metropolitana di Bari e che rispondono anche alla stessa Prefettura. Sarà a causa della ASL o dei canali di informazione mancanti o diversi?

Che la risposta sia da ricercare anche fra come le amministrazioni si pongono di fronte all’emergenza Coronavirus?

A questo proposito vi invito prima a visitare la sezione coronavirus del comune di Casamassima (clicca qui) e poi quella del comune di Monopoli (clicca qui).

Le norme vanno applicate o interpretate?

Dal primo momento abbiamo sottolineato che lasciare la quasi assoluta possibilità di “interpretare” ed “agire” in completa autonomia le amministrazioni comunali e i sindaci su quanto veniva disposto da organi sovra comunali nazionali sarebbe stato un grave errore che forse il tempo, ma è decisamente poco, potrà lenire.

Ci riferiamo in particolare all’Ordinanza n. 658 del 29 marzo 2020 a firma del Capo del Dipartimento della Protezione Civile che assegnava ai comuni 400 milioni di euro come risorse da destinare a misure urgenti di solidarietà alimentare.

Quasi immediatamente moltissimi comuni italiani, dal più grande al più piccolo, anche seguendo le linee guida, insufficienti e lacunose ed anche queste non del tutto esaustive da parte dell’ANCI, hanno messo in moto le precarie macchine amministrative burocratiche per definire quali i criteri e i parametri necessari che i cittadini e le famiglie in difficoltà, avrebbero dovuto seguire per beneficiare del sussidio alimentare. A questi fondi nazionali ben presto si sono aggiunti anche quelli regionali.

Ma non tutti i comuni e non tutti i sindaci, pensiamo per quella libera interpretazione personale delle norme che in caso di crisi grave dovrebbe essere negata, hanno adempiuto per tempo a quanto gli organi nazionali disponevano.

Questo è il caso del sindaco di Sammichele di Bari, dott. Lorenzo Netti, che ieri durante una chiacchierata telefonica pubblica su Facebook (clicca qui per vedere ed ascoltare), ci ha informato che i sammichelini non stanno usufruendo dei cosiddetti buoni alimentari che stanno alleviando almeno in parte le difficoltà delle famiglie più fragili economicamente.

Ci fa sapere che:

considerato che già prima dell’Ordinanza della Protezione Civile il comune aveva organizzato gli aiuti anche attraverso la creazione di un banco alimentare solidale e visto che forse due settimane non sarebbero bastate per i provvedimenti amministrativi necessari che avrebbero dovuto portare alla consegna dei buoni pasto almeno per Pasqua, (come peraltro verificatosi in altri comuni), decide di “tirare” solo con le risorse raccolte con il banco alimentare per iniziare oggi, 14 aprile, l’iter burocratico amministrativo per utilizzare i fondi messi a disposizione dal Governo. E dalla Regione.

Quindi, secondo le linee guida dell’amministrazione comunale di Sammichele di Bari sembra di capire che il banco alimentare solidale cittadino non è visto come forma di sostegno complementare agli aiuti che provengono dal Governo Centrale, ma come addirittura sostitutivo.

Ma non solo su questo si è fermata la nostra attenzione.

Come mai, visto il personale comunale, così come asserisce il sindaco, non essere così numeroso da soddisfare i provvedimenti amministrativi in tempi celeri si decide solo oggi, due settimane dopo il provvedimento del Governo, di redigere il regolamento e di avviare la procedura che porterà all’assegnazione dei buoni alimentari?

Visti i tempi richiesti, non poteva essere iniziato due settimane fa?

Ma i nostri interrogativi non si fermano qui, purtroppo.

Il sindaco afferma che le famiglie in difficoltà presenti sul territorio hanno potuto, grazie al buon cuore dei concittadini, trascorrere le festività appena trascorse in serenità visto che sono state fornite di “ogni ben di Dio”.

E su questo siamo sicuri, come sicuri siamo che gli uffici preposti comunali conservino liste aggiornate di famiglie che, non navigando nell’oro, abbiano costantemente bisogno di supporto.

Ma considerato che il provvedimento del Governo andava e va anche incontro a quelle famiglie che a causa di questa crisi contingente ed improvvisa accusano difficoltà sino a ieri non verificatesi, quale la risposta delle istituzioni visto che è stato impedito loro, sino ad oggi e non si sa ancora per quanto tempo, di auto certificare la propria condizione economica al fine di richiedere l’aiuto?

E per concludere anche su un altro interrogativo non riusciamo a dare una risposta che ci soddisfi.

Perché “Minguccio”, povero da sempre ma oggi ancor di più, non può essere libero, nascondendo con dignità la sua povertà al figlio di cinque anni, di poter acquistare l’ovetto di cioccolato al latte senza regalo ed accontentarsi dell’ovetto di cioccolato fondente senza regalo solo perché quello solo ti passa il “buon cuore della gente”? Eppure lui avrebbe fatto a meno del panino con la mortadella per accontentare il figlio.

A.D. 2020 – Il virus che cambiò il mondo. (seconda parte)

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Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto. (Italo Calvino)

Proseguiamo nel racconto dell’idea per la nostra nuova ed avvincente serie televisiva di successo. (Qui la prima parte)

Idea, che vi confesso, anni fa, nel 1981, uno scrittore statunitense, Dean Koontz, con il thriller The eyes of darkness, mi ha scippato e rubato. Infatti, 39 anni fa, il caro Dean scriveva a pag. 333: Wuhan-400, è un’arma letale, intorno al 2020 una grave polmonite si diffonderà in tutto il mondo in grado di resistere a tutte le cure conosciute. E siccome gli americani arrivano sempre prima di tutti, scriveva anche che il virus era stato creato in un laboratorio proprio vicino a Wuhan, in Cina, che anche noi, da inesperti di thriller, abbiamo preso come città immaginaria da dove ha inizio la nostra storia.

