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Sentito Nitti avremmo qualche domanda per il dott. Vito Cessa.

E dopo Rutigliano (clicca qui per rileggere), il sindaco più giovane d’Italia, il nostro Giuseppe Nitti da Casamassima, per gli amici più stretti Pinuccio, continua il suo personalissimo tour di campagna elettorale, omaggiando questa volta Turi con le sue ineguagliabili perle di saggezza.

E con impeto travolgente, conquistando il palco e il microfono, tralasciando sui riferimenti alle persone che tanto clamore avevano suscitato a Rutigliano, afferma:

«…non si può andare avanti con i commissari. Anche a Casamassima ci sono stati tre commissari di fila: è una vergogna».

«Bisogna rispettare gli elettori. Quando un sindaco viene eletto, deve finire il mandato per 5 anni, a meno che non commette atti disdicevoli nei confronti del bene pubblico e nei confronti della comunità».  

«Fin quando un sindaco non commette illeciti, non commette reati, bisogna lasciarlo in pace, e invito voi, indipendentemente da chi sarà il sindaco, se sarà Angelo (Palmisano n.d.r.) o se sarà Tina Resta, a lasciarli in pace di lavorare, perché quando andranno sul Comune troveranno, mi permetto di dirlo, non conosco la vostra situazione, ma in tutti i comuni si trova il casino».

«Si devono sedere, devono riflettere, devono ragionare, devono dare le priorità, perché vedete, i programmi contano, ma contano fino a un certo punto; quando poi si arriva lì e ci si ritrova un bilancio non tanto vicino a quello che ci si aspettava, ci sono i problemi. Vi auguro un buon voto e divertitevi in campagna elettorale…lasciate perdere i veleni… i veleni non servono, vogliamoci bene, impariamo a volerci bene e la politica migliorerà…».

E’ un discorso che si commenta da solo e crediamo non ci sia bisogno del disegnino per spiegarne la profondità e la valenza e il valore socio politico culturale che trasmette ad ognuno di noi, ma, alla luce di quanto dichiara il Nitti, ci preme l’esigenza di rivolgere alcune domande al suo illustre predecessore.

Caro dott. Vito Cessa ci vorrebbe confessare quali sono stati gli atti disdicevoli nei confronti del bene pubblico e dell’intera comunità che Ella ha compiuto per non meritarsi più la fiducia dell’allora consigliere Nitti che votandole contro decretò la sua caduta e l’arrivo inevitabile del Commissario Prefettizio?

Ma Lei, dott. Cessa, oltre a praticare una politica da queste pagine non condivisa, quali atti illeciti ha compiuto e quali reati ha perpetuato per non meritarsi, come il sindaco di oggi dichiara, di essere lasciato in pace?

Non sappiamo se sarà così cortese da dissipare il dubbio che ci assale, ma, approfittando dell’occasione Le sottoponiamo un altro interrogativo: si ritrova nell’enunciazione del sindaco Giuseppe Nitti che dichiara dal palco e con un microfono «i programmi contano ma contano fino a un certo punto»?

Ma lei, sul Comune, ha trovato casino?

Ci auguriamo almeno che sia si sia divertito e che abbia imparato a voler bene a tutti, perché solo se tutti imparassimo a volerci bene la politica migliorerà.

(Cliccando qui puoi ascoltare per intero il comizio di Angelo Palmisano tenutosi a Turi il 24 maggio 2019 e postato sulla pagina Facebook di Patto per Turi)

 

La solidarietà arriva anche da Casamassima.

Non si ferma in tutta Italia la solidarietà e la vicinanza che il mondo della Scuola e dell’Università sta tributando alla docente di Palermo   Rosa Maria Dell’Aria, sospesa dall’insegnamento per due settimane con lo stipendio dimezzato, dopo che i suoi studenti in un lavoro sulla Shoah, avevano messo a confronto il decreto sulla sicurezza di Salvini con le leggi razziali fasciste (clicca qui per leggere).

(Clicca qui per vedere il lavoro svolto dagli studenti di Palermo).

E dopo il flash mob organizzato anche dall’Università di Bari dove il consiglio di Dipartimento ha approvato un documento di “piena e incondizionata” solidarietà nei confronti della docente palermitana Rosa Maria Dell’Aria “sospesa dal proprio lavoro, non per essersi sottratta ai propri compiti di educatrice, bensì per aver assolto al proprio dovere di contribuire alla formazione di menti libere e pensanti, secondo quanto previsto dal mandato costituzionale”, anche la Scuola Primaria Gianni Rodari di Casamassima si schiera a favore della libertà di insegnamento e della docente Dell’Aria esponendo lo striscione che vedete in foto e che riporta quanto stabilisce l’articolo 33 della Carta Costituzionale.

Nel frattempo le Organizzazioni Sindacali, in concomitanza con l’iniziativa nazionale che si terrà a Palermo il giorno 24 maggio, in solidarietà con la docente palermitana, Rosa Maria Dell’Aria, ingiustamente sanzionata dall’amministrazione scolastica di Palermo per aver semplicemente sostenuto la libertà di pensiero e di insegnamento, organizzano, per il 24 maggio alle ore 15.30  un’assemblea pubblica di tutto il comparto scuola presso Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia (Via Castromediano, 123 – Bari) in cui chiederanno che una delegazione sia ricevuta dal Direttore Generale dell’USR Puglia a cui sarà consegnato un documento da indirizzare al Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca Marco Bussetti.

 

Nitti, la trasferta a Rutigliano e le persone.

«La politica non si fa sui social», grida tronfio Giuseppe Nitti, che, come coordinatore provinciale di Italia in Comune, dal palco di Rutigliano, tira la volata al candidato sindaco del centro sinistra Giuseppe Valenzano. Ma qualcosa va storto.

Riannodiamo i fili.

Giuseppe Valenzano, consigliere comunale del PD a Rutigliano con delega alla “Promozione e coordinamento dello Sviluppo Sociale, Servizi alla persona, Lavoro e formazione professionale” alla Città Metropolitana di Bari, è il candidato sindaco per la coalizione Amo Rutigliano a cui aderiscono il PD, Italia in Comune ed altre quattro liste civiche.

