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ARO 5 e la Raccolta differenziata che non parte.

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Cominciano a tingersi di “giallo” le dichiarazioni che il sindaco Cessa rilascia agli organi di stampa. Esempio è quella a proposito del ritardo, rispetto a quanto annunciato, sull’avvio finalmente di quella che qui al paesello a sud est aspettiamo da tempo. Ricordiamo che il contratto, firmato il 15 giugno scorso, prevedeva che finalmente anche Casamassima si sarebbe servita di questo sistema differenziato di raccolta rifiuti, senza peraltro accorgersi della mancanza dell’isola ecologica che si cerca disperatamente ancora tramite quell’avviso pubblico di disponibilità di terreni, in affitto, da adibire allo scopo. Tra rimandi ed annunci, ad oggi, contrariamente a quanto avvenuto negli altri comuni costituenti l’ARO 5, Casamassima risulta essere, fanalino di coda,  ancora, e sembra che la risoluzione sia non solo in via embrionale, ma addirittura di “studio”. Sembrerebbe, a detta del sindaco, che ci sarebbero problemi per l’assenza di un impianto di compostaggio che possa permettere la raccolta della frazione organica. Quello individuato a Modugno non sembra, sempre a detta del sindaco, più disponibile, e per questo motivo l’amministrazione comunale individua l’azienda disponibile per tali operazioni di stoccaggio dell’organico, a Lucera. Ma Lucera dista dal Casamassima la bellezza di 165 chilometri, distanza che comporterebbe un costo decisamente maggiore di “trasporto” che dovrebbe essere riconosciuto alla COGEIR, l’impresa che cura, o meglio, che dovrebbe curare la raccolta dei rifiuti a Casamassima.

Dovrebbe, perché ancora la stessa raccolta ancora non è partita.

Per questo maggior costo il Cessa sindaco vorrebbe un intervento della Regione la quale dovrebbe, a suo dire, sobbarcarsi il maggior costo del servizio.

Ma sulla Gazzetta di qualche giorno fa, quando si chiedevano chiarimenti alla dott.sa Lella De Miccolis, responsabile della PROGEVA, azienda che gestisce il compostaggio e quindi la gestione dell’organico a Laterza, in riferimento alla non partenza del servizio da parte di alcuni comuni dell’ARO proprio per mancanza di luoghi per il compostaggio, la stessa ricordava che questi comuni, tra i quali anche quello di Casamassima, non avessero programmato con la stessa azienda, i tempi e i modi in cui tale servizio dovesse partire.

Alla luce di quanto dichiarato dal sindaco e in riferimento a quanto la PROGEVA dichiara attraverso suoi rappresentanti, come mai oggi risulta essere solo l’azienda presente a Lucera, l’unica disponibile a raccogliere l’organico di Casamassima?

Perché Lucera si, anche se con un costo maggiore per la collettività, (regione o comune), senza che Laterza, decisamente più vicina, non gravita intorno all’attenzione del sindaco?

Sindaco ci spieghi.

Strani fenomeni

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Sono pochi minuti che reparti speciali investigativi hanno lasciato il paesello a sud est. Impegnati come sono stati ad indagare gli strani fenomeni che da ieri sera intorno alle 19 hanno sconvolto la vita di innumerevoli cittadini e cittadine di questo paesello. Il tutto è nato da una segnalazione che lamentava il fatto che all’improvviso, mentre passeggiava tranquilla sotto l’albero di Natale montato in piazza e che sarebbe costato 700 euro + iva di noleggio,una giovane donna abbia perso di colpo il reggiseno e mutandine. Un mugolo di vecchietti le si accalcava intorno per sbirciare quelle trasparenze che non vi dico. Si credeva in un maniaco, ma le indagini hanno escluso questa possibilità. Altri raccontavano di una strana visone che colpiva i piccoli e i loro genitori della Rodari che uscendo da scuola credendo ci fosse il sole e un clima mite e sereno, invece di dirigersi verso casa per ripararsi dal freddo e dalla stanchezza, imbracciando palle e biciclette si dirigevano tutti in uno dei più bei giardini che Casamassima è riuscita a mettere su: la Villa. Ma anche all’interno delle case qualcosa di strano ed incomprensibile avveniva: molti raccontano che all’improvviso tutte le palle dell’albero di Natale confezionato in soggiorno, in cucina, nella cantinola, cadevano rovinosamente a terra rompendosi in un botto fragoroso. Anche le luci, non più ad intermittenza, si stancavano di rimanere accese ed il buio inondava gli ambienti.
Per la strada si aggiravano tutti senza meta come colti da improvvisa pazzia. Gli occhi fuori dalle orbite e cappotti indossati al contrario.
Qualcuno lamentava tale situazione di decadimento anche agli attributi che gelosamente fanno guardia tra le gambe e per questi vedremo cosa diagnosticheranno i sanitari giunti sul posto. Un gran via vai di rilevamenti, indagini, interrogatori, fermi e perquisizioni davano tutti lo stesso risultato: mistero misterioso. Anche il protocollo del comune, nonostante l’euforia della pazzia impazzasse per il paesello, era impegnato nel registrare tutte quelle dimissioni dalla carica non solo dell’assessore alle acque che ne aveva dato disponibilità, ma anche dell’assessora che nonostante quelle dichiarazioni rilasciate alla stampa continuava a percepire lo stipendio non sedendo al tavolo delle giunte. Prendeva corpo quella che al castello si diceva intorno ad una strana figura di azzurro apparsa ad una vecchietta intenta a buttare il sacco dell’immondizia in quel bidone stracolmo. E da ieri sera è diventato meta di pellegrinaggio quell’angolo di strada che fra devoti e procuratori sempre intasato è. Nel frattempo richieste di ricovero giungevano al 118 che provvedeva a mandare come una carovane del far west, ambulanze su ambulanze nel paesello a sud est. Avevano tutti lo stesso sintomo: rimanevano a bocca aperta, esterrefatti, sbigottiti, increduli.

