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Casamassima: 1000 euro di mascherine.

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Sono 200 le mascherine che il Comune di Casamassima ha ordinato per mettere in atto tutte le attività idonee a contenere gli effetti negativi dell’emergenza epidemiologica COVID-19 e per tutelare i propri dipendenti dai rischi connessi.

Le mascherine, in due strati di cotone tessuto 98% cotone e 2% elasten, saranno realizzate e fornite dalla ditta TIENFORTI PAOLA di Roma al costo per ognuna di € 4,20 + IVA 22%.

Costo totale € 1024,80.

DETERMINAZIONE n.59/2020 del 26.03.2020 – OGGETTO: ENERGENZA COVID-19- Acquisto dispositivi di protezione . Impegno di spesa. 

(La foto di copertina è tratta da un filmato che compare sulla pagina Facebook di Tienforti Paola)

Anche Casamassima non si sottrae alla caccia all’untore.

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Come era inevitabile che fosse, anche al paesello a sud est la grande metropoli, è ufficialmente partita la “caccia all’untore”.

Tralasciando l’esagerata sottolineatura intorno ai padroni sporcaccioni che permettono ai loro cagnolini taglia mignon di “innaffiare” ora il marciapiede ed ora la grasta, che come sottolinea il Ministero della Salute non è fonte di contagio Covid-19, ci soffermeremo al contagio, questo si accertato, del respiro umano.

Rapporti interpersonali ridotti ai conviventi e mascherine salvifiche, hanno portato ad un impazzimento generalizzato facendoci considerare non solo il vicino di casa un soggetto da tenere lontano, ma anche l’affetto più caro forse non sicuro per via di quella piccola creatura che con un balzo potrebbe entraci nel corpo uccidendoci.

Quello che non si riesce a controllare è l’apprensione, il timore, la paura individuale o collettiva nei confronti di queste «piccole creature che mangiano grandi prede dall’interno» (Frank Macfarlane Burnet), che, inondando le nostre vite, trasformano l’uomo da essere sociale a essere eremitico.

E così, da quando la notizia che vede casamassimesi risultati positivi al coronavirus è divenuta ufficiale, sui social e sui gruppi di messaggistica sembra non si parli d’altro. Tutti che chiedono, tutti che vogliono conferme, tutti che formulano ipotesi, tutti che dicono di sapere ma che probabilmente non sanno nulla ed inventando, fantasticano. Quello che fa più sorridere però, se non ci fosse da indignarsi, è la giustificazione che simili donnicciole portano a corredo del loro voler sapere. Loro, a difesa del bene comune, ma interessandosi solo al proprio, vorrebbero sapere se avendo incontrato lo sfortunato infetto debbano preoccuparsi o meno di essere divenuti a loro volta contagiosi. Ma se qualcuno dovesse avere la briga di spiegare loro, se anche ci fosse la certezza di non aver avuto contatto alcuno con il malcapitato positivo, questo non escluderebbe il fatto che un altro lo abbia avuto e che poi lo abbia trasmesso a sua volta proprio a colei o colui che a ogni costo vuole sapere. Ma sembra che simile razionalità sfugga perché quello che prevale, non solo al paesello ma in tutti i paeselli e i villaggi del mondo, è la chiacchiera che su quel nome si potrà fare per trascorrere in allegria la reclusione in cui sono obbligati. Si sarà infettato perché e sposato con quella lì, oppure per il lavoro, oppure per la casa e finanche per quello che mangia visto che l’ho visto più volte mentre acquistava da quella salumeria che sporca è. E poi, lo hai visto? Sempre senza mascherina e con quelle unghie nere da zappatore.

Nelle menti più perverse poi, scatta il meccanismo che solo l’avversario malevolo e maldisposto oppure l’avversario ed antagonista possa essere l’infetto ed è per questo che si chiedono le generalità per aver conferma che le congetture erano suffragate.

E siccome il nemico, perché chi ha la iattura di essersi imbattuto in qualcuno che il virus gli ha trasmesso è un nemico, deve essere sempre vicino a noi e mai lontano, perché il nemico va visto negli occhi e se è lontano perde di potenza, ci affanniamo a cercarlo ed a identificarlo con certezza.

A questo proposito torna in mente quello che Alessandro Manzoni accennò ne I Promessi Sposi (cap. XXXII e seguenti) e che poi descrisse con più dovizia di particolari ne La Colonna Infame.

Lo scrittore ci racconta le contraddizioni sociali, morali e giuridiche di quanto avvenne durante l’epidemia di peste che colpì Milano (a volte il caso che combina) nel 1630. In quello stesso anno furono processati e condannati a supplizi inenarrabili e atroci molte persone perché ritenute responsabili di aver propagandato la peste con polveri o unguenti o con malefici vari causando la morte dei disgraziati appestati.

I fatti nello loro crudezza riportano quanto avvenne il 21 giugno 1630 a Milano. Quel giorno pioveva.

Nel quartiere di Porta Ticinese, due donnicciole (questo il termine dispregiativo utilizzato da Manzoni), Caterina Rosa e Ottavia Boni, affacciate alla finestra notano un uomo coperto da un mantello nero e con un cappello calato sul viso, mentre cammina rasente il muro di una casa.

Procede incerto ed ogni tanto striscia le mani sui muri. Questo comportamento alle donne desta sospetto e subito identificano quell’uomo come possibile untore. Appena l’uomo scompare alla vista scendono per strada a controllare da vicino cosa abbiano lasciato sui muri le mani dell’uomo. Vedono o credono di vedere della macchie gialle. E’ allarme: le donnicciole diffondono subito la voce in tutto il vicinato e la superstizione, accanto all’ignoranza, fa il resto. La parte unta sul muro viene subito bruciata e coperta di calce.

Arriva sul posto il Capitano di Giustizia, un nostro attuale commissario di polizia, che, nonostante il muro fosse stato bruciato e ricoperto di calce, conferma quei segni di unto. Viene arrestato Guglielmo Piazza, uno dei Commissari di Sanità, un responsabile dell’ufficio d’igiene di oggi, incaricato di controllare, proprio a causa del contagio di peste in città, la situazione igienica delle strade.

Inizia l’interrogatorio e vista l’urgenza di trovare subito un capo espiatorio su cui sfogare la rabbia popolare per il contagio, non ricercando la verità e la giustizia ma solo un colpevole, vede il Piazza, indotto a innocue contraddizioni, costretto a subire atroci torture.

Ma, nonostante la tortura, il Piazza non confessa. D’altronde non vi era nulla da confessare. A questo punto, ingannandolo, gli promettono l’impunità qualora riveli il nome dei sui complici. Guglielmo Piazza, illudendosi di salvarsi, denuncia il barbiere Giangiacomo Mora che aveva la sua bottega proprio nelle vie in cui il Piazza si diceva avesse unto i muri.

