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I tre assessori PD defenestrati, non ci stanno.

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Sono iniziati stamattina i lavori che consegneranno via Bari ad una viabilità normale, senza buche, senza scossoni, senza imprecazioni e con la possibilità di portare l’auto a casa intatta.

Oltre che il sederino e la schiena.

I lavori interesseranno una delle arterie principali cittadine da via Fiorentini ad una ventina di metri prima l’incrocio con via Di Vittorio, per un totale di ca 800 metri.

Gli ex assessori PD, Antonietta Spinelli, Andrea Palmieri e Rocco Bagalà, defenestrati senza che il sindaco o chi per esso, abbia dato spiegazioni, intervengono per precisare e per puntualizzare che i sovvenzionamenti ricevuti dalla Regione per i lavori, sono frutto di sinergie messe in campo con tutta la Giunta, compresi il Cristantielli e la Barone e che quindi, i meriti, andrebbero, come sono, riconosciuti alla vecchia giunta. Anche la Spinelli, giorni fa, ebbe modo di precisare e puntualizzare, con una punta di ironia, che solo per caso (qui l’ironia), si accorgeva che molti dei progetti che in questi giorni vedono la luce, sono frutto del suo lavoro.

A parte le considerazioni politiche sulle scelte della vecchia giunta, oggi siamo qui a chiederci quali i reali motivi dell’allontanamento coatto degli assessori?

Quale l’accanimento proprio nei confronti di quei tre PD?

Per quale motivo il sindaco, nonostante abbia il coraggio di ricordare l’ex assessore Bagalà sulla propria pagina anche in riferimento a questi ultimi lavori, non spiega le vere ragioni che lo hanno portato alla decisione di allontanare da se questi personali collaboratori?

Come mai il PD rimane ancora silente e non ci spiega per quale motivo continua a sostenere un sindaco che senza motivi apparenti lascia a casa questi assessori?

Quale il valore aggiunto della giunta tecnica?

Ma anche il PD è ostaggio di questo sindaco?

E perché?

La presidenza del consiglio. Un affare di stato.

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Da due mesi, mentre ci si trastulla fra chiacchiere e distintivo, l’attività politico amministrativa del paesello a sud est è tutta impegnata nel tentare di risolvere la grana della presidenza del consiglio. E passano in secondo piano i refusi e lo spostamento di impiegati da un ufficio all’altro, facendo prendere corpo quell’abolizione di divieto di sosta sul sagrato della chiesa che serve, eccome se serve, al paesello.

Sfiduciata la Ferri, con la complicità di quell’unico voto di maggioranza che ha sempre avuto un nome e un cognome, la politica del nulla si interroga di quale sia la strategia utile e dilettevole per districare la matassa. La Ferri, come peraltro la logica suggerisce, vorrebbe che sia la maggioranza a restituirle quella carica che così furbescamente le è stata sottratta. Unico problema sarebbe quello di convincere quello che prima la spodesta e poi, per il bene della maggioranza, la rimette in sella. E su questo, ma non solo di questo, ci si interroga su come venirne fuori con dignità.

Dignità, parolone per l’attuale compagine politica.

Certo le ultime dichiarazioni del sindaco in Consiglio Comunale, peraltro condivise da molti dei suoi proseliti, di incaricare la minoranza a votarsi la sua presidenza,  lascia i più sbigottiti.

Tralasciamo le dimissioni della incolpevole Giovanna Nero, che eletta dalle minoranze come presidente del consiglio, si è dimissionata subito dopo solo ed unicamente per un riguardo personale al sindaco. Sarebbe stato il suo sacrificio indispensabile per evitare un altro di sacrificio, quello del sindaco, che se la Nero avesse conservato la carica, lo avrebbe visto dimissionato.

Riguardo e sacrificio della Nero che non sappiamo se ancora validi. Nutriamo seri dubbi.

Ma dal cilindro della maggioranza e da quegli incontri di inizio settimana che finiscono sempre a notte inoltrata, viene fuori una richiesta per una chiacchierata amichevole  con le minoranze, non sappiamo dove e a che titolo, al fine di addivenire ad un accordo extra consiglio per convergere su di un nome.

Non solo la maggioranza è in debacle continua, ma anche i partiti che la sorreggono, visto il tenore delle proposte sul tappeto e che sembra raccolgano consensi. E se non il PD, quale il partito in difficoltà che senza una guida autorevole, dignitosa e coerente, è sul banco degli imputati? Un partito ormai allo sbando in cui le decisioni che si prendono sembrano dettate più dall’approssimazione che dal contegno e dalla proposta politica che ci si aspetterebbe in queste circostanze. Per non parlare dei suoi componenti in Consiglio che, accettando senza battere ciglio la defenestrazione dei tre esponenti di spicco dalla giunta, ne hanno decretato la fine irrimediabile. Vengono fuori le lotte intestine che da sempre hanno caratterizzato l’operato dei tre assessori a targa PD con il resto del partito (e della maggioranza consiliare) e non ci sembra plausibile la farsa dell’appoggio esterno che potrebbe aver fine immediatamente se la cecità del gruppo PD in consiglio non avesse già motivi validi per ritenere la cosiddetta giunta tecnica “imposta”  non all’altezza del compito affidatogli. Il buon giorno si vede dal mattino e siamo già, dopo appena qualche mese, a notte fonda.