Ma gli investigatori non riuscivano a spiegarsi quanto stesse avvenendo e quando quasi quasi sembrava che il tutto dovesse rimanere senza spiegazione, scoprono che proprio alle 19.14, quando tutti questi accadimenti avevano avuto inizio, era apparso su facebook un video: quello del sindaco Cessa.
Si è scoperto che i fenomeni paranormali ed inspiegabili hanno avuto il picco di incredulità cittadina allorquando lo stesso Cessa, dimenticando quanto si sia detto intorno alla sua giunta e al suo modo strano di governare che nessuno proprio aveva convinto, minacciava gli altri, tutti noi, in riferimento alla possibilità che un commissario al suo posto, sarebbe stato peggio di lui. Lui che minacciava le forze politiche, la sua stessa maggioranza, la minoranza, lui che minacciava la logica e la ricerca di un buon governo che mai è riuscito a mettere in campo, minaccia il mondo intero e chiama a testimoniare il mondo intero a sua difesa, lui, ormai condannato in eterno. Studiosi del paranormale si accalcano per studiare, con quegli strani apparecchi tutti fili e lucette che si portano dietro questo modo di politicare e di ragionare che apre spiragli nuovi nella medicina.
Volete vedere che se dovesse decidere di dimettersi, cosa che non farà mai perché solo i voti per il prossimo consiglio si vuol garantire, la colpa delle scuole inagibili è la nostra, passando per l’acqua contaminata e la raccolta differenziata che non parte?
Aspettiamo le relazioni e gli studi di questi illustri luminari la medicina applicata alla politica che possano finalmente liberarci dall’incubo.
Buongiorno, mondo.
Buongiorno, paesello a sud est.

Ancora sulla Scuola. Ricapitoliamo.

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La Dirigente Brucoli, invitando il sindaco Cessa a rivedere quella Delibera di Giunta di fine novembre in cui “spinge” verso la costituzione di Istituti Comprensivi a Casamassima, osteggiati senza tregua anche da Cessa, ma quando a proporli era Birardi, rammenta a tutti che anche per l’anno scolastico prossimo ci saranno problemi in quanto non sembra “possibile” che la Collodi e la Rodari possano rientrare nella disponibilità della Scuola visto lo stato dei lavori. Non sappiamo se anche questioni tecnico giuridiche possano comprometterne o ritardarne la riconsegna. Sembra anche che le iscrizioni possibili, come se non bastassero già le richieste di nulla osta in uscita, potrebbero subire un calo consistente.

Alla riunione presso la Città Metropolitana di ieri, la politica, quella che dovrebbe rappresentare la ex Provincia, sia risultata assente facendo diventare l’incontro un preludio a quello che nel pomeriggio, in quelle commissioni riunite ed allargate, si ripete senza costrutto da tempo.
Secondo il Cessa sindaco, la Città Metropolitana, chiamata a risolvere la “questione Collodi”, ma che al tavolo non si presenta forse per attriti interni nello stesso PD determinante nella ex provincia che male continuerebbe a vedere il Cessa ed il PD nostrano, con quella concessione a titolo oneroso del piano terra al Majorana, dovrebbe essere anche responsabile di risolvere la “questione Rodari” attraverso l’acquisizione momentanea di ulteriori aule del Majorana.
Due sarebbero disponibili presso la media.

Nelle commissioni congiunte, poi, il sindaco, oltre ripetere stancamente la solita manfrina inframmezzate dalle notizie già ampiamente note da tempo, ammette finalmente, almeno così raccontano le cronache, che se moduli abitativi devono essere, questi non possono che partire dal 2017, presumibilmente da settembre 2017, quando si prevede parta l’anno scolastico 2017-18.
Completa la doppia giornata quella lettera indirizzata al Prefetto, in cui il Cessa sindaco richiede un tavolo tecnico allo scopo di affrontare e risolvere le problematiche in atto. Senza che, è bene ricordarlo, né la Città Metropolitana, né la Prefettura, non hanno ne rivestono ruoli specifici nella gestione dell’istruzione all’interno dei comuni, visto che dalla scuola dall’infanzia a quella media, passando per la primaria, il solo deputato responsabile è il Comune, quindi Cessa e la sua amministrazione.

Due le novità di rilievo:
la prima riguarda la dirigente Brucoli che finalmente, messa di fronte alla evidenze delle cose, rende pubbliche le sue preoccupazioni circa non solo l’anno scolastico in corso, ma anche per quello a venire, che sembra compromesso. Oggi ci accorgiamo tutti anche del monte ore necessario che studenti ed insegnanti devono rispettare al fine di scongiurare, non solo un ridimensionamento del corpo docente, ma anche la validità dell’anno scolastico per i piccoli studenti.
La seconda il fallimento in toto della programmazione di Cessa e dei suoi adepti circa la fine certa dei lavori che stanno interessando le due scuole ed il riconoscimento che una soluzione, quella dei moduli abitativi scolastici prefabbricati, “volere o nolere”, a settembre 2017 sarà essenziale se non vogliamo ricadere negli stessi errori che stiamo vivendo in questi giorni.

