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Un “consiglio” qualunque

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Nilde Jotti, Alcide De Gasperi, Aldo Moro, Palmiro Togliatti, passando per la Tina Anselmi, Ugo La Malfa, Amintore Fanfani, Ferruccio Parri, Carlo Rosselli, Giorgio Amendola e perfino Giulio Andreotti con l’indimenticabile Enrico Berlinguer rimarrebbero scandalizzati se avessero avuto la possibilità di vedere e sentire cosa sia diventata e come venga rappresentata la politica nel paesello a sud est della grande metropoli.

Per non parlare del Presidente Sandro Pertini.

Un Consiglio Comunale vergognoso che è riuscito a mettere in risalto la pochezza politica da parte dei suoi componenti che indegnamente ne occupano gli scranni. Un intero paese consegnato nelle mani di una giovane consigliera, la Verna che con il fido Fortunato, ha da subito messo sotto scacco un sindaco interessato solo ad indossare la fascia che lo proclama primo cittadino, ma che da primo non ne rappresenta uno. Quell’imbarazzante sequela di compitini scritti a casa e letti con un’enfasi pari a zero, che hanno messo in risalto la pochezza dell’offerta politica che aveva l’arduo compito di differenziarsi. Un’amministrazione che se non ci fosse stata non sarebbe riuscita neanche a scopiazzare programmi di altri “ridicolizzando”, senza possederne le capacità e le competenze, il programma dell’amministrazione De Tommaso.

Relazioni, rappresentate da un susseguirsi di parole senza senso, che avrebbero dovuto far sobbalzare quei rappresentanti del PD seduti e assonnati che ascoltavano senza battere ciglio le invereconde accuse rivolte anche ad amministrazioni a loro vicine, prive di quell’innovazione copernicana che loro, i vari Bagalà, Spinelli, Cristantielli, Barone e il placido e assonnante Palmieri propinavano.

Per non parlare della Borracci che si autoassolve da tutte le accuse come se rappresentasse lei stessa la Corte dei Diritti dell’Uomo. Ma non avrebbe potuto diversamente la consigliera “sotto inchiesta”, vista sia la defezione del Raffaele Bellomo, che da tempo aveva dichiarato la sua “astensione” sul bilancio e dalla posizione sempre più problematica della Presidente Ferri che vuol decidere autonomamente in che maniera votare favorevolmente e/o astenersi, senza che possa far trasparire il suo appoggio incondizionato a questa amministrazione. Un comportamento, quello della Presidente, attenzionato non solo dai commentatori politici, ma anche da quelle forze di minoranza che stanno mettendo in luce quali gli accordi, se accordi ci sono stati, affinché fossero proprio le opposizioni a rendersi responsabili della scelta.

Passando dal voto sicuramente favorevole sui debiti fuori bilanci, è vero sì riferiti al 2014, ma che hanno visto la sentenza del TAR giungere il 28 luglio 2015 e non menzionati in bilancio così come un’amministrazione attenta, avrebbe fatto. Vedremo cosa stabilirà la Corte dei Conti se vorrà degnarci di occuparsi del caso.

Per passare a quel libro dei sogni dei 13 milioni in opere pubbliche che dovrebbe stravolgere il paese nei prossimi tre anni ma senza che uno straccio di progetto abbia visto la luce.  Un libro dei sogni come l’approvazione della Carta di Pisa che hanno fatto diventare coriandoli carnevaleschi quando l’assessore Bagalà ci enumera i progetti in cantiere sul commercio che vedrebbe al centro quel polo commerciale che tanti danni ha portato al tessuto sociale, culturale e commerciale del paesello. Ma lui, la delega al commercio mai, dice il sindaco, l’ha posseduta.

O come i 40.000 euro previsti nel settore agricolo di cui lo stesso assessore Bagalà ne ignora l’esistenza, comparsi come per magia nella missione 16 del bilancio.

Ed allora?

L’imbarazzante scelta di quei miseri 600 euro annui a pochi intimi, (i fondi pochi sono), dimenticando i soldi previsti per l’acquisto del palco comunale e del server, amplificatori e casse acustiche con i microfoni.

Cosa c’è meglio di un palco con le luci, la musica a palla e gli amplificatori di ultima generazione per mettere in risalto la differenzazione?

Un sindaco che è riuscito a non accorgersi che la maggioranza insipida che lo sostiene aspetta il momento giusto per sferrare il colpo del ko e rimandarlo da dove è venuto. Le guerre intestine, basterebbe vedere quei tre ultimi consiglieri seduti a sinistra dell’emiciclo, per capire quanto ancora debba essere detto e fatto e che quella mancanza di dignità politica nasconde. Quei tre consiglieri così vicini di sedia ma così lontani dagli obiettivi, che tengono in vita un’amministrazione nata morta. Se fosse solo la via per Bari a nascondere le incomprensioni sarebbe facile la faccenda, ma aimè, non solo quella di via nasconde le buche e il disfacimento dell’asfalto che l’assessore Palmieri vorrebbe riparare.

Dopo un anno le strade peggio di come le hanno ereditate, per non parlare dell’immondizia, del sociale, della cultura che passa attraverso fondazioni familiari, di uffici lasciati allo sbando, senza più guida, senza più obiettivi.

Con una spesa senza controllo, che analizzeremo in dettaglio molto presto, per una politica dell’apparire senza sostanza, come le sterpaglie che vengono incendiate.