Ma in tutto questo ginepraio anche le minoranze, non all’altezza del compito, assumono o vorrebbero assumere, posizioni ambigue e contraddittorie che non le salverebbero dal giudizio totale sulla politica o sulla non politica che riesce ad esprimere il paesello a sud est. Qualcuno, folgorato come Ulisse legato all’albero maestro, scaccia da se l’invito perentorio a divenire presidente delle minoranze, con l’approvazione della maggioranza. Manovra questa tesa solo ad inasprire quel poco di decente che le minoranze hanno messo in campo. Maggioranza che avviluppata su se stessa si consuma affinché sia la minoranza a tirarla fuori dall’empasse. I nove non riescono, neanche sotto tortura, a proporre un nome che possa riscuotere il consenso: la Nero no, il Guerra, forse: poi ci sarebbe la Borracci che potrebbe garantire quella presenza PD scomparso dalle scene; ma la Ferri non starebbe al balcone e quindi? Libera Casamassima sempre più al centro, sempre più determinante con quell’unico consigliere ballerino che ieri stava di là ed oggi sta di qua.  Una maggioranza fatta di identità personali e di componenti che valgono un voto ma che sommato agli altri otto, permette al sindaco la fascia. Chiedere al sindaco un atto di responsabilità sarebbe troppo e per questo ci limitiamo solo al ricordo che conservare la posizione solo per il gusto di occuparla con le macerie che ti circondano tutto intorno porta irrimediabilmente ad una fine ingloriosa da non menzionare neanche come notizia.

La presidenza del consiglio è un problema della maggioranza.

Le minoranze, lo capiranno?

(continua)

15 giugno 2015 – 15 giugno 2017 – Due anni dopo.

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15 giugno 2015
Vito Cessa diventa sindaco di Casamassima.

Egr. Sig. Sindaco dott. Vito Cessa,
finalmente questa lunga, estenuante e bruttissima campagna elettorale è finita.
Il popolo “sovrano”, come nei migliori show, ha decretato il vincitore. Fra tutti ha scelto Lei, caro dott. Vito Cessa ed ora, smessi i panni del boy scout, dovrà dedicare il Suo preziosissimo tempo alla risoluzione dei problemi di questa stanca, assolata, abbandonata e martoriata cittadina.
Non mi soffermerò, ora, sui dati elettorali e sulla Sua performance una volta eletto; sarà mia premura informarLa in seguito.
Festeggi il momento ma si metta subito all’opera. Non si può aspettare ancora.
Il cantiere, quello vero e non quello tarallucci e vino, l’aspetta.
Le ricordo che al primo turno oltre il 37% degli aventi diritto non ha espresso nessun consenso per questa classe politica che oggi Lei rappresenta in toto.
Al ballottaggio solo il 35% degli aventi diritto si è espresso.
Nel cammino che si appresta a percorrere di fronte non ci saranno più i Suoi sostenitori più fervidi e i seguaci più acritici che ogni buon leader immagina di ritrovarsi. Si aprirà uno scenario del tutto diverso da quello che ha vissuto in questi mesi. I problemi reali dei cittadini prenderanno il posto dei salamelecchi continui che ha forse, o no, patito, in questa lunga e brutta (ripeto sino all’inverosimile) campagna elettorale.

Se la cittadinanza ha scelto, avrà ragione, anche se Lei non è riuscito ad allontanare da me, romantico incompreso e forse illuso sognatore, che la politica è ben altra cosa rispetto a quello che Lei e Suoi competitor avete messo in campo. Panini, panzerotti, giochi per bambini in strada, marce, biciclettate, megaschermi e birre hanno preso il sopravvento dimenticando molto spesso quella “sobrietà” a cui tutti tendono la mano senza mai raggiungerla. Difficile credere che anche questa volta il voto “famigliare” non abbia prevalso sulla reale e consapevole scelta rispetto alle capacità effettive dei candidati suffragati che risultano non privi di criticità non solo verbali.
Fortunata è stata la Sua campagna elettorale in quanto la Bindi non avrà avuto modo di verificare le liste alla ricerca di probabili impresentabili.

Eletti, forse.

Ma ora Lei è il Sindaco di tutti ed anche di quelli che proprio non la volevano vedere seduto sullo scranno più alto e solo le Sue scelte potranno determinare o no il consenso. Gli yes man cederanno ben presto il posto a inevitabili risentimenti e meschini giochi di potere che ne caratterizzeranno il cammino, il Suo cammino, non privo di tranelli e trappole se le aspettative non saranno quelle volute o dichiarate. Cominci a far tesoro dei messaggi, velati e non, che condizioneranno le Sue future scelte a cominciare da quella degli assessori. Se dovesse seguire il metodo del risultato elettorale conseguito dai Suoi candidati sicuramente commetterà degli errori che le permetteranno di far sedere, molto, ma molto probabilmente, uomini o donne sbagliati in posti sbagliati.
Pensare che con Ella si possa ricostruire quanto di “criminoso” in questo paese si sia continuato a distruggere ed annientare sarebbe illusorio.