Rutigliano, martedì 21 maggio. Intorno alle 20 il sindaco di Casamassima sale sul palco e dopo le inevitabili declamatorie politiche sul candidato sindaco Valenzano, che ci appaiono in verità realmente riscontrabili, fa entrare prepotentemente nel discorsetto da palco anche la sua Casamassima:

«… i cittadini nel mio paese si lamentano delle buche, dell’erba non tagliata, e hanno ragione. A Casamassima, e lo dico in tono autocritico perché mi piace dire la verità, abbiamo il campo da golf più grande d’Italia; però guardate, il sindaco deve guardare allo sviluppo, se non vede lo sviluppo, quella è ordinaria amministrazione, se non vede allo sviluppo…», (ma non continua).

Cosa abbia voluto dire il Nitti, a parte il fatto di riconoscere che il paesello sia diventato il più grande campo da golf d’Italia per le migliaia di buche disseminate qui e là, è di difficile comprensione. Che le buche possono aspettare perché lui vede lo sviluppo? E lo sviluppo di che cosa vedrebbe Nitti? Di una scuola ancora cantiere di cui non si conosce il futuro? Di un campo sportivo e di una “Villa”, riqualificate per cosa e per chi? O forse lo sviluppo delle periferie? Oppure dello sviluppo del verde (giallognolo) che cresce incontrastato ovunque salvo poi beatificarsi quando lo taglia una volta ogni morte di Papa?

Ma pensiamo che dia il massimo di sé quando afferma candidamente, testualmente:

«… e per farvi capire perché noi siamo diversi dagli altri, è perché noi guardiamo le persone, e vi invito a guardare le persone, e su questo cartello (indica un manifesto elettorale n.d.r.) vedete Italia in Comune insieme al Partito Democratico. Dovete sapere che nel mio comune il Partito Democratico è la forza che mi fa la maggiore opposizione in Consiglio Comunale, per questo vi dico che dovete guardare le persone, e Giuseppe Valenzano, dopo 10 anni di opposizione, in questo Comune, ha il sacrosanto dovere di avere la vostra fiducia e di cercare di cambiare le sorti di questo paese…».

L’espressione del Valenzano candidato sindaco di Rutigliano è tutto un programma.

(clicca qui per sentire e vedere il comizio postato sulla pagina Facebook di Giuseppe Valenzano da Rutigliano)

Ma cosa vorrebbe far intendere l’avvocato Nitti sindaco di Casamassima?

Che bisogna guardare alla persona più che al partito di appartenenza? E potrebbe anche starci bene quest’affermazione. Ma cosa sottintende questa asserzione? Forse che le persone del PD di Casamassima sono delle “persone malamente” perché gli fanno opposizione?

Maggiore opposizione.

Ma caro il nostro sindaco di Casamassima, e se il Partito Democratico in Consiglio Comunale le riserva l’opposizione più dura, non è forse proprio perché ha valutato la persona (lei) ed è arrivato alla conclusione che non meritava nessun tipo di considerazione? (Politica, naturalmente).

Cosa avrebbero dovuto fare i Democratici di Casamassima?

Riporre fiducia in una persona che, vista la scorsa consiliatura di Cessa, entrata in coalizione con il PD di Casamassima, non ottenuta la Presidenza del Consiglio, comincia a piroettare fra maggioranza ed opposizione e che solo grazie ad uno sciopero dell’Alitalia non è riuscito a ritirare il primo premio da ballerino dell’anno al Bolshoi di Mosca? E ci chiediamo, non hanno fatto bene a non riporre fiducia in lei, visto il suo essere orgogliosamente terrone e così poco incline alla coerenza  da far accomodare sulla seggiola da assessora una rappresentante di quel partito salviniano che oltre i porti, contrariamente a lei, ha chiuso anche il cuore? O ci vorrebbe far credere che l’assessora si candida con la Lega non abbracciandone le tesi?

Ma caro il nostro, vostro o loro sindaco di Casamassima, chi le scrive i discorsetti da campagna elettorale?

Senta a noi, lo licenzi.

A proposito di social: nonostante gli sforzi, il Nitti da Casamassima non è riuscito ancora ad avere più seguaci di Cessa, che lo straccia ancora con un netto 1.820 contro 1.529.

Le persone e la loro percezione, appunto.

 

 

Alle 10.13 la terra ha tremato.

Molti non lo hanno neanche avvertito il terremoto che, baricentro a 4 km da Barletta, alle 10.13 di stamane si è propagato, magnitudo 3.9, sino a Casamassima.

Dalle prime notizie raccolte sembra che solo la Scuola Primaria Marconi abbia messo in atto i piani di sicurezza che in questi casi si attuano, decidendo di evacuare precauzionalmente l’istituto scolastico. E così i giovani studenti, abbandonando le rispettive aule, hanno fatto tappa presso i due centri di raccolta: Largo Fiera e Via G. Matteotti.

Fortunatamente solo l’occasione giusta per disertare la lezione di matematica e l’interrogazione di scienze.

Un grazie a tutto il personale della scuola e alle maestre che con professionalità hanno permesso che tutte le operazioni si siano effettuate nel massimo ordine e cosa più importante senza conseguenza alcuna per nessuno.

 

Ma Casamassima è un paese violento?

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Che le “farfalline” non potessero riuscire nell’impresa di seppellire la violenza che il paesello “coltiva” ed alimenta sotto la cenere dell’indifferenza collettiva era noto a tutti, ormai.

Ma che tale violenza venisse fuori e fosse alimentata ogni qualvolta un gattino perdesse la vita o per un incidente stradale o perché oggetto di sevizie da parte di umani, comincia ad avere risvolti patologici preoccupanti, perché se a morire sono dei “pelosetti” i commenti da social si sprecano, ma se a morire o subire angherie sono bambini magari a 20 km da Bari (ricordate?), o giovani donne picchiate in piazza e nei pressi di una discoteca oppure anziani bersagliati da sputi nella pubblica via, la violenza pura, almeno quella verbale da social, si ritrae nell’indifferenza da «paura».

Che ogni sindaco al paesello debba prima o poi fare i conti con il gatto morto, è diventato un cult a cui nessuno di noi potrebbe rinunciare. E da quel primo gatto ucciso una sera, pare per divertimento, in via Bari, è seguito quello all’interno della villa della zona residenziale avvelenato, passando da quello abbandonato morto nel cestino dei rifiuti in piazza e a quelli uccisi, pare anch’essi tanto per ingannare il tempo, in un giardinetto incolto ed abbandonato in una delle tante periferie. E giù i commentatori da social che, dimenticando di trarre delle conclusioni o almeno basi di partenza con un minimo di parvenza sociologica e/o comportamentale e/o politica, augurando che i bambini ragazzi autori del misfatto non arrivino a compiere i 18 anni e che colpiti da tumore, muoiano tra sofferenze atroci ed indicibili, riscuotono il consenso maggiore. E tra la richiesta costante di avere un territorio militarizzato e pieno di occhi da grande fratello che seguono ogni nostro movimento, traslando la responsabilità sui cittadini che non parlano e denunciano, si consuma la patetica e puerile ed inutile caccia alle streghe del serial killer che lascia sul luogo del delitto anche un estintore e un monopattino dismesso, alimentando ancor più quella violenza che si vorrebbe sopprimere.