Ma la nostra sfortuna non finisce qui.

«La prossima guerra che ci distruggerà non sarà fatta di armi ma di batteri. Spendiamo una fortuna in deterrenza nucleare, e così poco nella prevenzione contro una pandemia, eppure un virus oggi sconosciuto potrebbe uccidere nei prossimi anni milioni di persone e causare una perdita finanziaria di 3.000 miliardi in tutto il mondo».

E così, oltre alle previsioni catastrofiche di Bill Gates del 2015, che attraverso una simulazione prevedeva che un virus avrebbe ucciso oltre 65 milioni di persone in tutto il mondo, anche un altra scrittrice sembra nata per rovinarmi la festa. Sylvia Browne, scrittrice e peraltro anche sensitiva, nel suo End of Days del 2012 scriveva che, proprio nell’inverno 2020, “diventerà prassi indossare in pubblico mascherine chirurgiche e guanti”, a causa di una potentissima malattia, del tutto simile all’influenza, che attacca bronchi e polmoni e resiste a qualsiasi terapia nota.

Credetemi, sono completamente demoralizzato. Un idea avevo avuto e questi me la rubano. Con tutti i soldi che hanno ne vogliono ancora. Non si fa così. Comunque per l’impegno che ho preso con tutti voi proseguo con la mia storiella che a questo punto deve essere solo mia. E vostra, naturalmente.

Dove eravamo rimasti?

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

A.D. 2020 – Il virus che cambiò il mondo. (seconda parte)

Gli americani si accorgono ben presto di aver causato un gran danno ai loro nemici cinesi che a causa del virus hanno dovuto chiudere industrie, fermare le macchine, rinchiudere gli abitanti in una quarantena forzata, azzerare le produzioni. E mentre la borsa cinese cala vertiginosamente, l’economia si ferma, i posti di lavoro vacillano, la popolazione è in ginocchio, l’economia americana balza in testa con nessun competitor all’orizzonte.

Il mondo a stelle e a strisce è di nuovo possibile.

Ma perché non approfittare ancora più del momento favorevole?

Perché in questa serie fiction di successo non facciamo entrare anche il tricolore? E così anche per sfruttare le attrici e gli attori a noi tanto cari e viste le nostre città patrimonio culturale dell’umanità, ci mettiamo dentro anche la nostra italianità.

Ipotizziamo che i danni che gli americani si aspettavano dal virus sprigionato in Cina non sono poi così soddisfacenti. Anche se la produzione cinese si è fermata e qualche danno l’ha subito, gli 80 mila contagiati e le 3 migliaia di morti (che scopriremo poi essere non reali) non rappresentano in definitiva un gran guaio. Su una popolazione pari a 1 miliardo e mezzo di persone, ci saremmo aspettati di più.

E visto che oramai in tutto il mondo non si parla altro che di coronavirus, perché non “esportarlo” anche nel vecchio continente? Ma si, facciamo si che l’epidemia cinese divenga una pandemia.

Ma l’Italia non aveva stretto con la Cina dei patti commerciali che li potremmo definire “le vie della seta”?

E come si sono permessi, gli italiani, da occidentali, appartenenti alla NATO con tante basi americane sul loro territorio a stringere accordi con i comunisti cinesi?

E’ deciso. Esportiamo il virus in Italia. Si, ma dove?

A questo punto avrei bisogno del vostro aiuto. Secondo voi se facessimo detonare il virus al nord, magari in Lombardia dove moltissimo del servizio sanitario è a completo appannaggio della sanità privata e che quello pubblico è stato, come nel resto del Paese d’altronde, depauperato a favore del privato, sarebbe credibile? Penso di si.

Facciamo andare la Lombardia e tutto il nord, la vera locomotiva dell’Italia, in crisi. E che crisi.

Qui potremmo immaginare le nostre attrici e i nostri attori che non sapendo neanche come si usano le mascherine mentre continuano a dichiarare alla stampa che per una semplice influenza non si può bloccare la macchina produttiva contano i contagiati che diventano sempre di più.

L’Italia, che strano paese.

Gli italiani, che strani cittadini che sono.

Tra ospedali non sufficienti (avete perso il conto di quanti soldi sono stati sottratti?) e alle volte colabrodo visto che proprio lì si annida il virus che si espande, potremmo immaginare un governo non del tutto all’altezza che con una serie di provvedimenti discutibili, l’unica cosa che sa pubblicizzare è quella di rimanere a casa. Viste le percentuali del contagio esponenziali, sottaciute le cause di una sanità allo sbando che ha il coraggio di richiamare medici ottantenni in corsia, si chiude tutto.

A questo punto, rimandando l’analisi sul servizio sanitario nazionale che faremo verso la fine della fiction potremmo immaginare il primo ministro che intorno alle 23 di una sera qualsiasi preannuncia l’istituzione di una zona rossa che dovrà interessare tutto il nord causando un esodo di massa dal nord verso il sud. Questa idea mi appare del tutto improbabile possa mai avvenire, ma è l’unico escamotage che ho per portare l’epidemia dal nord al sud del paese in cui la sanità sta molto più fregata che al nord. Perdonatemi.

