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A Casamassima non c’è pace per il Gonfalone.

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E così, nonostante quanto già deciso (clicca qui per leggere), il “sito istituzionale” del Comune di Casamassima contraddicendo sé stesso, alla fine della celebrazione del 25 Aprile in Piazza Moro ai piedi del Monumento ai Caduti, invece di riportare il Gonfalone presso il Comando di Polizia Municipale, lo “porta” a spalle all’interno dell’Androne dell’Ingresso Monumentale e Storico del Comune.

Non sappiamo quali i motivi che abbiano indotto il Sindaco o chi per esso, a questo cambio di programma improvviso ed inatteso, ma pensiamo che finalmente, anche se molto dovrà essere ancora fatto su di un Cerimoniale lacunoso e rabberciato che non dà lustro alla Comunità, si sia dato il dovuto riconoscimento, anche se tardivo, e il doveroso rispetto al simbolo dell’intera collettività rappresentato dal Gonfalone del Comune di Casamassima.

Alcuni cenni storici sul Gonfalone del Comune di Casamassima.

Il Gonfalone del Comune di Casamassima, approvato nel 1932 e riconosciuto nel 1936 dal Capo del Governo, è uno stemma ed è formato da uno scudo con uno sfondo azzurro nel cui centro è rappresentata una torre d’argento merlata, di stile medioevale con una porta centrale e due finestre. Tale simbolo, utilizzato dal ‘500, potrebbe rappresentare o la dipendenza del Feudo dalla Contea di Conversano nel periodo Aragonese, o una delle antiche torri di quelle che anticamente delimitavano il paese. Sormontato da una corona, al di sotto dello scudo vi sono due rami: uno d’alloro e l’altro di quercia. Oggi, lo stemma antico è visibile in Piazza del Popolo, scolpito in lastra di pietra infissa sul vecchio fabbricato dell’antica Casa Comunale.

Il Gonfalone rappresenta il Comune nelle manifestazioni civili, patriottiche, religiose, di tipo umanitario e solidaristico cui partecipa ufficialmente l’Amministrazione Comunale, accompagnando il Sindaco o chi lo rappresenta.

Il più bel 25 Aprile è quello dei bambini.

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La data del 25 aprile ricorda la fine della dittatura di Mussolini e la vittoria dei Partigiani  che organizzarono la Resistenza italiana. I Partigiani erano donne, uomini e bambini, laici e religiosi, ricchi e poveri accomunati dall’amore per la libertà, per la democrazie e per l’Italia. I Partigiani hanno combattuto contro il fascismo  in nome di questi valori: patriottismo, democrazia e libertà.

Molti di loro hanno perso la vita…

Oggi è il giorno della liberazione e la festa della libertà . Oggi tutti noi siamo presenti a ricordare i nostri progenitori che hanno combattuto contro le oppressioni per garantire la libertà di cui adesso beneficiamo.

.. A voi converrà il dovere di addolcire il dolore di mia madre; ditele che sono caduta perché quelli che verranno dopo di me possano vivere liberi come l’ho tanto voluto io stessa. Sono morta per attestare che si può amare follemente la vita e insieme accettare una morte necessaria». Giulia 20 anni

Queste solo alcune delle lettere dei Partigiani strenui difensori della libertà e della democrazia condannati a morte dai nazi fascisti lette dai piccoli grandi studenti delle Scuole Primarie di Casamassima, Rodari e Marconi.

Una cerimonia particolarmente toccante quella di oggi che ha visto protagonisti assoluti le bambine e i bambini che hanno ricordato a noi tutti il significato profondo e sacro del 25 Aprile.

Il nostro più assoluto e sentito elogio va alla Scuola Rodari che ci ha dato motivo di credere ancora che il sacrificio di tanti è servito e che continua ad essere un monito per le future generazioni.

Oggi questi piccoli cittadini ci hanno reso tutti orgogliosi.

 

Digressioni sulla cultura negata e su l’eredità di Renzi: Salvini.