Ma nessuno che, accanto al commento lusinghiero e pieno d’orgoglio sull’operato del sindaco di turno, denunci la politica da decenni distratta sul recupero delle periferie che oltre strutturale dovrebbe interessare anche e soprattutto da un punto di vista culturale. Se la strada in cui vive il bambino ragazzo è dissestata, augurandoci che solo di bambini si tratti, è piena di immondizia, senza che il quartiere offra la possibilità di usufruire di un giardino pubblico decente, di uno spazio per loro pensato e per loro attrezzato, pensate che non sia quasi “costretto” a “delinquere” in un luogo che ignora la sua esistenza?

E come assurgere seppur in forma anonima agli onori della cronaca con quel grido represso di aiuto e richiamo costante che emette ogni istante ma che la nostra sordità non ci permette di udire, se non attraverso la pubblicità gratuita per giorni, almeno su di un social, che gli dimostri l’esistenza in vita?

E se le risorse per rendere le periferie meno degradate vengano scialacquate senza senso in opere faraoniche che ben presto diventeranno cattedrali nel deserto, di chi la colpa? Di chi le responsabilità morali e materiali?  Una grande città così come un paesello di provincia, non può permettersi ancora di destinare i pochi fondi che dice di avere (salvo poi scoprire bilanci diversi), al centro città attrezzando con le panchine di design le piazze capitozzando gli alberi e poi dimenticare le periferie dove si consuma la vita di tutti i giorni.

E le incongruenze e le incapacità progettuali della politica, che non sapendo come venir fuori dall’impasse venutosi a creare con le promesse elettorali, trasferisce le responsabilità o sulla scuola o sulla famiglia o sul cittadino che con il cellulare in mano dovrebbe essere pronto ad immortalare il fattaccio denunciando l’autore seduta stante sperando che le forze dell’ordine, allertate, si presentino o non decidano che un altro intervento abbia la precedenza.

E badate bene, qui non parliamo solo del paesello a sud est la grande metropoli, ma di tutte le periferie e delle periferie del mondo, che in quanto periferie soffrono quello che tutte le zone esterne di confine soffrono.

Ed allora, ha senso ancora augurare che quel bambino non arrivi a compiere 18 anni e che colpito da tumore crepi fra sofferenze immani?

Non sarebbe meglio cominciare ad ascoltare quel grido di aiuto prima di emettere sentenze?

 

Se volessimo bene a noi stessi e la Questione Morale.

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Un giornalista invitò una volta a turarsi il naso e a votare Dc. 

Ma non è venuto il momento di cambiare e di costruire una società che non sia un immondezzaio?

(Enrico Berlinguer)

 

«Facendo un esempio pratico: frequentare mafiosi, stringere la mano a un boss, passeggiare con quest’ultimo per le vie di un paese quando magari si è candidati a una carica pubblica non ha nulla di penalmente rilevante: si può mettere in galera qualcuno perché, senza violare la legge, passeggia con un capomafia, magari incensurato? Ovviamente no. Eppure dal punto di vista politico questo comportamento, oltre ad essere moralmente inaccettabile, lo è anche politicamente, perché il candidato, pur di conquistare voti, si fa vedere in pubblico con il capomafia che ha un nutrito bacino di voti. Magari non farà alcun favore al capomafia, né compierà reati contro la pubblica amministrazione durante il suo mandato, ma il messaggio che viene dato ai cittadini onesti e perbene qual è? Che non è lo Stato a comandare e che quest’ultimo è semmai un mero oppressore fiscale e giudiziario, che magari quando arriva a sequestrare i beni e le aziende del capomafia porta solo disoccupazione perché fa arricchire gli amministratori giudiziari».

Questo scriveva Pierpaolo Farina, fondatore del sito enricoberlinguer.it e curatore del libro Casa per Casa Strada per Strada, a proposito della sempre attuale e irrisolta Questione Morale di Enrico Berlinguer.

«In soldoni, aggiungeva Farina, qualcosa che non è penalmente rilevante può esserlo politicamente, mentre non vale il contrario: una questione giudiziaria può assumere i contorni della Questione Morale quando riguarda un uomo delle istituzioni, ma al di là della sentenza di condanna è il comportamento politico in sé che va valutato nella sua interezza. Se è accertato ad esempio che l’uomo politico X ha fatto favori ai propri amici e dal punto di vista penale ciò era pienamente legittimo, lo si può accettare dal punto di vista politico? Ovviamente no, perché la Questione Morale riguarda proprio l’occupazione dello Stato da parte dei partiti e delle loro correnti e il mercimonio delle cariche pubbliche, nonché l’uso della propria posizione pubblica per favorire se stessi e i propri amici».

E cosi oggi, nonostante siano trascorsi 35 anni da quella famosa intervista in cui Berlinguer illustrava ad Eugenio Scalfari quelli che dovevano essere i veri obiettivi della politica, che, non essendo più capace di assolvere al suo compito primario di rappresentanza delle istanze dei cittadini diventava lotta continua tra bande solo per occupare lo Stato e le sue Istituzioni a scapito del cittadino e cosa ancora più grave, della democrazia nella sua interezza.

E quando poi l’occupazione dello Stato avviene con la complicità di faccendieri e amministratori e/o funzionari corrotti, corruttori o facilmente corruttibili, sono i valori di libertà, di giustizia, di uguaglianza e di democrazia ad essere seriamente compromessi sino al punto di poter determinare l’oligarchia se non addirittura una dittatura di cui possiamo portare testimonianze storiche inoppugnabili.

Ed è l’uomo senza più ideali né morale, che pur facendosi spazio nella politica per un mero tornaconto personale non sempre dettato dal danaro, anche la megalomania ego-centrista, il narcisismo ed il protagonismo personale giocano il loro ruolo, compra il suo consenso andandoselo a cercare con bustarelle, promesse o perfino mettendosi nelle mani del mafioso o del funzionario corrotto o corruttibile, chiedendo poi giustizia a quella stessa politica che ha contribuito a distruggere quando prima o poi sarà costretto a pagarne il prezzo.

