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Il mistero intrigante.

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Il consigliere Giuseppe Nitti mi perdonerà, ma mi ricorda uno di quegli addetti nelle stazioni che sino a qualche tempo fa, con quei loro grembiulini neri e con quel cappellaccio in testa, andavano a spasso con quel carrello in ferro a caricare i bagagli di quelli che arrivavano o partivano. Assicuravano i viaggiatori che quella valigia sarebbe arrivata sana e salva dal taxi al vagone o percorso inverso. Solo quelli “con i soldi” si servivano del servizio offerto dai facchini. Così erano chiamati quegli omini, il più delle volte con baffoni incolti ed un improbabile uso della lingua italiana.

Un paio di mille lire e il lavoro era finito.

Ci vorrebbe un cripto analista per decifrare le dichiarazioni del Giuseppe Nitti durante il Consiglio Comunale del 10 luglio scorso?

Forse sarà ricorso ad un codice?

Che il codice sia stato monoalfabetico? Oppure si è trattato di una sostituzione del messaggio originario in polialfabetico? Oppure, incubo degli incubi si è trattato di un messaggio codificato frazionale? Certo è che se dovessimo interpretare il suo pensiero sul piano riduzionista, tutto sarebbe semplice: lunga barba che nasconde l’espressione della bocca, parole semplici ed ad effetto e richiesta elementare. Se invece dovessimo dare una spiegazione semantica, le cose diventerebbero alquanto complicate.

Perché mai non ha seguito  anch’egli la decisione della sua amatissima nemica Nica Ferri di astenersi? Ma sarebbe caduto il suo sindaco e la giunta tecnica compreso il crono programma.

Eppure sarebbe stato consequenziale. Chiede al sindaco di accertarsi se ci sono o meno i nove voti per proseguire e visto che non ci sono, vota a favore lo stesso. Oddio, e che vorrà dire?

Qualcosa non quadra nella spiegazione semantica del messaggio iniziale. Primo mistero.

Che voglia essere lui e solo lui il protagonista del defenestramento del sindaco? Crede di salvarsi così dal giudizio universale finale?

Secondo mistero.

Il punto all’O.d.g. era cruciale: approvare quel rendiconto che è diventato per il paesello a sud est atto essenziale per proseguire l’eroico cammino dell’amministrazione che si vanta per qualche buca riparata e per una strada asfaltata a metà e con i lavori alle scuole ancora fermi. Gli alberi abbattuti e i marciapiedi distrutti.

Il Nitti dal suo solito posto fra le file delle minoranze solo per creare imbarazzo ai suoi vicini di poltrona che non capiamo ancora perché non lo scaccino e con quell’invidia che i suoi compagneros di maggioranza provano a vederlo seduto lì, si alza e con fare come al solito imperioso, da primo della classe e da quelli che vogliono condurre il gioco con la palla di proprietà, rivolge al sindaco il suo invito:

«Se non hai i nove voti, devi dimetterti», sentenzia.

Nonostante l’interruzione per schiarire le idee, la maggioranza raccoglie solo 8 dei 9 voti a disposizione.

La Ferri, come abbiamo detto, si astiene. Il Nitti no. Vota a favore.

Di nuovo otto a otto, come quelle finali in cui neanche i calci di rigore riescono a decretare il vincitore. Nessuno alza la coppa e i poveri sbigottiti e malinconici cittadini del paesello a sud est si chiedono che male abbiano mai fatto per meritarsi tutto questo.

Sarebbe semplice, per noi poveri mortali che fra qualche centinaia di anni dovremo morire, tirare i remi in barca e farci trascinare dalla corrente verso casa, dove, fra un bidoncino e l’altro apriremmo una  disputa a cena con tutta la famiglia riunita su quale pattumella tirare fuori. Ma per il sindaco tale ipotesi sembra una chimera. Perché mai nonostante abbia avuto più di qualche certezza che la sua maggioranza di fatto non esiste più dovrebbe lasciare il campo libero magari a qualcuno più capace di lui? Povero sindaco: uno dei pochi che non potrà tentare di ripresentarsi per la seconda volta.

Mudù, come il suo predecessore. Che offesa.

(Una basta e avanza).

Povero PD che non sapremo proprio cosa potrà inventarsi nella prossima campagna elettorale, tutto chiuso in se stesso e in questa agonia che se fosse per la Corte inglese avrebbero già staccato la spina.

Per non parlare degli ex assessori, ex segretari cittadini, ex leader locali, zittiti e messi da parte senza che abbiano la possibilità di proporre contromisure. Non ne hanno. Aspettano ottobre, quando, finita la segreteria attuale, si cercheranno nuovi agnelli da sacrificare sull’altare dell’inconcludenza che li ha portati ormai sulla via del non ritorno.

E il Rella? cosa racconterà ai nipotini? La Borracci presidente per un giorno e già sul punto di subire una mozione di sfiducia accompagnata dal Manzari che se non fosse stato per la cuginanza qualcosa avrebbe detto. Forse.

E tutti gli altri? La Zizzo, la Nero, il Guerra e lo stesso Nitti,  come potranno domani ripresentarsi e far dimenticare al paesello del loro passaggio? Nefasto passaggio.

A proposito del Guerra, come mai si allinea alle richieste del Nitti che richiedeva le dimissioni immediate del sindaco nel caso non ci fossero quei nove voti e poi vota a favore nonostante l’astensione della Ferri? Non dirò più che il Guerra & Rubino è un’accoppiata tutta da studiare e su cui tomi e tomi sul gioco della briscola impegnerebbero studiosi di fama mondiale, ma penso che un po’ di chiarezza la debbano. A loro stessi.