La questione acqua ancora aperta che vede l’amministrazione spendere 7.000 euro per un incarico legale su un non meglio specificato procedimento penale e che ha considerato sino ad oggi spesa superflua quella eventualmente concessa per analisi indipendenti sulla salubrità dell’acqua. . Un sindaco che scrive addirittura ai giornali, La Gazzetta del Mezzogiorno, per smentire un’intervista, diciamo chiarificatrice, apparsa sulle pagine dello stesso giornale di un perito chimico che dichiara di lavorare per questa di amministrazione (vi informerò circa gli sviluppi della questione)  per poi riconoscere un incarico telefonico ad un professore universitario di cui non si conosce l’impegno obbligatorio di nomina e di spesa e di cui abbiamo avuto modo di saperne gli esiti di studio solo ieri in consiglio comunale.

Un’amministrazione senza ne capo ne coda su cui qualcuno ha messo un’opa chiedendo quello che più gli aggrada, minacciando astensioni, uscite dall’aula, voti contrari solo perché a capo della piramide continua ad esserci un sindaco pressato dalla voglia incondizionata a ricoprire il ruolo e quello di tentare di accontentare chiunque gli conceda questo privilegio.

Chiedergli ora, una volta ottenuto il voto favorevole sul bilancio, di rimescolare le carte, azzerando tutto e mettendo alla prova questo falso centrosinistra sulla vera voglia di differenziarsi, sarebbe utopia, ma il tentativo lo faccio ugualmente, e con me, anche altri.

 

Ancora sull’acqua a Casamassima

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E per primo arrivò il cattivo odore.

E poi fu la volta degli escherichia coli, che dalle feci vengono.

E poi gli pseudomonas aeruginosa, che ancora più pericolosi sono.

E poi venne il cloro. Tanto cloro.

Così tanto cloro da riuscire a distaccare da quelle tubazioni vecchie di decenni, se non di secoli, la ruggine che nel frattempo si accumulava.

E così l’acqua paglierina faceva la sua timida, ma preoccupante, comparsa.

Nel mezzo le ordinanze, i problemi di salute, i ricoveri, la paura, il panico, le sanificazioni e poi ancora le seconde sanificazioni perché le prime forse non bastavano. Famiglie disperate, attività commerciali quasi al collasso. Code alle autobotti non del tutto sparite, contenenti acqua anche lì “strana”. Indagini da parte di volenterosi, tombini e pozzi non presidiati, condotte a livello di possibili contaminazioni fognarie. Un fai da te imbarazzante e inconcludente. Una gestione della crisi probabilmente più pericolosa dell’acqua contaminata stessa. I consigli all’aperto, le rassicurazioni impossibili, l’assoluta mancanza di trasparenza.

L’acqua che doveva scorrere in quelle tubazioni e se per caso avesse incontrato il bicchiere del piccolo Diego e dell’anziana zia Rosetta poco importava. La contaminazione doveva scorrere via, dichiarava la responsabile ASL.

La gestione da “cosa nostra” , inteso come affare personale e non collettivo della “cosa” come se il bene più prezioso al mondo potesse essere curato solo da una giunta e da un sindaco incapaci di dare risposte, lascia sbigottiti.

Anzi, ne aumenta gli effetti: basta vedere i post del sindaco, a riguardo.

Mai nessuno che abbia informato circa la vera causa della contaminazione, da dove, perché e come mai proprio solo a Casamassima e con questa intensità. Risposte rimaste inevase a cui si è cercato di dare riscontro traghettando il problema solo sulla inutile ed ipocrita riduzione della bolletta e sul quel risarcimento del danno che nulla potrà risarcire su un bene come l’acqua.

Sapete quanto possa interessare in questa fase ancora acuta il richiedere le dimissioni dei vertici dell’AQP che poco hanno garantito?

E poi arriva l’intervista “impossibile”, quella che pubblica oggi La Gazzetta del Mezzogiorno, del perito chimico Martino Salamida che dichiara di lavorare per un team che si occupa di seguire, per il sindaco Vito Cessa, l’intricata questione acqua contaminata a Casamassima. Gli ossidi di ferro, la ruggine, per la forte concentrazione di cloro, si distacca dalle tubazioni, creando quel colore paglierino all’acqua che qualcuno di noi ha avuto la sfortuna di poter constatare di persona aprendo il rubinetto di casa.

Beviamo anche ruggine?

E quali gli effetti di questa bevuta?

Per poi cosa garantire se ogni sei mesi dovremmo noi  far analizzare l’acqua attraverso quelle analisi chimiche da tutti invocate ma mai realizzate? I cittadini piccoli chimici a scoprire se la legge n. 31 sulla purezza dell’acqua che beviamo è rispettata oppure no. Assurdo.

Ma che genere di contaminazione per richiedere un uso così massiccio di cloro? Nessuno lo dice, ancora.

Naturalmente, così come tutta la questione acqua contaminata a Casamassima, avvolta nel mistero più fitto, ad oggi non risulta nessun atto che dichiari espressamente l’incarico a chicchessia per le analisi o controanalisi o studi. Accanto alle analisi che l’AQP dichiarava di aver fornito al sindaco e che mai sono state pubblicate, si aggiunge un altro fitto mistero che vede il sindaco tacere intorno a questo team di “studio” che sicuramente lo avrà informato di quanto girava intorno, o meglio, navigava nell’acqua di Casamassima.