Dare a questo paese un’identità ormai perduta che non vada dietro solo alle trovate da cartolina del paese azzurro o della sagra del vino a luglio, ma che sappia ricostruire quel tessuto sociale e culturale che decenni di mala politica hanno contribuito ad incrementare.

Appunto, ricrescita culturale.

Continuare come spesso si è fatto e la Sua elezione ne è la rappresentazione plastica di quanto affermo, a scegliere gli uomini che dovranno sedere per governare fra i vari “potentati” del paese come se ci fosse ancora il feudalesimo, non ha portato a nulla, anzi ha distrutto quello che di buono si tentava di conservare. Sua sarà la responsabilità e solo Sua, per la scelta dei candidati che hanno formato le Sue liste; Sua la responsabilità morale della scelta sbagliata degli elettori, se sarà confermata dai fatti e Sua la responsabilità di cariche elargite secondo forse solo il manuale Cencelli alla rovescia.

Io non potrò che controllare minuziosamente il Suo operato e vedrò se le belle parole lanciate in campagna elettorale saranno onorate e rispettate.

Vedremo se i sovvenzionamenti a pioggia verranno concessi secondo il merito oppure secondo la prassi consolidata dell’appartenenza al clan; vedremo se fratelli, cugini, amici degli amici saranno trattati secondo competenza e merito oppure solo ed unicamente perché portatori sani del consenso che Le hanno elargito.

Vedremo se sarà capace di dare impulso anche attraverso la Sua azione ad una ricrescita politica di questo paese che continuamente si fa male votando e rivotando questo o quello cedendo al ricatto morale di consegnare la poltrona come fosse il giocattolo per il bambino irrequieto ed insoddisfatto.
Vedremo ora come affronterà il problema dei rifiuti, quello della casa della salute, quello delle immancabili lotte per le lottizzazioni, quello del vero recupero del centro storico, quello particolarmente grave del verde pubblico, giardini, “villa” e spazi per i più piccoli, passando per quello della scuola che non ha certo bisogno dei regali da Lei elargiti in campagna elettorale, ma di interventi risolutivi per esempio per risolvere l’annoso problema di quei piccoli cittadini della scuola dell’infanzia “parcheggiati” in locali alla strada che nessuno, proprio nessuno ha sentito la necessità di nominare neanche a margine dei rocamboleschi e spettacolari comizi di piazza.

Vedremo come riuscirà ad riorganizzare gli uffici comunali, come riuscirà a determinare i compiti di ognuno senza prevaricazione e senza “coperture” più o meno allo scoperto di comportamenti al di sopra e al di fuori di ogni norma.

Il tempo ci dirà se sarà possibile circolare per il territorio in sicurezza, a piedi in bici oppure in suv.
Sapremo se avrà voglia di una farmacia comunale, oppure dell’istituzione di un mercato comunale per la valorizzazione dei prodotti tipici.
Vedremo se riuscirà ad intrattenere rapporti “normali” con tutte le forze politiche presenti sul territorio al fine di regolarizzare quella crescita di cui ho accennato sopra. Capisco perfettamente che se pur espressione di un partito, “costruendosi” una lista tutta Sua, forse quel partito stretto Le andava, saprà coniugare gli scopi di quel partito (?), (ormai stracotto e i dati stanno lì a dimostrarlo), a quello di quanti hanno affollato il suo serbatoio personale.

Quale sarà la sua appartenenza ideologica saranno i fatti e solo quelli a determinarli, anche se sinceramente non mi aspetto grandi rivoluzioni.
Ma gli auguri debbo farglieLi, Sig. Sindaco, seppure per allontanare da me lo spettro di un nuovo e clamoroso flop che Casamassima ha messo in campo.
Auguri, Sig. Sindaco e buon lavoro, per Lei e per tutti Noi.

 

Sono trascorsi due anni, ma quello che lamentavo in questa lettera aperta sembra non aver data.

Il primo fu Francesco Carletti.

Nato a Firenze nel 1576 da Antonio e Lucrezia Macinghi, fece un lungo viaggio intorno al mondo, durato 12 anni, dal 1594 al 1606. Egli annota, nel suo diario di viaggio, a proposito delle donne dell’India Occidentale:

«Però, ritornando all’altra qualità di dette donne, cioè della loro pulitezza, in questo veramente fanno vergogna e trapassano tutte le donne del mondo, di qualsivoglia nazione, se bene l’usanza d’essse viene da quelle indiane dette Malavare: queste e quelle non fanno mai cosa di loro servizio naturale che non si lavino subito con acqua, e le più volte odorifera, e questo fanno solo con la mano sinistra, perché la destra serve per mangiare e d’essa non usano toccare nessuna di quelle cose che si possa considerare sporca; e, se si trastullano con il loro mariti o innamorati, subito si lavano e questo fanno tante volte quante sono adoperate. Ogni sera inanzi che vadino a letto, come ho detto, entrano nel bagno e lavarsi tutta la persona, e poi tutte profumate se ne vengono a letto involte in certi panni bianchi finissimi pure di bambagia, che subito lasciati cadere restano del tutto nude».

