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Il fuoco purificatore.

Il 19 marzo, San Giuseppe, si festeggiano i Papà. Giuseppe, marito di Maria, dovrebbe rappresentare, almeno secondo i credenti, il papà per eccellenza, anche se solo putativo.

Questa paternità, in verità, ci ricorda tanto la stepchild adoption rivista e corretta, ma lasciamo perdere.

Magicamente in Italia, come nel resto del mondo, a ogni festa religiosa a cui non si sottrae neanche quella di San Giuseppe, corrisponde l’esatta coincidenza in qualche rito che affonda le proprie radici nel precristianesimo. E così  da sempre, il passaggio dall’inverno alla primavera, in particolar modo con l’approssimarsi dell’equinozio, fenomeno noto da tempo immemorabile, il cristianesimo ha fatto coincidere i festeggiamenti in onore di Giuseppe. Passaggio che veniva consacrato e festeggiato attraverso l’accensione di un fantoccio, con sembianze ora di un vecchio ora di una vecchia, simboleggiante l’inverno, che veniva dato in pasto alle fiamme come il freddo e l’inverno appena trascorso.

Tentando di sconfiggere il freddo inverno o le tenebre, propiziando così una primavera calda e proficua, il rito si ripete in ogni parte d’Italia ed anche Casamassima non si è sottratta.

Tre le fanove ufficiali del paesello a sud est.

Anche se altri cumuli di accatastamenti sono apparse in paese.

Con il cima ad ogni falò il ramo con i regali raccolti casa per casa, tra biscotti, frutti, dolciumi, si è dato via all’accensione.

La fanova organizzata dal gruppo scout Casamassima due avente come location il parcheggio dell’area mercatale è stato un momento di conviviale e serena partecipazione sia per quelli che l’hanno organizzata sia per quanti ne hanno fatto parte.

Tra panini con salsiccia e hamburger, compresi alimenti per quelli che carnivori non sono, il tempo è trascorso piacevolmente, in compagnia, assaporando e gustando un buon bicchiere di vino.

Nasce nuovo Movimento politico.

Costituita a Casamassima Creativi per Casamassima,  una nuova associazione/movimento politico e socio-culturale con sede in via Concordia, ex sede storica dell’UDC.

Nell’atto costitutivo si legge che «il Movimento favorirà tutte le iniziative di carattere politico culturale mirate ad incrementare la partecipazione mediante il riavvicinamento dei cittadini alla vita politica: potrà organizzare e/od offrire il patrocinio e partecipare a stages, conferenze, gestire incontri e manifestazioni di qualsiasi genere finalizzati alla divulgazione delle attività ed iniziative politiche, collaborare con organi legislativi, amministrazioni statali, enti locali e forze pubbliche per il raggiungimento di migliore risultato.

I soci ed i componenti del direttivo potranno candidarsi alle elezioni amministrative e politiche».

In definitiva, scorrendo l’atto costitutivo, si capisce che questo nuovo Movimento politico si candida ad entrare nell’agone politico del paesello a sud est.

Entro la settimana prossima sarà reso pubblico il simbolo di questa nuova realtà politica nostrana e messo a punto lo Statuto compresa la comunicazione delle cariche sociali.

Tra i soci fondatori Pinuccio Massaro e Nicola Vallarelli, che nelle ultime amministrative, ricordiamo, si candidò nella lista Unione Sociale per Casamassima avente come candidato sindaco Vito Rodi.

Esclusivo – Anche la firma del Sindaco Cessa, compare

«I sottoscritti  cittadini di Casamassima, avendo riscontrato  l’esigenza di uno spazio riservato ai cani di proprietà di cittadini che in gran numero sono presenti a Casamassima, si sono costituiti in comitato promotore per la realizzazione di un’area di sgambatura riservata ai cani e con la presente la realizzazione di un’area recintata di sgambatura riservata ai cani, fornita di cestini portarifiuti ed, eventualmente, di cartellonistica recante le norme di comportamento da adottare all’interno  dell’area,  panchine (non di metallo) e distributore di sacchetti per la raccolta delle deiezioni dei cani.» …..

Questo il testo di una missiva del 28 aprile 2012, controfirmata da cittadini di Casamassima indirizzata al Comune arrecante, fra le altre, anche la firma del divenuto poi sindaco Vito Cessa.

Ed oggi che sindaco è diventato, come mai tale richiesta accorata risulta ancora inevasa?

E così si ritorna a parlare di acqua potabile.

Qualche giorno fa, tra foto e riprese aeree, una chiazza nera troneggiava nelle acque del Pertusillo, invaso di circa 155 milioni di metri cubi d’acqua, potabile, che disseta l’Acquedotto Pugliese: quindi tutti noi, che di quell’acquedotto ci serviamo.

Ancora fresco e limpido, non come le acque, però, è il ricordo che nei casamassimesi provoca l’accostamento rubinetto – acqua.

Ordinanze che ne vietavano l’utilizzo, consigli comunali all’aperto, interrogazioni, ricoveri, misteri, sospetti, odori nauseabondi, costituzione di associazioni più o meno spontanee di cittadini, paure, autobotti, buste d’acqua, articoli di giornale, tv e radio, hanno accompagnato, crediamo senza mai abbandonarli, i cittadini del ridente paesello a sud est.

Analisi, quelle ufficiali, e poi quelle che ufficiali non erano, controdeduzioni, rassicurazioni, e quella voglia di non voler affrontare il problema nella sua interezza hanno fatto si che il tutto rientrasse senza riuscire a capire a cosa erano dovuti i mal di pancia che al ricovero portavano.

