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Tradimento, traditori e il crash test.

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E’ molto più difficile uccidere un fantasma che una realtà.
(Virginia Woolf)

Nonostante nulla le potesse far credere che quella mozione di sfiducia sarebbe passata inosservata e che la maggioranza, compatta, compreso il Nitti, le avrebbe riconsegnato intatta ed integra la carica di Presidentessa del Consiglio Comunale di Casamassima, la dott.ssa Domenica Nica Ferri ha voluto provare su se stessa gli effetti del crash test che la minoranza, compresa la maggioranza dissenziente, le aveva confezionato.

Quello che ancora rimane incomprensibile, a parte la caparbietà e l’illusione accompagnata anche da un briciolo di arroganza, politica naturalmente, è stata la ricerca dell’inevitabile scontro che l’ha vista soccombere così maldestramente e che porta con se una sconfitta personale che brucia e che continuerà a bruciare per parecchio. Anche le pietre, compresa quella tonda, sapevano che nessuno, se non volessimo elevare nel novero degli avvenimenti degni di menzione la difesa d’ufficio di periferia del capogruppo PD in consiglio, avrebbe avuto il tempo di soffermarsi a tutela della presidente eletta dalle minoranze e passata in maggioranza. Se la politica nel paesello a sud est avesse senso, se fosse una pratica praticata, avrebbe dovuto vedere la Ferri arrivare in quel Consiglio dimissionaria, levando di fatto dalla disponibilità della minoranze e di quel voto nittiano di maggioranza, la soddisfazione della vittoria.

Perché non può che essere stato il Nitti a votarle contro.

O no?

Infatti sembra che le polemiche non siano ancora terminate ed ancora dopo due giorni proseguano in privato scambi al fulmicotone tra Libera Casamassima ed il resto della maggioranza. Il sindaco si è guardato bene dall’intervenire in quel dibattito a due che è diventato il consiglio del 10 aprile scorso, fra la latinista Stefania Verna e la ex presidente Ferri stretta fra la Zizzo e quella scheda bianca che la affiancava di un posto.

Che senso abbia avuto quella votazione bianca di Civicamente non si sa, come non si sa quello scambio cifrato fra Libera (Nitti’s) e Civicamente (Guerra Rubino) sui social, che con quell’astensione alla Ponzio Pilato, lavandosi le mani, hanno ulteriormente marcato il territorio. La Ferri era ed è stata sacrificata ed ora solo nelle sue mani, oggi con più forza e magari con la complicità del Nitti, vive la speranza della sopravvivenza di questa amministrazione sempre più avvinghiata su se stessa e su un sindaco che vivacchia alla giornata con una fascia scolorita.

Mentre la cittadina langue e si dispera per le strade sfasciate, le scuole chiuse, la mancanza di attrattive, di parchi, di servizi sempre più carenti, e che vive la sua quotidianità con quegli spot divenuti ormai stucchevoli e che vedono sempre meno adepti, la politica gioca con i tradimenti e i traditori.

Scopriamo che il segretario del PD locale, abbandonato il suo proverbiale savoir-faire, ha il tempo di condannare la giovane Verna apostrofandola come traditrice perché proprio non doveva permettersi, seguita dal suo fido scudiere, firmare e poi votare quella mozione di sfiducia nei confronti della Presidente Ferri divenuta ago della bilancia. Dimentica, anch’esso giovane, ma segretario piddino, che l’amministrazione a cui oggi il suo partito assicura l’esistenza in vita con quell’inutile accanimento terapeutico dell’appoggio esterno, non è nata sotto i migliori auspici. Come potremmo definire la chiusura del Cantiere e delle legittime aspettative delle ragazze e dei ragazzi che si erano affacciati fiduciosi alla politica se non un vero e proprio tradimento nelle aspettative?

E quella vana promessa, ribadita anche pubblicamente, di una presidenza del consiglio al giovane Nitti, naufragata anch’essa in un tradimento con un inciucio fra minoranza e parte della maggioranza senza che lui, il sindaco, avesse una parola di conforto per il Nitti che subito dopo contro gli si è rivoltato?

E le dimissioni dell’assessore Lioce che sbattendo la porta denuncia anch’essa a suo modo il tradimento del programma e delle linee programmatiche? Considerare tradimento l’imposizione forzata di un assessore da parte dell’iniziale gruppo misto Verna Fortunato, senza ricordare il tradimento della Arianna Zizzo che abbandonando il gruppo PD in Consiglio, ma non i suoi voti, invece di dimettersi, scelta più stilisticamente apprezzabile, prosegue nella sua strada di battitrice libera collezionando punti vitali sotto rete?

Dimentica anche il tradimento per eccellenza, il giovane segretario PD preso com’è dal latinismo e dalle traduzioni che sempre un dramma sono quando ti arrivano come compito in classe all’ultima ora. Quello perpetuato in danno degli assessori PD, che vero sono stata una scelta libera e consapevole del Cessa sindaco, ma che non sono riusciti, come tradimenti, ad avere la giusta punizione da parte di un partito occupato in congressi, mozioni, primarie e segreterie stravaganti. Ma si sa, il PD da tempo ha abbandonato la strada della sinistra tradendo quella storia con quella del liberismo.

Se poi, per completare il quadro, volessimo riconoscere ai traditori e ai tradimenti il sale della vita, potremmo anche farlo.

Sapete che noia sarebbe stata la nostra vita senza Giuda ed il suo millenario tradimento?

Ma della nuova presidenza ne vogliamo parlare?

to be continued

Tra la revoca della Ferri ed il parere non favorevole va in onda il Consiglio.

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La dott.ssa Ferri non è più Presidente del Consiglio.

Con 9 voti a favore, 7 contrari e una scheda bianca, accolta la Mozione di Revoca della Presidente del Consiglio Comunale di Casamassima presentata dalle minoranze. Non è bastata l’oltre mezzora di autodifesa della Ferri che punto per punto ha tentato di “discolparsi” da quelle che per la minoranze erano e sono le violazioni da parte della stessa nell’esercizio delle sue funzioni.

Agli 8 consiglieri firmatari della Mozione se ne è aggiunto uno proveniente dalle file della maggioranza, che a questo punto avrebbe un nome e un cognome e sarebbe facilmente identificabile se lo scrutinio segreto non ci consigliasse cautela.

Che sia il fustigatore?

Che sia l’accusatore indiscusso?

Che sia quello che la “caramella” non ha avuto?

Non sappiamo, ma facile l’accostamento.

Ancora una volta il sindaco non è riuscito nei suoi piani che sono solo suoi. E’ sembrato di rivivere quel primo Consiglio Comunale quando l’accordo con il Giuseppe Nitti, che di lì a poco Presidente sarebbe diventato, portarono le urne a decretare la Ferri trionfante, complice la miopia delle minoranze che all’epoca non seppero ben inquadrare cosa avrebbe comportato quella sciagurata scelta da un punto di vista politico.   Il vantaggio di scompaginare la maggioranza portando sulle proprie posizione un Nitti deluso ed affranto, non ha portato alle opposizioni  quei benefici che si sperava di cogliere.

Il Giuseppe Nitti in maggioranza, all’ovile, come sapete, è tornato.

Almeno sulla carta, ma non quella di Pisa.