Tutto ci lascia supporre che per il Carletti tali abitudini non erano in voga nella sua Firenze e nella società occidentale del suo periodo. Crediamo non avesse senso con enfasi raccontare e descrivere quelli che erano i costumi di quel popolo se fossero stati uguali o simili al suo.

Il tutto per dimostrare quanta strada abbia dovuto fare l’acqua quale strumento di pulizia e redenzione dal puzzo e dalla sporcizia corporale.

Nel frattempo in Francia, i medici di Luigi XIV si limitano ad una toilette che investe solo la pulizia del viso, a giorni alterni, con un panno imbevuto di alcool etilico. In inverno e in estate.

Pulizia quindi che si preoccupa essenzialmente di detergere (che parola inutile, vista l’applicazione), solo parti del corpo diciamo periferiche: testa e mani. Per le rimanenti parti, comprese quelle che avete capito a cosa mi riferisco, compresi i piedini o piedoni, nulla. Cerano i lunghi vestiti e le scarpe che nascondevano. Alla vista solo, però.

La pulizia delle parti corporee sconce fa apparizione tra la fine del settecento e l’inizio dell’ottocento attraverso la possibilità, ma con cautela, dell’immersione di tutto il corpo in una tinozza piena d’acqua. Il bagno.

Nel frattempo Giacomo Casanova, celebre tombeur des femmes, nonostante usasse l’acqua per i suoi giochini erotici, preferiva le donne «provviste di abbondante traspirazione». Insomma, gli odori femminili, da ogni parte provenissero, erano considerati afrodisiaci.

Nel frattempo in Italia e in Francia si diffuse il bidet, solo ad uso delle famiglie nobili e ricche; bidet che fu utilizzato, insieme all’acqua, come purificatore delle parti intime.

Bisognerà arrivare nel XIX secolo affinché si capisca, quasi dappertutto, almeno in occidente, quanto sia importante utilizzare l’acqua non solo come bevanda, ma anche come mezzo attraverso il quale, purificare il corpo e l’olfatto.

Cosa alla quale ancora oggi, molti non credono sia possibile aspirare.

Arrivata l’estate il corpo decide di spogliarsi. Gli indumenti diventano sempre più leggeri, quasi impalpabili. Uomini e donne, ma preferisco le donne, scusatemi, cominciano ad abbandonare quegli inutili cappottoni e quegli ingombranti jeans e fra na maglietta e una mini mozzafiato, si aggirano per la città. Giovani e vecchi finalmente liberi, con quello strano cappellino che li ripara dai raggi solari e dalla calura estiva, si aggirano indisturbati nei bar, nelle vie, sui treni, sui bus. Al mercato e nel negozio, quasi sempre quello in fila prima di te. Solo alle poste te lo ritrovi dietro.

Ed è lì che il più delle volte diventano mine vaganti in cerca di vittime. A volte ti colpiscono di striscio, ma il più delle volte, se non sei fortunato, ti ammazzano e senza pietà scavalcano il tuo corpo esamine lasciandoti ai piedi del selciato. E’ quando alzano quel braccio, magari per spostarsi il cappellino o per salutare l’amico distante, che il loro odore, acre, malevolo, pungente, penetrante e mortale ti colpisce e ti lascia senza fiato.
Ti uccide di una morte lenta e inesorabile.

Altre volte, ti capita di incontrare quelli che vogliono il primato di sterminatori di massa.

Questi, i più pericolosi, quelli che solo la vista ti toglie il respiro come un presagio, non devono neanche sforzarsi di alzarlo il braccio. L’odore di cozza lasciata marcire al sole mentre una moltitudine di piccoli vermetti grigio verdi ne assapora la fine, fanno a gara con quelli che dell’odore di piscio amalgamato al tessuto che ne delimita la zona di influenza fanno bella mostra di se al centro commerciale. Per non parlare di quell’odore post mortem di cui è piena la generazione da birra nel bar. Ma anche quella del piede incastonato fra una non definita barriera incrostata di ammoniaca si giocano le loro carte sulla nostra pelle. Basta come fosse una leggera brezza marina che viene dal Mar Morto, ne senti la presenza a centinaia di metri di distanza e che se per caso decidessero di prendere il tuo stesso treno il tuo stesso bus, sai che strage.

Ma gli sterminatori di massa compulsivi sono quelli che dal nulla creano un’arma contundente che l’odore nauseabondo dell’organico tenuto nella mastella al chiuso e sotto il sole per una settimana prima della consegna, gli fa un baffo, sicuri come sono che ti accorgi del loro andirivieni anche settimane e mesi dopo il loro passaggio.

Lavatevi, se potete. Siamo in estate.

Consigli per la mente:

Francesco Carletti, Ragionamenti del mio viaggio intorno al mondo

Paolo Sorcinelli, Storia sociale dell’acqua. Riti e culture.

Consigli per il corpo:

Acqua fresca, sapone, spugna e detergente intimo. Se volete strafare anche un deodorante.

Non basta l’onestà. Ci vuole l’elmetto.

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Non sappiamo se sia una Caporetto per il Movimento 5 Stelle, ma l’ultima tornata elettorale, quella delle amministrative di ieri, certamente una debacle lo è.