E così in mancanza dell’istituzione di un tavolo di crisi richiesto sia da questa pagina che da forze politiche presenti in Consiglio, il sindaco continua a non gestire l’emergenza ripetendo stancamente che la sua opera è indirizzata principalmente, sembra, alla richiesta di risarcimento danni da parte dell’AQP. Nessuna parola sulla responsabilità, in primis la sua, di garantire la salute dei cittadini attraverso acqua potabile ed incontaminata. Continua a ripetere che le sole analisi valide sono quelle dell’ASL e dell’ARPA, oggi diffidata a Polignano per la questione depuratore, affermando che spendere soldi per indagini parallele è inutile e forse controproducente. Un sindaco che non sa l’importanza delle controprove in un processo e dell’importanza di analisi di parte.

Comico, se non fosse drammatico.

Il non comprendere la grave violenza perpetuata nei confronti dell’acqua e della sua potabilità ne caratterizza, se ce ne fosse ancora bisogno, il suo spessore politico.

Considerando Casamassima, 20.000 abitanti, come punta dell’iceberg su quello che sta avvenendo sull’acqua, come bene primario ed indispensabile, chiedo che tutte le forze, specialmente quelle di opposizione, mettano a frutto tutte le loro risorse al fine di istituire immediatamente un tavolo con i consiglieri regionali per fare finalmente chiarezza sull’AQP e sull’acqua che fa viaggiare verso le nostre case.

L’acqua, come la Costituzione, non si tocca.

Almeno, non si dovrebbe toccare.

Eroi?

In questi giorni si fa un gran parlare se Massimiliano Latorre e/o Salvatore Girone debbano o no partecipare alla parata del 2 giugno, Festa della Repubblica. Riassumiamo i fatti.

15 febbraio 2012.

Costa del Kerala, India sud occidentale.

Pomeriggio.

Una nave italiana, una petroliera, la Enrica Lexie che naviga in rotta di trasferimento da Galle (Sri Lanka) verso Gibuti e il St. Antony, un peschereccio indiano, si vedono; si incrociano.

Stanno navigando lo stesso tratto di mare.

Acque internazionali? Acque indiane? Acque di zona contigua?

Che importanza ha?

Ajeesh Pink, 20 anni e Valentine Jelastine, 45 anni, entrambi pescatori, entrano nel mirino di Massimialno Latorre e Salvatore Girone che sparando, li uccidono.

A dire il vero non sparano solo due colpi, ma una raffica di colpi.

La presenza di militari italiani su una nave civile, una petroliera, è per garantire una navigazione sicura e per evitare possibili attacchi da parte di imbarcazioni pirate che saccheggiano quasi tutto quello che intorno a quel mare si muove.

Ma Ajeesh Pink e Valentine Jelastine, non erano pirati. Erano pescatori che dopo sette giorni di mare, di pesca, rientravano nel porto. A casa.

Alle 19.30 veniva comunicato alle famiglie che erano morti.

Ammazzati.

Ajeesh Pink, 20 anni, orfano, amava il calcio.

Valentine Jelastine, 45 anni, sposato con Dora e con due figli, Derrick di 20 anni e Jeen, di 10.

E’ diventato ben presto un caso internazionale; interventi dei vari ministri della difesa e non solo, presidenti della repubblica, corti internazionali, marina militare, partiti politici, associazioni anche create ad hoc. Chiesa cattolica. Opinione pubblica. Per lo più di destra.

I due marò italiani del battaglione San Marco, fermati in India, non trascorrono neanche un giorno in carcere. Sono alloggiati presso il confortevole CISF Guest House di Cochin per meglio godere delle bellezze cittadine.

Ma perché Latorre e Girone imbracciano il fucile e sparano?

La Marina Militare Italiana dichiara:« Segnali ostili tipici dei pirati”.

Quali siano stati questi segnali ostili tipici dei pirati, sinceramente non ho mai capito quali fossero e come si fossero manifestati. Nessuno mai ha avuto la bontà di spiegarcelo, di farcelo capire, ma all’interno di quell’imbarcazione, il St. Antony, di armi non c’era traccia, ed allora? Le reti, gli ami, le canne da pesca, quei bizzarri copricapo che a volte usano i pescatori?

So solo che il Governo Italiano ha donato alle famiglie dei pescatori uccisi € 150.000 (centocinquantamilaeuro) affinchè le  famiglie ritirassero le loro denunce e rinunciassero a cause future.

“Blood money”, denaro insanguinato, così è stato ribattezzato questo dono.

Il figlio maggiore di Valentine, Derrick, dichiarava ai giornali due anni fa: «Non vogliamo vendetta, non proviamo rancore, e anzi siamo vicini alle famiglie dei due soldati italiani che stanno vivendo, anche loro, una situazione difficile e dolorosa, ma in quasi due anni nessuno si è mai interessato alle uniche due vittime di tutta questa storia: mio padre e Ajesh». 

Ma se tutti sembrano sicuri dell’innocenza dei due marò perché il Governo Italiano ha voluto indennizzare le famiglie dei due pescatori?

Quanto vale una vita spezzata?

Quanto vale non vivere più con il proprio padre, la propria moglie, il propri figli, i propri cari?

Quanto vale una comunità così duramente colpita?

Quanto vale la giustizia a questo mondo?

Un Consiglio: Comunale.

Che ognuno sia libero di manifestare il proprio convincimento è innegabile, ma che ognuno debba giustificare le scelte che mette in campo, specialmente quando riveste un ruolo pubblico di garanzia, è altrettanto inconfutabile.

Per come si sia poi ricoperto tale incarico, incontestabile.

Ci ha pensato la Presidente Ferri ad evitare un’altra sonora e imbarazzante debacle all’amministrazione Cessa è a tutte le sue sgradevoli contraddizioni sulla carta straccia di Pisa.