Almeno imparate le regole: quando la briscola è a denari avere un due di coppe in mano, mica ti fa vincere.

Capitolo a parte, per il momento, è quello che riguarda la Nica Ferri, ex presidentessa del consiglio spodestata e che non pensiamo abbia gradito la Borracci al suo posto. Vedremo come si comporterà in un prossimo e non plausibile consiglio comunale sempre sul rendiconto. Manterrà l’astensione o cambierà idea?

E cosa le potrebbe far cambiare idea? Che voglia anche lei un crono programma, magari culturale?

Che tutti i consiglieri, speriamo solo di maggioranza, la vogliano tirare alla lunga perché ormai sanno che persa la seggiola sarebbe difficile per loro riagguantarla è l’unica certezza.

E si, non può che essere così.

Ma se fosse solo questo sarebbe il minimo.

Il tutto impreziosito dall’interpellanza senza lode sul quel famoso ricorso al TAR Puglia di alcuni cittadini che chiedono lumi ai giudici circa quelle bollette TARI che tanto rumore hanno causato nel paesello e se siano effettivamente legittime le decisioni assunte da questa maggioranza. Che la differenziata e le sue tariffe comprese la plastica al sabato e l’inorganico solo una volta a settimana, abbia procurato un’involuzione, è sulla bocca di tutti. Compresa la storia di quei contenitori per la panna che una volta vuoti non si sa proprio come smaltire, a meno che non si lascino in eredità ai figli dei figli perché del centro di raccolta comunale neanche l’ombra.

Ma il mistero che più mi ha intrigato è quello di Francesco Ladisa e Giacomina Giustino che abbandonano (non si riesce a capire se coattivamente o volontariamente) i loro rispettivi uffici di appartenenza, tecnico e di ragioneria, per scambiarsi i ruoli. Il sindaco in Consiglio afferma che uno dei due ha scelto volontariamente lo spostamento. Analizziamo la logica.

Il Ladisa, oltre che un tecnico geometra è anche rappresentante sindacale. Nella sua lunga requisitoria, agli atti, afferma che lo spostamento voluto dalla Giunta Cessa, arrecherà non pochi problemi agli uffici. Infatti sembra lapalissiano che un geometra alla ragioneria e una laureata in economia e commercio all’ufficio tecnico fra tecnigrafi e calcoli sul cemento armato sembra una decisone misteriosa. Se il Ladisa con la sua lunga e dettagliata disquisizione sembra scoraggiare il sindaco da questa decisone, e quindi non potrebbe essere lui il volontario che si sacrifica nonostante non abbia la preparazione per ricoprire il nuovo ruolo, perché mai la Giustino decide, nonostante non abbia le competenze richieste, di lasciare la ragioneria, i suoi amati numeri, ed andare nell’ufficio tecnico fra polvere, calcinacci, scavi, ripristini ed asfalti? Perché mai, nonostante l’anno scorso riusciva a portare in porto il bilancio senza quella sequela di pareri contrari e contradditori da parte dei revisori dei conti si sceglie di spostarla? O perché mai sceglie oggi volontariamente di abbandonare il ruolo con un funzionario ad interim responsabile che si prende una serie di invettive da parte dei revisori dei conti? Come mai si chiede il tecnicismo in una giunta fatta tutta da esperti del settore e poi negli uffici possiamo far occupare da un geometra il posto di un contabile ragioniere e da una laureata in economia e commercio quello di un geometra?

In questo solo secondario (?) episodio è tutta l’essenza di questa amministrazione a guida Cessa.

Questo mistero intrigante mi toglie il sonno.

Politica galeotta_1

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Non sempre la politica ed il suo mondo, portano miseria, schiaffoni e tasse. A volte Cupido, nascosto fra le pattumelle dell’indifferenziato che il sabato sempre a mezzogiorno vengono a ritirare, scocca le proprie frecce, di solito due, colpendo all’impazzata diventando complice, ora di trottolino ed ora di amoroso.

Quella che vi racconteremo oggi è la storia di un uomo ed una donna, entrambi politici molto conosciuti in un paesello non molto lontano da una grande metropoli, che tante volte si erano visti, tante volte si erano parlati ma come l’ultima, mai.

Sarà stato quell’ultimo drink bevuto al lume di candela, sarà stato il caldo, sarà stata quella maglietta bianca che immaginavo tutto, fatto sta che i loro sguardi si sono incontrati e senza darsi la precedenza si sono scontrati causando non pochi danni alle loro carnose labbra.

Ed è stato quello il momento, che non curanti dei danni, invece di procedere con quell’inutile constatazione amichevole di sinistro, le loro mani sudaticce si cercavano in un abbraccio.

Lui, bilancia, incontra lei, bilancia.

Lui, con 23 primavere più di lei e lei con 23 inverni meno di lui.

Quelli che li hanno visti insieme parlano di un vecchio e della sua badante, ma credete a me: è solo invidia. Il loro amore, un’alba chiara, uno spacca cuore, un’emozione, un pensiero stupendo,una rotonda sul mare è un canto libero. E come Donald e la dolce Melania e come Macron e Brigitte, non curanti del pettegolezzo, degli sguardi furtivi, dei nasi storti e intorcinati come un’anguilla vivono la loro storia d’amore furtiva come le riunioni del martedì. Ma saranno di maggioranza o di minoranza?

Auguri.

Cimabue, fai una cosa e ne sbagli due.

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Solo gli anzianotti si ricorderanno di un vecchio Carosello in cui Cimabue, un allegro fraticello, veniva canzonato dai suoi confratelli   perché ogni qualvolta era impegnato in una qualsiasi azione, su una ne sbagliava due.