Il barbiere (i barbieri all’epoca erano anche un po’ farmacisti), si diceva preparasse un unguento che la superstizione popolare credeva essere un antidoto alla peste.

Anche il Mora viene interrogato e torturato ed alla fine coinvolge altri innocenti che vengono prontamente arrestati.

Il processo si conclude con la condanna a morte non solo del Mora, ma anche del Piazza e di tutti gli altri incolpevoli coinvolti.

Si decise che la bottega del Mora fosse rasa al suolo e che al suo posto venisse eretta una colonna con la seguente iscrizione:
“A perenne memoria dei fatti il senato comandò che questa casa, officina del delitto, venisse rasa al suolo con divieto di mai ricostruirla e che si ergesse una colonna da chiamarsi infame”.
 

Merito di questo resoconto giudiziario è anche quello di aver fatto da apripista, sembrerà strano, su disquisizioni culturali, giuridiche e legali ancora oggi al centro dell’attenzione politica.

La legalità, la tortura, il popolo, l’opinione pubblica e la psicologia di massa, l’ignoranza, il ricorso all’impunità attraverso i cosiddetti collaboratori di giustizia, il capro espiatorio, il processo giusto, i diritti umani ….

A proposito: anche un nobile, tale Gaetano de Padilla, fu portato a processo, ma contrariamente a tutti gli altri imputati, non fu condannato a morte. Persona grande era, dichiara Manzoni.

Per concludere, cosa direbbero le donnicciole se scoprissero che Guglielmo Piazza quel giorno camminava rasente il muro per proteggersi dalla pioggia e che cercava di pulirsi contro il muro l’inchiostro che sulle dita si depositava visto che annotava su un brogliaccio le sue osservazioni?

Il Progetto Manuzio Liber Liber mette a disposizione:

Storia della Colonna Infame (clicca qui)

Storia della colonna infame [formato audiolibro] (clicca qui)

In arrivo i buoni pasto. Ma quando? A chi?

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«In questi giorni di emergenza coronavirus, c’è un gran fermento fra i boss delle mafie italiane. Da nord a sud».

Leggendo la nota inviata da Franco Gabrielli, Capo della Polizia, e Francesco Messina, Direttore Centrale Anticrimine, a tutti i Questori d’Italia, pensiamo sia naturale supporre che con l’ordinanza di Angelo Borrelli sui famosi 400 milioni ai Comuni per combattere la povertà, qualcuno abbia brindato con lo champagne. Visto il deficit di liquidità, la profonda rimodulazione del mercato del lavoro e il conseguente afflusso di ingenti finanziamenti pubblici, sia nazionali che comunitari, le nuove e vecchie mafie, rischiano di fare innumerevoli proseliti.

Impietosa l’analisi fatta su la Repubblica di domenica scorsa.

Ed in queste ore, da più parti, si sta facendo passare l’idea che la famosa ordinanza del capo del dipartimento di protezione civile, che stacca un assegno di 400 milionisufficiente per due o tre settimaneai comuni per distribuire aiuti alimentari a chi, in questa emergenza, è in stato di bisogno, possa essere la panacea di tutti i mali e che non nasconda, invece, gravi pericoli.

I comuni potranno attingere da questo fondo (per Casamassima sono previsti € 157.607,17) per emettere o buoni spesa, ad oggi non si conosce l’importo, o per l’acquisto di generi alimentari o di prima necessità da distribuire ai beneficiari.

L’ordinanza di Borrelli stabilisce che dovranno essere gli uffici comunali di ogni comune incaricati di individuare la platea degli aventi diritto.

Ma perché si decide di investire i sindaci di tale incombenza visti gli innumerevoli casi di scioglimenti dei consigli comunali (201) e visto che potrebbe diventare per qualche sindaco motivo di campagna elettorale con quella promessa-garanzia di voto non legittima e considerato l’allarme lanciato dalla Commissione Antimafia che parla di un combinato disposto “su cui le mafie sono pronte ad approfittare”?

«Garantire una procedura che fa arrivare i soldi sul conto corrente o cash a casa non è cosa semplice. Dichiara Carlo Salvemini, sindaco di Lecce, ed aggiunge: «Mi rendo conto che servono subito ma i soldi pubblici, per essere destinati a chi ne fa richiesta, hanno bisogno di un minimo di procedimento per evitare anche che ci siano errori, sovrapposizioni, distorsioni e che qualcuno prenda tutto perché è più furbo e svelto e magari altri non ricevano nulla”.

“Per fortuna – dichiara Antonio Decaro, sindaco di Bari e Presidente dell’Anci – c’è stato il reddito di cittadinanza, altrimenti ci sarebbe stata la rivolta sociale. Lo strumento magari adesso va perfezionato, ma si è rivelato indispensabile anche se non copre tutte le fasce di disagio”.

Ed allora ci chiediamo: visto che di ogni cittadino italiano il fisco conosce vita, morte e miracoli, e quindi lo stato patrimoniale, escludendo tutti i precettori di pensione, reddito di cittadinanza, cassa integrazione ed indennità varie, non sarebbe stato più semplice accreditare direttamente ad ogni nucleo familiare o singolo cittadino il sussidio alimentare che invece ora rischia di perdere se non figura fra gli elenchi comunali o di ambito di zona dei servizi sociali?

Chi controllerà?

Chi vigilerà su questi fondi al fine di garantire una trasparente ed equa suddivisione?

Saranno solo veramente i più bisognosi a riceverli?

Chi garantirà al di sopra di ogni ragionevole dubbio?

Nel frattempo l’ANCI dirama la Prima nota di indirizzo.

I Comuni potranno acquistare:

a) buoni spesa utilizzabili per l’acquisto di generi alimentari presso gli esercizi commerciali contenuti in un elenco che ciascun Comune dovrà pubblicare sul proprio sito istituzionale.

A tal fine si rileva che:

possono utilizzarsi titoli legittimanti all’acquisto già in uso presso l’Ente ad esempio per i voucher sociali, ovvero acquistare buoni pasto utilizzabili per il servizio sostitutivo di mensa ovvero esternalizzare – senza necessità di procedura ad evidenza pubblica – tale attività a terzi soggetti idonei alla realizzazione e distribuzione dei titoli legittimanti all’acquisto per i beneficiari, etc.

l’individuazione degli esercizi commerciali non è soggetta a nessuna procedura standardizzata, sempre per consentire, nell’emergenza, ai Comuni, la massima flessibilità di azione amministrativa. Può quindi procedersi a convenzioni direttamente con esercizi commerciali che hanno manifestato interesse così come può procedersi con elenchi “aperti”, senza scadenza, per raccogliere adesioni da parte degli stessi.

b) generi alimentari o prodotti di prima necessità.

Gli acquisti che i Comuni possono fare non sono assoggettati alle procedure del Codice degli Appalti decreto legislativo n. 50/2016.