Il consigliere Rino Carelli, in una interrogazione datata 23 aprile 2016, qualche mese prima dell’emergenza acqua a Casamassima, scriveva:

«Risulta di scottante attualità l’inquinamento provocato dalle attività estrattive dell’industria petrolifera in Basilicata come da notizie sul sequestro, nei giorni scorsi, di alcuni impianti petroliferi disposto dalla magistratura lucana;

Ci sono stati alcuni studi sia del Dipartimento di scienze dell’università della Basilicata che della California State University che hanno ipotizzato l’inquinamento del Pertusillo che costituisce la principale fonte idrica per la Puglia;

La Regione Puglia ha approvato nel 2015 una mozione per accertare la presenza di idrocarburi e metalli pesanti nelle acque del bacino del Pertusillo nella speranza che i dati conoscitivi possano eliminare ogni dubbio sulla questione poiché, come riportato nel testo della mozione, “i dati ufficiali non sono stati resi noti”……».

Si fa riferimento anche al Tenente della Polizia Provinciale di Potenza Giuseppe Di Bello, nell’interrogazione del consigliere Carelli, quando lo stesso già dal 2010 scoprì che le acqua del Pertusillo erano inquinate. La vicenda Di Bello balzò sulla cronaca nazionale e basta una semplice ricerca in rete per conoscerne i risvolti che lasciano sgomenti. Lo stesso Di Bello fu ospite qui a Casamassima (17 giugno 2016) e mise l’accento su quelle analisi e su quelle prove che dimostravano come le operazioni estrattive del petrolio, mettessero in discussione la qualità delle acque del bacino.

Ma a parte l’interrogazione del Carelli che chiedeva all’amministrazione un’indagine conoscitiva sull’acqua erogata e commercializzata dall’AQP anche a Casamassima, richiedendo analisi indipendenti, e le molto, ma molto timide rimostranze del mondo politico, le analisi non si fecero e l’acqua come bene primario tornò nella disponibilità dei cittadini.

Peccato che mai nessuno abbia voluto mai sapere quale la domanda di acqua confezionata in bottiglia in quel periodo di crisi e se l’utilizzo dell’acqua in bottiglia sia o meno aumentata da quegli accadimenti e se si sia stabilizzata con gli indici all’insù o all’ingiù.

E poi venne l’attesa per quell’ipotetico e promesso rimborso delle spese sostenute per la sanificazione delle cisterne che in alcuni casi più di una volta è stato fatto. Per i consumi regolarmente versati all’AQP sull’acqua prelevata dal rubinetto di casa ma non utilizzata per gli scopi prefissati, tutto ha taciuto.

Il tutto inframmezzato dall’acqua che non arriva ai rubinetti con la pressione di sempre. Anche al piano terra sembra ci siano problemi e durante i weekend un’impresa diventa mettere su l’acqua per gli spaghetti. Intanto le foto dei mezzi AQP che circolano nel paesello e che scaricano il contenuto di strani bidoncini trasparenti nelle condotte ci segue come un’ombra.

Venendo ai giorni nostri, come una costante oramai, torna la questione Pertusillo inquinato si o no, pozzi petroliferi, alghe cornute, riprese con droni che sorvolano l’invaso e foto raccapriccianti come se si trattasse di un film.

E dopo la denuncia da parte di Michele Tropiano, con l’hobby per le fotografie ed i video naturalistici, ripresa da trasmissioni tv, da articoli di giornali e da inchieste, giungono le analisi di quelle acque da parte della ARPAB (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Basilicata) che smentiscono ipotesi di inquinamento da idrocarburi.

Ma i sindaci dell’area vogliono vederci chiaro. Non si fidano. Non si sentono rassicurati dalle analisi dell’Arpab, riporta La Gazzetta del Mezzogiorno online del 13 marzo scorso che prosegue, lo scetticismo sull’assenza di inquinanti certificata dall’Arpab campeggia anche nel mondo dell’associazionismo ambientalista. E c’è chi ha deciso di commissionare analisi a laboratori privati specializzati come Giuseppe di Bello, presidente di «Liberiamo la Basilicata».

Sono arrivati i primi dati e non sono per niente rassicuranti. In estrema sintesi, le analisi hanno evidenziato che il Bod, vale a dire la richiesta biochimica di ossigeno, è nove volte oltre il limite fissato dalla normativa.

«Leggere che il Bod – spiega Di Bello – misura 28,6 milligrammi litro quando la soglia di attenzione è di 3, spaventa abbastanza. Perché quel 28,6 non è solo un numero, è inquinamento, la qualità dell’acqua è compromessa. Tanto che il chimico del laboratorio scrive che non è adatta ad essere potabilizzata e quindi bevuta». Il «verdetto» del laboratorio privato (con sede in Calabria) è di quelli da mettere i brividi: «Limitatamente ai parametri analizzati, il campione risulta non conforme alle caratteristiche di qualità per acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile».

L’articolo di Pino Perciante conclude:

«Abbiamo fatto i campionamenti – precisa Di Bello – solo alcuni giorni dopo la comparsa delle macchie scure sulla superficie del lago e in zone dove l’acqua non aveva cambiato colorazione. Questo proprio per evitare di essere tacciati di allarmismo. Siamo semplicemente preoccupati per la situazione ambientale del lago. Molto preoccupati. E abbiamo deciso di far fare delle controanalisi pagandole di tasca nostra. I risultati? Beh, eccoli qui. L’acqua è peggiore di quella che esce da uno scarico post depuratore fognario. Ci sono anche metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici. Una volta per tutte vorremmo la verità su ciò che si annida nel Pertusillo, invaso che, lo ricordiamo, fornisce acqua a Puglia e Basilicata».
L’associazione «Liberiamo la Basilicata» – che ha catalizzato la collaborazione di altri movimenti e circoli organizzati su tutto il territorio lucano – attende ora gli esiti sulle fioriture algali e sui pesci.