Tra mascherine e disinfettanti che solo al mercato nero puoi trovare e fra tamponi che entrano nel lessico di tutti i giorni, potremo immaginare che di lì a breve tutta l’Italia diventi zona rossa. A scuola non si va più, molti uffici chiudono, le fabbriche sbarrano i cancelli, il caffè al bar è impossibile, cinema, teatri, musei e librerie off limits, le messe si tengono online, le strade sono deserte e le case affollate.

Uno strano silenzio inonda le nostre città. Ma non quel silenzio che sappiamo bene riconoscere quando scende copiosa la neve, lo avete presente? ma un silenzio surreale rotto dall’inno di Mameli che alle sei di pomeriggio è cantato o suonato dal balcone di fronte.

Qui la scena sarebbe veramente strappalacrime: bandiere alla finestra come se avessimo vinto la coppa del mondo di calcio, cartelli alla ringhiera con scritto a caratteri cubitali andrà tutto bene, arcobaleni, concertini, abbracci e risa virtuali e un vogliamoci tanto bene che fa tanto Natale.

Ma la situazione è grave. Anzi gravissima.

Ancora non lo sappiamo, ma l’uomo inquadrato di spalle che accarezza un gatto con un collare di diamanti ha perso il controllo.

Anche in Francia, in Germania, in Spagna ed addirittura nella verde Svizzera, il Covid-19 sta colpendo inesorabilmente.

Tutta l’Europa diventa un intero ospedale da campo in cui specialmente i vecchi sono quelli destinati a morire. Qualcuno dei governanti, e in questo caso ci potremmo servire del primo ministro britannico Boris Johnson, propone di non seguire la Cina e l’Italia che chiudono tutto isolando la popolazione in casa, ma di continuare la solita vita e se poi qualcuno morirà non sarà un gran danno visto che solo così si potrà raggiungere quell’immunità di gregge al virus che tanta paura fà. Lo so, anche a noi sembra troppo cinica ed inumana questa affermazione da parte di un uomo di stato, ma qualche scossone dobbiamo necessariamente darlo alla fiction.

Però poi, visto il capello biondo sempre spettinato del primo ministro gli potremmo far fare marcia indietro consigliando ai sudditi di sua Maestà di rimanere chiusi nelle home o nelle house.

Figuratevi che il virus Covid-19 arriva, circumnavigando il globo anche negli USA. Qualcuno mi chiederà: come? lo facciamo partire dagli USA e lo facciamo approdare in USA?

Dovete capire che per movimentare una serie tv, per farla divenire veramente una fiction di successo, operazioni ardite come questa sono necessarie. Serve per creare patos, apprensione, brivido.

Fidatevi, andrà tutto bene.

(2-continua)

Casamassima: gli esercizi commerciali che accettano i buoni alimentari.

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A leggere sui social le centinaia di post tutti indirizzati al vogliamoci bene e alla solidarietà incondizionata nei confronti di quelle famiglie che dei buoni alimentari avranno bisogno per mettere un piatto sulla tavola, sinceramente ci saremmo aspettati qualcosa di più. E considerando che questo modo di scrivere e di parlare, enfatico e sostanzialmente vuoto, privo e povero di impegno intellettuale, civile e morale è solo frutto dell’ostentata adesione ai più banali luoghi comuni, ecco di seguito l’elenco degli esercizi commerciali entrati in convenzione con il Comune di Casamassima:

Spazio Conad, nell’area commerciale, in via Noicattaro 2;

Carrefour, in via Quasimodo 16/a;

Igood, in via Roma 36;

Ideal Market di Giuseppe Cristantielli, in via Piccinni 50;

Il Pizzicagnolo, in via Roma 22;

Spesa Amica, in via Conversano 36/d;

Macelleria Eduardo Monfreda, in via Galilei 3;

Caseificio Capozzi, in piazza Plebiscito 13;

Panificio Amodio, in via Don Minzoni 16;

Stuzzicheria da Gianna, in corso Garibaldi 15;

Farmacia Palattella, in corso Garibaldi 100;

Farmacia Scelzi, in corso Vittorio Emanuele 73;

Farmacia Miggiano, in via Libertà 45;

Farmacia La Quercia, in via Salvo D’Acquisto 19/a;

Farmacia Mastrogiacomo, in piazza Plebiscito 15;

Farmacia San Rocco, in via Sammichele 97.

Questi esercizi commerciali applicheranno uno sconto del 10%.

«Attenzione a mafia ed usura». La ministra Lamorgese scrive ai Prefetti.

La Circolare del Ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, inviata ai Prefetti mette in guardia dal rischio che nelle pieghe dei bisogni che i cittadini più esposti da un punto di vista economico all’emergenza Coronavirus, possano annidarsi perniciose opportunità per le organizzazioni criminali.

«I fenomeni di disagio correlati a possibili difficoltà della ripresa economica e produttiva possono determinare l’insorgere di condizioni favorevoli per un’espansione degli interessi illeciti e criminali.

Tale rischio riguarda innanzitutto quelle realtà caratterizzate da un minor sviluppo e da già elevati livelli di disoccupazione, in cui un possibile aggravamento della situazione economica rischia di comportare il ricorso a forme di “sostegno” da parte delle organizzazioni criminali, che in tal modo mirano anche ad accrescere il consenso nei loro confronti.

Peraltro, anche nei contesti economicamente più progrediti, la carenza di liquidità può rappresentare un’ulteriore occasione per l’ingresso di capitali di provenienza illecita nei settori produttivi e nell’economia legale.