Pensiamo che alle centinaia di migliaia di laureati “all’università della strada” lo scoprire che l’Italia sia uno dei paesi al mondo e ultimo in Europa, per il grado di istruzione dei propri cittadini, faccia lo stesso effetto di sapere che la Juve, nonostante i milioni di euro spesi, non riesca a vincere la Champion o che la nutella e Salvini siano il connubio perfetto.

Eppure in quelle statistiche fredde ed impietose e che non lasciano spazio alle interpretazioni è racchiusa la storia almeno degli ultimi vent’anni del nostro Paese. E se pensiamo che in fin dei conti non parliamo solo di chi non saprebbe se mettere o meno l’accento sulla e congiunzione, e neanche se i giovani preferiscano o meno iscriversi all’università visto l’aumentare a dismisura delle tasse, ma di cittadini in grado di capire da soli, senza l’ausilio dei disegnini tipo istruzioni dell’Ikea, se tutto quello che leggono, per quelli che lo sanno fare, o sentono, sia vero oppure no, la classifica sarebbe ancora più rovinosa.

Che il potere costituito, nella sua accezione più antica di predominio coercitivo politico, abbia sempre cercato di analfabettizzare i sudditi, per imporre dall’alto fatti e realtà senza dare strumenti affinché i cittadini potessero o meno verificarle quelle verità disvelate, ha fatto sì che la delegittimazione, l’improperio, la menzogna e l’esautorazione accompagnassero coloro i quali dal seminato escono proponendo una lettura diversa.

E questo impoverimento culturale ha fatto sì che il credere ancora nella destra e nella sinistra, badate bene pratica usata dai restauratori della destra, abbia inculcato in una moltitudine sempre più ampia di cittadini, che combattere ed impegnarsi per una società diversa da quella proposta sia da radical chic con la maglietta rossa e con il Rolex al polso. E se oggi, alla vigilia del 25 aprile, dobbiamo ascoltare le bestialità, le cretinate, le balordaggini e le minchiate di Salvini secondo cui il derby fra fascisti e comunisti è finito e che la porta verso un nuovo nazifascismo che, passando dai terroni è approdata ai rom ed ai neri, è spalancata, possiamo anche passare un colpo di spugna sui nuovi campi di concentramento da tenere aperti magari in Libia. Lontano dagli occhi è meglio, come meglio era ieri contribuire ad infornare ebrei, comunisti, gay, rom, bambini ed anziani ad Auschwitz oppure tenerli richiusi a Lanciano, Gioia del Colle, Alberobello, Pisticci, Ustica, Solofra.

Ed è questo l’ultimo regalo che Renzi ed il suo partito hanno lasciato in eredità all’Italia e a tutti noi dopo Berlusconi che anch’egli, con la complicità di D’Alema, è stato uno degli artefici in negativo di questo stato di cose. Regalo che passa da controriforme sulla scuola pubblica sino ad arrivare a quel NO categorico su un possibile governo con quegli incapaci di intendere e volere che si sono dimostrati i Pentastellatici.

Penta Stars che oggi vorrebbero timidamente, accompagnati da quegli altri più inconcludenti di loro che prima sfasciano e poi vorrebbero ricostruire, tipo Zingaretti, Fiano, Gentiloni, Boschi, Orfini, Calenda, Pisapia, Minniti, Richetti, Martina, Finocchiaro, Bonafè e ci fermiamo qui per problemi di spazio, che obbiettano senza alzare troppo la voce però, che solo grazie a quei pazzi con le scarpe rotte mentre infuriava la bufera, e che hanno combattuto e liberato l’Italia dai fascio nazisti oggi possono sedere su quegli scranni per sparare le loro cazzate liberamente.

 

Anche il 25 aprile sarà OFF LIMITS.

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Anche il 25 aprile, “un giorno dal profondo valore storico e dall’alto significato”, il portone ed Ingresso Monumentale del Comune di Casamassima sarà OFF LIMITS.