Ed è questo che è capitato nel Consiglio Comunale di ieri in cui si dovevano approvare o meno i famosi debiti fuori bilancio. Un classico per tutte le amministrazioni che si sono succedute negli anni.

Ma la maggioranza, come al solito, non risultava al completo.

La Nica Ferri, ancora assente, non garantiva il numero legale sempre più striminzito nei numeri e nella sostanza.

Ci saremmo aspettati che le minoranze dessero segnali chiari ed inequivocabili non entrando nell’aula consiliare e che avessero la capacità di denunciare per l’ennesima volta l’uso abnorme dell’assise pubblica trattata senza riguardo da una maggioranza sempre più arrogante e senza alcun pudore politico.

Ma ad un Consiglio Comunale, quello del 26 giugno scorso, in cui le minoranze hanno dato segnali di ripresa, in quello di ieri, farneticando un assurdo ed inesistente senso del dovere, entrano nell’aula consiliare assicurando il numero legale. Per la verità a questo giochetto squallido ed ingiustificabile, si sono sottratti Annmaria Latrofa, Vito Mazzei, Pietro Savino e l’assente per motivi personali Rino Carelli.

Gli altri, compatti, con quel patetico voto in bianco e con addirittura l’astensione della Arianna Zizzo, consigliera di punta della maggioranza, hanno permesso l’approvazione dei provvedimenti.

Nonostante si sappia che di solito diventano debiti fuori bilancio quelli rivenienti da sentenze da parte di Tribunali e che la loro approvazione è praticamente automatica, non si capisce perché le minoranze assicuravano il numero legale in aula visto che tale garanzia spetterebbe a chi governa. Alla maggioranza, appunto.

Nessuno, fra le minoranze presenti, che sente la necessità di porre all’attenzione del Cessa sindaco, che l’eventuale presenza in consiglio da parte delle minoranze per non invischiare l’Ente in possibili e certi ulteriori risvolti legali, si sarebbe dovuta concludere con le dimissioni immediate del sindaco che non garantisce, in verità non ha mai garantito, il regolare svolgimento dei lavori consiliari.

Se anche le minoranze non capiscono l’importanza del ruolo che ricoprono e se la maggioranza continua nei suoi giochi nell’auto massacro sistematico delle sue prerogative, sarà giunta o no l’ora in cui qualcuno glielo gridi con forza?

Scaitavinn tutti a casa. Casamassima merita di più.

Voi avete fallito miseramente.

Nel frattempo una passeggiata con il cagnolino sconfiggerà la noia.

Il 10 luglio nuovo Consiglio Comunale sul rendiconto.

Buone vacanze.

Lettera aperta per Andrea Palmieri.

Caro Andrea,

quando insieme ai tuoi tre amici-compagni di partito fosti estromesso dalla Giunta per lasciare spazio ai tecnici (?) che vi hanno sostituito, molti di noi, avevano creduto che tale operazione, non certo apprezzabile dal punto di vista politico perché giustificazioni alla cittadinanza non ci sono mai state, servisse per emancipare il paesello a sud est visto che probabilmente con voi questo era impossibile. Qualcuno parlò, non ricordo se dal proprio divano di casa, della necessità di nuovi impulsi, di nuova linfa vitale. Sulla pelle degli altri?

Ci saremmo aspettati, quindi, che le scuole immediatamente avrebbero visto squadroni di operai pronti all’opera per renderle più belle e sicure, che il servizio sociale riguadagnasse terreno e che l’unica festicciola di paese che raccolse una moltitudine di persone, sarebbe stata ripetuta e che Casamassima finalmente sarebbe decollata.

Oggi, dopo qualche mese dalla tua dipartita da assessore, non certamente volontaria, siamo costretti ad avere i bambini in una scuola in affitto con i lavori completamente bloccati, di feste e festicciole neanche l’ombra e gli interventi sul sociale fermi ai nastri di partenza.

Questo sicuramente non per affermare che la vostra di opera era degna di nota, tante sono le incongruenze che anche voi avete messo in campo, e su molte di queste sai perfettamente come la penso, ma solo per constatare che di nuovo sul fronte sia occidentale che orientale non è apparso nulla.

Sembra che il tuo partito, completamente allo sbando, insegua i desideri e le aspettative che a volte diventano ricatti politici, da parte di una fetta di maggioranza, che lavora in maniera sgraziata e rozza solo per affermare se stessa, probabilmente in vista del prossimo accordo. Accordo che potrà essere o in questa di legislatura o nella prossima. Lasciare nelle mani di costoro che domani potrebbero pretendere anche il ritorno ad una giunta politica, dopo aver sponsorizzato quella tecnica, è il pericolo che il tuo partito correrà.

Ritornare a vestire i panni dell’assessore in cui simile evenienza si dovesse verificare, non penso faccia per te, ed allora?

Siamo costretti a sorbirci l’ordinaria manutenzione delle cose; strade, marciapiedi, cordoli, pulizia, come opere straordinariamente importanti che hanno lo scopo solo di tacitare quelli, che come me, affermano da tempo che il paesello è fermo e sarebbero ben altre le opere da mettere in campo. Vedere la pagina del sindaco del tuo partito che mette in risalto il tombino sostituito perché rotto e l’erbetta tagliata ma lasciata sul posto con quel segnale stradale caduto per noia e rimesso su, lascerebbe lo “straniero” che si dovesse imbattere in simili amenità di pensare quello che tu ed io penseremmo ma che per decenza e per amore del nostro paesello non diremmo a voce alta.

Ma fosse solo questo il problema, si potrebbe anche sopportare.