Ed oggi, i surrogati su questa presunta ricerca di moralità, come se fosse da ricercare in una carta scritta o in una legge, rappresentati da quella famosa Carta di Pisa a cui tutti vorrebbero aspirare ma che continuano colpevolmente a non mettere in agenda, o le decine di leggi spazza corrotti, sono solo la foglia di fico che riesce solo ad imbellettare la maschera che, una volta tolta, porta allo scoperto il viso di sempre.

Ed è quello che oggi stiamo rileggendo sugli scandali non solo in Lombardia ma che sapevamo esistere in tutto il Paese anche senza lo scoppio di Tangentopoli o Parentopoli o Amicopoli che continuano a circondare le nostre vite.

E su questo giudizio complessivo sul pensiero di Berlinguer sembra essere in sintonia anche Eugenio Scalfari che nel 2012, 31 anni dopo quella storica intervista, affermava: «Purtroppo il problema è più che mai attuale perché l’autonomia delle istituzioni non è stata ancora recuperata, anzi la loro occupazione ha raggiunto il culmine durante il ventennio berlusconiano».

Ed anche oggi, nonostante sia passato Berlusconi, diremmo noi.

E sarebbero queste le ragion che dovrebbero spingerci a volerci bene, perché se volessimo bene veramente a noi stessi e al nostro futuro non sceglieremmo in base al rapporto di famiglia o all’amicizia del candidato del momento, ma al suo senso morale che dovrebbe essere se non maggiore almeno magari uguale al nostro.

Lamentarsi dopo per la scelta sbagliata non ha senso se lo sbaglio continuerai a farlo.

 

Vi proponiamo la storica chiacchierata fra Enrico Berlinguer ed Eugenio Scalfari del 28 luglio del 1981 oggi conosciuta da tutti come: Questione Morale.

I partiti non fanno più politica. Politica si faceva nel ‘45, nel ‘48 e ancora negli anni Cinquanta e sin verso la fine degli anni Sessanta. Grandi dibattiti, grandi scontri di idee, certo, scontri di interessi corposi, ma illuminati da prospettive chiare, anche se diverse, e dal proposito di assicurare il bene comune. Che passione c’era allora, quanto entusiasmo, quante rabbie sacrosante! Soprattutto c’era lo sforzo di capire la realtà del paese e di interpretarla. E tra avversari ci si stimava. De Gasperi stimava Togliatti e Nenni e, al di là delle asprezze polemiche, ne era ricambiato.

La passione è finita? La stima reciproca è caduta?

Per noi comunisti la passione non è finita. Ma per gli altri? Non voglio dar giudizi e mettere il piede in casa altrui, ma i fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un “boss” e dei “sotto-boss”. La carta geopolitica dei partiti è fatta di nomi e di luoghi. Per la Dc: Bisaglia in Veneto, Gava in Campania, Lattanzio in Puglia, Andreotti nel Lazio, De Mita ad Avellino, Gaspari in Abruzzo, Forlani nelle Marche e così via. Ma per i socialisti, più o meno, è lo stesso e per i socialdemocratici peggio ancora…

Lei mi ha detto poco fa che la degenerazione dei partiti è il punto essenziale della crisi italiana.

È quello che io penso.

Per quale motivo?

I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai Tv, alcuni grandi giornali. Per esempio, oggi c’è il pericolo che il maggior quotidiano italiano, il Corriere della Sera, cada in mano di questo o quel partito o di una sua corrente, ma noi impediremo che un grande organo di stampa come il Corriere faccia una così brutta fine. Insomma, tutto è già lottizzato e spartito o si vorrebbe lottizzare e spartire. E il risultato è drammatico. Tutte le “operazioni” che le diverse istituzioni e i loro attuali dirigenti sono chiamati a compiere vengono viste prevalentemente in funzione dell’interesse del partito o della corrente o del clan cui si deve la carica. Un credito bancario viene concesso se è utile a questo fine, se procura vantaggi e rapporti di clientela; un’autorizzazione amministrativa viene data, un appalto viene aggiudicato, una cattedra viene assegnata, un’attrezzatura di laboratorio viene finanziata, se i beneficiari fanno atto di fedeltà al partito che procura quei vantaggi, anche quando si tratta soltanto di riconoscimenti dovuti.

Lei fa un quadro della realtà italiana da far accapponare la pelle.

E secondo lei non corrisponde alla situazione?

Debbo riconoscere, signor Segretario, che in gran parte è un quadro realistico. Ma vorrei chiederle: se gli italiani sopportano questo stato di cose è segno che lo accettano o che non se ne accorgono. Altrimenti voi avreste conquistato la guida del paese da un pezzo.

La domanda è complessa. Mi consentirà di risponderle ordinatamente. Anzitutto: molti italiani, secondo me, si accorgono benissimo del mercimonio che si fa dello Stato, delle sopraffazioni, dei favoritismi, delle discriminazioni. Ma gran parte di loro è sotto ricatto. Hanno ricevuto vantaggi (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti) o sperano di riceverne, o temono di non riceverne più. Vuole una conferma di quanto dico? Confronti il voto che gli italiani hanno dato in occasione dei referendum e quello delle normali elezioni politiche e amministrative. Il voto ai referendum non comporta favori, non coinvolge rapporti clientelari, non mette in gioco e non mobilita candidati e interessi privati o di un gruppo o di parte. È un voto assolutamente libero da questo genere di condizionamenti. Ebbene, sia nel ’74 per il divorzio, sia, ancor di più, nell’81 per l’aborto, gli italiani hanno fornito l’immagine di un paese liberissimo e moderno, hanno dato un voto di progresso. Al nord come al sud, nelle città come nelle campagne, nei quartieri borghesi come in quelli operai e proletari. Nelle elezioni politiche e amministrative il quadro cambia, anche a distanza di poche settimane.

Veniamo all’altra mia domanda, se permette, signor Segretario: dovreste aver vinto da un pezzo, se le cose stanno come lei descrive.                                                  In un certo senso, al contrario, può apparire persino straordinario che un partito come il nostro, che va così decisamente contro l’andazzo corrente, conservi tanti consensi e persino li accresca. Ma io credo di sapere a che cosa lei pensa: poiché noi dichiariamo di essere un partito “diverso” dagli altri, lei pensa che gli italiani abbiano timore di questa diversità.