Basta guardare i voti di Genova che in Liguria sta: vero Grillo?

Un movimento in cui uno conta uno e Grillo conta un milione, non ha avuto vita facile negli oltre 1000 comuni in cui ieri si è votato.

Assenti e non pervenuti nelle grandi città i consensi che i sondaggi nazionali eleggono a primo partito italiano. Meetup cittadini composti il più delle volte da una quindicina di simpatizzanti iscritti e in cui bastano 10 voti online  per farti fare il candidato al comune o alla Camera dei Deputati, il più delle volte con nessun tipo di preparazione, hanno consegnato un movimento, spento, relegato a ruolo di comparsa in cui il voto di protesta è stato caratterizzato dall’astensione più che dal Grillo con elmetto in guerra perenne con se stesso. La strada spianata agli yes man di Grillo &  Casaleggio J., con Di Maio regista, ha portato vittorie effimere in piccoli centri che se non ci fosse google maps non sapremmo neanche di cosa stiamo parlando.

La disfatta del M5S è sopraggiunta con la crescita di quel centro destra a trazione leghista che racchiude in se la guerriglia senza confini nei confronti degli immigrati e di politiche becere e al limite della sopportazione democratica. Un Berlusconi fortemente ridimensionato ma che, con la sola presenza in coalizione, riesce a catalizzare ancora consensi. Senza comparire personalmente.

E così, gli italiani al voto, ci hanno consegnato la contrapposizione, ma solo formale, fra un centro destra e un centro sinistra sempre molto vicini quando parliamo di governo nazionale, con un contrasto solo apparente a livello locale.

Anche il PD non gode di buona salute. In molti comuni si è presentato senza simbolo e Palermo ne è l’emblema.

Che abbiano vinto i “potentati” locali?

Che abbiano vinto le “famiglie”, le “combriccole”, le “armate brancaleonide”? Le larghe o anzi larghissime intese locali? Quella miriade di liste e listarelle costruite su misura sul candidato del momento? Forse.

Ma come al solito è il sud che esce sconfitto da queste elezioni.

E Taranto ne è la dimostrazione plastica.

Che lezione trarre da queste amministrative per il paesello a sud est?

Non abbiate paura di far cadere nell’oblio l’amministrazione in carica: basterebbero un paio di coalizioni fintamente a destra e fintamente a sinistra per spianarvi la strada al cambiamento che nulla distrugge e tutto ricrea.

A proposito, la sinistra vera, quella dura e pura, non pervenuta.

Croce per molti, delizia per pochi, del suffragio universale.

 

I video giochi salveranno la maggioranza.

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Continua incessantemente il lavoro dei pontieri della maggioranza che tentano di convincere consiglieri di minoranza affinché diventino presidente del consiglio.

La crisi della maggioranza, che si trascina da tempo immemore, sta lasciando interdetti tutti. Già dall’indomani della sfiducia alla Ferri, l’amministrazione Cessa, non capace di convogliare il consenso su uno dei nove che la tiene in vita, sta tentando in tutti i modi di imbrigliare anche le minoranze a responsabilità che in questo momento non le competono. Tardivo ed opportunistico appare oggi dichiarare il ruolo del presidente del consiglio come “garante” dei lavori e dell’istituzione, quando mai la maggioranza, neanche nei momenti in cui il consiglio nel suo complesso avrebbe dovuto operare compatto (acqua potabile e scuole solo come esempio), ha mai chiesto collaborazione ed unità di intenti ad una minoranza che le proposte le aveva anche fatte. Neanche alla crisi della fine dell’anno che vedeva il sindaco dimissionario, si è cercato di porre rimedio magari con un tavolo di concertazione che potesse portare risultati. Con quella farsa del crono programma e della giunta tecnica che ad oggi risultati sembra non ne abbia raggiunti, si è solo tentato di barcamenarsi fra richieste provenienti dagli stessi consiglieri di maggioranza che hanno compromesso irrimediabilmente la tenuta. Sembrava che la cacciata degli assessori PD potesse scuotere il cammino, ma si è tramutata solo in un gioco al massacro che vede perire le aspettative dei cittadini traditi che stanchi si augurano solo che il Cessa sindaco lasci la fascia per sempre.

Spiegare ai piccoli delle nostre scuole che l’affitto è la soluzione migliore e che le scuole, deserte, con i lavori sospesi da tempo, sono lì solo come uno scomodo fardello di un ricordo che sbiadisce sempre più, oppure delle strade groviera, o dei campi polisportivi chiusi e in decadenza, senza parchi, con una piazza centrale abbandonata a se stessa come tutte le periferie e non solo e con la chimera di una raccolta differenziata alle stelle, è opera improba.

Ed allora non ci resta che andare al mare, per quelli che se lo possono permettere e giocare all’ultimo dei video giochi che sta spopolando nel paesello a su est.

“Arrogance”, in vendita nei migliori store.

 

Con fucile pinne e occhiali ……. (Le chiappe chiare).

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Sembrerebbe, se non fosse vera, una notizia incredibile, da non crederci: di quelle notizie che ti lasciano senza respiro, di quelle che servirebbe l’intervento di una unità coronarica pronta sul posto, una di quelle che la respirazione bocca a bocca sarebbe indispensabile, ma aimè, è vera: Pino Gengo va al mare.