Individuazione beneficiari.

Ferma restando la discrezionalità degli Enti Locali, si sottolinea che l’Ordinanza non prescrive l’obbligo di approvare atti di indirizzo della Giunta Comunale, in merito ai criteri per l’individuazione della platea di beneficiari delle misure di cui trattasi.

La competenza in merito all’individuazione della platea dei beneficiari ed il relativo contributo è – dall’Ordinanza – attribuita all’Ufficio dei Servizi Sociali di ciascun Comune. L’ufficio individua la platea tra:

i nuclei familiari più esposti agli effetti economici derivanti dall’emergenza epidemiologica da virus Covid-19 e tra quelli in stato di bisogno

L’ufficio darà priorità a quelli non assegnatari di sostegno pubblico (RdC, Rei, Naspi, indennità di mobilità, cassa integrazione guadagni, altre forme di sostegno previste a livello locale o regionale)

Si rileva che ciò non esclude che le risorse possano essere attribuite anche a percettori di altre forme di sostegno pubblico al reddito, ma nell’attribuzione del contributo dovrà darsi priorità a chi tale sostegno non lo riceve.

Si ritiene possibile, tra le varie modalità, procedere con semplici modelli di autocertificazione che consentano la richiesta di accedere celermente alle misure del decreto, ai possibili aventi diritto.

Tra le varie modalità, è consentito l’accesso alle misure attraverso avviso aperto e a scorrimento dei richiedenti aventi diritto fino ad esaurimento delle spettanze o delle risorse comunque disponibili.

In merito al criterio del relativo contributo, si ritiene possibile che gli Uffici procedano con criteri meramente proporzionali, ad esaurimento fondi.

Si suggerisce all’Ufficio dei Servizi Sociali del Comune, infine, di rilasciare formale certificazione con un numero univoco di progressione ai beneficiari delle misure, idonea ad un loro riconoscimento da parte degli esercenti degli esercizi commerciali.

Aggiornamento 1° aprile 2020 ore 13.11.

Il procuratore Gratteri intervenendo su Radio Capital in merito alla gestione dei fondi assegnati ai Comuni per destinarli alle persone bisognose, ha chiesto che ci siano controlli accurati affinché ci sia un effettivo sollievo per le persone in difficoltà.

Chiedo che gli elenchi di cosiddetti poveri o di piccoli imprenditori che fino a qualche anno fa non pagavano nemmeno la tassa sulla spazzatura e che erano in odore di mafia, siano consegnati per fare dare uno sguardo alla Guardia di Finanza, alla questura o ai Carabinieri. Il controllo va fatto nel mentre, perché se il sindaco ha fatto un elenco di trecento poveri, di cinquanta commercianti che hanno difficoltà, allora dammi questi elenchi che gli diamo un’occhiata. E’ bene dare ai sindaci i fondi perché si risparmiano molti passaggi, però se il sindaco è un mafioso e un faccendiere, i benefici li dà ai soliti noti e ai clienti elettorali, e gli altri che sono all’opposizione e hanno votato contrario non li avranno.”

(Tratto da www.soveratoweb.com)

Casamassima: ancora due mercati, anzi uno. 5 o 6 i positivi?

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Ci auguriamo di sopravvivere perché vorremmo avere la fortuna di vedere il giorno in cui si cominceranno a tirare le somme sulle decisioni che il governo centrale e quello periferico hanno messo in campo per questa emergenza sanitaria planetaria.

Purtroppo non sarà per tutti, ma quel giorno arriverà e con esso il giudizio sul modo di governare una crisi che nasconde ancora troppi lati oscuri.

Sia a livello nazionale, che locale.

In questo momento vorremmo avere solo la capacità di mettere uno dietro l’altro i fatti, le circostanze e i comportamenti che si stanno susseguendo e che si rincorrono molte volte incoerentemente senza nessun filo logico che li colleghi fra loro.

Ci si accorge solo ora che probabilmente la pantomima di quella inutile conferenza stampa delle 18 che snocciola senza senso il numero dei vivi e dei morti e dei guariti è irreale.

Quei numeri, meglio chiarirlo subito, raffrontano solo ed unicamente vittime, guariti e contagiati, solo fra quelli che certamente hanno contratto il Covid-19 in quanto certificati da esami specifici (tampone). Pensare poi che su quei dati si fondono le decisioni che sono alla base per i provvedimenti da adottare, per i decreti da firmare e che dovrebbero stabilire se le decisioni prese sino a quel momento sono o no vincenti, appare del tutto ingannevole.

E per tutte le altre centinaia o forse migliaia di vittime che non sono state certificate come infetti da Covid-19, i dati cosa dicono? Difficilissimo saperlo.

Se Angelo Borrelli capo della protezione civile, solleva dubbi sull’attendibilità dei dati che lui stesso comunica e se tale tesi è condivisa anche da Roberto Burioni, Massimo Galli, Fabrizio Pregliasco e dal membro dell’Oms e consulente del Governo Walter Ricciardi, cosa viene ancora sottaciuto?

Ci auguriamo non sia vero, anche se studi nelle zone maggiormente colpite lo dimostrerebbero, che per avere dati più attendibili e rispondenti alla realtà dovremmo moltiplicare per 10 il dato che ci è fornito dagli elenchi ufficiali. Il quadro sarebbe veramente preoccupante.

Solo se si decidesse di “tamponare” tutta la popolazione, e solo se le procedure fossero uguali in tutte le regioni potremmo sapere realmente a che livello è il contagio e quanti sono gli asintomatici che, nonostante non manifestino i sintomi della malattia, la portano in giro sulle proprie gambe.

O meglio, con il proprio respiro.

Basterebbe solo questa notizia per allertare non solo il Governo, che ancora oggi appare del tutto impreparato all’evenienza, ma anche e sopratutto i governi cittadini a prendere coscienza che il rimanere a casa, evitando e facendo evitare che la gente esca, sia al momento l’unica strada percorribile.

Al paesello, invece, per il terzo sabato consecutivo, dopo il mercato al tempo del coronavirus del 14 marzo, dopo quello sanificato di sabato 21 marzo anche quello di sabato 28 marzo si decide di tenere regolarmente come se niente fosse. A parte le procedure seguite, che a detta del primo cittadino, sono tutte improntate alla certezza della distanza minima fra bancarelle ed avventori e da avventore ad avventore, e che il tutto è regolamentato dalla polizia municipale e dai volontari, nulla si dice del “traffico” che inevitabilmente si crea in tutto il paesello a causa del “lasciapassare istituzionale” di cui tutti possono usufruire e che a Rutigliano, invece, il sindaco ha vietato.

Ma c’è anche di più.

Perché a questa “nuova abitudine” al tempo del coronavirus, si aggiunge anche quella, fortunatamente con un colpo di reni annullata, del “mercato solidale” pomeridiano in Piazza Moro.