Nell’ambito delle iniziative che le SS.LL. riterranno di adottare assumono un rilievo fondamentale – quale modalità privilegiata per lo scambio di informazioni e valutazioni sulla situazione del territorio – gli organi collegiali di supporto all’azione di coordinamento dei Prefetti, in primis, il Comitato Provinciale per 1’Ordine e la Sicurezza Pubblica».

Come inquadrare la circolare della Lamorgese se non nell’ottica di quanto già sostenuto dal Procuratore Gratteri?

La chat assassina.

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Andrà tutto bene e Siamo tutti sulla stessa barca, come se non sapessimo che le scialuppe del Titanic troppo poche erano per salvare tutti, hanno inondato non solo le nostre vite ma anche i social divenuti ancor più la piazza virtuale dove vomitare, camuffando il tutto con i sacri principi del libro Cuore, l’ipocrisia, l’odio, la maldicenza, il pettegolezzo, la derisone e la delazione, che il Covid-19 non riesce minimamente a scalfire.

Sembra che in queste ore, prima del prossimo argomento di deplorazione universale, al centro delle attenzioni dello sdegno collettivo, sia finito un messaggio vocale in cui la voce elenca una serie di persone che sono state contagiate dal coronavirus e che attualmente sono o in ospedale o in quarantena obbligatoria.

Sinceramente, ci saremmo aspettati, oltre la gogna mediatica che questa voce sta subendo, anche la richiesta di esibizione su quella colonna infame di manzoniana memoria che al momento sembra offuscata.

Una voce narrante racconta, ad un orecchio che pensiamo sia affidabile se non addirittura amico, di una serie di persone, molte delle quali conosciute (non potrebbe essere diversamente in un paesello di appena 20 mila abitanti), di cui si avrebbe certezza o prova essere stati colpiti dal Covid-19 e che vivono il loro contagio in ospedale o in casa.

Leggendo in questo ultimo mese i commenti che i social hanno registrato, pare assurdo credere che l’unica colpa sia da attribuire a quella voce sulla chat che snocciola nomi, cognomi, circostante e abitudini che, in coda alla posta o al supermercato, più o meno hanno ascoltato tutti e su cui molti, drizzando le orecchie, hanno avuto modo di riportare, solo per sentito dire, all’amica, all’amico, al conoscente, al parente o al dirimpettaio.

Ed è così, in questo clima di impazzimento generale che la maldicenza corre di bocca in bocca come se De Andrè non avesse tutto già previsto.

L’insegnamento però che questo episodio della chat virale mette in luce, non è il fatto in se di un patetico pettegolezzo, ma il valore di una confessione o di un pensiero o di una emozione fatta ad una persona amica messo in pubblica piazza senza ritegno e senza vergogna, magari provando un certo godimento interiore sapendo perdi più che quella voce potrebbe a sua volta essere riconosciuta e così avere la certezza di uno sputtanamento servito sopra un piatto di argento.

Ma tu credi, cara voce, che qualcuno già prima di te non avesse sperimentato l’adagio dagli amici mi guardi Iddio, ché dai nemici mi guardo io?

E a te, caro primo orecchio confessore e sputtanatore vile e torbida figura infingarda e abbietto, cosa augurare?

Che pena!

Meritiamo l’estinzione.

Partono le domande per i buoni alimentari.

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Lasciare nella disponibilità dei Comuni la possibilità di decidere come “spendere” il fondo a loro assegnato dal Capo della Protezione Civile pari a 400 milioni di euro quale contributo per i nuclei familiari più esposti ai rischi derivanti dall’emergenza epidemiologica da virus COVID-19, si scoprirà a breve, essere stata una grave colpa. Uno di quegli errori che blasonati analisti e fini commentatori politici, compresi giornalisti d’inchiesta, scopriranno essere stato un danno per quelli cui il fondo era destinato. Si scoprirà, quando ormai i buoi saranno tutti scappati, che chiudere la stalla sarà inutile e che le relazioni della Commissione Antimafia o gli appelli di magistrati e giudici serviranno solo per continuare ad impolverare gli archivi giudiziari.

Le linee guida emanate dall’ANCI in relazione all’esigenza di assicurare risorse per interventi di solidarietà alimentare sul territorio, si sono dimostrate per molti versi inefficaci ed inutili, in alcuni casi addirittura dannose, vista l’enorme discrezionalità lasciata nelle mani dei sindaci e delle amministrazioni locali, che hanno interpretato le norme e le disposizioni con una libertà che non doveva essere loro concessa.

Le regole dovevano essere stringenti ed uguali per tutti sull’intero territorio nazionale. Come uguale doveva essere il modello che i cittadini dovranno compilare, auto certificandolo, da consegnare agli uffici sociali presenti in ogni comune d’Italia.

Basta vedere le differenze che a volte diventano sostanziali fra un comune ed un altro per accorgersi per esempio, che i comuni considerano “povero” un nucleo familiare che in un altro comune, con gli stessi requisiti, diventa “meno povero” o addirittura “più ricco”. La giacenza sul conto corrente, passa dai seimila ai settemila oppure ai novemila euro senza soluzione di continuità creando discrepanze non accettabili.

Ma altre gravi ed apparentemente incomprensibili discrepanze, ma che nella logica del Procuratore della Repubblica Nicola Gratteri sarebbero facilmente comprensibili, riguarderebbero quei soggetti che, nonostante percepiscano un reddito o un sussidio inferiore ad una certa soglia, possano o meno concorrere sullo stesso piano di chi non riceve nulla. Se poi a questo dovessimo aggiungere la discrezionalità che qualche comune sta attuando in riferimento alla fascia di reddito di sussistenza già percepito, la confusione sarebbe enorme.