Solo una la verità che ancora una volta viene a galla nella sua crudezza: questo sindaco non riesce a garantire nulla. Non è riuscito a garantire il Nitti, non è riuscito a garantire la Ferri, non è riuscito a garantire la propria Lista, non è riuscito a garantire il PD, i suoi assessori e neanche quella “non credibile tecnicità” dei nuovi assessori alla guida dell’amministrazione vista la debacle sia dell’assessore Ardito sulle comunicazioni sulle Scuole ed dei suoi progetti nel consiglio scorso e sia del tecnico Tancorra che si vede bocciare senza appello il suo primo bilancio dai revisori dei conti.

Il valore aggiunto di questi nuovi assessori sarà da venire, non sappiamo, ma oggi si continuano a registrare da parte del sindaco, in tutte le salse, pagina facebook, comunicati e dichiarazioni pubbliche anche in Consiglio, i ringraziamenti nei confronti dei vecchi assessori: la Barone, e poi il Palmieri, passando per la Spinelli e Bagalà. L’unico in verità non ancora “ringraziato” risulta quel poveretto di Cristantielli cui va tutta la nostra solidarietà.

Perché mai li abbia così sonoramente schiaffeggiati e defenestrati è un mistero come è un mistero un partito, il PD, che continua ad essere sbeffeggiato in tal modo da un sindaco che ha trattato i suoi uomini e donne di punta in questo modo assicurandogli ancora il sostegno con la barzelletta dell’appoggio esterno.

Ma si sa, la politica, non è questa.

Archiviata la questione Ferri che a questo punto non sappiamo come si evolverà (la vediamo difficile ma non impossibile la ricomposizione della maggioranza ed il ritorno alla casa del padre del figliol prodigo oggi dissenziente), il consiglio un’altra grana doveva cercare di risolvere.

Il Bilancio di Previsione e tutti gli altri punti all’O.d.G. ad esso collegato. Non sono bastate le notti in bianco, come raccontano i rumor raccolti nel paesello, a far si che si potesse mettere una toppa a quel giudizio così estremamente negativo da parte dei revisori dei conti che lo hanno bocciato senza apparente appello. E’ l’assessore Tancorra, anche senza averne facoltà, a chiedere un aggiornamento del Consiglio che ha poi ufficializzato il Cessa Sindaco ritirando la discussione prevista per oggi.

Sono le entrate previste in bilancio, che sono sembrate ai Revisori non veritiere e comunque degne di essere approfondite.

Prevedere nel 2017 entrate pari a € 912.000 e nel 2018 € 1.350.000 rispetto ad un accertato di € 215.000 nel 2015 in riferimento ai permessi per costruire, è sembrata all’organo di controllo un sovradimensionamento senza riscontro.

Anche le alienazioni, critiche anch’esse, secondo i nostri di amministratori potevano passare inosservate prevedendo un introito pari a € 540.000 a fronte di un valore storico pari a € 40.000.

Altresì per i proventi derivanti dall’attività di controllo e repressione delle irregolarità e degli illeciti come anche per il recupero dell’accertamento tributario i componenti i Collegio dei Revisori dei conti chiedono di rivedere le cifre.

Ma pongono l’accento anche sulla Fondazione Don Sante Montanaro la cui Presidente è la dott.ssa Nica Ferri, che come partecipata del Comune alcune regole avrebbe dovuto seguire. Lasciamo perdere giudizi sulla strutturazione degli uffici per consentire una gestione integrata dell’attività amministrativa che lamenterebbero una insufficiente comunicazione e collaborazione tra gli stessi.

Sono le conclusioni del giudizio non favorevole sul Bilancio ad aprire uno spiraglio sia all’assessore Tancorra che del sindaco affinché si faccia più chiarezza e ci sia più veridicità nei numeri oggi presentati e che sono stati sonoramente bocciati.

Certo è che vedere la Nica Ferri, come semplice consigliera, sedere accanto alla Arianna Zizzo, con quella bottiglietta di acqua ….

Ma anche alcune dichiarazioni sembrano degne di nota.

Nicola Guerra non convince …… ma non solo lui.

Prossimamente.

Consiglio Comunale del 10 aprile 2017 – Anticipazioni.

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Qualcuno lo considera scoppiettante il Consiglio Comunale convocato per lunedì prossimo 10 aprile. Se dovessimo scommettere, però, lo definiremmo scioccante: e ne abbiamo le prove.

Convocato per le 15.30, ma il primo appello sarà alle 16.00    l’azione si svolge quasi esclusivamente in una provincia senza nome vicino a San Pietroburgo ed è raccontata da Anton, colui che parla in prima persona; questi è un ufficiale ed ha seguito tutti gli eventi, o direttamente o perché raccontatigli da qualcuno dei protagonisti. Anton è un caro amico di Stepan, che vive come tutore un po’ esteta alla residenza della ricca Varvara, vedova nonché imperiosa nobildonna. Il figlio di lei, Nikolaj, torna a casa dopo aver trascorso anni di vita dissoluta all’estero; torna trasformato soprattutto nell’animo, moralmente prosciugato da ogni illusione ideale o romantica di gioventù. Il figlio di Stepan, Pëtr, lo avvicina quasi subito per chiedere la sua collaborazione: il giovane fa parte di un gruppo di cospiratori che hanno l’obiettivo ultimo di rovesciare tutte le autorità, laiche e religiose. A questo scopo, con i suoi cinque affiliati, oltre alla collaborazione di Ivan Šatov e Aleksej Kirillov, sta preparando nientemeno che degli attentati terroristici.

La ‘generalessa’ Varvara intanto ha già predisposto un piano per far sposare il figlio con la benestante Lizaveta Nikolaevna figlia di una cara amica di famiglia, un matrimonio che dovrebbe esser di puro interesse quindi; ma ella non sa ancora che Nikolaj, mentre si trovava a San Pietroburgo, ha già sposato in segreto (ed apparentemente senza alcun motivo) Marija Timofeevna, sorellina storpia ed in parte uscita di senno dell’ubriacone Ignat Lebjadkin. Nikolaj pare rimaner impermeabile a qualsivoglia emozione, distaccato e distante, quasi fosse afflitto da una perenne noia esistenziale o oblio dell’anima.

Il giovane Ivan, tutto fervidamente proteso alla realizzazione dei piani di distruzione della società del gruppo di Pëtr, continua ad esser combattuto, più passa il tempo, tra una profonda ammirazione ed un altrettanto forte senso di disprezzo nei confronti di Nikolaj: per merito suo sostiene infatti d’aver trovato la fede in Dio, ma nello stesso tempo profondamente offeso per il fatto che egli abbia avuto una relazione con la giovanissima moglie Marija Ignatijevna. Nikolaj in realtà ha un altro segreto inconfessabile, oltre a quello del matrimonio, che cela con cura all’interno del cuore.

Aleksej intanto rivela in dettaglio agli altri la propria intenzione di uccidersi, questo per dimostrare così a tutti l’inesistenza, non solo delle leggi divine, ma dello stesso Dio: “Se Dio non esiste, allora tutto è permesso!” afferma con convinzione. Il suo progetto filosofico vuol esser quindi un suicidio educativo; in maniera tanto tragica quanto teatrale si spara un colpo di rivoltella nella tempia dopo un drammatico incontro con Pëtr.

dell’omicidio: qui viene letteralmente linciata dalla folla impazzita che la crede essere la mandante dell’efferato crimine.