I genitori e la loro azione, certo boicottata da più parti e con sempre qualcuno che ha cercato e cerca di ostacolarne il prosieguo , non sembra più incisiva come lo è stato all’inizio e non vorremmo che la rassegnazione abbia preso il posto di quella sana e positiva dimostrazione di cittadinanza attiva.
I moduli, diventati quasi determinanti da settembre 2017, ad oggi, considerato i turni serali sia all’infanzia che alla primaria siano drammaticamente inconcepibili, non sembrano raccogliere quel necessario consenso risolutore.
«Fate vobis», direbbe Totò.

 

Piove

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Arrivano per secondi quelli del gruppo misto che misto non è. Si fanno fregare sul filo di lana la Stefania, il Donato e la Francesca, quell’assessora «stanca di essere strumentalizzata per mesi per quelle competenze che hanno bloccato operazioni poco chiare all’interno dell’ente» e che, nonostante non spieghi a cosa si riverisca la sua dichiarazione criptica che riapre quegli scenari lasciati in sospeso dalla Lioce, non le ha consentito subito di denunciare quanto di strano si stesse realizzando nel palazzo di vetro aspettando che qualcuno denunciasse il suo continuare a prendere lo stipendio senza che la carica assessorile fosse realmente ricoperta in pienezza. Chiedono le dimissioni del sindaco, i partecipanti al terzetto o quartetto, per tenere accesa la fiammella della speranza che anche con altri uomini e donne di buona volontà, si possa ripartire nell’azione amministrativa del paesello a sud est.

Mai partita, in verità.

Contestualmente non allegano però i piccoli scrivani nostrani, le dimissioni della Francesca Barone da assessora che a questo punto sembrano inevitabili.

Preceduti da quella lettera a firma Vita Calabretto, referente della lista Cessa per Casamassima e della sua consigliera Giovanna Nero che comunicano di essere disponibili a rimettere le deleghe dell’assessore di riferimento Cristantielli (che non firma) nelle mani del sindaco per tentare di venir fuori da quel ginepraio che anche loro, però, hanno contribuito a mettere su. Lettera inutile e comica specialmente quando afferma che forse l’attività amministrativa ha trovato intoppi anche dalla mancanza di casse piene dopo l’esperienza commissariale, facendo intendere, senza portare prove consistenti ed inoppugnabili, che il commissario prefettizio abbia dato fondo alle disponibilità dell’Ente. Gravi dichiarazioni che certamente apriranno scenari ancora più cupi su come intendano l’attività amministrativa questi signori, e signore, che hanno soprasseduto quando le spese senza controllo erano proprio loro, con il loro lassismo, a permettere. E come se dicessero siamo disposti ad andare avanti ma prima diteci quale sarà il nostro futuro e dopo, solo dopo, saremo disposti a desistere da quella carica assessorile al Cristantielli assessore alla pubblica istruzione e non solo.

Anche l’ambiente e l’acqua, tutela.

I risultati sotto gli occhi di tutti.

Una lettera che fa comodo solo al sindaco che tenta la carta, o meglio la cartuccella, di ricucire quell’antica coalizione che gli ha voltato le spalle e che la sua poca dimestichezza con la dignità politica ha messo in atto e che nella sostanza non dice assolutamente nulla visto che ricalca il suo pensiero che del futuro, quello suo, vuol essere sicuro. Cosa continuino a fare ancora i consiglieri di maggioranza è ancora incomprensibile:

Antonio Manzari, Giacinto Rella, Pasqua Borracci, Arianna Zizzo, Giovanna Nero, Stefania Verna, Donato Fortunato, Raffaele Bellomo seguiti a ruota dalla presidente Ferri che quando serve un voto favorevole lo elargisce sempre.

Certo è che grandi statisti lo sono, solo che continuano a pontificare nelle sale da barba, dimenticando che le idee, le rimostranze, si portano in consiglio e non nei locali alla strada dei barbieri. Anche loro vivacchiano ed insieme alla Calabretto, alla Nero e al Cristantielli, seguiti dalla Verna e Fortunato & Barone, non si accorgono che le variazioni di bilancio in poco più di due mesi, sono diventate oramai 6 e che il consiglio del 23 dicembre prossimo dovrà certificare se sono o no approvate. Più passa il tempo e più mi chiedo quale sia il bilancio che lor signori hanno approvato se così spesso si ricorre all’arma della variazione. Mi chiedo se il bilancio approvato fosse realmente da approvare o se invece non nascondesse insidie e pacchi che solo se ci fosse la volontà di aprire, probabilmente ci lascerebbe a bocca aperta.

E poi era il commissario a spendere e spandere non lasciando neanche quei 700 euro più iva per noleggiare l’albero di Natale in piazza.

Una situazione che se dovessimo definire catastrofica saremmo considerati ottimisti.

I pupari

L’unica cosa che potrebbe avere affinità con Todo Modo di Sciascia è il luogo dove simili trame si realizzano e prendono forma. Potremmo dire che la politica del paesello a sud est prende forma nei meandri di un sottoscala contribuendo  a rendere l’atmosfera più cupa e funesta. Ma mai incomprensibile. Ed il tutto avviene, come in Sciascia, mentre al di fuori è in atto un’epidemia, ma che, contrariamente alla trama immaginata dall’autore siciliano, non miete vittime: non si vede la morte di uomini, donne e bambini, ma la morte delle coscienze.

Tra un sindaco senza la minima propensione al “comando” e senza “attributi”,  con una maggioranza vittima di se stessa e del suo solo apparente immobilismo, si trascina da tempo la sopravvivenza di questa amministrazione ormai giunta al capolinea ma che le cuoia non le vuol tirare. Sarebbe difficile continuare a fare del protagonismo e tutti, sicuri di essere cacciati a pedate nel sedere per sempre dal palcoscenico, procedono stancamente rimandando la fine.