Salutata con una valanga di proteste da parte dei cittadini che, costretti a casa per il Covid-19, hanno interpretato questa iniziativa pericolosa proprio per i possibili assembramenti che peraltro combattiamo addirittura con i droni, il primo cittadino venerdì pomeriggio annunciava che un’azienda aveva donato un gran quantitativo di frutta e verdura che sabato 28 marzo sarebbe stata donata alle famiglie particolarmente in difficoltà mettendo su un mercato in piazza. A parte il fatto che non tutte le famiglie in difficoltà hanno il tempo, la voglia o la possibilità di collegarsi alla pagina Facebook del sindaco per sapere dell’iniziativa, ci chiediamo, come mai l’impossibilità di consegnare direttamente al domicilio di queste famiglie conosciute dai servizi sociali, diventa da operazione impossibile così come scritto dal sindaco, improvvisamente possibile qualche ora dopo? Come mai si decide di mettere su un organizzazione di consegna a domicilio che richiederà, nelle parole del sindaco, più giorni, se i prodotti devono essere consumati in pochi giorni per poi riuscire a completare la consegna a domicilio in una mezza giornata?

Cosa o chi è intervenuto a giustificare questo passo indietro del sindaco visto che il numero esorbitante di richieste indirizzate al sindaco attraverso email o whatsapp, non sembra sufficiente?

Ma poi, chi spiegherà a zia Rosa, che sappiamo per certo essere una anziana donna che ultimamente qualche difficoltà economica ha e che non sa cosa significhi navigare su Facebook e tanto meno a cosa serva whatsapp, che qualcuno avrebbe destinato un po’ di frutta per lei?

Ma cosa è non chiaro del respiro che può infettare?

Cosa è non chiaro degli ospedali pieni?

Cosa è non chiaro dell’uomo quale unico essere propagatore del virus?

Cosa è non chiaro dell’ultimo saluto negato?

Nel frattempo, a Casamassima, sono 5 o 6 i residenti risultati positivi al Covid-19? Nella diretta Facebook del sindaco Nitti di ieri sera 29 marzo, non si comprende con chiarezza se i 5 positivi comunicati siano o meno comprensivi di quello comunicato il 23 scorso. Importante poi sarebbe, a questo punto, sapere se fra di essi ci sia o meno una linea di propagazione univoca perché se ciò non risultasse vero vorrebbe dire che i “focolai” sarebbero diversi e questo non rappresenterebbe certamente una buona notizia.

Le mascherine di Giuseppe Nitti.

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Le domande non sono mai indiscrete. Lo sono, a volte, le risposte.

(Oscar Wilde)

Da quando è scoppiata l’emergenza coronavirus, una delle manie fobiche ossessive che giorno dopo giorno si è materializzata in moltissimi è quella della mascherina.

Ormai è entrata prepotentemente a far parte della nostra vita.

In barba alle disposizioni sanitarie che invitano tutti a rimanere a casa per non intasare gli ospedali che a furia di tagli e revisioni della spesa o “riordini”, non sono in grado oggi di accettare neanche chi, tagliando la mela il dito si è tagliato, la mascherina miracolosa permette a tutti, tranquillamente, di uscire per il caffè, per l’incontro con gli amici, per la cacca del cane e del gatto e per quel chilo di farina che domani non può aspettare.

Insomma, una sorta di coperta di Linus che permette l’impossibile. E tutti noi, come Batman quando indossa il suo costumino, possiamo come lui, da super eroi, volare sopra i tetti non per salvare il mondo dal Pinguino, ma per entrare liberamente nel supermercato o andare in tutta sicurezza al mercato settimanale che anche se non siamo d’accordo, da uomini delle istituzioni non possiamo impedire.

Ma questo prezioso accessorio, la mascherina, che ci rende invincibili ed immortali e che il Covid-19 tiene lontano da noi, non è ormai da tempo alla portata di tutti. Figuratevi che chi dovrebbe averne, parliamo in primis di tutto il personale sanitario, se non ci fossero quelle che i cinesi comunisti ci stanno regalando, ne sarebbero completamente sprovvisti.

(La mascherina di Berlusconi che impazza sul web)

Ed allora, da italici, ci ingegniamo: chi con la carta da forno, chi con il tappetino per la pipì del cane, chi, come l’immortale Berlusca con i perizoma delle Olgettine, chi, i più poveri e i più sfigati con la sciarpa attorno alla bocca, si inventano un rimedio che possa impedire l’inalazione del virus assassino.

Molti certamente da apprezzare i volontari, che, mettendosi al servizio della comunità, hanno deciso di fabbricare e donare le mascherine realizzate artigianalmente che, seppure non siano dei presidi medicali riconosciuti e certificati, possono in qualche modo venire incontro alle esigenze della popolazione.

Questo è il caso di una azienda di Casamassima, che vuole rimanere anonima e che comunque anche noi ringraziamo a prescindere, che ha deciso di realizzare, per il momento, 2500 mascherine che ha donato al comune.

Il sindaco Nitti, nella serata del 22 marzo, attraverso un video, (i video in diretta in questo momento si sprecano e se non ne fai sei nessuno), informava i propri concittadini, che queste prime mascherine saranno distribuite dalla protezione civile a tutti coloro i quali hanno compiuto i sessanta anni di età.

Dai sessanta in poi perché sembrano siano i soggetti più a rischio?

Naturalmente grande giubilo fra le cittadine e i cittadini che finalmente, come Spidermen o Wonder Woman, inforcata la tanto agognata mascherina, potranno liberamente uscire per quell’ora di libertà.

Ma ci chiediamo, è giusta la decisione del sindaco Nitti?

A parte il fatto che il numero degli ultra sessantenni è sicuramente maggiore di 2500, ma perché concentrare la donazione solo a questi? Perché consegnare più mascherine a nuclei familiari composti, per esempio, da marito e moglie entrambi oltre i 60 anni e lasciarne senza tutte le altre?

Se la mascherina, utile o no che sia, è una forma di prevenzione affinché si scongiuri il contatto con le goccioline del respiro delle persone infette che potremmo incrociare per strada mentre ci rechiamo al supermercato fra i banconi delle mozzarelle e della mortadella, perché vogliamo destinarne l’utilizzo solo agli oltre 60 anni?

Non sarebbe stato il caso di consegnare e donare una mascherina per ogni nucleo familiare affinché l’unico e solo responsabile del vettovagliamento avesse almeno una “protezione”?

Che messaggio lanciamo alla collettività?

Forse che gli ultra sessantenni possono uscire insieme per la spesa o per la passeggiata?

Che senso ha?

E noi, da inguaribili esteti di Oscar Wilde, domandiamo.

Nel frattempo non ci resta che abbracciare e stringere a noi la comunità cinese di Casamassima per le mascherine che ha donato a noi tutti augurandoci che possano servire a tutte le famiglie del paesello. 