Pëtr vede così tutto ad un tratto sfumare i propri progetti, tutte le operazioni d’insurrezione, e finanche l’omicidio di Marija, erano difatti volti interamente a guadagnarsi l’appoggio intellettuale e teorico di Nikolaj; l’errore è dovuto ad una falsa dichiarazione di Aleksej prima di commettere suicidio. Spaventato dalle possibili conseguenze Pëtr, pensando che Ivan possa tradire il gruppo, lo fa ammazzare a sangue freddo; la responsabilità della sua morte viene poi gettata sulle spalle di Aleksej il quale, già morto, non può più difendersi.
Intanto però s’è scatenata una vera e propria caccia all’uomo nei loro confronti, ed alla fine tutti i membri del gruppo vengono arrestati.

Travolto dall’orrore davanti ai terribili atti commessi dal figlio, il vecchio Stefan decide di lasciare la città; ma durante il viaggio si ammala. Varvara l’ha fatto cercare e, appena ritrovatisi l’uno di fronte all’altra, non possono far altro che confessarsi i reciproci sentimenti d’amore che sempre hanno provato, ma tenuto segreto e represso per anni.
Nikolaj, dopo avere proposto a Dar’ja di seguirlo in Svizzera, travolto dal senso di colpa sempre più insopportabile afflitto costantemente da allucinazioni, attraverso cui gli appaiono una varietà enorme di ‘spiriti maligni’) finisce con l’impiccarsi ad una trave della soffitta di casa, esattamente nello stesso modo che era stato scelto dalla bambina stuprata da lui anni prima.

Conclusioni:

Appuntamento a lunedì prossimo.

Le aperture straordinariamente straordinarie.

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Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla.

(George Santayana)

Che le amministrazioni comunali ed un sindaco nulla potrebbero fare (?) contro le aperture ordinarie o straordinarie degli esercizi commerciali è cosa nota, ma il silenzio assordante intorno a questa vicenda lascia tutti sgomenti.

Si apprende che il centro commerciale alle porte del paesello a sud est, non della metropoli in questo caso, ma alle falde dello sterco del diavolo, anche per quest’anno ha voluto omaggiare i suoi affezionati clienti attraverso aperture straordinariamente straordinarie da far accapponare la pelle.

Mentre il giorno di Pasqua, 16 aprile, le sue serrande rimarranno rigorosamente chiuse, il giorno di Pasquetta compreso il 25 aprile e il 1° maggio, rimarranno rigorosamente aperte per consentire ai turisti del passeggio e del cazzeggio una gita fuori porta fra mozzarelle, scarpe, perizoma, bistecche americane e televisori al plasma.

In un colpo solo buttate alle ortiche antiche tradizioni ed usanze Cattoliche Apostoliche e Romane, Feste e Ricorrenze Nazionali come quelle del 25 aprile e del 1° maggio, a beneficio di un capitalismo sfrenato che ci vuole senza Fede e senza Ideali e soprattutto senza memoria storica.

Il momento conviviale da vivere in famiglia o con gli amici con il pranzo fuori porta del Lunedì di Pasqua sacrificato come la memoria storica del 25 Aprile quale momento di Rinascita di un Paese che dopo il ventennio fascista e dopo la guerra usciva quanto mai distrutto. La lotta di Liberazione dal fascismo e dalle sue atrocità di cui sempre poco le generazioni a venire sapranno apprendere e capire affinché simili nefandezze non si ripetano più, boicottata con la possibilità di trascorrere del tempo in galleria fra l’acquisto improvviso di una baguette o di una scamorza o del pantalone alla moda di ultima generazione con quel cavallo che all’improvviso alle ginocchia arriverà. Per non parlare del 1° Maggio, nato a Parigi nel lontano 1889 a seguito di un corteo operaio del 1886 a Chicago che finì represso nel sangue. Quelli erano tempi in cui si lavorava senza tutela alcuna per 16 ore al giorno in pessime condizioni e morendoci pure sul posto del lavoro.

Le sorelle Pasqualicchio di Casamassima nulla hanno insegnato al riguardo.

Tanto per non farci mancare nulla, la Storia racconta che durante il fascismo in Italia, nel 1923, la Festa del Lavoro del 1° Maggio venne naturalmente sospesa e dichiarata fuori legge per poi ricomparire dopo la Lotta di Liberazione che si festeggia il 25 Aprile, come Festa Nazionale dal 1947.

Certo oggi parlare di lavoro con la disoccupazione galoppante che ha raggiunto limiti impensabili, con le morti bianche che continuano a funestare il mondo del lavoro, fra la miriade di contratti che comunque sia il lavoro non ti fanno trovare e con i call center divenuti valvola di sfogo e con quei contratti di 4 ore settimanali che se non accetti a casa rimani, compresi i sussidi comunali di 600 euro all’anno, è anacronistico. Non vi pare?
Tra jobs act  e la lotta senza quartiere ai voucher considerati da molti come coperta necessaria al lavoro nero, non vi rimane che il campetto da calcetto per trovare un lavoro.

Con queste premesse sperare che un’amministrazione di centro sinistra e di lupetti possa aver il tempo di scrivere, non dico una moratoria, ma un invito, una preghiera, una implorazione, una invocazione, una supplica, una domanda, un’istanza, una richiesta, un grido, un inno, una meditazione, un momento di raccoglimento, una raccomandazione, al colosso della distribuzione alle falde del paesello invitandolo a rivedere le sue discutibili scelte commerciali cercando in primo luogo il rispetto nei confronti dei propri dipendenti e non ultimo del rispetto dovuto ai martiri della guerra di Liberazione e delle lotte operaie mi sembrerebbe il minimo.

Passando dalla Chiesa che anch’essa in silenzio rimane..

… anche se pure il commercio di prossimità, quello che vive e lavora sotto casa, andrebbe salvaguardato.

Nell’augurare a tutti Voi e a tutti Noi serene giornate di Festività Nazionali, mi auguro che ai piedi del Monumento ai Caduti, per quest’anno, l’Amministrazione non voglia tediarci di inutili ed ipocrite parole in riferimento al 25 Aprile.

Chi non conosce la storia è meglio che se la studi.

Situazione Scuole Rodari e Collodi, una storia infinita.

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Dopo aver letto la cronistoria fatta dal “Comune di Casamassima” e nonostante i buoni propositi di cui la strada era lastricata,  ma che ha portato di fatto all’inagibilità sia della Rodari che della Collodi, alcune considerazioni e domande meriterebbero attenzione.

  • Il Comune da tempo sapeva che ci sarebbero stati lavori che avrebbero interessato le due scuole. Ora di fatto con la sua personale ricostruzione degli eventi, lo riconosce. Le date sono lì a testimoniarlo. Resta un mistero la mancanza di programmazione e pianificazione delle opere che hanno permesso agli studenti frequentanti forti disagi e mancanza apparente di tutela da parte di quegli organi istituzionali che tutela e garanzie dovevano assicurare. Non vorrei si dimenticasse il turno serale dei piccoli della Rodari e i doppi turni per quelli dell’infanzia della Collodi passando per gli incontri mattutini prescuola fatti passare come un toccasana.
  • Quale l’anello di congiunzione che vede legate indissolubilmente, a quanto dichiara lo stesso sito istituzionale casamassimese, le sorti della Rodari e della Collodi che vedono insieme l’interessamento da parte della Città Metropolitana. Risulta possibile credere che il Comune si sia servito di tecnici non in grado di assicurare progettazioni e direzione lavori e lavori senza che terzi ne validassero gli interventi mettendone in discussione la conformità?
  • A che titolo ed attraverso quale incarico ancora sconosciuto, il Comune di Casamassima invita ai tavoli tecnici l’ing. Domenico Colapietro? E per quale motivo se un incarico ufficiale non è in essere l’assessore Ardito in Consiglio Comunale dichiara che la Città Metropolitana non prende in consegna documentazioni provenienti dall’Ente Comune di Casamassima senza la firma di assenso e verifica e di presa visone, chiamatela come volete, dell’ing. Danny Colapietro?
  • Quali i numeri delle nuove iscrizioni che interessano le varie scuole che coinvolgono l’intera vicenda? I «non iscritti» al Majorana potranno garantire il prosieguo dell’attività scolastica in armonia con quelli della Rodari e con quelli della Collodi? Se le nuove classi che si dovranno formare al Majorana non permettessero tale convivenza perché lo spazio non sarebbe più sufficiente, perché continuare a prospettare come fattibile il piano B così ampiamente pubblicizzato dal Sindaco e dalla sua giunta tecnica senza preoccuparsi eventualmente di un piano C, a questo punto non prorogabile?

