Home Blog Page 59

Ma il morto dove lo metto? Dove lo metto non si sa.

0

E’ proprio vero.

Tutti siamo nati e tutti, prima o poi, statene certi, dovrete morire.

Una volta accertata la morte, come potrebbe avvenire diversamente non si sa, il cattolico, dopo aver pulito per bene il cadavere lo veste con un abito possibilmente elegante e nuovo, lo sistema in un bara, lo veglia giorno e notte, gli dedica qualche pensiero e poi lo porta al cimitero. Anche i rom lavano il cadavere, lo vestono anch’esso con un abito nuovo, lo odorano, gli si lascia qualche oggetto personale compresa qualche moneta nelle tasche, lo si veglia e poi anche lui al cimitero. Anche per gli islamici il culto del lavaggio del corpo è fondamentale ma con la variante, fondamentale, che se il morto è un maschio dovrà essere lavato da un maschio, se è femmina, da una femmina. Dopo la veglia, imprescindibile  anche per questa religione, il caro estinto al cimitero.

Stiamo al cimitero.

Ci arrivano tutti sti morti. Come e dove li sistemiamo?

In virtù del Regolamento della Polizia Mortuaria, sono adottati, nel nostro Paese, tre tipi di riposo eterno:

l’inumazione di un cadavere in “terra” è finalizzata a rendere più rapida possibile la trasformazione delle materie organiche in sali minerali. L’inumazione dei cadaveri è prevista in aree a tale scopo obbligatoriamente predisposte;

la tumulazione del cadavere in loculo, in tomba o in cappella privata, di contro, è finalizzata a conservare più a lungo le spoglie mortali e la sepoltura stessa. Il periodo di conservazione di un cadavere in un loculo, in una tomba o in una cappella varia a seconda del tipo di concessione ottenuta dal Comune. La concessione in uso dei loculi e delle altre sepolture private è a pagamento secondo una tariffa fissata dall’autorità comunale, così pure come il periodo di concessione;

la cremazione di un cadavere prevede l’incenerimento dello stesso per mezzo di combustione e la raccolta delle ceneri in un’apposita urna. Le urne contenenti le ceneri non possono essere custodite dai familiari del defunto presso il loro domicilio, ma devono essere accolte in un apposito edificio predisposto all’interno del cimitero, o in sepoltura o in cappelle funerarie private.

Per i musulmani non ci si potrà sbagliare: sotto terra.

Ma per tutti gli altri?

Come vedete la sistemazione dei cadaveri e dei cari estinti è un compito gravoso ed impegnativo che le amministrazioni comunali  sono chiamate a risolvere. Anche quella del paesello a sud est non è da meno. Da anni si dice in giro, che il cimitero non sia più in grado di sopperire all’enorme domanda di loculi che il morto richiede. Qua si muore e non vogliono smetterlo di farlo. Le statistiche, tratte dal Sito Istituzionale del Comune di Casamassima raccontano di morti minime, 103, nel 2011 a quelle massime, 170, durante il 2015. Anche nel 2106, il trend si è tenuto alto: 160 estinti. Ma cosa sarà avvenuto in questi ultimi due anni per far schizzare così in lato le morti visto che dobbiamo andare al lontano 2006 per trovarne 156? Buh!

Ma torniamo al defunto.

Molte volte si chiede la cortesia di far sostare il deceduto improvviso sprovvisto di nicchia predisposta ad ospitarne i resti mortali a zii, parenti ed amici; ma questa una sistemazione provvisoria è. Volete che in vita, dopo mutui e cessioni del quinto dello stipendio e magari qualche decennio come emigrante si è costruito la casa ed ora da morto in “subaffitto” deve stare?

Assolutamente no.

Ci vuole il loculo nicchia di mt 2,25*0.75*0.70 di proprietà.

Con la Determina n. 47 del 28 febbraio 2017, si attestava che i deceduti durante il 2016 sono stati 157, (anche se il sito istituzionale ne dichiara 160) e che tutti hanno trovato degna sepoltura nel cimitero comunale sia in terra che nei loculi. Nella stessa Determina si dichiara che presumibilmente anche per l’anno in corso, quindi per il 2017, la media di mortalità non dovrebbe discostarsi da quella del 2016.

Se non siamo a fine aprile almeno ad una cinquantina siamo fritti.

Grattatina.

I morti ricompaiono, poi, negli atti pubblici, il 13 aprile 2017 nelle note di chiarimento richieste dai Revisori dei Conti.

Per la realizzazione dei nuovi loculi cimiteriali, che si prevede debbano essere n. 240, quantità individuata per soddisfare il fabbisogno  sia statistico che di prenotazione, si stima un costo pari a 480 mila euro.

Ed è qui che il discorso si fa ampio e complesso.

Dalle statistiche, si ripete, risulta una mortalità annua pari a 150 unità delle quali 120, richiedono di riposare in loculi ed i restanti 30 preferirebbero essere inumati (terra sei e terra tornerai).

Quindi i 240 loculi previsti servirebbero a soddisfare la richiesta di due anni. Quali?

Ma qui il discorso si fa più interessante.

Grattatina supplementare.

Secondo gli uffici di Casamassima, visto che i cari estinti tumulati provvisoriamente, (ricordate? ne abbiamo parlato prima), sono 56, e quindi da considerarsi come posti già prenotati nei nuovi loculi, perché non aggiungere anche i coniugi rimasti ancora in vita?

56 (morti tumulati provvisoriamente) + 56 (coniugi morti ancora da morire) fa 112 posti prenotati.

Fermo restando tutto sto concetto, risulterebbero, per gli Uffici del Comune di Casamassima, n. 112 reali prenotazioni.

Quindi per il triennio 2015 – 2017 i loculi necessari statisticamente, dovrebbero essere n. 360.

Come si può far rientrare nella statistica la richiesta presunta di un loculo per se del coniuge superstite è un mistero, ma trattandosi di morte il mistero ci sta.

Ma il Bilancio Previsionale non era per il 2017 – 2019?

Cosa centra il conteggio riferito al triennio 2015 – 2017?

Ora altro discorso misterioso ed incomprensibile come il significato della morte.