A questo, come se non bastasse già il ginepraio che sta venendo fuori, se dovessimo analizzare i cosiddetti sconti che gli esercizi commerciali potrebbero o dovrebbero applicare accettando quei buoni alimentari erogati dai comuni, la confusione sarebbe totale.

Per ricapitolare: l’esercizio commerciale dichiara la sua disponibilità ad accettare i buoni alimentari erogati dai comune e per invogliarne i possessori decide di applicare degli sconti. Se vieni a spendere da me, dice il commerciante, il tuo buono da 10 euro, varrà per me 10,50 oppure 11.00 oppure 12.00 euro. Naturalmente più grande sarà il negozio, più alto il suo volume di affari, maggiore sarà lo sconto che potrà applicare.

Abbiamo a questo punto analizzato due casi, a noi vicini, che sembrano andare in diverse direzioni.

Mentre Acquaviva delle Fonti richiede all’esercizio commerciale di applicare uno sconto minimo del 5%, il comune di Casamassima impone invece il 10%. Ma si può costringere un qualsivoglia commerciante, nel libero mercato, ad applicare uno sconto per “decreto o per legge”?

Le normali norme del commercio non consentono al consumatore di servirsi, a sua completa discrezionalità, del negozio che eventualmente gli applica lo sconto maggiore? Che senso hanno queste diciture sulla manifestazione di interesse che i commercianti in queste ore staranno redigendo? E se ci fossero esercizi commerciali che volessero applicare sconti del 15% o del 20%, sarebbero tagliati fuori?

Ma che senso hanno queste limitazioni/inviti se Federdistribuzione, Ancc-Coop e Ancd-Conad, ovvero le tre sigle associative della grande distribuzione, hanno confermato già dal 31 marzo scorso la disponibilità di applicare lo sconto del 10% in aggiunta al valore dell’importo del buono spesa?

Ma che senso hanno queste raccomandazioni trascritte nero su bianco su questi documenti comunali, pensiamo concepiti con troppa fretta senza nessun tipo di verifica se poi scopriamo che altri comuni, Triggiano e Capurso, con i sindaci Antonio Donatelli e Francesco Crudele, sono riusciti a far «lievitare» del venti per cento in più la quota ricevuta in esecuzione dell’ordinanza della Protezione Civile per aiutare i nuclei familiari e le persone più bisognose attraverso una convenzione fatta con Ticket Restaurant?

Cosa pensare di questi sindaci che con una semplice indagine di mercato ed un po’ più di attenzione e oculatezza sono riusciti a rimpinguare quei fondi destinati ai comuni, Donatelli portandolo da 216 mila euro a 259 mila e Crudele da 132 mila euro a 159 mila?

E di quei comuni che si vorrebbero servire dei CAAF per la compilazione delle domande che i cittadini dovranno auto certificare, avranno mai letto le linee guida e le disposizioni?

Per finire, la confusione è massima e le risorse troppo poche per soddisfare le esigenze di tutti e se poi, aggiungiamo, non si leggono nemmeno i giornali per tenersi informati….

A.D. 2020 – Il virus che cambiò il mondo. (prima parte)

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Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto. (Italo Calvino)

La notte è fonda.

Assediati tra le dirette a reti unificate di Conte nella notte buia, i decreti, le ordinanze, le mascherine e i video consigli sui social da parte di cani e porci, per tentare di evadere dalla reclusione nelle mura amiche di casa non ci resta che la fantasia. Ed illudendoci che tutto finirà presto e bene (?), non pensando alle restrizioni future che saranno peggiori di quelle che stiamo vivendo, viste le industrie chiuse e lo smart working terminato e le lezioni online che senza un pc diventano erdue, avendo più tempo a disposizione ci si dedica a nuovi hobby, inventandoseli.

Chi di noi leggendo quel libro coinvolgente o guardandosi tutte le cinque stagioni di quel fantasy spettacolare, non ha mai avuto voglia di scriversi lui, immaginandosela, una serie televisiva che possa spaccare come la Casa di Carta, Il Trono di Spade oppure Beautiful?

Ma quale il filo conduttore? In un primo momento avrei voluto sfruttare una delle tante teorie sovraniste, xenofobe e razziste che considererebbero i barconi carichi di africani smaniosi di sopprimere l’occidente europeo, e forse non solo, in favore di quelle sudiste del mondo. Ma visto che di barconi e di immigrati non si parla più e che la sostituzione etnica non è più all’ordine del giorno, dovrò necessariamente cambiare tema.

Ed osservando quanto avviene intorno a noi, non sarebbe neanche tanto difficile scrivere l’idea di base da cui poi trarre una sceneggiatura degna degli Emmy Awards.

E per rimanere in tema, perché quello che immaginiamo dovrà anche essere credibile, altrimenti una fesseria di storia scriveremmo, potremmo prendere spunto dalla realtà vera.

Io l’idea per una nuova fiction la immagino così.

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale

A.D. 2020 – Il virus che cambiò il mondo.

Ammettiamo per assurdo che da anni gli Stati Uniti d’America, specialmente ora che hanno Donald Trump alla loro guida, per tentare di continuare ad essere il faro economico del mondo intero, decidano di colpo, all’improvviso, prima con la lotta dei dazi, poi con l’ostilità verso produttori di cellulari all’avanguardia, di dichiarare guerra ad un altra economia che si affaccia prepotentemente all’orizzonte nelle borse mondiali rappresentata dalla Cina.