Nel frattempo durante l’insediamento della Prima Commissione, del 3 aprile scorso, viene richiesta dalle minoranze una Commissione urgente sulla situazione delle scuole a Casamassima.

Si rimanda al sito del Comune di Casamassima per la lettura della ricostruzione degli eventi.

E’ solo una sporca e triste storia.

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Gli esseri umani non nascono sempre il giorno
in cui le loro madri li danno alla luce,
la vita li costringe ancora molte altre volte a partorirsi da sé.
(Gabriel Garcia Marquez)

Ma come può essere successo?
Eppure è successo…..
Ma io e mio marito non ci siamo mai accorti di nulla.

Lei nel frattempo sentiva, ma non ascoltava. Troppo intenta com’era a mandare messaggi con quel cellulare di ultima generazione fra le mani. Ridacchiava mentre digitava su quella tastiera disegnata.
E poi le faccine. Quante faccine sorridenti che trafficavano l’etere.
Ogni tanto sentivo qualcosa che si muoveva nella mia pancia, ma non credevo che ….. vedo mia mamma preoccupata, mio padre le tiene le mani. Nessuno dei due piange. Ma sarà poi così grave quello che abbiamo fatto? Ma quando lo abbiamo fatto?
Non lo ricordo neanche più.

Ma tra quanto tempo dovrebbe nascere?

Questa estate.

Oddio, quest’estate?

E come ci organizziamo, cosa facciamo?

Se fosse avvenuto in un villaggio della profonda Africa nessuno avrebbe avuto da ridire niente. Anzi. Avrebbero detto «povera ragazza», «senza l’educazione che lì manca, circondata com’era da usanze al limite dell’inciviltà, dall’ignoranza e da quei costumi compromessi e barbari non poteva che succedere lì, e solo lì».

Ma non era avvenuto lì, ma qui.
Con le nostre leggi, i nostri di costumi, la nostra di civiltà.

Era avvenuto qui che una bambina, sarebbe difficile considerarla ragazza, a quell’età  non puoi che essere ancora una bambina, rimanesse incinta di un suo coetaneo che per passatempo, per noia e per giocare insieme a fare gli innamorati, la mettesse incinta. E lei che ci stava ad essere ingravidata, per passatempo, per noia e per giocare insieme a fare gli innamorati. Ma non sapevano entrambi che quel gioco e quel divertimento che pure forse anche un po’ di dolore portava con se, li avrebbe portati a tanto. Lui e lei, di famiglie rispettabili, di quelle che non hanno necessità di centellinare il pranzo con la cena, che se un cellulare nuovo vuoi non ci mancano i danari per comprarlo subito, insieme all’abitino ed ai blue jeans stracciati all’ultima moda che è tanto bello vedere su quel corpo non ancora da donna che pare di una modella a venire. La soddisfazione del padre che apre la porta di casa a quel ragazzino che viene a trovare la figlioletta e che in camera si chiudono e che la televisione vedono insieme e come ridono e come si divertono insieme. E la mamma, contenta, in cucina, che prepara un cioccolato caldo che allo studio fa bene.
Sono fidanzati.
Come è bello vederli insieme, così affiatati, così complici, manina nella manina mentre fanno i compiti insieme e ripetono la geografia e che poi li accompagniamo a casa che la sera chissà quanta gente cattiva che circola per strada. Ci sono tanti malintenzionati, la sera.

12 anni lei, lui 13.

Ma che fare?
Interrompere la gravidanza proprio non si può. Cosa penseranno di noi in chiesa se si dovesse sapere? Anche il medico, anti abortista e fermo oppositore anche di quello terapeutico, lo sconsiglia anche se è pronto a provare che un parto cesareo bisognerà fare: troppo tenera quella carne, troppo scarno quel corpicino per sopportare il dolore di un travaglio. Ed allora è deciso. Per il momento la ritiriamo da scuola, lei; forse non ci sarà neanche il pericolo che si veda quel pancione e quando sarà il momento si procederà con il taglio che non taglierà solo la carne, ma anche l’anima di quella bambina e che si porterà dietro per sempre, o almeno sino a quando capirà e comprenderà.
Se mai capirà o comprenderà.

Un taglio e zac, tirate fuori quell’ammasso di carne ed ossicini che chiamare figlio mi sembra troppo o troppo poco. E lui, il papà di quel corpicino che forse una vita intera non basterà a consolarlo e giustificarlo al mondo bastassero i soldi a farlo, mentre sta intento a finire i compiti in sala d’attesa aspetta il momento in cui forse lo faranno vedere per  quella volta e solo per quella e che lui, dopo un’occhiata che si può dare ad un libro troppo difficile, torna mansueto a ripetere geografia.

Ma tutto nel più rigoroso silenzio.
Tutto nel più rigoroso riserbo.

E’ deciso.
Distruggere la vita di nostra figlia non è consentito.
Distruggere la vita di nostro figlio non è consentito.
Lo facciamo adottabile quel corpicino.
E se nessuno proprio si dovesse trovare disponibile ad adottarlo, quel corpicino, ci pensasse l’istituto.

Chi cazzo se ne frega, mica siamo di una tribù africana, noi.

La maggioranza all’ennesimo bivio. Presentata una mozione di sfiducia per la Presidente del Consiglio dott.ssa Maria Domenica Ferri.

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Premesso che il Presidente del Consiglio Comunale è organo istituzionale, rappresenta il Consiglio e ne dirige i lavori e che per l’esercizio delle sue funzioni si ispira a criterio di imparzialità intervenendo a difesa dei compiti del Consiglio e dei diritti di tutti i Consiglieri e considerato che la sua funzione non è strumentale all’attuazione di un determinato indirizzo politico e che l’esercizio della funzione deve essere neutrale a qualsiasi parte politica e rilevato che il Presidente del Consiglio, ha ripetutamente rinunciato al suo ruolo di imparzialità al di sopra delle parti e degli schieramenti politici, interpretando il proprio ruolo esclusivamente a tutela di una parte politica (quella della maggioranza n.d.r.), reiterando violazioni di norme già oggetto di segnalazione al sig. Prefetto di Bari e comportamenti opportunistici palesemente in contrasto con l’istituzione che rappresenta, chiedono la revoca del mandato del Presidente del Consiglio per poter ristabilire un dibattito consiliare improntato secondo i criteri di imparzialità al fine di garantire un proficuo e sereno svolgimento dei lavori assembleari”.