Difficile non mettere sul banco degli imputati questo sindaco che continua a vivacchiare in attesa che altri al posto suo prendano la decisione non più rimandabile di lasciare che il suo triste destino politico si concretizzi con quel ritorno alla vita comune, quella di tutti i giorni, magari solo con la massima responsabilità di andare a pagare la bolletta della luce di casa, quando arriva. L’errore è stato credere che la campagna elettorale potesse rappresentare la differenza con quell’inutile ed ipocrita cantiere e con quegli slogan buoni solo per nascondere nella nebbia  tutto quello che di vergognoso la vecchia politica nasconde.

Neanche l’ultima e veramente imbarazzante figura del sindaco nel convocare quella riunione di coalizione, disattesa ed annullata all’ultimo minuto,  per tentare di animare un corpo senza vita, inutilmente, è riuscita nell’intento di spalancare le porte a quella decenza, almeno politica, mai raggiunta.

E così i “giochetti” squallidi del palazzo raggiungono l’apoteosi dell’indignazione. Assessori che, nonostante riscuotano regolarmente lo stipendio, risultano assenti dal tavolo delle Giunte Comunali da quasi due mesi. E la Giunta Comunale rappresenta il momento di maggior respiro per la politica, per le scelte che un’amministrazione possa fare. E’ se è vero che in quella sede si adottano tutti gli atti idonei al raggiungimento degli obiettivi e delle finalità dell’ente nel quadro degli indirizzi politico e amministrativo generali e si esaminino collegialmente gli argomenti da proporre al consiglio comunale, il non partecipare ai suoi lavori è di una gravità inaudita.. Però, Francesca Barone, assessora ed espressione di quella forzata quanto falsamente presa di posizione da parte di Stefania Verna e Donato Fortunato per una politica a loro dire più partecipativa e coerente con il programma elettorale di governo, ma solo a parole, vorrebbe convincere la platea che il non partecipare alle sedute da circa due mesi dovrebbe dimostrare a chi la osserva e che non dimentica, che le battaglie politiche possano essere fatte così impunemente sulle spalle dei cittadini che delle risposte pretendono.

Esigere di essere riconosciuto il ruolo di fustigatrice di un’amministrazione assente e pasticciona disertando il momento di più alto significato politico ed amministrativo, le giunte comunali, continuando a percepire regolarmente lo stipendio,  mi sembra nasconda con il pannicello caldo dell’ipocrisia e dell’opportunismo e della convenienza un comportamento non assolutamente condivisibile.

Anzi, da denunciare con foga e ribrezzo.

Si dimettesse la Barone se la volontà vera di denunciare l’immobilismo del sindaco è vitale per le sorti del paese. E delle sue.

Ma dovremmo parlare anche, per completare il terzetto, anche del pigmalione  F.B.  che continua dall’esterno (?) a consigliare la linea ed a tenere occupato l’ego smisurato di un sindaco vittima di se stesso. E così anche se non nominato mai apertamente, ma di cui nessuno  mai ha messo in dubbio il suo peso decisionale, compare e attraverso riunioni compila l’agenda.

Bastasse solo questo per delimitare il campo d’azione di un sindaco vittima egli stesso di quella voglia da fascia che tanti danni sta procurando alla collettività, sarebbe insopportabile, ma l’orizzonte è più cupo di quello che sembra.

Quella lettera e quell’uscita della Arianna Zizzo dal gruppo PD in consiglio, ha portato con sé la nascita di una nuova figura referente, di un nuovo consigliere personale, quel E.P. che siede al tavolo e che anch’egli, investito di una rappresentanza che non ha, ma che gli viene riconosciuta da un sindaco mancante e voglioso di essere detronizzato, a dettare anch’egli la linea politica. Se poi volessimo continuare potremmo anche ricordare che dal primo giorno la presidente del consiglio, uscita dalla lista che l’aveva voluta candidata sindaco, si è ritagliata lo spazio politico in cui crede di agire portando alle decisioni che contano il proprio referente consigliere personalissimo indiscusso che risponde la nome di F.L. che riveste anche, crediamo, il compito di guidare la neonata e frettolosa lista a personam della Ferri.

Quindi, non rappresentati i partiti o le liste di questi candidati, peraltro tutti di una maggioranza solo sulla carta, ma i referenti propri dei consiglieri, nati dopo la competizione elettorale del 2015 che ha visto sedersi allo scranno, chi basso e chi alto, coloro i quali hanno mandato in frantumi le promesse false elettorali, (quelle servivano solo per prendere voti), e “barattare” il proprio consenso servendosi di terzi attori apparentemente non protagonisti, ma che vi assicuro, e anche molto, nello scenario politico del paesello a sud est contano e vogliono contare.

Tutti e tre i referenti politici rappresentanti personali, sarà sicuramente un caso, espressioni di organizzazioni sindacali.

Se non sia in prima persona il sindaco responsabile di questo mercimonio che è diventato la rappresentanza politica lo lascio giudicare a voi, ma le sue di responsabilità sono immani e colpevolmente accertate senza dubbio alcuno.

Su questi tavoli con ognuno che rappresenta se stesso e con ognuno di questi con al guinzaglio il personale inseparabile referente politico, chi avrà cura di consigliare loro tutti circa  gli interessi del cittadino che in strada aspetta ancora che si risolvano gli annosi problemi?