Sì, è così, penso proprio a questa vostra conclamata diversità. A volte ne parlate come se foste dei marziani, oppure dei missionari in terra d’infedeli: e la gente diffida. Vuole spiegarmi con chiarezza in che consiste la vostra diversità? C’è da averne paura?

Qualcuno, sì, ha ragione di temerne, e lei capisce subito chi intendo. Per una risposta chiara alla sua domanda, elencherò per punti molto semplici in che consiste il nostro essere diversi, così spero non ci sarà più margine all’equivoco. Dunque: primo, noi vogliamo che i partiti cessino di occupare lo Stato. I partiti debbono, come dice la nostra Costituzione, concorrere alla formazione della volontà politica della nazione; e ciò possono farlo non occupando pezzi sempre più larghi di Stato, sempre più numerosi centri di potere in ogni campo, ma interpretando le grandi correnti di opinione, organizzando le aspirazioni del popolo, controllando democraticamente l’operato delle istituzioni. Ecco la prima ragione della nostra diversità. Le sembra che debba incutere tanta paura agli italiani?

Veniamo alla seconda diversità.

Noi pensiamo che il privilegio vada combattuto e distrutto ovunque si annidi, che i poveri e gli emarginati, gli svantaggiati, vadano difesi, e gli vada data voce e possibilità concreta di contare nelle decisioni e di cambiare le proprie condizioni, che certi bisogni sociali e umani oggi ignorati vadano soddisfatti con priorità rispetto ad altri, che la professionalità e il merito vadano premiati, che la partecipazione di ogni cittadino e di ogni cittadina alla cosa pubblica debba essere assicurata.

Onorevole Berlinguer, queste cose le dicono tutti.

Già, ma nessuno dei partiti governativi le fa. Noi comunisti abbiamo sessant’anni di storia alle spalle e abbiamo dimostrato di perseguirle e di farle sul serio. In galera con gli operai ci siamo stati noi; sui monti con i partigiani ci siamo stati noi; nelle borgate con i disoccupati ci siamo stati noi; con le donne, con il proletariato emarginato, con i giovani ci siamo stati noi; alla direzione di certi comuni, di certe regioni, amministrate con onestà, ci siamo stati noi.

Non voi soltanto.

È vero, ma noi soprattutto. E passiamo al terzo punto di diversità. Noi pensiamo che il tipo di sviluppo economico e sociale capitalistico sia causa di gravi distorsioni, di immensi costi e disparità sociali, di enormi sprechi di ricchezza. Non vogliamo seguire i modelli di socialismo che si sono finora realizzati, rifiutiamo una rigida e centralizzata pianificazione dell’economia, pensiamo che il mercato possa mantenere una funzione essenziale, che l’iniziativa individuale sia insostituibile, che l’impresa privata abbia un suo spazio e conservi un suo ruolo importante. Ma siamo convinti che tutte queste realtà, dentro le forme capitalistiche – e soprattutto, oggi, sotto la cappa di piombo del sistema imperniato sulla DC – non funzionano più, e che quindi si possa e si debba discutere in qual modo superare il capitalismo inteso come meccanismo, come sistema, giacché esso, oggi, sta creando masse crescenti di disoccupati, di emarginati, di sfruttati. Sta qui, al fondo, la causa non solo dell’attuale crisi economica, ma di fenomeni di barbarie, del diffondersi della droga, del rifiuto del lavoro, della sfiducia, della noia, della disperazione. È un delitto avere queste idee?

Non trovo grandi differenze rispetto a quanto può pensare un convinto socialdemocratico europeo. Però a lei sembra un’offesa essere paragonato ad un socialdemocratico.

Bè, una differenza sostanziale esiste. La socialdemocrazia (parlo di quella seria, s’intende) si è sempre molto preoccupata degli operai, dei lavoratori sindacalmente organizzati e poco o nulla degli emarginati, dei sottoproletari, delle donne. Infatti, ora che si sono esauriti gli antichi margini di uno sviluppo capitalistico che consentivano una politica socialdemocratica, ora che i problemi che io prima ricordavo sono scoppiati in tutto l’occidente capitalistico, vi sono segni di crisi anche nella socialdemocrazia tedesca e nel laburismo inglese, proprio perché i partiti socialdemocratici si trovano di fronte a realtà per essi finora ignote o da essi ignorate.

Dunque, siete un partito socialista serio…

…nel senso che vogliamo costruire sul serio il socialismo…

Le dispiace, la preoccupa che il Psi lanci segnali verso strati borghesi della società?

No, non mi preoccupa. Ceti medi, borghesia produttiva sono strati importanti del paese e i loro interessi politici ed economici, quando sono legittimi, devono essere adeguatamente difesi e rappresentati. Anche noi lo facciamo. Se questi gruppi sociali trasferiscono una parte dei loro voti verso i partiti laici e verso il Psi, abbandonando la tradizionale tutela democristiana, non c’è che da esserne soddisfatti: ma a una condizione. La condizione è che, con questi nuovi voti, il Psi e i partiti laici dimostrino di saper fare una politica e di attuare un programma che davvero siano di effettivo e profondo mutamento rispetto al passato e rispetto al presente. Se invece si trattasse di un semplice trasferimento di clientele per consolidare, sotto nuove etichette, i vecchi e attuali rapporti tra partiti e Stato, partiti e governo, partiti e società, con i deleteri modi di governare e di amministrare che ne conseguono, allora non vedo di che cosa dovremmo dirci soddisfatti noi e il paese.

Secondo lei, quel mutamento di metodi e di politica c’è o no?

Francamente, no. Lei forse lo vede? La gente se ne accorge? Vada in giro per la Sicilia, ad esempio: vedrà che in gran parte c’è stato un trasferimento di clientele. Non voglio affermare che sempre e dovunque sia così. Ma affermo che socialisti e socialdemocratici non hanno finora dato alcun segno di voler iniziare quella riforma del rapporto tra partiti e istituzioni – che poi non è altro che un corretto ripristino del dettato costituzionale – senza la quale non può cominciare alcun rinnovamento e senza la quale la questione morale resterà del tutto insoluta.

Lei ha detto varie volte che la questione morale oggi è al centro della questione italiana. Perché?

La questione morale non si esaurisce nel fatto che, essendoci dei ladri, dei corrotti, dei concussori in alte sfere della politica e dell’amministrazione, bisogna scovarli, bisogna denunciarli e bisogna metterli in galera. La questione morale, nell’Italia d’oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d’essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche.