Questo quanto protocollano e sottoscrivono i consiglieri di minoranza e che inviano al Segretario Generale del Comune di Casamassima. Segue l’elenco di una serie di «violazioni» circostanziate con cura in cui si metterebbero in risalto i motivi che giustificherebbero la proposta di deliberazione per la sfiducia dalla carica della Presidente del Consiglio, dott.ssa Nica Ferri

Altra dura prova per la tenuta della maggioranza che oggi conta sull’appoggio di Arianna Zizzo, Giovanna Nero, Pasqua Borracci, Giacinto Rella, Antonio Manzari, Nicola Guerra, l’ex fustigatore Giuseppe Nitti che dopo il balletto tra maggioranza e opposizione in  maggioranza è rientrato, Vito Cessa e appunto la Presidente Nica Ferri, il cui voto è diventato, per le sorti del sindaco, determinante.

Le responsabilità del Cessa sindaco, che disperdendo in malo modo la maggioranza iniziale, ne ha ridotto le fila, sono ormai conclamate e non più giustificabili. Ma imperterrito, anche contro l’evidenza, prosegue il suo cammino senza sentire la necessità di compiere l’unica e sola strada percorribile che sarebbe quella delle dimissioni irrevocabili.

Vedremo quale sarà il comportamento della maggioranza allorquando si dovrà votare questa mozione di sfiducia. Sarà interessante capire la posizione del consigliere Nitti che un rapporto con la Ferri idilliaco mai ha avuto e quello dello stesso PD che con quella strana invenzione dell’appoggio esterno, potrebbe assestare l’ultimo e definitivo colpo all’amministrazione Cessa, che perdendo l’appoggio della Ferri, ritornerebbe a casa definitivamente. Questo solo a patto che i consiglieri Borracci & Rella, per il Manzari difficile la vediamo, prendano coscienza e senza più alibi lo rispettino loro per primi quel partito che ha permesso la defenestrazione di Palmieri, Bagalà e Spinelli a beneficio di una non credibile giunta tecnica.

La dott.ssa Ferri, semplice consigliera, spogliata della carica presidenziale non convincerebbe nessuno.

E questo anche le pietre lo sanno.

E poi, far diventare presidente chi?

A che scopo?

Strategica la scelta di protocollare oggi la mozione di sfiducia prima del Consiglio non fissato ufficialmente del 10 aprile prossimo, in cui si metterà a dura prova lo stato di salute della maggioranza che al suo interno non vive momenti di gloria. Sembra che altre nubi, riferite a scelte da parte del sindaco senza giustificazione apparente alcuna, ne adombrino il cammino.

Staremo a vedere.

 

Ancora le scuole e poi le tasse. Storia banale di un Consiglio Comunale.

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Chi mente una volta, spesso deve abituarsi alla menzogna; perché ci vogliono sette menzogne per occultarne una.
(Friedrich Rückert)

Quanta la tristezza dipinta sul volto del giovane consigliere Giuseppe Nitti che sembra improvvisamente invecchiato di oltre un decennio da quando è rientrato in maggioranza.

Povero Giuseppe.

Lo immaginiamo quando, nei momenti di sconforto che sempre più spesso lo assaliranno in questo ultimo periodo, di fronte ad uno specchio, ricordare con rammarico quando riusciva con quell’j’accuse ad infiammare i suoi sostenitori che a frotte masterizzavano quel monologo che portava un’aria nuova in quell’aula così triste ed a volte angusta. Il suo pollice all’ingiù come un novello nuovo imperatore a decretare quello che sino a qualche mese fa era il male da sopprimere, oggi, senza remissione dal peccato, abiurare quelle promesse così falsamente credute definitive.

Povero Giuseppe.

Ed è così che il Consiglio Comunale del 29 marzo scorso ha regalato alla platea non pochi colpi di scena.

Partenza scoppiettante che vede protagonisti da una parte la consigliera Stefania Verna e dall’altra il neo assessore Vitangelo Ardito. La Verna nelle comunicazioni, rivolgendosi all’assessore, gli chiede come mai lo stesso abbia dichiarato durante il Consiglio del 24 marzo che l’integrazione ad un progetto inerente la Scuola Rodari era stato consegnato alla Città Metropolitana, senza però, che la consegna di tale progetto risultasse all’ufficio protocollo in quanto, dopo regolare accesso agli atti, non vi era traccia di tale consegna. E’ sembrata stizzita la risposta dell’assessore il quale a sua difesa comunicava che il giorno 24, dopo aver regolarmente incaricato una persona non meglio identificata di portare fisicamente questo progetto alla Città Metropolitana, gli stessi uffici dell’Ente Metropolitano non abbiano preso in considerazione la consegna, rifiutandola, perché mancava la firma e quindi la presa visione e quindi l’avvallo dell’ing. Domenico Colapietro.

L’ing. Danny Colapietro garante nei confronti della Città Metropolitana su quanto concerne la progettazione sulle scuole a Casamassima? Ma il Comune di Casamassima ha incaricato tramite conferimento ufficiale la nomina di Colapietro come garante nei confronti della Città Metropolitana in riferimento alla progettazione e quindi ai lavori sulla scuola Rodari? Non convince la risposta dell’assessore Ardito, come non convince il fatto che un assessore perda le staffe nei confronti di un rappresentante i cittadini, affermando che il suo compito non sia anche quello di verificare che la consegna di documentazioni fra Enti Pubblici sia regolarmente avvenuta tramite consegna e ricezione documentate e regolarmente protocollate.
Anche il sindaco, a tal proposito nulla dichiara.

Ma perché alla partecipazione ai tavoli iter istituzionali, come li ha definiti il sindaco Cessa nell’ultimo Consiglio, non si dichiara anche la presenza dell’ing. Colapietro, che senza le richieste di chiarimento da parte della Verna, non sarebbero, probabilmente, mai state comunicate?

Quale il mistero di tale omissione?

Comunque, sembra ancora difficile poter credere che la Scuola Rodari e la Scuola Collodi possano essere regolarmente aperte per l’inizio dell’anno scolastico prossimo. Continua a germogliare l’ipotesi che il piano B non sia sufficiente. Quello C ci vorrà.

La maggioranza, risicata sino all’osso, non riesce, nel frattempo a votare un semplice cambiamento di ordine del giorno in quanto anche l’assenza momentanea di un consigliere di maggioranza fa decadere il numero legale che la minoranza sfrutta a suo vantaggio abbandonando l’aula ed interrompendo di fatto il Consiglio.

Seconda parte.

Il Primo Cittadino, convinto com’è che i benefici della differenziata saranno a tutto vantaggio economico dei cittadini, sin da subito, come afferma con enfasi, introduce l’argomento principe del Consiglio Comunale: la monnezza e i suoi derivati, comprese le tasse.

Ma una precisazione la fa, il sindaco: quest’anno Casamassima pagherà di più. Per la spazzatura differenziata. Per un costo del servizio passato da 2 milioni e 800 mila euro ad 3 milioni e 800 mila euro è inevitabile.

Data la mia incommensurabile ignoranza avrei voluto che per esempio la consigliera Nero, oppure il Guerra o la stessa Presidente del Consiglio, passando per il Rella, mi avessero potuto spiegare come fossi un bambinello di 6 anni perché avrebbero votato da li a poco favorevolmente l’aumento della tassa sui rifiuti, ma simile soddisfazione non ho avuto: maggioranza batte la minoranza 9 ad 8, che approva il PEF (Piano Economico Finanziario) in cui si decide l’aumento delle tariffe sulla monnezza, seppur differenziata.