Pino Gengo, nota e «indiscussa» personalità politica del paesello a sud est, la domenica, come egli stesso ammette, da oltre 50 anni carica l’auto e con moglie al seguito, pattino, salvagente, ombrellone, tiella di pasta al forno, birra ghiacciata e anguria di Brindisi, pinne e occhiali e l’immancabile cagnolino, salta sul suo fiammante fuoristrada di Marchionne riparato più volte e che si mette in moto a spinta e si dirige verso la costa.

E così anche domenica scorsa parte alla buonora e va verso la spiaggia dei «baresi»: Capitolo. Ma arrivato lì, scopre con disappunto che da quest’anno i parcheggi sono a pagamento. Come? su una strada su cui sino all’anno scorso il parcheggio era libero quest’anno si dovrà pagare 1 € all’ora o 5 € per tutta la giornata?

Il nostro Pino Gengo non ci sta ed immediatamente esterna tutta la sua disapprovazione sulla sua pagina facebook. Ed è anche disgustato, Pino Gengo, che vive a Turi, lavora a Casamassima e fa il Masaniello a Capitolo.

A parte qualche sfottò, l’invito a cambiare spiaggia e in subordine a tornarsene a casa e mettere i piedi al fresco nella conchetta della suocera, tutto filava liscio e nulla lasciava trasparire che la polemica montasse a dismisura.

Ed invece no: La Gazzetta del Mezzogiorno di ieri, giovedì 8 maggio, gli dedicava un pezzo a firma di Eustachio Cazzorla, che rispecchiando il pensiero del cittadino tartassato dal parcheggio a pagamento, si chiede come mai quella strada, che si vede anche infestata da erbacce, sia diventata a “pagamento”.

E con vari interventi, compreso quello del comandante della Polizia Municipale di Monopoli che giustifica la scelta di far pagare, monta la protesta che non sappiamo come si evolverà.

Ci auguriamo che le tariffe vengano riviste e che i giovani che il più delle volte sono disoccupati e che tentano la fortuna lontano dai confini della Patria, almeno la domenica, magari con l’auto in prestito del papà, oltre alla benzina non debbano rimetterci una “fortuna” in parcheggi.

Nel frattempo aspettiamo il “prossimo sopralluogo” del Masaniello Pinuccio che ha tranquillizzato il Comandante della Polizia Municipale Michele Cassano su un sua imminente e chiarificatrice risposta.

«Comunque, afferma Gengo, mi auguro che Sindaco e Giunta di Monopoli rivedano il progetto ricordandosi che il mare bagna le coste di Monopoli, ma è un bene di tutti. Alle spiagge libere devono corrispondere i parcheggi liberi!».

Sottoscriviamo anche noi questo augurio.

Oggi è il compleanno di zia Rosetta.

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E così mentre a Torino si consumava l’ennesimo atto demenziale che provocava oltre 1400 feriti con 8 in gravi condizioni e con un bambino in fin di vita e a Londra i soliti “imbecilli” che dicono siano terroristi accoltellavano alla gola passanti, uccidendone 8 e ferendone una cinquantina e mentre in provincia di Asti il “cervello” di Don Bosco veniva “rapito” dalla sua teca, il “popolo” che guardava in tv la finale di Champions si interrogava se fosse stato meglio scoprire la moglie a letto con l’amante piuttosto che assistere alla sconfitta della propria squadra del cuore che rimediava 4 gol pappine.

Colpa di Buffon? Colpa di Allegri? E Dybala, fesso è? Ed Higuain, era in squadra oppure è rimasto negli spogliatoi?

Fatto sta che il popolo dei torinesi bianco e neri, continua ad interrogarsi sul come mai riescano si ad arrivare in finale, ma riescano con la stessa facilità a perderle, le finali.

E giù improperi ed invettive contro quelli che italiani non sono perché ieri hanno tifato per il Real Madrid e non per una squadra italiana che meritava tutto l’affetto e la considerazione di una Nazione, calcistica, che avrebbe dovuto inginocchiarsi, da nord a sud, da oriente ad occidente, per rendere omaggio a quei colori, il bianco e il nero, che ieri di grigio si sono confusi.

Erano gli altri, quelli che preferiscono la moglie fedele ad accorgersi che nulla era cambiato: Juventus Channel, commentando la partita appena conclusasi, dichiarava che la famosa incornata di Zidane a Materazzi avrebbe dovuto vedere lasciare il campo anzitempo all’incornato e non all’incornatore.

Ci dovremmo inginocchiare a codesto giudizio squisitamente tecnico?

Ma ieri è stato come quando vai al cinema e vedi il film in cui il buono subisce l’angheria continuata del bulletto di noialtri che ti fa dispetti e cattiverie di tutti i generi con complicità neanche occulte ma che alla fine sarà umiliato e sconfitto magari dall’eroe mascherato, rigorosamente in viola, che ti rimetterà in gola le offese punendoti amaramente per quella boria e presunzione che ti contraddistingue.