Le cause politiche che hanno provocato questo sfascio morale: me ne dica una.

Le dico quella che, secondo me, è la causa prima e decisiva: la discriminazione contro di noi.

Non le sembra eccessivo Signor Segretario? Tutto nasce dal fatto che non siete stati ammessi al governo del Paese?

Vorrei essere capito bene. Non dico che tutto nasca dal fatto che noi non siamo stati ammessi nel governo, quasi che, col nostro ingresso, di colpo si entrerebbe nell’Età dell’Oro . (…) Dico che col nostro ingresso si pone fine ad una stortura e una amputazione della nostra democrazia, della vita dello Stato; dico che verrebbe a cessare il fatto che per trentacinque anni un terzo degli italiani è stato discriminato per ragioni politiche, che non è mai stato rappresentato nel governo, che il sistema politico è stato bloccato, che non c’ è stato alcun ricambio della classe dirigente, alcuna alternativa di metodi e di programmi. Il gioco è stato artificialmente ristretto al 60 per cento degli elettori; ma è chiaro che, con un gioco limitato al 60 per cento della rappresentanza parlamentare, i socialisti si vengono a trovare in una posizione chiave.

Questo le dispiace?

Mi sembra un gioco truccato, oltre al fatto che bisogna vedere come il Psi sta usando questa posizione chiave di cui gode anche grazie alla nostra esclusione. Per esempio, potrebbe usarla proprio per rimuovere la pregiudiziale contro di noi. (…) Oppure i socialisti possono seguitare a usare la loro posizione per accrescere il potere del loro partito nella spartizione e nella lottizzazione dello Stato. E allora la situazione italiana non può che degradare sempre di più.

Dica la verità, signor segretario: lei ritiene che i socialisti stiano seguendo piuttosto questa seconda via, non la prima.

Ebbene, non sono io che la penso così, sono i fatti a dircelo. (…) Nell’80, poi, hanno addirittura capovolto la loro linea e, da una timida richiesta di far cadere le pregiudiziali anticomuniste, sono passati all’ alleanza con la destra democristiana, quella del ‘preambolo’ cioè della più ottusa discriminazione contro di noi e della divisione del movimento operaio. I socialisti pensano di crescere in fretta al riparo di una linea come quella del “preambolo”. Io non credo che sarà così.  Ma poi quel che deve interessare veramente è la sorte del paese. Se si continua in questo modo, in Italia la democrazia rischia di restringersi, non di allargarsi e svilupparsi; rischia di soffocare in una palude.

 

 

A breve un ponte ciclo pedonale per l’Auchan?

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Se dovessimo dar credito a ciò che si sussurra al paesello a sud est la grande metropoli, il ponte ciclo pedonale che dovrebbe congiungere il paesello con il centro commerciale potrebbe sorgere su via Cellamare. I più informati affermano che partirebbe da via Luigi Einaudi per approdare, una volta superata la S.S. 100, alle spalle dell’Auchan (divenuto ora Conad clicca qui per leggere) nella zona in cui vengono scaricate le merci. Potrebbe diventare strategico se dovessimo tener conto dei lavori che in questi giorni stanno interessando la zona all’interno del Baricentro prospiciente quell’aria.

E guardando i vari ponti passerelle che assolvono la stessa funzione costruiti in varie parti d’Italia, potrebbe essere realizzato interamente in acciaio, magari con una pavimentazione in legno con una corsia per le bici ed una per i pedoni.

(La sezione tipo delle passerelle ponti ciclo pedonali)

Ricordiamo che una vecchia convenzione fra il Comune di Casamassima e il Centro Commerciale Auchan, che da tempo è al centro di dispute politiche ed oggi sembra anche giudiziarie, prevedeva appunto la realizzazione di un passaggio ciclo pedonale, a totale carico Auchan, illuminato e sicuro per oltrepassare indenni, a piedi o in bici, la S.S. 100 senza servirsi di quei due ponti, solo carrabili, di via Noicattaro ed appunto quello di via Cellamare, che vengono abitualmente utilizzati nonostante il divieto di transito per i pedoni.

Passaggio ed opera che diventerebbe prioritaria anche visto l’incidente in cui perse la vita Tamari nel lontano 2012.

Solo un interrogativo: nel caso fosse confermata la notizia, siamo certi che la scelta di posizionare quel passaggio ciclo pedonale in quella specifica posizione che congiunge due aree, partenza ed arrivo, non apparentemente “centrali ed appetibili” per il paesello e per il centro commerciale, sia la scelta urbanistica migliore?

  (La partenza prevista della passerella ponte in via Luigi Einaudi)

(Arrivo della passerella ponte ciclo pedonale oltrepassata la S.S. 100)

Nell’immagine di copertina il tracciato della passerella ponte ciclo pedonale che dovrebbe congiungere il centro abitato con il centro commerciale.

 

Dall’uccello Auchan alla margherita Conad.

Si stanno tenendo in tutta Italia le assemblee dei lavoratori Auchan che da oggi dovranno cambiare casacca a favore di quella che porta i colori della bolognese Conad.

E’ questo il senso del messaggio indirizzato da Edgard Bonte, Presidente di Auchan Retail a tutti i dipendenti, che in questi casi diventano collaboratrici e collaboratori, in cui spiega che viste le difficoltà molto significative a partire dalla crisi economica del 2011 che ha colpito tutta Italia con enormi impatti sui consumi delle famiglie e quindi sui risultati dell’azienda, di fronte alle dimensioni e alla durata delle perdite accumulate al fine di garantire la sostenibilità delle attività commerciali in Italia decide di vendere a Conad il 100% di Auchan S.p.a. comprendenti tutte le attività Auchan e Simply sparse su tutto il territorio nazionale.

La maxi operazione, come scrive il Sole 24 Ore di oggi, è stata condotta da Conad in asse con il finanziere Raffaele Mincione e in particolare con Wrm Group, la società di quest’ultimo specializzata nel Real estate commerciale. Secondo quanto risulta a Radiocor l’acquisizione è stata condotta attraverso Bdc Italia, veicolo che vede Conad al 51% e Mincione al 49%. Fonti finanziarie attribuiscono all’operazione un valore vicino al miliardo di euro per un perimetro che comprende 1600 punti vendita di Auchan Retail Italia. Credit Agricole CIB è stato exclusive M&A advisor di Auchan.