Ed eccola la presidente, carica di garanzia ed imparzialità politica al servizio della collettività tutta, come un elefante nei pressi di una cristalleria, scendere nel campo di battaglia e votare a favore di un provvedimento, l’approvazione del rendiconto di esercizio, incompleto in molte delle sue parti e come sostiene qualcuno falso in merito alle incomplete informazioni che porta al suo interno.  Ma si sa, la Presidente non ha mai voluto giustificare l’occupazione di un posto all’interno di questa maggioranza che mai si sarebbe sognata di votarla. Ma lei, come un bulldozer, considerando carta straccia la sua elezione con i voti delle minoranze, tritura tutto e tutti. Mai si è sognata di rimettere il suo mandato mettendo alla prova questa maggioranza sulle vera  voglia di annoverarla fra le sue fila: lei, considerando becera la politica degli altri, non considera di quanto possa rappresentare quella politica che in assenza di morale, agisce a discapito della collettività tutta.

Forme di garanzia annullate sull’altare di che?

La presidente, che subendo l’onta delle minoranze tutte era stata richiamata al rispetto delle regole, vedi penultima convocazione della capigruppo per fissare il consiglio del 30 maggio sul bilancio, fissando unitariamente quel consiglio in assenza delle documentazioni necessarie e con l’affare Borracci incompatibile, lo fissa con i pochi intimi della maggioranza per poi cambiare idea e rimandarlo ad altra data. Al 7 giugno, riportano le cronache.

Democrazia vuol dire che le maggioranze devono governare, ma alle minoranze mai possono essere sottratti i diritti costituzionali che ne tutelano l’opera di controllo.

Come non considerare questi atteggiamenti come di arroganza politica?

La Borracci, seguendo il consiglio della minoranza, si astiene sul provvedimento che aveva messo in discussione proprio quei debiti che si dice, (dovremo aspettare le controdeduzioni della stessa Borracci), siano anche frutto delle responsabilità proprio in riferimento alla carica di presidente di quella ATS che aveva in gestione il Palestrone.

Ma all’astensione della Borracci risponde la Ferri votando a favore: l’emendamento fatto passare come integrazione passa con 8 voti a 7.

E così i crediti vantati dal Comune riappaiono come per incanto.

Chissà quanti altri casi ci saranno come questo, ma non c’è tempo per affrontarli tutti. La chiarezza e la legalità e la giustezza dei conti passano in second’ordine e quanto sbandierato in campagna elettorale svanire come neve al sole. La differenza indifferenziata.

Ma non solo del sindaco dovremmo chiedere le dimissioni irrevocabili e senza condizioni, ma anche dell’imbarazzante minoranza che eleva all’ennesima potenza l’inconsistenza politica dell’ assessore ai servizi sociali, che con quell’insulso e miserevole provvedimento sull’aiuto economico agli indigenti di Casamassima, elargisce ad un elenco prefissato di “bisognosi”, 70, l’obolo di seicento euro. Annui, non mensili; annui.

La grandezza sia delle maggioranze che delle minoranze vengano esaltate attraverso un provvedimento che dovrebbe farci vergognare di questo consiglio che invece di indagare a fondo sugli sprechi di danaro pubblico, si esalta per l’elemosina elargita.

E se qualcuno sospettasse che quell’elenco chiuso, non più modificabile, rappresentasse oboli riconosciuti e da riconoscere?

Orami tutto passa in infimo ordine.

Come le continue e ripetute incongruenze sull’acqua contaminata, sulla carenza di risposte a quella lettera al fulmicotone dell’Ufficio Tecnico ed anche ai sospetti sulle reali ragioni dell’allontanamento forse coatto dell’architetta Sorricaro come messo in risalto da La Voce del Paese in edicola. Quell’enorme carrozzone dell’edilizia, pubblica o privata che sia, che vede sistematicamente l’intervento di esponenti riconosciuti e riconducibili al centro destra casamassimese frapporsi al richiamo alle regole di due esponenti di maggioranza e la volontà di insabbiare tutto magari con provvedimenti da portare in Consiglio.

Inciucio fra maggioranza di cosiddetto centro sinistra e cosiddetto centro destra?

Questa maggioranza non naviga neanche a vista e cerca di dare risposte alle innumerevoli contraddizioni che la popolano, attraverso atti che il più delle volte rappresentano una toppa che è peggio del buco. Un consiglio che se da una parte mette in risalto la scarsa capacità di amministrare una collettività ormai lasciata sola a risolvere i problemi quotidiani dall’altra mette in luce la scarsa visone d’insieme di una minoranza anch’essa senza guida politica e con scarse attitudini al comando che nemmeno la destra sociale propone più. Non si riesce proprio mai di assestare il colpo decisivo, quell’ultimo knock-out definitivo che sembra ormai necessario.

Cosa avranno pensato le maggioranze, cosa avrà pensato la consigliera del PD Pasqua Borracci quando dai banchi dell’opposizione hanno tuonato di stare tranquilla perché anche i cugini e i fratelli saranno attenzionati in riferimento all’affare Palestrone e suoi derivati?

Ma per il momento è necessario che la Borracci dia il suo assenso a questo bilancio, chissà che insidie porterà, e poi si vedrà.

Gli indigenti e l’aiuto promesso

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Che questa amministrazione lavori in maniera disarmonica è conclamato e per i pochi distratti che credono questa una giunta armoniosa e ne apprezzano i risultati, ne voglio attivare il senso critico attraverso la Delibera di Giunta n. 68 del 12 maggio 2016, in piena crisi acqua potabile.