Una notizia delle ultime ore riporta una richiesta da parte del consigliere Cosimo Borraccino, Presidente della II Commissione Consiliare alla Regione Puglia che attraverso una pec (posta certificata) scrive: ….  Tornano infatti ad essere allarmanti le notizie di stampa che giungono in questi giorni che riportano gli esiti delle analisi delle acque del Pertusillo commissionate da associazioni ambientaliste ad alcuni laboratori privati. Le acque continuano ad essere dubbie e come provato dalle analisi positive evidenzierebbero che i BOD, cioè la richiesta biochimica di ossigeno è nove volte superiore a quella consentita. Ciò preoccupa perché è indice di presenza nelle acque di materia organica biodegradabile.
Stando a questo quindi l’acqua è compromessa non adatta ad essere potabilizzata. Pertanto ho chiesto vivamente all’Assessore Giannini di intensificare l’azione di controllo sulle acque in questione, contattare le associazioni ambientaliste che hanno riscontrato questi esiti e naturalmente verificare questi dati. Occorre rassicurare e tutelare i cittadini pugliesi che si approvvigionano quotidianamente delle acque del Pertusillo che ci auguriamo tornino ad essere salubri”.

Ora, alla luce di tutto ciò, non vi sembra che anche Casamassima possa richiedere ai propri amministratori analisi indipendenti al fine di tranquillizzare una volta per tutte i suoi cittadini sull’uso che di quell’acqua che fuoriesce dai rubinetti si può e si deve fare?

O poche centinaia di euro sono il problema?

Le valigie sono pronte.

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Oltre 5 ore l’Assemblea Cittadina del PD andata in onda ieri nel paesello a sud est la grande metropoli.

Sul tappeto la questione amministrazione Cessa e suoi derivati.

Alla presenza anche degli organi provinciali di partito rappresentati dall’avv. Adalisa Campanelli, si è cercato di capire se il PD possa aver in se gli anticorpi necessari per liberarsi, se lotta di liberazione vuol effettivamente intraprendere, affinché le scelte del proprio sindaco non continuino a depredare quel consenso che oggi lo vede essere ancora, molto forse, il primo partito a Casamassima.

Che si stia consegnando il paesello a sud est, senza sforzo alcuno, alle forze di opposizione, è indubbio. Un candidato sindaco solo leggermente più credibile dell’attuale potrebbe a chiunque spalancare le porte di Palazzo di Città portando una vittoria senza precedenti. Autonomia Cittadina, il M5S e le forze di centro destra che in questi giorni cercano la quadra, non escludendo liste civiche espressione della società civile, hanno oggi tutti gli elementi per poter affermare che in questo modo non si può continuare a procedere. Non tralasciando l’impossibilità da parte del PD, liberatosi del Cessa sindaco, di trovare personalità, non che rivestano il ruolo di candidato sindaco, ma anche di semplice consigliere comunale, vista la politica fin qui prodotta e che metterebbe a dura prova l’immolazione.

E come le vecchie rimpatriate fra vecchi commilitoni, tutti presenti, anche quelli che considerati i vecchi da rottamare chiedono conto dell’operato non solo del giovane segretario rottamatore, che oggi i panni del “rottame in partenza” veste ma anche del capogruppo in consiglio e degli stessi consiglieri comunali targati PD che una posizione senza alibi dovranno prendere.

L’accettare il diktat (ricatto?) imposto dai Nitti e dai Guerra Rubino, ancora brucia sulla pelle non solo degli uomini e delle donne maggiormente rappresentativi, vedi la defenestrazione dei tre assessori maggiormente suffragati nelle file del partito, ma anche in buonissima parte degli iscritti. Sembra ancora inaccettabile come trattative suicide possano aver permesso al segretario cittadino, al capogruppo in consiglio e al coordinamento cittadino, accettare passivamente senza battere ciglio l’estromissione volontaria del partito dalla giunta senza che lo stesso muovesse un dito a propria difesa. Accettare che qualcuno dall’esterno stabilisse in che modo, attraverso quali operazioni e quali e quanti passaggi si dovessero cacciare senza giustificazione alcuna le espressioni del partito, al di là delle competenze e capacità di ognuno, è stata un’operazione suicida a cui oggi si chiede di rimediare senza se e senza ma. Sono le scelte della classe dirigente pro tempore del PD ad essere in discussione, oggi. Come mai si sia sottomessa porgendo il fianco alla dipartita è l’interrogativo. Eppure gli organi provinciali, ad esclusione della contraddittorietà di qualcuno, di quelli regionali e nazionali, la linea l’avevano dettata, ed allora perché perseverare? Come se fosse un atto di debolezza quello di dichiarare il peccato mortale di aver candidato a sindaco una personalità sbagliata e non un atto di forza e di grandezza nei confronti proprio del partito e dei suoi iscritti. Non dimenticando la cittadinanza tutta tradita e presa in giro dal primo giorno con l’illusione di poter cominciare a contribuire al benessere collettivo con quella fandonia del Cantiere fuori del Comune.

Che poi fuori è rimasto.

Debacle che dopo debacle si è manifestata nella sua interezza con lo sciogliersi al sole della lista personale proprio del sindaco che tante negazioni nascondeva.

Nonostante i rimbrotti e le accuse e le analisi, però, in questa fase congressuale o pre congressuale che vede il Partito Democratico giocare sulle primarie che il 30 aprile scriveranno la parola fine sulla scelta del segretario nazionale, l’unica strada percorribile rimane quella di sfiduciare non solo il segretario cittadino, ma tutta la segreteria attraverso la raccolta delle firme all’interno dell’Assemblea Cittadina, organo deputato.

Non è escluso che ciò non sarà realizzato da gli oltre 70 iscritti del PD.

Un segretario che non è riuscito a spiegare fino in fondo le ragioni di questo modo di procedere, ha consentito solo ed unicamente all’ego smisurato di un sindaco che la fascia non vuol lasciare, di permettergli di distruggere in termini politici, e non solo, un partito intero.