E poi sul famoso emendamento presentato dalla Borracci e portato in Commissione la stessa mattina del Consiglio Comunale, in cui si chiedeva una riduzione di tariffazione TARI per le cosiddette case sparse, facciamo nostre le considerazioni del consigliere Nitti, che vi invitiamo a sentire, che insieme a tutta la minoranza, vota non favorevolmente per la sua approvazione. Non può essere motivo di riduzione il non ritiro dei rifiuti giornalmente, in quanto tale riduzione dovrebbe essere riconosciuta nei confronti di tutti i cittadini, che nonostante vivano anche nel centro del paesello, conferiscono i bidoncini non giornalmente, ma solo quando gli stessi risultano nella loro capacità massima.

Come peraltro dovrebbe essere fatto.

Minoranza + Nitti batte maggioranza per 9 ad 8.

Eccola la maggioranza traballante. Un voto da una parte anziché dall’altra la fa ondeggiare pericolosamente.

Sempre sul filo del precipizio è quella seggiola che accoglie fra i suoi braccioli il Sindaco.

E poi con il solit risultato di 9 ad 8, la maggioranza si approva in solitudine il Regolamento comunale sui rifiuti, la I.U.C. TARI, la TASI, l’I.M.U., l’imposta comunale sulle pubblicità e diritto sulle pubbliche affissioni e la tassa sull’occupazione del suolo pubblico.

Post scriptum

A quel consigliere che apprezza gli assessori perché impavidi rimangono seduti per tutta la durata del Consiglio, vorrei solo sommessamente far notare che la stessa premura non dimostrano durante le sedute di Giunta.

Qualcuno di loro risulta assente ……… ed anche più di una volta.

 

Tutti al Majorana. (Con il condizionale).

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Prego sig. sindaco.

«Innanzi tutto devo fare una puntualizzazione.

A me dispiace che sulla scuola non ci sia alle volte  chiarezza nella comunicazione all’esterno e che magari si utilizzi il concetto sicurezza quando per esempio si tiene il cantiere aperto alla Rodari per consentire la consegna nei tempi da crono programma, ovvero dicembre, e quindi per la questione sicurezza poi si fanno e si mettono in moto una serie di azioni che di fatto costringono a chiudere la scuola e a rallentare i lavori quando poi i tempi per la consegna dei progetti  come ha ben spiegato l’ing.   l’architetto sono tali da richiedere un certo lasso  di tempo allora nella sicurezza, per la sicurezza, la sicurezza passa in secondo piano perché è importante che venga rispettata una certa tempistica.

Allora, dobbiamo chiarirci.

Noi dobbiamo garantire che i lavori vengano fatti bene perché parliamo di istituti pubblici, che siano scuole o palazzi comunali o stadi l’edificio pubblico deve essere fatto a norma e noi dobbiamo mettere la massima sicurezza chiaramente nei tempi giusti per cui i tempi saranno quelli giusti perché i lavori vengano fatti, vengano progettati e poi realizzati nella massima sicurezza. 

L’importante non possiamo oggi prendere in prestito il tempo e domani la sicurezza e palleggiarci perché è chiaro che sembra che un elemento vada a detrimento dell’altro. Si va di pari passo, con la sicurezza, i lavori fatti bene e la tempistica.

 

Sulla Collodi noi abbiamo nutrito timori, sulla possibilità che i lavori fossero ultimati per luglio agosto 2017 già quando abbiamo stipulato la prima convenzione con la Città Metropolitana tanto è vero che in quella convenzione abbiamo fatto mettere in calce la possibilità di andare in proroga quindi di prorogare, praticamente la locazione.

D’accordo.

Perché realisticamente riteniamo che oltre che essere più complessi nella fase progettuale, i lavori, sono forse più complessi anche nella fase di realizzazione. Tenete presente che i termini erano circa trecent un anno perché si completassero tutti i lavori della Collodi contro i si tre mesi scarsi credo per la Rodari, già a monte il lavoro era molto più complesso.

E chiaro che noi auspichiamo, faremo di tutto perché si concludano anche questi per luglio agosto 2017, ma chiaramente abbiamo qualche riserva ecco perché già nella convenzione stipulata l’anno scorso, quest’anno, messa in cantiere l’anno scorso e stipulata quest’anno abbiamo previsto la possibilità di andare in proroga con la locazione e quindi ci stiamo già attivando con una serie di passaggi procedurali che ci permetteranno di definire in maniera tempestiva la possibilità di ricorrere ai locali della collodi che sono quelli fra il pianterreno , della Rodari, del Majorana che noi abbiamo ristrutturato, infatti sono delle aule che non sono a servizio della scuola, almeno per quanto riguarda le classi, e che noi abbiamo ristrutturato e sui quali abbiamo già fatto un’opzione quest’anno.

 Abbiamo già messo in moto tutto un iter procedurale questo a conferma che ci teniamo  e crediamo che le cose vanno gestite in maniera tempestiva.

Ribadisco che i tavoli tecnici non sono più tavoli tecnici ma sono tavoli cosi dire iter istituzionali per cui noi incontriamo periodicamente, credo siamo architetto che siamo già al terzo incontro con la dirigente scolastica, almeno di quelli formali comunque…..

Incontriamo la dirigente, la rappresentante dei genitori, c’è l’ufficio tecnico, c’è la parte politica con il sindaco e l’assessore e nonché chi anche diciamo di volta in volta è coinvolto per cui noi stiamo tenendo informata la scuola in tempo reale e devo dire che c’è un lavoro di reciproca collaborazione perché chiaramente  loro ci  sollevano e ci dettano i tempi su quelle che sono le loro scadenze e noi chiaramente su questo anche moduliamo i nostri interventi     

Anche per quanto concerne le Rodari dove più ottimisticamente contiamo di poter consegnare la scuola per l’estate quindi per consentire l’avvio dell’anno scolastico nella sua regolarità a settembre è chiaro che in via cautelativa vogliamo avere delle garanzie e una soluzione alternativa, il famoso piano B, e che è un piano B che nessuno auspica si  debba realizzare ma ripeto siccome non è il Comune che andrà a fare i lavori sul cantiere, noi abbiamo una ditta che anzi sta spingendo per riprendere i lavori sul cantiere, abbiamo dei progettisti che abbiamo sollecitato,   abbiamo fatto più incontri anche informali con l’architetto Sgobba e chi si è interfacciato con lui, io personalmente l’ho incontrato in un pò di occasioni, e siamo stati con l’architetto molto molto categorici e fermi affinché i tempi di consegna fossero i più celeri possibile.
Dicevo, mettiamo in conto anche la possibilità che un inconveniente qualunque possa ritardare la consegna anche della scuola Rodari  per cui abbiamo già avviato una fase interlocutoria con la dirigente, ho fatto un sopralluogo proprio qualche giorno fa per verificare la disponibilità degli spazi, diciamo che in linea di massima una disponibilità di spazi ci dovrebbe essere, per cui abbiamo già individuato in base al numero di iscrizioni che la scuola ha ottenuto quest’anno, però ecco sono una serie di valutazioni molto preliminari   che chiaramente andremo ad approfondire anche con la Città Metropolitana chiaramente è quella che gestisce la scuola, chiaramente memori di quelli che sono stati gli iter procedurali appena trascorsi, quindi sappiamo benissimo che i tempi questa volta li dobbiamo anticipare, lo stiamo facendo, stiamo a marzo e gia ci siamo attivati per cui l’obbiettivo è arrivare per lo meno garantire, ecco che le scuole possano riprendere il loro anno scolastico nel massimo confort.       