Oggetto: Attivazione progettualità sperimentale di inclusione sociale, in situazione di emergenza. Atto di indirizzo.

Si dichiara che dal 1° gennaio al 14 aprile 2016, sono giunte in Comune n. 84 domande di sussidio c/o l’ufficio servizi sociali;

Il 14 aprile vi è stata una manifestazione di protesta da parte di numerosi cittadini in stato di necessità.

Alla luce di ciò, il Comune di Casamassima, a titolo sperimentale, promuove un intervento di contrasto alla povertà che si sostanzia con un servizio di volontariato di pubblica utilità a fronte del quale viene riconosciuto un contributo economico di natura socio-assistenziale.

Specificati quali le caratteristiche che secondo i servizi sociali sono da considerarsi lavori di pubblica utilità e stabilito che non più di un componente familiare può “beneficiare” del contributo, e su questi due temi potrei sottolinearne le incongruenze, che rimando, scopriamo che in base ad una graduatoria in cui l’ISEE è determinante si “sceglieranno”, ma lo sono già, i “beneficiari”.

I beneficiari potranno lavorare, parola grossa lavorare, 15 giorni al mese, per un massimo 15 ore, per € 150 mensili. Quindi, 10 euro all’ora.

Tale fortuna non potrà superare i mesi 4 in un anno.

Quindi in un anno, coloro i quali hanno un ISSE da zero e fino ad un massimo di 6.000, potranno mettere su una discreta sommetta: 600 euro.

Praticamente un panino al giorno con mortadella senza provolone piccante e senza la birra per un anno. Che fortuna.

La stessa delibera di giunta, negli allegati, predispone un modello che gli interessati potranno redigere per richiedere questo sussidio fatto passare come inclusione sociale e al mondo del lavoro, ma che di tutto ciò nulla ha.

Ma attenzione, questo modello non può più essere utilizzato perché i 70 massimi beneficiari, sarebbero già stati individuati fra quegli 84 che la domanda già l’hanno fatta, ergo, a che serve sto modello allegato?

Allora 600 euro annui massimi per i massimi 70 beneficiari, fa la bellezza di € 42.000. Perché una variazione di bilancio con la Delibera di Giunta n. 54 del 2 maggio 2016 di € 55.000 richiesta dall’assessora Spinelli?

Vista la manifestazione del 14 aprile, recita la delibera; e quella del 9 marzo sui cantieri di cittadinanza nulla ha prodotto?

Ma vorrei capire, esistono anche indigenti di serie A e di serie B?

Ma quanti sono gli indigenti censiti a Casamassima? Si può sapere?

Morale:

l’amministrazione non è in grado neanche di fare le moltiplicazioni visto che ci vorrà un’altra delibera di giunta che dovrà decretare altra variazione di bilancio; che attraverso parole senza senso continua a promuovere quell’assistenzialismo che maledice; che tenta di risolvere la questione “indigenti” con un sussidio di 600 euro massimi annui solo nei confronti di qualcuno, dimenticando tutti gli altri; che gli assessorati continuano a lavorare in compartimenti stagni solo a beneficio dell’orticello che la delega stabilisce senza che nessun progetto sia collegato all’altro; che il sindaco non possiede una vista d’insieme di quello che serve e di come metterlo in atto.

Che dire.

Ma ci meritiamo tutto questo?

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La prima volta di Giuseppe Cristantielli è da dimenticare. Risponde all’interpellanza di Rino Carelli a proposito della possibilità di “inquinamento” del Pertusillo e quindi dell’acqua che potrebbe o può arrivare ai nostri rubinetti, con quanto gli scrive l’AQP.

Peccato che non aveva avuto la possibilità di ascoltare quanto il sindaco prima di lui aveva sciorinato sulla passata, sembra, emergenza idrica a Casamasssima, in netto contrasto da quanto le risposte al Carelli declamate dal Cristantielli su testo AQP, mettessero in risalto. Pazienza.

Come assessore alla Tutela della Acqua, per quanto mi riguarda, bocciato.

Ma anche il sindaco è sembrato contradditorio in alcune affermazioni; mentre dichiara che esami “complementari” e/o “alternativi” a quelli ufficiali non servono, visto che gli unici ufficiali sono quelli dell’ARPA e/o ASL, nulla dice intorno alla decisione del 6 maggio circa l’ordinanza di non potabilità dell’acqua su esami di AQP. Probabilmente ha cambiato opinione in questi ultimi 15 giorni.

Ma della crisi potabilità acqua vorrei stendere un velo, o meglio, un lenzuolo pietoso. Troppa approssimazione, troppa superficialità, troppe contraddizioni. Da quanto tempo e per quali ragioni l’acqua è risultata contaminata, ancora zero assoluto.

Ma il consiglio di ieri ben altre realtà ha messo in evidenza.

Come quella che ha riguardato la consigliera Pasqua Borracci.

Le minoranze contestano che la consigliera in forza PD sia incompatibile con la carica in quanto, come presidente di una ATS  che ha gestito il Palestrone, la stessa risulta debitrice nei confronti del Comune di una somma intorno ai 30.000 euro, rivenienti da canoni ed utenze non pagate. Sembra, a quanto riferito in consiglio, che solo due “rate” siano state estinte in virtù di una transazione, che non soddisfano il debito complessivo. Risulta ancora in mora l’ATS (Associazione Temporanea di Scopo) come dichiarato dagli uffici.