L’Amministrazione Comunale stanzierebbe per queste opere 480 mila euro per tutto il triennio, tenendo conto che il costo unitario di ogni loculo sarà pari a € 1.100.

480.000/1.100= 436,36 (loculi) periodici.

Ma subito ne vorrebbe realizzare 218 di loculi, per una spesa pari a 240.000 mila euro, (1.100*218=239.800).

Il ricavo dalla vendita di questi loculi sarebbe di euro 480 mila perché il comune venderebbe questi loculi a 2.200 euro ciascuno.

Un guadagno pari al doppio dell’investimento.

Sui morti si può. E’ un affare.

Quindi, con l’incameramento di questi 480 mila euro si potranno realizzare i due edifici che dovranno ospitare i nuovi loculi.

A questo punto, quanti?

436.

Ma se ce ne vogliono per il triennio 360, la differenza di quei 76 a chi andrà?

Finita l’intricata comprensione della nota di chiarimento che a noi più di chiarire ci ha incasinato ancora di più, qualche domanda la vorremmo porgere.

Ma noi, la vedo difficile, ma se dovessimo morire e mai e poi mai abbandoneremmo questo paesello a sud est, e volessimo essere «scremati» come il latte, dove ci metterebbero? In tutte queste statistiche, perché soffermarsi solo fra sottoterra ed  inumati nelle nicchie? Come mai vengono presi in esame loculi costruiti con cemento armato e ferro? Lo sanno i nostri tecnici che ci sono anche i loculi prefabbricati in cemento armato precompresso che si montano in giornata? Oppure quelli in vetroresina? Quali i costi?

Morire non è bello, ma per chi ti sotterra è na festa.

Gli svarioni incongruenti. Serviti.

0

Le minoranze, visti i pareri dei Revisori dei Conti in riferimento al Bilancio Previsionale 2016 – 2019, che sono sembrati contradditori nella forma e considerando molto poco lusinghieri i giudizi espressi dal Collegio nei confronti degli uffici del Comune di Casamassima chiedevano, durante il Consiglio di ieri 2 maggio, un aggiornamento dello stesso al fine di consentire la discussione del provvedimento alla presenza dei Revisori stessi che avrebbero potuto dissipare dubbi e perplessità legittimi.

La maggioranza ha negato tale possibilità.

Ricordiamo, per i pochi tanti distratti seduti fra i banchi della maggioranza che risultano essere Giovanna Nero, Domenica Ferri, Nicola Guerra, Arianna Zizzo, Pasqua Borracci, Giacinto Rella, Antonio Manzari e Giuseppe Nitti , che fra le varie tipologie di controllo interno, il Collegio dei Revisori dei Conti rileva ai fini dell’erogazione delle spese anche e sopratutto quelli di regolarità amministrativa e contabile.

Maggioranza che chiedeva nello scorso Consiglio Comunale, il ritiro dell’approvazione del Bilancio visto proprio il parere non favorevole dei Revisori e che ieri, ne ha impedito l’aggiornamento al 5 maggio prossimo, data in cui i Revisori avevano assicurato la presenza ma che per impegni inderogabili da parte di alcuni consiglieri di maggioranza, (ma queste sono solo voci maligne di corridoio), ne hanno impedito la discussione.

Quella stessa maggioranza che approvava la Carta di Pisa, quella stessa maggioranza che ha fatto della trasparenza, della legalità e della differenzazione da tutti gli altri il suo cavallo di battaglia nega sfrontatamente la possibilità di poter discutere liberamente e senza pregiudizi cercando la massima condivisione assumendosi in prima persona la responsabilità di approvare un bilancio che passa impunemente sulla pelle dei cittadini che le tasse le pagano.

Una gran festa quella della maggioranza che esce trionfante da una seduta consiliare che se fosse durata 10 minuti non avrebbe sconvolto nessuno visto l’esisto scontato.

Finiti i tempi delle polemiche e delle accuse senza appello sui bilanci redatti dall’ANCREL che almeno con duemila euro o poco più figure meschine le hanno evitate, si è passati alle dichiarazioni di voto così imbarazzanti da far accapponare la pelle ad un elefante.

Chissà cosa avrebbe dichiarato il Nitti se fosse rimasto ancora in minoranza a proposito di quei giudizi sprezzanti sugli atti redatti da uffici il cui esito, scrivevano qualche giorno fa i revisori dei conti, con  stupore ne prendevano atto delle  vane  enunciazioni  indicate  nella nota  tecnica  del  Responsabile  del Servizio di Gestione economica e finanziaria irrilevanti dal punto di vista economico/finanziario/patrimoniale, in ordine alle criticità evidenziate dal Collegio con il parere al Bilancio di Previsione.

Ma quei tempi son finiti. Il Nitti, organico alla maggioranza ma con l’acume da prima repubblica di non prenderne il posto, ancora nei banchi della minoranza siede, con quella dichiarazione di voto cancella l’ultima possibilità di poter rappresentare la giovane politica lontana dai giochi del palazzo che puzza di vecchio.

Cosa potevano le minoranze se non dissociarsi da tali decisioni ed abbandonare l’aula non partecipando alla discussione, che inevitabilmente, mettendo da parte la logica, la sintassi, i numeri non poteva che supinamente approvare un Bilancio che da più parti si considera non veritiero?

Scrive la minoranza tutta:

«PREMESSO CHE

Le vicende relative all’iter procedurale delle attività previsionali deliberate che hanno caratterizzato questi ultimi mesi, destano inquietanti preoccupazioni ed il Gruppo di Minoranza rappresentato dai Consiglieri (omisis), nel rispetto delle funzioni ad essi attribuite dal T.U. 267/2000 che attiene al controllo delle Deliberazioni adottate dalla Giunta Comunale e dal Consiglio Comunale, ovvero della legittimità degli atti e per evitare di poter incorrere in forma indiretta a responsabilità qualora omettano di intervenire su questioni ed atti di pubblico interesse anche e semplicemente consentendo la legalità della seduta con la propria presenza e per evitare qualsivoglia omissione che possa essere lesiva di interessi altrui, come la  comunità da essi rappresentata, nel controllare l’attività amministrativa posta in essere dalla maggioranza di Governo per la responsabilità prettamente giuridica che ne deriva anche sui Consiglieri di minoranza per i compiti assegnati

….