Avrebbero molto da imparare questi bianco e neri, magari da quelli che le finali le giocano per vincerle e che sapendo quando siano “pazzi” i loro beniamini, sono ormai fin troppo abituati alle sconfitte.

Può vincere solo chi sa perdere.

Nel frattempo tanti auguri a zia Rosetta che nella sua enorme saggezza ci ricorda che perdere una partita di calcio non è perdere una guerra e che perdere una guerra non è perdere una partita di calcio. (Fidatevi, lei Winston lo ha conosciuto)

Cento di questi giorni.

I riti vudù e il terrore che corre sul filo.

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Non (?) si lasciano ipnotizzare le minoranze da un sindaco, presente al consiglio comunale di ieri, come unico rappresentante di una maggioranza che definire vergognosa sarebbe vergognoso per la vergogna.

Votano come presidente del consiglio la Maria Giovanna Nero e come vice il Nicola Guerra.

Ma partiamo dall’inizio.

Nella mattina di ieri [29 maggio, ndr] si tiene la conferenza dei capigruppo, che dopo il consiglio del 26 maggio scorso con la maggioranza assente che giustificava la propria assenza con quel documento scandaloso, avrebbe dovuto stabilire se in seconda convocazione ci sarebbe stata o meno la possibilità di eleggere il presidente del consiglio. Ci vorrebbe una maggioranza qualificata per l’elezione del presidente, ma parte dei capi gruppo di minoranza si lasciano imbrigliare da una disquisizione legale e tecnica del Nitti, consigliere ballerino e della Zizzo che certificano la regolarità della seduta di consiglio che poi si tiene nel pomeriggio. Ma le minoranze approfondiscono la questione e in consiglio, nonostante abbiano firmato un documento all’unanimità, dichiarano il proprio imbarazzo nel proseguire una seduta che non rispecchierebbe le disposizioni che prevedrebbero una maggioranza qualificata presente alla votazione per l’elezione del presidente. A questo punto il sindaco chiede di sapere quali le disposizioni di legge che impedirebbero tale elezione e se le minoranze vogliano rimangiarsi la parola data in conferenza dei capigruppo. Sarebbe stata facile la risposta: il Consiglio nella sua autonomia e con i poteri che la Legge gli affida può in ogni momento stravolgere decisioni che anche in presenza di unanimità in commissione o in una semplice conferenza di capi gruppo, vengono prese e poi disattese.

Si apre una polemica senza senso e senza nessun costrutto con il sindaco che più volte invita le minoranze a votarsi il proprio presidente del consiglio. Sembra quasi una sfida personale del sindaco contro le minoranze che non sarebbero capaci di eleggersi il proprio presidente. Il sindaco che parla di correttezza e coerenza imputandole ad altri, dimentica lo spregio da parte della sua maggioranza che diserta sedute di consiglio senza alcun rispetto nei confronti dei propri elettori è un film drammaticamente grottesco.

Un sindaco, compresa la sua di maggioranza, che demanda ad altri l’elezione del presidente del consiglio perché fra loro un nome che possa sintetizzare le posizioni non esiste e che fra brancaleonide posizioni personali si arrabatta per conservare la seggiola.

Una maggioranza costruita sulla sabbia.

Tra sospensioni e toni che a volte si alzano, le minoranze scelgono di convogliare i propri voti sulla Maria Giovanna Nero, consigliera di maggioranza, che risulterà eletta a presidente con 8 voti validi e con una scheda bianca e Nicola Guerra come vicepresidente con lo stesso risultato.

La scheda bianca, come facile conseguenza, sarebbe quella del sindaco.

Ma perché la Nero?

I rumors cinguettano intorno ad un impegno del sindaco che si dimetterebbe nel caso in cui a presidente fosse eletto un membro della maggioranza; ma tale ipotetica fortuna anche nel caso in cui fosse eletta una consigliera innocua e che non spacca e che ha votato sino ad oggi per “senso di appartenenza”?

E se la Nero si dimettesse, quale la vittoria della minoranza?

Riaprire una disputa con la maggioranza su di una nuova presidenza?

Ma perché le minoranze decidono, nonostante abbiano riscontrato l’illegittimità di proseguire un consiglio senza una maggioranza numerica qualificata e quindi avvalorando di fatto una irregolarità rendendola legale, non abbandonano l’aula? Perché mai le minoranze, inchiodando la maggioranza alle proprie responsabilità,  non chiedono di far convergere su di un nome, di minoranza o di maggioranza, che possa raccogliere il consenso da parte dei 17 consiglieri totali? Perché mai la minoranza, non cerca di far implodere la maggioranza fomentando la guerra intestina che dal primo giorno vede il Nitti e la Ferri contrapporsi su quella “caramella” concessa alla Ferri e negata al Nitti? Perché mai le minoranze non colgono al balzo l’opportunità di scatenare il duello fra Nitti presidente e magari con la Ferri come sua vice?

Nitti si sarebbe dimesso dalla carica? Non ci contiamo.

E dopo quanto si sarebbe dimesso per assicurare  al sindaco la permanenza con la fascia? Potrà farlo la Nero?