Infatti, come si apprende dal sito istituzionale, le celebrazioni, cui tutta la cittadinanza è invitata, partiranno ed arriveranno, non come sarebbe logico supporre dal Palazzo di Città, luogo deputato e simbolo istituzionale rappresentante tutta la comunità, ma dal Comando di Polizia Municipale. Ancora una volta il Gonfalone cittadino non avrà il piacere dell’uscita trionfale dalle mura che rappresentano tutti.

Ma quell’ingresso era stato in tutta fretta “restaurato” per dare lustro e dignità a Casamassima oppure per permettere ad un comitato feste di insediare lì la propria sede? Mistero.

(Dal sito istituzionale del Comune di Casamassima)

Azzurra Acciani e la valorizzazione del “paese vecchio”.

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Sbigottimento, incredulità, sbalordimento e mAraviglia. Mai nessuno di noi avrebbe mai pensato che avremmo potuto risolvere il sempre attuale grattacapo inerente la valorizzazione dei paesi vecchi, che rappresenta da sempre uno dei nostri maggiori crucci che ci fa disperare e che ci porta al litigio facile e che la politica non riesce a digerire perché troppo impegnativo se non avessimo avuto la fortuna di scoprire che una soluzione è possibile. Altro che piani per il traffico, recupero architettonico, esproprio degli immobili abbandonati, ripristino delle chianche distrutte dal tempo, oppure dall’idea di inglobare commercialmente i paesi vecchi nella cerchia urbana valorizzando U Castidd o Santa Chiara, quando sei farfalle cobalto realizzate con materiale povero possono da sole sopperire alle mancanze e all’inedia della politica.  Un plauso all’assessora che presto sarà invitata ad illustrare l’idea dell’anno al nostro prossimo congresso insolito mondiale.

Queste le dichiarazioni a caldo rilasciate da Andrea Palladio all’indomani del Simposio degli Architetti e degli espertissimi del settore che si sono riuniti in sessione straordinaria appena saputo e dopo aver visionato l’idea mastodontica senza uguali messa in campo dalla nostra Azzurra Acciani, assessora con delega alla cultura, pubblica istruzione e politiche per il centro storico al Comune di Casamassima.

Ed anche Vitruvio, Bramante, Giorgio Vasari e Gian Lorenzo Bernini, con la supervisione di Giotto, Brunelleschi e Michelangelo, hanno dichiarato che certamente si terranno liberi da impegni perché anche loro vorranno studiare a fondo quali possano essere i risvolti di questo «processo di allestimento compartecipato frutto di una prossima analisi storico artistica che riguarderà il paese vecchio».

Congresso che sarà moderato dal sempre calmo e lucido Vittorio Sgarbi che non farà mancare il suo sostegno ricordando il grande Leonardo da Vinci a 500 anni dalla morte.

E così, anche noi, al paesello a sud est la grande metropoli, avremo da oggi il nostro Neil Armstrong: «Si tratta di un piccolo ma importantissimo passo verso l’attenzione all’ambiente e che va incontro al progetto di recupero del borgo», verga l’asssessora sulla sua pagina social che nel giro di qualche minuto è rimbalzata su tutti i siti specialistici e nelle redazioni dei giornali che hanno contribuito ad amplificare i tributi di elogio e i riconosciuti onori proveniente da ogni angolo di mondo. Finanche Architctural Record, una delle più prestigiose riviste di architettura a livello mondiale Le ha voluto dedicare la copertina su un numero speciale da oggi in edicola.

Valorizzare il centro storico. È questo uno degli obiettivi della nostra amministrazione, afferma la Acciani ed ecco perché, continua, lungo piazza del Popolo, varcata Porta Orologio, ad accogliervi da oggi troverete sei farfalle dalle sfumature cobalto. È solo l’inizio di un processo di allestimento compartecipato, frutto di una prossima analisi storico-artistica, che riguarderà il nostro “paese vecchio“.  