A questo dobbiamo aggiungere che qualsiasi cosa si faccia, si ha il tempo di ringraziare ora te, ora Rocco oppure Antonietta perché altrimenti…….

Ma anche la politica nel suo insieme è una catastrofe.

La maggioranza, quella cappeggiata dal tuo partito, è diventata una vera armata Brancaleonide dove chi prima arriva meglio alloggia.

Nel senso che occupa la sedia libera.

Come quella della presidenza, per esempio.

Il tuo partito, naturalmente silente. Silente come quando voi tre, portatori sani di consenso e cacciati in malo modo che se non fosse stato per le tiepide prese di posizione ora dell’onorevole ed ora del responsabile degli enti locali nessuno si sarebbe accorto di nulla, ha avuto solo la sfrontatezza di affermare che seppur non in linea con le scelte del sindaco, avrebbe consentito a quella patetica e puerile e ipocrita scelta dell’appoggio esterno che ancora oggi, dopo mesi, ci domandiamo in cosa si concretizzi.

Non voglio assolutamente entrare nelle dinamiche del tuo partito che ti ha visto segretario per tanti anni e che tutti identificano con la tua persona, ma pensare che il partito che tu sei si sia sciolto senza nessuna dignità come la neve, mi lascia basito.

L’allineamento dei tre consiglieri PD in Consiglio Comunale lascia sgomenti. Tutti i provvedimenti sono degni di approvazione, anche quelli che qualche dubbio lo sollevano, ed allora ti chiedo, in cosa si materializza l’appoggio esterno? Non avrebbe dovuto consentire al partito dopo serena e pacata o accesa discussione, scegliere se approvare o respingere? Anche nel tuo partito la discussione è un lontano ricordo? Ma una volta non erano i “gruppi di studio” che vagliavano, studiavano e decidevano quanto i loro portavoce, i consiglieri, avrebbero dovuto portare all’attenzione del consiglio. Ora non più?

Si sceglie a prescindere di appoggiare qualsiasi provvedimento perché il non spingere quel maledetto pulsantino YES significherebbe far tornare a casa il sindaco?

Ma sarà mica colpa dei cittadini se la vostra maggioranza si è ridotta all’osso.

Ora, potremmo iniziare qui la discussione di cosa e di CHI vi abbia portato a questo punto, ma penso non sia il caso, in considerazione del fatto che lettera pubblica è e le libertà sono garantite solo fino ad un certo punto, ma il tuo partito, continuando con questo sofferente appoggio esterno, dove crede di arrivare? Pensi che ci siano i margini per convincere la gente, i cittadini, gli elettori, che questa amministrazione sia stata solo una triste e malinconica parentesi buia e che per il futuro simili atrocità non si commetteranno più?

Siete consapevoli, o meglio, la tua segreteria, gli organi decisionali del partito, sono consapevoli che vi state scavando la fossa?

Politica, naturalmente.

Quando potrò rivedere il mio amico “piduista” combattivo e determinato come un tempo?

Quando potremo finalmente parlare di politica, quella che serve alla gente, al disoccupato, al bambino, all’ultimo?

Caro Andrea, batti un colpo, per piacere.

Capitolo secondo: ma il Rendiconto dovrebbe rendicontare? Mala tempora currunt oppure O tempora o mores!

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Inizia male il Consiglio Comunale del 26 giugno.

Solo grazie alla presenza della minoranza il Consiglio può aver luogo in quanto la Ferri, per motivi di salute, risulta assente.

Il consigliere Donato Fortunato chiede al sindaco di sapere il perché per qualche giorno siano ripresi i lavori alla Rodari.

Fatta male la domanda.

Non si risponde.

La caserma dei Carabinieri andrebbe riparata. Dicono che faccia acqua da tutte le parti, ma mancano i soldi. Pazientate ancora.

Poi è il turno della consigliera Annamaria Latrofa che sferra un duro attacco nei confronti della dott.ssa Carmela Fatiguso e del sindaco. La consigliera di Autonomia si chiede e chiede se non sia il caso di procedere ad una turnazione dei dirigenti per evitare che ci possano essere “pregiudizi” nei confronti dell’Ente che accentra in una sola persona tale moltitudine di compiti. Innegabile il potere discrezionale che tale esercito di compiti comporta.

Ricordiamo che attualmente la dott.ssa Fatiguso ricopre:

Ufficio anagrafe e statistica;

Ufficio archivio e protocollo;

Ufficio contenzioso;

Ufficio contratti;

Ufficio elettorale e leva;

Ufficio notifiche;

Ufficio personale;

Ufficio portale istituzionale e trasparenza;

Ufficio relazioni con il pubblico;

Ufficio segreteria generale;

Ufficio servizi e forniture;

Ufficio stato civile;

Ufficio economato provveditorato;

Ufficio ragioneria e bilancio;

Ufficio tributi.

Le conclusioni della Latrofa dopo puntuale ed esaustiva ricostruzione del debito, divenuto fuori bilancio, delle indennità dovute all’ex dirigente dell’Ufficio Tecnico Donato Capacchione in carica presso il Comune dal 22 ottobre 2012 al 3 ottobre 2014 allorquando il Commissario Prefettizio lo “licenziava”.

Il Rendiconto dei rendiconti.

Gli animi si surriscaldano allorquando Pietro Savino commenta la relazione dell’assessore Giovanni Tancorra a corredo del Bilancio.