A questo punto un primo colpo di scena.

Il consigliere Nitti, che sembra al centro di un prossimo fan club che lo vede come protagonista indiscusso (a che punto siamo arrivati), informa i presenti dell’esistenza di un parere sull’intera faccenda richiesto al Segretario Generale il quale conferma lo status della Borracci e quindi le “responsabilità” della stessa, ma rimanda a eventuali controdeduzioni della consigliera. Tale parere, richiesto ed indirizzato alla Presidente del Consiglio vede la maggioranza sobbalzare dai banchi. Come mai la Presidente non ha informato i consiglieri di maggioranza di questo importante e fondamentale documento? Penso che il modus operandi della Presidente sia al centro di normali e dovute indagini. Politiche, naturalmente.

E se le responsabilità dovessero partire dalla proclamazione degli eletti?

Vediamo la Arianna Zizzo catapultarsi fuori dall’aula per poi ritornare con le copie di tale parere da distribuire ai consiglieri di maggioranza. Giacinto Rella non nasconde il proprio disappunto, ma siamo abituati ad un Rella subito dopo remissivo.

Chi, della maggioranza era in possesso di tale parere oltre la stessa Presidente?

La Borracci, a questo punto compie, a mio modo di vedere, due grossi errori. Il primo riguarda la richiesta di astensione sulla richiesta di “indagini” a tutta la maggioranza e il secondo il suo auto voto di astensione sul procedimento. Come mai la consigliera PD è stata un’altra volta lasciata sola? Come mai nessuno della maggioranza ha proposto legittimamente l’astensione sull’inizio del procedimento che la vede al centro della presunta incompatibilità?

Penso sia arrivato il momento in cui la Borracci, ma non solo lei, tragga le dovute conclusioni.

L’intervento del capogruppo PD Antonio Manzari è imbarazzante; mentre “incolpa” la minoranza circa ipotetiche capacità divinatorie che le consentono di entrare in possesso di documenti alla maggioranza sconosciuti, ci chiediamo come svolga il suo ruolo di consigliere il Manzari visto che neanche gli atti visiona, si arrampica su uno specchio per dichiarare che si asterrà come da invito della Borracci. Il Manzari, ricordiamo, ha rivestito anche il ruolo di assessore, in questo Comune.

Rimandata fra dieci giorni la decisone, dopo le controdeduzioni della Borracci, che sinceramente non sappiamo che argomenti utilizzerà per sbrogliare questa intricata ma chiara matassa, si passa a discutere di rendiconto 2015.

A questo punto le pesanti responsabilità del Sindaco assumono tutte la loro forza. Come mai non abbia deciso, ormai è trascorso un anno dal suo insediamento, di nominare un assessore al bilancio, assessorato principe di qualsivoglia amministrazione, è un mistero, visto che tenendo per se le deleghe, ha portato il Comune in queste condizioni di precarietà. Assessore alle Acqua si, assessore alla cassa, no. Incomprensibile ed inaccettabile.

Non voglio immaginare cosa potrebbe accadere in una famiglia se non ci fosse qualcuno delegato al compito di far quadrare i conti fra entrate e uscite; anarchia totale con la bancarotta alla porta. Mistero.

Relazione senza senso del sindaco.

Abbiamo rispettato i tempi ed il patto di stabilità.

Ma i conticini no, non li ha rispettati.

Si parla di residui, attivi e passivi.

A questo punto, riporto quanto la giurisprudenza dispone.

 Si ricorda che costituiscono residui attivi le somme accertate e non riscosse entro il termine dell’esercizio, mentre costituiscono residui passivi le somme impegnate e non pagate al termine dell’esercizio.

Nel rendiconto presentato dal Sindaco per l’approvazione in Consiglio e già approvato dalla Giunta il 14 aprile del 2016, non compaiono i crediti del Comune in riferimento alla gestione Palestrone. Come mai questi debiti già denunciati in riferimento all’incompatibilità della Borracci, non sono presenti sul rendiconto presentato dal Sindaco?

Quindi, nello stesso consiglio si denuncia il non pagamento di somme dovute da parte della ATS Palestrone nei confronti del Comune e la loro non menzione su atti ufficiali ed importantissimi.

Richiede una sospensione del consiglio la Presidente, al fine di ritrovare la somme smarrite, ma non basta.

Non ci sono.

Il consiglio viene aggiornato a venerdì 27 maggio.

Morale: il rendiconto di ieri è falso e non è possibile approvare un documento falso. Gravissime le responsabilità della gestione Cessa.

E se questi crediti, residui attivi del Comune, non fossero presenti anche in bilanci e rendiconti passati?

E dei 288.000 euro Tari, scomparsi e ricomparsi, ne vogliamo parlare?

Facile prevedere l’autodifesa del sindaco che sparerà a zero sugli uffici, osannati nello stesso consiglio, ma non potrà nascondere la sua di responsabilità grossa quanto una casa manifestata ampiamente nel non sentire la necessità di delegare un assessore al compito.

Neanche Anna Maria Latrofa riceve risposte su quel documento redatto da tutto l’Ufficio Tecnico che mette in luce la completa disarmonicità di questa amministrazione che anche un ufficio importante come quello tecnico è riuscita ad inibire.

Un grazie a Rino Carelli che ricordando l’anniversario dell’uccisione di Giovanni Falcone, della moglie e dell’intera scorta a Capaci il 23 maggio del 1992 ne ha ricordato il sacrificio con un minuto di silenzio.