I CONSIGLIERI DI MINORANZA

Esprimono la propria dissociazione individuale e di Gruppo dall’eventuale votazione positiva da parte della maggioranza per i deliberati pendenti e per quelli conclusi riservandosi di operare tutte le azioni di coinvolgimento di Organi sovracomunali preposti».

La cronaca spicciola vedeva gli interventi degli assessori e del sindaco che hanno illustrato il libro dei sogni che se fosse non solo sulla carta vedrebbe il paesello a sud est svettare nella classifica dei comuni più virtuosi e vivibili non solo d’Italia, ma del Mondo intero.

Ma la ciliegina sulla torta, non bastasse quello che ieri in consiglio ha messo in campo la classe politica del paesello, sono le parole del consigliere Nicola Guerra oggi su La Gazzetta del Mezzogiorno, che a proposito della TARI e delle bollette pazze di aumenti dichiara candidamente:
«E’ stato uno svarione, diciamo così, da parte degli uffici».
L’assessore Tancorra, da parte sua, sempre in merito allo svarione annunciato dal Guerra, a proposito di considerare per le pertinenze una tassazione pari a 3 occupanti a prescindere dall’effettiva composizione del nucleo familiare, dichiara:
«E’ una incongruenza».

Ma come mai gli uffici e la politica contribuiscono a generare svarioni incongruenti sulla TARI, cari Guerra e Tancorra ed essere immuni dal generarli anche quando si parla di Bilancio?

Bastassero due indizi per confezionare una prova, eccola servita.

Ieri si sarebbe dovuto parlare anche di scuole….

Il PD Casamassima non convince più nessuno.

0

Se volessimo spulciare e avessimo il tempo per analizzare il voto delle Primarie PD di ieri, ci accorgeremmo che:

Matteo Renzi stravince nella penisola italica e preannuncia un governo delle larghe intese e per il bene del Paese con le destre;

Michele Emiliano asfalta Renzi in Puglia (ma non basta) e si chiude nel suo fortino;

che qualche solito problema nei seggi e fra i votanti, come prassi, c’è stato, fra ricevute, bolzanini di colore e seggi chiusi perché occupati da fascisti conclamati;

che lo stato di salute del PD nostrano, quello casereccio, quello del paesello, per intenderci, è pressoché penoso.

Raffrontando i voti validi espressi nei confronti dei candidati, Emiliano, Renzi e Orlando in tutta la provincia di Bari e rapportandoli al numero di abitanti dei vari paeselli che circondano la grande metropoli, ci accorgeremmo che proporzionalmente, Casamassima e quindi il PD e quindi la segreteria e quindi il segretario cittadino, è riuscito a portare ai seggi un numero di elettori fra i più bassi di tutta la provincia. Peggio di Casamassima ha fatto solo Gioia del Colle che riesce a portare al voto del centro sinistrato (me, è na battuta), su 100 abitanti solo 1,65.

Casamassima, in questa classifica si pone al penultimo posto con 1,87 votanti su 100 abitanti.

Neanche fra le cittadine con un numero di abitanti simile riesce ad emergere.

Che ci sia un problema di segreteria è conclamato, ma ci chiediamo quando il PD prenderà coscienza? La sindacatura piddina non va affatto bene; cacciati in malo modo dalla giunta i rappresentanti PD; l’appoggio esterno non convince; apatia e sconforto totali; fuoriuscite più o meno eccellenti ci sono state e ci saranno, ed allora a quando le contromisure?

Ottobre sarebbe tardi.

A proposito, ma avete capito come si svolge questo congresso PD?

Buh!

 

I dati sul voto sono tratti da BariToday

Gli abitanti da Wikipedia

Primarie PD a Casamassima. Vince ma non stravince Emiliano.

0

Primarie del PD. Si sono concluse da poco le operazioni di spoglio nel Circolo in Piazza Moro:

Votanti 388

Schede nulle 16

Schede bianche 0

Michele Emiliano 138

Matteo Renzi 129

Andrea Orlando 105

Rispetto alle primarie precedenti si nota un leggero calo dei votanti che erano 430 nel 2012 e 418 nel 2013.

Esito pressoché scontato, per Casamassima,  ma che nasconde, se il trend nazionale vedesse Renzi prevalere di gran lunga rispetto ad Orlando ed Emiliano, nuovi assestamenti nel partito locale.

 

Casamassima – I revisori dei conti bocciano gli uffici.

0

E’ stata fissata per il 2 maggio prossimo, in concomitanza con quello fissato per la situazione scuole a Casamassima, la discussione in merito all’approvazione del Bilancio di Previsione 2016-2019.

Ma sono i pareri dei Revisori dei Conti, proprio in merito al Bilancio di Previsione,  al centro dell’attenzione in questo momento.

A proposito degli uffici e della macchina organizzativa tecnica e burocratica degli uffici comunali, i Revisori aprono scenari a dir poco inquietanti.

Ma che dicono i revisori?

Nel primo parere, quello del 7 aprile 2017 scrivono:

«A tutto ciò si aggiungano i ripetuti solleciti all’Amministrazione ad organizzare e potenziare, anche in termini di formazione, le risorse disponibili per la constatazione di una disorganica  gestione degli/tra gli Uffici che non fa che acuire ulteriormente la gestione non ottimale dell’Ente dal punto di vita economico, finanziario e patrimoniale.

Questo Collegio ha avuto finora modo di effettuare all’Amministrazione ripetute sollecitazioni, volte anche a prevenire potenziali rischi di illegittimità degli atti amministrativi adottati, al fine di evitare ricadute di tipo personale e patrimoniale rispetto all’adozione degli atti amministrativi. Non si è avuto ancora un adeguato riscontro.

In tal senso si inserisce il rilievo del Segretario Generale dell’Ente che, in sede di redazione  del Verbale relativo ai controlli interni, ha constatato che: ” …è  stata rilevata la scarsa qualità nella redazione degli atti:  ancora più preoccupante è l’avvertita necessità di ribadire che” …per  il servizio di  gestione del territorio….. si  perdura,  nonostante le ripetute raccomandazioni  in  tal senso, a non utilizzare il Mercato Elettronico della P.A.”.»