(Casamassima, 23 marzo 2020 – La comunità cinese consegna le mascherine alla città)

Aggiornamento al 27 marzo 2020

Per completezza di informazione riportiamo quanto consiglia il Ministero della Salute a proposito della mascherina

Per prevenire il rischio di infezione da nuovo coronavirus è prioritario curare l’igiene delle mani e delle secrezioni respiratorie. L’Organizzazione mondiale della sanità raccomanda di indossare anche una mascherina solo se sospetti di aver contratto il nuovo coronavirus e presenti sintomi quali tosse o starnuti, oppure se ti prendi cura di una persona con sospetta infezione da nuovo coronavirus. L’uso della mascherina aiuta a limitare la diffusione del virus ma deve essere adottata in aggiunta ad altre misure di igiene respiratoria e delle mani. Non è utile indossare più mascherine sovrapposte. Inoltre, la mascherina non è necessaria per la popolazione generale in assenza di sintomi di malattie respiratorie.

Casamassima: il sabato (sanificato) della libera uscita.

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Mentre l’Europa ed il mondo intero, prima sbeffeggiandoci e poi considerandoci “untori” oggi ci apprezzano per le decisioni che siamo riusciti a prendere e che ora tutti copiano come noi a nostra volta abbiamo copiato dai cinesi, imponendo una disciplinata reclusione in casa al fine di evitare il contagio, Casamassima, ancora per poco ridente paesello a sud est la grande metropoli, concede come si fa per i carcerati l’ora di “aria” settimanale.

E così mentre impazzano sul web filmati e foto che ritraggono quanti, stufi del divano e della TV, lasciando quel libro ad impolverarsi sulla libreria, scorrazzano per il paesello alla ricerca di una birra fresca da bere in compagnia, il mercato settimanale, arrivando puntuale, concede un sabato diverso.

«La scelta del Governo non la condivido», dichiarava il portatore di fascia Nitti a La Gazzetta del Mezzogiorno del 15 marzo scorso, «ma sono un uomo delle Istituzioni e se c’è una norma la devo rispettare».

Eppure di tempo, il Nitti, ne ha avuto.

Ne avrà avuto per confrontarsi con i tanti sindaci non solo della penisola, ma anche a lui e a noi più vicini, che nonostante siano uomini delle istituzioni anch’essi, hanno deciso di chiudere i mercati settimanali che, anche se transennati e controllati, non possono del tutto scongiurare con certezza il contagio.

Avrà avuto il tempo si confrontarsi magari con l’ANCI nazionale o territoriale per una uniformità che appare ineludibile?

Cosa vedranno gli occhi vigili dei droni in volo quando sorvoleranno il mercato?

E poi, visto lo spostamento di uomini e merci che da altri luoghi vengono per vendere i prodotti che sulle tavole dei casamassimesi saranno consumati, siamo certi che anche loro non possano rappresentare un veicolo di trasmissione?

Il tempo che è intercorso fra il mercato settimanale di sabato 14 marzo a quello di sabato 21 marzo, come è stato impiegato?

Forse per decidere di sanificare o disinfestare le stradelle, le stradine o gli stradoni del paesello? E con cosa?

Dalla pagina del Partito Comunista di Casamassima apprendiamo che il prodotto utilizzato per l’irrorazione (aerea?) sarà l’ipoclorito di sodio al 2%.

Ma, tralasciando il fatto che il sindaco, vedi quanto scrive sabato 21 marzo, sembra non abbia ancora avuto tempo per approfondire le differenze fra sanificazione ed disinfestazione, (noi ne abbiamo parlato qui – clicca per leggere), ci chiediamo se quanto organizzato sia o meno conforme e/o utile per tentare di sconfiggere il Covid-19.

Se non bastassero le decine di articoli di giornale che una semplice ricerca su Google riporta sulla pericolosità dell’utilizzo dell’ipoclorito di sodio (candeggina), perché ancora una volta, il sindaco di Casamassima, si ostina, da uomo delle istituzioni, ad attuare comportamenti così profondamente discutibili? E a tale proposito, visti gli interrogativi che da più parti gli amministratori locali, (forse il sindaco Nitti non ne ha sentito la necessità), indirizzavano agli organi superiori per sapere quali dovessero essere le linee guida da seguire per la disinfezione delle strade e degli ambienti esterni in genere per affrontare l’emergenza sanitaria in atto, il Ministero dell’Ambiente, in concerto con l’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e lo SNAPA (Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiete), mercoledì 18 marzo diramava un comunicato che sconsiglia vivamente l’utilizzo proprio di quell’ipoclorito di sodio utilizzato a Casamassima.

Clicca qui per scaricare il documento.

(Foto tratta dal profilo Facebook del sindaco Nitti e pubblicata il 21 marzo 2020)

Cosa ha impedito agli uffici ed al sindaco di ritirare immediatamente quanto la Determina n. 57 del 17 marzo 2020 stabiliva riconoscendo alla COGEIR un compenso pari a € 2.200 più IVA, per “spruzzare” ipoclorito di sodio con l’avvertenza di mettere al “riparo” persone, animali e panni stesi?

Come mai, visto che l’Istituto Superiore di Sanità, confermando l’opportunità di procedere con la pulizia straordinaria delle strade per affrontare l’emergenza sanitaria consigliava di utilizzare prodotti convenzionali a Casamassima si è scelto diversamente?

Come mai non si è deciso di condividere l’invito del Ministro Sergio Costa di seguire le indicazioni uniformi valevoli sul territorio nazionale per minimizzare i possibili impatti ambientali considerando l’ipoclorito di sodio, sostanza corrosiva per la pelle e dannosa agli occhi, che se utilizzato per la disinfezione delle strade è associabile a un aumento di sostanze pericolose nell’ambiente con conseguente possibile esposizione della popolazione e degli animali?

Ed ancora, come mai si è utilizzato l’ipoclorito di sodio, che potrebbe nuocere alle acque superficiali e a quelle sotterranee?

Insomma, come mai le istituzioni assumono importanza vitale quando permetterebbero, nonostante gli assembramenti, i mercati settimanali all’aperto e poi non vengono ascoltate quando sconsigliano, per la salute dei cittadini e dell’ambiente circostante, di utilizzare i prodotti che qui al paesello si stanno utilizzando?

(Bergamo, 20 marzo 2020 – Le salme vengono trasportate in Emilia visto che nel cimitero cittadino non vi è più posto)

E così, mentre dai social il sindaco invita a restare a casa evitando gli assembramenti, dall’altro si concede la libera uscita per il mercato settimanale.

(Casamassima, 21 marzo 2020 – Giorno di mercato settimanale)

La Costituzione al tempo dell’uomo solo al comando.

In questi giorni illustri giuristi si interrogano se siano costituzionalmente accettabili le limitazioni alla libertà individuale e collettiva, emanate con decreto dal presidente del consiglio.