Come premessa ci sembra molto credibile questa idea per scrivere una nuova serie di successo: vi pare?

Una guerra USA vs Cina.

Considerando che le guerre ormai non si fanno più per salvare la principessa dalla torre in cui l’orco l’ha rinchiusa, ma per avere facile accesso ai pozzi petroliferi e alle materie prime così da piegare le altre economie (e i popoli) alla propria, per arricchirsi sempre più mentre tutti gli altri impoveriscono, il conflitto (ipotetico?) è sempre dietro l’angolo.

Torniamo all’idea di base senza divagare.

Gli USA dichiarano guerra alla Cina.

Ma visto che i cinesi sono tanti, anzi tantissimi, e dichiarare una guerra convenzionale sarebbe troppo rischioso e praticamente impossibile (cosa penserebbero tutti gli altri se qualcuno borbandasse impunemente Pechino?), si studiano, sempre nella nostra ipotetica idea per una nuova fiction, sistemi più completi ed efficaci. Risolutori, direi.

Che cosa pensate dell’idea di sterminare milioni di persone, non più con i forni crematori che oramai sono un sistema vecchio e troppo dispendioso, ma magari attraverso la manipolazione di qualche virus?

Ma non un virus qualsiasi: un virus che deve ricordare una malattia a noi molto familiare. Un’influenza, per esempio. Si un’influenza, magari forte, che possa tramutarsi presto in una polmonite. Decine, centinaia, migliaia, magari milioni di polmoniti fulminanti che facciano morire un gran numero di persone.

Si, l’idea della polmonite fulminante mi piace assai.

E poi di esempi che il mondo presto o tardi sarà colpito da un virus non è nuova. Ci sono tanti film di nicchia, divenuti oggi di successo, che proprio sul virus assassino hanno decretato la loro fortuna ai botteghini. Un esempio per tutti Contagion di Steven Soderbergh. Il film racconta di un virus nato in Cina, tra uno strano miscuglio fra un pipistrello e un maiale.

Che idea meravigliosa mi è venuta. Vi pare?

A questo punto potremmo immaginare i servizi sanitari mondiali in balia degli eventi dove prevale il panico, l’isteria collettiva e le immancabili mascherine.

Fenomenale. Si, possiamo continuare con la nostra idea per una serie di successo. Cacchio, diventiamo tutti ricchi.

Arrivati a questo punto abbiamo il nostro nuovissimo virus manipolato in un segretassimo laboratorio che possiamo liberamente utilizzare contro il popolo di Xi Jinping che finalmente piegheremo al volere di Zio Sam.

Ma come liberarlo?

Potremmo approfittare, sempre nella finzione cinematografica, dei Giochi Militari Mondiali che si tengono ogni 4 anni. Potremmo far partecipare a quelli che si tengono a fine ottobre 2019, proprio a Wuhan, una squadra di “falsi” soldati americani che in realtà non sono altro che agenti di bio-guerra.

Wuhan, al centro della Cina e cuore pulsante delle industrie e delle fabbriche e della tecnologia motore dell’intera economia cinese ci sembra il luogo giusto dove ambientare la nostra fiction di successo. Oltre 11 milioni di abitanti.

Fra i “falsi militari” una squadra super tecnologica di soldati bio chimici che dopo una miriade di giochi che neanche una medaglia di bronzo ha regalato, e che alloggiano proprio vicino al mercato all’ingrosso di Wuhan, aprono la fiala che contiene il virus ed il gioco è fatto.

Nessuno sa che il virus, respirato, sta entrando nei polmoni di quelli che diventeranno, loro malgrado, le decine, forse centinaia o migliaia di vettori del contagio. E visto che il contagio avviene attraverso le goccioline infinitesimale di saliva che liberiamo durante il respiro o mentre parliamo e che, depositate sul corrimano del bus o sulla maniglia della porta dell’ufficio o sulla pulsantiera dell’ascensore possono essere trasmesse alla bocca attraverso le mani che le hanno toccate, e quindi essere ingerite, l’epidemia è assicurata.

I giochi finiscono, gli americani gli facciamo arrivare al 35° posto dietro Iran, Finlandia e Slovenia, non scattiamo foto della squadra “militare” americana, non lasciamo filmati da far girare sul web e li facciamo tornare a casa in tutta tranquillità.

Nella suspance la mancanza di prove certe fa sempre il suo effetto.

Ipotizziamo che a dicembre, dopo il normale periodo di incubazione, perché il nostro virus come tutti gli altri un periodo di incubazione ha, e un po’ prima del Capodanno cinese che attira nelle strade centinaia di migliaia di persone, i primi casi sospetti di influenza vengono scoperti in Cina.

A questo punto ci spostiamo sui medici e sugli ospedali della Cina impegnati a risolvere l’arcano. Ma cosa sta infettando ed uccidendo la nostra gente?, si chiedono tutti i cinesi con gli occhi a mandorla. Provetta dopo provetta, analisi dopo analisi si arriva alla scoperta: è un nuovo virus che ci sta uccidendo, facciamo dichiarare dal medico cinese co-protagonista (che poi faremo morire), che aggiunge: lo chiameremo Covid-19.

Ed oramai siamo arrivati al nuovo anno, bisestile per giunta.