Per la prima volta, raccogliendo un consenso bassissimo anche all’interno delle mura amiche, il Cessa sindaco cercando maldestramente di barcamenarsi fra giustificazioni fantasiose che di politico hanno ben poco riconosce che la crisi appena finita, secondo lui, è stata frutto di consultazioni che, tenendo il PD completamente estraneo, ha permesso alle altre forze in campo di proporre assessorati che non sappiamo se siano stati o meno accolti da coloro i quali il consenso gli hanno proposto. Ma visto l’esito dell’ultimo Consiglio Comunale non è difficile supporre che gli assessori tecnici (?) messi lì un che di familiare con i proponenti e poi accondiscendenti consiglieri, lo abbiano. Che la nuova giunta sia espressione non delle forze politiche ricostituenti solo sulla carta però, la vecchia coalizione, sembra sia nata e stia muovendo i primi passi attraverso accordi personali direttamente con i consiglieri; gioco a cui si è sottratto il PD in forma ufficiale, ma non attraverso la politica fin qui espressa che non gli ha consentito di sfiduciare il sindaco ed il suo “super io e voi non siete un cavoletto di Bruxelles al forno”.

Ma le responsabilità, arrivati a questo punto, non ricadono solo ed unicamente sulla segreteria cittadina del partito e sul capogruppo in consiglio, ma anche su quei due consiglieri comunali a cui, tutto sommato, il sentir parlare di giunta a tempo, un certo languorino solletica. La politica, quella del PD, sarebbe quella di assistere e controllare da vicino l’azione amministrativa del sindaco e della sua giunta tecnica. Qualcuno spera, e pensiamo siano proprio i consiglieri PD che in consiglio votano, che si torni presto, magari dopo un periodo naturale di decantazione,  ad una giunta politica espressione delle forze in campo, compreso il PD. Da questo gioco al massacro vediamo difficilmente avverarsi la possibilità di un rientro in giunta del Palmieri, del Bagalà o della Spinelli, ma vista, diciamo così, la propensione, di un sindaco ad essere pronto e attento alle sollecitazioni che i suoi alleati sono pronti ad elargirli a piene mani pur di farlo sedere alla seggiola, di diventare protagonisti nel prossimo futuro ….. non si sa mai.

L’insegnamento della Zizzo, eletta nella lista PD ed oggi tiratasi fuori e con, guarda caso, un assessore residente nel proprio di paesello, insegna.

Insomma un partito allo sbando in cui tutti guardano con sospetto il vicino di banco senza possibilità di scampo per nessuno. Un partito destinato a scomparire e a rimetterci l’osso del collo se non saprà al più presto liberarsi del fardello non più sopportabile del Cessa sindaco.

Nel frattempo le valigie (qui nel paesello i trolley arrivati non sono), parcheggiate stanno.

Le scuole a Casamassima, oggi.

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Probabilmente i postumi delle infiltrazioni causate dalla passata nevicata hanno arrecato i danni al parquet della Palestra della Marconi, che sembrerebbe, ad oggi, inagibile.

Anche l’impianto di riscaldamento, questo però di tutta la scuola, ha dei problemi di funzionamento.

Nella foto di copertina un particolare.

 

Nel frattempo i lavori alla Rodari e alla Collodi (foto sotto) sembrano abbiano subito uno stop. Da settimane, alcuni sostengono mesi, i cantieri sembrano abbandonati e i lavori sospesi.

 

Via col Vento ovvero, ma c’è o no il patto di ferro Nitti Cessa?

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Il ricatto

Intimidazione, di carattere materiale o morale,

con cui si costringe una persona a pagare

una somma di denaro,

a compiere atti contrari alla sua volontà;

estens. pressione psicologica, in senso scherzoso,

richiesta a cui è impossibile opporre un rifiuto.

Andrea Palmieri, “ottimo lavoro”;

Rocco Bagalà, “lavoro insostituibile”;

Antonietta Spinelli, “eccellente”.

Questi i giudizi sintetici che il Cessa sindaco ha riservato ed utilizzato a grandi linee per definire il lavoro dei tre assessori del PD defenestrati che per «motivi politici», ma non si sa quali, non rivestono più il ruolo.

Le dichiarazioni del sindaco, durante il Consiglio Comunale di ieri, 8 marzo, lasciano ancor più sgomenti, come se lo stress accumulato sino ad oggi non bastasse ai tre ex esponenti PD in giunta, nel constatare che sono stati “cacciati”, ma non usate questo termine perché al sindaco non piace, in favore di questa nuova giunta tecnica voluta, anzi, fortemente voluta, dal Nitti Alessio & Giuseppe.

La precedente amministrazione, dice il sindaco riferendosi alla stessa sua giunta politica che ha sfasciato e mandato a casa o cacciato, nonostante avesse fatto tutto ottimamente …. e si interrompe, perché non ne dichiara i motivi che lo hanno indotto a tale scelta.

Alle 21.52, semplicemente, è il Giuseppe, quello degli atti di accusa nei confronti del sindaco senza appello, quello delle lotte senza quartiere alla Borracci sulla questione Palestrone, quello che, come più volte ricordato dalla Ferri, la caramella della Presidenza del Consiglio non ha avuto ed è per questo che ha vestito i panni del Moschettiere, quello che fortemente ha voluto la Carta di Pisa, quello delle interpellanze di fuoco, quello attento alla legalità e alla trasparenza, con il candore che contraddistingue la piccola peste che, sapendo di averla fatta grossa, tenta di mitigare la pena inflitta dalla mamma, rivolgendosi all’emiciclo, dichiara:

”Oggi è un nuovo inizio”.

E parte da qui il nuovo inizio del Nitti Giuseppe, fustigatore del mal governo, delle determine a frotte di fine anno 2015 e dei bilanci redatti da personale esterno al Comune di cui chiedeva giustizia.

Ma il sindaco non vuol sentire parlare di ricatto. Non è stato quel documento senza data di scadenza controfirmato da Libera Casamassima e da Civicamente ad aprire la strada alla “cacciata” della vecchia giunta che tanto bene ha lavorato ad aprire le porte ai tecnici che volevano i Nitti, i Rubino, i Guerra e che ne dettavano le condizioni per la permanenza sulla seggiola di un sindaco, (allora ostaggio?), che tutto avrebbe accettato pur di proseguire.