Nel suo intervento, elencando con cura cifre, dati e residui di cassa, compresa qualche data che non corrisponderebbe secondo la relazione del consigliere con quanto effettivamente si è realizzato, dichiara che i numeri aritmetici non sembrano congruenti, anche se il consigliere, in verità, nell’enfasi dell’intervento, usa altra espressione. L’assessore non ci sta ed invita il consigliere a denunciare alla Procura della Corte dei Conti, quanto ha affermato in Consiglio. E’ il consigliere Rino Carelli, che stemperando gli animi e con l’esperienza politica che nessuno gli nega, riesce a portare la discussione nell’alveo istituzionale.

Carelli, una domanda:

Mala tempora currunt oppure o tempora o mores?

Naturalmente, per il consigliere Giuseppe Nitti, ora di là in maggioranza, poi di qua in minoranza e poi di nuovo di là in maggioranza, ma che per niente al mondo abbandonerebbe il suo posto per sedersi accanto ai suoi amici di maggioranza, nulla eccepisce e il Consiglio fila liscio sino alla fine.

Fine? E’ tutto rimandato a domani, mercoledì 28 giugno.

A proposito, il 28 giugno del 1997 il pugile Mike Tyson viene squalificato per aver staccato con un morso parte dell’orecchio del suo avversario, Evander Holyfield.

Capitolo primo: la Presidenza del Consiglio ci costa circa 1.400 euro al mese.

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Saranno stati gli occhioni blu? Oppure il profumo? O forse le mani e le unghie curate? Oppure i capi di abbigliamento? Le scarpe sempre coordinate con la borsa? Oppure perché anche sui capelli e sulle acconciature nulla da dire? Vuoi vedere che sono stati gli anelli e i bracciali?
No, i capelli rossi sono stati.

O per quello strano ma molto accattivante e simpatico accento campano?

Non lo sapremo mai, ma alla Giovanna Nero, consigliera di maggioranza, eletta come Presidente del Consiglio con 8 voti si è preferita la Pasqua Borracci, eletta anch’essa a Presidente, ed anch’essa consigliera di maggioranza, ma con soli 5 voti.

Dalla Giovanna Nero si sono “pretese” le dimissioni ma dalla Pasqua Borracci,  al centro di quella mozione di incompatibilità per il caso Palestrone, no. Perché mai?

Perché è del PD ed il PD così riguadagna quanto ha perduto con i tre assessori scacciati?

Oppure sarà stato per la simpatia?

E perché, la Giovanna non è simpatica?

Come se non bastassero le assurdità di questa maggioranza, ieri un nuovo Consiglio Comunale da dimenticare.

Si doveva votare il nuovo Presidente del Consiglio e dal cilindro, dopo la 4° votazione, viene fuori il nome della Borracci, eletta solo con 5 degli 8 voti a disposizione della maggioranza. La Ferri, causa malori di stagione era rimasta a casa febbricitante.

Le minoranze, con coerenza si astengono e le schede bianche, a fine votazione lo dimostrano.

Ma chi della maggioranza non ha votato la Borracci? Forse il sindaco? Oppure la Zizzo? Oppure il Guerra che continuava ad auto votarsi? Oppure proprio la Nero? Oppure il Nitti che chiarimenti politici richiede dopo questa elezione? Il voto è segreto, per cui solo le illazioni sarebbero possibili, ma capite bene che con i sospetti si potrebbero riscrivere storie interessanti. Mancherebbero 3 voti alla Borracci per dimostrare che la maggioranza è salda. Eppure lei, la Pasqua, appena insediatasi, dichiara candidamente che sarà la Presidente di tutti, anche di quelli che non l’hanno votata, dimenticando di dire che se non rappresenta neanche la maggioranza, come mai potrà rappresentare tutti? Ma il mistero si infittisce allorquando anche il Caravella, grillino per vocazione, eletto con 6 voti, uno di più rispetto alla Presidente, viene eletto come vice Presidente del Consiglio. Lo sparare veleno nei confronti del PD, nemico pubblico numero uno, non gli impedisce di “accettarne” in compenso i voti allorquando questi gli servono per ricoprire un ruolo, una poltrona, seppur virtuale. Perché le minoranze, con quei sempre presenti voti in bianco, non crediamo abbiano contributo alla sua elezione.

Riamane al palo il Nicola Guerra, suscitando la disapprovazione del suo coordinatore Leo Rubino, che scrive di una nullità conclamata da parte delle opposizioni che hanno permesso, a suo dire, l’elezione della Pasqua Borracci come presidente. Dimentica il Rubino di dire che il suo fide scudiere Guerra era stato eletto già dalle minoranze a vice presidente, ma visto l’attaccamento dimostrato ai colori aziendali, aveva preferito la strada delle dimissioni. Capiamo che il calore giochi brutti scherzi, ma il non riconoscere da parte di Civicamente e del suo coordinatore politico che oggi, essendo diventato il due di coppe quando la briscola è a denari, il suo è un gioco irresponsabilmente arrogante. Faccia le sue paternali e le sue accuse alla sua di maggioranza o in subordine al suo alleato tecnico Nitti che neanche per solidarietà ha sprecato un voto. Caro Leo Rubino se non sei contento di questa minoranza e di questa maggioranza sgangherata di centro sinistra ma perché mai, anche nei provvedimenti più controversi, non consigli mai al tuo di consigliere di votare contro o di astenersi? Perché mai sei complice di questo Consiglio che a tuo dire, non avendo le capacità politiche e tecniche che tu pensi indispensabili, dovrebbe andare a casa? Perché mai ti rivolgi alle minoranze quando non sono soddisfatte le tue aspettative continuando ad essere la ruota di scorta, o meglio il ruotino di scorta, di siffatta politica? Leo Rubino, vai al mare.

Un bagno nell’umiltà sarebbe refrigerante.