Per tutto il resto, che dire.

Quando finirà?

il S.U.A.P. (Sportello Unico delle Attività Produttive)

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Sul sito del Si.A.Po.L. (Sindacato Autonomo Polizia Locale) leggo una nota interessante che potrebbe interessare anche Casamassima.

Il Comandante PL dr. Francesco Managò di Palmi, è riuscito ad ottenere riscontro ad un quesito posto tempo addietro all’A.N.A.C. (Autorità Nazionale Anticorruzione) e che trova risposta nell’orientamento n. 57 del 2014 nella pagina “Orientamenti – Anticorruzione” del sito istituzionale.

Lo scrivente, al quale era stata attribuita anche la responsabilità del S.U.A.P. (Sportello Unico delle Attività Produttive) e delle Società Partecipate, aveva rappresentato all’Amministrazione Comunale che l’incarico principale di Comandante della P.L. era assolutamente incompatibile con altri incarichi all’interno dell’Ente, in quanto si configurava un conflitto di interessi funzionale dando origine ad una figura ibrida di controllore – controllato.

La risposta dell’A.N.A.C., non si è fatta attendere:

l’Autorità ANAC in Roma stabilisce che ” Colui che riveste il ruolo di Comandante della Polizia locale non può svolgere funzioni di responsabilità nell’esercizio di servizi di un Comune per i quali è necessario emettere provvedimenti autorizzatori o concessori oggetto di attività di controllo in virtù della sua principale qualifica, sussistendo un’ipotesi di conflitto di interesse, anche potenziale “.

In virtù di ciò, a Casamassima, saranno rivisti gli incarichi e i compiti?

Premio nobel?

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Sarebbe stato difficile, difficilissimo, quasi da premio nobel, infatti lui non lo è, seguire la procedura che tutti si sarebbero aspettati che seguisse. Ma lo sappiamo, per il sindaco conta solo ed unicamente che venga riconosciuto il danno economico e non quello primario della salute.
Liberando l’AQP dalle pesanti responsabilità su quanto concerne l’acqua contaminata a Casamassima, oggi il signor sindaco ha dato una sua libera interpretazione all’accaduto senza pensare per un solo minuto alla salute dei cittadini che dovrebbe tutelare.
Informa alle 12.30 di sabato che l’acqua è tornata potabile e stilando una lista di operazioni da mettere in atto affinché la stessa lo sia per tutti, chiama a raccolta i cittadini di fronte a responsabilità che diventano solo loro senza che lui minimante si ponga il problema di come e perché i suoi sacri editti debbano essere rispettati per la sicurezza di tutti. Non si è posto il problema, il sindaco, che di sabato sarebbe difficile trovare tecnici disponibili che possano iniziare quelle operazioni di sanificazione necessarie ed impellenti per liberare quelle cisterne, quelle autoclavi, quei filtri, quelle condotte private da possibili “ospiti” presenti e non graditi. Per il sindaco è di difficile comprensione, dopo aver gestito l’emergenza malamente e con superficialità, capire che la cittadina che lui cerca di amministrare è di circa 20.000 abitanti, con non sappiamo quante autoclavi, con quanti chilometri di tubature private, di quanti filtri, con centinaia di esercizi commerciali da controllare, insomma, il sindaco è riuscito ancora una volta ad allarmare tutti senza riuscire a dare neanche una risposta alle innumerevoli domande che in questi giorni da più parte gli venivano rivolte.
Non sarebbe stato più logico sig. sindaco, che lei avesse, conoscendo gli esiti degli esami negativi, informato tutti i cittadini circa le operazione da svolgere prima di rendere inefficace l’ordinanza che vietava l’uso potabile dell’acqua?
Le è così difficile capire che la sua ordinanza di oggi ha gettato nel panico centinaia, forse migliaia di cittadini che non sanno cosa fare, a chi rivolgersi, che prodotto acquistare, come operare?
Sig. Sindaco delle sue rassicurazioni su ipotetici e fantasmagorici “riconoscimento del danno” da parte di AQP non mi interessano; avrei voluto che lei mettesse da subito a disposizione tecnici qualificati che potessero aiutare i cittadini nelle operazioni da effettuare, un numero a cui rivolgersi per chiedere informazioni, avrei voluto che lei non avesse gettato il paese ancora una volta nel panico e nel terrore.
Liberarsi la coscienza affermando che gli esami sono negativi e che quindi l’acqua da oggi si può bere, non la libera dalla responsabilità sulle operazioni di sanificazione che i cittadini, soli, miseramente soli, dovranno mettere in atto affinché lo sia veramente potabile quell’acqua.

Il tempo

“Il tempo è la più sacra delle proprietà. Il furto del tempo dovrebbe essere punito dal codice criminale con maggior severità di quella onde si punisce la ruberia di qualunque altra sostanza. Imperciocchè, dove gli altri furti ammettono la possibilità della restituzione sia forzosa sia volontaria, la ruberia del tempo ha questo di gravissimo, che il ladro non può più , con tutto il suo buon volere, restituire le ore rubate.”