In definitiva tutti gli ipermercati e i punti vendita Auchan, compreso quello di Casamassima, dopo il via libera da parte dell’Antitrust che potrebbe durare dai 2 ai 3 mesi, passerebbero dall’uccello dell’Auchan alla margherita della Conad (Consorzio Nazionale Dettaglianti).

La domanda che in queste ore si pongono le centinaia di dipendenti Auchan sparsi in Italia, attraverso i canali social che li vedono molto comprensibilmente attivi e a cui va la nostra più completa solidarietà, è se con questo nuovo assetto industriale scelto e messo in campo dal colosso bolognese (distribuzione) e Mincione (asset immobiliare), saranno garantiti gli stessi livelli occupazionali. Leggendo la stampa ed i commenti, le organizzazioni sindacali, a cominciare da quelle campane, sono già all’opera per studiare a fondo il piano industriale di Conad al fine di salvaguardare l’occupazione. Pensiamo però, nel nostro piccolo, che anche le amministrazioni regionali e ancor più quelle comunali dovrebbero avere un posto di rilievo sul tavolo perché nessuno vorrebbe che gli effetti della contrazione dei consumi che ha determinato la vendita di Auchan abbia ripercussioni sui comuni che dovrebbero fronteggiare una già preoccupante crisi occupazionale che investirebbe anche il comparto dell’indotto.

 

Ulla colpisce ancora, ma questa volta la sorpresa.

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E sempre a proposito di Ulla, la ragazza che ti trastulla e di quelle ordinanze da parte dei sindaci che vorrebbero contrastare il fenomeno del trastullamento stradale da parte di giovani e sempre belle ragazze, munite di gambe stupende sormontate da un lato B da sballo, sono due le notizie che hanno stuzzicato la nostra pruriginosa attenzione questa settimana.

La prima ha come protagonista un vecchietto di Perugia multato da una pattuglia di vigili urbani allorquando, scoperto con una bella ragazza che lo trastullava, veniva inesorabilmente multato con una contravvenzione da 450 euro.

Unico particolare, il vecchietto in questione ha 90 anni.

Che dire: quando il trastullamento non conosce ostacoli e ti costa pure tutta la pensione sociale.

L’altra vede come protagonista indiscussa una pattuglia di vigili urbani, in un non meglio specificato paesino di periferia che …

Con una autovettura civetta, due vigili urbani, spinti dal sindaco che i verbali voleva per giustificare l’ordinanza contro il trastullamento, si acquattano in una strada di campagna, nei pressi del paese, dove abitualmente le Ulla trastullano i loro clienti. Scorgono un’auto seminascosta fra la vegetazione ed i muri diroccati di una vecchia fabbrica dove venivano, una volta, prodotti i dischi, quelli in vinile, entrati in disuso da quando si sono scoperti gli mp3.

Notano che quest’auto si muove con il caratteristico su e giù inequivocabile del trastullo. I vetri dell’auto sono appannati e non si riesce a vedere bene all’interno. Decidono di aspettare che il trastullamento finisca per avvicinarsi ed elevare la multa al disgraziato trastullato di turno. Aspetta che ti aspetta, dopo dieci minuti abbondanti di su e giù che aveva messo a dura prova non solo gli ammortizzatori dell’auto, ma anche la pazienza dei vigili, vedono aprirsi gli sportelli.

Ed è qui che la storia che vi stiamo raccontando entra nel vivo.

Si aprono le portiere e zac, escono due ragazzi, entrambi inequivocabilmente maschi. Alti, bellissimi, con la tartaruga scolpita sul petto e con quel pacco incredibilmente enorme che i jeans non riuscivano a nascondere.

Immediatamente lo sguardo dei giovani si scontra con quello incredulo dei due vigili urbani che, rimasti con il taccuino delle contravvenzioni fra le mani, non sapevano più che fare.

Fra i due, chi multare? Chi era Ullo?  Chi era il trastUllato?

Domanda che nessuno dei due vigilanti dell’ordine costituito voleva fare.

Quello più alto in grado, per darsi un contegno, dopo il primo momento di imbarazzo, inforca gli occhiali e comincia a rileggere l’ordinanza del sindaco mentre l’altro chiama immediatamente il comando per avere disposizioni.

Trascorrono 5 minuti interminabili.

Nonostante la lettura e la chiamata in centrale, che vedeva nel frattempo i due giovani alti e belli guardarsi con complicità e con quel sorrisino sarcastico tira baci, i due vigili non sapendo che pesci pigliare, salutano con reverenza, montano in macchina e sgommando corrono via.

Morale: quando le ordinanze non possono prevedere tutto.

 

(Foto tratte dal web)

I cancelli, per gli altri, rimarranno chiusi?

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Ill.mo Sig. Sindaco di Casamassima

dott. avv. Giuseppe Nitti

e

Gent.ma Assessore ai Lavori Pubblici

dott.sa ing. Annamaria Latrofa,

non avremmo più voluto scrivere neanche una riga e nemmeno consumare inutilmente centinaia di pixel intorno alla vicenda che gira intorno alla riqualificazione del Campo Sportivo di Casamassima, ma nostro malgrado siamo costretti a tornare sull’argomento perché, letti i commenti che in questi giorni affollano i social, (non sempre lusinghieri sulla vostra scelta) e sentite le affermazioni che entrambi avete argomentato durante il Consiglio Comunale del 30 aprile scorso,  alcuni aspetti andrebbero chiariti.

Non ci aspettiamo risposte che siamo certi non ci saranno e tanto-meno non ambiamo a tanto, ma pensiamo che la chiarezza, sinonimo di trasparenza, vada salvaguardata.

La mancanza di spazi idonei per il gioco e per lo sport, non solo per i bambini del paesello ma anche per i più grandi, certamente non da imputare solo ed unicamente alla vostra di amministrazione e che si protrae ormai da tempo, è nota a tutti.

Mancano spazi pubblici all’aperto per lo sport e quelli al chiuso, anche se pubblici, diventano di colpo privati, garantendo le attività sportive solo a chi, munito di conto corrente, se le può permettere.

Abbiamo salutato con “corpose” perplessità ed interrogativi, che ancora rimangono intatti sul tappeto, la scelta di destinare 100 mila euro al recupero e riqualificazione del Campo Sportivo di via Pende da anni in abbandono come intervento prioritario e quasi ineludibile da parte Vostra. E qui non ci staremo a dilungare sull’opportunità o meno di iniziare i lavori nel modo che voi avete stabilito con un contenzioso in atto e di cui, ad oggi, non si conoscono i risvolti, senza peraltro informare la cittadinanza che dovrebbe credere alle vostre parole e senza aver avuto modo di visionare il progetto finale della riqualificazione tenuto nascosto in un cassetto senza trovare nessuno con la sensibilità di pubblicarlo, quasi si trattasse di un segreto aziendale top secret.