Ed anche noi, in attesa del Congresso Straordinario Mondiale degli architetti convocato con tutta urgenza da Palladio, probabilmente in una delle sue innumerevoli ville, folgorati ed ammirati ci uniamo al corale plauso dedicandole questo omaggio nel giorno del suo compleanno, continuando a rimanere incantati e stupefatti da quanto il lavoro di una giovane assessora, per giunta architetto, riesca a produrre per il recupero storico culturale del nostro paese vecchio partendo dalle sei farfalle color cobalto.

La valorizzazione del centro storico secondo l’assessora architetta Azzurra Acciani.

(Anche se una fredda e brutta foto non le rende giustizia)

Il questionario casamassimese sul PUMS.

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I questionari non sono altro che una serie di domande le cui risposte da parte degli intervistati, rappresentano una base statistica su cui fondare azioni atte a capire quale l’orientamento su un determinato tema sociale, economico, di mercato oppure su una indagine di mercato.

E la nostra attenzione oggi si ferma ad analizzare quello proposto dal Comune di Casamassima che ha per tema il PUMS (Piano Urbano di Mobilità Sostenibile) che, nonostante rappresenti una fedele riproposizione di quello concepito da altri comuni italiani, ma che hanno almeno già predisposto un lavoro di base prima di interpellare i propri cittadini, non ci esime dal sottolineare aspetti che appaiono, a prima vista, incomprensibili.

Alcune domande proposte, la cui risposta è contrassegnata con un asterisco rosso che indica l’obbligatorietà nella risposta, potrebbero innescare una serie di possibili fraintendimenti, che inevitabilmente aprono una discussione che non può non coinvolgerci.

Lasciando in disparte le prime due, ovvie, sesso ed età, sono la terza, Condizione professionale *(Occupato, Studente, Casalinga, Pensionato, Disoccupato), e la quarta, Nel caso abbia risposto “Occupato/a” alla precedente domanda, specifichi *(Operaio, Impiegato, Artigiano, Dirigente, Libero professionista, Commerciante) a farci balzare agli occhi una differenziazione che non comprendiamo.

Considerato che parliamo di mobilità sostenibile e che fra i suoi «obiettivi principali figurano la riduzione dell’inquinamento acustico e atmosferico, una maggiore sicurezza, un miglioramento del paesaggio e della mobilità sostenibile», così come sostiene la pagina di presentazione dell’evento a cura del Comune, non si riescono bene ad inquadrare le domande e le relative risposte – obbligatorie – proposte dal questionario stesso. Sembrerebbe quasi di capire che la somma delle risposte date per esempio dai pensionati, dagli studenti, dalle casalinghe o dai disoccupati, siano su un piano differente da quelle date dagli occupati. Come se, per esempio, la percezione del miglioramento del paesaggio possa avere impressioni differenti se parliamo di pensionati o casalinghe oppure studenti a cui mancherebbero quelli dagli occhi blu o quelli che preferiscono gli short alla gonna.

Ma non si fermerebbe qui, la pretesa indagine statistica sulla riduzione dell’inquinamento acustico e atmosferico o sulla maggiore sicurezza proposta da tanti comuni italiani, compreso quello di Casamassima, perché le risposte date dai cittadini intervistati, potrebbero avere valenza diversa se a darle fossero, per esempio, fra gli occupati, i liberi professionisti, gli impiegati o i dirigenti per non parlare delle Ulla che popolano le nostre strade e che si vorrebbero far scomparire con un colpo di spugna.

E come se, analizzando le risposte si possano mettere su piani differenti i pensieri, le impressioni, le sensazioni e le idee di ognuno in base alla professione sottintendendo pesi differenti a seconda del mestiere o non mestiere che ognuno di noi fa. E se il mestiere o la professione con il relativo reddito prodotto celassero anche distinzioni fra vedute “povere” e vedute “ricche”?