Sino a quando Casamassima permetterà tutto questo è difficile comprenderlo come è difficile comprendere se questi rappresentanti esterni consiglieri personali referenti non più sconosciuti ai più vogliano veramente e siano messi li a baluardo di interessi che sarebbe difficile credere non di una parte a scapito di un’altra.

Anche il partito più “grosso”, più organizzato, con più peso specifico di questa amministrazione, il PD, esce frantumato nelle intenzioni e nella voglia di dare un segnale positivo alla collettività. Anche’esso, non sappiamo se vittima o artefice di un  sindaco “sceriffo” di noi altri, assente ed incapace di saper imporre o proporre un’azione politica ad ampio respiro lo sta portando, insieme al suo sindaco intoccabile, verso l’oblio che meriterebbe di vivere nei prossimi 50 anni. Un quadro politico desolante e vergognoso sta portando il paesello nel periodo più triste e tetro che Casamassima abbia mai potuto vivere e non basteranno le giustificazioni dei cugini ad allontanare il sospetto che peggio di così sarebbe solo il continuare.

Riprendiamoci le chiavi della città.

E i piccoli del 2° Circolo?

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Sembra ormai che il fuoco di paglia intorno alle scuole e ai
suoi naturali occupanti stia per affievolirsi sempre più. Le due scuole chiuse,
la Collodi, dell’infanzia e la Rodari, primaria, con quei turni senza
senso con la Ciari, quella dell’infanzia
e con la Marconi, per la primaria,
con quell’altra invenzione del solo turno serale, sembra non interessi più
nessuno.

Se poi dovessimo continuare a
sprecare tempo e fiato sul quell’assurda decisione dei luoghi da ricercare per
far giocare a palla i bambini che alla mattina a scuola non possono andare ……..

Se non fosse per i genitori che
come un mastino non mollano l’osso della ricerca continua in soluzioni più
giuste e consone proprio nei confronti dei bambini, si sarebbe fermato tutto. L’amministrazione
continua a chiedere che le si propongano soluzioni possibili e praticabili, ma
questa richiesta, vergognosamente inaccettabile, sembra solo un’ultima
occasione per prendere tempo e per guadagnarne, del tempo.

Se non è “alla canna del gas” un’amministrazione che provoca il problema
senza aver nessun piano B e che chiede pure che altri le soluzioni le trovino,
per poi sapientemente mettere i bastoni fra le ruote per renderle impossibili,
tali soluzioni, lo trovo vergognoso.

Da agosto ad oggi, ma solo perché il santo voglio fare,
attraverso quella raccolta coatta dei compensi di sindaco, assessori e presidente
del consiglio, un discreto gruzzoletto si sarebbe messo da parte.

O no?

O non credete possibile che
sindaco, assessore all’edilizia scolastica e all’istruzione debbano, specialmente
loro, dare soluzioni che non hanno dato? E le variazioni di bilancio per
reperire fondi per pagare i “contributi” a sindaco ed assessori? Quanto?
Ventunomila euro?

Ci accontenteremmo dei loro
compensi.

Per il momento sarebbe una
sufficiente base di partenza.

Tralasciamo volontariamente i
risvolti, se ci sono o ci saranno, tecnico legali che investono o investiranno
non sappiamo se la Rodari o la Collodi. Ci sarà il tempo in cui verranno vagliate
e giudicate le scelte o le non scelte, non solo del sindaco e dell’amministrazione,
ma anche della scuola e dei suoi organi. Certo è che si esce del tutto
sconfitti e le missive firmate e portate anche all’attenzione degli organi
regionali controfirmate da comitati spontanei di genitori, lasciano intatte le
perplessità che gli organi democraticamente elette dai genitori non vivano
certo un buon periodo. Ma anche qui si continua, penso colpevolmente, a tacere.

Tutti ormai si sono convinti del
fatto che la soluzione del Majorana come valvola di sfogo per i piccoli della
Collodi, considerato anche il costo non solo delle opere necessarie a fondo
perduto per ospitare le aule, ma anche del fitto richiesto dalla Città Metropolitana
per tale occupazione non ancora calendarizzata, porta inevitabilmente a sostenere
che i moduli prefabbricati, non più rinviabili, debbano necessariamente essere
previsti non solo per la Rodari, ma anche per la Collodi. Le “intemperanze tecniche”
denunciate dai tecnici comunali si sono rivelate non proprio attinenti alla
realtà dei moduli stessi, e la ripetizione che probabilmente siano i soldi a
mancare, non convince nessuno. Il tanto vilipeso e deriso interessamento da
parte della Provincia di Matera per l’ampliamento del Pentasuglia di Matera,
non è bastata a convincere che non sarebbero i primi, Cessa & C. a mettere
in campo decisioni risolutive.

Ora, che la maggioranza
consiliare cerchi ancora di credere a quanto il sindaco ed i suoi assessori,
compresi gli uffici tecnici, cercano di mettere in campo, potrebbe, al limite
della follia, essere pure concesso, ma che le forze di opposizione continuino a
rimanere in silenzio o a non alzare la voce, lo trovo inconcepibile. Non vorrei
credessero anche loro alla fatina del bosco o a Babbo Natale.

Certo, poco potrebbero fare, ma
il non stare al fianco dei genitori e dei bambini, non lo trovo comprensibile.
Vorrei che fossero tutte le forze politiche presenti non solo in Consiglio a
fare fronte comune “costringendo” l’amministrazione e in ultima analisi, ma non
ultima, la Prefettura, sul disagio non più sopportabile. Le scuole a
Casamassima non godono di buona sorte.

Della nascita dei Comprensivi,
quando ne parliamo?