«Suggerimenti

  1. Strutturazione organica degli Uffici per consentire una gestione integrata dell’attività amministrativa. Il Collegio, infatti, lamenta una insufficiente comunicazione e collaborazione tra gli Uffici, che inficia la possibilità di avere un lavoro maggiormente condiviso ed efficiente tra le risorse dell’Ente.
  2. Predisposizione di un piano di gestione ottimale dei tributi, possibilmente internalizzandone la gestione per garantire non solo una  maggiore trasparenza nella gestione  ma  anche  per beneficiare  di   strumenti  di   ausilio   all’accertamento   che,   se   affidati   all’esterno,   non consentirebbe all’Ente di beneficiarne; ci si riferisce ad una interazione proficua con l’Agenzia delle Entrate per incrociare i dati di questa con i dati a disposizione dell’Ente, che potrà così effettuare un accertamento più affidabile non solo dei tributi locali ma anche di quelli erariali. Di questa interazione  potrebbe scaturire una nuova opportunità economica finanziaria,  in quanto per alcuni tributi erariali il recupero dell’evasione può  andare a beneficio dell’Ente che ha  collaborato  per  far  emergere  il  gettito  evaso:  il  Comune  avrebbe  così  una  migliore organizzazione del servizio e potrebbe anche trarne una maggiore quantità di risorse.
  3. Predisposizione di quadri sinottici di monitoraggio costante delle opere pubbliche  per poter avere una sintesi precisa dei residui attivi e passivi, al fine di fornire una rappresentazione aggiornata e veritiera di questi.
  4. Adozione di un inventario che riporti non solo i dati anagrafici dei beni, ma anche le incidenze di carattere economico e patrimoniale sul bilancio dell’Ente, che potrà essere così assolutamente veritiero e  corretto. Tutto  ciò consentirebbe una più efficiente  ed  efficace gestione  del  Patrimonio  (es.  affitti adeguati dei beni  dell’Ente) grazie  ad  una maggiore redditività dei cespiti che lo compongono.»

Cosa dovremmo ulteriormente aggiungere a questo quadro che sembra impietoso?

Nell’ulteriore parere dei Revisori dei Conti del 26 aprile, il terzo rilasciato per meglio esplicitare quanto gli stessi dichiaravano in quello rilasciato 5 giorni prima, leggiamo:

 «Preso Atto

  • con stupore delle  vane  enunciazioni  indicate  nella nota  tecnica  del  Responsabile  del Servizio di Gestione economica e finanziaria (Prot. 8404 del 21.04.2017), irrilevanti dal punto di vista economico/finanziario/patrimoniale, in ordine alle criticità evidenziate dal Collegio con il parere al Bilancio di Previsione;»

……

«Rivolge        

ferma sollecitazione  all’Amministrazione  a dotarsi di  un’organizzazione  compatibile con l ‘innovativo quadro di finanza locale, nonché a strutturarsi con figure professionali dotate di specificità compatibili con le gravose, impegnative ed articolate responsabilità gestionali, primo ed essenziale elemento di una sana, coerente e proficua gestione. In tal modo, si scongiurerebbero disappunti e fraintendimenti, verificatisi a causa di non approfondita  conoscenza  del  procedimento  di  formazione  del  bilancio  e  del  suo contenuto, che integra congiuntamente dati contabili, modus operandi, organizzazione dell’ Ente ed intendimenti programmatici;»

Anche in questo parere, il riferimento agli uffici traspare in tutta la sua drammatica gravità.

Ma il sindaco non aveva assicurato tutti che la scelta di nominare tecnici come assessori sarebbe stato un valore aggiunto per il paesello a sud est? E la nomina di un nuovo responsabile al Servizio di Gestione Economica Finanziaria, non doveva servire, seppur ad interim, ed essere sufficiente per sopperire alle gravi riscontrate denunce fatte dal Collegio dei Revisori?

A parte la considerazione che non si ricordano pareri e giudizi così negativi nei confronti delle Amministrazioni di Casamassima, e questo senza distinzione fra destra e sinistra e centro, che siano ancora una volta le scelte del sindaco foriere di responsabilità politicamente e tecnicamente opinabili?

Formalizzate ieri sera le nomine del direttivo della Pro Loco di Casamassima. Chiamarle elezioni mi sembra troppo.

0

All’indomani delle dimissioni di tre membri del direttivo Pro Loco di Casamassima, Gerardo Spinelli, Luisa Valenzano e Vito Tanzella si è provveduto a rinnovare le cariche sociali.

Alla presenza della Vice Presidente Domenica Acito, che ieri sera ha formalizzato anch’essa le proprie dimissioni e a quella dell’ormai ex Presidente Francesco Villari, si è proceduto ad eleggere (?) i nuovi membri. I candidati erano tre e sono rimasti tre. Da tempo si sapeva che gli unici disposti ad assumere la carica, Antonio Pastore, Lucia Creatura e Cosimo Morgese si sarebbero presentati come candidati unici e possibili.

Il direttivo quindi, da 5 passa a 3 per mancanza di candidature.

A questo punto ci chiediamo per quale motivo si sia scelto di procedere con le elezioni, che non hanno avuto nessuna valenza visto l’esito scontato, e non si sia scelto, meno ipocritamente, con la nomina diretta per mancanza di candidati.

Con un numero di iscritti Pro Loco pari a 60 e con solo una ventina di votanti che rappresentavano un numero imprecisato ma esorbitante di deleghe, più che a libere elezioni ci è sembrato di assistere ad una pantomima dove i votanti sceglievano e votavano sapendo a priori l’esito del voto sapendo già chi avrebbe vinto. Ed infatti su 3 candidati, vincevano a man bassa, indovinate chi?

I tre candidati: Antonio Pastore, Lucia Creatura e Cosimo Morgese.

Al loro interno, i tre del direttivo, dovranno scegliere il nuovo Presidente, che i più informati escludono possa essere Cosimo Morgese.
La lotta sarà a due fra la “nuova” Lucia Creatura e l’ormai “veterano” Antonio Pastore. Chi la spunterà?

Auguri, Pro Loco.

Il Bilancio di Previsione e il “mistero” dei pareri.