Nel frattempo le cineprese attraverso carrellate mozzafiato e con musiche da patos in sottofondo, inquadrano strade deserte, mascherine, militari che costringono tutti a casa e i morti. Per rendere tutto più credibile, vista l’efficienza cinese potremmo anche immaginare di fargli costruire un intero ospedale da mille posti in soli 10 giorni.

Credete voi che gli spettatori ci possano credere?

Ma si, è credibile.

Ed ora arriviamo al clou della serie.

Considerato che gli americani, nei film, nelle serie tv e nelle fiction sono sempre quelli buoni mentre gli altri sono sempre brutti, sporchi e cattivi, potremmo inventarci che illustri studiosi americani indichino proprio i laboratori cinesi artefici di questo virus, che scappato al controllo ora proprio loro sta colpendo.

Bellissimo. Idea deliziosa.

Facciamo diventare a questo punto della serie tv i carnefici vittime e le vittime carnefici.

Mi chiedo chi prima di me ha avuto mai un’idea simile?

Però, mi raccomando, mi fido di voi,non copiatemela, l’idea.

Abbiamo costruito il nostro virus, lo abbiamo liberato e lui per noi sta uccidendo il nemico; ora come facciamo proseguire la storia?

(1-continua)

Buoni pasto ancora lontani: le proposte del PD e M5S.

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Mentre si allunga a dismisura l’elenco dei comuni che hanno iniziato da giorni la procedura affinché si possa in tempi celeri assegnare e stampare quei buoni alimentari da distribuire ai cittadini che stanno attraversando, causa lockdown da Covid-19, momenti di difficoltà, il Comune di Casamassima nicchia.

Neanche la manifestazione di interesse a cui potranno aderire gli esercizi commerciali è stata pubblicata, e non sapendo ancora quali saranno i criteri che il comune vorrà mettere in campo per redigere in forma definitiva l’elenco dei beneficiari, i giorni passano uguali uno dietro l’altro con la fiammella della speranza che tende a spegnersi.

Mancano 7 giorni alla prima Pasqua della storia in quarantena e considerato che la manifestazione di interesse da parte degli esercizi commerciali richiederà necessariamente del tempo e del tempo ci vorrà per vagliare le domande da parte dei cittadini, ci chiediamo se tutti avranno la possibilità di mettere almeno un piatto sulla tavola.

Nel frattempo Andrea Palmieri, capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale e il Movimento 5 Stelle ci informano di quali sono le proposte sul tappeto e su cui ci auguriamo prestissimo si pronuncino, oltre le altre forze politiche, anche e sopratutto l’amministrazione comunale che dovrebbe capire che non c’è tempo da perdere.

Ricordiamo che i fondi destinati dal Governo per Casamassima ammontano a € 157.607,17. A questi dovranno aggiungersi quelli provenienti dalla Regione Puglia che dovrebbero ammontare a € 55.554,75 per un totale di € 213.161,92. A questi si dovranno aggiungere quelli rivenienti dalle donazioni effettuate tramite bonifico bancario.

Insomma, i danari ci sono. A quando i buoni “pasto”?

Di seguito le proposte del PD e del M5S sottoposte all’attenzione dell’Amministrazione Comunale di Casamassima per arginare l’emergenza Coronavirus.

Le proposte del Partito Democratico:

1. Attivazione e pubblicizzazione di un IBAN di solidarietà, invitando i cittadini che lo vogliano a sostenere direttamente il Comune con una donazione con causale COVID-19 – CONTRIBUTO SOLIDALE, che sarà indirizzata direttamente ai bisogni primari di chi ne ha più necessità, integrando il capitolo del bilancio per i “Buoni Spesa”.

2. Incremento del fondo ricevuto dalla Protezione Civile Nazionale e dalla Regione Puglia, implementando i capitoli dei Servizi Sociali, a favore delle famiglie più bisognose, rastrellando quanto è possibile da altri capitoli di spesa, con variazioni di bilancio ed anche con anticipazione sul bilancio annuale 2020.

3. Convenzioni con i negozi: è necessario, con la massima urgenza, pubblicare un Avviso Pubblico per l’acquisizione di manifestazione di interesse per l’inserimento in un elenco degli esercizi commerciali e delle farmacie che aderiscono al progetto “Buoni Spesa”.

4. Convenzione con la Guardia di Finanza perché gli elenchi siano successivamente controllati, visti i rischi paventati anche dal procuratore della Repubblica Gratteri, su false auto dichiarazioni difficilmente appurabili durante la fase istruttoria dagli uffici. La procedura di convenzione è in fase di attivazione nel comune di Gioia del Colle: un esempio da seguire.

5. Verifica della presenza di persone anziane, poco autosufficienti in questo periodo di emergenza, da tutelare in ogni modo. Invio di pasti caldi direttamente a casa, attraverso la società che gestisce la mensa per le scuole, per evitare che gli anziani escano di casa, esponendosi ai rischi di contrarre la malattia in modo grave; si prenda in esame l’utilizzo risorse già disponibili in bilancio per la mensa scolastica, ormai sospesa.

6. Verificare la possibilità di donare, presso la sede della Protezione civile o il COC, alimenti non deperibili a lunga conservazione, da distribuire ai bisognosi.

7. Nella convenzione con i negozi e le farmacie che aderiscono al progetto dei “Buoni Spesa”, inserire la possibilità di lasciare cesti o contenitori nelle attività commerciali (preferibilmente vicino alle casse), dove i clienti possano riporre beni non deperibili a lunga conservazione da donare e che la Protezione Civile possa ritirare almeno 1 volta settimana.