Se di ricatto non si può parlare, quali allora le vere ragioni? Quali le vere condizioni di questo patto di ferro fra i Nitti, principalmente, il Rubino e il Guerra di contorno sono, affinché il Cessa sindaco rompesse in questo modo con il PD e con i suoi esponenti di spicco? Nessuno lo chiede. E il sindaco non lo dice.

Nel frattempo che queste semplici e banali mancate risposte affollano la mente, ieri sera scopriamo che i crono programmi approvati non sono uno, quello imposto al sindaco senza ricatto ma con il patto sconosciuto di ferro, ma bensì quattro. Ognuno della maggioranza ne ha implementato i punti, facendo modifiche, non certo materiali, ma politiche, approvando di fatto il proprio.

La maggioranza a questo punto si è finalmente delineata:

Giuseppe Nitti di Libera Casamassima, il PD rappresentato da Antonio Manzari, Pasqua Borracci e Giacinto Rella, Arianna Zizzo, eletta nelle liste del PD ma oggi rappresentante delle ACLI, la Giovanna Nero unica superstite della lista Cessa per Casamassima,

Nicola Guerra di Civicamente, fuoriusciti dalla lista del sindaco, dalla Nica Ferri, eletta come presidente del consiglio dalla minoranza ma passata subito in maggioranza viste le “caramelle amare” con i Nitti ed il sindaco. Totale nove.

In minoranza: Rino Carelli, Gino Petroni, Antonello Caravella, Stefania Verna, Donato Fortunato, Pietro Savino, Annamaria Latrofa e Vito Mazzei. Totale otto.

Stando così le cose alla maggioranza non sarà possibile neanche avere un mal di pancia perché altrimenti kaputt, direbbero i cattivi.

Ma il Consiglio di ieri, principalmente voluto dai Nitti per quella farsa del crono programma che anche in una saletta dell’ultimo bar di periferia poteva essere approvato senza scomodare un’Aula Consiliare ed un luogo Istituzionale chiamato a dirimere questioni di bassa lega politica, ha riservato altre sorprese.

I rifiuti non potevano non essere menzionati e con essi la tassa collegata. La commissione d’inchiesta speciale dovrà far chiarezza su come si sta procedendo da un punto di vista procedurale ed amministrativo; a tentoni, sembra, guardando le determine che ogni giorno vengono sfornate, senza ancora le idee ben chiare di chi siano coloro i quali l’umido dovranno prendere in consegna una volta che lo stesso da sotto casa lo vengono a raccogliere.

Ma questo sarebbe il minimo, che non è, se lo dovessimo raffrontare con quello strano manifesto in cui il sindaco ringraziando la cittadinanza per lo sforzo profuso, nonostante lui e le sue scelte, è impegnata a differenziare. Dati certi e circostanziati e soprattutto certificati non ci sono, ma sembra che il sindaco sia certo che tutto proceda per il meglio, passando anche attraverso la scelta, questa sembra oculata, di contravvenzionare i trasgressori magari solo con un massimo di 200 euro perché le ammende di mille euro, che i distratti e zozzoni meriterebbero, anche questo sembra di capire, sarebbero contravvenzioni impugnate e messe in discussione, quindi non incassate immediatamente.

Gravi le dichiarazioni del sindaco, in Aula, ma abituati siamo.

Il Centro Comunale di Raccolta, temporaneo, sembra sia stato individuato e riguarderà l’ex Cantina Sociale di Casamassima, oggi di proprietà della Maxima Vittoria, che sarà dotata di vasche e vasconi per poter ospitare tutti quei rifiuti che nei bidoncini non possono essere depositati.

Anche questo costo sarà, naturalmente, ripartito in bolletta.

Il Caravella ha anticipato l’opposizione del Movimento da lui rappresentato e vedremo che piega prenderà la faccenda nei prossimi giorni.

Nel frattempo, fuori dall’aula consiliare, vanno di scena gli incontri sereni a due, che dico sereni, serenissimi, fra assessori e rappresentanti di lista civiche libere, consiglieri ed assessori provenienti dallo stesso luogo di residenza e scontri verbali fra capogruppo e consiglieri di minoranza che danno da lavorare anche alle forze dell’ordine che silenzio chiedono.

E’ la denuncia di assenteismo consecutivo di due consiglieri di maggioranza nella commissione d’inchiesta TARI a far scaldare gli animi. La sintesi?

Le assenze vanno giustificate. Punto.

Come gli spostamenti di orario delle commissioni stesse. Punto.

Ma altre grane si affacciano all’orizzonte, e sono quelle tirate in ballo dal consigliere Carelli.

Mancherebbe ancora l’atto di acquisizione delle aree comunali in riferimento ai parcheggi e non solo dell’Auchan, un ventennio è passato, e quell’ordinanza n. 11 del 20 gennaio scorso, in cui il sindaco decide di nominare, la dott.ssa Fatiguso Carmela, ascritta alla categoria giuridica D3 ed attributaria della posizione economica D6, quale Responsabile ad interim del Servizio di gestione Economico Finanziaria. Considerato che la dott.ssa Fatiguso riveste  il ruolo di Responsabile del Servizio Affari Generali – Servizi al Cittadino, comprendente:

Ufficio Anagrafe a Statistica;

Ufficio Archivio e Protocollo;

Ufficio Contenzioso;

Ufficio Contratti;

Ufficio Elettorale e Leva;

Ufficio Notifiche;

Ufficio Personale;

Ufficio Portale Istituzionale e Trasparenza;

Ufficio Relazioni con il Pubblico (U.R.P.);

Ufficio Segreteria Generale;

Ufficio Servizi e Forniture

e

Ufficio Stato Civile,

il consigliere Carelli Rino chiede di sapere, se questo ulteriore incarico non possa essere considerato in “conflitto” con gli altri rivestiti dalla stessa in quanto il “controllore” e “controllato” sarebbero coincidenti. Ulteriore quesito riguarderebbe la possibilità di procedere a nominare un soggetto ad un incarico ad interim senza una data che ne decreta la fine.