0

Il Sindaco Vito Cessa, insieme agli assessori Di Donna Angela, Cupertino Giuseppe, Franchini Maria Teresa, Tancorra Giovanni, assente Ardito Vitangelo, il giorno 17 marzo 2017 approvavano, con Delibera di Giunta n. 48, lo Schema di Bilancio di Previsione 2017-2019.

Il 7 aprile 2017 i Revisori dei Conti inviavano il Parere su tale importante atto concludendo la relazione:

In relazione alle motivazioni specificate nel presente parere, richiamato l’articolo 239  del TUEL e tenuto conto

– del parere espresso sul DUP e sulla Nota di aggiornamento;

– del parere espresso dal responsabile del servizio finanziario;

– delle variazioni rispetto all’anno precedente.

LOrgano di revisione:

– non ha  rilevato  la  coerenza interna,  la  congruità e l’attendibilità contabile delle.  previsioni  di bilancio;

 – non ha  rilevato,  altresì,  la possibilità con  le  previsioni proposte, di rispettare  il principio  del pareggio di bilancio.

 Ed esprime, pertanto, parere non favorevole alla proposta di Bilancio di previsione 20172019 e ai documenti allegati.

Il giorno 10 aprile 2017 durante il Consiglio Comunale, l’assessore il Tancorra Giovanni, a seguito del parere non favorevole dei Revisori dei Conti chiede di rinviare il Consiglio Comunale stesso, dichiarando che ci vuole una “rivisitazione del bilancio”.

Il 18 aprile 2017 arriva diffida da parte del Prefetto di Bari che concede ulteriori 20 giorni per approvare lo Schema di Bilancio.

La maggioranza, a questo punto, decide di emendare lo Schema di Bilancio di Previsione 2017- 2019.

Emendamento che arriva tramite Delibera di Giunta n. 72 il 21 aprile 2017: presenti, Cessa Vito, Di Donna Angela, Ardito Vitangelo, Cupertino Giuseppe, Franchini Maria Teresa.

Assente Tancorra Giovanni.

Allegata a tale Delibera di Giunta, compare agli atti anche una nota integrativa al Bilancio di Previsione a firma dell’incaricata ad interim del Servizio Gestione Economica Finanziaria, dott.ssa Fatiguso Carmela.

Il 21 aprile 2017 i Revisori dei Conti provvedono a redigere un nuovo parere sul cosiddetto “emendamento” e scrivono:

Rilevato che dalla dinamica storica e prospettica delle entrate e delle spese, come da tabella di seguito riportata, risulta di tutta evidenza l’insorgere di una situazione deficitaria negli ultimi dati di bilancio di Previsione 2016, cui fa seguito l’emergere di gravi tendenze di squilibrio corrente, si rende necessario prevedere per il 2017-2019 una gestione corrente solida che possa prevenire ulteriori appesantimenti economico finanziari:

……. tuttavia non si considerano risolutive le proposte avanzate che non apportano elementi di novità sostanziale alle anomalie riscontrate in sede di esame del bilancio di previsione.

Un fervido invito all’Amministrazione, in caso di approvazione del bilancio di previsione ad attivare, in via prudenziale, la spesa solo previa verifica dell’effettivo incasso delle entrate previste.

Sembrerebbe un’altra bocciatura che segue già quella espressa il 7 aprile.

Con tali e tanti pareri non favorevoli il Bilancio di Previsione non può essere approvato.

A questo punto la maggioranza ed il sindaco ad un bivio.
Si chiede e si ottiene un ulteriore parere dei Revisori dei Conti che giunge il 26 aprile 2017, i quali Esprimono:

soprattutto  in  considerazione  dell’ ‘ultima  nota  Prot.  8597  del  26.04.2017  di  chiarimento prodotta in data odierna, parere favorevole alle proposte di emendamento fomite dall’Amministrazione,  fatto  salvo  il  reintegro  totale  sia  nel  Piano  triennale  delle  opere pubbliche che nel Bilancio di Previsione 2017-2019, nella sezione delle entrate così come delle spese, in virtù della documentazione complessivamente trasmessa al Collegio dei Revisori, diffidando l ‘Amministrazione  dall’effettuare  qualsiasi spesa se non previo effettivo introito delle entrate previste.

 

Considerazioni:

Cosa mai «dirà» l’ultima nota Prot. 8597 per far cambiare così repentinamente un parere non favorevole in un parere favorevole?

Ed a cura di chi è questa nota?

Ma il ripetere il giudizio sugli atti non certo gratificanti e/o positivi da parte dei Revisori dei Conti riportati in questo ultimo e speriamo ultimo parere, è da interpretare come una contraddizione?

Cosa è avvenuto di così travolgente da far diventare il negativo positivo nel cosi breve lasso di tempo di 5 giorni quando non sembra ci siano variazioni di cifre a Bilancio?

Convocata in tutta fretta per sabato 29 aprile alle ore 10.30 la conferenza dei Capi Gruppo per fissare il Consiglio Comunale.

Potranno rispondere alle ovvie domande che i consiglieri saranno costretti a porgere?

Avete notato che l’assessore “competente al ramo”  Tancorra Giovanni risultava assente durante la seduta di Giunta del 21 aprile 2017 quella inerente l’approvazione dell’emendamento?

Ma l’emendamento chi lo ha redatto?

Che sia anche questo un mistero dogmatico delle giunte tecniche?

 

La macchina per cucire – Viaggio nelle periferie dei diritti

0

Appunti di viaggio su di un mondo alla deriva. Questo è La macchina per cucire Viaggio nelle periferie dei diritti di Valeria Patruno edito da GiaZira. Ma è anche una finestra sul mondo sulle nefandezze del sopruso dell’uomo sull’uomo. Sono gli occhi della giovane autrice che a piedi nudi si rotola sul prato o che ammira il tramonto sull’isola di Phuket; tramonto che nasconde il turismo sessuale, la prostituzione minorile, lo sfruttamento dei birmani in esilio. Vorrebbe essere tanto  una super – eroina, Valeria, per avere un qualche super potere per regalare una notte di serenità alle tante migliaia di persone atterrite dalle sofferenze.

Nell’ultimo rapporto di Amnesty International (2015-2016) le violazioni dei diritti, economici, sociali, politici e civili, è presente in molti Paesi che non ci aspetteremmo di trovare.