8. Grazie all’esperienza maturata da alcune città come Bari e comuni come Putignano, replicare il Progetto “Tempo verde” per il benessere dei soggetti affetti da autismo, ADHD e disabilità intellettiva grave, facendo trascorrere (con accompagnatore) alcune ore all’aria aperta nella Villa Comunale o in altri spazi aperti in totale sicurezza, viste le necessità di queste persone, molti dei quali cittadini di Casamassima.

9. Pagamento immediato delle fatture e dei SAL alle aziende che hanno effettuato lavori e servizi per conto del Comune negli ultimi mesi, per evitare fallimenti a raffica, visto che molte di queste aziende hanno già effettuato i pagamenti delle fatture per i materiali utilizzati ed hanno retribuito i dipendenti. Si tratterebbe di un bel segnale e di una iniezione di liquidità alle aziende.

10. Richiesta alla Città Metropolitana di Bari ed al sindaco Decaro della sospensione delle rate di affitto degli spazi presso la sede distaccata del Majorana a Casamassima, per recuperare somme disponibili da dirottare sul capitolo per i “Buoni Spesa”.

Le proposte del Movimento 5 Stelle:

1. I buoni spesa non potranno essere utilizzati per l’acquisto di qualsiasi tipo di bevanda alcolica.

2. I buoni non potranno essere assegnati d’ufficio seguendo i vecchi elenchi a disposizione dei Servizi Sociali, ma verranno assegnati solo a chi ne farà domanda allegando autocertificazione.
3. I buoni verranno assegnati solo a chi dimostra di aver subito una perdita di reddito strettamente collegata all’emergenza sanitaria COVID-19.

4. I buoni spesa saranno nominali e non cedibili a terzi, pena sanzioni per i trasgressori.

(La foto di copertina è tratta da Perugia Today)

Restate a casa, restate a casa, tranne al sabato.

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Per me, che si parli di psicologo o di schizofrenico, di maniaco o di psichiatra è la medesima cosa: sono tanti i ruoli, all’interno di un manicomio, che non si sa più chi è il sano o il malato.”  (Franco Basaglia)

I cittadini dovranno abituarsi, loro malgrado, non solo al Covid-19 che per non mietere vittime costringe tutti a casa, ma anche e sopratutto alla “schizofrenia politica” delle dichiarazioni e dei comportamenti che lasciano basiti.

I fatti, tanto per cambiare, riguardano ancora il mercato settimanale del sabato che si tiene a Casamassima.

Ricorderete senz’altro le dichiarazioni del sindaco Giuseppe Nitti ribadite anche a La Gazzetta del Mezzogiorno del 15 marzo scorso proprio in riferimento a quel mercato del sabato che tanto ha fatto e fa discutere, al paesello: «la scelta del governo non la condivido ma sono un uomo delle istituzioni, c’è una norma e devo rispettarla».

E quindi, da uomo delle istituzioni, continua a permettere che si tenga il mercato del sabato, che più volte abbiamo ribadito, anche se perfettamente organizzato, diventa occasione per moltissimi di lasciare la propria abitazione per quell’ora di libera uscita legalizzata.

Dove va lei? Al mercato.

E forte di questa disposizione del governo, che non condivide, il sindaco organizza anche un altro mercato, questa volta pomeridiano e solidale, come quello di sabato scorso, e che per fortuna non si sa ancora per quale ragione, ma che appare evidente, viene annullato.

In questi giorni un altra disposizione del governo, una circolare ministeriale, che il sindaco Giuseppe Nitti non condivide, così come comunicato durante una diretta su Facebook, e che chiarisce le modalità per la passeggiata dei figli minori intorno all’abitazione, è al centro della polemica.

Il sindaco, nonostante dica di essere un uomo delle istituzioni rispettoso quindi di tutto quello che viene stabilito e regolato a livello nazionale dal governo e dai suoi organi, con veemenza si schiera contro questa decisione invitando più volte i cittadini genitori di non servirsi di questa possibilità in quanto l’unica garanzia per non contrarre il virus è quella di rimanere a casa. E lui lo consiglia da padre di famiglia.

A questo proposito non sappiamo se qualche genitore, servendosi di questo escamotage, decida, vista la vicinanza dell’abitazione al mercato settimanale del sabato, di portarsi mano nella mano anche il piccolo o la piccola figlia per quell’ora di aria che neanche ai carcerati si nega.

Come mai l’uomo delle istituzioni al servizio di esse, nonostante sia innegabile che l’uscita autorizzata del mercato del sabato offre, la conceda senza battere ciglio mentre contesta, consigliando tutti a non rispettarla, un altra disposizione che consente e permette la passeggiata con i piccoli in solitaria con il genitore?

Ma è possibile che solo l’uscita del bambino potrebbe diventare causa del contagio del nonno di 80 anni mentre quella per il mercato no?

A chi credere?

All’uomo delle istituzioni del mercato o all’uomo contestatore della passeggiata?

O a nessuno dei due?

Chi è in grado di far chiarezza?

Intanto fa capolino anche l’invito perentorio del ministero che obbliga alla chiusura dei cimiteri.

L’ultimo aggiornamento del sindaco, per il momento, parla di 5 contagiati.

Abbiamo scritto di mercato settimanale anche qui:

Il mercato al tempo del coronavirus

Casamassima: il sabato (sanificato) della libera uscita

Casamassima: ancora due mercati, anzi uno. 5 o 6 i positivi?

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