Anche per questo vedremo l’evolversi.

A margine scopriamo che un ponte ex novo pedonale e ciclabile si vorrebbe costruire per collegare l’abitato con il centro commerciale, e che di faremo, progetteremo, realizzeremo, abbiamo in mente di fare è lastricato il cammino del Cessa sindaco e della sua giunta tecnica appoggiata a vario titolo e senza logica politica da forze distanti fra loro anni luce. Imminentemente, come per le scuole.

In definitiva un Consiglio Comunale che continua sempre più ad agitare l’apparente tranquillità dell’amministrazione Cessa & C. e che apre sempre scenari nuovi in cui gli interrogativi mai trovano risposte esaustive e definitive.

Vedremo come l’Oggi è un nuovo inizio del Giuseppe Nitti, che dopo aver rivestito il ruolo dell’Eroe Mascarado, del Fustigatore del Mal Governo, dell’Eroe Buono, del Superman di noi altri e dopo aver circumnavigato l’iperspazio interstellare, tornato sulla Terra, ha ritrovato i resti mortali del paesello a sud est.

Che abbia visto Via col Vento e si sia lasciato ispirare da Domani è un altro giorno?

L’8 marzo, non è una festa.

“Per tutte le violenze consumate su di lei,
per tutte le 
umiliazioni che ha subito,
per il suo corpo che avete 
sfruttato,
per la sua 
intelligenza che avete calpestato,
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,
per la libertà che le avete negato,
per la 
bocca che le avete tappato,
per le sue ali che avete tarpato,
per tutto questo:
in piedi, signori, davanti ad una 
Donna!” 

(William Shakespeare)

La pizza con le amiche, la libera uscita con i maschietti tutti rigorosamente a casa, le entrate gratis nei locali alla moda per essere loro, magari, le spettatrici dell’esibizione che vede gli uomini denudarsi e non il contrario. Per le sfortunate che un figlio hanno, il più delle volte dovranno portarselo dietro, il pargoletto. Il maschio, a casa, per una serata della sua metà del cielo, non riuscirebbe neanche a riscaldargli il latte nel pentolino. Vero?

Ma l’otto marzo non è una festa.

Le donne lo hanno dimenticato.

I maschi ci sono riusciti.

Contrastanti sono le tesi che indicano le ragioni per cui si è scelto, attraverso la risoluzione dell’ONU del 16 dicembre 1977, di dichiarare l’8 marzo “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale“.

Qualcuno fa riferimento ad un ipotetico rogo, mai avvenuto, a New York nella fabbrica “Cotton”, appunto l’8 marzo del 1908, ma studi ed approfondimenti documentati successivi, farebbero risalire l’incendio devastante che uccise più di 150 donne e giovanissime ragazze, a quello avvenuto in una fabbrica sempre a  New York ma il 25 marzo 1911.

Una fabbrica di camicie, la Triangle Waist Company, in cui prestavano la loro opera donne fra i 15 ed i 25 anni per 60 ore settimanali senza contare gli straordinari e la paga bassa; straordinari imposti dai sorveglianti, caporali esterni, retribuiti a cottimo dai proprietari ognuno dei quali risultava responsabile della produzione di 7 ragazze.

I ritmi massacranti di lavoro, come spesso accade a scapito della sicurezza, furono probabilmente le cause di un incendio che propagatosi in quella fabbrica posta dall’ottavo al decimo piano, causò la morte di centinaia di donne che in quegli stanzoni erano chiuse a chiave dall’esterno e che non trovando vie di fuga sicure dovettero gettarsi nel vuoto per scampare alle fiamme.

Il sindacato non era mai entrato in quella fabbrica e forse non ne conosceva neanche l’esistenza: ma non erano mai entrati diritti e sicurezza sul lavoro.

Anche giovani italiane non scamparono all’incendio e a morte certa, come le sorelle casamassimesi Antonia Pasqualicchio e Anna Vita Pasqualicchio Ardito, la cui storia è raccontata nel libro Camicette Bianche Oltre l’8 marzo  di Ester Rizzo.

Casamassima rende onore a queste due giovani donne avendone intitolato una strada.

Ma tornando alla storia già dal 18 al 24 agosto del 1907, durante i lavori della II Internazionale Socialista tenutosi a Stoccarda, il Congresso votò una risoluzione nella quale si impegnavano i partiti socialisti a «lottare energicamente per l’introduzione del suffragio universale delle donne», questo solo per dimostrare che la questione femminile fece la sua veemente comparsa nel panorama politico e non solo nei primi anni del secolo scorso.

E non poteva essere diversamente vista la propensione quasi maniacale che ha visto l’universo mondo assumere sempre, non solo per la questione femminile, in verità, una lotta che il più delle volte, come quasi tutte le lotte di emancipazione e non solo, vede una contrapposizione più orizzontale che verticale con il potere costituito.

Ma nonostante il sacrificio non solo dato in termini di vittime incolpevoli per una parità non solo di trattamento economico e salariale ma di uguaglianza formale e sostanziale fra i sessi, le donne, ancora oggi, vivono quel disagio che vive la società intera che non riesce a scrollarsi di dosso il peso di una cultura che il più delle volte invece di considerare le differenze come patrimonio, se differenze vi sono,  le evidenzia a dismisura inventandole, mentendo a se stessa, per nascondere le incongruenze e le contraddizioni. Non sappiamo se oggi le donne continuino a lottare e se con la stessa determinazione di Rosa Luxemburg o di  Clara Zetkin, ma sappiamo per certo che la strada da percorrere è ancora lunga.