In conclusione, per quanto riguarda il capitolo Presidenza del Consiglio, la partita finisce nel modo più squallido possibile. Accordi di qualche giorno fa che prevedevano le dimissioni coatte nel caso in cui un consigliere di maggioranza fosse eletto come presidente, non valgono più dopo essersi tolti dal groppone la Nero, e la Borracci, con quei 5 voti ridicoli e non rappresentativi neanche di tutta la maggioranza, può vestire i panni della Presidente.

Mai malattia fu più gradita, visto che ha permesso alla Nica Ferri di non invischiarsi in questo patetico giochetto.

Alla fine della giostra non vorremmo scoprire anche che l’elezione della Presidente e del suo vice siano pure non regolari.

(continua)

Esci dal recinto pure tu.

Uscire dal recinto ti permette di meravigliarsi per un’umanità che credevi non esistesse più. Uscire dal recinto ti fa ammirare un mondo a colori che il bianco e nero della tua vita è solo arroganza. Uscire dal recinto ti dimostra che sarebbe possibile, solo ce ci fosse la volontà. Uscire dal recinto ti dimostrerebbe che il tuo azzurro sono solo pietre scrostate dal tempo e dall’incuria e che la tua prosopopea non ha limiti. Uscire dal recinto sarebbe una comunità al servizio di se stessa dove l’economia dell’appartenenza  passa dai bar pieni, dalle trattorie e pizzerie colme e dove anche il panino con la salsiccia industriale diventa il meglio del mondo. Uscire dal recinto sarebbero i giochi per i più piccoli in piazza senza recinzioni e senza barriere. Uscire dal recinto sarebbero le fontane con i loro giochi d’acqua.

Uscire dal recinto sarebbero i sorrisi della gente che ti circonda.

Non i soliti venti che affollano la chiesetta sconsacrata con quelle scomodissime poltroncine blu che la scoliosi ti fanno venire è stata la manifestazione evento che ieri sera ha rallegrato le strade di Turi.

L’Associazione Smile con la fattiva partecipazione della Pro Loco di Turi e con il Patrocinio del Comune, hanno dato vita, ieri sera 25 giugno, nelle strade del paesello a un tiro di schioppo da Casamassima, ad una serata evento che ha visto la partecipazione di una moltitudine di persone che hanno trovato il modo di dimenticare, almeno per qualche ora, la cappa di calore che ci sta opprimendo.

Spettacoli di intrattenimento che spaziavano dall’equilibrista, al suonatore rockettaro di violino o a quello della più dolce arpa, passando dal mago che ha ipnotizzato i più piccoli con le sue palline fatte di sogno che scomparivano e riapparivano mentre l’orchestrina accompagnava i balli dei loro genitori che un bacio si davano ricordando la gioventù spensierata. E c’erano anche quei due serpenti enormi e spettrali che facevano bella mostra di sé ora sulla spalla del circense e poi su quella dell’eroe per una notte che si faceva immortalare nella foto storica lasciata ai posteri. E fra un giro sul cavallo e quello strano personaggio che le pentole da cucina ha fatto diventare la sua batteria, potevi apprezzare gli orecchini o le collanine fatte tutte rigorosamente a mano. Andare dietro la banda che suonava e che apriva la serata ti lasciava il tempo di socializzare, di parlare, di scambiare due chiacchiere e di salutare il sindaco e l’assessore sempre disponibile ed impegnato ad accogliere lo “straniero” in cerca di normalità. Fra il giocatore che diventa giocoliere con il pallone che anche Ronaldo si fermerebbe ad ammirare, il mangia fuoco che uccideva lo spettro della noia e l’artista che con il corpo dipingeva, quella moltitudine di uomini, di donne, di meno giovani e di bambini trascorrevano, non il quella chiesetta sconsacrata e scomoda, la loro serata d’estate che ricorderanno con gioia.

Ma chi “comanda” a Casamassima?

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Riepilogo delle puntate precedenti.

Consiglio Comunale del 10 aprile 2017.

Le minoranze presentano una mozione di sfiducia sulla Presidente del Consiglio Nica Ferri.

A favore votano gli 8 di minoranza (Latrofa, Savino, Mazzei, Carelli, Petroni, Caravella, Verna e Fortunato) e 1 di maggioranza (che sia molto probabilmente Giuseppe Nitti?);

7 contro (Manzari, Borracci, Ferri, Cessa, Rella, Nero e Zizzo);

1 scheda bianca (quella di Nicola Guerra).

Consiglio Comunale del 18 maggio 2017.

La maggioranza abbandona l’aula, compreso il sindaco, quando all’ordine del giorno è previsto il voto sul nuovo Presidente del Consiglio. Il Consiglio viene sciolto.

Consiglio Comunale del 26 maggio 2017.

La consigliera Arianna Zizzo, attraverso un comunicato pubblico informa la cittadinanza tutta che i consiglieri di maggioranza, compreso il sindaco, non parteciperanno ai lavori del Consiglio Comunale lasciando l’incombenza di votare il nuovo/a Presidente del Consiglio, alle minoranze. Il Consiglio non si tiene perché la maggioranza non garantisce il numero legale.

Consiglio Comunale del 29 maggio 2017.

Per la maggioranza si presenta il solo sindaco.

Le minoranze provvedono a votare come Presidente del Consiglio la Giovanna Nero e come vice Nicola Guerra. Entrambi consiglieri di maggioranza.

Non trascorrono neanche 24 ore che ambedue si dimettono dalla carica.

La maggioranza non ha mai fatto mistero di non possedere fra le sua fila una consigliera o un consigliere che possa ricoprire la carica di Presidente del Consiglio. Certamente non per incapacità, ma per opportunismo frammisto a scandalosi giochi di equilibrio, il soggetto che possa ricoprire il ruolo non esiste. La Ferri ambirebbe a ritornare presidentessa, ma il Nitti e forse non solo lui, a quel ruolo proprio non la sopporta.