Si arrestano e si imprigionano persone che esprimono pacificamente le loro opinioni in Angola, si reprimono coloro i quali osano chiedere riforme o criticano apertamente le autorità in Arabia Saudita; in Burundi sistematiche sono le uccisioni nei confronti di quelli che si battono per i diritti umani; in Cina aumentano le repressioni nei confronti dei difensori dei diritti umani attraverso l’adozione di leggi indiscriminate in nome della sicurezza nazionale; in Egitto migliaia gli arresti, in nome della sicurezza nazionale, nei confronti di chi esprime critiche in modo pacifico nei confronti del governo attraverso anche la detenzione di centinaia di persone senza accusa e senza processo; in Gambia torture, sparizioni forzate, criminalizzazioni delle persone LGBTI (lesbiche, gay, bisessuale, trasgender); in Israele si mantiene il blocco militare nei confronti di Gaza e si continuano a punire collettivamente 1.8 milioni di abitanti; in Kenya ancora esecuzioni estragiudiziali, sparizioni forzate e discriminazioni contro i rifugiati; in Messico 27.000 sparizioni e grave situazione dei diritti umani compreso l’uso della tortura; in Pakistan uso della pena di morte, chiusura degli uffici delle Ong considerate contro gli interessi nazionali; nel Regno Unito continuo uso della sorveglianza di massa in nome della lotta al terrorismo; in Russia azioni coordinata per ridurre al silenzio la società civile; in Siria uccisione di migliaia di civili in attacchi diretti e indiscriminati contro i civili, uso della tortura in carcere e blocchi degli aiuti internazionali alle popolazioni alla fame; in Slovacchia discriminazione nei confronti dei rom; negli Stati Uniti d’America ancora aperto il centro di detenzione di Guantanamo ed assenza di procedimenti giudiziari nei confronti degli autori di torture e sparizioni forzate; in Thailandia arresti di persone che avevano espresso critiche in modo pacifico tra cui attori, utenti di Facebook e semplici autori di graffiti; in Ungheria chiusura dei confini di fronte a migliaia di rifugiati in condizioni disperate.

E’ lo sguardo di Celestino, di Paula, di Manuel, di Manique, di Dragan, di Amir, di Mr. Younis, di Bibi, di Razim, di Wazim, di Hady, di Song, di Wendy, di Haad, di Mr, J., Mr. M., di Gabriele, di Ratan, di M., di P., di Margarita, di Tariq, di Shamshaad, di Chang, di Wen, di B., di Liu, di Huang, di Zhang, di Qin, di Zanzeeb, di Zahida, di Vasanthi, di Harish, di Ravindra, di Liam, di R., di herman, di Joao, di Sharon, di Liaqat, di Bapsi, di Iden, di Isaque, di Ilir, di ziyad, di Lin, di Mr. Kailash, questo viaggio sulla finestra sul mondo che ci porterà dalle difficoltà di costruire sessanta case a Patrice Lumumba in Mozambico dopo l’alluvione, passando per il Kosovo dove i serbi e gli albanesi sono alla ricerca ancora di un punto di equilibrio e dove maggioranze e minoranze non hanno alcun senso. Dalla Birmania colpita dal ciclone tropicale Nargis  con centotrentamila tra morti e dispersi, senza un governo capace di far fronte all’emergenza, alle piogge monsoniche del Pakistan con morti e disperazioni e con una popolazione che non riceverà nessun aiuto per le alluvioni, né dal governo pakistano né dalle organizzazioni internazionali.

Un viaggio tra le contraddizioni della Cina e dei lavoratori migranti che non hanno nemmeno i soldi per raggiungere le proprie famiglie poiché le loro paghe sono trattenute dai  caporali per impedirgli di non far più ritorno al lavoro una volta a casa, con un lavoro minorile sfruttato senza un briciolo di umanità. Una finestra sul mondo che da Manduria con il suo campo profughi allestito in tutta fretta, ci catapulta in Mozambico e la discarica di Maputo dove bambini dai 7 ai 17 anni cercano sostentamento fra i rifiuti organici e non.

Uno scenario da Day After è quello che vede Valeria a cui noi assistiamo grazie a lei.

Da New Delhi a Prishtina, da Ghazi Barotha a Mitrovica, da Shenzehen a Pechino, da Peshawar a Tianjiin è un susseguirsi di diritti mancati, di lavoro minorile sfruttato, di donne vessate, di soprusi e morti. Di ONG ostacolate in tutti i modi e di lotte impedite. Non è bastata neanche la tragedia di Rana Plaza allorquando dopo un crollo morirono 1129 persone, soprattutto donne e bambini e dove 2515 feriti chiedono ancora giustizia. Si producevano capi d’abbigliamento anche per noti marchi occidentali. La lista dei marchi internazionali che si rifornivano direttamente o tramite agenti al Rana Plaza e alla Tazreen è lunga e comprende pezzi da novanta come Walmart, Mango, Benetton, C&A, El Corte Ingles, Kik, Walt Disney, oltre alle altre italiane Piazza Italia, Manifattura Corona e Yes Zee. Scorrono via quegli sguardi spenti, quelle vite che per sopravvivere devono perire.

Tutti dovrebbero poter avere la possibilità di imparare ad usare la macchia per cucire; segnare col gessetto bianco sul tessuto i valori del socialismo, del francescanesimo, dell’accoglienza, del sostegno ai più vulnerabili, dell’onestà, della responsabilità delle proprie scelte e delle proprie azioni, del valore non materiale delle cose per ridisegnare e mettere insieme i pezzi dell’abito su misura per una nuova umanità.

Autonomia Cittadina a Congresso

0

Nonostante sia una lista civica, Autonomia Cittadina si sta strutturando sempre più e prendendo a prestito le sembianze di un vero partito si costituisce sia a livello tecnico giuridico che politico.

Il 2° Congresso svoltosi il 21 aprile nella sede in via Turi, ha visto la partecipazione di iscritti, simpatizzanti e vari rappresentanti di forze politiche locali.