Bastasse una legge per stroncare la pratica delle dimissioni in bianco che le donne sono costrette a firmare perché in caso di gravidanza il posto di lavoro devono lasciare, passando attraverso una retribuzione minore anche a parità di mansioni con gli uomini, lasciando all’ultimo posto, specialmente in Italia, i posti destinati alla dirigenza e al comando. Si potrà sempre essere sfruttate in un call center, alla cassa del supermercato, lavando le scale, facendo la baby sitter o la badante magari finendo la carriera come capa commessa.

Anche l’offesa delle quote rosa, le donne dovranno subire.

Una sorta di questione femminile all’incontrario che pretende sempre più di vedere favorevolmente le donne custodi del focolare e solo di quello senza che possano pesare veramente sulle decisioni che incidono profondamente sulla società nel suo insieme. Anche questa falsa, (ma questo è un altro argomento?), rappresentazione del mondo in perenne crisi, specialmente economica più che di valori, alimenta quell’orizzontalità di contrapposizione che una strada senza via d’uscita sembra essere. Anche il dramma dell’aborto, perché comunque la si pensi è un dramma e questo le donne lo sanno e potrebbero insegnarcelo, passa attraverso quell’«autorizzazione» formale e sostanziale del medico, maschio, che decide se rispettare o meno una legge dello Stato e non la volontà consapevole, libera e incontestabile di una Donna.

La Donna, quanto clamore ha suscitato:

Nata da una costola dell’uomo, essere superiore per eccellenza, considerata immonda da sempre per aver traviato il maschio con il frutto della conoscenza e per questo condannata a patire in silenzio quel moltiplicarsi dei dolori del parto per poi essere dominata dal marito e che continuerà a soddisfare le voglie del maschio regnante sino al punto che una minigonna o un vestito particolarmente troppo scollacciato, potrà condannarla al disprezzo, alla sopraffazione e alla violenza.

Neanche lo studio l’ha potuta redimere da tutti i mali e per questo Ipazia fatta a brandelli e con i miseri resti mortali bruciati per occultarne la vita anche da morta, veniva trucidata nel 415.

Le donne, cacciate sempre come le streghe questo, a volte, lo dimenticano.

Ma oggi, dopo le suffragette che comparvero in Inghilterra e in America all’inizio del secolo scorso e dopo che solo nel 1946 in Italia viene riconosciuto loro il diritto al voto, le donne hanno continuato le proprie legittime rivendicazioni attraverso movimenti,  nati però solo dopo il 1968. In Italia sino ad allora solo la perseveranza di donne sole ma illuminate, Nilde Jotti, Tina Anselmi e Adele Faccio, per esempio, hanno dato il giusto risalto a quella questione femminile ancora lontana dall’essere compiuta.

Solo uno il dubbio che oggi ci assale.

Non sappiamo per certo se la rappresentazione della questione femminile possa essere risolta con una parità che certamente non è simboleggiata dalla donna soldato, oppure poliziotto, cioè una donna vista dall’uomo e forse dalla donna stessa, pari all’uomo per virilità e soperchieria, superandolo.  Le specificità pensiamo siano altre e a queste vogliamo credere e non certo a quelle che vedono sempre più spesso specialmente nei campioni d’incasso come i cine panettoni, le donne gaudenti nelle mani dell’uomo di turno.

E così la donna ancora oggi, nonostante i fiumi di parole, le lotte, le manifestazioni di piazza, le iniziative, sembra ancora di più vittima di quanto dall’inizio dei secoli le accuse il più delle volte infamanti loro dirette, l’hanno costretta a inseguire una parità che poi quella stabilita dall’uomo (in quanto maschio) era. Ed è.

Ma la Donna non ha sempre rivestito il ruolo subalterno che tra alti e bassi siamo abituati o siamo stati abituati a credere imprescindibile. Nelle civiltà arcaiche, quelle in cui si lottava con la lancia e con le pietre, quelle magari in cui era il fuoco l’unica fonte di luce e calore, il ruolo delle donne, il matriarcato, era dominante.

La donna era regina non solo in famiglia, ma nella comunità intera.

Perché?

Perché la donna era l’unica in grado di generare la vita.

Poi venne la civiltà, il pensiero dominante, la religione……..
Sbaglio o la donna lo è ancora, l’unica, a poter generare la vita?

Rispetto e deferenza, allora.

L’altra Pentolaccia

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L’isola che non c’è.

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La legge ingiusta è in sè e per sè una specie di violenza.

A maggior ragione lo è il venir arrestati per averla infranta.

(Gandhi)

E così, massimo per mezzanotte, i bidoncini dei rifiuti dovranno essere posti fuori da ogni abitazione per permetterne il ritiro che non partirà, a quanto raccontano le cronache, che alle 4 di notte o di mattina, orario in cui i dipendenti della COGEIR prendono regolarmente servizio.

Accanto a questa novità, pubblicizzata attraverso l’utilizzo di social e di auto munita di altoparlante che lunedì scorso un giretto per il paesello si è fatto, l’altra grossa novità sono le ammende e le contravvenzioni che, da oggi, certificate ed elencate nero su bianco, colpiranno i trasgressori che errori commetteranno nel conferimento dei rifiuti.

Si passa dall’ammenda se “erroneamente” o “volontariamente” si deposita un rifiuto nel contenitore bidoncino sbagliato, a quella che prevede una contravvenzione per il mancato conferimento nel giorno fissato per quel determinato rifiuto; se poi, pile esauste, farmaci scaduti, deiezioni canine vengono depositati nei cestini gettacarte, o se si dovesse continuare a non farla, la differenzazione, altra ammenda. Anche nel caso in cui rifiuti pericolosi tossici e/o infiammabili (etichettati T e/o F), quali prodotti per la pulizia della casa come l’ammoniaca, la candeggina, la trielina,  i disotturanti, o prodotti utilizzati per il giardinaggio, come i biocidi e fitofarmaci, o quelli per l’igiene personale quali cosmetici, bombolette spray, lucidanti e detergenti oppure quelli utilizzati per il fai da te come vernici, colle, diluenti e solventi o per le cartucce toner, lampade a fluorescenza, ecc., oli minerali, batterie esauste, farmaci scaduti,  dovessero essere posti gettati senza rispettare le norme di smaltimento, la stangata colpirà l’ignaro inquinatore seriale.