Si potrebbe affacciare la candidatura del Nicola Guerra, ma anche questo nome non raccoglie la fiducia dei suoi amici di maggioranza. Avremmo voluto vedere il Nitti sponsorizzare questo nome, vista anche l’identità di vedute con Civicamente per quanto riguarda il nuovo assetto politico amministrativo sulla giunta tecnica e su quel famoso crono programma del nuovo corso, ma tale avvallo non c’è stato.

Ed allora vorrebbero provare con la Pasqua Borracci la quale potrebbe restituire al PD quello che il sindaco ha pensato bene di togliere defenestrando quei 3 assessori. Ma anche per questa candidata, vista anche la mozione di non compatibilità presentata dal Nitti con le minoranze su quel famoso caso Palestrone, ci sembra difficile la sintesi.

A questo punto, la maggioranza sempre più incartapecorita su se stessa vorrebbe tentare un incontro con le minoranze per dirimere la questione. Ma anche l’ipotesi di questo incontro sembra sbiadire. Come potrebbero giustificarlo? Rivolgersi alle minoranze per districare la matassa delle incomprensioni nella maggioranza?

Ieri sera il colpo di scena.

Giuseppe Nitti, attraverso la pagina facebook di Libera Casamassima, tira fuori il cilindro dal coniglio (e non viceversa) e dichiara candidamente che quando sarà chiamato ad esprimere un voto sulla Presidenza del Consiglio, voterà o scheda bianca oppure annullerà il voto.

Sul giudizio che gli elettori del giovane avvocato Giuseppe Nitti vorranno dare non ci esprimiamo, visto che un consigliere comunale non dovrebbe mai annullare volontariamente una scheda di voto, molto poco istituzionalmente corretto, ma qualcosa di rilevante politicamente, la potremmo anche dire.

Il Nitti, difficile qui stabilire se il consigliere o il segretario politico di Libera Casamassima, ci sembrano un tutt’uno, ha fortemente voluto questo nuovo corso politico amministrativo. Difficile sarebbe il non credere che la Giunta Tecnica e il crono programma non siano stati una boccata d’ossigeno alla canna del gas cui questa sindacatura era destinata da tempo. Ma avendo contezza che qualcosa non continuava a quadrare sul modo di far politica, troppi cambi di casacca, prima con la maggioranza, poi con le minoranze e poi di nuovo con la maggioranza, salvando il sindaco da una fine che tutti si aspettavano, tentano maldestramente di tenere il banco non avendo più né la capacità, né la verve dei primi tempi. Quest’ultima dichiarazione, peraltro scritta e lasciata ai posteri, ci consegna una politica stanca, neanche demo-cristianamente più accettabile, più legata all’apparire che all’essere.

Il protagonismo di Libera Casamassima e dei suoi politicanti di riferimento, che ci ricordano molto i cazzavoni di qualche tempo fa, amano il palcoscenico e senza di esso, nella buona come nella cattiva sorte, non potrebbero continuare a vivere.

Ed eccolo qui, il giovane consigliere di prima nomina, inesperto, saggio e preparato, cadere nella stessa sua trappola che ha contribuito a costruire per tutti gli altri, in questi due anni di consiliatura.

Il Nitti sempre e comunque protagonista indiscusso.

Prima con il giochino dalle primarie allorquando riesce a mettere all’angolo l’armata PD che le accetta non senza patemi;

poi la lotta senza uguali nei confronti del sindaco che non riesce ad assicurargli quella presidenza del consiglio così caldamente agognata e pretesa senza successo;

la rottura con la Ferri, sua candidata a sindaco, che mai avrebbe dovuto “accettare” la carica di presidente del consiglio votata per giunta dalle minoranze,

le mozioni e le interpellanze sempre più pungenti sull’amministrazione e sulla sua maggioranza;

l’uscita dalla maggioranza con il suo j’accuse da applausi;

il cercare, con la complicità delle minoranze che mai si sarebbero aspettate un alleato loro malgrado, di scardinare il potere del sindaco e delle mille maggioranze che andavano formandosi;

il cercare nelle maggioranze alleati che potessero, con il favore dei numeri, scardinare la fascia.

Poi avviene l’impensabile. Ancora oggi per molti misterioso.

La maggioranza perde due pezzi, Verna e Fortunato, e lui, il Nitti, invece di rafforzare la minoranza per finalmente scrivere la parola fine al previsto quinquennio di Cessa, corre al suo capezzale.

Perché?

Si inventa, con l’appoggio di Civicamente, poi lasciata al suo destino, il crono programma e quel rimescolamento di giunta che si traduce in tutti a casa, compresi i tre assessori del PD e la formazione della giunta “tecnica” senza orpelli con la politica del paesello a sud est. (?)

Da ultimo, ma non ultimo, il togliersi dalla scarpa quel sassolino fastidioso rappresentato dalla Ferri e l’appoggio, non può che essere suo, al suo defenestramento.

Ora, o il Nitti è uno stratega senza eguali, oppure la politica del paesello a sud est è condita da ingredienti andati a “male”, “indigesti”, “scaduti” o di importazione non controllata.

Dovrebbe essere la maggioranza a tirare le somme?

O il sindaco, che per il bene del paesello dovrebbe lasciare ad altri il compito di governare visto il commissariamento in atto?

Oppure dovrebbero le minoranze, con un guizzo di orgoglio, ristabilire la verità?