La scuola alla strada di via
Lapenna è diventata nella sua emergenza, dopo non so quanti anni, definitiva e
il non operare in tal senso dovrebbe costringerci tutti a profonda riflessione.
Con la palestra della Dante Alighieri fuori uso, sembrerebbe, a causa di lavori,
prelude quelle che saranno le manutenzioni necessarie ed urgenti in tutti gli
altri istituti scolastici, e quindi, che facciamo?

Che dite, ci svegliamo un po’?

Buona Immacolata a tutti.

A quelli con il camper più di
tutti.

Il camper è pronto

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Solo un bravo disegnatore,
oramai, potrebbe riuscire a far capire al Cessa sindaco cosa veramente ci
vorrebbe per tentare di far decollare l’amministrazione da lui guidata e mai
partita. In prosa ed in musica, grandissima parte della coalizione che lo ha
visto vincente, gli ha ripetuto sino all’inverosimile quanto avrebbe dovuto
fare, lui, il Cessa, affinché i malumori, le prese di posizione, i distinguo,
le criticità messe in campo, i malumori si potessero tentare di azzerare per
ripartire e realizzare finalmente, escluse le trovate ancora propagandistiche e
vuote, il bene comune.

E prima il Nitti, poi la Verna e Fortunato, e poi
Realtà Italia della Forleo, e poi Matarrese e la sua SEL e poi la Zizzo e quello strano modo
di comunicare l’uscita dal PD, e poi il Raffaele Bellomo e la lista nata dalle
ceneri di quella di Vito Cessa per Casamassima, insomma, una catastrofe dopo l’altra. Senza dimenticare la presidente
del consiglio che non pochi “problemi” ha creato e crea. Inframmezzate, le
questioni politiche dirimenti, dalla gestione della cosa pubblica che proprio
non si è vista, a parte i soliti slogan. Acqua potabile, scuole e raccolta differenziata,
solo per citare i casi più gravi, hanno caratterizzato il mandato di Cessa sino
ad oggi.

Tutti i soggetti in campo,
compresi la Borracci
e il Rella, ma loro quasi in sordina, nelle segrete stanze, chiedevano e
chiedono un azzeramento della giunta che passasse dalle dimissioni del sindaco.

Dimissioni, che ricordiamo ai
pochi distratti, sarebbero per il sindaco una prova di esistenza in vita, la
sua, nei confronti di tutti questi soggetti che lamentano qualcosa e che lui
potrebbe sfruttare a suo beneficio nei 20 giorni che la legge gli mette a
disposizione per far rientrare la crisi.

Giunta sbilanciata a favore del
PD non si sa ancora per quale strano motivo e che, per la parte diciamo scelta
in prima persona del sindaco, con la
Lioce, Cristofaro per finire con quel Cristantielli
assessore, ha lasciato più di quello che lascerebbe una polpetta avvelenata al
topo. Ma il sindaco, nonostante ultimamente anche dalla stampa locale si chieda
una presa di posizione netta e chiara,
da quell’orecchio non ci vuol sentire e che fa? Tenta maldestramente di mettere
attorno ad un tavolo tutta la vecchia coalizione, compresa Libera Casamassima
dei Nitti, Realtà Italia e SEL, Civicamente di Bellomo, le ACLI della Zizzo (a
proposito, la Zizzo
con le ACLI è stata eletta? pensavo fosse in coppia con il Palmieri sui
“santini” e manifesti elettorali e quindi come mai oggi si presenta ai tavoli
con il Purgatorio?), la Verna
e Fortunato e quello strano gruppo misto di cui sono portatori sani di che, la Ferri e il suo nuovo gruppo,
la Nero
rappresentata dalla Calabretto e l’onnipresente e sempre colpevole PD del
Bizzoco segretario, per decidere il suo di futuro.

Ma non si presenta al tavolo dimissionario, per tentare quindi di
dirimere le questioni sul tappeto e lasciare il cerino acceso nelle mani di
quelli che chiedono e puntualizzano, ma ancora con la fascia al collo. Vuol
essere sicuro del futuro, del suo futuro, questo sindaco, e prima di prendere
qualsiasi decisione si vuole assicurare l’avvenire. Ma non ci stanno i
protagonisti la soap opera di quella che è ormai diventata l’amministrazione
Cessa a Casamassima. Vogliono una presa di posizione netta e ufficiale da parte
del sindaco: vogliono che prenda coscienza che sino ad oggi ha sbagliato tutto
e che ponga rimedio attraverso l’atto formale delle dimissioni che lascerebbero
nelle mani dei “distinguo” l’onere della volontà o meno di cambiarlo lo stato
dei luoghi.

Ed è per questo che il sindaco
ancora una volta tenta con imbarazzante goffaggine di ricucire il tessuto ormai
logoro della coalizione, convocando un tavolo politico della maggioranza iniziale a cui, sembra, nessuno abbia
voglia di continuare a sedere.

“Procedere però ad un azzeramento tout court, senza aver prima
verificato l’esistenza di eventuali punti di intesa dai quali ripartire, lo
ritengo un atto sbagliato se, da sindaco, guardo alle tante imminenti scadenze
amministrative”,
questo scrive il sindaco sulla convocazione che inoltra a
tutti, proprio tutti della ex coalizione che rimandano al sindaco, attraverso
vari e convergenti comunicati, che la scelta di proseguire in questo modo disinvolto
da parte del sindaco, nonostante i mille problemi riscontrai, non va bene.
Vogliono e giustamente, aggiungo io, un atto di responsabilità da parte del
sindaco il quale una volta per tutte deve prendere coscienza dei danni che le
sue scelte hanno prodotto e che sta pagando il paesello a sud est incolpevole,
e che ci sia veramente e non a chiacchiere, la sana e unica e vera volontà di
porvi rimedio senza che ci sia certezza sul suo prosieguo amministrativo
catastrofico che lui sottintende imprescindibile per il suo futuro da sindaco.
La voglia spasmodica del Cessa sindaco che a ogni costo vuole aver certezza di
indossare la fascia non tiene conto di quello che rappresenta la buona
amministrazione cui ci ha disabituato da tempo.