La relazione iniziale di Vito Mazzei, in qualità di segretario politico uscente, ha messo l’accento sulla situazione politica locale, drammaticamente deficitaria dell’amministrazione Cessa. Al contempo, mettendo l’accento sulla forza che la lista civica sta assumendo nell’agone politico casamassimese, ne ricordava i tratti fondativi che la vogliono equidistante sia dai movimenti di destra che di sinistra. Un movimento politico lontano dagli schieramenti di facciata fra destra e sinistra ma che non ha, ancora oggi, riconosciuto, almeno pubblicamente, le gravi imprecisioni che ne hanno caratterizzato il cammino che è sembrato altalenante nell’ultima campagna elettorale e che lo ha visto ora tentare di stringere alleanze con la sinistra ed ora con la destra. Sappiamo tutti come è andata a finire e crediamo che gli iscritti abbiano avuto modo di metabolizzare, nonostante una campagna elettorale non chiarissima, gli effetti di scelte che ne hanno compromesso la vittoria.

I saluti di rito di vari esponenti politici locali hanno caratterizzato la discussione.

L’intervento di Stefania Verna, anch’essa molto critica nei confronti dell’amministrazione, non chiude definitivamente con i partiti augurandosi, ricordando le ultime disavventure vissute con il PD, un possibile ritorno in coalizione, in un’ipotetica nuova campagna elettorale, nel caso questi assuma posizioni più coerenti.

Giuseppe Nitti non convince nella disamina della situazione attuale, e non potrebbe essere diversamente visto il repentino capovolgimento di giudizio che da sulla conduzione della vita amministrativa e politica del paesello e si avventura in disquisizioni che vertendo sull’importanza delle liste civiche dimentica di ricordare che contrariamente ad Autonomia Cittadina, la sua di lista o quelle sorte nell’ultima competizione elettorale nel campo del centrosinistra cessiano, hanno assunto più il ruolo di comitati elettorali personali che di movimenti politici veri e propri al servizio della comunità.

Il saluto di Rino Carelli, anch’esso con un tasso altamente critico nei confronti della gestione Cessa, ha messo l’accento su un probabile “quasi certo default” delle casse comunali e della decisone, non più procrastinabile, di intraprendere un cammino comune verso un governo di salute pubblica che veda insieme soggetti che vogliano operare in tal senso al di là di ideologie anche contrastanti fra loro.

Anche i saluti di Leonardo Rubino non si sono fatti attendere, anche se in verità quel parallelismo fra la sua di esperienza nel lontano 2003 e l’attuale non è sembrata decifrabile.

A porte chiuse poi, gli iscritti hanno avuto modo di eleggere i componenti la segreteria direttiva di Autonomia che risultano essere:

Alessio Nitti (il professore), Presidente;

Giuseppe Fortunato (Pinuccio), Segretario politico;

Giacomo Pirolo, Tesoriere;

Vito Antonio Nanna, Segretario organizzativo;

Giovanni Terrameo, Segretario organizzativo e Probiviro;

Carmine Renna, Segretario organizzativo e Probiviro;

Leonardo Rizzi, Segretario organizzativo e Probiviro.

Ai lavori mancava il due volte candidato sindaco Vito Rodi.

Frattura o impegni non rinviabili?

La presidenza del consiglio. Attenti all’arruolamento. Forzoso.

1

La presidenza del consiglio del Comune di Casamassima è un posto vacante. Potrebbe rimanere così all’infinito, ma non penso che ciò possa verificarsi.

Ed allora bisognerà farla occupare quella seggiola: ma da chi?

Analizziamo i fatti.

Ad oggi sembra che i patti fra tutti i componenti le maggioranze siano stati rispettati: qualcuno chiedeva le dimissioni del sindaco e dimissioni furono, qualcuno chiedeva fuori il PD dalla giunta e fuori il PD è stato, qualcuno chiedeva la giunta tecnica e giunta tecnica fu, qualcuno chiedeva un crono programma e crono programma fu, qualcuno chiedeva appoggio esterno ed appoggio esterno fu. Sembra che tutti abbiano ricevuto, brutto termine, ma non ne trovo di migliori, quello che richiedevano affinché il sindaco potesse continuare la sua corsa. Per il bene del paesello, naturalmente.

Per completare il quadro la Ferri rivestiva ancora, però, un ruolo sicuramente poco gradito a qualcuno delle maggioranze, che le votava contro, e che prendendo al balzo la mozione di sfiducia da parte delle minoranze, aveva la possibilità di togliersi dalle scarpe quel fastidioso sassolino che da un anno e mezzo e più ne impedisce il cammino spedito. Visto lo stato d’animo della Ferri, sicuramente poco incline oggi ad assumere un ruolo benevolo nei confronti della maggioranza, bisognerà completare l’operazione cercando di depotenziarla e renderla innocua. Ricordiamo che una maggioranza a 9, con solo un voto in più rispetto a quello delle minoranze, la mette sicuramente non al riparo da possibili colpi di coda che ne comprometterebbe l’esistenza in ogni momento.

A questo punto facciamo della fantapolitica.

E se la mozione di sfiducia alla Ferri fosse stata, diciamo così, vista di buon occhio da parte di settori della maggioranza?

E se quel voto contro e quella scheda bianca nascondessero altro?

E se fossero propedeutici per un disegno più ampio?

E se ci fosse un burattinaio che muove le fila della politica paesana?

Non dimenticate che fantapolitica stiamo facendo.

Ipotizziamo che anche le minoranze vivano nel paesello le stesse divisioni e le stesse contraddizioni che vivono le maggioranze. Come non esiste una maggioranza, intesa come un’unica identità che vive e lavora in armonia e simbiosi per il raggiungimento degli obiettivi, il benessere dei cittadini, così anche le minoranze, al loro interno, vivono una serie di veti incrociati, a volte mortali, che le vede, per questo il plurale, raggiungere l’obiettivo comune solo dopo una serie di operazioni di mediazione e di smussamento degli spigoli che male ti faresti se ci capiti a tiro.

Raccontare tutto ciò ai cittadini che si attendono risposte dalla politica capisco è impresa gravosa ed ignobile, per questo la mia è solo una triste e fantasiosa storia di periferia, ma se la politica nostrana riuscisse solo ed unicamente a mettere in campo tatticismi che nascondono solo ed esclusivamente la volontà di far cessare Cessa senza comparire, le colpe non sarebbero da ricercare nell’estensore fantasioso.