Non dimentichiamo anche che saranno multati sia i fumatori che getteranno la cicca in strada che coloro i quali dovessero continuare ad abbandonare ingombranti, divani, materassi, frigoriferi ed arredi vari, in giro.

Tutto, però, comprese le ammende e le contravvenzioni, in assenza totale di un’isola ecologica, cioè di un luogo deputato a raccogliere quello che nei bidoncini domestici non può essere smaltito e/o conferito.

Come sapete ormai tutti, dal 13 febbraio scorso, anche per l’ultima zona del paesello a sud est, è iniziata la raccolta porta a porta. Per il momento, a parte solo un’apparente “pulizia” visiva, visto lo stato in cui versano molte strade interpoderali o di campagna intorno a Casamassima, invase da buste abbandonate e da rifiuti di vario genere, non penso che lo spirito che abbia prevalso sia quello ecologista.

Probabilmente degli errori o delle valutazioni errate sono state fatte.

Cerchiamo di analizzarle.

Tralasciando volontariamente il contratto che ci vede all’interno dell’ARO 5, focalizziamo l’attenzione sul resto.

I bidoncini, contrariamente a quanto ci si aspettava, non sono stati consegnati porta a porta e quindi utenza per utenza, ma sono stati, come sappiamo, ritirati dai cittadini nei centri mobili di consegna messi su dall’ARO 5 e dalla COGEIR: dal campo sportivo a largo Padula o al Barialto. La mancanza di consegna da parte dell’incaricato comunale o dell’impresa del bidoncino all’utente finale, ha permesso il non possibile riscontro immediato fra l’utenza domestica, la residenza di quella utenza e la posizione contributiva dell’utenza stessa.

In poche parole, il censimento delle utenze è mancato.

Se visito la casa A per consegnare i bidoncini, verifico se quella residenza esiste veramente, a chi è intestata e se l’occupante paga regolarmente le tasse, dei rifiuti in questo caso, oppure no. Per quale motivo un nucleo familiare che non denuncia o mai ha denunciato la propria residenza o domicilio presso un immobile ricadente sul territorio comunale e quindi mai ha sognato di pagarne le tasse, dovrà avere la voglia di andare a ritirare i bidoncini colorati per la raccolta differenziata?

Non si servirà della “campagna” per smaltire i rifiuti che produce? Perché dovrebbe auto denunciarsi?

A questa madornale «svista», a cui sicuramente qualcuno saprà dare risposta, noi non ne abbiamo al momento, si potrebbe aggiungere che il passaggio repentino da un giorno all’altro, senza un normale periodo di rodaggio dall’utilizzo dei cassonetti alla strada a quelli individuali, non pochi problemi ha creato e continua, aimè a creare.

Si è fatta partire la «differenziata porta a porta», ma se si fosse concesso un tempo sufficientemente necessario per il passaggio graduale al porta al porta a regime, magari lasciando ancora per un paio di settimane i cassonetti alla strada, si sarebbe dato modo anche ai più distratti di capire che i bidoncini non andavano utilizzati come arredi supplementari al soggiorno, ma per riporre i rifiuti che qualcuno avrebbe preso in consegna. Zia Maria e nonna Rosa avrebbero avuto il tempo di abituarsi, di organizzarsi con gli orari, di chiedere aiuto e di capire cosa diavolo avessero dovuto fare con le cozze maledette che come le ostriche sono, anche se costano decisamente meno.

I vari gruppi sorti come funghi sui social avrebbero “sfraganato” meno i “gabbasisi” ed il “terrorismo psicologico” che la raccolta porta a porta ha causato in larghi strati di popolazione, avrebbe avuto toni meno traumatici e più collaborativi.

Il panico al limite dello spasmo cardiaco, però, ha procurato l’ordinanza che fissa le pene, per fortuna non corporali ma solo pecuniarie, ai trasgressori, come per esempio a zia Maria e nonna Rosa, compreso il cugino Biagio.

Spasmo dovuto al fatto che nonostante si riconosca che ci sono dei rifiuti, diciamo speciali, che per essere eliminati, hanno bisogno di una procedura diversa, questa procedura è negata e nonostante sia negata, si prevede l’ammenda. Per molti dei rifiuti menzionati nell’ordinanza sarebbe prevista la consegna direttamente all’interno del CCR ed allora mi chiedo per quale ragione si sia sentito il bisogno di procedere con questo elenco dettagliato di sanzioni in assenza di un CCR (Centro Comunale di Raccolta, o Isola Ecologia, come meglio credete)?

Perché stabilire un’ammenda che potrebbe andare da un minimo di 25 € ad un massimo di 500 € nel caso in cui si getti per sbaglio o per imperizia dall’avanzo del prodotto per l’igiene personale come per i cosmetici al rimasuglio della vernice o del disotturante o alla bomboletta spray?

Cosa vuol dire?

Che tutti i cittadini dovranno conservare e custodire gelosamente tutti questi rifiuti speciali, magari i contenitori per la lacca dei capelli, in casa e in un luogo idoneo sino a quando il comune non metterà a disposizione un centro di raccolta comunale?

E quanto dovrà essere sufficientemente spazioso questo luogo casalingo, magari anche per mettere a dimora il piccolo apparecchio elettronico da gettare, o il rimasuglio del telecomando andato in pezzi, o la radiolina che proprio non ne vuole sapere di funzionare?

Ma se avessimo tutti atteso la nascita e l’istituzione del centro di raccolta, peccato avremmo commesso?

Misteri della fede.

Annunciamo il porta a porta con le ammende senza “l’isola che non c’è”.

Per il momento andiamo incontro ad un aumento delle tariffe senza uguali.

Per il risparmio ci sarà tempo.

Come per morire.

 

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