Basta una emergenza sanitaria, presentata come gravissima, per consentire ad un solo uomo di accentrare praticamente solo nelle sue mani, il potere “quasi di vita e di morte” di un intero popolo?

Le primissime restrizioni alle libertà sono rappresentate dalla sospensione dei diritti stabiliti dall’art 16 e 17 della Costituzione:

Art. 16. Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. Nessuna restrizione può essere determinata da ragioni politiche.

Art. 17 I cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso.

Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o incolumità pubblica.

Ma quali sarebbero le limitazioni che la Carta Costituzionale stabilisce valide per interrompere questi diritti?

In Italia, nonostante la Costituzione non esistesse e ci fosse un Re che decideva per tutti, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale allorquando la “peste nera” della Spagnola fece 30 mila morti (nel mondo intero oltre 50 milioni), non si arrivò a tanto, ed allora?

Ma non solo le limitazioni per tutti i cittadini sono al centro dell’attenzione, ma anche quelle nei confronti dei rappresentanti del popolo, deputati e senatori, che perdendo di fatto le prerogative che la stessa Costituzione affida loro attraverso il controllo sulle decisioni assunte dal governo, li mette in una sorta di “quarantena” forzosa e forzata sospendendo addirittura le sedute.

Infatti, è costituzionale la decisione del Presidente della Camera Roberto Fico che ha consentito, sentiti i gruppi parlamentari, di contigentare il numero dei deputati proporzionalmente al peso degli stessi gruppi presenti in aula e che avranno diritto di voto?

Ma attraverso quale procedura saranno scelti i fortunati che potranno votare?

Anche al Senato che per il momento ha deciso di scaglionare il voto in più momenti per non permettere un aula piena, si pensa di arrivare alla stessa decisione assunta per la Camera.

Ma un’assemblea che lascia fuori la metà dei componenti viene meno alla sua funzione non meno che se chiudesse del tutto i battenti.

È impietoso il paragone tra gli operai che a Genova hanno sollevato e messo in opera nella notte del 17 marzo una enorme campata del nuovo ponte, tenendo il cantiere aperto e non interrompendo mai i lavori, mentre deputati e senatori pensavano ad auto-proteggersi.

Da un lato un paese che resiste con coraggio, dall’altro una istituzione che invece di dare l’esempio scappa per codardia. Né si può mantenere aperto un supermercato o un negozio di alimentari, e giungere vicini alla chiusura delle assemblee elettive.

Forse che Camera e Senato valgono per gli italiani meno di salami e mozzarelle?

(Massimo Villone – Professore emerito di Diritto Costituzionale Università degli Studi di Napoli “Federico II” – il Manifesto 15 marzo 2020).

Non sembra, ma è ormai certo che la Carta Costituzionale sia stata di fatto sospesa.

Tutto questo è un pericoloso precedente.

Ed allora, sono compatibili le misure passate e presenti in materia di tutela della salute con restrizione di diritti costituzionali di così ampia portata che si scontrano in teoria col diritto primario all’autodeterminazione?

L’art. 32 della Costituzione prevede il diritto alla salute, ma non l’obbligo alla salute. Vale in materia di consumo di alcool, di tabacco, di droga persino, di abitudini di vita dissennate, autolesioniste (la vita di clochard, ad esempio), ma anche per le pratiche di piercing, tatuaggi integrali.

Il limite è uno solo: che il danno cagionato o subito alla propria salute non produca danno alla salute degli altri.

E da questo deriva il corollario che la tutela della salute collettiva è esigenza prevalente sull’esercizio di diritti costituzionali. La tutela della salute all’apice della scala di valori anche costituzionali? È così ed è necessario che sia così. La salute, infatti, non è sinonimo di assenza di malattia, ma di benessere psico-fisico generale ed è proprio questa condizione a consentire al cittadino di esercitare appieno la libertà di movimento, di viaggiare, di partecipare ai momenti di vita pubblica, di socializzare, di svolgere attività sportive, ricreative. La salute come precondizione funzionale all’esercizio della cittadinanza attiva, attraverso il lavoro in tutte le sue declinazioni, la piena partecipazione alla vita sociale, culturale e politica del Paese.  (Vincenzo Macrì – Magistrato)

Ma se il diritto alla mobilità e alle riunioni dei cittadini su tutto il territorio nazionale è messo a repentaglio da un microscopico ed invisibile virus che nei casi più gravi ci costringerebbe tutti in un letto di ospedale, non sarebbe il caso, oggi più che mai, di rivedere le politiche messe in campo sino ad ora proprio in campo sanitario? Come considerare i mille tagli subiti, le mille spending review e le corruzioni che partendo proprio da quelle regioni che oggi lamentano la scarsità di posti letto e di terapia intensiva, stanno mettendo in ginocchio un Paese intero?

Quando questa storia sarà finita, non sarà il caso di dare impulso alle forze politiche, ma in questo dovremmo essere noi in prima persona attenti nell’indirizzare il voto, affinché la fase costituente che avevamo ignobilmente mancato, come scrive Cacciari, si concretizzi e prenda corpo finalmente?

A meno che non si sia in attesa di un altro Cesare che estendendo un nuovo stato di emergenza confermi i pieni poteri al fine di far capitolare la Repubblica rendendo sovrana la dittatura.

Disinfezione o sanificazione?

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Archiviato (?) per il momento il mercato settimanale del sabato di Casamassima aperto parte di Nitti che a giustificazione porta un decreto “scritto male” dal Governo (leggi dichiarazioni rilasciate a La Gazzetta del Mezzogiorno del 15 marzo 2020), sollecitato da parte dei cittadini ad una sanificazione e/o disinfestazione non solo dell’area mercatale, ma di tutto il paesello a sud est la grande metropoli, alle ore 19.25 di domenica 15 marzo, scrive:

SANIFICAZIONE
Anche su questo stavamo lavorando da qualche giorno. Da martedì al via la sanificazione di diverse zone del paese.
Alcuni interventi sono previsti di giorno ed altri di notte.
#RestiamoAcasaCasa

allegando un manifesto in cui specificava le zone interessate:

Accanto agli immancabili “adulatori” a prescindere che salutavano con gaudio a tale lodevole iniziativa, gli altri, i più “critici” si chiedevano come mai tali interventi di sanificazione in alcune aeree si ed in altre no. Come se ci fossero luoghi e strade di serie A e strade e rioni di serie B.

Vedendo la malaparata, il sindaco Nitti, rimettendosi alla tastiera alle ore 22.40, allorquando tutti i bimbi sono già nelle braccia di Morfeo e le mamme ed i papà stesi sui divani si interrogano se fosse possibile avere incontri ravvicinati del terzo tipo, visto che le mascherine mancano, scrive:

CHIARIMENTI SANIFICAZIONE
Leggo tanti commenti probabilmente dettati dalla paura di questi giorni.
State confondendo la disinfezione aerea con la sanificazione fatta con la lancia. Sono due cose totalmente differenti!
In nessun paese si è fatta la sanificazione con lancia di tutte le strade poiché è materialmente impossibile!