Le risposte alla richiesta del
sindaco che chiedeva per le 20 di oggi un incontro con tutti, non si lasciano
attendere. Stancamente tutti, ma proprio tutti con qualcuno anche commosso per questa tardiva ed inutile
convocazione,  ricordano al sindaco che
ci si potrà sedere al tavolo solo a patto che egli prenda l’unica decisone
possibile per uscire da questa crisi che nulla ha fatto per evitare:
dimissioni, azzeramento della giunta e conseguente tavolo per verificare se ci
siano o meno le condizioni per proseguire il mandato amministrativo.

Ma oggi è la vigilia di un lungo
ponte e forse il sindaco stanco dei danni procurati al paesello a sud est, con
le vacanze estive interrotte così bruscamente e stanco dei bambini che una
scuola vorrebbero, con il camper pronto e rifornito decide di partire per un
meritato riposo e scrive, alle 14.44:

Buongiorno a tutti.

Alla luce delle mail ricevute da alcuni di voi, e che tutti avrete
letto, mi trovo costretto ad annullare l’incontro previsto per stasera. Mi
riservo di prendere nuove decisioni, sulle quali vi terrò ovviamente informati.

E canticchiando Che
bella cosa na jurnata
e sole, mette in moto e parte.

Barricate

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Fu una Vigilia di Natale lunga, lunghissima, quella che ebbero la fortuna di vivere quegli strani abitanti cui tutto doveva esser concesso senza che lo chiedessero nemmeno e che occupavano quel paesello a sud est dell’impero. Avevano per tempo ammassato negli angoli strategici del paesello, all’interno e fuori le mura, tutto quello che un giorno finalmente gli sarebbe servito: materassi matrimoniali rosa, frigoriferi, caldaie dismesse dalle scuole, comprese le crepe, quel mobiletto del soggiorno non più sopportabile, il quadro della zia, le damigiane sporche di olio, i cessi rotti e i bidet senza rubinetto. Anche gli avvisi di garanzia avevano custodito per l’occasione dentro al castello. E una caterva di monnezza che neanche i camion, che non erano ancora stati inventati, riuscivano a trasportare ogni giorno. Anche le bombe servirono per frantumare i nuovi di zecca cestini porta carte che con il resto del rame rubato servirono ai vetri in frantumi delle finestre, per non parlare delle palle, a metter su quelle barricate anti uomo e donna.

Pure bambino, però.

Pure i forconi avevano messo da parte.

Qualcuno racconta anche la strana apparizione di una donna vestita di azzurro, come il paese, seduta su una strana pietra tonda con un buco nel mezzo, che aspettava con le gambe penzolanti lo straniero usurpatore. Si dice fosse pronta a dirottare quello strano individuo tutto nero che accompagnato da donne e bambini, voleva occupare il paesello a sud est. Ma nessuno, né la madonna della pietra tonda, né gli uomini armati di forcone riuscirono a vederli quegli uomini neri e puzzolenti. Anche Rete 4 montò le telecamere ed era pronta a documentare lo scempio delle barricate anti negro.

Nessuno ricorda se il podestà dell’epoca, un uomo dall’alta fronte e dalla fruente chioma bionda che perse ben presto, sentì il bisogno di avvertire per tempo i suoi sudditi che da soli dovettero studiare le contromisure all’invasione negra. Per molti giorni si respirò in paese l’odore acre della menzogna e del sospetto. Non sapevano dove sarebbero stati stipati quei circa 58 migranti da terre lontane che ora volevano venire ad impuzzire l’aria come se il depuratore di via Adelfia non bastasse già. I commenti furono atroci: noi siamo del paesello, siamo italici, ma pure i negri oltre che i forestieri, non li possiamo sopportare. Una legge del regno aveva stabilito che, vista la guerra, i bombardamenti sugli ospedali con le bombe intelligenti, visto il disagio, vista la povertà che una guerra porta con se, visto lo stato di mancanza totale di convivenza pacifica, quelli che riuscivano dopo mesi, ed alcuni, dopo anni, a scappare da quelle zone, potessero essere accolti in paeselli, anche a sud est, più tranquilli, più democratici, se non fosse che i podestà il più delle volte, li distruggevano senza ritegno. Si scoprì in seguito che proprio da quei paesi che oggi non li volevano “ospitare” partivano le armi che quelle guerre procuravano e rendevano possibili. Ma non si poteva sopportare quest’invasione che fu fissata nel rapporto 3 immigrati ogni 1.000 abitanti. Erano assai lo stesso. Erano sporchi, puzzolenti, facevano figli e per giunta erano neri. Insopportabile.

Il paesello era molto devoto ed anche a Natale era magnanimo e operoso. Ancora più operoso che durante un qualsiasi periodo dell’anno: faceva alberi di Natale che si estendevano al cielo addobbato con le palle, da tennis e pallavolo, kimoni, racchette e buoni da spendere presso le associazioni sportive che sempre soldi facevano. Anche una mortadella tagliata a fettine sottili sottili fu utilizzata per quel nulla che al paesello era il massimo che potesse esserci. Abbiamo i nostri di disoccupati che lamentano miseria e sfruttamento sotto la reggia del podestà: come facciamo ad aiutare quelli lì che neri sono e poi puzzano? Prima a noi, e poi, se avanza, ma non avanzava mai, agli altri. A Natale si è sempre più buoni, ed anche quel paesello a sud est dimostrò la sua bontà con l’apposizione di quel cartello mentale che si faceva a gara per mettersi sulla fronte: Fuori dalle palle.