Nel frattempo i cittadini si aspettano le strade asfaltate, non solo via Bari e via della Pietra Tonda, le fontane funzionanti, i parchi pubblici, il verde ristoratore, i centri di aggregazione, più sicurezza, tasse più eque, meno sperpero di danaro pubblico, uffici comunali efficienti, un paese vivibile e maggior rispetto per i bambini, quelli che non votano ancora e che attualmente neanche una scuola hanno.

Noi l’anello al naso non l’abbiamo e non trainiamo carri. Noi.

E voi?

 

Il manipolatore emotivo.

Si aggira indisturbato per la città. Possiede un cane, come tutti, mangia il gelato, va in bici e va anche in vacanza. Spesso. Beato lui.

Le sue passeggiate quotidiane lo portano a percorrere strade in cui, a suo insindacabile giudizio, tutto è perfetto. Nessuno le imbratta con le carte o i mozziconi di sigaretta, nessuno si sognerebbe mai di giocare a pallone, nessuno mai troverebbe, neanche a pagarle, blatte o scarafaggi. Tutti impegnati a cospargere di profumo il cammino del cieco e sordo volontario per passione. Nessuno ha bisogno di aiuto nella città immaginaria del nostro eroe. Neanche le scuole sono esenti da lodi e riconoscimenti: sempre perfette, sempre pulite e linde e dove la carta igienica serve solo per gli esperimenti di chimica. La città ideale è quella che intravede fra una telefonata e l’altra e dove tutti al suo passaggio lo omaggiano inchinandosi al suo cospetto. Qualcuno toglie dal capo il cappello in segno di saluto. E di rispetto.

Ma, mai sia a contraddirlo.

Il suo stile è la minaccia e l’intimidazione.

Riesce suo malgrado a colpevolizzare la vittima allorquando lo sprovveduto viandante dovesse chiedergli qualcosa a cui lui non vuol rispondere o come spesso accade non sa rispondere.

Mai contraddirlo! E se vi dovesse capitare di farlo preparatevi a sorbirvi ore ed ore di lunghi discorsi di niente e morali strappalacrime in cui vi spiegherebbe per filo e per segno cosa sarebbe la vostra vita se lui non ci fosse.

Riesce ad ipnotizzare l’interlocutore facendogli credere che la vita senza di lui sarebbe la peggio vita. Che non avrebbe più quello che la sua magnanimità riesce ad elargire e che il non vederlo più impegnato com’è per il bene di tutti sarebbe una catastrofe.

Ha stile il nostro eroe. Da vendere.

Peccato non ci sia più nessuno disposto a comprarlo.

Quest’espressione da bravo ragazzo disorienta.

Sino a quando non lo conosci.

Lui, amalgamato fra l’uomo del mistero svelato, il mentore, l’altruista, l’amico di tutti, la finta vittima e il bugiardo patologico vive al sua vita al di fuori del mondo che lo circonda, credendo che i suoi occhi e le sue orecchie possano servire per tutti gli altri affinché  possano vedere e sentire quello che lui vede e che lui sente.

Il suo narcisismo che coltiva con garbo e amore come un vecchio cura i suoi ricordi, lo rendono insuperabile. Ineguagliabile.

Ma è quando si convince e vorrebbe convincere il mondo che lo circonda che lui è il migliore di tutti in quanto unico e speciale, che per tutti gli altri sono cataclismi. Con reazione ferma e decisa, con superbia e arroganza disprezza tutti quelli che lo circondano perché li ritiene responsabili dei suoi problemi. Ci rimane male quando non ottiene riconoscimenti, approvazioni e lodi al suo di operato ritenendo troppo poveri e quindi di non elevata condizione sociale i suoi detrattori. La sua opera, qualsiasi essa sia, potrà essere capita o sufficientemente percepita solo da coloro i quali hanno una elevata condizione sociale ed intellettuale. Vivendo di like, tutto gli sembra dovuto e sprezzante e furioso diventa quando qualche malcapitato ha il coraggio di portarlo alla realtà. Le sua relazioni amicali, volte tutte al conseguimento dell’obbiettivo che si è posto di raggiungere, possono subire scossoni, che il più delle volte sfociano in separazioni violente, allorquando l’amico scelto non serve più per il raggiungimento della soddisfazione raggiunta. E se con gli amici di una vita raggiunge punti di rottura insanabili, figuriamoci con quelli che amici non sono.

Sfruttatore indiscusso delle aspettative dei più giovani, che anche l’anima potrebbero donargli così come sono abbagliati dalla luce che emana il nostro imbonitore, sono le vittime preferite.

Con mancanza totale di empatia è incapace di riconoscere i bisogni degli altri che se non sono riconosciuti da lui stesso come degni di attenzione, vanno calpestati senza preoccuparsi del dolore arrecato.

La sua bramosia di successo, di potere e di fascino spesso lo porta ad essere assorto nei suoi pensieri invidiosi. Quando qualche volta è costretto a riconoscere meriti altrui, lo fa con malcelata rabbia ritenendo di meritarlo lui quel riconoscimento.

Tende, da quando si sveglia al mattino a quando Morfeo lo chiama a sé, di pensare ad un ipotetico contributo che gli possa venire dall’esterno come ad un’offesa a cui solo la lama della vendetta potrà porre rimedio.

Non ci possono essere paragoni.

Lui è il peggio di tutti.

Guardatevi le spalle.

Ricorso al TAR Puglia contro il Comune di Casamassima per la TARI 2017.

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E’ stato presentato presso il  TAR Puglia (Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia) un ricorso contro e nei confronti del Comune di Casamassima per l’annullamento di delibere di Consiglio Comunale nonché dei piani economici finanziari riguardanti la TARI 2017.

(seguiranno aggiornamenti)

 

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