Allora esprimo meglio il concetto:
1- la DISINFEZIONE AEREA LA FAREMO IN TUTTO IL PAESE
2- LA SANIFICAZIONE CON LANCIA VERRÀ EFFETTUATA NELLE AEREE SENSIBILI E MAGGIORMENTE FREQUENTATE (indicate nel manifesto)

Per cortesia, stiamo fronteggiano un’emergenza serissima, fateci lavorare in serenità abbandonando le polemiche!
Grazie

Ma anche stavolta i “critici” non hanno fatto mancare il loro disappunto. Considerato che tutti i campionati, sia quelli di serie A, che quelli di serie B, compresi quelli di eccellenza, sono stati sospesi e non sapendo quando le tribune e le gradinate avranno finalmente tutti i permessi necessari per ospitare il pubblico, ci permettiamo di fare chiarezza su questa fondamentale azione atta a fronteggiare l’emergenza serissima cui accenna il sindaco. Chiarezza resasi necessaria anche perché pensiamo il sindaco non abbia ancora ben chiara la differenza fra sanificazione e disinfezione.

Sono attività di sanificazione quelle che riguardano il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante l’attività di pulizia e/o di disinfezione e/o di disinfestazione ovvero mediante il controllo e il miglioramento delle condizioni del microclima per quanto riguarda la temperatura, l’umidità e la ventilazione ovvero per quanto riguarda l’illuminazione e il rumore.

Sono attività di disinfezione quelle che riguardano il complesso dei procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti confinati e aree di pertinenza mediante la distruzione o inattivazione di microrganismi patogeni.

Basterà questo per far comprendere a chi di dovere le differenze? Ne dubitiamo, ed è per questo che, avvalendoci di quanto i Servizi di Igiene Pubblica sparsi per l’Italia consigliano, ci permettiamo di suggerire alcune, queste si fondamentali azioni, da intraprendere per limitare il contagio.

Considerato che il Coronavirus Covid-19 è un virus con un potenziale di infettività molto elevato, specie quando si sta abbastanza vicini a qualcuno che, positivo, starnutisce o tossisce e che il virus resta attivo anche sulle superfici, sebbene la durata d’infettività non sia del tutto precisa (da poche ore a qualche giorno), e che c’è più probabilità di essere contagiati se non ci si lava le mani con frequenza, dopo essere stati in luoghi potenzialmente a rischio, o se ci si sfrega occhi, naso e bocca dopo aver toccato una superficie infetta, si consiglia di sanificare con una certa frequenza le panchine, i corrimani delle scale, le maniglie e, in generale, tutti quegli oggetti toccati da più persone.

Le immagini che arrivano dalla Cina di operatori che con le loro lance “lavano” le strade (considerata manutenzione ordinaria al di fuori dei paeselli da noi conosciuti), non dovrebbero, specialmente in questo momento, essere menzionate fra quelle che scongiurano una delle tante forme di contagio.

Rientra solo nel principio che pulito è meglio di sporco e nella certezza che il contagio non si espande con lo “sporco”.

Quindi bene una pulizia straordinaria non solo in alcune aree del paesello, come il sindaco scrive, ma su l’intero territorio comunale, ma necessaria e non prorogabile la sanificazione periodica e costante, come abbiamo già detto, di tutti quegli oggetti che in una città potrebbero contenere il virus che con il tatto si propaga. Panchine, corrimani degli uffici pubblici, pali, metropolitane, bus, taxi, auto del car sharing, le pensiline dell’autobus, i muretti e le ringhiere, i giochi dei bimbi, i pilastri…. Quei luoghi, cioè, su cui tutti appoggiamo spesso le mani e in cui un’eventuale presenza batterica o virale potrebbe resistere più a lungo ed essere maggiormente pericolosa.

Ricordando infine che le sanificazioni dovrebbero essere fatte da personale e ditte specializzate, nessuno può arrogarsi il diritto di essere considerato al di fuori delle disposizioni di legge ed accreditato che non vi sono al momento evidenze che spruzzare ipoclorito di sodio (candeggina) all’aperto, massivamente e sui manti stradali, possa avere efficacia se ne sconsiglia l’uso anche per evitare di inquinare le falde.

Le azioni per limitare il contagio le conoscete; mantenere le distanze fra le persone, non uscire di casa. pulire e disinfettare le superfici che di solito si toccano con le mani, disinfettare le mani spesso.

Tutto il resto è propaganda spicciola.

(Foto di copertina La Nazione Viareggio)

Il mercato al tempo del coronavirus.

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Pochi (?) rispetto alla media, ma comunque troppi i casamassimesi che stamattina, approfittando della “libera uscita” concessa dal sindaco Giuseppe Nitti, scorrazzano a piacimento e in libertà per il paesello, alla ricerca disperata delle cicorielle da fare con le fave.

E così, mentre impazza la pandemia a cui l’Italia intera risponde con #iorestoacasa, a Casamassima che si fa? Si permette di tenere aperto il mercato settimanale del sabato, solo generi alimentari, perché il sindaco non riesce ad interpretare una semplice norma di buon senso che vieterebbe sull’intero territorio nazionale ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

Eppure l’11 marzo con l’ordinanza n. 21 il sindaco ordinava in via precauzionale, al fine di prevenire il rischio di diffusione del virus COVID-19 nell’ambito del territorio comunale la sospensione del mercato settimanale merci varie (settore alimentare e non alimentare) che si tiene in Piazzale Nazariantz e Piazzale Baden Powell, nelle giornate di sabato 14, sabato 21 e sabato 28 marzo 2020.

Cosa è avvenuto il giorno dopo, 12 marzo, per averlo costretto a firmare una nuova ordinanza, la n. 22, in cui, revocando l’ordinanza del giorno prima, ordinava in via precauzionale, al fine di prevenire il rischio di diffusione del virus COVID-19 nell’ambito del territorio comunale che il mercato settimanale di sabato 14 e sabato 21 potrà tenersi regolarmente per la sola vendita di prodotti alimentari e che, al fine di evitare l’affollamento dell’area, le bancarelle siano dislocate ad una distanza superiore di mt. 8,00 l’una dall’altra e che in ogni caso dovrà essere garantita, da parte del gestore del banco di vendita, la distanza di sicurezza interpersonale di almeno 1 metro?

A parte l’incongruenza del testo che per prevenire la diffusione del virus (assembramenti di più persone in un luogo) concede seppur con restrizioni l’affollamento, la calca, la ressa e la canea che inevitabilmente un mercato settimanale all’aperto comporta, basterebbero le deduzioni che l’avv. Nitti fa del DPCM dell’11 marzo, per giustificare tale repentino ed irragionevole cambio di rotta?