Potettero dormire sonni tranquilli gli abitanti del paesello a sud est, che vissero un sereno e felice Natale senza essere costretti a chiedere il passaporto per far beneficenza. Circolarono tranquilli senza che quegli esseri sporchi e puzzolenti avessero avuto mai la possibilità di aggirarsi impunemente nei parcheggi del centro commerciale a rubare auto e avventori. Finalmente potettero camminare sereni e beneficiare della “scacchiera” dove, liberi di ammirare le scorribande dei propri figli che mettevano le bombe a orologeria nei contenitori appena montati delle carte, i vetri delle finestre fecero frantumare. E finalmente bearsi dello spettacolo che tra materassi e frigoriferi di ultima generazione e l’ultimo mobile del soggiorno, compreso il divano, fanno bella mostra di se in paese. Potranno ancora ammirare le scuole chiuse, i bambini che la mattina vanno a giocare e che di sera si addormentano sui banchi di scuola, l’acqua fresca e limpida che viene giù dalle fontane di casa e che quella di via Conversano è la meglio. Si potranno dedicare agli ultimi ed impellenti preparativi: l’albero in piazza sportivo con le palle, le strade dissestate e rotte e con la differenziata che non parte perché male hanno fatto i conti.

Non siamo razzisti, ma prima gli italiani.

Mai che facessero gli italiani, gli italiani.

E lo fanno bene.

Referendum Costituzionale_2

L’elogio della follia, figlia di Plutos, dio della ricchezza e della Giovinezza, allevata dall’Ignoranza e dall’Ubriachezza con i suoi più fedeli compagni, la Vanità, l’Adulazione, la Dimenticanza, l’Accidia, il Piacere, la Demenza, la Licenziosità, l’Intemperanza ed il sonno mortale del segretario PD di Casamassima si è materializzata di nuovo. Quel farsesco e comico e patetico cercar di riprendersi dal sonoro ceffone subìto e dal discolparsi dalla cocente sconfitta che il suo partito ha subito nella competizione referendaria di ieri dovrebbe far vergognare per primi i suoi di iscritti che ancora hanno la pazienza di farlo stare seduto sulla seggiola a tre gambe rappresentata dalla sua segreteria. Non gli sarebbe bastato l’elogio falso alla democrazia che il popolo, che i cittadini, hanno messo in campo per sfiduciare una proposta di modifica costituzionale pessima, reazionaria, inconcludente, fascista e scritta pure in un pessimo italiano, ma il far credere che il Renzi nazionale sia stato l’uomo solo contro tutto il resto del mondo.  Dimentica volontariamente di dire, il giovane segretario del PD cittadino che il Renzi non è stato affatto lasciato solo nella sua campagna di delegittimazione della democrazia che avrebbe dovuto sacrificare se stessa per l’uomo solo al comando: lui.

Dimentica di ricordare le decine di milioni spesi dal Renzi per la campagna personale a favore del si, le banche d’affare entrate a gamba tesa nella competizione, la J.P. Morgan in testa, la  Angela Merkel e la pletora di europeisti convinti che una catastrofe avevano previsto in caso di vittoria del NO, del Prodi mortadella ex ulivista pentito, dei giornali, quasi tutti, e dei suoi illustri giornalisti che sembrava che le cavallette avrebbero infestato l’Italia se avesse vinto il NO: dimentica le televisioni, nazionali, locali e del Berlusca, le assicurazioni, i centri di potere, il capitalismo imperialista, il Serra, il Farinetti, il Migliore e lo straordinario Santoro (continuiamo?) perché non gli conviene; anche l’osannato Obama, ormai detronizzato dallo stesso spirito democratico che ha investito l’America e la “nuova” figura politica della Clinton si sono sperticati in favore del Renzi nazionale, senza successo. Se vorreste aggiungere a questi non certo secondari personaggetti quelli che hanno affollato la Leopolda osannando l’uomo solo al comando, il quadro sarebbe completo.

Anche la Barbara D’Urso e sue faccine non sono mancate

Erano quelli a favore del NO ad essere soli contro tutti e il non riconoscerlo non è solo vergognoso e sfrontato, ma imbarazzante per un segretario che voglia continuare a tenere le redini di un partito che qui a Casamassima ha raccolto solo un misero 25% in una competizione elettorale, quella referendaria, che sarà preludio alla scomparsa, mi auguro prossima e repentina, dal panorama politico locale. E non solo.

Devi raccontare che non sono bastate le vostre invettive, anche le tue, caro il mio giovane segretario giocherellone, per intimidire i cittadini che non hanno votato certo di pancia a questo referendum costituzionale, ma di testa e non far credere che il NO è stato solo un NO politico a Renzi e al PD, perché se così fosse l’unica cosa che tu e il tuo partito potreste fare, specialmente a livello locale, sarebbe quella dell’oblio.

A proposito, dov’era il suo di partito quando si insidiava Monti?

Dov’era il suo partito quando si è rivotato per la seconda volta Napolitano Presidente della Repubblica?

Dov’era quando si è spodestato Letta?

Taccia segretario e non continui a darci conferma dell’inutile spessore politico di cui si vuol ammantare.

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