 Auspichiamo i loro istituti di appartenenza e dove non sarà possibile con delle soluzioni che siano altrettanto confortevoli e funzionali come si sta verificando e chiudo, ma mi preme dirlo, la soluzione Majorana è una soluzione veramente particolare perché si sta verificando una bella integrazione tra le scuole presenti, nonostante le differenze di età, e non ultima la manifestazione quella che è stata promossa il 21 marzo sulla lotta alle mafie esatto e a tutte le criminalità dove ci è stata una manifestazione integrata con i vari istituti presenti e anche le attività che svolgono al loro interno testimoniano una bella integrazione e una bella reciproca accoglienza».   

Quello che avete appena letto è l’intervento del sindaco nell’ultimo Consiglio Comunale del 24 marzo scorso. Rispondeva ad una interrogazione presentata dalla consigliera Stefania Verna in riferimento “all’emergenza scuole” Rodari e Collodi ed ai tempi di consegna delle due scuole nella piena disponibilità dei suoi fruitori.

Dalle dichiarazioni del sindaco, questa volta, notiamo che i dubbi che molti di noi da tempo nutrivano su quelli che sarebbero stati effettivamente i tempi di fine lavori, cominciano ad “albergare” anche nella sua mente, e guardingo con passo felpato, anche lui riconosce che qualche problema e qualche dubbio sull’effettiva consegna delle scuole per l’anno scolastico prossimo, lo assale.

A parte le solite manfrine in politichese che nascondono verità ancora non svelate del tutto, vorremmo conoscerle queste verità nascoste se nascoste sono, alcune domande, come al solito, solleticano la nostra curiosità.

Prima del sindaco interviene l’assessore Vitangelo Ardito.

Scuola Rodari.

Nella sua ricostruzione afferma, fra le altre cose, che a novembre 2016 alcune demolizioni alla Rodari ne provocavano un trauma strutturale. A seguito di queste demolizioni si procedeva ad un campionamento dei materiali esistenti e costituenti la scuola le cui prove di laboratorio ne constatavano la bassa qualità dei materiali utilizzati in fase di costruzione; il cemento non rientrava nei parametri di legge, ma, a detta dell’assessore è un fatto non particolarmente preoccupante.

Primo interrogativo:

non siamo dei tecnici, né ingegneri e né architetti e neanche esperti strutturalisti, ma se una costruzione è realizzata con materiali non idonei, possibile che non ci possano essere problemi?

Il cedimento strutturale è stato causato, allora, da cattiva progettazione, da svista, da imperizia oppure si  sarebbe verificato lo stesso proprio per la constatazione che i materiali utilizzati in fase di costruzione non rispettavano i parametri legge?

Scuola Collodi.

Secondo l’assessore la situazione della Collodi sarebbe di gran lunga più “grave e problematica” rispetto a quella della Rodari.

Progettata in tempi di molto anteriori a quelli che ne dovrebbero garantire per legge la antisismicità, la struttura nella sua interezza non garantirebbe la resistenza ad un terremoto che si espliciterebbe attraverso forze dinamiche. Anche le diverse fondazioni, a plinto e a travi rovesce, sarebbero un problema tecnico da risolvere. In definitiva il costo dell’adeguamento sismico della Collodi, sembra di capire, costerebbe di gran lunga molto di più rispetto all’abbattimento e alla ricostruzione dell’intera Scuola.

Anche qui un interrogativo:

In fase di progettazione non si sapeva che le fondazioni, tecnicamente diverse, avrebbero causato problemi nella realizzazione di quanto si andava progettando?

Perché accorgersi solo ora?

Altra nota degna di approfondimento è quella che vedrebbe l’assessore asserire che vi è, per così dire, un rapporto estremamente burrascoso sia con i tecnici che con i progettisti.

A cosa è dovuto questo conflitto per spingere Ardito a dire che bisognerebbe addirittura picchettare lo studio del progettista?

La Città Metropolitana interviene in prima istanza sui lavori alla Rodari e solo in seconda battuta su quelli della Collodi che al principio non sembra possano rientrare nelle sue prerogative.

Poi, come un difensore e per evitare che l’attaccante si avvicini all’area solo davanti al portiere, interviene a gamba tesa anche su quelli della Scuola dell’Infanzia. Perché?

Quale l’anello di congiunzione che legherebbe indissolubilmente i lavori della Rodari a quelli della Collodi?

Anche questo sarebbe interessante capire, come interessante sarebbe capire, quali siano i soggetti di volta in volta interessati all’intera vicenda e i cui i nomi e cognomi non si rendono pubblici.

E veniamo al sindaco.

A parte le considerazioni sulla sicurezza, quali gli elementi in suo possesso per renderlo questa volta particolarmente cauto nell’affermare con sicumera, come peraltro fatto sino a qualche tempo fa, che tutto è sotto controllo e che non ci sarebbero problemi per l’anno scolastico prossimo venturo? Quali gli elementi in suo possesso da spingerlo addirittura a dichiarare in calce con la Città Metropolitana che la locazione del Majorana valida solo per quest’anno scolastico probabilmente dovrà essere prevista e prorogata anche per il prossimo?

E per il prossimo possibile che tutto possa essere di così facile realizzazione?

Attualmente la Collodi è ospitata al pian terreno del Majorana.

Delle 15 classi della Rodari, 13 sono ospitate sempre al Majorana, ma al primo piano. Due classi invece, ricordiamo, sono ospitate presso la Succursale della Scuola Media.

Il secondo piano del Majorana è occupato interamente dalle classi della Scuola Superiore.

Considerato che il Majorana, dopo le iscrizioni per l’anno scolastico prossimo, può formare 5 nuove prime classi, non avrà bisogno di occupare forse parte di quelle occupate oggi dalla Rodari visto che non ha ancora le quinte che lasciano l’Istituto?

Se ciò si verificasse, la convivenza e l’integrazione così positiva di cui parla il sindaco fra studentesche così diverse per ordine e grado, si dovrebbe concretizzare sullo stesso piano?

Il primo del Majorana?

E per i bagni, per esempio, ci sarebbe la possibilità di suddividerli fra maschietti e femminucce?

Fra Studenti della primaria e studenti del superiore?

Altro interrogativo che penso importante.

La Rodari e la Collodi, attualmente non agibili, hanno ricevuto dalla Regione il codice meccanografico che le identifica come Scuole?

Come ricordato dal consigliere Rino Carelli attraverso questo codice che certifica l’esistenza in vita di un Istituto Scolastico si provvede a determinare anche il numero di insegnanti e personale ATA.

Per la Rodari e la Collodi, da questo punto di vista, possiamo vivere sogni tranquilli?

A proposito, il numero degli iscritti alla Rodari e alla Collodi, può essere comunicato ufficialmente?

Nel frattempo i tavoli tecnici pubblici ed aperti sono diventati tavoli iter istituzionali (perché?) e le informazioni che dovrebbero essere garantite non solo ai genitori dei frequentanti ma anche di quelli che lo diventeranno, sembrano scarse ed insufficienti.

Cara consigliera Stefania Verna, questi sono gli interrogativi che vorrei sottoporre alla Sua cortese attenzione. Mi aiuti a dissolvere come neve al sole i dubbi che mi lasciano credere che anche il piano B prospettato dal sindaco e che vedrebbe la soluzione di tutti i mali nelle mura del Majorana, la trovo di difficile comprensione.

Non è che magari ci vorrebbe un piano C?