In questo clima si vivranno i momenti che ci separano dall’elezione del nuovo presidente del consiglio.

Alle minoranze o alle maggioranze?

La responsabilità o le responsabilità di quanto ultimamente avviene o non avviene al paesello a sud est è tutta nelle mani delle maggioranze e del suo sindaco troppo occupato a conservare la fascia per occuparsi pure della Città. I progetti che si stanno in questi giorni realizzando o le opere in programma, poche in verità e tutte con punti critici, sono frutto del lavoro dei vecchi ed ormai defenestrati assessori che non si manca occasione di ringraziare. I nuovi, i tecnici, ad oggi, non hanno dato spinta e vigore al ruolo che dovrebbero ricoprire collezionando, anzi, sino ad oggi, figure non certo gratificanti.

Scuole e bilancio stanno lì a testimoniarlo.

Qualcuno avrebbe auspicato, da parte del sindaco, una proposta di governo di salute pubblica vista l’impossibilità di portare avanti un’azione amministrativa che potesse far decollare Casamassima verso traguardi almeno sufficientemente apprezzabili. Il sindaco, invece, ha preferito chiudersi a riccio con le sue maggioranze che fra “tradimenti e ricatti politici” più o meno palesi ne hanno condizionato il cammino.

Se non avesse voluto, come ha fatto, assumersi la responsabilità in toto di una catastrofe annunciata chiamando anche le opposizioni ad un senso di responsabilità ne avremmo potuto anche appoggiare la legittima riconoscenza attraverso il riconoscimento di un ruolo istituzionale come quello della presidenza del consiglio.

Eppure di motivi per chiamare a raccolta le forze politiche tutte, minoranze e maggioranze, il Cessa sindaco, ne ha avute a iosa: la questione acqua potabile vissuta in solitudine come quella delle scuole, per fermarci solo a quelle che hanno investito la collettività nella sua interezza.

Con la sua mania di autosufficienza abbiamo visto che è riuscito solo ed unicamente ad assottigliare sempre più le sue fila in modo così imbarazzante da essersi ridotto così all’osso che con quei 9 che lo sostengono neanche più un raffreddore sarà permesso per garantire quel numero legale richiesto.

Ora, alla luce di ciò, per quale motivo le minoranze dovrebbero accettare il ruolo di garante dei lavori consiliari e della vita amministrativa? Per quale motivo dovrebbero anche loro subire il giudizio da parte della cittadinanza quando responsabilità di governo non ne hanno mai avuto? Non pensate che il giudizio nei confronti dell’amministrazione Cessa, legittimamente eletta da Casamassima, debba ricadere solo ed unicamente su di essa vista l’autosufficienza sbandierata dal sindaco e dalle sue maggioranze variabili?

In questo clima, non certo idilliaco per la politica paesana, non vedrei di buon occhio e di nessun buon auspicio una presidenza del consiglio in mano alle opposizioni. Se dovessimo aggiungere alle idiosincrasie della maggioranza, quelle che potrebbero manifestarsi anche da parte delle minoranze magari con la possibilità di rivestire ruoli istituzionali, si assisterebbe solo ed unicamente ad un gioco dei ruoli che vedrebbe maggioranze e minoranze duellare sul piano dialettico senza che le soluzioni per la cittadinanza si tramutino in realtà. Immaginate una presidenza alle minoranze a quanti e quali attacchi possa essere sottoposta da parte delle maggioranze che si sentirebbero in diritto anche loro di rendere pan per focaccia.

Non sarebbe il caso che le maggioranze continuassero ad assumersene la responsabilità così come hanno fatto sino ad oggi?

Mettiamo per assurdo che le maggioranze sentano il bisogno di allargare le proprie fila. Credete non possibile l’arruolamento in corsa di parte delle minoranze alla causa promettendo per esempio, proprio la carica di presidente? Di transumanze ne abbiamo già vissute troppe, (non vi pare?) e per questo, non pensate possibile che si possa tornare a pascolare nel vecchio campo abbandonando il nuovo?

E se l’esistenza di un burattinaio fosse reale e non solo frutto della mia fervida immaginazione cosa potrebbe, per esempio, far credere di scegliere liberamente un candidato a scapito di un altro?

All’interno delle maggioranze sembra ci siano già candidati in cerca di voti. Qualcuno di questi vorrebbe dare un senso al suo impegno politico e qualcuno altro vorrebbe invece rafforzare la propria posizione. In questo ennesimo gioco al massacro che vedrà soccombere le strade dissestate e l’aumento della tassa sull’immondizia attraverso conferenze stampa che comunicano dati sulla raccolta dei rifiuti non ufficializzati dagli enti preposti ma venduti come reali e l’incertezza delle scuole sulla pelle dei bambini, rimarremmo in un altro inutile stallo che i cittadini non meritano.

Ammettiamo che un candidato scelto dalle maggioranze, si facesse passare come gradito anche alle minoranze, cosa succederebbe? Che un’altra volta le minoranze cadrebbero nell’errore mortale che non più di due anni fa compirono con la scelta della Ferri. O no?

Ammettiamo che rivestisse il ruolo di candidato delle maggioranze Nicola Guerra. Cosa potrebbero avere da ridire le minoranze?

Ma la Ferri, lo voterebbe? E se non fosse di suo gradimento, come crediamo lo sia, dove andare alla ricerca del consenso se non nel campo delle minoranze?

Le minoranze di nuovo davanti ad un bivio.

E se si tentasse con un’altra operazione ad effetto, che vedrebbe il coinvolgimento di neonate minoranze nel facile ritorno in maggioranza proprio attraverso la carica di presidente?

Transumanza semplice, la chiameremmo.

Gli scenari sono molteplici e tutti fantasiosamente sul tappeto, ma di una cosa possiamo stare certi tutti: di transumanze in questi ultimi tempi ne abbiamo viste tante. Non ci meraviglierebbero più.

Ma anche di burattinai potremmo farne a meno. Se ci fossero.

Meditate minoranze, meditate; farsi passare sotto il naso una scelta altrui come propria sarebbe diabolico.

 

This function has been disabled for Maurizio Saliani.