E come mai poi, nessuno dei questionari sul PUMS che la rete ci propone, ha previsto una domanda che prevedesse di sapere quale il titolo di studio posseduto dagli intervistati?

Come se il conto in banca fosse il requisito primo richiesto e fosse di gran lunga più importante e alla base per emettere giudizi o pensieri rispetto al laureato in otto discipline tutte conseguite in università pubbliche, che solo per il fatto di essere il frutto dell’impegno di un figlio di un genitore povero sbattuto fuori dal mondo del lavoro, senza conoscenze che lo possano raccomandare all’uomo di rispetto del momento, non avesse titolo neanche a parlare.

Sarà stata una svista oppure la mancanza nel chiedere il livello di studi accompagnata dalle altre due implica altre riflessioni che ci sfuggono?

Atto di dolore e di pentimento.

Non siamo certamente degli esperti né di statistica, né di indagini di mercato, né di come debba essere formulato un questionario e per questo chiediamo perdono in anticipo e ci genuflettiamo a coloro i quali, cultori e studiosi del settore, hanno concepito e deciso quali le risposte obbligatorie a domande che appaiono a prima vista discriminatorie, e che nella nostra riconosciuta disarmante ignoranza e superficialità di giudizio abbiamo osato contestare, ma, rimanendo fermi sulla nostra convinzione pensiamo non possa avere nessuna valenza statistica nessun questionario che come prima domanda, ancor prima dell’età e del sesso, non chieda se il guanciale per l’amatriciana debba o no essere sfumato con l’aceto.

 

 

La coerenza di Italia in Comune, il partito del sindaco Nitti.

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La coerenza è la conformità tra le proprie convinzioni e l’agire pratico

Festeggia nella maniera migliore il suo primo anno di vita Italia in Comune, partito del sindaco di Casamassima Pinuccio Giuseppe Nitti, che decide di scendere nell’agone delle elezioni che contano, quelle europee, scegliendo come candidato di punta Michele Abbaticchio, già sindaco di Bitonto, già vice segretario nazionale e già promotore attivo del partito dalle nostre parti. Certo, nessuno ci vieterebbe di dire la nostra sulla scelta che il partito di Pizzarotti fa di allearsi con Emma Bonino e Benedetto Della Vedova, vecchi sostenitori attivi del centro destra italiano e con Massimo Cassano ed Alfonsino Pisicchio, che oggi vorrebbero, insieme, «togliere voti» ai seguaci di Orban, ma ci limiteremo solo a constatarne la coerenza politica che lì contraddistingue.

Anche Davide Carlucci, sindaco di Acquaviva e con cariche che pesano all’interno di Italia in Comune, che contrariamente al discreto endorsment di Nitti, sembra affrontare questa campagna elettorale “pancia a terra”, risponde all’impegno di contrastare il populismo, in Italia rappresentato da Salvini, con tutta la veemenza politica che lo contraddistingue.

Peccato però che sia Abbaticchio, quanto Carlucci e tutti gli altri in quel partito, non si siano ancora accorti, o abbiano girato lo sguardo dalla parte opposta, per non rendersi conto che proprio uno di quei sindaci che farebbe grande il loro nuovo movimento politico a cui hanno delegato compiti importanti, ha fatto trovare casa a quella dottrina all’interno di un governo cittadino.

Ed allora come non rimanere incerti, increduli ed allibiti, di fronte ad un partito che dai palchi e dalle tribune spara ad alzo zero contro la Lega di Salvini, definita fascio razzista e poi permettere che Pinuccio Nitti, coordinatore provinciale barese del partito, possa permettersi, di riconoscere indennità conservando al caldo la sediolina ad una assessora  – Maria Santa Montanaro – che non ha mai fatto mistero di appartenere “animo e corpo” proprio al partito guidato dal kapitano ghiotto di nutella e primo spettatore del Grande Fratello che fugge dai processi e dagli obblighi che lo vedono debitore nei confronti dello Stato per 49 milioni di euro?