(Francesco Mastriani)

Ballarò 17 Maggio 2016

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Delusione e rassegnazione, questi i sentimenti che mi hanno pervaso ieri sera assistendo inerme al tempo che la televisione pubblica nazionale ha voluto dedicare a Casamassima e all’emergenza acqua potabile.
Del dramma che hanno vissuto e che stanno vivendo ancora oggi i casamassimesi, miei compaesani, non ne ho trovato traccia. Come non ho trovato traccia dei rimedi a che simili sciagure non si verifichino più. Acqua, bene essenziale e determinante affinché la vita possa realizzarsi, tutta la vita, non solo quella umana, trattata come un qualsivoglia altro “bene” che potrebbe essere compromesso per imperizia o negligenza. Il fato non esiste. Non può esistere di fronte al bene supremo e inalienabile quale rappresenta l’acqua.
Poche le certezze, tante le angoscianti ricadute che questo accadimento invita a non sottovalutare. Per fortuna la carta stampata in questi giorni ha cercato di sviscerare le cause e i tardivi interventi e per questo il mio plauso a quei giornalisti della Gazzetta che hanno cercato al meglio di assolvere al loro compito di informare, probabilmente oggi “attenzionati” dall’AQP che con quel comunicato stampa “minaccioso” nei confronti della stampa, ne vorrebbe limitarne la libertà.
Non avrebbe dovuto pubblicarlo, quel comunicato stampa.
Ieri la Portincasa ai microfoni di Ballarò ha riconosciuto che dal 4 al 6 maggio, nonostante fosse conclamata la presenza di elementi estranei all’interno dell’acqua potabile nei nostri rubinetti, l’ente da lei rappresentato, nulla ha fatto affinché questa contaminazione non arrivasse nelle nostre case. Come è mai possibile che devono essere i cittadini solerti e attenti ad allertare un ente mastodontico come l’AQP che l’acqua uscita dai rubinetti è maleodorante e probabilmente infetta?

Che una tubatura si rompa e permetta che al suo interno entri “terriccio”, potrebbe anche considerarsi possibile, ma che questo “terriccio” arrivi nel bicchiere d’acqua che il bambino riempie per bere è inammissibile. E’ inconcepibile ed inaccettabile.
Che dell’acqua e sull’acqua si possano continuare a perpetuare quei delitti continuati che la trasmissione di ieri sera ha accennato solo negli interventi, non può e non deve più continuare.
Tutti siamo chiamati a risponderne.
Qualcuno dovrebbe spiegare al sindaco di Casamassima che il danno subito da quell’acqua non è solo un guasto economico per cui ne chiede a gran voce il risarcimento, ma un danno nei confronti dei cittadini che vogliono essere sicuri che quell’acqua fatta viaggiare in quelle tubazioni nel sottosuolo comunale sia sicura e che non ci si ammali per averla bevuta. Qualcuno dovrebbe spiegare all’assessore alla Tutela delle Acque che la riconoscenza che lui nutre nei confronti dei cittadini pazientemente in coda alle autobotti è solo la conferma che il suo di assessorato nulla ha tutelato.
Altro che le acque.
Quello che stiamo vivendo è la dimostrazione plastica che la buona politica non esiste se neanche l’acqua viene tutelata e rispettata come fonte primaria di vita.
Probabilmente ha ragione Corona quando dice che ci stanno rubando l’acqua. Ci stanno rubando la vita, aggiungo io.
Le questioni incontrovertibili che questa vicenda gravissima acqua potabile che si sta cercando in tutti i modi di derubricare ad un banale e normalissimo guasto, mettono in luce quesiti nei confronti dei quali risposte vanno pretese.
1) Non possiamo continuare a pensare che l’AQP non abbia protocolli interni che permettano immediatamente di inibire il flusso di acqua contaminata all’interno delle tubature. Non credo sia impossibile verificare immediatamente se il “prodotto” erogato sia o non compatibile con i parametri di sicurezza.
2) Non è possibile che si continui a verificare la potabilità dell’acqua erogata ogni due mesi, come dichiarato ieri da una responsabile AQP intervistata.
3) Non è concepibile che il sindaco non si sia impegnato nel far svolgere accurati esami paralleli propri dal Comune, quindi per tutti noi, ricevendone gli esiti. Non è credibile un sindaco che di fronte al dramma che si sta ancora verificando, chieda all’AQP esami più puntuali e cadenzati. Investire il controllato anche da controllore è intollerabile. Certo c’è la ASL, ma è il sindaco il responsabile ultimo e supremo sulla salute dei cittadini, quindi perché non fa cenno di tenerci alla salute dei cittadini che amministra?
4) Quali le ragioni che hanno impedito al sindaco di rendere pubblici gli esiti sulle campionature effettuate dall’AQP in altre zone del paese,oltre quelle rese note, come dichiarato nel consiglio del 13 maggio scorso dalla responsabile AQP?
5) Quali le ragioni del sindaco per non pubblicare la relazione redatta dall’infettivologo contattato così come preannunciato sulla propria pagina facebook e ribadito anche durante il consiglio monotematico del 13?
Che la gestione della crisi sia stata, a mio modo di vedere, male condotta e senza costrutto, è innegabile, ma vorrei che il dopo crisi ci fornisca le armi migliori per evitare future simili sciagure.
Quando avranno finito la ricerca della medaglietta da appuntarsi al petto, quando la finiranno di presentare esposti in Procura che lavora con tempi biblici, gradirei che qualcuno approntasse un protocollo, una serie di azioni da intraprendere da subito, affinché la drammaticità vissuta non si ripresenti più. Mai più.
Chicco Testa, di cui non ho mai condiviso nulla, ha detto ieri sera, ricordando quanto si diceva a proposito dell’AQP: “L’Acquedotto Pugliese ha dato da mangiare a molti.
Da bere a pochi”.
Speriamo che almeno Chicco Testa sappia se tale detto che lui ricordava si dicesse tempo fa, è o no ancora valido.

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