Pensiamo che il terrore sia corso sul filo in un paio di studi professionali, ieri sera; il sudore freddo che offusca la vista dello streaming, le gambe che cominciano a tremare, la sigaretta consumata con una sola boccata, le preghiere in ostrogoto ed i riti vudù per scacciare il malocchio che era lì lì per abbattersi inesorabilmente e che alla fine è esploso in una fragorosa risata liberatoria.

Perché ieri sera si è festeggiato per lo scampato pericolo.

Si, crediamo abbia riso fragorosamente il Nitti graziato ancora una volta dalle minoranze.

E con lui, il sindaco pasticcione.

Ciliegina sulla torta quella dichiarazione rilasciata da Libera Casamassima sulla propria pagina facebook in cui, non contenta dello scampato pericolo inveisce contro la Verna e Fortunato.

Ma si, faranno anche bene.

Affondare la lama nella piaga è un piacere tutto loro.

Peccato ancora non sia nato il coltello che possa sfondare la loro di piaga. Compresa quella lasciata nella schiena dei cittadini.

Per il bene di Casamassima, tornate a casa.

Tutti.

Quando la coppia scoppia: Caravella e la Brambilla.

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Ma saremo costretti a dichiarare guerra ai produttori del Vape o dello Zampirone, pur di proteggere le zanzare, anch’esse facenti parti del mondo animale? O dovremo convivere con i topi e le rispettive consorti perché aborriamo la violenza contro gli animali? Chiudere le macellerie e liberare le stalle sarebbe il passo successivo?

Queste alcune delle domande che ieri sera a Otto e Mezzo, su La 7,  Antonio Pennacchi rivolgeva a Michela Vittoria Brambilla, che insieme al rinato Silvio Berlusconi risulta essere la fondatrice di un nuovo partito movimento animalista.

Domande che il più delle volte non hanno ricevuto risposta. Sembra, a quanto dicono gli animalisti di questo nuovo movimento, che ci siano animali ed animali: cani, gatti, conigli e al massimo cavalli, ma per tutti gli altri non dovrebbe cambiare nulla. Potremmo continuare ad allevarli, ucciderli per mangiarli ed allontanarli, nel caso delle zanzare o dei topi, senza necessariamente ucciderli. Non sappiamo la posizione da tenere nel caso dovessimo incontrare dei cinghiali che ormai le cronache quotidiane ci ricordano essere abituali ospiti delle nostre città.

Posizione diversa quella del Caravella nostro, che prende in esame solo i cani; ma quelli randagi. Infatti nel #norandagismoday di oggi, domenica 28 maggio, organizzato dal M5S Puglia, si è voluta sensibilizzare la cittadinanza per difendere i diritti dei nostri amici a 4 zampe e per ribadire, ancora una volta, un grande NO al fenomeno del randagismo.

Che il Caravella voglia far parte dell’eletta schiera degli animalisti alla Brambilla & Berlusconi?

Non me ne vogliano sia il Caravella che la Brambilla, ma penso che questo cercare di raccattare voti e consensi attraverso l’uso degli animali che si continua a fare, tutto dimostra, tranne quel rispetto che ad essi si deve e che così tanto viene sbandierato. Manca una scala di priorità che molto spesso colpevolmente viene sottaciuta e nascosta. L’esperienza della michrochippatura gratuita degli amici a 4 zampe che il sindaco del paesello a sud est  mise in campo appena insediatosi insieme al ricordo ancora vivo di una delle tante polemiche intorno al gatto morto ammazzato volontariamente o non sulla via per Bari, con quel partito animalista della premiata ditta Brambilla-Berlusconi  e alla giornata contro il randagismo del Caravella, dimostrano ancora una volta, come se non avessimo già riscontri più che sufficienti per capirlo, che la politica è distante dal mondo reale e dal disoccupato o cassaintegrato dell’ILVA che muore di cancro.

Una politica che autocelebrandosi trova e scava nelle pance dei cittadini elettori nuove forme di accattonaggio di voti, facendo leva anche fra quelli che l’amico a 4 zampe lo fanno dormire sotto le coperte del proprio lettone e che quelli, nonostante rispettino il mondo animale non certamente andando a caccia, pensano che le scale dei valori siano altre e che il massimo delle energie debba essere speso per cause certamente più alte per il genere umano. Non sappiamo come gli animalisti convinti o quelli che lottano per un mondo senza randagi, facciano e pensino ed agiscono per quegli altri di “randagi” che su un barcone solcano il Mediterraneo alla ricerca di un mondo migliore. Non sappiamo se il popolo animalista della Brambilla e di Berlusconi a cui da oggi si aggiunge il nostro Caravella?, voglia risolvere il problema della scuola in affitto o della mancanza di un parco pubblico; degli alberi abbattuti e poi ripiantati e poi seccati e delle ciliegie vedute agli angoli dei capannoni.

Della giustizia sociale che passa prima dall’uomo.

E’ vero che la civiltà di un popolo si misura dal modo in cui tratta gli animali, ma questo vale anche nel caso in cui verso gli animali vengono destinate tutte le attenzioni a scapito di quelle che dovremmo avere nei confronti del genere umano?

A proposito, ma lo Sgarbi che controbatte con la solita invettiva capra, capra, capra, offendendo la capra, naturalmente, lo dovremmo mettere in galera?

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