E come non rimanere basiti e sbigottiti di fronte al Partito Democratico di Zingaretti, che sembra intenzionato ad allearsi a livello locale, comunali di Bari e Regionali pugliesi, con il partito di Abbaticchio, Carlucci e Nitti, a cui sembra non interessare la coerenza di questi “nuovi” uomini politici che sono bravissimi in campagna elettorale a distruggere il nemico comune per poi soprassedere a principi inderogabili che, badate bene, loro stessi dichiarano essere imprescindibili?

Se questo è il nuovo civismo organizzato che avanza e che impera, ridateci la prima repubblica.

Per chi se la fosse persa, clicca qui per la biografia politica ultima dell’assessora Montanaro.

(La foto di copertina è tratta dalla pagina Facebook di Italia in Comune Puglia).

Quando un “mi piace” non dato ti sconquassa la giornata.

Scoperto l’arcano dei mi piace sulla pagina Facebook del candidato sindaco Giuseppe Nitti, per gli amici Pinuccio, che dopo il nostro giocherelloso intervento del 9 aprile scorso che aveva il solo scopo di sfottere i sindaci passati e presenti visto questo tempo che le mezze stagioni non ci sono più e che piove mentre dovrebbe stare il sole alto nel cielo, almeno prima del tramonto perché quando tramonta sta giù, …… ho perso il filo.

Dicevamo: scoperto il mistero.

Vengo e mi spiego.

I tifosi ultras del sindaco Nitti, ma sarebbe più opportuno chiamarli in altro modo, che vengono da nord, da sud e da est (da ovest non tanto), e che mai ci leggono perché loro la peste, (io), lontana la tengono, non ci stavano proprio a perdere così malamente il confronto con il sindaco passato, Vito Cessa, che nonostante non fosse più sindaco da tempo, stracciava inesorabilmente Pinuccio Giuseppe con 1820 mi piace contro gli appena 1192.

Ma cosa potevano fare poveretti? se Pinuccio non piace, non piace.

Pensa che ti ripensa li immaginiamo chi su una panchina sotto i fiori d’arancio, chi in un bar, chi in una sala piena di torri, a studiare il modo di cancellare quell’onta insopportabile. Il giovane Pinuccio Nitti, sindaco di Casamassima, e divenuto nel frattempo Santo di riserva (clicca qui per l’atto di beatificazione), con così tanti problemi che attanagliano il paesello ed oberato da impegni istituzionali fra una risposta ad un giornalista ed una rettifica al giornale che scrive a sproposito senza sapere, era, come è logico che sia, assolutamente non interessato a questo problema certamente di terziario interesse, per cui continuava a viaggiare sui binari della risoluzione dei problemi scolastici, della grande distribuzione e di quelle buche che ogni volta che le prendi ti fanno saltare gli ammortizzatori e che, con il depuratore ancora in stand by, pure la puzza ti fanno sentire.

E poi cerano i fiorellini giallognoli da piantare.

E così i nostri intrepidi tifosi si inventano gli inviti preghiera da mandare in ogni dove affinché il Giuseppe Pinuccio avesse quello che si merita.

E così cominciano a circolare come una raffica di mitra, prima discretamente, poi sempre più massicciamente inviti a più non posso come quello che vedete nella foto qui sopra. Naturalmente abbiamo mascherato i nomi degli ultras perché ci pareva brutto. Non l’ultras brutto, de gustibus non disputandum est, ma il fatto in se.

Ma anche questi inviti non sortivano l’effetto sperato, perché due giorni dopo, l’11 aprile, la situazione era questa:

Oltre al fischio continuo di recchie che non mi faceva dormire, causato da un andirivieni di improperi indirizzati alla mia striminzita persona, ero costretto a sentire, proveniente dalla cucina, uno strano rumore di pentole, coperchi e piatti di cui vi svelerò l’autore in seguito. Abbiate pazienza.