E come dovremmo considerare la moltitudine di sindaci che interpretando il momento particolare che tutti noi stiamo vivendo, da buon padre di famiglia hanno deciso, nonostante le fantasiose e irragionevoli esegesi di tenere chiusi i mercati settimanali?

Qui non si è deciso di tenere aperto un mercato che seppure transennato e vigilato dai Vigili Urbani non dà nessuna garanzia affinché ipotetici soggetti positivi e/o asintomatici possano portare in giro il contagio, ma che si sia data la possibilità a una moltitudine di persone di spupazzarsi per le vie del paesello senza nessun tipo di controllo.

E poi, utilizzare le forze dell’ordine, specialmente in questo periodo, quasi da buttafuori all’esterno delle discoteche, ci sembra veramente troppo.

La politica in tutto questo questo, che fa?

Ad eccezione di Agostino Mirizio che attraverso un post contesta la decisione del sindaco di tenere aperto il mercato, tace di un silenzio assordante non esponendosi.

Per fortuna i social per una volta, hanno dato testimonianza di se: mettendo praticamente in sordina i soliti e patetici bene sindaco, bravo sindaco, bis, hanno gridato la loro rabbia nei confronti di una decisione che farà ancora discutere e che potrebbe far vanificare gli sforzi che ognuno di noi sta facendo accettando con giudizio e consapevolezza la segregazione che il coVid 19 impone.

La matita del grande Antonio Mariella crediamo sia significativa rispetto alla confusione che regna sovrana nelle istituzioni locali.

Comunque segniamoci la data, 14 marzo 2020, ed aspettiamo il tempo di «incubazione».

#AndràTuttoBene?

A proposito, alle 18.55 qualcuno mi fa notare: «Ma almeno la sanificazione e la disinfestazione dell’intera area mercatale, è stata eseguita dopo il mercato, o no?».

30 mila soldati in giro per l’Europa (senza mascherina).

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Mentre l’Europa è indaffarata a combattere il coronavirus, gli americani si “divertono” con il gioco della guerra.

I 27 Ministri della Difesa della UE si sono incontrati il 4 e 5 marzo scorso a Zagabria. Tema dell’incontro era come incrementare la mobilità militare in tutta Europa attraverso l’esercitazione Defender Europe 20 (Difensore dell’Europa 2020), che si terrà tra aprile e maggio. Allo scopo sono già sbarcati a Bremerhaven (Germania) e si apprestano a scendere in Belgio, Olanda, Lettonia e Estonia, provenienti dagli USA, 20 mila uomini e 13 mila mezzi corazzati per «accrescere la capacità di dispiegare rapidamente una grande forza di combattimento dagli Stati Uniti in Europa».

Ai soldati provenienti dagli USA dovranno presto aggiungersi anche quelli NATO già presenti in Europa per un totale stimato di 30 mila uomini. A comandare il più grande spiegamento di truppe USA in Europa degli ultimi 25 anni, cui saranno chiamate a partecipare anche truppe italiane, ci sarà il generale Tod Wolters che comanda le forze USA in Europa e allo stesso tempo quelle Nato quale Comandante Supremo Alleato in Europa.

E così, mentre il livello d’allerta per l’Italia da parte degli USA è passato da 3 a 4 il suo esercito potrà girare liberamente senza le “mascherine” e senza alcun tipo di strumento per contenere il coVid-19.

Che siano già vaccinati contro il coronavirus?

Nel frattempo la Commissione Europea ha destinato per il Defender Europe 20 un primo stanziamento di 30 miliardi di euro, denaro pubblico proveniente dalle nostre tasche.

Ma perché questo dispendio di risorse?

Nel 2018, la Commissione Europea ha previsto di modificare «le infrastrutture non adatte al peso o alle dimensioni dei mezzi militari». Questo vuol dire, per esempio, che se un ponte non può reggere il peso di una colonna di carrarmati, deve essere rafforzato o ricostruito. In base a tale criterio, la prova di carico del nuovo ponte, che a Genova sostituirà il ponte Morandi crollato, dovrebbe essere fatta con i carrarmati Abrams? I carrarmati Abrams, muniti di corazze di uranio impoverito per un peso di 70 tonnellate ciascuno, i quali consumano 400 litri di carburante ogni 100 km, che saranno utilizzati in questa prova generale di guerra in territorio europeo, proprio per le loro caratteristiche, dovrebbero indurci a qualche preoccupazione per l’impatto ambientale che potrebbe avere il loro utilizzo?

Inoltre il piano prevede di «semplificare le formalità doganali per le operazioni militari e il trasporto di merci pericolose di tipo militare». Lo Us Army Europe ha richiesto l’istituzione di «un’Area Schengen militare», con la differenza che a circolare liberamente non sono persone ma carrarmati.

Ma anche lasciando perdere i 42 miliardi di dollari che l’amministrazione Trump aveva destinato a questa operazione già dal 2019, i 30 miliardi di euro della Commissione Europea, i 30 mila soldati in giro per l’Europa con i 13 mila mezzi militari sulle nostre strade, quale nemico incombe alla nostra porta?

I telegiornali ed i giornali (non tutti per fortuna), impegnati come sono con il contagio, le zone rosse e il prezzo dell’amuchina, non hanno avuto ancora tempo per le “maratone” dell’informazione.

Seguiremo e vi terremo aggiornati.

Aggiornamento 12 marzo 2020

“Gli uomini e le donne della Difesa sono in campo senza sosta per fronteggiare, in questo delicato momento, l’emergenza sanitaria e per garantire l’attuazione delle importanti delibere decise del Governo. Per questo ho valutato, congiuntamente con lo Stato Maggiore della Difesa e informando il Comando NATO, di non confermare il nostro contributo all’esercitazione Defender 2020. Pur sostenendo il valore strategico dell’esercitazione, ho ritenuto opportuno mantenere massimo l’apporto delle Forze Armate in questa situazione”.

“L’Italia è tra i principali contributori delle missioni NATO, UE e Onu, e l’operato delle sue Forze Armate è riconosciuto in tutto il mondo. La NATO – ha continuato Guerini – è il pilastro fondamentale, insieme all’Unione Europea, per la nostra difesa e l’Italia continuerà a fornire il suo prezioso contributo nelle missioni internazionali per la stabilizzazione delle aree di crisi da dove provengono le minacce per la nostra sicurezza”, così il Ministro della Difesa Lorenzo Guerini in una nota.

Rimane ancora non chiaro quali siano le aree di crisi da dove provengono le minacce per la nostra sicurezza. Visto che l’esercitazione dovrebbe avere come tappe l’Europa dell’est, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia e quindi a ridosso dei confini con la Russia, potrebbe essere Putin quello che minaccia la nostra sicurezza?

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