Far credere però, od illudere la cittadinanza che quel luogo, lo Stadium, possa essere visto come uno spazio da destinare al gioco dei bambini, che potranno praticare lo sport in un luogo dove Casamassima è ancora legata parole dell’assessora Latrofa  ci sembra un’affermazione leggermente forzata e che non risponde, secondo la stessa descrizione da Voi portata nell’assise comunale, corrispondente alla realtà. Non rispondente alla realtà per il semplice fatto che la stessa assessora dichiara:

«Avremmo voluto anche noi un mega centro polifunzionale in stile Pinetina, Trigoria o Milanello, ma oggi non è possibile».

Perché mai l’assessora Latrofa, questo il primo interrogativo, porta ad esempio 3 realtà, Pinetina, Trigoria e Milanello che sicuramente rappresentano eccellenze polifunzionali sportive ma che, conosciute da tutti come punto di riferimento imprescindibile di squadre di calcio di serie A, sono strutture private e non pubbliche?

Quale il paragone con il Campo Sportivo di Casamassima che in questi giorni state riqualificando? 

Nei progetti dell’amministrazione ci sarebbe forse, questo il secondo interrogativo, la volontà di destinare come sembra accertato dalle Vostre parole, la struttura solo alla pratica del calcio? E la struttura sarà gestita dal pubblico dando la possibilità a chiunque di usufruirne oppure si sceglierà la strada dell’affidamento al privato?

E a quali condizioni?

Come mai poi, se i lavori di recupero, sempre secondo le dichiarazioni rilasciate dall’assessora Latrofa, servono per ridare dignità al luogo rappresentativo dello sport a Casamassima ed in un paese privo di strutture sportive, la riqualificazione del Campo Sportivo diventa prioritaria perché rappresenta lo strumento attraverso il quale sarà possibile ridare e rivedere bambini e giovani praticare lo sport in un luogo dove Casamassima è ancora legata, non si portano ad esempio strutture pubbliche come il Parco 2 Giugno di Bari o similari nel circondario, ma strutture private distanti dal paesello centinaia di chilometri?

Non sarebbe stato più logico affermare senza enfasi a corollario che il Campo Sportivo di Casamassima che oggi vorreste riportare ai vecchi splendori dovrà servire unicamente per uno sport, il calcio, in cui non ci sarebbe la possibilità per ospitarne altri? In fin dei conti la progettazione dell’intera struttura porterebbe a credere che questo sia l’intento finale della riqualificazione vista anche l’assenza di una pista di atletica che potrebbe permettere se non altri sport, almeno la corsa.

E se oggi per Voi questo sport, il calcio, merita lo sforzo collettivo pari a 100 mila euro, per gli altri saranno garantite le stesse risorse?

Ed è per questo che ci permettiamo sommessamente di chiedere al sindaco in primis e all’assessora Latrofa, quando intendono reperire i 712 mila euro che oggi mancano all’appello per soddisfare le esigenze sportive dei bambini che il calcio non lo praticano e che non hanno nessuna intenzione di praticarlo preferendo altri sport, e che nel frattempo attendendo che altri “campi sportivi” siano riqualificati per loro.

E siccome i numeri sono difficilmente contestabili vi spieghiamo perché mancherebbero all’appello tutti questi denari per realizzare quello che voi affermate.

Dall’elaborazione su dati ISTAT, la popolazione per l’anno scolastico 2018/19 suddivisa per età a Casamassima, comprendente i bambini che vanno dai 3 anni (scuola dell’infanzia) sino all’età di 18 anni (scuola superiore) è pari a 3.249 (maschi 1.664 – femmine 1.585).

Ipotizziamo, illustrissimo sig. sindaco e gent.ma sig.ra assessora, che non tendendo conto da quanto risulta dall’ultimo report dell’ISTAT del 2017, (perché se tenessimo conto di ciò la proporzione che vi sottoponiamo sarebbe impietosa per la priorità che avete messo in campo), che le bambine ed i bambini interessati al calcio, e quindi possibili fruitori di quel campo sportivo in via Pende potrebbero essere da 200 (ci sembra un numero già eccessivo) ai 400.

Ma ammettendo questa maggiore possibilità la collettività avrebbe investito, per 400 ragazzi 100 mila euro.

E per i rimanenti 2.849 che il calcio non lo sopportano, preferendo la palla avvelenata o la corsa, oppure la bici immersi nel verde, o l’altalena o lo scivolo, quanto dovremmo reperire?

Ed i numeri ci dicono che se volessimo applicare lo stesso valore riconosciuto al calcio praticato all’interno del Campo Sportivo di via Pende, per tutti gli altri bambini ragazzi che richiederebbero solo l’altalena, lo spazio verde o la corsa, o due tiri a una palla senza l’assillo della partitella domenicale e senza la pretesa di diventare un futuro Messi, mancherebbero all’appello oltre 712 mila euro.

Vi chiediamo troppo se volessimo sapere cosa avete in mente per recuperare tale somma di danaro? Dovremmo sperare in un pizzico di fortuna come sostiene l’assessora Latrofa o che qualche finanziamento giunga dal cielo?

E poi, illustrissimo sig. Sindaco Nitti, visto che ha anticipato sempre durante il Consiglio Comunale del 30 aprile, che per future omologazioni per attività professionistiche lo Stadium avrà necessità di modifiche importanti,

siamo ancora tutti convinti che la scelta operata da Lei e dalla sua Giunta e dall’intera maggioranza possa essere considerata una scelta prioritaria non trattabile?

Quanto tempo dovranno aspettare i bambini e le loro famiglie per varcare i cancelli di un Parco Comunale Pubblico che certamente, nonostante gli sforzi, non potrà mai essere rappresentato dalla cosiddetta Villa Comunale di via Acquaviva, di cui, ahi noi, anche per essa, i progetti di riqualificazione sono ancora “segreti” nonostante le delibere di giunta “urgenti” ed i bandi di gara che …..?

Grati per il tempo che avrete voluto dedicare alla lettura, vi porgiamo
Cordiali saluti

Abbiamo scritto di Campo Sportivo anche qui:

Casamassima in Champions League?

Sul campo sportivo oltre i lavori “procedono” spedite anche le polemiche.

 

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