I mi piace, nel frattempo, erano ancora poca roba e non potevano competere con il sindaco precedente, il quale poveretto, causa il mio intervento, pure un mi piace perdeva.

Ma ecco che il giorno dopo, ed arriviamo al 12 aprile anno domini 2019, sembra che la tendenza sia al rialzo.

Ma, altro mistero imperscrutabile, la pagina riporta la dicitura: Pagina ufficiale del candidato sindaco Giuseppe Nitti.

Come? Candidato? L’amministrazione sta cadendo e lui si vorrebbe ripresentare e noi non sappiamo niente? Oddio gridano da Piazza Moro e da Piazzetta Bellomo: «ma noi non siamo pronti». Un’altra volta i palloncini blu al cielo? Ancora con i sabato del fare e il giardinaggio? Un’altra volta Davide Carlucci che sbraita contro la Lega della Montanaro dai palchi?

E allora ditelo che ce l’avete con noi. Non è giusto.

E con questo bello fatto che farebbe accapponare l’epidermide pure a un pachiderma, arriviamo a lunedì 15 aprile in cui scopriamo che la pagina feisbuk di Pinuccio Giuseppe Nitti candidato e sindaco del paesello a sud est la grande metropoli è riuscita, dopo i tanti ed innumerevoli sforzi, a raggiungere il traguardo dei 1413 mi piace assai (ancora pochi per arrivare ai 1819 di Cessa) nonostante non abbia fatto gli auguri per le Palme a nessuno dei suoi concittadini dal suo seguitissimo profilo.

Se centrino e quanto gli inviti inviati a destra e a manca dai sostenitori incalliti e già amici stretti di Pinuccio Nitti, di cui ve ne mostriamo uno qui sotto, non lo sapremo mai.

Anche se, analizzando tutti questi mi piace elargiti a profusione scopriamo che molti di questi nuovi fans, probabilmente sanno dell’esistenza di Casamassima solo perché compare ancora sulla cartina geografica.

Ma il nostro tempo a disposizione si ferma qui.

E visto che di questo argomento ne abbiamo già parlato ampiamente scocciandovi e scocciandoci come non mai, vi sveliamo il segreto dei rumori in cucina. Ricordate?

Sapete chi era che mi teneva sveglio? Quel gran burlone del presidente del consiglio comunale Giuseppe Valenzano che voleva insegnarmi il trucco per le tagliatelle con pomodorini e calamari da leccarsi i baffi e la barbetta.

Ma tranquilli, sono riuscito a sgamare pure lui ed ecco le prove sulla sua, si dice, cucina sopraffina.

Sono tutte ricette copiate e senza il procedimento passo passo neanche l’uovo al tegamino saprebbe fare, altro che grande chef.

Ulla, nel frattempo, gongola spensierata sulla rotonda.

Comunque, per gli interessati, consiglio la lettura di questo articolo post che spiega come acquistare mi piace su Facebook insegnando altri metodi per aumentare la visibilità di una pagina. (clicca qui).

Buon proseguimento.

Ulla, la ragazza che ti trastulla (l’epilogo).

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Festeggia e stappa bottiglie di prosecco la nostra infaticabile Ulla, la ragazza che ti trastulla (clicca qui), all’indomani della notizia che vede il Tar del Lazio annullare, in via definitiva, l’ordinanza del sindaco di Tivoli che voleva vietare tout court il fenomeno della prostituzione.

Nell’ordinanza emanata da Giuseppe Proietti da Tivoli sarebbero molti i punti di contatto con quella emanata dal suo collega Giuseppe Nitti da Casamassima che molto ha fatto discutere i benpensanti moralizzatori del paesello a sud est la grande metropoli.

E tutte quelle parole di incoraggiamento e di plauso ricevute in merito a quella decisione sindacale che appariva completamente priva di ogni riferimento legislativo riconosciuto, ora dovranno fare il conto con la realtà che appare del tutto diversa. Ricordiamo che l’ordinanza di Giuseppe Nitti rifletteva in toto quasi da sembrare fotocopia, quella di un suo predecessore: Domenico Birardi.