Faccio mia l’esortazione iniziale del sindaco:

«A me dispiace che sulla scuola non ci sia alle volte  chiarezza nella comunicazione all’esterno»……

C’era una volta il Parco Giochi della zona 167. Ora non c’è più.

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In vita dal 2011 chiuderà definitivamente i battenti il Parco Giochi della zona 167, l’unico in verità, presente a Casamassima.

A meno che non vogliamo considerare Parco Giochi quel che rimane della cosiddetta Villa”.

Il progetto che al suo posto prevede la costruzione di una nuova chiesa, dovrà partire ed oggi, causa “trivellazioni e carotaggi” necessarie, crediamo, per controllare la morfologia del terreno che dovrà ospitarne le fondamenta, si chiede lo sgombro. Sembra che anche le chiavi del cancello siano state richieste e consegnate in Parrocchia e che lo stesso non sia più nella disponibilità dei volontari che ne curavano la gestione.

E così finisce qui l’esperienza della Social Maxima, associazione che insieme ai tanti volontari ne ha curato per tutti questi anni la gestione e l’esistenza in vita. Quei due campi di calcetto, quelle giostrine per i più piccoli, compreso il campetto di bocce, dovranno essere smantellati per consentire che questa nuova colata di cemento prenda il posto di quello che è stato luogo di ritrovo e di svago e di gioco, non solo per i bambini del rione, ma che presto è diventato meta per tutti i bambini e giovani, compresi quelli che meno giovani sono, di tutto il paesello a sud est. L’unica valvola di sfogo per le giovani generazioni di Casamassima chiude e con esso si spegne la gioia su quei volti che lo hanno vissuto felici in questi oltre sei anni di attività.

Il terreno su cui sorgeva il Parco, di proprietà di Brancaccio Giuseppe Maria fu donato all’Ente Ecclesiastico Parrocchia Santa Maria delle Grazie di Casamassima. Donazione finalizzata per la realizzazione, da parte della stessa Parrocchia, di una Chiesa con annesso un Centro Sociale. Altra condizione e che la futura chiesa dovesse essere dedicata a San Vincenzo Ferrer e il Centro Pastorale, invece, ad Anna Ciacci Brancaccio, madre del donatore.

Ma in otto anni da quella donazione, nulla si è mosso; né progettazioni definitive, né permessi per costruire ed anche i fondi necessari per la realizzazione delle opere non sembra siano stati reperiti. Infatti la Curia avrebbe voluto destinare parte dell’8 per mille delle donazioni alla Chiesa Cattolica per dar seguito alle opere.

Ad oggi non sappiamo se il progetto pubblicato anche sul sito parrocchiale sia quello definitivo e se non abbia subito modifiche sostanziali.
In attesa che tali opere prendessero vita, il vecchio parroco, Don Giuseppe Saponaro, aveva dato in concessione gratuita la gestione di quegli spazi e di quei terreni alla Social Maxima che si impegnava a realizzare un Parco Giochi, ad uso completamente gratuito per i bambini fruitori.

Ma le polemiche di queste giorni che corrono veloci di bocca in bocca vertono principalmente su alcuni punti che sarebbe meglio chiarire.

La prima riguarda l’intera progettazione dell’area in questione: molti si affannano a dichiarare che sarebbe prevista la realizzazione di campi sportivi all’aperto, addirittura con tutte le prescrizioni previste dal CONI, che potrebbero sopperire alla mancanza di quelli già esistenti che andrebbero a scomparire. Si parla anche di un teatro, fondamentale, visto che Casamassima ne è priva.

La seconda è quella che vede i tempi per dar inizio alle opere non ancora certi e che mancherebbero le autorizzazioni necessarie ed i progetti approvati.

Polemiche che riflettono perplessità legittime: se tutto è in regola, progettazione, approvazione, fondi necessari e certezza di inizio lavori, per quale motivo ancora non si conoscono i dettagli? E se uno di questi fondamentali tasselli non è al suo posto, per quale motivo si richiede la chiusura immediata?

Perché non viene pubblicizzato il progetto definitivo?

Perché non si comunicano le date di inizio delle opere?

E poi, sarebbero vere le voci che parlano di una Chiesa di 463 metri quadri, di un’area sacrestia di 180 metri quadri, di vani adibiti ad attività parrocchiali di 286 metri quadri e di una casa canonica di 208 metri quadri? E risulterebbero vere le indiscrezioni che parlano di assenza totale di spazi esterni da destinarsi a campi sportivi e di svago all’aperto?

Quindi, per i più informati, per quelli che il progetto della nuova struttura hanno visionato, della presenza di un oratorio, di uno spazio all’aperto che potrebbe in minima parte sopperire alla mancanza di un Parco, non vi è traccia. Ad esclusione di parcheggi, di sagrati, di appartamenti e di aule tutte rigorosamente al chiuso, nessun campo di calcetto, nessuna giostrina, nessun campo di bocce. Forse nessun teatro.

Che il privato possa disporre del suo bene come meglio crede è un diritto costituzionale alla pari del diritto, anch’esso costituzionalmente garantito, di aprire una disputa dialettica su questo uso che se ne vorrebbe fare, in special modo quando questo bene dovrebbe essere al servizio della collettività tutta.

Ed è questo diritto che vorremmo esercitare e che molti stanno esercitando. Da ambedue le parti.

Nel frattempo, mentre la polemica infiamma parte del paesello a sud est,  complessi edilizi vicini, abitati da indigenti, da bambini che non possono essere coccolati dai propri genitori, dagli ultimi, dai poveri, dai diseredati, non avranno più la possibilità di viverlo questo Parco in cui, accanto a speranze sportive nasceva la solidarietà.

Eppure di chiese, molte volte deserte, nel paesello a sud est ve ne sono in abbondanza: la Chiesa Madre, la Chiesa del Purgatorio, la Chiesa di Cristo Re, la Chiesa della Madonna delle Grazie, la Chiesa presso Barialto, la Chiesa presso Baricentro quelle più grandi e poi quelle da cartolina, quelle più piccole, gioielli di architettura e di fede, quali la Chiesetta di S. Stefano, quella del Rosario, di S. Lucia, di S. Michele, di S. Lorenzo e la Chiesetta presso vecchio ospedale.

Quel Parco, utilizzato più volte anche dalle Scuole di Casamassima per ospitare manifestazioni, vedi la Mini Stramaxima, che non si sarebbero mai potute svolgere proprio per la mancanza di strutture adeguate comunali, chiuderà presto. Ed oggi, con i problemi che sta vivendo l’edilizia scolastica in Città, sembra ancora che con più difficoltà si dovrà convivere con la carenza di spazi da dedicare allo sport e al tempo libero. Anche quei progetti inclusivi che possano tenere lontani i più giovani dal “delinquere” per una sana e pacifica convivenza cozzano con la mancanza di spazi idonei e sembrano di più difficile realizzazione.

Anche di quegli oltre 150 alberi donati da benefattori che cominciavano ad incorniciare quei luoghi non sappiamo cosa si deciderà di fare.

Continueranno ad esistere quei lecci, quegli ulivi e quegli abeti?

Tutto secondo la legge, tutto nelle regole, tutto consentito al di là di ogni ragionevole dubbio, ma ai bambini, ancora una volta, chi ci pensa?

Nel frattempo ci si chiede se simile positiva esperienza non si possa esportare su altri suoli, magari comunali questa volta, che ad oggi risultano incolti, non sfruttati, abbandonati a se stessi e non utilizzati.

In tempi celeri, però.

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