Per il Tribunale Amministrativo laziale, lo strumento dell’ordinanza non è idoneo a risolvere un problema così complesso alla cui base esiste un fenomeno diffuso di sfruttamento. Inoltre manca un supporto probatorio idoneo a giustificare un simile divieto, che non può fondarsi sulla mera necessità di tutelare il buon costume e la pubblica decenza.

E così, il contattare soggetti dediti alla prostituzione, concordare prestazioni sessuali a pagamento, consentire la salita sui propri veicoli per le descritte finalità, eseguire manovre pericolose o di intralcio alla circolazione stradale, ivi compresa la sosta e/o fermata al fine di porre in essere i comportamenti delineati e a chiunque di porre in essere comportamenti diretti in modo non equivoco a offrire prestazioni sessuali a pagamento, assumendo atteggiamenti, modalità comportamentali ovvero indossare abbigliamento o mostrare nudità che manifestano, inequivocabilmente, l’intenzione di adescare o di esercitare l’attività di meretricio e con la quale è stato stabilito per la violazione della predetta ordinanza l’importo del pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria, è diventata carta straccia. Ed ora, vista la sentenza del Tar del Lazio, sapranno tutti trarre le dovute ed opportune conclusioni?

Pensiamo di si visto che il sindaco Giuseppe Nitti anche avvocato è.

Commento alla sentenza del Tar Lazio dello Studio Cataldi

Redazione giuridica di Responsabile Civile

Ordinanza sindacale del sindaco di Tivoli Giuseppe Proietti

Ordinanza sindacale del sindaco di Casamassima Giuseppe Nitti 

 

 

Ampliamento Auchan: oggi si parla di diffide e risarcimento danni milionario.

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Altri tasselli vengono aggiunti al puzzle che compone la nota questione che ruota attorno all’Auchan e alla maglia DIP 2 e a quella mancata autorizzazione di “variante non sostanziale” richiesta dalla Sud Commerci del Gruppo Degennaro e non concessa dal Comune di Casamassima. E ci pensa Antonio Loconte sulle pagine del Quotidiano Italiano di Bari a svelare altri particolari sino ad oggi non confessati.

Ma tralasciando gli avvisi di garanzia inviati dalla Procura di Bari ed i motivi che abbiano spinto il responsabile dell’Ufficio Tecnico del comune a fare marcia indietro su una proposta di delibera da portare in Consiglio Comunale e dal comportamento del sindaco Nitti che, invitato ad un momento di riflessione sull’intera vicenda decide di fermarsi per ripensare, ibernando di fatto il provvedimento, ci chiediamo se i cittadini tutti, visto che oggi si parla di risarcimento danni milionario che certamente avrebbe ripercussioni sull’intera collettività, siano stati messi nelle condizioni di capire realmente come stanno le cose.

Quello che rimane ancora un mistero, almeno per noi, non è tanto il comportamento della maggioranza di governo cittadino che in quanto tale probabilmente sa cose che altri non sanno, ma la condotta incomprensibile delle minoranze che, nonostante il clamore mediatico che si sta dando all’intera vicenda non sentono il bisogno di interrogare fino in fondo il sindaco, gli uffici e l’intera maggioranza, magari attraverso un consiglio comunale monotematico urgente, su quali siano le cause di questo stallo, non solo imbarazzante, ma potenzialmente dannoso.

Come mai tacciono? E di chi il compito di informare con parole chiare e definitive sull’intera vicenda? E se dovesse prendere corpo realmente quel risarcimento danni milionario richiesto dalla controparte e concesso dalla Magistratura, su chi ricadrebbero le responsabilità? Sui cittadini tenuti all’oscuro di tutto e buoni solo a mettere mano al portafoglio per pagare su possibili errori fatti da altri?

Che strano il paesello a sud est la grande metropoli.

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